Tutti gli articoli relativi a: attualità

“Gli ordini di guerra”, di Massimo Giannini

Non è una novità. Silvio Berlusconi ha una visione imperiale della leadership, e una gestione militare del Partito delle Libertà. Ma quella a cui stiamo assistendo è un’ulteriore, drammatica evoluzione-involuzione del suo sistema di potere. Stiamo rapidamente passando dal classico “berlusconismo di lotta e di governo” a un vero e proprio “berlusconismo di guerra”. Il caso di Gianfranco Fini è l’ultimo paradigma di questa trasformazione. Prima lo fa impiombare dai suoi sicari, attraverso il giornale di famiglia. Poi, molte ore dopo il delitto, finge di prendere le distanze e chiede alla vittima di “fare squadra”. Pensa così di convincere a “rientrare nei ranghi” (come da “consiglio non richiesto” di Vittorio Feltri) tutti quelli che non ci stanno. E di chiudere quella che Alessandro Campi definisce “la fase due del grande gioco al massacro” che si è aperta con i cattolici diffidenti, con la stampa dissidente e ora con l’alleato recalcitrante. Ma Fini resiste, almeno per ora. E rende visibile quello che il Cavaliere vuole occultare: i problemi politici esistono, ed è paradossale che il premier …

“L´unità nazionale in pericolo”, di Giorgio Ruffolo

Altri grandi paesi europei non celebrano la loro unità. Per alcuni è troppo remota per avere un significato attuale. Altri come la Francia preferiscono celebrare il loro più grande conflitto storico: la rivoluzione. Tutti considerano l´unità come un fatto acquisito che non ha bisogno di essere celebrato. Per noi non è così. Perciò finiremo per celebrarla controvoglia. Il fatto è che l´unità italiana è scarsamente sentita dagli italiani. Lo testimonia la svogliatezza con la quale l´attuale governo, pur pressato dal Presidente della Repubblica, ha abbandonato le celebrazioni ormai prossime del centocinquantesimo anniversario alla fantasia burocratica e dissipatrice di Regioni e Comuni. Né maggiore interesse è dimostrato dall´opposizione. Solo una minoranza politica, diciamo la verità, coltiva il mito del Risorgimento. Per la maggioranza Mazzini e Garibaldi fanno parte del folklore domestico, non certo di una salda coscienza patriottica. C´è anche chi, come un giovane e intelligente studente, addirittura se ne vergogna pubblicamente. E in effetti ragioni, se non di vergogna, di grande perplessità non mancano sul modo in cui quell´unità fu raggiunta: tra l´altro, in forme …

“L’identità è una matrioska: somma di incontri e storie”, di Claudio Magris

Confini La disputa su lingue e dialetti ripropone il tema delle patrie molteplici. Il senso di appartenenza e il dialogo con le diversità. Vivere le radici è l’opposto del localismo folcloristico Le dispute agosta­ne sui dialetti e gli inni nazionali o locali possono essere tutte sfatate da una lapidaria riflessione di Raf­faele La Capria sulla diffe­renza tra essere napoletani e fare i napole­tani. Essere napoletani — o milanesi, trie­stini, lucani — significa sentirsi spontanea­mente legati al luogo natio in cui ci si è ri­velato il mondo, amare i suoi colori e sapo­ri che hanno segnato la nostra infanzia, parlare il suo linguaggio — lo si chiami o no dialetto — indissolubilmente legato al­la fisicità delle cose che ci circondano e al­la loro musica; pastrocio , per me triestino, non sarà mai la stessa cosa del suo equiva­lente «pasticcio». Fare i napoletani o i lombardi falsifica questa spontanea autenticità in un’artifi­ciosa e pacchiana ideologia, aver bisogno di farsi fotografare sullo sfondo del Vesu­vio o di inventarsi antenati celti, indossare qualche pittoresco e patetico costume fol­cloristico per …

Allarme di Napolitano “La crisi non è finita”, di Antonella Rampino

«La crisi non è finita, ed è destinata a creare serie conseguenze nei prossimi mesi sul mercato del lavoro». Non è stato un monito a tenere bassi i toni della polemica politica quello di Giorgio Napolitano a Cernobbio, ma un tele-discorso davanti a una platea di decisori internazionali che conteneva, questo sì, un monito alle politiche del governo, in materia sensibili quali sono il rapporto con l’Europa e l’immigrazione. Forse c’è una luce in fondo al tunnel della crisi, come vanno sostenendo le istituzioni finanziarie a partire dal Fondo Monetario Internazionale. Ma, prima, bisognerà affrontare mesi drammatici sul fronte dell’occupazione, come vanno sostenendo gli indicatori economici che riguardano l’Italia, e le parti sociali. Così, dopo aver scelto di rivolgere il proprio appello alla moderazione nel duello politico direttamente nell’incontro a quattr’occhi con Silvio Berlusconi, il capo dello Stato decide di dedicare al forum di «decision maker» dello Studio Ambrosetti un messaggio d’allarme sulla crisi dell’economia reale. Un messaggio in diretta che ha avuto un conduttore d’eccezione, Mario Monti, e come interlocutori il primo ministro francese …

“Le dicerie contro la verità”, di Barbara Spinelli

Una guerra mentale è in corso in Italia, condotta dall’esecutivo per tacitare, intimidendola, il controllo esercitato dalla stampa e per neutralizzare ogni sorta di contropotere. Nei confronti della stampa assistiamo a vere rese dei conti, e per capire quanto sta accadendo è più che mai urgente distinguere tra due attività: la diffusione di dicerie, e l’accertamento dei fatti. La guerra non ha come soli protagonisti l’élite politica e giornalistica: ogni cittadino – se vuol restar cittadino – è chiamato a distinguere l’opinione dal fatto, la calunnia dal disvelamento di reati. L’offensiva di Berlusconi contro la stampa libera è predisposta per accentrare ancor più il potere esecutivo ma è al contempo guerra mentale, per conquistare il cervello degli italiani e creare in essi uno stato confusionale diffuso. All’origine del dispositivo bellico c’è una sensazione di debolezza acuta: l’esecutivo ha l’impressione di non poter fare politica senza un’opinione pubblica che non solo approvi i suoi programmi ma esalti il capo considerandolo legibus solutus, non soggetto alla legge. Manuel Castells, studioso dell’informazione, si sofferma sui metodi delle guerre …

«Dio, Padania e famiglia la Realpolitik di Bossi», di Mattia Feltri

Così la Lega panteista è diventata interlocutore del Vaticano. Una prova di eccellenti rapporti che caratterizzano il movimento leghista e la Chiesa cattolica», ha scritto ieri in prima pagina La Padania a proposito dell’incontro di giovedì sera fra il presidente delle Cei, Angelo Bagnasco, e i leader autonomisti, Umberto Bossi e Roberto Calderoli. L’esultanza in fondo è stata contenuta, come se nessuno avesse dubitato del successo. «La nostra politica, anche sull’immigrazione, è perfettamente in linea con i valori cristiani», ha detto il capogruppo alla Camera, Roberto Cota. E il presidente della commissione Esteri di Montecitorio, Stefano Stefani, ha aggiunto: «La Lega ha radici cattoliche e ha lottato contro l’impostazione che era stata data in Europa dove nessuno voleva inserire tra i fondamenti le radici cristiane». E poi ha precisato: si è parlato di «legge sul biotestamento» e di «pillola Ru486». Cota e Stefani hanno toccato i due punti centrali: sull’immigrazione le distanze non sono così incolmabili e sui temi etici – quelli non negoziabili, secondo la dizione più in voga – si viaggia d’amore e …

«Una ferita alla democrazia», di Nadia Urbinati

Fatte salve le forme dell´uguaglianza civile e politica, ogni moderna democrazia funzionante è in grado di scegliere, di selezionare classi di governo in senso proprio, e di consentire il formarsi, nella società, di ceti dirigenti in senso lato, sulle basi dell´ingegno, dell´impegno e del merito. Sono le élites – aristocratiche, borghesi, operaie – quelle che hanno anticipato i nuovi orizzonti della società. L´hubrys dominandi sembra rendere il nostro premier incapace perfino di comprendere il senso del limite e della limitazione. Il fatto preoccupante è che nessun contenimento tradizionale del potere sembra efficace abbastanza. La ragione di questa inefficacia non sta nelle strategie costituzionali, che sono chiare e ottime, ma in un fattore che è culturale e per questo difficile da modificare o contenere. Per dirla in parole povere, i contrappesi costituzionali e ogni azione di contenimento di carattere giuridico e istituzionale funzionano soltanto e fino a quando c´è da parte di chi governa la volontà di rispettarli, fino a quando cioè la costituzione formale e quella materiale coincidono. È proprio questa coincidenza che oggi si …