"La riscoperta di un telegiornale", di Curzio Maltese
Nella vita pubblica italiana c´è soltanto una cosa peggiore del teatrino della politica ed è il teatrino del giornalismo televisivo. Prevedibile, fatuo, servile, in mano da vent´anni a una casta d´intoccabili, i domatori del circo mediatico. Quando vengono interrogati, hanno sempre una scusa pronta: non hanno tempo, soffrono di stress (questa parola orribile), sono preoccupati per la crisi economica, per la guerra in Afghanistan, per le prossime vacanze in Italia, per la salute della madre, per le prossime elezioni politiche, per una partita a bridge con il cugino; e se hanno più di un figlio, li accusano di essere incapaci di giocare, perché litigano incessantemente. Poi, come è naturale, qualsiasi cosa accada, «tutta la colpa è sempre della società». L´inchiesta inglese rivela una condizione tremenda. Sebbene si proclamino intelligenti e progrediti, gli uomini del 2010 hanno perduto quella che Goethe chiamava «la natura originale» e Leopardi «il primo uomo». Hanno ucciso la loro anima infantile, che dovrebbe accompagnarli sino alla morte. Appena l´infanzia muore o si esaurisce in noi, si spegne l´immaginazione, il cuore, l´intelligenza, …
