Tutti gli articoli relativi a: attualità

«La verità non va in prescrizione», di Francesco La Licata

Puntuale come una bomba ad orologeria, è il tema caldo della mafia a far alzare la temperatura politica, ancor più del tormentone estivo degli scandali sessuali del premier. E’ bastata qualche indiscrezione giornalistica (anche incompleta e confusa) sulle nuove rivelazioni di due nuovi testi – il pentito Gaspare Spatuzza e il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Massimo Ciancimino – per provocare la solita reazione furibonda di Silvio Berlusconi contro i magistrati «che mi vogliono incastrare». Il riferimento del presidente del Consiglio è rivolto ancora alle indagini sulle stragi mafiose del ’92 e del ’93 che lo hanno coinvolto (inchieste aperte e archiviate più volte), anche a traino delle vicende giudiziarie del senatore Marcello Dell’Utri, la più «compromessa» delle quali sembra proprio quella che lo vede condannato per mafia, in primo grado, a una pena di nove anni e mezzo. Sembra, questo, un nervo scoperto destinato a provocare forti scosse ogni volta che l’argomento delle stragi torna alla ribalta. Lo dimostra il vasto schieramento, il vero e proprio fuoco di sbarramento, politico e mediatico, sceso …

“Le menzogne del funambolo”, di Edmondo Berselli

Non è stata una conferenza stampa. È stato uno choc. Alla Maddalena, dopo l´incontro con il premier spagnolo Zapatero, Silvio Berlusconi ha realizzato uno dei suoi exploit più sfrontati, anzi, la sua prova suprema di improntitudine pubblica. Ma anche una dimostrazione di completo autismo, in cui ha alternato sorrisi e minacce, menzogne e autoesaltazione, in un crescendo al termine del quale, automaticamente, si era indotti a porsi due domande. La prima: dov´è in questo momento Silvio Berlusconi, dov´è la sua psicologia politica, il suo codice di comportamento? E la seconda: dov´è adesso l´Italia, e almeno dov´è quella parte di paese ancora in grado di non farsi fagocitare dal cerchio stregato del consenso coatto, da quel «68,4 per cento di ammirazione» che il capo del governo si attribuisce? È stato sufficiente l´intervento di un giornalista del País per spezzare l´incantesimo di un paese ipnotizzato dalle tv e dai media di regime. Prima, si erano sentite amenità da Tg1 minzoliniano, tipo «Presidente, quali sono le nuove regole per non ricadere nel vecchio sistema?». Il professionista del País, …

“E’ tempo di dialogare. No a posizioni pregiudiziali”, di Palmerini Lina

Legge l’allarme sull’occupazione per l’autunno. Quella lista nera di 700mila posti persi e dei mesi difficili che arriveranno. Vede un solo segnale rassicurante Dario Franceschini: quell’obiettivo affermato anche mercoledì dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, di «una grande alleanza» per il Paese a cominciare da un patto imprese-sindacati. Un richiamo all’unità che Franceschini rilancia e che vale tanto più oggi dopo l’abbandono della Fiom al tavolo sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici. «Credo che le rigidità debbano rientrare – dice – non è il momento per posizioni pregiudiziali». Il disgelo con la Cgil dei giorni scorsi, Franceschini, non può che accoglierlo come «un passo giusto per creare quel consenso che serve ad affrontare i momenti più duri». «Imprese e sindacati stanno cercando una strada per conto loro e il fatto che anche la Cail avesse dato disponibilità al dialogo era solo positivo. Spero che, al di là di quanto successo ieri, ci siano passi avanti reciproci innanzitutto tra i sindacati tutti e poi con le imprese per superare le divisioni alimentate ad arte dal Governo. …

“Brunetta bluff”, di Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli

Ha vantato risultati clamorosi contro gli assenteisti. Ma ora si scopre che purtroppo non sono diminuiti. E che le statistiche riportavano soltanto i dati ottimistici. Mentre il ministro ha penalizzato soprattutto le donne. I benefici effetti prodigiosi della ‘cura Brunetta’ per i fannulloni della nostra pubblica amministrazione sono il fiore all’occhiello di questo governo. Della sua terapia miracolosa, il ministro figlio di un venditore ambulante veneziano è riuscito a convincere tutti, dagli statistici agli stessi politici d’opposizione. Per la gente comune, grazie a lui l’impiegato lavativo è stato rimesso in riga. D’altronde come interpretare altrimenti il mirabolante meno 40 per cento di assenze per malattia propagandato a più riprese dal suo ministero? La realtà, però, è diversa dai fuochi d’artificio alla festa del Redentore. E poche coraggiose voci fuori dal coro fra gli statistici del nostro Paese sgonfiano quei numeri, ridimensionando l’ormai celebre effetto-Brunetta. Che si fonda su tre pilastri di cartapesta. Il primo: l’analisi si limita agli enti che ci tengono a farsi belli della propria virtuosità (mentre gli asini se la battono). Il …

Franceschini guarda «Videocracy» E propone: «Aboliamo l’Auditel», di Aldo Cazzullo

Il segretario del Pd: «Basta rilevazioni o tutte le sere vedremo in tv Corona nudo sotto la doccia». La prima trasmissione del­la tv del presidente è lo spogliarello di una casalinga. Ma presto comincia Dri­ve In. E poi il karaoke del nuovo inno, con cori di casalinghe che al mercato, dal parrucchiere e nella piscina dell’ac­quagym cantano: «Meno male che Sil­vio c’è!». Le immagini ormai cult di Le­le Mora che mostra il telefonino – svastica sul display, suoneria di Faccetta Nera – e di Fabrizio Corona nudo sotto la doccia, presen­tati dall’autore Erik Gandini come perso­naggi-chiave dell’Italia di oggi. Sullo sfondo, una folla di aspiranti comparse, l’outlet do­ve si tiene il concorso per velina, e la storia di Ricky, saldatore che studia da personaggio tv. Scorrono le immagini di Videocracy. «Ora capisco perché la Rai ha rifiutato persino il trailer – sorride Dario Fran­ceschini -. Non ne darei però una let­tura solo moralista. La questione è so­ciale, e anche economica. Il film raccon­ta come negli ultimi trent’anni sia stata sovvertita la gerarchia dei valori. Più …

“Lo scandalo in parlamento”, di Giuseppe D’Avanzo

È giunto il tempo che Silvio Berlusconi vada in Parlamento ad affrontare uno scandalo che, sempre di più e ancor più limpidamente, rivela il disordine della sua vita privata. Che sarebbe anche affar suo, certo (lo si dice per i “neutralisti”), se non fosse contraddittorio con l’ordine che voleva imporre per legge alla nostra vita e incompatibile con la rappresentazione che ha dato di se stesso agli elettori. Questo è già un problema di difficile soluzione per Berlusconi, ma non appare più il cuore dello scandalo. La gravità del caso politico – da affrontare con urgenza alla Camera e al Senato, nel luogo “politico” per eccellenza, – si annuncia nella sventatezza con cui il capo del governo assolve alle sue responsabilità pubbliche e si radica nella sua vulnerabilità. Un controllo delle date delle “feste” a Palazzo con gli impegni pubblici del presidente del Consiglio svela come, a volte, il premier viene meno ai suoi doveri istituzionali per non rinunciare ai suoi piaceri privati. La serietà della questione è soprattutto, però, nella vulnerabilità che oggi circonda …

“Il 19 in piazza. Per mio padre e per coloro che scelsero di stare dalla parte della libertà”, di Bice Biagi

Quest’estate, per la prima volta, ho avuto la possibilità di tenere tra le mani e poi leggere un giornale di tanti anni fa, per l’esattezza del 1944. ‘Patrioti’ si chiamava quel foglio, modesto per foliazione e scarso di collaboratori o firme illustri; in pratica tutto era fatto dal direttore e da pochi sconosciuti giovani, magari con qualche difficoltà di grammatica e sintassi, che raccontavano le proprie esperienze. Chi aveva voluto, ideato e poi realizzato quel foglio era un ragazzo di 23 anni, redattore di ‘Carlino Sera’ e si chiamava Enzo Biagi: la sua redazione era composta più o meno da coetanei e le riunioni le tenevano nei boschi dell’Appennino, lungo l’argine dei torrenti o al riparo di un casolare, non avevano stipendio, spesso poco da mangiare ma l’orgoglio di chi capiva di fare qualcosa per il suo Paese. ‘Patrioti’, infatti, era il giornale della Brigata Giustizia e Libertà e i ragazzi che volevano informare gli italiani di quello che stava succedendo, dell’andamento della guerra di Liberazione dal nazifascismo, erano partigiani. Qualcuno di loro non è …