"L'Europa stretta tra i giganti", di Marta Dassù
Difficile, anzi impossibile, che la visita di Stato di Hu Jintao negli Usa fallisca. Da Pechino e da Washington è descritta come la visita più importante da trenta anni. Da quando Deng Xiaoping, nel suo pragmatismo, decise di chiedere l’aiuto del capitalismo americano per salvare il comunismo cinese. Ma difficile anche che il summit Hu-Obama riesca a cambiare le cose: la superpotenza di ieri e di oggi, l’America, e il suo sfidante di domani, la Cina, sono condannate a un rapporto ambiguo. Perché hanno interessi e visioni troppo diversi – su di sé e sul proprio ruolo nel mondo – per riuscire a costruire un vero condominio; ma hanno anche legami economici e finanziari troppo importanti per potersi permettere una rottura. Per questo il G-2, più che la guida del XXI secolo, sembra soprattutto un compromesso: parziale e temporaneo. La storia delle relazioni internazionali non è affatto tranquillizzante su quello che potrebbe accadere. Tutte le volte che una nuova potenza ha sfidato l’ordine costituito, sono nati tensioni e conflitti. Il problema degli Stati Uniti di …
