“Io, docente pensionato. Al mio posto? Non un giovane”, di Giulio Ferroni
Quest’anno (per la precisione pochi giorni fa, il 1 novembre) sono andato in pensione, dopo aver superato i settant’anni di età: e con me nella mia Facoltà sono andati in pensione altri tredici colleghi e docenti del mio stesso ruolo e altri numerosi di ruoli diversi: sarebbe però possibile, per i professori ordinari (ma solo con determinati requisiti), rimanere in servizio ancora per altri ventiquattro mesi. Mi sembra comunque che questi casi di permanenza siano poco numerosi (almeno nel mio Ateneo, che è la Sapienza di Roma). So poi anche che non mancano colleghi che, come suggerisce il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, continuano ad insegnare gratis dopo il pensionamento: e certo è un titolo di merito, come lo sarebbe l’offerta della propria biblioteca alla propria università (anche se spesso le università non sono attrezzate per sistemate quei libri). È anche vero peraltro che si può sentire il pensionamento come una sorta di liberazione: dalla burocratizzazione che sta uccidendo la vitalità delle nostre università, dagli artificiosi meccanismi che sono stati messi in opera negli ultimi …
