“Tre-quattro anni senza sacrifici ecco il piano per i Paesi in crisi”, di Eugenio Occorsio
«SERVE una visione d’insieme. Le riforme strutturali sono necessarie, resti ben chiaro. E non sono un’esperienza piacevole: il consolidamento fiscale fa male, la pulizia del sistema bancario costa alle finanze pubbliche, le tasse rappresentano un problema inevitabile. Ma vanno assolutamente rivisti i tempi, consentendo una moratoria perché i Paesi in difficoltà si allineino ai più forti. Questa proroga va utilizzata per intervenire in modo articolato non solo nel settore pubblico ma in quello privato». Jean Pisani-Ferry, 62 anni, a lungo consulente della Commissione di Bruxelles, docente all’Université Paris-Dauphine e direttore del think-tank Bruegel di Bruxelles, si unisce alla nutrita pattuglia di economisti che lanciano l’allarme sul rigore: «Una così protratta carenza di crescita è un challenge politico di dimensioni enormi. Non si risolve semplicemente imponendo un’agenda di riforme draconiane, di rigore, di austerity, come se bastasse. Le priorità sono altre, come il recupero di competitività e produttività. Il divario con l’America è insostenibile da prima della crisi: la produzione dei primi 15 Paesi dell’Ue era superiore per il 15% a quella degli Usa nel 1982, …
