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Bersani a Palermo: "Prepariamo giorni migliori per la Sicilia e per l'Italia"

“Se c’e’ maggioranza per nuova legge elettorale, si faccia. Stiamo parlando di regole, non di governo. Il centrodestra non imputi ad altri il suo fallimento in Sicilia”. Il Segretario del Pd Pier Luigi Bersani si è recato a Palermo per una tappa della manifestazione: “Prepariamo giorni migliori per la Sicilia e per l’Italia”. L’iniziativa si è tenuta presso il Teatro Politeama con il Segretario regionale del Pd siciliano, Giuseppe Lupo ed i vertici regionali del Partito democratico. Tanti i temi affrontati, riguardo il difficile momento in cui verte la politica nazionale e in maniera più specifica le dinamiche politiche della Regione Sicilia, nella quale ci sarà un governo di alleanza costituzionale per traghettare alcune importanti riforme del territorio. E proprio sull’eventuale riforma della legge elettorale nazionale, tanto auspicata dal Pd e dalle altre opposizioni, il segretario si è mostrato disponibile a raccogliere tutte le forze in campo favorevoli a realizzarla. Bersani però commentando le dichiarazioni del finiano Italo Bocchino, ha chiarito: “Non stiamo parlando di una maggioranza di governo, ma di una maggioranza parlamentare che …

"I conti pubblici sotto il tappeto", di Tito Boeri

Singolare democrazia la nostra. A Bruxelles nell´Eurogruppo il governo sta da mesi negoziando una riforma del Patto di Stabilità e Crescita che presumibilmente imporrà al nostro Paese di varare nei prossimi anni Finanziarie molto, molto impegnative. Al loro cospetto la manovra varata in primavera sembra un ritocco. Il 29 settembre, lo stesso giorno in cui il presidente del Consiglio si presenta alla Camera per chiedere il voto di fiducia dopo la crisi nella maggioranza, la Commissione formula la sua proposta. Prevede che il nostro Paese riduca il debito pubblico di circa 50 miliardi ogni anno nei prossimi 10 anni e poi prosegua con aggiustamenti di un´entità che si riduce gradualmente nel corso del tempo fino a riportare il nostro debito pubblico al 60 per cento del pil, come era attorno alla metà degli anni ´70, 35 anni fa. Con gli attuali tassi di interesse e gli scenari di crescita (fiacca) della nostra economia che vengono da tutti condivisi, compreso il nostro governo, questo aggiustamento comporterà un avanzo primario (il surplus di bilancio senza tenere conto …

"Allarme rosso per l'editoria. Il governo strangola oltre 90 testate", di Roberto Monforte

Siamo oltre all’allarme rosso. Senza certezze sul finanziamento pubblico, senza una legge di riforma e senza quel regolamento annunciato da oltre due anni, il destino di tante testate di idee, politiche e non profit è segnato: la chiusura. Tutti gli impegni assunti sin qui dal governo sono stati disattesi. Sono oltre 90 quelle che, senza fatti nuovi, rischiano di non superare il prossimo 31 dicembre. E sono 4-5mila i lavoratori, che rischiano il posto di lavoro, con un danno incommensurabile al pluralismo dell’informazione. È un vero e proprio allarme democratico, come per la «legge bavaglio », quello lanciato ieri al Senato dalla Fnsi, da Mediacoop, dall’Associazione Articolo 21, dai cdr dei giornali di idee e politici, dalla Cgil. La situazione si fa veramente critica per testate come Liberazione, Il Manifesto, Europa, la Padania, il Secolo d’Italia, Europa, la stessa Unità. LA LUNGA SERIE DI TAGLI È stato il presidente onorario di Mediacoop, Lelio Grassucci a richiamare nella sua drammaticità la situazione. Lo scorso31marzo vi è stato l’abolizione delle tariffe postali agevolate. Quindi il taglio del50% …

"ll pendolo mafioso", di Alberto Cisterna*

Il 2010 ha assunto i contorni dell’annus horribilis per la città di Reggio. Mai la ’ndrangheta aveva mostrato una simile volontà di aggressione verso le istituzioni. Certo non erano mancati i gesti eclatanti, anzi l’efferatezza di talune azioni era una sorta di macabro logo delle cosche calabresi. Pochi lo ricorderanno, ma nelle faide degli Anni 80 erano stati deliberatamente uccisi persino bambini di pochi anni colpevoli solo di un cognome o di una parentela. Per non parlare della barbarie dei 180 sequestrati dall’Anonima. Eppure c’è qualcosa di incolmabile tra la strage di Duisburg del 2007, con sei giovani cadaveri nelle strade tedesche, e gli eventi di Reggio del 2010. Quello era l’ennesimo episodio di una guerra tra cosche iniziata molti anni prima, la fiamma di un rogo in cui si fronteggiavano uomini resi implacabili dagli enormi profitti della cocaina. Mentre a Reggio da gennaio, ossia dal primo attentato all’ufficio retto da Di Landro, sembra in scena una trama diversa, quasi che all’impeto delle armi si sia sostituita la logica del logoramento, l’opzione per un conflitto …

"L’ultimo anatema sulla scienza maligna", di Miriam Mafai

Si chiudano dunque i laboratori. Dietro ogni scienziato chino sulle sue provette è riconoscibile il Maligno. In particolare quando lo scienziato si permetta di indagare su quello che per millenni è stato un mistero imperscrutabile, il mistero della procreazione. Questo era e resta il giudizio della Santa Sede. Questo è il giudizio della Santa Sede anche nel momento in cui a Robert Edwards viene conferito il premio Nobel per la medicina. Ma, se la Santa Sede protesta, centinaia di migliaia di donne saluteranno con soddisfazione questo riconoscimento al medico che ha regalato loro la gioia della maternità. Robert Edwards è infatti lo scienziato inglese che, nel 1978, dopo un lungo periodo di ricerca e di tentativi, è riuscito, per la prima volta a far incontrare in provetta uno spermatozoo e un ovulo. Da quell’incontro nasceva Louise Brown. Oggi Louise è una giovane donna, sana e felice, che ha dato vita, in modo naturale, ai suoi bambini. E in tutto il mondo, grazie al lavoro di Edwards vivono, sani e felici, centinaia di migliaia di bambini …

Un ministro tutto casa e bottega

Paolo Romani è il nuovo ministro per lo Sviluppo economico. Dopo 5 mesi di vacanza istituzionale, Berlusconi affida ad un amico un ministero fondamentale per superare la crisi. Siamo all’apice del conflitto d’interessi. Centocinquantaquattro giorni e poche ore per nominare il ministro dello Sviluppo economico dopo l’abbandono di Scajola. Tanto tempo è servito a Berlusconi per decidere se abbandonare l’interim ad un dicastero fondamentale per la ripresa economica. La scelta è ricaduta su Paolo Romani che già occupava il ruolo di sottosegretario nello stesso ministero. Alle ore 19 dopo vari annunci e conseguenti smentite, finalmente si è avuta la certezza che Paolo Romani è il nuovo ministro dello Sviluppo economico. Nel gelo politico, dopo quanto avvenuto per la precedente nomina del ministro Brancher, Napolitano ha ricevuto Romani per la firma e il giuramento sulla Costituzione. Come era facilmente prevedibile la scelta è ricaduta su chi potesse garantire maggiormente gli interessi del premier e non della ripresa economica del Paese. Nel ruolo di sottosegretario con la delega alle Comunicazioni, Romani si era già messo in luce …

"Saldi di fine stagione", di Massimo Giannini

Dopo ben centocinquantatre giorni di colpevole latitanzae di irresponsabile iattanza, il presidente del Consiglio ha finalmente nominato il nuovo ministro dello Sviluppo Economico. Dovremmo essere compiaciuti, per la fine di un grave “vuoto di potere” che su questo giornale avevamo denunciato da tempo, indicandolo come vero paradigma di un ancora più grave “vuoto di politica” che ormai caratterizza lo stadio terminale del berlusconismo. E invece non c’è proprio nulla da festeggiare. La scelta di Paolo Romani soddisfa la “meccanica” di governo: c’era una poltrona vuota, quella di Claudio Scajola, che ora viene nuovamente occupata. Ma offende l’etica: c’è un conflitto di interessi strutturale, quello di Silvio Berlusconi, che ora viene ulteriormente codificato. Romani, già viceministro, è infatti un perfetto ingranaggio della “macchina” Mediaset. È l’uomo che ha contribuito a scrivere la scandalosa legge Gasparri sulle tv. Ha fatto pressioni sulla Ue per negare a Sky la deroga sull’asta per il digitale terrestre. Ha tentato di sfilare la rete a Telecom, per consentire all’azienda del premier di prendersene un pezzo. Ha regalato alla stessa Mediaset il …