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La rivincita dell'«esattore» Visco «Il Pdl ora fa quello che dicevo io»

L’ex ministro delle Finanze dei governi Prodi di centrosinistra Vincenzo Visco ha sottolineato la «schizofrenia» del centrodestra la cui manovra, nell’ultima versione depositata ieri dal Governo in Senato, ha previsto «alcune misure che in parte anche il nostro ultimo governo aveva varato ma contro le quali l’attuale maggioranza, allora all’opposizione, aveva addirittura mobilitato la piazza». «C’è una schizofrenia – ha evidenziato fra l’altro Visco, in una intervista al quotidiano ‘Il Mattinò- fortissima. Il problema dell’evasione fiscale è soprattutto un problema politico. I partiti vivono di voti» e «se si mettono in atto certe misure di contrasto all’evasione, inevitabilmente si scontentano milioni di persone». Un problema che tocca oggi il centrodestra ma che, ha accusato Visco, a suo tempo toccò anche il centrosinistra. «In vigore – ha ricordato – ci sono ancora molte delle tante misure contro l’evasione varate nei due anni dell’ultimo nostro governo. E, finalmente, vedo che anche il Pd oggi le ha riscoperte: allora invece le osteggiava. Fu uno dei motivi per cui decisi di non ricandidarmi». In ogni caso, le modifiche di ieri contro l’evasione non hanno cambiato il giudizio negativo sulla manovra dell’ex ministro: «non propone nulla di nuovo nè di strutturale». Mentre Visco assicira che, ad esempio, «con la tracciabilità di tutti i redditi e una una tantum sui capitali scudati si potrebbe recuperare un punto di pil».

da www.unita.it

Con questo governo si rischia meno istruzione e meno scuola Dibattito sul tema “ Università e Ricerca” alla Festa Nazionale Democratica di Pesaro

Con Manuela Ghizzoni deputato PD commissione scuola, Marco Meloni Resposanbile Università Ricerca e Pubblica Amministrazione PD, Andrea Gavosto Direttore Fondazione Agnelli, Marco Mancini Presidente CRUI(Conferenza Rettori Università Italiane), Marco Pacetti Rettore dell’ Università Politecnica delle Marche, Stefano Pivato Rettore Università Urbino, Pietro Graia ricercatore universitario. Si parte dalla manovra e da ciò che questa prevede per la scuola e l’università, ne parla subito la Ghizzoni, che confessa la sua difficoltà anche solo a commentarla , un po’ perché cambia ogni giorno, un po’ perché la Commissione Scuola alla Camera attende emendamenti che non arrivano o arrivano tardivi. Quel che c’è comunque basta a giustificare lo sconforto e la preoccupazione, le scelte del governo sono drammatiche, il timore è che le prossime possano riguardare il FFO (fondo di finanziamento ordinario).
Si spera che non venga usato per tappare buchi o tagliare ulteriormente.
Discutere di Università, ricerca e scuola porta diretti alla riforma Gelmini, ma il dibattito non si esaurisce nel ripetere i numeri dei tagli, che comunque ricordiamo: due anni fa all’istruzione venivano destinati 250 miliardi, l’anno prossimo se ne avranno a disposizione 25.
Piuttosto si sottolinea l’aspetto incostituzionale (art 3, 9, 33, 34) e il grave fattore di iniquità nei rapporti fra classi sociali che la manovra rafforza. Insiste Meloni: “complicato parlare di una manovra che si modifica ogni 12 ore – rilancia sul governo e su Berlusconi- che a questo punto non può più ignorare l’incapacità con cui si muove. Un governo che non permette il riscatto della laurea, lancia un messaggio chiaro al Paese :studiare non serve a nulla, lo studio non è una ricchezza”.
Un allarme dal palco lo lancia Pivato, spostando l’attenzione su un problema più generale, che riguarda l’intero paese e la sua credibilità mondiale. Ricorda che questo è l’anno dei 150 anni d’unità d’Italia, quindi della nostra identità., “e qual è l’identità dell’Italia riconosciuta nel mondo? Quella culturale.Patrimonio di cui viviamo di rendita da anni, ma che stiamo esaurendo. L’Italia ha bisogno di modernizzare il sistema produttivo e di equità sociale”.
In quest’ottica era stata introdotta la riforma 3 + 2 di Luigi Berlinguer, di cui ci parla Gavosto, “riforma che ha allargato la base sociale degli iscritti all’università e ha introdotto nel mercato del lavoro neo laureati che hanno trovato un occupazione magari non adeguato, ma senza creare maggiore disoccupazione”.
Sottolinea invece Pietro Graia, ricercatore, che “ il problema non è solo recuperare i fondi, ma ristabilire e garantire l’autonomia e la democrazia negli atenei. Oggi le scelte le compiono solo i docenti ordinari” Fra le novità infatti anche l’eliminazione del consiglio di facoltà, unico luogo dove si discuteva e votava con metodi democratici. Graia parla a nome di tutti i ricercatori precari, in rappresentanza dell’associazione 29 aprile, che dal 2005 protestano contro il sistema verticistico rafforzato dalla riforma Gelmini, non nascondendo un po’ di delusione, quella provata per la solitudine in cui sono stati lasciati dagli stessi rettori.
Doverosa e pronta la risposta di Pacetti che ammette qualche ritardo e qualche errore compiuto, non risparmiandosi l’affondo sulla Legge Gelmini “ una legge corrosiva del sistema universitario, che rende l’università più piccola, meno democratica e meno attrattiva. Meno iscritti ( il 10% in meno) significa maggiore distanza fra i ceti sociali e indebolimento se non annullamento della funzione di ascensore sociale.” A questo punto il coro è unanime.
Mancini ribadisce che “quello finanziario non è solo un problema di soldi ma diventa un valore, quando ci si ricorda che riguarda un bene pubblico, perché questo è l’istruzione. I tagli infatti non sono solo operazioni numeriche, ma scelte per ridurre il diritto pubblico all’istruzione.
No alla privatizzazione dell’istruzione, insomma, che renderebbe impossibile al figlio dell’operaio accedere alla professione del figlio dell’imprenditore.” Su questo principio di equità si basano le proposte del PD descritte da Meloni: uno statuto di diritti chiaro per gli studenti, misure che agevolano l’accesso agli studi (chi ha diritto deve ricevere le borse di studio), welfare per garantire alloggi a studenti fuori sede, riqualificazione dell’università, del corpo docente, autonomia agli atenei.
Il Pd vuole aprire una stagione di confronto e di lavoro con tutte le rappresentanze dell’università, ricercatori, rettori e studenti.

Il Dibattito sull’Università, la ricerca e la scuola, non può non chiudersi con un pensiero alle migliaia di ragazzi che dal prossimo 12 settembre torneranno nelle aule, dove ci saranno meno presidi, meno docenti, meno materiale didattico, meno docenti di sostegno. Meno scuola.

Redazione web Feste Democratiche – Milena Grieco

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Manovra, PD: “Gli Enti Locali non sono una malattia ma la medicina”

Bersani ha incontrato una delegazione dell’Upi e dell’Anci, sui tagli del governo contenuti nella manovra, a Regioni, Province e Comuni. “Gli Enti Locali non sono la malattia ma la medicina”. Così il Segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, al termine dell’incontro presso la sede nazionale del PD con le delegazioni dell’Upi e dell’Anci, sulla manovra correttiva in discussione. Per Bersani, è sì necessario “ridurre le spese di gestione degli Enti Locali, ma si devono cancellare i tagli che pesano sugli investimenti e sui servizi”.
Per coprire questa riduzione, il Pd ha ribadito le sue proposte: “Chiedere un contributo ai condonati; mettere un’imposta sui grandi patrimoni immobiliari e la dismissione degli immobili pubblici, tramite l’immissione in un fondo comune tra Enti Locali, a partire dagli immobili del demanio militare. Con questa operazione – ha chiarito- potremmo avere 25 miliardi in 5 anni”.

Il presidente facente funzioni dell’Anci, il deputato del Pdl Osvaldo Napoli, ha definito l’incontro sulla manovra con il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, “molto importante” sottolineando la disponibilità del partito d’opposizione “sia per quanto riguarda la parte sociale che per gli investimenti relativi ai Comuni. Abbiamo preso atto che i Comuni sono all’ordine del giorno del PD – ha detto Napoli – spiegando che “Il 70% degli emendamenti sui Comuni, alla manovra, sono opera del Partito democratico”. Infine ha ribadito di chiedere “l’azzeramento del taglio ai Comuni e ha spiegato che se ciò non dovesse accadere ci saranno forti perplessità che i Comuni possano garantire i più semplici servizi ai cittadini”.

Anche il Sindaco di Roma Gianni Alemanno ha partecipato all’incontro, in qualità di presidente del Consiglio nazionale dell’Anci. “Così come lunedì hanno manifestato insieme i Sindaci di centrosinistra e centrodestra, adesso l’appello dell’Anci a rivedere la manovra dando respiro agli Enti locali, è rivolto a tutti. L’emendamento sui piccoli Comuni, così come formulato, è inaccettabile e peggiore al testo originario – ha affermato il Sindaco di Roma – bisogna trovare una soluzione per il destino degli italiani e dei loro diritti”.

“L’incontro avuto oggi dal Pd con Upi e Anci ha riconfermato l’unanime giudizio negativo su di una manovra che penalizza con tagli feroci gli enti locali in un ottica centralista che rinnega qualsiasi impostazione federalista”. E’ il commento di Davide Zoggia, responsabile Enti locali del PD. “Noi siamo i primi a chiedere una riforma del sistema delle autonomie – ha dichiarato Zoggia – mentre il governo risponde con il loro smantellamento, con tagli irrazionali che determinano diminuzione di servizi quali scuole, asili trasporti e un inevitabile aumento della pressione fiscale. Addirittura – ha aggiunto l’esponente democratico – la pretesa di dettare gli orari di convocazione dei consigli e delle giunte comunali è solamente ridicola e degna dell’epoca fascista. L’unico dato certo – ha chiarito – è che si continua a considerare gli Enti Locali come un problema e non come una risorsa per rilanciare la nostra economia. Non vorremmo che fossero il paravento perfetto dietro il quale il governo Bossi Berlusconi si vuole nascondere per sottrarsi alla lotta all’evasione, annunciata a parole ma evasa nei fatti”.

Bersani al termine della proficua riunione, ai giornalisti che lo hanno interpellato sulla manovra del governo ha risposto: “Vedo il governo adesso fare la faccia truce con gli evasori, ma se dietro questa faccia si inventano un altro condono noi ci mettiamo di traverso. Condoni basta. Ora è il momento di far pagare le tasse, altrimenti il Paese non torna in riga. Abbiamo ascoltato il governo dire che non avrebbe messo la fiducia sulla manovra. Voglio credere che sia così. Ma il governo ora è allo sbando – ha detto ancora il Segretario del Pd – è una barca senza timone, questo lo vede chiunque. Il Parlamento si prenda le sue responsabilità, noi possiamo dare il nostro contributo alla discussione perchè venga approvata la manovra, poi il giorno dopo il Governo vada a casa, altrimenti rischiamo di ritrovarci nella stessa situazione tra 2-3 mesi”.

Anto.Pro.

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Il governo accorpa le mini-procure magistrati e opposizione: "Tagliano i pm", di Liana Milella

Procure, pur se mini, abolite per decreto. Pm cancellati dal governo con un tratto di penna. Per risparmiare soldi, dicono loro. Per indebolire il controllo di legalità sul territorio, temono opposizione e toghe. Con una delega al governo così ampia e generica che ogni decisione e discrezionalità, una volta votata la manovra, sarà possibile. Il Guardasigilli Nitto Palma presenta il piano per riorganizzare gli uffici giudiziari ed ecco, a leggerlo bene, la sorpresa che compare al punto “c”. Laddove è scritto: «Ridefinire l´assetto degli uffici requirenti non distrettuali, tenuto conto della possibilità di accorpare più uffici di procura indipendentemente dall´eventuale accorpamento dei rispettivi tribunali; prevedendo che l´ufficio di procura accorpante possa svolgere le funzioni requirenti in più tribunali».
Gergo di via Arenula, ma sostanza chiara: il governo vuole chiudere alcune piccole procure, non solo quelle delle città in cui si sbarrano i tribunali, ma pure dove restano. Una «procura accorpante» funzionerà per i tribunali che sopravvivono. Con buona pace delle carte che, tradizione tipica della nostra giustizia, viaggiano da un palazzo all´altro.
L´Anm, scoperte le tre righe, è «in allarme». Al telefono restano a lungo il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini. Nel weekend valuteranno i contraccolpi e metteranno nero su bianco. Il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati, ex leader dell´Anm, di mattina manda nelle mailing list le sue riflessioni. La «preoccupazione» per le «procure accorpate» emerge con evidenza. A sera è la volta di Luigi Marini, il presidente di Magistratura democratica. Giudizio spietato: «Una soluzione che appare poco sensata una volta che si riduca il numero dei tribunali, poco chiara nelle sue giustificazioni, priva di criteri direttivi e tale da attribuire al Governo una discrezionalità inaccettabile (e pericolosa) in materia di ordinamento giudiziario».
Duro il centrosinistra. Protestano la presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro e il Terzo polo. In commissione Bilancio, al Senato, alza la voce il dipietrista Luigi Li Gotti, il più battagliero contro Nitto Palma. «Qui si cancellano i pm. Avremo tribunali senza procure, una cosa unica, a cui mai nessuno aveva pensato». Nel dettaglio: «Poiché i pm possono acquisire direttamente le notizie di reato vorrà dire che, una volta soppressa la procura, verrà meno la possibilità di acquisire queste notizie. Così si arretra nella lotta al crimine». Li Gotti denuncia: «Perché si parla di procure accorpanti che vanno a svolgere le “sole” funzioni requirenti? E quelle inquirenti?». Un´altra trovata del governo per avere sì meno processi, ma perché ci saranno anche meno indagini.

La Repubblica 02.09.11

"Le diseguaglianze si allargano a partire dalle buste paga", di Roberto Monteforte

La differenza tra lo stipendio medio di un dirigente e la paga di un operaio e di ben 358 euro al giorno. Rispetto ad un ≪quadro≫ la differenza e di 127 euro. Il dato scende a 22euro se si prende in considerazione la retribuzione di un impiegato. Sono i dati emersi dallo studio ≪Lavoro scomposto≫, il dossier statistico realizzato Iref, l’istituto di ricerca delle Acli e presentato al 44˚ incontro nazionale di studio in corso a Castel Gandolfo. La ricerca mette a confronto le retribuzioni medie giornaliere dei lavoratori dipendenti nelle diverse professioni del settore privato (Fonte Istat-Inps, Rapporto sulla coesione sociale, 2010). Emerge che rispetto alla retribuzione media giornaliera (82 euro), un dirigente guadagna 340 euro in piu al giorno, un quadro 111 euro, un impiegato 6 euro in piu. Un operaio simette invece in tasca un salario giornaliero di 16 euro inferiore alla media. Peggio di lui solo il lavoratore apprendista, che guadagna in meno 31 euro al giorno. Le donne, rispetto agli uomini, ricevono in media al giorno 27 euro in meno.
LA VERITÀ SCOMODA Ne esce uno spaccato preoccupante del mercato del lavoro. Un contributo a quella ≪verita≫ sulla crisi e sui suoi effetti invocata recentemente dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. ≪Aldi la delle ovvie componenti organizzative – commenta il presidente delle Acli Andrea Olivero – sono dati che mettono in evidenza una divaricazione eccessiva delle retribuzioni, che va presa in considerazione quando si discute di sacrifici per il Paese≫ e non solo ≪per esigenze di giustizia e di coesione sociale, ma per oggettive ragioni economiche≫. ≪Restituire risorse ai lavoratori e alle famiglie del ceto medio – osserva – e l’unico modo per garantire la tenuta dei consumi e il rilancio del Paese≫. Sono ragioni da considerare di fronte alla crisi. Anche per questo il presidente delle Acli e fortemente critico verso la manovra del governo per contrastare la crisi. ≪E inaccettabile che abbiano ritirato il “contributo di solidarieta”. Se non pagano i ricchi chi paga?≫. L’obiettivo e chiaro: riproporre la centralita del lavoro come emergenza sociale e opportunita per garantire sviluppo. ≪In questi anni – osserva Olivero – abbiamo consentito una pluralita di contratti e di modalita di accesso al lavoro che in molti casi non ha prodotto un lavoro dignitoso, un “buon lavoro”. Lo abbiamo visto. Di fronte alla crisi si e sgretolato. Occorre porsi l’obiettivo di piu lavoro e un lavoro piu stabile. Va modificata la legislazione esistente≫. La denuncia e per un’economia dominata dalla finanza che impone le sue scelte anche alla politica, con il lavoro considerato come un fattore secondario. SEMPRE MENO FIGURE ALTE Lo studio ≪lavoro scomposto≫ mostra gli effetti negativi della≪deregulation ≫ di questi anni. Intanto il lavoro ≪sommerso≫: 12 posti di lavoro su 100 sono oggi irregolari, 18% al Sud e il27%il Calabria. La struttura della produzione: solo lo 0,1% di grandi imprese contro lo 0,5 della Germania e lo 0,4 della Gran Bretagna. Il ≪peso≫ del settore ≪ricerca e sviluppo ≫ all’interno delle aziende. Si parla tanto di ≪recupero della competitivita ≫,macome e possibile se i lavoratori della conoscenza sono poco piu di centomila, di cui 35mila ricercatori, 41mila tecnici e 24mila altri addetti? In Germania sono tre volte di piu. Un altro dato preoccupante e quello sugli occupati di ≪fascia alta≫: diminuiscono, mentre cresce l’occupazione non specializzata. Nel 2010 sono andate perse circa 70mila posizioni dirigenziali, hanno perso il lavoro 78mila professionisti della conoscenza e oltre 100mila tecnici. 110mila sono stati invece gli operai specializzati e gli artigiani costretti a lasciare i lavoro. Hanno fatto ingresso nel mercato del lavoro soprattutto donne in posizioni professionali non specializzate (+108mila) o impiegatizie (+58mila). Gli ≪atipici≫ nonsono solo i giovani. Il 48% ha tra i 30 e i 49 anni. L’effetto di anni di flessibilizzazione? Quasi un lavoratore su quattro (23%) ha una occupazione ≪non standard≫, ovvero non a orario determinato. Un quadro preoccupante che per le Acli pone l’esigenza di rafforzare, anche modificandolo, il sistema di garanzie e di solidarieta del Welfare. Oggi a Castel Gandolfo rispondera il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Ai lavori interverra anche il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone. ❖

L’Unità 02.09.11

"Il metodo del Cavaliere", di Massimo Giannini

L´arresto di Giampaolo Tarantini, «estorsore» di Silvio Berlusconi per lo scandalo delle escort, è tutt´altro che «una fantasia», come sostiene lo stesso Cavaliere con la consueta, bugiarda improntitudine.Quel provvedimento cautelare, viceversa, ci offre una verità concreta, e «tecnicamente» ineccepibile. Il presidente del Consiglio ha subito un ricatto. Questa volta, almeno per adesso, lui appare come la «vittima». Ma in attesa di capire se e come cambierà la sua posizione nel corso dell´inchiesta, a leggere l´ordinanza dei pubblici ministeri di Napoli emerge fin da ora un´altra verità, politicamente insostenibile. Berlusconi è un premier che, per i suoi vizi pubblici e i suoi stravizi privati, si è esposto alle intimidazioni costanti di un gruppo di delinquenti. È un premier costretto a comprare il silenzio di chi lo ha «assistito» nelle sue avventure, e minaccia di raccontare tutto all´opinione pubblica. Dunque è un premier che, piuttosto che “vittima”, è carnefice di se stesso. E per questo non può governare una moderna democrazia occidentale.
Nelle 105 pagine del documento del gip emerge con chiarezza quello che si può definire il «metodo Giampi». Tarantini, e insieme a lui sua moglie e Valter Lavitola, hanno effettivamente architettato un meccanismo che gli ha consentito, nel corso di un anno, di «spillare» a Berlusconi enormi quantità di denaro (salvo poi spartirsele e fregarsele tra loro, in un vortice di miserabili e reciproci raggiri). Un versamento «una tantum» di 500 mila euro. E poi 14 mila euro al mese, più il pagamento del canone di affitto della casa e altri benefit. Dalle telefonate intercettate viene fuori in modo esplicito. Tra loro, si dicono «dobbiamo andargli addosso», «dobbiamo metterlo in ginocchio», «con le spalle al muro», «dobbiamo tenerlo sulla corda», «sotto pressione». Per loro, il Cavaliere è un formidabile «bancomat», che serve a finanziargli le vite dissipate cui si sono abituati. In punto di diritto, il premier è effettivamente oggetto di un´estorsione, grave e prolungata.
Ma dietro tutto questo, quello che emerge è soprattutto il «metodo Berlusconi». Perché il presidente del Consiglio paga? Perché fa fronte alle richieste sempre più pressanti e sempre più consistenti dei suoi presunti «persecutori»? Questo è il punto chiave della vicenda, che ci riporta alla calda estate del 2008, ai festini di Villa Certosa, alle «cene eleganti» di Palazzo Grazioli. In una parola: al bunga bunga, alle escort, a Patrizia D´Addario e alle papi-girl. Come scrivono gli stessi magistrati, e come si evince dalla lettura delle intercettazioni, il Cavaliere paga il silenzio di Tarantini e Lavitola. Paga perché i suoi apparenti «aguzzini» non rivelino quello che lui non vuole si sappia.
Sono due le cose che gli stanno a cuore, e che lo spingono a versare «consistenti cifre e benefici», in questo anomalo rapporto di «interlocuzione privilegiata» che intrattiene con un noto «pusher» di ragazze già indagato a Bari (Tarantini) e con un meno noto «faccendiere» già coinvolto nella macchina del fango che servì a massacrare Gianfranco Fini per la casa di Montecarlo (Lavitola). La prima cosa: si deve pubblicamente sapere che Berlusconi non è mai stato a conoscenza di aver avuto rapporti con «prostitute» nelle sue residenze pubbliche e private, non le ha mai pagate per lo loro prestazioni. La seconda cosa: si deve convincere Tarantini, perseguito per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, a ricorrere al patteggiamento. In questo modo – scrivono i magistrati – l´intero «procedimento finirebbe in archivio, unitamente a tutte le trascrizioni delle conversazioni» relative alle «prestazioni sessuali offerte dalle ragazze» di cui il premier è stato «diretto beneficiario», «senza possibilità di circolazione sulla stampa».
Di queste due urgenze assolute di Berlusconi, come si può leggere nell´ordinanza, Tarantini e Lavitola sono ben consapevoli. Ed è su queste urgenze che insistono, per azionare il «bancomat» del Cavaliere. Se uscisse sulla stampa il contenuto di quelle «trascrizioni» – scrivono ancora i pm riportando i giudizi dell´avvocato di Tarantini – sarebbe «catastrofico per l´immagine di Berlusconi». Per questo paga. Per questo si lascia risucchiare dentro una relazione pericolosa con due disgraziati. Le telefonate tra Marinella Brambilla (segretaria personale del presidente del Consiglio) e Lavitola («attivo e riservato informatore su vicende giudiziarie di interesse dello stesso Berlusconi», secondo la definizione dei giudici) sono agghiaccianti. Per il tono (di «speciale vicinanza», lo descrivono i magistrati). Per il linguaggio (ricorda quello dei gangster di Chicago degli Anni Trenta). Per il contenuto (nel gergo dei faccendieri si parla allusivamente di «stampa di fotografie», che nella terminologia dei giudici si traduce in «dazione di consistenti somme di denaro contante»). Il tutto, intermediato da «Juannino», alias Rafael Chavez, misterioso collaboratore peruviano di Lavitola.
Berlusconi, come scrive l´ordinanza, è coinvolto in tutta questa penosa vicenda solo «dal punto di vista mediatico». Non c´è agli atti nessun risvolto penale a suo carico. Ma torna in gioco, oggi più che mai, l´enorme gravità politica dei fatti di cui il premier si è reso protagonista. Torna in gioco l´insostenibilità etica di un presidente del Consiglio che oggi, di fronte alle rivelazioni intorno all´arresto di Tarantini, torna a ripetere la favola del benefattore, che non paga per far tacere i testimoni scomodi delle sue intemperanze, ma per aiutare «le famiglie bisognose». Chi vuole aiutare i poveri fa donazioni pubbliche, magari di fronte ai sindaci e alle autorità costituite, non versa contanti sottobanco a «lenoni» indagati e a trafficanti chiacchierati, con l´intermediazione di oscuri sensali sudamericani.
Torna in gioco l´inaffidabilità di un capo di governo che, in piena discussione sulla manovra economica a metà luglio, perde una quantità esorbitante del suo tempo per discutere di questi «affari» al telefono con Lavitola, e per raccontare la sua indignazione dicendo «… a me possono dire che scopo… è l´unica cosa che possono dire di me… non me ne fotte niente… tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei… da un´altra parte e quindi… vado via da questo paese di merda …» Il vero «paese di merda» non è l´Italia, che non merita questo insulto. Ma è il «mondo parallelo» che il presidente del Consiglio costruisce con le sue menzogne, con i suoi comportamenti.
Lo squallido caso Tarantini racconta di un premier che, travolto dalle sue debolezze, si offre sistematicamente al ricatto. E non è più un uomo libero. Non lo è non certo nell´organizzazione delle sue serate, ma nell´esercizio proprio della sua funzione politica e istituzionale. Altro che gossip, altro che privacy. Questo è uno scandalo pubblico, al quale Giuseppe D´Avanzo, su questo giornale, aveva inchiodato il Cavaliere, prima con le «dieci domande» sul caso Noemi-D´Addario, poi con le «dieci bugie» sul caso Ruby. Perché è costretto a comprare il silenzio di tante, troppe persone? Di cosa ha paura? Qual è la verità che deve a tutti i costi nascondere? Dopo quasi tre anni, noi crediamo di averlo capito. Ma lui, agli italiani, non lo ha ancora spiegato.

La Repubblica 02.09.11

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“Caso escort, ricatto a Berlusconi” arrestati Tarantini e la moglie, di DARIO DEL PORTO e CONCHITA SANNINO

“Pagato per tacere e patteggiare”. I pm: grave fuga di notizie Il gip: l´indagine spetta a Napoli. Un uomo sotto ricatto. Stretto da persone senza scrupoli o disperate che sono pronte ad «andargli addosso», vogliono «tenerlo sulla corda», metterlo «con le spalle al muro» o peggio «in ginocchio». E gli spillano quattrini nella consapevolezza che «più merda esce meglio è». È il ritratto del presidente del consiglio Silvio Berlusconi così come tratteggiato dal gip di Napoli Amelia Primavera che ha disposto l´arresto di Gianpaolo Tarantini, l´imprenditore barese che portò Patrizia D´Addario a Palazzo Grazioli, della moglie Angela Devenuto e di Walter Lavitola, direttore ed editore dell´Avanti!, protagonista un anno fa della campagna di stampa sulla casa di Montecarlo in uso al cognato di Gianfranco Fini. Sono accusati di estorsione ai danni del premier. Tarantini è rinchiuso nel carcere di Poggioreale, la moglie a Pozzuoli. Lavitola invece è irreperibile. «Non sono latitante, sono all´estero per lavoro», fa sapere.
Dunque è arrivata la svolta nell´inchiesta coordinata dai pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock e condotta dalla Digos diretta da Filippo Bonfiglio. Un´indagine «fortemente compromessa dalla criminosa sottrazione di numerosi e rilevanti contenuti», sottolinea il procuratore aggiunto Francesco Greco riferendosi alle anticipazioni pubblicate nel numero di Panorama del 25 agosto. Ma nonostante questo ancora «in pieno svolgimento», ricorda la Procura napoletana che ieri ha disposto anche una serie di perquisizioni. Il gip ha ritenuto sussistente in questa fase la competenza territoriale dell´autorità giudiziaria napoletana. Ma la battaglia su questo punto è appena iniziata. L´avvocato di Tarantini, Alessandro Diddi, chiede la trasmissione degli atti a Roma. Secondo l´accusa a Tarantini e alla sua famiglia «viene fornito da tempo in forma occulta una sorta di appannaggio mensile di quasi 20 mila euro: 14 mila mensili, oltre all´affitto della casa di Roma, spese legali e straordinarie». Appannaggio al quale «provvede Berlusconi attraverso Lavitola». A Tarantini, il premier avrebbe destinato anche 500 mila euro “una tantum”. Somma «di fatto consegnata in più riprese a Lavitola» da Marinella Brambilla, segretaria particolare del presidente del Consiglio (che non è indagata) ma pervenuta all´imprenditore barese solo in minima parte, 100 mila euro, i restanti 4/5 sarebbero rimasti nelle mani di Lavitola. Nei colloqui con la Brambilla, Lavitola utilizzava «termini convenzionali» per riferirsi ai soldi e parlava di «fotografie da stampare».
Partendo dalle intercettazioni su alcune società del gruppo Finmeccanica, per conto delle quali Lavitola «sembra svolgere non meglio definitive attività di consulenza», i pm sono dunque arrivati a scoprire conversazioni dalle quali emerge in maniera ritenuta «inequivocabile» la «logica e la prospettiva ricattatoria» che avrebbe ispirato Lavitola e i Tarantini nel loro rapporto con il premier. Le «ragioni giustificative» dei pagamenti erogati da Berlusconi a Tarantini attraverso Lavitola, scrive infatti il giudice, «risiedono tutte nella vicenda processuale radicata a Bari dove Tarantini è tuttora indagato (per favoreggiamento della prostituzione nelle feste organizzate nelle residenze estive del premier – n. d. r.) e Berlusconi è comunque coinvolto anche se solo “mediaticamente”». Il presidente del Consiglio sarebbe allarmato per il contenuto ritenuto potenzialmente «catastrofico» delle trascrizioni contenute negli atti depositati alla fine dell´indagine pugliese. Per questo sarebbe stata «suggerita» a Tarantini la via d´uscita del patteggiamento, soluzione individuata «nell´interesse sostanziale di Berlusconi» così da evitare la diffusione delle telefonate. È in questa fase che Lavitola, secondo quando desunto dai magistrati dai colloqui intercettati, suggerisce invece a Tarantini di mantenere ferma la volontà di affrontare invece il processo pubblico. «Salvo che in extremis non sia Berlusconi a chiedergli “in ginocchio” di optare per il patteggiamento», rileva il giudice. Così da tenere il premier «sulla corda». «Ho solo aiutato una famiglia in difficoltà», aveva affermato il premier a Panorama (settimanale di sua proprietà) escludendo di essere rimasto vittima di un´estorsione. «Non escludiamo di ascoltarlo come teste», dice il procuratore Giandomenico Lepore.

La Repubblica 02.09.11

"Il Bossi sul muro", di Massimo Gramellini

Prendendo per buona un’affermazione dell’autorevole Calderoli, una delegazione di commercianti padovani munita di trombette si è presentata ieri mattina davanti alla Villa Reale di Monza per l’apertura ufficiale dei ministeri del Nord. L’ingenua pattuglia veneta ha fatto due scoperte. La prima è che negli uffici non c’era nessuno, a parte un collaboratore del Calderoli inviato precipitosamente sul posto per accogliere gli ospiti: unico esempio al mondo di ministero che apre solo su appuntamento. La seconda è che nelle stanze, oltre alle scrivanie vuote e alle librerie, vuotissime, erano appesi al muro due ritratti: uno del presidente Napolitano – come è logico, trattandosi di ufficio pubblico – e l’altro del Bossi. A dirla tutta, il Bossi da parete non era solo: a tenergli compagnia c’erano una statuetta di Alberto da Giussano e un quadro sul giuramento di Pontida. L’intero armamentario padano in un ufficio distaccato della Repubblica.

Vi chiederete: ma con tutte le rogne che ci stanno cascando addosso, perché occuparsi di queste pagliacciate? Perché molte di quelle rogne derivano proprio dalla mancanza di credibilità di chi avrebbe dovuto affrontarle e invece si è occupato di queste pagliacciate. E non in qualità di commentatore, ma di ministro proponente. A chi gli chiedeva come mai i ministeri del Nord non avessero aperto come promesso il primo di settembre, l’ambasciatore del Calderoli ha risposto: c’è stato un equivoco, noi avevamo parlato di «primi di settembre». Più li vedo all’opera, più i padani mi sembrano identici al popolo con cui confinano: gli italiani.

La Stampa 02.09.11

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“Sit-in e proteste davanti ai «ministeri» vuoti”, di Riccardo Rosa

In attesa di diventare operativi a tutti gli effetti, calamitano la protesta del nord Italia contro la manovra del governo Berlusconi. Se Bossi avesse saputo che questo era il destino dei ministeri monzesi, il 23 luglio scorso, forse, non li avrebbe inaugurati. Ieri, per esempio, sono arrivati oltre 50 fra commercianti e imprenditori padovani dell’Ascom (associazione commercianti). Lunedì, invece, toccherà alla Cisl Lombardia che ha annunciato un presidio. Ed entrambe le parti hanno sottolineato ironicamente l’effettiva efficienza della soluzione: «È molto più comoda Monza che Roma». L’obiettivo del Carroccio, però, sarebbe quello di rilanciare il tessuto socio economico del territorio. Gli uffici decentrati, poco più di 100 metri quadrati all’interno della Villa Reale, dovevano entrare in servizio ieri e così ricordavano anche i commercianti padovani. Ma la Lega smentisce: «Abbiamo detto entro settembre». Date ufficiali, per il momento, non ce ne sono e non è nemmeno chiaro quanti e quali funzionari prenderanno servizio. Di certo, per ora, c’è solo che lunedì, vista la nuova protesta in arrivo, gli uffici saranno riaperti ad hoc. Ieri a fare gli onori di casa ci ha pensato Maurizio Bosatra, capo di gabinetto del ministro Calderoli. Ha ricevuto il presidente di Ascom, Fernando Zilio, e il direttore, Federico Barbierati, mentre il corteo, attrezzato con bombolette, cartelli e uno striscione con la scritta «Indignados», è stato bloccato dalla polizia a una cinquantina di metri dall’ingresso. «Siamo delusi da questo governo che credevamo amico e anche da queste sedi decentrate — commenta il presidente —. Ci aspettavamo di poter dialogare con qualche esperto, invece non c’è nessuno». A rasserenare gli animi ci ha pensato alla fine Calderoli, che ha telefonato a Zilio: «Il ministro ha fornito ampie rassicurazioni sulla manovra». L’associazione commercianti di Padova però non ha intenzione di mollare e promette una nuova incursione a sorpresa, per saggiare l’effettiva operatività dei ministeri. La palla passa adesso alla Cisl che preannuncia una mobilitazione a livello regionale. Il loro turno di protesta è fissato per lunedì alle 16. «Questi ministeri fantasma — commenta Marco Viganò, segretario Cisl Brianza — rischiano di diventare il simbolo della protesta di tutto il nord Italia».

Il Corriere della Sera 02.09.11