Tutti gli articoli relativi a: attualità

"Nelle mani degli inquisiti. Le ombre su Governo e Pld", di Federica Fantozzi

Non è un «problema» per il governo, giura Matteoli. «De minimis…» glissa La Russa con un filo d’altezzosità. Nessuna tribolazione, assicura Berlusconi. Due ministri e un premier (troppo?) impegnati a sminare il già accidentato percorso della maggioranza derubricando il «caso Carfagna» a bega locale se non personale. Ovviamente sanno tutti che non è così. Per il Cavaliere il bel volto rabbuiato di Mara, il suo grido di dolore che «il partito è in mano agli affaristi», la tentazione di scendere in campo a Napoli non con gli amici-nemici futuristi ma (forse e peggio) con una lista civica, poneva un’alternativa del diavolo. Da un lato, il simbolo del berlusconismo del terzo secolo, la ministra sexy e competente che può sfatare la maledizione coniugal-politica delle veline uguale ciarpame. Dall’altro, un sistema: il potente e ricchissimo Cosentino, le province e i comuni che controlla, il lucroso business di rifiuti e termovalorizzatori. Con crudezza: rischiare la titolare delle Pari Opportunità o quel manipolo di parlamentari fedeli al coordinatore campano che potrebbero costargli la sfiducia il 14 dicembre? Alla Spendibile …

"L'Aquila chiama l'Italia e l'Italia risponde", di Stefania Pezzopane*

L’Aquila ha chiamato l’Italia e l’Italia ha risposto, con entusiasmo e con generosità. Sorprendenti le code di tanti cittadini, per firmare la proposta di legge popolare. Una prova tangibile che una tragedia come questa non si può gestire con ordinanze o decreti, ma è necessaria una legge che stanzi risorse concrete, dia certezze sui tempi della ricostruzione e restituisca poteri agli enti locali. Dispiace constatare l’assenza, per la prima volta di alcuni gonfaloni, tra cui quello della Provincia dell’Aquila. Una mancanza di rispetto per i 25mila che hanno sfilato, anche sotto la pioggia battente. Al governo chiediamo di dare risposte alle istanze della popolazione. Non ci accontenteremo di altre vane promesse o di inutili ed estenuanti rinvii, a cui finora siamo stati costretti. * Responsabile nazionale PD per la ricostruzione ****** L’Aquila chiama Italia: in migliaia sotto la pioggia battente per gridare il dolore della città «Riprendiamoci la città». Uno striscione lungo oltre dieci metri è stato srotolato all’Aquila al passaggio del corteo dal ponte Belvedere, uno dei ponti simbolo della città, alle porte dellazona …

Da solo non ti salvi. Il 27 novembre in piazza per cambiare (insieme) l’Italia

La questione sociale diventa con sempre maggiore evidenza, nel nostro Paese, una questione generazionale. Si riducono le aspettative di benessere delle nuove generazioni, crescono le divaricazioni tra i destini sociali dei giovani e tornano ad essere come un tempo determinanti le eredità familiari e geografiche nello sviluppo della personalità. La crisi e le politiche finalizzate a contrastarne gli effetti hanno drammaticamente peggiorato la condizione giovanile, mettendo a nudo l’insostenibilità del nostro squilibrato modello sociale, perseguito più o meno lucidamente negli ultimi vent’anni con responsabilità diffuse. Un mercato del lavoro duale, che espelle i lavoratori con contratto precario e a termine lasciandoli privi di tutele in tempo di crisi – gli stessi che “sottoimpiega” e precarizza nei momenti di “crescita” -, che mostra una cronica incapacità di impiegare produttivamente la generazione più qualificata della storia della repubblica, e che contribuisce alla crescita della diseguaglianza dei redditi. Chi non può contare sulla protezione familiare è esposto al rischio povertà con livelli allarmanti nel Mezzogiorno, dove si concentrano inoccupazione, precarietà, sottoinquadramento, abusi, nero e economia criminale. Si assiste …

"L'insostenibile leggerezza della manovra Tremonti", di Eugenio Scalfari

Se il 14 dicembre ci sarà la crisi di governo e che cosa accadrà dopo è ancora terreno incognito, non lo sanno né Fini né Casini né Bersani né Veltroni né Vendola e non lo sanno neppure Berlusconi e Bossi. Un tempo si diceva che il futuro è sulle ginocchia di Giove e questa è appunto la situazione attuale, solo che non si sa chi sia Giove e ci sono anche forti dubbi sulla sua esistenza. Ma in attesa che si sollevino le nebbie su quanto accadrà tra una ventina di giorni, parliamo di questioni più certe e più concrete che interessano da vicino quella moltitudine di italiani che debbono tutti i giorni guadagnarsi una vita decente e spesso non ci riescono. Parliamo delle risorse che non si trovano, del lavoro che scarseggia, dei salari e delle pensioni che scendono al di sotto dei livelli di sussistenza; parliamo delle tasse e del potere d´acquisto, delle diseguaglianze paurose, di giovani che a trent´anni cercano ancora un lavoro e anzi non lo cercano più. Parliamo della legge …

"A gennaio in pensione a 61 anni. Poi il governo punta a 67", di Laura Matteucci

Arriva il doppio scalino per i lavoratori che vogliono andare in pensione: da gennaio bisognerà aver compiuto almeno 61 anni, a meno di averne lavorati almeno 41. Ed è per questo che, nei primi dieci mesi del 2010, si è registrato unboom di pensioni di anzianità: chi ha potuto, se n’è già andato. Ma il vero allarme lo lancia il vicepresidente del parlamento europeo Gianni Pittella (Pd), che informa dell’intenzione del governo «di mettere ulteriormente le mani sulle pensioni con un progetto di riforma che va oltre i provvedimenti già dolorosi che scatteranno da gennaio». In altri termini: «Secondo quanto esposto in un capitolo titolato “La riforma delle pensioni” del Programma nazionale presentato all’Unione europea e approvato dal Consiglio dei ministri, dal 2012 l’aspettativa di andare in pensione supererà i 66 e per molti sfiorerà i 67 anni, nonostante i conti dell’Inps siano largamente in attivo», spiega Pittella. Si parte, intanto, da gennaio 2011. La normativa è nota: entreranno in vigore sia le nuove regole per l’accesso alla pensione di anzianità previste dalla riforma del …

Motivazioni sentenza: «Dell'Utri mediatore tra mafia e premier», di Claudia Fusani

Il senatore Marcello Dell’Utri è stato «il mediatore» tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi. Uno «specifico canale di collegamento ma solo fino al 1992» tra il patron di Fininvest e il re del mattone di Milano 2, di Milano 3 e di Brugherio e i capitali e gli affari dei clan di Cosa Nostra che avevano bisogno, ieri come oggi, di trovare canali di investimento al nord. Lo scrivono i giudici della Corte d’Appello di Palermo presieduta da Claudio Dell’Acqua nelle 641 pagine delle motivazioni della sentenza con cui il 29 giugno scorso il senatore è stato condannato a sette anni in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. Un reato che i giudici scrivono essere «certamente configurabile». Dell’Utri, si legge ancora, «ha apportato un consapevole e valido contributo al consolidamento e al rafforzamento del sodalizio mafioso». Non solo, l’imputato avrebbe consentito ai boss di «agganciare» per molti anni Berlusconi, «una delle più promettenti realtà imprenditoriali di quel periodo che di lì a qualche anno sarebbe diventata un vero e proprio impero finanziario ed …

Gli immigrati sulla gru prima ingannati poi cacciati dall’Italia

A malincuore dobbiamo raccontarvi che fine hanno fatto alcuni degli stranieri che per 17 giorni sono rimasti sulla gru a Brescia. Due di essi, egiziani, di 20 e 29 anni che, secondo la Questura, avrebbero organizzato la protesta, sono stati espulsi dal nostro paese. Insomma li hanno fatti scendere con l’inganno e li hanno espulsi con un ulteriore inganno. Sopraffazione e beffa, insieme. Ma prima che il caso Brescia sparisca dalle cronache italiane – perché, lo sappiamo, abbiamo la memoria corta proviamo a spiegare il danno prodotto dalle decisioni governative a quanti speravano di uscire dall’anonimato con la sanatoria per colf e badanti. Nel 2009 gli italiani che avevano assunto stranieri “in nero”, utilizzandoli nel lavoro domestico, potevano regolarizzarli presentando una domanda di assunzione all’Ufficio Immigrazione della prefettura della provincia di residenza. Cio’ attraverso il versamento nelle casse erariali di 500 euro. Un’operazione che ha fruttato allo Stato circa 154milioni di euro. Ma quei soldi, a che cosa sono serviti? Pare che la metà sia stata destinata ad un fondo rimpatri che finanzia le procedure …