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Berlusconi si presenta per la fiducia al Senato e si vanta dei successi del governo

Il Premier nel corso del suo intervento in Senato per chiedere la tanto agognata fiducia, ha continuato a fare inutile propaganda e ha sottolineato con vanto dei successi del governo totalmente inesistenti. “Il governo non merita le critiche pretestuose con cui se ne vorrebbe giustificare l’uscita di scena perché ha dimostrato di sapere guidare responsabilmente il Paese anche nelle turbolenze della crisi economica. E chi ci vota contro tradisce il mandato ricevuto dagli elettori”, ha detto davanti agli occhi allibiti dei Senatori dell’opposizione. Silvio Berlusconi ha poi proposto in extremis un patto di legislatura a tutte le forze moderate del Parlamento, dichiarandosi pronto a valutare un aggiustamento del programma e a rivedere la squadra di governo, allargando fin da subito la maggioranza “a tutte le forze politiche che già si riconoscono nel Partito popolare europeo”, l’Udc in primis. Durante i 31 minuti del suo discorso, proprio lui, ha cercato di fare perno sulla coscienza e sull’etica dei parlamentari considerati “ribelli”. Ma ciò che ne è risultato al momento è che lo stesso suo fido alleato …

"La democrazia dell´irresponsabilità", di Ilvo Diamanti

Domani andrà in scena il rito della fiducia al governo. Annunciato da tempo e poi rinviato. Messo in dubbio e infine ribadito. Perché la fiducia è una cosa seria. Anche se è una merce rara, in politica come nella vita quotidiana. Ma è necessaria in Parlamento: per verificare l´esistenza di una maggioranza, più che di un legame di “fiducia”. Alla base del sostegno a un governo, a un partito o a un premier ci possono essere, infatti, diversi motivi. Spesso personali. Ostilità e solidarietà, simpatia e antipatia. Ma anche interesse e utilità. Perché nella democrazia rappresentativa non si può ricorrere al «mandato imperativo», che vincola l´eletto alla fedeltà verso i suoi elettori. Per cui gli eletti dispongono di un buon grado di autonomia individuale nelle proprie scelte. Possono, cioè, decidere con una certa libertà come agire, nelle singole questioni, ma anche in quelle più importanti. Fino a dissociarsi dalle posizioni del partito o dello schieramento nelle cui liste sono stati eletti. Non solo: fino al punto di uscire da un partito o da uno schieramento …

"Chi paga il prezzo dei tagli all'istruzione", di Tito Boeri

In tutti i paesi avanzati è stato il lavoro poco qualificato a pagare il conto più salato nella Grande Recessione. Negli Stati Uniti un quarto dei lavoratori con meno di 12 anni di istruzione ha perso il lavoro tra il 2007 e il 2009. A chi aveva studiato anche solo quattro anni in più è andata molto meglio: “solo” uno su dieci ha vissuto il trauma della perdita del lavoro. Nell’area dell’euro il tasso di disoccupazione tra chi ha al massimo completato la scuola dell’obbligo è aumentato di più di quattro punti percentuali in due anni Quello dei laureati è rimasto quasi invariato. Oggi la probabilità di essere disoccupato tra chi ha una laurea è un terzo di quella di chi ha solo un diploma di scuola secondaria inferiore. Prima della crisi il rapporto era di uno a due. Le cose in Italia non sono molto diverse: l´unica differenza è che da noi molte persone con basso livello di istruzione rimangono ai margini del mercato del lavoro. I divari nei tassi di occupazione tra laureati …

"Corrotti e corruttori", di Michele Ainis

Il voto di fiducia è come una messa solenne nel tempio delle istituzioni. Celebra la sacralità del Parlamento, che attraverso questo rito sceglie un nuovo papa, o riconsegna al vecchio le chiavi pontificie. Ma al contempo celebra i governi, innalzandoli alla gloria dell’altare. Invece la politica italiana ha trasformato la messa in messinscena, la liturgia in commedia. Se i santini sono questi, per noi fedeli sarà dura raccoglierci in preghiera. È il caso, innanzitutto, del governo Berlusconi. Davvero c’è da attendere il 14 dicembre per decretarne i funerali? Davvero lo stesso giorno potremmo viceversa assistere al miracolo della sua resurrezione? È insomma un voto in meno o in più che può restituirci un esecutivo autorevole e longevo? Evidentemente no, non è così. Se anche Berlusconi la spuntasse per il rotto della cuffia, il giorno dopo si ritroverebbe come Prodi, appeso agli umori del trotzkista Turigliatto o della moglie di Mastella. L’Italia ha urgenza d’una stagione di riforme, ma nessuna compagine ministeriale potrà mai inaugurarla senza una forte base in Parlamento. Servirebbe dunque guadagnare nuovi soci, …

"Il governo galleggiante dei consensi comprati", di Eugenio Scalfari

Ci sono alcuni fatti che tengono banco in questa giornata che precede di 72 ore la conta del 14 dicembre (se conta ci sarà). Li enumero: il calcio-mercato e l´intervento della Procura di Roma che ha aperto un´inchiesta per reato di scambio di voti; la piazza di San Giovanni dove il Pd ha chiamato a raccolta i suoi militanti; la lettera diramata dalle cosiddette colombe del Pdl e dei finiani affinché “in extremis” si trovi un accordo tra i due partiti che eviti lo scontro sulla fiducia. Ma infine e soprattutto che cosa accadrà dal giorno dopo in poi, quando, superata in qualche modo quella scadenza, bisognerà affrontare il tema della strategia per quanto riguarda la coesione sociale, la tenuta finanziaria del debito e la crescita economica. I protagonisti sono numerosi. Fin troppo numerosi e portatori di variabili che rendono difficile la quadra, per esprimersi nel lessico di Umberto Bossi. Facciamone i nomi: Berlusconi innanzitutto, Fini, Casini, Bersani (per dire il Partito democratico), Bossi. Al di fuori e al di sopra di questi giocatori in …

Editoriali, commenti, storie sulla manifestazione del Partito Democratico a Roma

“La pax di Bersani e il paese che ascolta” di Rudy Francesco Calvo Il segretario del Partito democratico rimette il suo partito in campo È la sua giornata. La manifestazione di oggi può rappresentare per Pier Luigi Bersani un punto di svolta. Con un gergo borsistico, si può dire che per il Pd è arrivato il momento del “rimbalzo”: dopo mesi di calo nei sondaggi bisogna tornare a crescere. La piazza gli darà certamente molta forza e certamente lui infonderà orgoglio ai tanti che affolleranno San Giovanni. La benevolenza dei militanti nei suoi confronti non è mai stata in discussione, anzi il suo rapporto con la base in un certo senso è perfino più saldo di quello di chi lo ha preceduto. La sfida, semmai, è riuscire a parlare anche a quella maggioranza del paese che non è mai stata a una manifestazione di partito e che continua a cercare un’alternativa al centrodestra ormai frantumato. Da quando è stato eletto segretario, Bersani è riuscito progressivamente a rafforzare la sua leadership interna. Ha dimostrato di essere …

Pd, una piazza per ritrovare il coraggio Bersani: «Italia, vieni via con me…», di Stefano Milani

In piazza c’è aria di speranza Una robusta iniezione di fiducia per tanti cittadini che sentono l’urgenza di cambiare il paese e che avvertono come possibile e forse vicino il cambiamento del Paese: culturale, non solo politico. Questo si respira nella manifestazione del Partito democratico a Roma. Vi riportiamo la cronaca di una giornata particolare. Primo messaggio: cambiare si può Con due messaggi incorporati che emergono con forza parlando con ragazze e ragazzi, pensionati, precari, operai, impiegati, amministratori pubblici. Il primo messaggio è al Paese: non solo vogliamo mandare a casa Berlusconi, sentiamo che la forza per mutare strada cresce al di là di come andrà il 14 alla Camera. Un cartello è emblematico: “La pazienza del popolo è la mangiatoia del tiranno. Vattene”. Messaggio al Pd: sia unito, no litigi mediatici Il secondo messaggio è invece al Partito Democratico: si muove bene, il discorso di Bersani conquista, però deve essere unito, i dirigenti devono smetterla di battibeccarsi a mezzo stampa o tv, i tanti che ogni giorno ce la mettono tutta nei paesi, nelle …