"Dai crolli allo spaccio l’oltraggio infinito alla Reggia di Caserta", di Conchita Sannino
I primi sono gli africani. «Borsa bella, guardare solo, tieni». Poi i napoletani. «Volete fare un giro completo di tutta l’area? Una macchina con l’autista senza spendere troppo?». Poi è il turno dei casertani: «La guida mia ha più foto a colori e costa di meno, prendete ». Tutti ambulanti. Tutti abusivi. Intanto c’è chi orina o chi dorme sull’erba selvatica, chi insegue un altro turista o chiede l’elemosina. E non un cestino per le carte, non una panchina o una pensilina o un bagno chimico lungo il cosiddetto “vialone”, il vasto camminamento che ti conduce dalla stazione ferroviaria verso la visione potente della settecentesca Reggia. In fondo t’aspetta il Monumento che sembra un’astronave piantata lì da tre secoli solo per sottrarti al degrado di oggi, cartolina di perfezione architettonica e giardini dal sontuoso disegno lontani anni luce dal grigio informe in cui gli tocca galleggiare. Con le competenze parcellizzate tra mille uffici, tra dentro e fuori quei cancelli: Soprintendenza, Demanio, Agenzia del Territorio, Comune. Con pezzi dello Stato in causa contro altri Pezzi. Un …
