“Gli ordini di guerra”, di Massimo Giannini
Non è una novità. Silvio Berlusconi ha una visione imperiale della leadership, e una gestione militare del Partito delle Libertà. Ma quella a cui stiamo assistendo è un’ulteriore, drammatica evoluzione-involuzione del suo sistema di potere. Stiamo rapidamente passando dal classico “berlusconismo di lotta e di governo” a un vero e proprio “berlusconismo di guerra”. Il caso di Gianfranco Fini è l’ultimo paradigma di questa trasformazione. Prima lo fa impiombare dai suoi sicari, attraverso il giornale di famiglia. Poi, molte ore dopo il delitto, finge di prendere le distanze e chiede alla vittima di “fare squadra”. Pensa così di convincere a “rientrare nei ranghi” (come da “consiglio non richiesto” di Vittorio Feltri) tutti quelli che non ci stanno. E di chiudere quella che Alessandro Campi definisce “la fase due del grande gioco al massacro” che si è aperta con i cattolici diffidenti, con la stampa dissidente e ora con l’alleato recalcitrante. Ma Fini resiste, almeno per ora. E rende visibile quello che il Cavaliere vuole occultare: i problemi politici esistono, ed è paradossale che il premier …
