Tutti gli articoli relativi a: attualità

“Palestina. La chimera della convivenza in una terra divisa dalla storia”, di Lucio Caracciolo

Che differenza c’è fra Santa Sede e Palestina? Secondo l’Onu nessuna, da quando il 29 novembre scorso l’Assemblea Generale ha elevato a schiacciante maggioranza (138 sì, 9 no e 41 astenuti) l’Autorità nazionale palestinese (Anp) al rango di “Stato osservatore non membro”, lo stesso di cui gode l’entità vaticana. Ma mentre la monarchia papale, con i suoi 572 cittadini in 0,44 chilometri quadrati, è uno Stato a tutti gli effetti, l’Anp del “sindaco di Ramallah”, Abu Mazen, resta una categoria dello spirito. Non controlla nessun territorio sovrano: quel che avanza della Cisgiordania occupata da Israele, amputata dal Muro e colonizzata dagli insediamenti ebraici – tra cui vere e proprie città fortificate – è strettamente sorvegliato dalle Forze armate di Gerusalemme. Sicché oggi nella “Palestina storica”, accanto allo Stato d’Israele troviamo due monconi isolati – Gaza e pezzi di Cisgiordania – che sfuggono a qualsiasi definizione geopolitica. Nel primo, esteso quanto la fu provincia di Prato, sono compresse oltre un milione e mezzo di anime, sotto il regime islamista di Hamas. Nel secondo, più piccolo della …

“Il Paese della destra impossibile”, di Luigi La Spina

Dalla nascita della Repubblica italiana non l’abbiamo mai avuta. Prima, e per quasi 50 anni, la democrazia cristiana ha occupato il suo spazio, ma rifiutando, quasi con sdegno, il suo nome. Poi, quello spazio l’ha usurpato Berlusconi, ma rifiutando, anche lui, di interpretare quella politica. Ora, ci sarebbe la grande occasione per assistere, finalmente, alla nascita della destra italiana. Purtroppo, è molto probabile che, anche questa volta, il nostro Paese non riesca a diventare una normale democrazia moderna e occidentale. Eppure, le condizioni adesso sembrano molto favorevoli. A sinistra, si è consolidato in Italia un partito democratico che pare aver superato l’anomalia tardo-novecentesca della sommatoria di due ex burocrazie, quella comunista e quella della sinistra dc. Una maturazione che smentisce le tante profezie sull’inarrestabile destino fallimentare della creatura patrocinata da Prodi e che si deve non solo all’audacia giovanilistica di Renzi, ma anche alla sorniona abilità tattica di Bersani. Sull’altro versante dello schieramento politico, le convulsioni amletiche di Berlusconi potrebbero trasformare un partito personale di massa in una guardia personale di pseudo-amazzoni e di pseudo-dannunziani. …

“Le nuvole dell’Ilva e le facce di Taranto”, di Adriano Sofri

Ci sarà stato un centinaio di persone al lungo presidio di ieri davanti alla Prefettura tarantina, indetto per protestare contro il decreto governativo in nome della Costituzione. Qualcuno faceva dell’umor nero sull’eventualità di adattare l’ottimo slogan degli studenti romani, “Siamo venuti già menati”: “Siamo venuti già decretati”. Manifestazione per militanti: la Costituzione si incarna per loro in “Patrizia”, la giudice Todisco determinata quanto riservata. IERI la magistratura ha ratificato il dissequestro degli impianti, ma non quello dei prodotti fermi sulle banchine, e in grado di riempire una dozzina di navi. Frutto di un reato, cioè prodotti in violazione al divieto, non rientrano nella sanatoria di fatto sancita dal decreto, di cui peraltro i magistrati eccepiranno l’incostituzionalità. Per riprendersi il malfabbricato, l’azienda può essere tentata di decidere di nuovo la messa in qualche cosiddetta libertà dei 5mila dell’area a freddo, giocando così ancora il lavoro contro il giudice. Sul garbuglio istituzionale e politico (ci sarà fra due mesi un parlamento a tramutare in legge il decreto?) prevale ora quello sociale. Le scorte dell’Ilva sono vicine a …

“Noi docenti vogliamo continuare a imparare”, di Mila Spicola

Ho appena visto in differita la puntata di “Che tempo che fa” con ospiti il Ministro Profumo e Salvatore Settis. Sentir parlare di scuola da due persone che non sono del mondo della scuola provoca sempre un effetto straniante. Si parla di insegnanti, di valore sociale della scuola, di come cambia la vita di ciascuno di noi attraverso la conoscenza e, ancora una volta, non si attiva un confronto tra personaggi come Profumo e Settis e un insegnante, o meglio ancora, tra loro e uno studente. Vero è che in una realtà frammentata e complessa come quella relativa alla scuola in Italia non esiste «l’insegnante italiano» o lo «studente italiano», fosse solo in relazione ai numeri: parliamo di circa ottocentomila docenti e di quasi nove milioni di studenti. Quando ascolto riflessioni sulla scuola sorrido un po’, mi metto comoda e con l’animo del tipo «sentiamo cosa dicono stavolta». Stavolta è andata un po’ meglio, dico grazie al ministro e ancor di più a Settis, per le parole di elogio e per le belle intenzioni. Ma …

“Quante sono le donne leader?”, di Tania Mastrobuoni

Hillary Clinton è stata candidata dal sindaco di New York Michael Bloomberg a succedergli alla guida della Grande Mela. E ieri i cristianodemocratici tedeschi hanno riconfermato Angela Merkel alla presidenza del partito con un plebiscito: il 97,94% dei voti. Sta cambiando il rapporto tra le donne e il potere? Le due notizie confermano una tendenza che si sta affermando non soltanto in Occidente. Anche se le donne nelle posizioni apicali rappresentano ancora un’eccezione in tutto il mondo (a parte la solita «isola felice» scandinava), alla guida di una delle più importanti nazioni emergenti, il Brasile, c’è oggi una donna. Dilma Roussef. Anche il Paese vicino, l’Argentina, è guidato oggi da una rappresentante del gentil sesso, Christina Kirchner. E se si cambia continente, si scorgono segnali di cambiamento anche in Africa, dove alla presidenza della Liberia c’è dal 2006 l’economista Ellen Johnson Sirleaf, insignita nel 2011 anche del Nobel per la Pace. Ma sono ancora mosche bianche. Qual è il rapporto tra donne e potere in Italia? Ancora pessimo. L’Italia non ha mai avuto nella sua …

“Una minaccia che non esiste”, di Michele Ainis

Su questo finale di partita volteggia, come un corvo, la minaccia: o election day il 10 febbraio o la sfiducia a Monti. Un altolà pronunciato da Alfano, urlato da Santanchè, sibilato a denti stretti da Silvio Berlusconi. Ma è una pistola scarica, e per una somma di ragioni. Anzi: siccome ogni legislatura dura 5 anni, siccome fin qui la XVI legislatura ci ha rallegrato per 4 anni e 8 mesi, quest’ultimo perentorio avvertimento equivale alla minaccia d’uccidere un morto. Difficile che il morto si faccia troppo male. D’altronde non è in buona salute nemmeno l’assassino, sicché la sua cartella clinica disegna un secondo paradosso. E infatti, a quali scopi tende la minaccia? A serrare i ranghi del gruppo parlamentare pidiellino, a sollecitarne l’istinto di sopravvivenza davanti al rischio di prendere due scoppole di fila, ove le elezioni regionali fossero distanziate da quelle nazionali. Perché un ceffone ti fa male, due ti stendono per terra: e allora la rielezione può diventare un terno al lotto. Ma in realtà è più probabile l’opposto, se ti presenti agli …

“Berlusconi è tornato Il Porcellum rimane”, di Simone Collini

Pd e Pdl erano arrivati a un’intesa per superare il Porcellum. Poi è intervenuto Silvio Berlusconi. Oggi sarebbe dovuta approdare nell’aula del Senato la discussione sulla nuova legge elettorale. Il lavoro preparatorio è andato avanti per giorni, finché si era costruita un’ampia maggioranza sulla proposta Calderoli del premio di governabilità per «scaglioni» (più voti si prendono alle urne, più seggi aggiuntivi si ottengono in Parlamento). Questo, finché nella notte tra lunedì e martedì Berlusconi invia a Roma Denis Verdini per imporre a Gaetano Quagliariello e Lucio Malan il cambio di linea. E infatti ieri mattina, nel corso della riunione della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama che doveva sancire il passaggio della discussione in aula, il colpo di scena. Quagliariello presenta un emendamento con una nuova formula: una coalizione può incassare il premio di maggioranza se supera la soglia del 40%, in caso contrario vengono assegnati 50 seggi al primo partito che prenda tra il 25% e il 39%. I membri del Pd della commissione capiscono che non c’è più nessuna ipotesi di accordo su …