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«Cittadini, ribellarsi è giusto!» Incontro con Stéphane Hessel di Luca Sebastiani

In Francia è diventato un caso che sta varcando i confini nazionali. S’intitola «Indignatevi!» ed è un pamphlet che esorta alla mobilitazione contro gli orrori del nostro presente. L’autore è un ex partigiano di novantatrè anni. Contattarlo non è stato per niente facile. Incontri durante tutta la giornata, interviste, domande e troupe tivù da tutta Europa fin dentro al tinello di casa. La moglie a smistare telefonate, appuntamenti, richieste che in queste ore gli arrivano da ogni dove. A 93 anni Stéphane Hessel poteva godersi un meritato e giusto riposo, soprattutto dopo la vita convulsa, avventurosa e assolutamente encomiabile che ha condotto. Invece il suo ultimo «libretto», come ama chiamarlo con candida modestia, ha fatto un baccano infernale qui in Francia. Nessuno se lo aspettava, né lui, né tantomeno la piccola casa editrice di Montpellier, la Indigène Editions, che qualche mese fa ha avuto l’idea di pubblicare qualche pagina di questo pezzo della storia francese. Più che altro si trattava di un omaggio, di dare la parola con una trentina di paginette al resistente, all’eroe …

"A Firenze l’acqua è di tutti: niente bolletta per i poveri", di Tommaso Galgani

I poveri e gli svantaggiati non devono pagare la bolletta dell’acqua. Non è solo un principio ideale. Ma anche un progetto concreto che stanno portando a termine Comune di Firenze e Publiacqua, la società che per conto dei municipi (che ne controllano il 60%, mentre il resto è di partner privati tra cui Acea) gestisce la rete idrica per decine di comuni tra il capoluogo toscano, Prato e Pistoia.Come si configura questa operazione? Niente bolletta, di regola, per chi è povero o non può permettersi di pagarla. A patto che certifichi la sua condizione attraverso l’Isee, come già avviene per chi ha sconti sulle utenze di certi servizi del Comune (dagli asili nido alle mense scolastiche). E a chi è destinato il progetto di Publiacqua? Si pensa ad anziani con la pensione minima, famiglie monoreddito con figli, nuclei con lavoratori in difficoltà (cassintegrati, disoccupati, licenziati) o con portatori di handicap. Il tutto dovrebbe andare in porto in un mese (serve l’ok dell’Ato e degli altri comuni soci di Publiacqua). IL PIANO Spiega la ratio dell’operazione …

"Cosa rischia davvero Silvio", di Alessandro Gilioli

Cinque domande e cinque risposte per capire l’ultima tempesta giudiziaria sul Cavaliere e le sue possibili conseguenze: le accuse, la difesa, i tempi dell’eventuale processo. E, naturalmente, la politica. “Il Giornale” di famiglia ha già deciso: l’inchiesta è una «mignottata» basata su «chiacchiere», e comunque «le bombe su Silvio non scoppiano mai», sono «solo petardi mediatici». Una linea non molto diversa da quella tenuta sabato sera dal Tg1, che ha dato la notizia dell’indagine sul premier dopo lunghi servizi sulla Tunisia, sul voto a Mirafiori e sulla stella a cinque punte dipinta su un muro a Viareggio, facendo poi ascoltare per vari minuti solo la versione del premier, un audio preso di peso dal sito dei Promotori della Libertà. Ma aldilà della propaganda, in che cosa consiste veramente la nuova inchiesta giudiziaria di Milano sul Cavaliere e che conseguenze può avere, sia giudiziarie sia politiche? Cerchiamo di capirlo basandoci su quello che si è appreso finora, attraverso cinque domande e altrettante risposte. 1. Di che cosa è accusato Berlusconi? I reati ipotizzati sono due. Il …

"Rivolta tunisina. Il mondo arabo aspetta l’effetto domino", di Umberto De Giovannangeli

Dal Cairo ad Algeri, da Amman a Tripoli c’è chi teme e chi auspica la rivoluzione dei gelsomini Gli analisti: una grande lezione per i regimi. C’è chi parla di una «Danzica araba». Chi evoca una nuova «Primavera di libertà». C’è chi lo spera. E chi lo teme: l’effetto domino della rivolta tunisina. Da Algeri al Cairo, da Tripoli ad Amman, da Beirut a Rabat… Una dialettica che emerge dalle analisi che occupano le prime pagine dei più autorevoli quotidiani arabi e internazionali. «Ben Ali e il suo clan sono stati cacciati. La formidabile rivoluzione democratica del popolo tunisino ha spazzato via la sanguinaria dittatura di Ben Ali. I tunisini si sono liberati della paura, hanno affrontato a mani nude le forze della repressione». Esordisce così un editoriale del giornale algerino El Watan, uno dei principali quotidiani del Paese maghrebino, noto per dare ampio spazio alle voci dell’opposizione nella regione. «Ben Ali è la storia di un potere assoluto in Tunisia da 23 anni. Ma è anche una storia che si può riscontrare in quasi …

"La classe operaia deve tornare in Paradiso", di Eugenion Scalfari

Anzitutto l’aritmetica. A Mirafiori ha votato il 94 per cento dei dipendenti, 5.136, tra i quali 441 impiegati, capireparto e capisquadra. Le tute blu, cioè gli operai veri e propri, erano dunque 4.660 in cifra tonda. I «sì» all’accordo sono stati il 54 per cento e i «no» il 46 per cento. Al netto del voto impiegatizio i «sì» hanno vinto per 9 voti, due dei quali contestati. Marchionne aveva dichiarato che per andare avanti doveva avere almeno il 51 per cento. Con il voto dei colletti bianchi lo ha avuto, ma senza quel voto no: ha avuto il 50 più nove voti (o sette), per arrivare al 51 gli mancano 41 voti. Questa è l’aritmetica, che ovviamente non dice tutto ma dice già abbastanza. Dice cioè che la situazione di Mirafiori che esce da questa votazione sarà assai difficilmente governabile tenendo soprattutto presente che una parte notevole dei «sì» ha votato di assai malavoglia e molti l’hanno esplicitamente dichiarato. Ed ora una prima domanda alla quale, oltre che Marchionne, dovrebbero rispondere i dirigenti Cisl, …

“Fiom discuta con noi su come restare dentro la fabbrica”, intervista a Susanna Camusso di Roberto Giovannini

Una fabbrica non è una partita di pallone, non vince chi fa più gol. Hanno prevalso i sì, ma credo vada valutato che per gestire Mirafiori è stata scelta la strada del comando autoritario. E nessuno mi convincerà mai che l’autoritarismo sia più efficace, in termini di qualità, di condizioni decise in modo consensuale». Susanna Camusso, la Cgil riconosce il risultato del referendum? «Certo: avevo chiesto di votare, indicando il no. Ma riconoscere il risultato significa capire che il progetto della Fiat non ha raccolto il consenso degli operai. Nel voto operaio la distanza tra i sì e i no è di nove voti, e se si osserva il voto al montaggio e alla lastratura, la cui vita è direttamente cambiata dall’accordo ad excludendum, il no prevale nettamente». Eppure, hanno prevalso i sì. E’ una sconfitta della Fiom? «Continuo a pensare che quando si perde c’è una quota di responsabilità propria: è la lezione di Di Vittorio. Bisogna però riconoscere alla Fiom di aver fatto un straordinario lavoro a sostegno del no, mettendoci faccia, iniziativa …

Adulterare gli alimenti non è più reato Legge cancellata dal 'semplificatore' Calderoli

Il provvedimento ‘taglialeggi’ abroga la l.263 del 1962, che puniva le sofisticazioni dannose alla salute. La denuncia del pm Guariniello: “Bloccati i processi sulla mozzarella blu e su altri casi simili”. Il Pd: “Presenteremo un emendamento al decreto milleproroghe”. Più che semplificare, il ‘taglialeggi’ varato dal ministro Roberto Calderoli rischia di azzerare l’ordinamento giuridico, abrogando leggi di vitale importanza. Se infatti si è rivelato un falso allarme quello dell’abrogazione del tribunale dei minori 1 (in effetti la norma di abrogazione c’era, ma è stata corretta in extremis prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale), al momento sembra definitiva l’abrogazione della legge 263 del 1962, che puniva le adulterazioni alimentari. A denunciarla il pm di Torino Raffaele Guariniello, che si occupa abitualmente di questo tipo di reati, e che dalla seconda metà di dicembre si trova di fatto bloccato, non avendo più alcuna normativa alla quale fare riferimento. Tra i procedimenti bloccati c’è anche quello sulle “mozzarelle blu”. Ma come si è arrivati all’abrogazione di una legge così importante, che tutela la salute dei cittadini? Il provvedimento …