Quel luogo leggendario distrutto dall'inerzia, di Salvatore Settis
Coperta dal fango del fiume Crati, Sibari patisce per la seconda volta nella sua storia millenaria il supremo oltraggio dell’oblio: la prima fu per la ferocia della guerra, la seconda (oggi) per l’inerzia delle istituzioni. Modello di ricchezza e di cultura urbana avanzata (o di “lusso”), Sibari fu per due secoli (il VII e il VI a. C.) la più opulenta città dell’Occidente greco, lasciandosi dietro una scia di narrazioni, spesso leggendarie. Aveva, dicono le fonti antiche, un perimetro di 50 stadii (quasi 10 km), e 300.000 abitanti; ne dipendevano quattro popoli e 25 città. Nelle feste, si snodava una processione di 5000 cavalieri. Batteva moneta, emanava leggi, assicurava il contatto fra le colonie greche d’Anatolia (specialmente Mileto) e gli Etruschi. Lotte intestine e la rivalità della vicina Crotone portarono nel 510 a. C. le truppe di Sibari a una rovinosa disfatta. I Crotoniati misero a ferro e fuoco la città, e sulle rovine fumanti deviarono le acque del Crati, per distruggerne anche la memoria. Pochissimo si salvò delle meraviglie d’arte che vi erano raccolte: …
