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Formale impegno del PD a risolvere la questione “Quota 96”

La responsabile scuola del Pd, Francesca Puglisi, ha incontrato ieri a Roma una delegazione del Comitato Civico «Quota 96», in rappresentanza dei pensionandi della scuola, che da oltre un anno lottano per avere riconosciuto il diritto di andare in pensione con le vecchie norme. La rappresentante democratica, candidata al Senato, ha promesso di impegnarsi in prima persona per sanare la ben nota vicenda qualora il suo partito dovesse vincere le elezioni. Una buona notizia che tutti gli aderenti al Comitato civico “Quota 96” si augurano possa concretizzarsi. Si tratta di circa 3500 lavoratori, fra docenti e personale Ata, rimasti imbrigliati nella riforma Fornero, e costretti a una brusca deviazione rispetto ai loro progetti esistenziali e iniquamente impediti a far valere il loro sacrosanto diritto a pensione così come esso è sancito da norme speciali tuttora in vigore. L’impegno assunto è considerevole, fanno sapere dal Comitato Civico «Quota 96», e metterebbe la parola «fine» a una storia estenuante fatta di continui e sordi dinieghi governativi rispetto a ciò che non può né deve essere considerato un …

"La lezione di Berlinguer", di Michele Prospero

E’ chiaro che in una crisi organica come quella italiana, che coinvolge istituzioni e società, cultura ed economia, poteri e forme dell’immaginario, rimangono aperte le possibilità di rovinose cadute. Che al termine del lavoro «sporco» affidato al governo tecnico, invocato per bloccare l’emergenza con in- derogabili misure di risanamento, potesse furtivamente ricomparire lo spettro beffardo del Cavaliere, con il suo puerile gioco che pretende di accarezzare l’inverosimile come se nulla di tragico fosse accaduto, era un rischio evidente. Un rischio evidente sin dalla gestazione della «strana maggioranza». Ma alla sinistra, in una giuntura che annunciava catastrofi incombenti, non si ponevano altre alternative. Stare nella crisi e cercare di indirizzarla verso sbocchi progressivi era la sola maniera per non soccombere e proteggere quella parte di società che è vulnerabile e vive di lavoro. Se oltre il 30% degli elettorali è indeciso o orientato all’astensione, se, tra coloro che si recheranno alle urne, le formazioni populistiche afferrano il 50% dei consensi e se, infine, dopo la comparsa da Santoro in tv Berlusconi, che è il principe dei …

"Bersani-Vendola: non si tocca l’alleanza", di Maria Zegarelli

I rispettivi staff non sono allarmati. Contatti tra le diplomazie per ricucire lo strappo tra Bersani e Vendola? «Ma di cosa state parlando? Bersani e Vendola non hanno bisogno di ambasciatori, alzano il telefono e si parlano», risponde uno dei collaboratori del governatore pugliese. Idem dal Nazareno: «Bersani ieri da Berlino ha detto quello che ripete da mesi». Vale a dire: alleanza con Sel e Psi e patto con i centristi per le riforme. Altrimenti detto: «Puntare al 51% ma ragionare come se avessimo il 49». Nessun inciucio, come invece continua a dire Silvio Berlusconi, nessuna intesa siglata con il premier,assicurano tutti, compreso Pier Ferdinando Casini. E allora? L’asse Bersani-Vendola «è solido, piuttosto è il Professore che cerca di insinuarsi per creare zizzania», dicono da Sel. Eppure per Bersani la partita non è semplice. Sa bene che se non otterrà i voti necessari per governare anche al Senato, sarà inevitabile guardare al centro. Ipotesi che lo allontana dalla sinistra della sua coalizione e che a sua volta allontana i possibili consensi da Sel che deve …

Harlem Désir Il segretario del Ps francese: «Unire gli europeisti. La vittoria del Pd favorirà la svolta», di Umberto De Giovannangeli

«La costruzione di una Europa sociale, solidale, capace di coniugare rigore e crescita, è oggi il grande spartiacque tra progressisti e conservatori nei singoli Stati e a livello sovranazionale. Occorre chiudere definitivamente la stagione fallimentare dell’iper rigorismo della destra. Ed è attorno a questa svolta, di idee, di cultura, di progetto, che occorre ridefinire le alleanze». A sostenerlo è Harlem Désir,53 anni, segretario generale del Ps francese. Il leader dei socialisti francesi sarà tra i protagonisti del meeting «A common progressive European vision. Renaissance for Europe: peace, prosperity and progress», che si terrà sabato prossimo a Torino. Un nuovo europeismo è il terreno di incontro tra culture politiche diverse ma che hanno, come punto d’incontro, la consapevolezza, rimarca Dèsir, «che occorre definire nuove priorità nell’agenda comune, puntando con forza sulla crescita. Una crescita fondata su investimenti in settori strategici, quali la green economy, l’istruzione, le grandi infrastrutture. È il riformismo del Terzo millennio, quello che ha portato alla presidenza della Francia Francois Hollande e, mi auguro, Pier Luigi Bersani alla guida del prossimo governo italiano». …

Un nuovo Patto per la Salute: le proposte del PD per la Sanità

Tagliamo l’acquisto di cacciabombardieri F35 e di armamenti e utilizziamo quelle risorse, insieme ai fondi strutturali europei, per un piano straordinario di investimenti che consenta a Regioni, Province e Comuni di mettere in sicurezza scuole e ospedali. E’ questo lo spirito che ha animato l’incontro con gli operatori della Sanità all’Ospedale Forlanini di Roma. Il Segretario del PD Pier Luigi Bersani ha incontrato medici e infermieri del Lazio, una delle Regioni più malmesse in ambito sanitario, ponendo al centro la discussione sui diritti fondamentali: sanità, scuola, lavoro. “Discutiamo di come uscire dalla crisi più profonda di questo Paese, non se ne può più del politichese, arrivo qui e mi chiedono quanti sono i metri che mi separano da Monti. Usciamo dal politicismo e dal cabaret cui assistiamo in questi giorni. Certo, c’è anche il problema del fisco, adesso è partita la corsa alle restituzioni, allora propongo a Berlusconi che restituisca di tasca propria e della Lega, l’equivalente di tre Imu: le rate non pagate del “condono tombale” 2003-2004, la decurtazione dei trasferimenti dell’Unione europea per …

"Tutti i motivi di chi rinuncia", di Chiara Saraceno

È possibile che tra le cause della drastica diminuzione delle iscrizioni all’università ci sia anche, come dichiarato dal ministro Profumo, lo sgonfiamento della bolla delle re-iscrizioni, ovvero di coloro che, già iscritti alla vecchia laurea quadriennale negli anni scorsi sono passati alla triennale. Possiamo anche mettere in conto un certo calo demografico nella coorte dell’età interessata. Forse, visto l’aumento delle tasse universitarie per gli studenti fuori corso, c’è stata anche una riduzione degli iscritti tra coloro che facevano una iscrizione di prova, ma poi non davano nessun esame. Sgonfiamento della bolla e calo demografico, tuttavia, sono solo una parte del fenomeno. I modi e le caratteristiche di questa drastica diminuzione delle iscrizioni in un periodo di domanda di lavoro debole e alta disoccupazione giovanile costituiscono un segnale di problemi strutturali della nostra università e del loro intreccio con i meccanismi di trasmissione fra le generazioni di una disuguaglianza tra le più forti nelle democrazie sviluppate. Sono, infatti, soprattutto i diplomati degli istituti tecnici che hanno rallentato le iscrizioni alle lauree triennali, non perché attratti da …

"Matricole: il calo degli studenti universitari specchio dell’Italia in crisi", di Marco Revelli

Difficilmente un Paese impoverito può permettersi un buon sistema universitario. E difficilmente un Paese con un cattivo sistema educativo può sollevarsi dalla crisi. Sta in questa tenaglia il segno — uno dei tanti, purtroppo — della preoccupante situazione italiana, messo in rilievo dal recente documento del Consiglio universitario nazionale. Potremmo anche aggiungere che difficilmente un Paese poco acculturato può produrre una buona politica: un elettorato consapevole (lo vediamo in questi giorni quanto pesi il livello di istruzione sulle intenzioni di voto). Una classe dirigente all’altezza dei propri compiti. Un’amministrazione competente ed efficiente. E il cerchio si chiuderebbe. Le 58mila matricole in meno nel 2011 rispetto al 2003 — il dato che ha scioccato perché equivalente alla popolazione di un intero grande ateneo — è in realtà solo la punta di un iceberg di proporzioni ben più ampie. Occorre aggiungere i 1.195 corsi di laurea eliminati negli ultimi sei anni, solo in parte cancellati per una sacrosanta razionalizzazione e sempre più costretti all’estinzione per assenza di fondi e di docenti. Il taglio feroce dei fondi alla …