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“Noemi, le inchieste, l’Abruzzo: Berlusconi ora ha paura”

Il torcicollo, certo. Silvio Berlusconi era sofferente al ricevimento per la Repubblica. Un forte dolore costante lo tormenta e si sa che dei farmaci è bene non abusare. Anche ieri, alla parata del 2 giugno, i fotografi lo hanno colto ad occhi chiusi e con le mani sul volto. Ma non è solo il dolore fisico a dargli pena, dicevano nei saloni del Quirinale i capannelli di magistrati e banchieri, politici di lunghissimo corso e giovani sottosegretari, amici e avversari. A preoccuparlo piuttosto sono i tre ostacoli sul suo cammino, le tre mine ancora inesplose che potrebbero deflagrare all’indomani del voto: tre inchieste già avviate oltre ad una serie di atti che potrebbero presto tradursi in indagine. Le feste di villa La Certosa sono per così dire il folklore. La sostanza è altrove: i rifiuti (Napoli prima, Palermo adesso), la gestione del terremoto in Abruzzo. E se – come i sondaggi che corrono di bocca in bocca dicono – il gradimento berlusconiano è davvero al 38%, molto al di sotto delle aspettative e certo inferiore …

“L’abuso di Stato”, di Francesco Merlo

Questa volta è solo cafonaggine perché non ci può essere una giustificazione politica. Se è stata una concessione a Bossi, è stato comunque un gratuito sberleffo all´Italia istituzionale, fuori dai partiti e dalla politica, l´Italia vera. Si può infatti irridere all´avversario politico o magari anche all´alleato, ma Berlusconi durante la parata ha fatto le boccacce alla Repubblica che è la forma del paese, forma nel senso di Gestalt, dell´anima: la forma-sostanza di tutto. Davvero non c´entrano il torcicollo e la stanchezza. Guardate le foto (nessuno stavolta le sequestrerà), guardate la mimica facciale, guardatelo mentre parodizza il saluto militare, con le labbra a pernacchia, il finto sorriso di dileggio. Sembra davvero il clown descritto dal Times. La sola spiegazione, prima di addentrarci nella psicanalisi o nella geriatria, è che davvero abbia voluto strizzare l´occhio a Bossi che era assente perché lui, che è ministro delle Riforme, non vuole la res pubblica ma la res privata: ognuno con il suo territorio e uno sberleffo al due giugno che significa il referendum e i morti ammazzati, la guerra …

“Disoccupati in Europa: mai così tanti da dieci anni”, di Giuseppe Vespo

Il lavoro nel giorno della Repubblica fondata sul lavoro. Principio fondamentale e precario. Non solo in Italia: ieri dall’Europa è arrivata la conferma che la disoccupazione continua a crescere in tutto il continente euromunito: ad aprile 9,2 per cento, cioè 14,579 milioni di disoccupati. Mai così dal 1999. Bruxelles ha dato l’ok alle misure prese dall’Italia per le imprese che si trovano in difficoltà finanziarie a causa della stretta creditizia. Così da consentire a governo, regioni e comuni di concedere aiuti sotto forma di tassi agevolati su prestiti contratti entro il 31 dicembre 2010. IL PEGGIO NON È PASSATO Praticamente tutti i settori sono toccati più o meno dalle congiuntura negativa. Vediamone alcuni, consigliati da un fonte istituzionale che tiene il polso della situazione e che esordisce dicendo che «per le piccole imprese il peggio non è passato, anzi». Partiamo dal made in Italy di qualità, dalla moda. Dietro le difficoltà del gruppo It Holding, che riunisce sotto di sè firme come Ferrè, Versace e Cavalli, c’è la crisi di migliaia di famiglie. A febbraio …

“I rischi della normalità”, di Luciano Gallino

Da qualche tempo si vanno moltiplicando le dichiarazioni di autorità, operatori economici ed esperti secondo le quali il peggio della crisi sarebbe passato. Se non la luce, in fondo al tunnel si scorge un fioco chiarore. Imprenditori e consumatori appaiono un po’ meno pessimisti riguardo al futuro. Il commercio mondiale pare stia risalendo. Da tutto ciò i dichiaranti deducono che si sta avvicinando la ripresa, il ritorno alla normalità della crescita per il nostro paese e per il mondo. Il rischio che i neo-ottimisti non vedono, o hanno deciso di non vedere, è che il peggior lascito della crisi sarebbe precisamente un ritorno alla normalità. La crisi esplosa nel 2008 nonè stato un incidente di percorso dell’economia mondiale. È stata piuttosto un’espressione di quello che per una trentina d’anniè stato giudicatoe lodato come il suo normale funzionamento. Era normale per il sistema bancario mettere in circolazione quasi 700 trilioni di dollari di derivati al di fuori delle borse, sì da renderli non rintracciabili dalle autorità di sorveglianza. Le quali, da parte loro, trovavano affatto normale …

L’inchiesta de L’Unità: “Quale democrazia?”

“Libertà vigilata. Sotto i tacchi di Berlusconi”, di Vittorio Emiliani Camere espropriate, Enti commissariati, Grandi Opere decretazione d’urgenza e stati d’emergenza: il premier liquida le istituzioni attraverso un contro-potere demagogico e «militare». Ma combina molto meno di un efficiente governo democratico. Silvio Berlusconi non ha nemmeno bisogno di riformare in senso presidenzialista e decisionista le norme e le regole esistenti. La maggioranza vasta e, per ora, supina di cui dispone gli consente sin da ora una strategia di rapida devitalizzazione della democrazia. Il Parlamento è, nei fatti, annichilito e come commissariato attraverso l’uso a getto continuo dei decreti-legge (accoppiati ai voti di fiducia). L’articolo 77 della Costituzione li consente soltanto per i «casi straordinari di necessità e d’urgenza». Se ne sono presentati in questa legislatura? Sì, quelli proposti dalla crisi economica planetaria e però su di essi Berlusconi ha preferito stare a guardare sperando di salvarsi così. Ha usato la decretazione d’urgenza per misure ordinarie espropriando le Camere. All’attuale premier poco importa di ciò che preesisteva al suo dominio. Quindi ci cammina sopra. Non ha …

Il messaggio del Presidente Napolitano per il 2 giugno: “Tanti segni di unità. C’è bisogno di più coesione sociale e nazionale per prendere la strada delle riforme necessarie allo sviluppo del paese”

“Un cordiale augurio a tutti gli italiani per la Festa della Repubblica. Un saluto particolare, affettuoso e solidale, alle tante famiglie de L’Aquila e dell’Abruzzo che vivono questa giornata fuori delle loro case distrutte o colpite, tra gravi disagi e difficoltà, anche se assistite e sostenute con ogni premura ; che vivono questa giornata nel ricordo di perdite dolorose e incolmabili”. Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è rivolto agli italiani in occasione del 2 giugno, Festa Nazionale della Repubblica. “L’augurio – ha proseguito il Capo dello Stato – è che possano veder presto avviata l’opera di ricostruzione, rinata la città de L’Aquila, gettate le basi di un futuro migliore. L’Italia si è ritrovata unita di fronte alla drammatica emergenza del terremoto. E si è, negli ultimi mesi, ritrovata unita nel celebrare il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazifascismo, del ritorno alla pace, alla libertà e all’indipendenza; si è ritrovata unita nel rendere omaggio alle vittime del terrorismo, delle stragi, della violenza politica di ogni colore; si è ritrovata unita nel ricordare …

“Immigrazione e Sicurezza: alcuni spunti di riflessione”, di Saverio Chindemi

È evidente la tendenza da parte della stampa italiana a dare ampio spazio nei quotidiani a notizie di crimini commessi da stranieri. In effetti, queste notizie scavalcano le altre e conquistano facilmente le prime pagine delle testate nazionali. È difficile riuscire a capire se siano i giornali a voler parlare eccessivamente di crimini commessi da stranieri o se siano i lettori a desiderare queste tipo di notizie. Comunque, questa continua associazione tra immigrazione e criminalità ha portato la maggior parte degli Italiani a ritenere che i due fenomeni siano dipendenti l’uno dall’altro. La maggior parte degli Italiani associa l’immigrazione ad un aumento della criminalità. Sta di fatto che uno studio della Paris School of Economics presentato in Bocconi lo scorso Agosto ha dimostrato che non vi è una relazione di causalità tra l’immigrazione e il numero dei crimini[Paris School of Economics. M Bianchi, P Buonanno, P Pinotti; WORKING PAPER N° 2008 – 05 Do immigrants cause crime?]. Gli stranieri non hanno una propensione a delinquere maggiore degli Italiani, sono semmai le diverse condizioni sociali che …