Buon compleanno, Manuela!
I collaboratori del sito, all’oscuro dell’onorevole Ghizzoni, si impossessano per qualche minuto di queste pagine per augurarle un buon compleanno. Auguri! La redazione
I collaboratori del sito, all’oscuro dell’onorevole Ghizzoni, si impossessano per qualche minuto di queste pagine per augurarle un buon compleanno. Auguri! La redazione
Le dimissioni del direttore di Avvenire, Dino Boffo, segnano, almeno in apparenza, una grande vittoria per il presidente del Consiglio e una dura sconfitta per la Chiesa italiana. Berlusconi, indignato per non essere stato difeso da una gerarchia cattolica alla quale, in questi anni, è convinto di aver concesso molto, ha voluto dare un avvertimento. Ha voluto dimostrare all’opinione pubblica e, in particolare, alla stampa non amica che neanche la potenza di uno Stato come il Vaticano e l’autorità morale e spirituale del cattolicesimo nel nostro Paese riescono a resistere a un attacco contro un direttore di un giornale che si era permesso qualche, peraltro prudente, critica su certi suoi comportamenti privati. Se il messaggio fondamentale che arriva agli italiani, in queste ore, è sintetizzabile così, la realtà di questo scontro tra il presidente del Consiglio e la Chiesa è certamente più complessa e gli effetti di questa vicenda meno prevedibili. Boffo ha deciso di presentare irrevocabilmente le sue dimissioni quando è stato fin troppo chiaro che la difesa d’ufficio della Segreteria di Stato lo …
Mai come oggi, i caratteri del “male italiano” sono il conformismo, l’obbedienza, l’inazione. Anche ora che un assassinio è stato commesso sotto i nostri occhi. Assassinio. Con quale altra formula si può definire – in un mondo governato dalla comunicazione – la deliberata e brutale demolizione morale e professionale di Dino Boffo, direttore dell’Avvenire, “reo” di prudentissimi rilievi allo stile di vita di Quello-Che-Comanda-Tutto? Un funzionario addetto al rito distruttivo – ha la “livrea” di Brighella, dirige il Giornale del Padrone – «carica il fucile». Così dice. Il proiettile è un foglietto calunnioso, anonimo, privo di alcun valore. Si legge che Boffo è un «noto omossessuale». La diceria medial-poliziesca ripetuta tre o quattro volte assume presto la qualità di un prova storica. Non lo è. Non lo è mai stata. Brighella è un imbroglione e lo sa, ma è lì per sbrigare un lavoro sporco. Gli piace farlo. Se lo cucina, goloso. Colto con le mani nel sacco delle menzogne, parla ora d’altro: qualcuno gli crede perché sciocco o pavido. Non è Brighella a intimorire. …
L’Ue chiede spiegazioni sui respingimenti, Berlusconi risponde: “State Zitti!”. Fassino: “Il premier vorrebbe tutti sordi e muti”. Prima la rottura con la moglie. Poi l’alterco con Gianfranco Fini. È stata la volta di Repubblica. E dopo è toccato al Vaticano. Pensateci un attimo: chi manca alla lista di Silvio Berlusconi? Si, esatto, l’Unione Europea. In realtà il premier ha deciso di non fare torti a nessuno e stamattina ha corretto la svista. Non può e non deve esistere che Bruxelles si permetta a chiedere informazioni sulle discutibili pratiche italiane in materia di respingimenti, neanche se si tratta di una prassi europea quasi d’obbligo e accettata da tutti gli Stati europei. Non sia mai detto poi che a domandare delucidazioni sia un portavoce, non fa niente se il suo mestiere in fondo è proprio quello di fare da intermediario fra gli organi Ue e i singoli Stati. Il cavaliere non parla con i sottoposti. Un Berlusconi infuriato e fuori fase ha spiegato ai microfoni della stampa (a proposito: stiano attenti anche loro!): “Si strumentalizzano espressioni di …
L’appuntamento è in piazza a Roma, sabato 19 settembre o al massimo sette giorni dopo. L’intenzione degli organizzatori è infatti quella di fare una manifestazione in difesa della libertà di stampa quanto più aperta possibile, ma in tempi rapidi. Domande che hanno come risposta la querela di Berlusconi, oscure «patacche» tirate fuori dal giornale di famiglia, tentativi di colpi di mano per decidere le sorti di Rai3 e Tg3: l’escalation non permette rinvii. Per non parlare del fatto che tra due settimane il Senato riprenderà la discussione del ddl Alfano che vieta la pubblicazione delle intercettazioni. Per questo un ampio fronte di associazioni e forze sindacali sta lavorando per dar vita a una manifestazione che sarà non – come dicono un po’ tutti quelli che si sono già attivati per la riuscita dell’iniziativa – in difesa di qualche gruppo editoriale o di solidarietà con la categoria dei giornalisti, ma a tutela del diritto dei cittadini ad essere informati. FANGO E VENDETTE «Per la piattaforma della manifestazione non è che sia necessario inventare chissà cosa – …
L´aggressione ai giornali sgraditi non riguarda solo i paesi totalitari, ma interroga la qualità delle democrazie. Le tecniche per controllare e contrastare il sistema dell´informazione vanno dalla censura, la selezione dei giornalisti, il condizionamento economico fino alla violenza e l´uccisione. A che vale l´offerta di infiniti canali televisivi se la produzione di contenuti è concentrata nelle mani di pochi monopolisti? È la varietà di opinioni a essere decisiva. La guerra ingaggiata dai paesi totalitari contro la libertà di informazione su Internet costituisce la manifestazione ultima e spettacolare di un conflitto secolare, di una insofferenza di tutti i poteri costituiti nei confronti di chi agisce per rendere trasparente e controllabile il loro operato. È una vicenda lunga, accompagna la nascita dell´opinione pubblica moderna, che riesce a strutturarsi e a far crescere la sua influenza proprio grazie al ruolo della stampa. Qui è la radice di un processo che, insieme, dà senso alla democrazia e fa progressivamente emergere la stessa stampa come potere, il “quarto potere”, al quale ne seguirà un “quinto”, identificato nella televisione: poteri oggi …
Quando la Rai inaugurò il suo regolare servizio di trasmissioni, Ugo Gregoretti vi lavorava da un mese. Era già talmente scapestrato e ingestibile, che i suoi superiori definivano «gregorettate» le alzate d’ingegno di chiunque volesse aggirare i limiti imposti dall’asfissiante censura democristiana. Eppure in quei limiti lei ha individuato, come Queneau con i «contraintes» che si autoimponeva, uno stimolo creativo. «C’era una censura capillare, che non esplodeva soltanto in casi eclatanti come la vicenda di Dario Fo a Canzonissima, ma che era pane quotidiano. I responsabili dei programmi erano più realisti del re, più servi di quanto fosse necessario, ma in ogni caso privi dell’indecenza, della volgarità e dell’arroganza dei loro omologhi attuali. Noi però eravamo una strana generazione di giovani raccomandati, come Eco, Vattimo e Furio Colombo, che entrarono grazie a un concorso truccato con cui Guala travasò nell’azienda i migliori cervelli della gioventù cattolica, e aguzzavamo l’ingegno per fare breccia in questa maglia fittissima di prigionia censoria. Qualche volta ci riuscivamo, suscitando pandemoni». In quel clima lei si impose come una sorta di …