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Perché Istruzione e Lavoro saranno decisivi Contro la crisi, di Antonio Cocozza

Negli ultimi giorni tre dati hanno messo in evidenza la necessità di pianificare un intervento strategico decisivo sulle tematiche dell’istruzione, dell’alternanza scuola-università-lavoro e dell’apprendimento permanente, ispirato al nuovo paradigma della lifewide learning, già sperimentato positivamente in diversi Paesi europei. Tali dati sono: la previsione dell’Organizzazione internazionale del lavoro sull’andamento negativo della disoccupazione a livello mondiale, ipotizzata a quota 200 milioni nel 2013, un trend preoccupante riconducibile all’ espansione del modello dello jobless growth (crescita senza occupazione) anche nei Paesi Brics; la ricerca Istat sulla partecipazione alle attività di formazione permanente dei lavoratori italiani, pari al 6,2% della popolazione di riferimento. Un risultato che inchioda l’Italia al 17° posto nella graduatoria dei 27 Paesi dell’Unione europea, lontano dal traguardo del programma Education and Training 2020; la ratifica da parte del Consiglio dei Ministri dell’Accordo raggiunto nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni sul complesso iter di attuazione della delega dellarRiforma del mercato del lavoro in materia di apprendimento permanente, che istituisce il sistema nazionale di certificazione delle competenze, i Centri/Reti territoriali per l’apprendimento permanente, il sistema nazionale di orientamento. …

Nuove classi nelle sabbie mobili, di Alessandra Ricciardi

I vertici ministeriali hanno concesso di procedere con gruppi tecnici ad hoc su aree disciplinari omogenee, dovrebbero essere 4 o 5, per superare le criticità. Ma intanto i sindacati non nascondo come la riforma proposta sia molto politica, e dunque meglio aspettare un ministro con pieni poteri. Il provvedimento consentirebbe di ridurre le classi di concorso, ovvero gli ambiti delle discipline che insegnano i singoli prof, per i quali dunque sono formati, reclutati, assegnati alle cattedre, trasferiti e sostituiti, da 122 a 56, di cui 6 sono di nuova istituzioni (danza classica, moderna, logistica, calzature, sostegno per secondaria di primo e secondo grado). I docenti tecnico-pratici erano 55 diventano 26, di cui una classe di nuova istituzione. Obiettivo dell’accorpamento proposto dal ministero attraverso decreto (proprio per riuscire a fare prima, evitando il parere delle commissioni parlamentari) è di evitare l’eccessiva parcellizzazione degli organici, dare maggiore flessibilità ai docenti, rivedere la formazione universitaria. Ma nelle pieghe del decreto, e soprattutto delle tabelle di confluenze delle vecchie classi nelle nuove maxi classi di concorso, i sindacati hanno …

Come l'Italia ha smesso di indignarsi, di Gad Lerner

«Ça ira, ça ira, ça ira/ les aristocrates à la lanterne!». Terribile è il ritornello di uno dei più popolari canti della Rivoluzione francese, quando invoca l´impiccagione dei nobili per poi, come se non bastasse, ficcargli un bastone didietro per ciascuno. Ma la violenza urlata al femminile davanti alla Bastiglia (ne è rimasta celebre l´interpretazione di Edith Piaf) culminava pur sempre nella palingenesi, inneggiava a una speranza, tant´è che il nostro Carducci ha ripreso il miraggio di quel ça ira come futuro radioso. In ben altra rabbia si è imbattuta Concita De Gregorio misurando la temperatura dell´Italia contemporanea nel suo potente libro-inchiesta Io vi maledico (Einaudi). Nessuna pulsione rivoluzionaria. Manca fra noi l´orizzonte di un rovesciamento delle gerarchie, dei dogmi classisti e tanto meno dei rapporti di produzione. La furia si ripiega su se stessa fino a bruciare l´anima in cui s´è accesa. L´ho incontrata anch´io Sabrina Corisi, figlia di un operaio sindacalista dell´Ilva di Taranto morto di tumore al polmone dopo essersi battuto per anni contro i veleni minerali che, sospinti dal vento oltre …

Che fine ha fatto il federalismo scolastico, di Osvaldo Roman

Con il voto del 24-25 febbraio si rinnovano oltre alle Camere anche tre Consigli regionali. Questa circostanza avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per una rinnovata considerazione delle modalità di realizzazione del Titolo V della Costituzione. Ciò a partire da quelle, in gran parte impantanate, che nella scorsa legislatura avevano tentato di definire il cosiddetto federalismo fiscale. Non sembra che finora il tema risulti in qualche modo presente nel dibattito elettorale che si è avviato anche perché esso latita o risulta troppo genericamente indicato nelle diverse piattaforme elettorali. Probabilmente ciò accade perché l’aggravarsi della crisi economica e finanziaria di carattere internazionale ha consentito di scaricare una buona parte delle misure di austerità proprio sul sistema delle autonomie locali a torto o a ragione considerato fonte e causa di sprechi assai rilevanti. Hanno finora sicuramente contribuito a tale oscuramento del tema in questione nella campagna elettorale anche i numerosi scandali che in questi ultimi tempi hanno investito certe amministrazioni regionali e locali. I tagli agli enti locali presenti nelle diverse manovre realizzate dal governo Monti (in particolare per …

Bersani: "La Germania deve riconoscere che ha tratto un enorme vantaggio dall'euro", di Pierre De Gasquet

La corsa elettorale con tre importanti candidati è una novità nella vita politica italiana. Vede il rischio di un ritorno al bipolarismo imperfetto? «Non credo si possa parlare di vera novità. Certo, oggi la proposta centrista è forse più significativa che in passato. Ma la mia convinzione è che nel paese profondo vi sia un’esigenza di bipolarismo. Le forze di centro ambiscono ad essere un punto d’equilibrio, ma nella situazione italiana non penso che giocheranno un ruolo determinante». Patronati e sindacati oggi reclamano un trattamento choc per l’economia italiana: a suo parere la cura di Mario Monti ha funzionato fin qui? «La cura Monti ha funzionato sotto due aspetti: evitare il precipizio e ridare al Paese un elemento di credibilità sul piano internazionale e sui mercati. Mi piace poi sottolineare che Mario Monti non ha fatto tutto da solo, ma con il sostegno leale del nostro partito, che ha rinunciato alle elezioni anticipate in nome dell’interesse del Paese. Detto questo, pur riconoscendo il valore di questa esperienza, dobbiamo ancora affrontare scelte decisive per l’economia reale, …

Esodati, cosa fare davvero per riparare al danno, di Cesare Damiano

Alcuni giorni fa il Messaggero titolava in prima pagina “Bomba esodati, altri 150.000 Come capita purtroppo in molte occasioni, leggendo l`articolo è risultato evidente che il suo contenuto non corrispondeva al titolo: infatti si trattava dell`ennesima ricostruzione di una nota vicenda. Partiamo dall`inizio: l`articolo faceva riferimento al fatto che a suo tempo l`Inps aveva fornito una stima di circa 390.000 cosiddetti esodati, ai quali sottrarre oltre 90.000 lavoratori in grado di risolvere rapidamente la loro situazione essendo prossimi alla pensione (pochi mesi di attesa) e 140.000 salvaguardati (comprendendo i precedenti 10.000 previsti dall`ex ministro Sacconi). Risultato: rimarrebbero ancora 150.000 lavoratori da sistemare. Questa la ricostruzione dei giornalisti del quotidiano romano. Uno scoop inventato perché non si tratta di nuovi esodati e questi numeri sono assolutamente noti da tempo: semmai c`è il rischio che siano sottostimati. Quello che sorprende è che, ancora una volta, su una non notizia si sia scatenato un dibattito acceso. Il ministro Fornero ha dichiarato che bisognava chiedere chiarimenti all`Inps, quasi a dire che lei quei numeri non li conosceva. Pare strano …

Licenziati, separati, famiglie l’esercito dei nuovi senzatetto retrocessi dalla classe media, di Vladimiro Polchi

Anziani soli e con la pensione minima, lavoratori che non arrivano a fine mese, padri separati. Eccoli i nuovi senzatetto: non solo immigrati e non solo disoccupati. Dimenticate l’immagine romantica del clochard per scelta, del vecchio con barba lunga e sacca in spalla. La crisi cambia l’identikit dei “senza dimora” e ne ingrossa le fila, tanto che oggi c’è una città grande come Mantova popolata solo da abitanti invisibili. È una città senza neppure una casa, con 47.648 persone che sopravvivono tra mense e strutture d’accoglienza. «Accanto agli storici clochard e cioè italiani 50enni, abituati a vivere da anni per strada, spesso con problemi psichiatrici o di alcolismo — racconta Paolo Pezzana, presidente della Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora (Fio.psd) — incontriamo sempre più “insospettabili” e perfino interi nuclei familiari». Purtroppo il registro dei senza fissa dimora, istituito nel 2010 dall’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni, non ha mai funzionato, «perché — spiega Pezzana — molti comuni continuano a non aggiornare gli appositi registri anagrafici». L’unica indagine attendibile resta allora la ricerca …