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"Mo' pure lady Bossi? Ed è mia collega…", di Mila Spiccola

Non se ne può più. 1.Ieri a Ballarò abbiamo appreso che la moglie di Bossi è andata in pensione a 39 anni e adesso è proprietaria di una scuola privata che ha da poco ottenuto qualcosa come 800.000 euro di finanziamento. Meno male che la Lega se la prende con Roma ladrona e con i “mangiapane a tradimento” del sud…Non vorrei star sempre a parlar male delle scuole private, però…la domanda sorge spontanea…la fate voi?
2.Oggi, invece, abbiamo appreso che leghisti e futuristi si sono presi a pugni alla Camera per questo motivo alla presenza di una scolaresca in visita al Palazzo. Poi arrivano in classe e mi dicono: loro sì e noi no? Eppure sono “figure istituzionali”…
3. Sempre a Ballarò la Gelmini si è prodotta in un’altra delle sue performance grammaticali con un “percorrirebbi” degno di Totò, Peppino e la Malafemmina. Ora ci vuole.
4. Arriva la notizia che financo tra i cento quiz distribuiti alla prova d’esame per preside c’erano altri errori e inesattezze. Roba da Guinness. Pioggia di ricorsi e rischio di annullamento. Detesto dire sempre che avevo ragione. Altrove, per molto meno, si viene licenziati. In questo governo il trono è assicurato: peggio la fai meglio la fai.Ci lamentiamo pure che ci ridono in faccia?
5. Piove. Governo Ladro. Mai così vero. E sotto di noi il baratro.

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"Lettera all'Ue: licenziamenti più facili e uomini e donne in pensione a 67 anni", da unita.it

Licenziamenti più facili per chi ha un lavoro a tempo indeterminato, se servono il governo è pronto a fare nuove manovre correttive, più facili, uomini e donne tutti in pensione a 67 anni. L’inserimento entro la metà del 2012 nella Costituzione del pareggio in bilancio. Sono alcuni dei punti salienti della lettera del governo italiano all’Ue.
LA LETTERA: UOMINI E DONNE IN PENSIONE A 67 ANNI
Uomini e donne in pensione a 67 anni nel 2026. Lo si legge nella lettera presentata dall’Italia a Bruxelles.
DISMISSIONI DA 5 MILIARDI IN 3 ANNI
La lettera prevede entro il 30 novembre 2011 dismissioni per 5 miliardi in 3 anni previo un accordo della Conferenza Stato-Regioni.
LA LETTERA PARLA DI LICENZIAMENTI E PENSIONI
Le agenzie lanciano un’indiscrezione sulla lettera all’Ue: sarebbe previsto il licenziamento per ragioni economiche dei lavoratori a tempo indeterminato. Rilancia la notizia Rainews. Nella lettera italiana, ricevuta all’Ue, si parla anche delle pensioni, motivo di scontri nella maggioranza con la Lega. La lettera d’intenti era stata promessa domenica scorsa ai presidenti Barroso e Van Rompuy da Silvio Berlusconi. L’Ue ha chiesto date e scadenze.

BERLUSCONI CERCA DI CONVINCERE BARROSO E VAN ROMPUY
Incontro bilaterale di circa 15 minuti tra Berlusconi, Manuel Barroso e Van Rompuy prima dell’inizio del vertice Ue. Secondo quanto viene riferito, al presidente della commissione europea e a quello del Consiglio Ue, che hanno ricevuto la lettera di impegni del governo, il premier avrebbe illustrato le posizioni italiane.

BERSANI: LA LETTERA? NON L’ABBIAMO ANCORA VISTA
Pier Luigi Bersani sul testo: «Hanno detto che ci daranno la lettera, ma a cose già fatte. E’ quello che è sempre accaduto».

«I nostri amici italiani lo sanno benissimo che partiamo dal presupposto che stasera ci annunceranno sforzi considerevoli di consolidamento»: lo ha detto il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker, entrando al summit Ue.

BERLUSCONI A BRUXELLES
Anche Berlusconi è arrivato Bruxelles. Prima di entrare al Parlamento europeo non ha voluto rilasciare commenti ai cronisti.
Il premier oggi ha ricevuto a palazzo Grazioli il segretario del Pdl, Angelino Alfano, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Con loro il premier ha limato la lettera di intenti che il governo italiano ha consegnato all’Unione europea. «La lettera ha ancora bisogno di qualche ritocco», si è giustificato Gianni Letta rispondendo ai cronisti.

«Se l’Italia è cosciente delle sfide che ha davanti, deve essere capace di dare le risposte necessarie». Ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando con i cronisti a Bruges.

«Qui non si tratta – ha detto Napolitano al termine dell’inaugurazione dell’anno accademico del College d’Europe – di rendere omaggio alle istituzioni europee, si tratta di fare il suo proprio interesse nazionale e di dare il suo contributo nell’interesse europeo». I cronisti hanno chiesto a Napolitano un parere sulla lettera che il Governo porterà al Consiglio Europeo: «Io non sono messaggero dei dispacci del Governo Berlusconi – ha replicato – quindi non lo so, non li ho letti, non spetta a me esaminarli».

Il Presidente della Repubblica, prima di recarsi in aeroporto per tornare in Italia, accenna allo scambio di documenti tra Roma e Bruxelles aggiungendo solo che del loro contenuto «non so, non li ho letti e non spetta a me esaminarli».

E l’attesa monta: il presidente della Commissione Ue Josè Barroso e quello dell’Unione europea Herman van Rompuy aspettano la lettera che hanno chiesto tre giorni fa al governo di Roma. E mentre si attende di conoscere dall’Italia il tipo di impegni presi e il calendario delle misure che intende attuare che dovranno tranquillizzare le istituzioni europee e gli altri partner dell’Eurozona, i leader si preparano alla maratona che li vedrà impegnati in due formati: a partire dalle ore 17 si riuniranno al completo, ovvero a 27, e a seguire si confronteranno solo quelli dell’Eurozona, ovvero i 17.

I nodi da sciogliere, sono ancora tutti sul tappeto: dalla ricapitalizzazione delle banche alle perdite degli istituti esposti con il debito di Atene, al fondo salva-Stati Efsf. I leader devono chiudere la partita su tutto, perchè è quello che si aspettano i partner internazionali e i mercati – stamattina le borse europee hanno aperto fiacche, con Milano a +0,4 – e finora non sembra esserci nessuna parola finale su alcun punto. La cancelliera tedesca Angela Merkel, prima di recarsi a Bruxelles, dovrà parlare a fine mattinata ai parlamentari del Bundestag, da cui conta di avere un mandato chiaro, per poter negoziare con tranquillità al summit anche l’aumento della potenza di fuoco del fondo salva-Stati, che era uno dei punti su cui il Bundestag minacciava la Merkel di ostracismo.

Francia e Germania hanno chiesto che le conclusioni del vertice europeo di oggi includano integralmente i 14 punti della lettera che l’Italia dovrebbe aver inviato alla Ue. Ma l’Italia si oppone a questa richiesta e, quanto si apprende, ci sono trattative in corso sull’ipotesi di pubblicare la lettera solo per sommi capi.

C’è però un giallo: la versione ufficiale della lettera italiana alla Ue con gli impegni sulle misure anticrisi non è ancora arrivata alla Commissione Europea. Lo ha riferito il portavoce dell’esecutivo comunitario Olivier Bailly, rispondendo ai cronisti oggi a Bruxelles. «Siamo fiduciosi che la riceveremo entro la fine della giornata: lo scopo è di averla in tempo per il Consiglio europeo (che si riunisce alle 18, ndr) al fine di restaurare la fiducia nell’economia italiana e nella stabilità finanziaria dell’Eurozona da parte dei mercati e degli investitori». Rispondendo ad una specifica domanda, il portavoce della Commissione ha osservato che «certamente non possiamo aspettarci che tutte le misure siano attuate entro le 18 di questa sera: abbiamo bisogno di una lista di misure concrete e molto dettagliate, sulla linea di ciò che abbiamo discusso con l’Italia non negli ultimi giorni ma negli ultimi mesi, una lista con un calendario d’attuazione». Sulla questione se la lista degli impegni sarà o meno nelle conclusioni finali del vertice Ue, Bailly ha risposto che «questo lo deciderà il Consiglio».

L’accordo sul contenuto della lettera è stato raggiunto la scorsa notte, dopo ore di trattativa con il leader della Lega – e socio di maggioranza del governo – Umberto Bossi.
L’obiettivo è raggiungere i 67 anni d’età nel 2026 anche per le donne del settore privato. È quanto è scritto, spiegano fonti presenti al vertice conclusosi a palazzo Grazioli, nero su bianco nella lettera che Silvio Berlusconi porterà oggi a Bruxelles. Nessun altro riferimento alla riforma previdenziale, ma solo l’indicazione del raggiungimento di questo obiettivo che così equipara l’età pensionabile delle donne nel privato a quelle del settore pubblico. Su questo punto la Lega avrebbe dato il suo assenso, ribadendo tuttavia la netta opposizione a qualsiasi intervento sulle pensioni di anzianità. Nulla di diverso, fanno osservare fonti leghiste, di quanto siglato nell’accordo sul decreto della manovra del 13 agosto scorso. Per il resto nella missiva rientrano misure sulle liberalizzazioni, sulle privatizzazioni, sulle semplificazioni normative a vantaggio delle imprese e sul piano delle
infrastrutture.

Berlusconi, secondo quanto viene riferito, punta ad ottenere dalla Unione europea ad un via libera di massima sull’impegno assunto dal governo italiano, convinto che i colleghi europei non attaccheranno l’Italia, anche per non compromettere la stabilità dell’Unione.

Testo integrale

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"Governo battuto due volte Camera", da repubblica.it

Approvata mozione Idv, bocciata una Pdl I sì sono stati 275, i no 272. L’esecutivo aveva dato parere contrario. Il testo chiede al governo di rinnovare il parco autobus e quindi di consentire allo stabilimento Fiat di continuare a produrre . Governo battuto due volte in poco più di un’ora alla Camera. La prima su una mozione dell’Idv sul caso Irisbus, approvata con 275 sì, 272 no e il parere contrario del’esecutivo. La seconda volta su una mozione del Pdl, in materia di incidenti stradali, respinta con un voto di scarto.

Partiamo dal caso Irisbus. La mozione riguardava lo stabilimento di Flumeri in Irpinia, che appartiene alla Fiat ed è a rischio chiusura 1. Sul risultato hanno pesato le assenze del Pdl, con 22 deputati che non erano presenti alla votazione e 13 che erano in missione. Non erano in Aula, tra gli altri, il segretario Angelino Alfano, Denis Verdini e Claudio Scajola. Mancavano anche Paolo Guzzanti e Francesco Pionati.

La mozione dell’italia dei valori chiede al governo di attivare ogni iniziativa per il rilancio del settore in Campania e di stanziare 700 milioni di euro per il 2012 ed il 2013 e 600 milioni di euro per il 2014 per il rinnovo del parco autobus, incentivando l’utilizzo di mezzi a basso impatto ambientale. Tutti interventi che consentirebbero allo stabilimento irpino di continuare a vivere.

“Questo voto dimostra ancora una volta che il governo è liquefatto e la maggioranza alla Camera, da tempo, non c’è più”, dice il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. “Settimana nuova, sconfitta nuova per il governo”, scrive il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, su Twitter.
Il capogruppo della Lega, Marco Reguzzoni, minimizza: “Non è successo niente. Il governo ha dato parere sfavorevole ma la mozione era condivisibile. Anzi, noi eravamo pure pronti a sostenerla”. “E’ la 93 esima volta che il governo viene battuto alla Camera”, fa i conti il responsabile d’Aula del Pd, Erminio Quartiani.

Ma poco dopo arriva la nuova battuta d’arresto: per un voto viene bocciata una mozione della maggioranza sul risarcimento delle vittime di incidenti stradali su cui il governo aveva dato parere favorevole. “E’ andato sotto, un paio di volte al giorno leva il medico di torno…”, ha commentato il segretario del pd, Pier Luigi Bersani.

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"Ufo, corsi conflitti d'interesse… Quanti pensieri per la Gelmini", di Franco Labella

Corso di recupero
Che la storia costituzionale italiana non sia conosciuta dagli studenti ci può, purtroppo, stare. Se la giovane scrittrice di favole ne elimina lo studio poi il risultato è questo. Che uno colloca l’Aventino nel 1929 anziché nel 1924. Se poi, oltre alla storia, si elimina pure lo studio del Diritto costituzionale può pure accadere di sentire uno che dice, in aula, che i cittadini votano in Italia il Presidente del Consiglio. In genere il rimedio, in questi casi, dopo l’inevitabile voto di insufficienza, è un bel corso di recupero. Magari assistito dall’uso delle nuove tecnologie, così i ragazzi le cose le imparano persino con interesse, piacere e partecipazione. Ma se l’alunno in questione si chiama Silvio Berlusconi e l’aula è un’aula parlamentare durante e dopo il dibattito legato all’ultimo voto di fiducia dopo la bocciatura del Rendiconto generale cosa puoi pensare? Semplicemente che le scuole frequentate dal medesimo erano di quelle dove quelle materie non si studiavano e dove non c’erano manco i corsi di recupero. Insomma la buona, sana , vecchia scuola di una volta nella quale il Diritto e la storia costituzionale non si studiavano. Quella che piace tanto al giovane Ministro e ai suoi altrettanto giovani consiglieri politici.

Conflitto di interessi
A proposito di consiglieri politici. Il titolo non tragga in inganno, stavolta B. non c’entra. Il conflitto di interessi, come sa chi si occupa di Diritto, è un evento diffuso. Il giovane Ministro poteva essere da meno rispetto al suo Presidente del Consiglio? Le pagine dei giornali si sono riempite, dopo la vicenda del fanta-tunnel, dei dettagli dell’ultima (ultima in ordine di tempo, ma fino a quando sarà a capo del Ministero di Viale Trastevere c’è ancora speranza) disavventura della giovane scrittrice di favole. Mi riferisco al quizzone del concorso a Preside. Mille quesiti eliminati una settimana prima del concorso perché imprecisi, equivoci e sbagliati. Alle prime segnalazioni, fatte da candidati al concorso, di errori c’era stato il tentativo solito di minimizzare:“Sono solo pochi casi”. Poi, però, durante un’intervista (V. Spicchi precedenti), era arrivata l’ammissione della débâcle. Débâcle perché se li producesse un prof. il 17% di items sbagliati in un test in classe lo licenzierebbero in tronco….
Ma siccome il “merito” è un valore, faccia truce del giovane Ministro e una minaccia: “Stiamo valutando la possibilità di chiedere i danni agli esperti che hanno confezionato le domande sbagliate”. Allora si fa sul serio…
Poi, però, viene pubblicato nel sito di Ansas-Indire l’elenco degli esperti, evidentemente un po’ reprobi, che hanno confezionato il quizzone. Sorpresa.
Scorrendo l’elenco salta agli occhi un nome. Max (ma sarà un omonimo perché il vero consigliere all’anagrafe è Marco) Bruschi, che ha il nome uguale a quello che è il consigliere politico del giovane Ministro Gelmini.
Allora c’è un problema: Mariastella Gelmini, Ministro dell’Istruzione che ha organizzato il concorso a Preside, chiede i danni a Mariastella Gelmini che ha nominato, sulla base del curriculum verdiano, Max Bruschi consigliere politico del Ministro, Presidente della Cabina di regia sul riordino dei nuovi Licei e che risulta pure estensore del quizzone? Più conflitto di interessi di così…. Gelmini, Gelmini, Bruschi , Bruschi. Ma saranno solo omonimi….

Ps: svelo il mistero del curriculum “verdiano” di Max Bruschi: basta leggere, sempre per il merito, il suo curriculum vitae presente nel Web e si scopre che i suoi titoli, in relazione al ruolo e agli incarichi relativi al mondo della scuola, sono basati su una fondamentale opera (sarà di pedagogia musicale? Sarà sull’organizzazione complessa alla base dell’opera lirica?) su Giuseppe Verdi.
Va’ pensiero….. cattivo.

Ufo
Nei cieli di Viale Trastevere volteggia un UFO. E’ “Cittadinanza e Costituzione”, la disciplina che non c’è, la materia senza voto. E’ così difficile la sua identificazione e definizione che persino gli esperti estensori del quizzone per il concorso a Preside sono andati in difficoltà. Essi hanno formulato una domanda, la n. 640, dove l’unica risposta plausibilmente esatta (non riporto le altre per rispetto alla sintassi) dice:”E’ di competenza dell’insegnante di Storia ovvero dell’insegnante di Economia e Diritto e prevede un voto autonomo” Voto autonomo?
Bastava controllare sulle pagelle degli studenti. Non c’è alcun voto perché non esiste alcuna materia denominata “Cittadinanza e Costituzione”. Però gli esperti hanno un’attenuante. Un anno fa, sul voto a “Cittadinanza e Costituzione”, c’era cascato persino Ernesto Galli della Loggia che aveva scritto un intero articolo basato su quel presupposto. Quando si dice la società dell’informazione…..

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Bersani. "Berlusconi non ce la farà l'esecutivo-ponte è difficile ma si può votare a dicembre", di Goffredo De Marchis

Possiamo andare a votare a dicembre? «Perché no» è la risposta secca di Pier Luigi Bersani. Con un gruppo di deputati democratici, in un corridoio laterale della Camera, il segretario fa un’analisi impietosa della situazione. Prevede lo show down a brevissimo, «la letterina di Berlusconi può far guadagnare 2-3 giorni». E poi? «Se anche l’Europa dovesse accettare questo accordo minimo, ci penseranno i mercati a darci una bastonata. Ormai i nostri titoli di Stato li comprano solo le banche italiane e la Bce. Che succede se la Banca centrale smette di acquistarli? Come fa a ingoiare un’intesa sul nulla?».

Pensa già al dopo, Bersani. «Il governo di transizione sul modello Ciampi sarebbe l’ideale, è un’ipotesi che si rafforza in questo momento. Ma da sempre temo che Berlusconi abbia pronto il lanciafiamme e sia pronto ad usarlo contro il Paese. Quindi è una soluzione non facile. Può nascere un governo Letta. Sarebbe un passo avanti ma dovrebbe fare le riforme. E noi rimarremmo all’opposizione». La terza via è il voto anticipato. Non a marzo, è troppo tardi. A dicembre «perché no» insiste Bersani lasciando intendere che la considera molto più di una probabilità. «Anche in Spagna non sono abituati a votare d’inverno. Eppure le elezioni le fanno il mese prossimo…».

Di tutto questo, racconta Bersani rispondendo alle domande dei presenti, ha discusso con Pier Ferdinando Casini nel pranzo di lunedì. È la seconda volta che si vedono “d’urgenza” a Bologna. «Facciamo il punto quando la fase diventa critica. Ma parliamo anche del futuro. Io mi preoccupo di rendere potabile e credibile per il governo un’alleanza di centrosinistra, quella che chiamano la foto di Vasto. In fondo, è il compito principale del segretario del Pd: cercare di tenere insieme le anime del centrosinistra. Ma la prospettiva finale rimane l’alleanza con i moderati. L’ho detto a Casini, capisco che guardando i sondaggi il Terzo abbia la tentazione di correre da solo. Ed è vero che un’intesa con loro si può trovare anche a urne chiuse. Ma è diverso fare un patto prima del voto anziché dopo».

Casini cosa risponde durante i pranzi bolognesi? «Da due anni il Pd parla di ricostruzione, di crisi sociale, del pericolo di un crollo della nostra economia. Io vedo in Casini una consapevolezza nuova rispetto al passato. Adesso condivide la nostra analisi». Il leader democratico fa capire che un pezzo di strada con l’Udc è già stato fatto, che manca poco a un patto per il governo. Ma Berlusconi è ancora in sella, l’accordo con la Lega in qualche modo regge. «Ho parlato con Maroni. Gli ho detto che o staccano la spina o pagheranno il conto con gli elettori. Perché Berlusconi non mollerà mai. Non ha un partito vero come ce l’ha Zapatero. Io quella storia la conosco bene. Un bel giorno sono andati da lui 5-6 dirigenti del partito socialista e gli hanno spiegato: “Zappy, è finita, ti devi fare da parte. Magari perderemo le elezioni, così però abbiamo la speranza di non essere cancellati”». Nel Pdl sono in grado di fare lo stesso?

Dice Bersani che l’Unione «sta dicendo a Berlusconi: devi andare a casa». Ed è inutile rigirare la frittata aggrappandosi alle debolezze di Merkel e Sarkozy. «Sarà pure vero che il settore industriale tedesco soffre, ma noi siamo il fanalino di coda dell’Europa. Ed è vero che le banche francesi hanno in pancia tanti titoli tossici. Ma lì regge un sistema complessivo, sul mercato gli istituti francesi trovano sempre nuove risorse. Senza contare che sia la Francia sia la Germania hanno i soldi per salvare chi è in difficoltà, noi no. In America tante banche sull’orlo del fallimento il giorno dopo hanno accolto nuovi investitori senza fargli pagare un centesimo più del giorno prima. Perché nessuno può credere che gli Usa vadano gambe all’aria. Noi invece corriamo il rischio. Siamo troppo grandi per essere aiutati dagli altri, ce la dobbiamo fare da soli».

Se la salvezza passa dal voto, se Berlusconi ha veramente deciso di usare il lanciafiamme, che voto sia. Prima di marzo, prima dei danni irreparabili. «Non è vero che stiamo meglio degli altri, che alcuni nostri fondamentali reggono. Le banche italiane sono solide seppure fanno una fatica enorme a trovare i soldi sul mercato. Perché il Paese non funziona, perché tutti vedono che rischiamo grosso. E temo che i prossimi giorni ce lo ricorderanno».

La Repubblica 26.10.11

"Pompei, cedono altri due muri. Uno era stato appena ristrutturato", di Luca Del Fra

L’ultimo crollo di Pompei, avvenuto ieri, ha interessato due muretti di recente fabbricazione:
uno delimitava la necropoli esterna a porta Ercolano, in via dei Sepolcri, l’altro era un muro
di contenimento. Cosa vedrà il commissario Unione Europea Johannes Hahn oggi nella sua visita a Pompei finalizzata a sbloccare il finanziamento di 105 milioni di euro per il sito archeologico? Potrà osservare come oltre ai crolli che si susseguono da quasi due anni di Domus,terrapieni, Scholae e antiche mura, ora vengano giù perfino le costruzioni moderne. L’ultimo crollo di Pompei, avvenuto ieri, ha interessato infatti due muretti di recente fabbricazione: uno delimitava la necropoli esterna a porta Ercolano, in via dei Sepolcri, l’altro
era un muro di contenimento. Come nel caso del muro sgretolatosi venerdì, la causa sarebbero le recenti piogge, ma decisiva è l’annosa incuria del sito. La soprintendente Teresa
Elena Cinquantaquattro certifica non esserci stato «alcun coinvolgimento di strutture di interesse archeologico» ma, bontà sua, in una situazione così tragica qui non si teme di cadere nel ridicolo, visto che «manufatti di recente fabbricazione» stanno più in piedi a Pompei. In casi di tale emergenza il Governo corre ai ripari, e che fa? Una bella conferenza stampa: stamane il sottosegretario di Stato Gianni Letta, i ministri Fitto e Galan, il commissario Hahn tutti insieme a Palazzo Chigi annunceranno i progetti per questo sito archeologico, anche quelli immediatamente operativi. E così Pompei è sempre più la metafora archeologica dell’Italia presente: un paese che crolla tra trionfali annunci e dichiarazioni altisonanti.
ANNUNCIO CONTINUO
Perché di annunci ne sono stati fatti parecchi: è passato un anno dal crollo della Schola Armaturarum, quasi due da quello che ha interessato la casa dei Casti amanti, tra questi una escalation di altri crolli grandi e piccoli nata durante il commissariamento di Giuseppe Fiori Un periodo in cui si è speso molto e allegramente in opere megalitiche e di dubbio gusto, come l’assai discutibile ricostruzione del teatro nuovo, siti internet, ologrammi – sì, perfino ologrammi – e spettacoli d’arte varia, senza però curare la manutenzione, la prevenzione e la messa in sicurezza. Molte promesse si sono susseguite, il ministro dei Beni culturali, prima nella persona di Bondi e poi del sopravvenuto Galan, hanno definito Pompei una priorità, dunque nulla è successo. I lavori di ricupero e messa in sicurezza non sono partiti, l’assunzione immediata di una squadra di 25 archeologi per fronteggiare l’emergenza, promessa da Galan in primavera non c’è stata, anzi in base al decreto «salva Pompei»proprio alla soprintendenza di Pompei sono tolti ben 5 milioni di euro, tutti già deliberati per i lavori urgenti, che sono rimasti al palo. Nel frattempo il governo ne investiva 6 per una convenzione tra Pompei e Invitalia per un non meglio precisato «supporto tecnico», operazione a cui è stato messo a capo non un grande esperto di cose pompeiane, né un archeologo, bensì ex manager Fininvest. E sul colpevole immobilismo del governo, il Pd chiede al Ministro dei Beni Culturali Galan di riferire in aula con un’interrogazione parlamentare di cui prima firmataria è Anna Maria Carloni. Oltre che sui recenti crolli, i parlamentari democratici chiedono conto di quando saranno realmente disponibili i finanziamenti più volte promessi
per l’area archeologica vesuviana. Ma soprattutto insistono su come i fondi europei di oltre 100 milioni di euro saranno gestiti: «Quale sarà il soggetto attuatore degli interventi; quale il ruolo di Invitalia; quali misure per impedire infiltrazioni della criminalità organizzata e quali scelte finanziarie e organizzative si intendono adottare – concludono i parlamentari –
per rendere efficace la manutenzione ordinaria del sito».
Sottotesto: la Soprintendenza lasciata a corto di personale proprio dal governo non sarebbe in grado di impiegare i 105 milioni della Ue, di qui i fondati timori che con questa scusa si approfitti per far gestire questi fondi attraverso Invitalia a qualche ex manager Fininvest, con le conseguenze da tutti immaginabili. Nulla succede e molto vien speso. Altrettanto immaginabile vista la stagione, anzi previsto, un forte temporale stasera si abbatterà sulla Campania e quindi anche su i poveri resti di Pompei.

L’Unità 26.10.11

"Una truffa da 17 milioni. Firenze, Verdini indagato", di Marco Gasperetti

L’accusa: ottenuti finanziamenti illeciti per l’editoria. C’era una cooperativa che in realtà non era una cooperativa. E che aveva acquistato il 51% di una società editoriale. Un modo ingegnoso, ma illegale secondo i magistrati, per truffare lo Stato e intascare ogni anno finanziamenti pubblici: tanti soldi, più di un milione di euro l’anno, oltre 17 milioni dal 1998 a oggi. Un «tesoretto» che sarebbe finito nelle casse della società proprietaria del Giornale della Toscana, (dorso locale del Giornale) e del settimanale Metropoli. A dirigere le operazioni, secondo la Procura di Firenze, c’era Denis Verdini, 60 anni, coordinatore nazionale del Pdl, massimo azionista del quotidiano e proprietario del Credito cooperativo fiorentino, banca finita anch’essa nella bufera giudiziaria. Verdini, già nel mirino dei magistrati toscani per le inchieste sulla P3, sul Credito cooperativo e sui grandi appalti del G8, stavolta è indagato per truffa aggravata ai danni dello Stato insieme ad altre diciotto persone tra le quali la figlia Chiara Diletta e la nipote Erika Bertini. Tra gli inquisiti il nome di un altro politico: il parlamentare Massimo Parisi, coordinatore del Pdl toscano. Insieme ad altre tre persone, in un altro filone dell’inchiesta, è sospettato di finanziamenti pubblici illegali che sarebbero andati a beneficio del settimanale fiorentino Metropoli.
Ieri mattina i finanzieri si sono presentati nella sede del Giornale della Toscana, con un decreto di sequestro preventivo firmato dal gip Paola Belsito su richiesta dei pm Giuseppina Mione e Luca Turco. Hanno acquisito carte e documenti amministrativi e notificato ad alcuni degli indagati il sequestro di dieci milioni e 982 mila euro, cifra corrispondente a parte dei finanziamenti pubblici che — secondo l’accusa — sarebbero stati illecitamente percepiti dopo il settembre del 2005. Data importante per l’inchiesta perché, anche se il presunto flusso illegale di finanziamenti sarebbe partito nel 1998, il periodo precedente è prescritto.
Dunque, secondo il teorema della Procura fiorentina, la Ste (Società toscana di edizioni) editrice del Giornale della Toscana, avrebbe intascato finanziamenti illeciti perché quel 51% di proprietà della cooperativa Nuova Editoriale sarebbe stato fittizio. Un modo per aggirare la legge sui finanziamenti all’editoria. Come ha spiegato ieri mattina il procuratore di Firenze, Giuseppe Quattrocchi: «La normativa vigente prevede che per ottenere finanziamenti pubblici la società editrice debba essere partecipata almeno al 51% da una cooperativa». Secondo l’accusa, in questo caso, la cooperativa era di facciata e alimentata dai soli versamenti statali.
«Sono offeso e costernato — ha commentato Denis Verdini —. Il risultato di questa “brillante” iniziativa, che ha portato al sequestro dell’intero immobile del Giornale della Toscana, è stato quello di rischiare di mandare in mezzo a una strada trenta lavoratori per un reato che non esiste, se non nella fervida immaginazione dei pm». Il gip Belsito invece è convinto che Verdini e soci avrebbero aggirato lo Stato «in maniera truffaldina attraverso operazioni bancarie apparentemente corrette che celavano in realtà dei fatti una cooperativa che esisteva solo sulla carta».

Il Corriere della Sera 26.10.11