Tutti gli articoli relativi a: attualità

"Perché parla il presidente", Nadia Urbinati

Il Presidente Napolitano ha fatto in questi anni un uso moderato della sua facoltà di esprimere opinioni sulla politica nazionale. Abbiamo avuto presidenti molto più loquaci di lui. In alcuni casi, si è dovuto coniare un verbo per descrivere il presidente e dare il senso della radicalità delle sue esternazioni.Francesco Cossiga fu chiamato “il picconatore” non solo per lo stile delle sue frequentissime esternazioni, ma soprattutto per il loro contenuto, a volte poco ortodosso per il ruolo che egli ricopriva. Questo non è stato e non è lo stile di Napolitano, sempre attento nella scelta dei temi (rigorosamente relativi agli interessi generali e ai diritti), sempre moderato e quasi delicato nello stile; soprattutto, sempre fedele al ruolo che la Costituzione gli attribuisce. E nonostante questo moderato protagonismo, le opinioni autorevoli del presidente non giungono mai in momenti non opportuni. Recentemente questa sua moderata e puntuale loquacità è diventata più incisiva. Poche settimane fa, quando era in corso la battaglia del fango nella quale si è consumato il sodalizio tra i finiani e il Pdl, il …

Un milione di lavoratori e molte aziende a rischio

C’è un ministero vuoto a Roma, in via Molise. Ma non si tratta di ferie prolungate perché lo Sviluppo Economico è senza guida dal 4 maggio. “Uno scandalo”. Così Pier Luigi Bersani, segretario del Partito Democratico, definisce ai microfoni del Tg di La7 l’interim di Silvio Berlusconi al ministero dello Sviluppo economico, che dura dal 4 maggio, data in cui il titolare Scajola si è dimesso. “Nello stesso periodo – ha spiegato il leader del Pd – abbiamo almeno un milione di persone coinvolte dalla cassa integrazione, abbiamo decine di migliaia di piccole imprese che sono saltate o stanno saltando, abbiamo una industria ancora nei guai. Nessuno se ne preoccupa”. Bersani ha aggiunto che “questa è la prova maggiore del totale disinteresse di questo governo verso i dati reali della situazione italiana”, non dimenticando i precari della scuola e tutti i lavoratori che “vengono lasciati a casa dalla sera alla mattina senza uno straccio di ammortizzatore. Se ne occupa qualcuno in questo Paese? O continuiamo a chiacchierare solo dei problemi di Berlusconi?”. Per Luigi Zanda,vicepresidente …

"Ballaman, il leghista recordman dell'auto blu", di Gian Antonio Stella

C’era da andare a prendere i parenti della moglie all’aeroporto? «Autista: la macchina!». Voleva vedere la partita di calcio Padania-Tibet? «Autista: la macchina!». Era invitato a pranzo dei suoceri? «Autista: la macchina!». Finché tutti questi viaggi poco istituzionali sono finiti in un dossier. Sul quale c’è un’inchiesta della Corte dei conti. Protagonista: il presidente del consiglio regionale del Friuli, Edouard Ballaman. Della Lega Nord. Il partito che era nato tuonando contro le auto blu. La dettagliatissima ricostruzione dell’uso disinvolto dell’auto di servizio da parte dell’alto esponente del Carroccio, già deputato per tre legislature e questore della Camera, è stata pubblicata dal Messaggero Veneto. Dove Anna Buttazzoni ha rivelato un elenco sconcertante di una settantina di «missioni» dure da spacciare come dovute a obblighi d’ufficio. Frequenti trasferte a Campongara (Venezia) a casa dei genitori della fidanzata e poi moglie Chiara Feltrin. Una puntata a Jesolo «da un notaio per rogito appartamento al mare». Una serata con la fidanzata al ristorante «Da Giggetto» a Miane. Un viaggio all’aeroporto di Venezia «con fidanzata per accogliere nonna e zio …

"Lo show di Gheddafi e le domande da fare", di Nadia Urbinati

Caro direttore, c’è qualcosa di sano, di straordinariamente sano nelle risposte delle hostess proletarie che hanno recitato la parte del pubblico nello show di Gheddafi nella Roma berlusconiana: la paga giornaliera è una cosa seria, le stupidaggini dei politici clown sono un pretesto. Sfogliando il Libro verde della rivoluzione libica ricevuto insieme al Corano come gadget della parata, una ragazza (che doveva premunirsi di restare anonima per non perdere il salario) ha cosí commentato, secondo le parole riportate dal giornalista di Repubblica: «Siamo qui per soldi, per noi è solo un lavoro». È un lavoro fare platea, anche perchè se non fosse per il compenso alle spettatrici, il nuovo profeta islamico non avrebbe avuto pubblico. Il pubblico lo si deve in qualche modo risarcire, e se non è la rappresentanzione che vale da risarcimento allora occorre pagare. A preoccuparsi debbono essere i cittadini italiani, dobbiamo essere noi: poichè la politica nel nostro paese ha generato nuove professioni, agenzie che fanno affari con lo spettacolo politico e i suoi attori. Questo è grave, e le ragazze …

"Il fastidio del Colle per i flop di Silvio", di Marcella Ciarnelli

Lo sconforto davanti allo scontro in atto nella maggioranza che ha riflessi sull’intera situazione politica. La preoccupazione per il futuro del Paese ancora alle prese con le difficoltà di una crisi che rischia di travolgere innanzitutto i giovani e il Mezzogiorno, gli anelli deboli della catena. Il fastidio per questo sentirsi continuamente tirare in ballo, da ultimo nell’elaborazione della legge sul “processo breve”, per cercare, da parte di chi lo fa, di sventarne il fallimento già all’orizzonte. Tant’è che i soloni giudiziari del premier stanno già ipotizzando norme sul divieto di acquisizione delle sentenze definitive e la negazione al magistrato di pronunciarsi sul numero di testimoni ammessi ai procedimenti. Espedienti che rivelano, per il solo fatto che vengono studiati, una sensazione di sconfitta prima ancora di ingaggiare la battaglia. C’è tutto questo dietro le parole dette dal presidente Napolitano, a Venezia in visita privata, che non ha voluto rinunciare a segnalare il profondo disagio di chi ogni giorno legge, lui per primo, tutto e il contrario di tutto. Che assiste ad accese discussioni su leggi …

Inno di Mameli a scuola, no della Lega "Siamo italiani, ma non ci sentiamo tali"

La vicenda a Ponteranica, il comune che cambiò nome alla biblioteca intitolata a Impastato Un consigliere del Pdl aveva chiesto l’affissione del testo di “Fratelli d’Italia” negli istituti del paese. Il Pdl vuole l’inno di Mameli a scuola, ma i leghisti lo bocciano perché “non si sentono italiani”. Succede a Ponteranica, il comune alla porte di Bergamo che lo scorso anno fu già al centro di una dura polemica per la decisione di cambiare nome alla biblioteca che era intitolata a Peppino Impastato. Stavolta c’è di mezzo l’inno nazionale. Il consigliere comunale della minoranza pdl Luca Oriani aveva presentato una mozione (seguendo l’invito della segreteria nazionale del partito) per chiedere l’affissione del testo di Mameli negli istituti scolastici primari e secondari di primo grado, con lo scopo di “promuovere tra gli studenti la conoscenza del loro inno nazionale, con la speranza di poter consolidare il sentimento di coesione e appartenenza ad una stessa Patria che dovrebbe accumunare tutti i cittadini”. La proposta è stata bocciata dal vicesindaco Giuseppe Minetti, che sostituiva il sindaco assente e …

"Non stiamo convincendo", di Pierluigi Castagnetti

Il problema del Pd, anzi dell’Italia, è la letargia morale che affligge la società italiana. Quando il corpo sociale dorme non vede, non sente, non reagisce. Fortunatamente la patologia di cui parliamo non è di natura organica. È stata infatti indotta da dosi fortissime di anestetici politico–mediatici ed è, dunque, reversibile. allora urgente darsi una strategia per risvegliare il corpaccione che sta dormendo. «La gente non si indigna più», mi diceva un amico insegnante, pensando al dramma che sta vivendo la scuola italiana. Sì, è vero, però chiediamoci se noi stiamo facendo il possibile per reiniettare gli antidoti efficaci, se, insomma, per caso anche noi, sia pure involontariamente, non favoriamo questo sonno. Sappiamo infatti che l’indignazione è una reazione morale, che nasce quando esplode il conflitto fra ciò che è esterno e ciò che è interno alla persona. Il problema allora è quello di aiutare i cittadini a liberarsi dal materiale tossico assorbito in questi anni («il Berlusconi che è in me» come diceva Gaber), e sostituirlo con sostanze pregiate sotto il profilo etico. Non …