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"Assunzioni, uffici ai lavori forzati", di Alessandra Ricciardi e di Antimo Di Geronimo

Al via le assunzioni a tempo indeterminato nella scuola. Gli uffici stanno lavorando a ritmo forzato per completare le procedure di immissioni in ruolo da farsi per il primo settembre. E non mancano i problemi, visto che dovranno stare attenti per i docenti ad agire su ben tre graduatorie (quelle del concorso e quella ad esaurimento, e per questa quella dello scorso anno e quelle aggiornate di quest’anno), e poi ci sono gli accantonamenti per far posto ai docenti inidonei per motivi di salute: 1300 posti di personale Ata sono stati riservati alle loro itsanze, pensando a uno smaltimento triennale.

Ma in alcuni casi, gli uffici hanno rilevato errori nelle tabelle di ripartizione, su cui aspettano chiarimenti. E tutto ciò rallenta e rende più caotiche le operazioni. Il 10 agosto scorso il ministero dell’istruzione infatti ha inviato agli uffici periferici la circolare 73 che reca le istruzione per effettuare le assunzioni. I docenti e gli educatori da assumere sono 30.300, gli Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) invece sono 36.000. Gli insegnanti da destinare ad immissione in ruolo saranno suddivisi in due contingenti. Il primo contingente, di 10.000 unità, individuato a completamento della richiesta di assunzioni effettuata per l’anno scolastico 2010/2011, sarà assunto con retrodatazione giuridica al 1° settembre 2010. Gli aventi titolo saranno individuati utilizzando, per la quota parte del 50%, le graduatorie ad esaurimento vigenti nell’anno scolastico 2010/2011. Il restante 50% sarà individuato scorrendo le graduatorie dei concorsi ordinari. L’amministrazione ha spiegato, inoltre, che le graduatorie valide per le assunzioni a tempo indeterminato sono quelle relative ai concorsi per esami e titoli banditi nell’anno 1999 e alle graduatorie ad esaurimento. I posti disponibili dovranno essere ripartiti al 50% tra le due diverse graduatorie. In base alla ripartizione del contingente di assunzioni del personale docente ed educativo in due diverse dotazioni di unità di personale, l’una riferita al 2010/11 e l’altra al 2011/12, dovranno essere disposte , nell’ordine, due diverse fasi di assunzioni attingendo, rispettivamente, alle graduatorie valide per il 2010/11 e il 2011/12. Per i posti e per le classi di concorso, per i quali non sono stati banditi concorsi per esami e titoli nel 1999, conservano validità le graduatorie dei precedenti corrispondenti concorsi. Il ministero ha allegato alla circolare anche le tabelle con il numero delle cattedre suddivise per classi di concorso ed ha raccomandato agli uffici periferici di predisporre gli adempimenti preliminari, ma di non procedere alle immissioni in ruolo prima che venga emanato il decreto ministeriale che darà il via ufficialmente alle assunzioni. Al personale beneficiario dei contratti a tempo indeterminato sarà assegnata, per l’anno scolastico 2011/12, la sede provvisoria di servizio utilizzando tutte quelle disponibili sino alla conclusione del medesimo anno scolastico. Il numero di contratti a tempo indeterminato, invece, resterà comunque subordinato alla effettiva vacanza e disponibilità del corrispondente numero di posti nell’organico di diritto provinciale. La sede definitiva viene attribuita secondo i criteri e le modalità da determinare con il contratto sulla mobilità, relativo all’anno scolastico 2012/2013. Le assunzioni sui posti di sostegno saranno disposte sotto condizione di accertamento della regolarità formale e sostanziale del titolo di specializzazione. Il dicastero di viale Trastevere ha spiegato, inoltre, che la confluenza di unità di personale assegnate per l’anno scolastico 2010/2011, alla dotazione relativa all’anno scolastico 2011/2012, potrà avvenire esclusivamente nei casi di assoluta mancanza di aspiranti utilmente collocati nelle graduatorie di competenza del 2010/2011. In più, l’accettazione da parte di un aspirante di posto relativo al contingente per il 2010/2011, renderà il medesimo aspirante non idoneo a conseguire ulteriori nomine, per lo stesso posto o classe di concorso, relativamente alla dotazione per il 2011/2012, sia nella medesima che per altra provincia. Fermo restando, però che, in caso di rinuncia a nomina sulla dotazione per il 2010/2011, l’aspirante rimarrà in posizione utile per il conseguimento di nomina per il medesimo posto o classe di concorso, relativamente alla dotazione per il 2011/2012, sia per la medesima che per altra provincia. In altre parole, se il docente accetterà una immissione in ruolo derivante dall’inserimento nel contingente tratto dalle vecchie graduatorie, avrà comunque titolo ad accettare una nuova immissione in ruolo in quanto tratto dalle nuove graduatorie (anche se si è trasferito in altra provincia), a patto che rinunci all’immissione in ruolo già accettata. Per gli Ata, si è proceduto al congelamento di 1300 unità per far posto ai docenti inidoeni. E gli uffici si sono resi conto che però nel congelare posti c’è qualcosa che non va: a la Spezia, per esempio, ci sono 16 insegnanti fuori ruolo per motivi di salute e 13 posti in organico di diritto da assistente amministrativo con 33 precari iscritti nella graduatoria permanente di prima fascia Nel fare le assunzioni, è stato attribuito un solo posto agli assistenti amministrativi, un posto per la mobilità verticale e ben 11 posti per i docenti fuori ruolo. A Frosinone, invece, hanno accantonato 16 posti per inidoni e 0 per mobilità e immissioni in ruolo stessa cosa a Lecce e in alcune province della Calabria.

da ItaliaOggi 30.08.11

"Il decreto dei ricatti", di Francesco Lo Sardo

Pensioni, Iva, comuni: dal lunghissimo vertice di Arcore escono qualche sorpresa, poche certezze e molta confusione. «Se Berlusconi è politicamente un morto che cammina, da quest’estate Tremonti lo accompagna nella passeggiata…». Così diceva uno dei tanti nemici del superministro dell’economia, autorevole esponente parlamentare del Pdl giorni fa. Nonostante l’apparente successo di Tremonti, che ieri al vertice di maggioranza di Arcore l’ha avuta vinta sull’Iva, purtroppo per il ministro dell’economia le cose non sono cambiate. «Se volete abbassare l’Irpef, come tu e tutta la maggioranza chiedete da anni, potremo farlo solo recuperando gettito dall’innalzamento dell’Iva. Se invece l’Iva volete aumentarla adesso, benissimo: poi però non mi si chieda di abbassare l’Irpef…».
Pungente, caustico, quasi minaccioso. Tra lui e il Cavaliere, tra lui e il Pdl e ora anche tra lui e la Lega, sempre più sensibile alle corde di Maroni che non dell’appannato Bossi, questa è l’atmosfera. Perciò le quotazioni di Tremonti, già azzoppato dal “caso” Milanese continuano a calare. Le mielose dichiarazioni distensive rese dai partecipanti sul clima amichevole nel corso del lunghissimo vertice sulla manovra in casa Berlusconi non ingannino.
Ieri la tensione ad Arcore è stata alta e, soprattutto, non sono stati considerati affatto amichevoli quanto «esplicitamente e spiacevolmente ostili» gli argomenti utilizzati da Tremonti per respingere l’ipotesi di modificare il suo decreto a partire dall’aumento dell’Iva. Argomenti, quelli della minaccia di non procedere alla riduzione delle aliquote sulle persone fisiche se la maggioranza avesse insistito per un aumento dell’Iva in decreto, che hanno dato ai presenti la plastica conferma del gioco di ricatti reciproci tra Berlusconi e il suo ministro. Un gioco miope e pericoloso per la maggioranza stessa: perché senza il gettito che si poteva ricavare dall’aumento dell’Iva, il promesso “dimezzamento” degli oltre 15 miliardi di euro di tagli a regioni, province e comuni sarà – semplicemente – impossibile. E come sostituire i quasi 4 miliardi del contributo di solidarietà, ieri cancellato ad Arcore tra canti e balli? Quando se ne accorgeranno, molto presto, quelli della Bce e i sindaci e i governatori già sul piede di guerra contro il governo, ci sarà poco da stappare champagne come ha fatto ieri il Cavaliere, continuando a gettare fumo negli occhi del circo mediatico.
Come rinunciare al contributo di solidarietà e dimezzare i tagli agli enti locali senza avere a disposizione risorse alternative certe? Con una stretta alle società di comodo e una stangata alle cooperative? Trucchi, dissimulazioni.
Tutti sanno che i conti non tornano, tutti fingono che tornino.
Ieri ad Arcore è andata in scena la commedia di sempre. Il gioco degli specchi di Tremonti e Berlusconi, la lotta di potere tra i due, entrambi politicamente azzoppati e improponibili per un’eventuale corsa a palazzo Chigi nel 2013 o prima, continua come niente fosse: anche con il paese sul baratro del default. Certo, chi maramaldeggiava sulla «attuale oggettiva debolezza di Tremonti», come Formigoni, ieri ha subito una doccia fredda.
Così come tutto il Pdl che sperava di piegarlo sull’Iva. Ma di fronte a Berlusconi stesso che fa retromarcia, impaurito dalle minacce tremontiane e ipnotizzato dallo specchietto per le allodole elettorale del taglio alle tasse, tutti hanno fatto buon viso. Convinti che Berlusconi sia ormai caduto in un buco nero, ma che Tremonti – suo doppio e altra faccia della medaglia – non sopravviverà politicamente alla sua caduta. A fine settembre gli amici di Pdl e Lega gli daranno un’altra martellata votando sull’arresto di Marco Milanese, suo consigliere e braccio destro. Iva o non Iva, Tremonti è andato.

da Europa Quotidiano 30.08.11

"Docenti neoassunti, stop per 5 anni", di Antimo Di Geronimo

I docenti che sono stati assunti o che saranno assunti a tempo indeterminato con decorrenza dal 1°settembre prossimo non potranno cambiare provincia per 5 anni. Il divieto vale sia per le assunzioni tratte dalle graduatorie dell’anno scorso che per quelle effettuate scorrendo le nuove graduatorie. È questo uno dei chiarimenti più importanti contenuti in una nota emanata dal ministero dell’istruzione il 24 agosto scorso (6705). Il divieto quinquennale di mobilità discende dal comma 21, dell’articolo 9, del decreto legge 70/2001. Il dispositivo prevede in fatti che «i docenti destinatari di nomina a tempo indeterminato decorrente dall’anno scolastico 2011/2012 possono chiedere il trasferimento, l’assegnazione provvisoria o l’utilizzazione in altra provincia, dopo cinque anni di effettivo servizio nella provincia di titolarità». E dunque, secondo l’interpretazione di viale Trastevere, il divieto si applica anche ai docenti nominati con retrodatazione giuridica al 2010/11, sia dalle graduatorie dei concorsi che da quelle ad esaurimento. Ciò perché anche nei confronti di tale personale l’assunzione è effettuata nell’anno scolastico 2011/12, con effetti sul contingente programmato per gli anni 2011-2013. Tanto più che il comma 17 del decreto legge 70/2011 stabilisce il piano triennale di assunzioni ivi previsto «può prevedere la retrodatazione giuridica dall’anno 2010/2011 di quota parte delle assunzioni..». Insomma chi viene immesso in ruolo ora dovrà rassegnarsi a rimanere nella stessa provincia almeno 5 anni. Sempre che intenda partecipare alla lotteria utilizzando solo i biglietti validi per il trasferimento, l’utilizzazione o l’assegnazione provvisoria. Non così, invece, se decide di tentare la fortuna con la riffa dei passaggi di ruolo o di cattedra. E cioè chiedendo di partecipare alle operazioni di mobilità professionale. Il decreto legge 70/2001, infatti, nel porre il divieto sui trasferimenti e la mobilità annuale, ha omesso di considerare la mobilità professionale. E siccome i divieti sono sempre tassativi, è ragionevole ritenere che in assenza di un espresso divieto, non sia irragionevole ritenere che, una volta chiusa la porta dei trasferimenti , delle utilizzazioni e delle assegnazioni, sia sempre possibile uscire dalla finestra dei passaggi di cattedra e di ruolo interprovinciali. Fermo restando, però, che i passaggi possono essere chiesti solo dai titolari di sede. E cioè dai docenti che hanno già ottenuto l’assegnazione della sede definitiva. Va detto subito che l’ipotesi appena prospettata sembrerebbe andare contro l’intenzione del legislatore, che è quella di precludere la possibilità ai neoimmessi in ruolo di cambiare provincia prima di 5 anni. Ciò non toglie, però, che il divieto di mobilità non è espressamente previsto per coloro che aspirano alla mobilità professionale. Insomma, verrebbe da dire: «fatta la legge: trovato l’inganno».

L’amministrazione centrale ha chiarito, inoltre, che in caso di individuazione dell’avente titolo dalle graduatorie dei concorsi, la rinuncia alla nomina dal contingente 2010/11 consentirà di rimanere in posizione utile per le assunzioni da effettuare con il contingente 2011/12.

Analogamente, se l’avente titolo sarà stato tratto dalle graduatorie a esaurimento, la rinuncia alla nomina dal contingente per le assunzioni 2010/11, lascerà impregiudicata la posizione dell’aspirante inserito nelle graduatorie a esaurimento compilate per l’anno 2011/2012, consentendo in tal modo l’immissione in ruolo anche per gli anni successivi alla tornata relativa all’anno scolastico 2011/12.

da ItaliaOggi 30.08.11

"La manovra delle bollicine", di Massimo Giannini

Una volta tanto il presidente del Consiglio è stato di parola. «Ho messo da parte le bottiglie per brindare all´accordo», ha detto durante il vertice di maggioranza ad Arcore. Dopo oltre sette ore l´intesa è arrivata. Ma dall´estenuante braccio di ferro di Villa San Martino è uscito esattamente quello che Berlusconi auspicava: una «manovra-champagne». All´apparenza, spumeggiante e piena di bollicine. Nella sostanza, sempre più inconsistente e piena di buchi.
La partita politica dentro il centrodestra si chiude con un esito chiarissimo. Ora tutti alzano i calici, fingendo di aver portato a casa il risultato. La verità è ben diversa. L´unico vincitore è il Cavaliere, che ha messo in riga Tremonti e Bossi. «Non metto le mani nelle tasche degli italiani», aveva tuonato il premier. In nome di questo slogan da propaganda permanente, ha preteso e ottenuto la cancellazione del contributo di solidarietà sui redditi superiori ai 90 mila euro. Così, almeno in parte, ha evitato quel bagno di sangue perpetrato soprattutto ai danni del ceto medio, che avrebbe avuto un costo elettorale per lui insopportabile. Era l´unico obiettivo che gli stava a cuore. L´unico vessillo, psicologico e quasi ideologico, che voleva issare di fronte ai cittadini-elettori.
C´è riuscito. Ma ai danni dei suoi alleati. E anche ai danni del Paese. La «manovra-champagne» è solo un´altra, clamorosa occasione mancata. È confusa né più né meno di quelle che l´hanno preceduta. È altrettanto povera di senso e di struttura. Soprattutto, è altrettanto ininfluente sul piano del sostegno alla crescita, per la quale non c´è una sola misura di stimolo. E dunque è altrettanto depressiva sul piano dei redditi, dei consumi, degli investimenti, dell´occupazione. D´altra parte, non poteva non essere così. Tre manovre radicalmente diverse, affastellate in un mese e mezzo, sono il segno inequivocabile del caos totale che regna dentro una maggioranza pronta a tutto, pur di galleggiare e di sopravvivere a se stessa.
Berlusconi ha ridicolizzato Tremonti. Il ministro dell´Economia aveva annunciato una prima manovrina all´acqua di rose a giugno, spiegando che l´Italia era a posto sul debito e sul deficit. Travolto dalla crisi europea e dall´ondata speculativa dei mercati, ha presentato una manovra-monstre da 45 miliardi a luglio, spiegando che «in cinque giorni tutto è cambiato». Si è presentato ad Arcore chiedendo che quel pacchetto d´emergenza non fosse toccato, per evitare guai con la Ue e traumi sugli spread. Ebbene, quel pacchetto, al vertice di Arcore, non è stato «toccato»: è stato totalmente distrutto. Della manovra tremontiana di luglio non resta quasi più nulla. Salta il contributo di solidarietà, saltano i pur risibili tagli ai costi della politica, salta la cancellazione dei piccoli comuni.
Berlusconi ha umiliato Bossi. La Lega pretendeva la supertassa sugli evasori fiscali e la salvaguardia delle pensioni «padane». Non ha spuntato niente. La maxi-patrimoniale si è annacquata in un più tollerante giro di vite sulle società di comodo alle quali i lavoratori autonomi intestano spesso appartamenti, auto di lusso e barche. Quanto alla previdenza, il Senatur non solo non salva le camice verdi, ma deve incassare un intervento a sorpresa sulle pensioni di anzianità dalle quali, ai fini del calcolo, verranno scomputati gli anni riscattati per la laurea e il servizio militare. Peggio di così, per il Carroccio, non poteva andare. A dispetto dei trionfalismi di Calderoli, ormai ridotto a un Forlani qualsiasi.
La partita economica sul risanamento, viceversa, si chiude con un esito assai meno chiaro. La rinuncia al contributo di solidarietà (congegnato in modo iniquo perché non teneva in alcun conto i carichi familiari e il cumulo dei redditi) attenua solo in parte il grave squilibrio della manovra, che resta comunque fortemente sbilanciata sul fronte delle tasse. L´aumento delle aliquote Iva è solo rinviato alla delega fiscale e assistenziale. La riduzione di 2 miliardi dei tagli a comuni e regioni non impedirà l´aumento delle addizionali Irpef e l´abbattimento dei servizi sul territorio e del Welfare locale. L´intervento sulla previdenza è solo un´altra «tassa sul pensionato», ed è lontano anni-luce dalla riforma che servirebbe al Paese per stabilizzare definitivamente la spesa, cioè il passaggio al sistema contributivo pro-rata per tutti.
Così riformulata, questa terza manovra berlusconiana è piena di buchi. Come si arrivi ai 45 miliardi promessi resta un mistero, ancora più insondabile di quanto non lo fosse già la seconda manovra tremontiana. Quanto valgono le misure anti-elusione contro le società di comodo? Quanto frutteranno i maggiori poteri attributi ai comuni nella lotta all´evasione? Nessuno lo sa. Le uniche certezze riguardano quelli che sicuramente pagheranno fino all´ultimo euro il costo di questo ennesimo compromesso al ribasso firmato dalla coalizione forzaleghista. Gli enti locali, per i quali restano tagli nell´ordine dei 7 miliardi. I dipendenti pubblici, per i quali restano lo stop degli straordinari, il differimento del Tfr e il contributo di solidarietà, oltre tutto non più deducibile. E adesso anche le cooperative, per le quali si profila una drastica riduzione della fiscalità di vantaggio. Un blocco sociale ed economico vasto, ma con un denominatore comune: non appartiene alla constituency elettorale del centrodestra. È stato «selezionato» per questo. E per questo merita lacrime e sangue.
Certo, da consumato spacciatore di merchandising politico, nella «sua» manovra Berlusconi ha voluto anche le bollicine. Il contributo di solidarietà solo per i parlamentari. La soppressione di tutte le province e il dimezzamento del numero dei parlamentari. Misure che fanno un certo effetto mediatico e simbolico. Sono rigorosamente affidate a disegno di legge costituzionali (dunque non si faranno in questa legislatura, e quindi probabilmente non si faranno mai). Ma a sentirle annunciare, sembrano colpire al cuore la «casta» che il Cavaliere (pur facendone parte) finge di disprezzare.
Resta un problema, drammatico per il Paese, che misureremo nelle prossime ore e nei prossimi giorni. La «manovra-champagne» la puoi far ingoiare a un po´ di pubblico domestico, meno informato o male informato dai bollettini di Palazzo Grazioli. Ma fuori dai confini della piccola Italia, purtroppo, è tutta un´altra storia. I finanzieri della business community, i tecnocrati della Bce e i partner dell´Unione Europea, sono la moderna «società degli apoti» di Prezzolini: loro non la bevono.

La Repubblica 30.08.11

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Silvio grida vittoria “Resto fino al 2013”. ll Cavaliere canta vittoria ma ora il Tesoro avverte “Mancano quasi 5 miliardi”, di CARMELO LOPAPA

«È fatta, siamo riusciti a non mettere le mani in tasca agli italiani, ma è stata dura». Quando il corteo di auto blu lascia Villa San Martino dopo sette ore di qualcosa che ha somigliato più alla trattativa sindacale che a un vertice, Berlusconi resta da solo in casa con Alfano e Ghedini ed è allora che tira il sospiro di sollievo. Ha voglia di stappare lo champagne che aveva messo in fresco per festeggiare la svolta che, dice, gli «spianerà il cammino fino al 2013». È riuscito a cambiare i connotati alla manovra approvata 17 giorni prima, certo. Quel che il Cavaliere non può sapere è che negli stessi istanti, lontano da lì, i tecnici del ministero delle Finanze stanno già facendo due conti sulla manovra appena rivoltata come un calzino scoprendo che ora mancano all´appello almeno 4,2 miliardi di euro sui 45 che si dovranno reperire col decreto. E a sera tanto bastava per lasciar serpeggiare dentro lo stesso Pdl lo spettro di un nuovo intervento sui conti a fine anno. Molto dipenderà dalla reazione dei mercati da oggi e da quella di Bruxelles nei prossimi giorni.
Ma è un altro genere di saldo che in queste ore interessa al presidente del Consiglio: quello politico. Si considera il vincitore indiscusso al tavolo di Arcore, soprattutto per aver cancellato del tutto il contributo di solidarietà che sapeva di «tassa alla Visco». Colpo di spugna, perfino sopra i redditi da 200 mila euro. «Avete visto Giulio? Sembrava un agnellino, non pareva lui», commenta compiaciuto a fine giornata, sebbene proprio con il suo ministro dell´Economia si sono registrati i momenti di maggiore tensione. Soprattutto quando si è aperto il capitolo Iva. Berlusconi, e con lui Alfano e i capigruppo Pdl, decisi ad alzarla di un punto per garantire un gettito da 5 miliardi di euro. Tremonti che non recede e rilancia col suo consueto stile professorale («Ora vi spiego…»). Alla fine la spunterà il ministro, nella misura in cui dopo molteplici insistenze riuscirà a convincere tutti che l´aumento dell´Iva andrà fatto, ma in un secondo tempo. E che ora si può provvedere diversamente. Raccontano che abbia messo a punto lui, forte della pluriennale esperienza da tributarista, la stretta fiscale per colpire barche, auto di lusso e velivoli intestati a società di comodo. Sebbene anche qui resti l´incognita sull´effettivo gettito. Lo stesso ministro non riuscirà a spuntarla invece sulle pensioni, dossier sul quale Alfano, Calderoli e Maroni hanno fatto scudo, dopo l´accordo chiuso tre giorni fa. Fatto salvo l´unico affondo sul riscatto degli anni universitari e da militare. Detto questo, chi ha partecipato al vertice ha parlato non senza malizia di un Tremonti «nuova versione, dialogante e costruttivo: avrà preso atto dell´isolamento». Il professore in realtà a fine incontro andrà via soddisfatto, convinto di aver vinto la sua battaglia sull´Iva. «Don Giussani ha fatto il miracolo» avrebbe commentato il ministro fresco di Meeting Cl.
Altro pepe al vertice lo metterà Roberto Maroni, in due distinti momenti. A metà giornata, quando ricorda che «da qui dobbiamo uscire con il dimezzamento dei tagli ai comuni, perché abbiamo preso un impegno». Ma ancor più quando nel tardo pomeriggio lascia il tavolo per raggiungere e rassicurare i sindaci riuniti in assemblea dopo la marcia su Milano. Torna ad Arcore e avverte Berlusconi, Bossi, Tremonti e gli altri: «Guardate che se riduciamo solo di 2 milioni i tagli ce li ritroviamo tutti contro, a cominciare dai nostri». Ma i buoni propositi del big sponsor degli enti locali si sono infranti contro il muro dei numeri. Perché c´è poco da stare allegri, ha ricordato a tutti ancora Tremonti, richiamando i commensali alla dura realtà della crisi italiana. Legge infatti le agenzie che avevano appena battuto la notizia delle previsioni di crescita del Fondo monetario internazionale, che risultano ancora più negative del previsto, per l´Italia: crescita non più all´1 ma inchiodata allo 0,8 per quest´anno. Dunque, «meglio rispettare con rigore le stime della manovra approvata due settimane fa». D´altronde, il Carroccio si può accontentare dello stop sulle pensioni, anche se i pidiellini racconteranno di un Bossi andato via di umore nero. Ma più perché dolorante e annoiato, sembra, che non per il rospo che ha dovuto ingoiare col ddl costituzionale sulla cancellazione delle province. In futuro, chissà quando. Sebbene il presidente della commissione Affari costituzionale del Senato, Carlo Vizzini, fa sapere che insieme con quello sul dimezzamento dei parlamentari saranno incardinati già la prossima settimana.
Adesso, vertice Pdl a metà settimana per decidere l´apertura a un paio di emendamenti del terzo polo. Poi la blindatura della manovra con la fiducia quando approderà in aula già al Senato.

La Repubblica 30.08.11

"Il principio di solidarietà: dal volontariato un nuovo modello di cittadinanza", di Andrea Draghetti

Il volontariato non si sostituisce allo Stato, ma è il co-protagonista in un Paese chiamato a ripensare il suo modello di sviluppo e di coesione sociale – Dibattito sul volontariato alla Festa Nazionale di Pesaro

Il 2011 è l’Anno europeo delle attività di volontariato che promuovono la cittadinanza attiva, un tema importante ed una occasione sostanzialmente persa dal Governo Berlusconi ed in particolare dal Ministro Sacconi, troppo presi dai loro slogan (meno Stato, più società, aiuta chi aiuta, la retorica sul dono) per mettere al centro di questo anno il protagonismo e l’esperienza del mondo del volontariato.
Il Partito Democratico, al contrario, ha pensato questo appuntamento come una opportunità, uno spazio di confronto con alcuni protagonisti rappresentativi del variegato mondo associativo nel quale milioni di italiani svolgono attività di volontariato e di alcune importanti realtà istituzionali, con i quali provare a ragionare su una dimensione di cittadinanza attiva e corresponsabile nell’ambito delle comunità locali e della situazione del nostro Paese.
Non si tratta, quindi, di una mera sostituzione di uno Stato che si ritira, ma di essere co-protagonisti in un Paese chiamato a ripensare il suo modello di sviluppo e di coesione sociale.
Mentre stiamo assistendo alla trasformazione del gratuito in doveroso, per carenza di risorse, per i tagli ai servizi sociali, è necessario invece rovesciare l’approccio ed interrogarci, promuovere la gratuità del doveroso in una nuova idea di cittadinanza maggiormente consapevole e solidale di cui il mondo del volontariato è avanguardia nelle sperimentazioni, antenna dei bisogni, difesa dei diritti.

Cecilia Carmassi
Responsabile PD per Politiche per la famiglia, Associazionismo e Terzo settore

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Di volontariato e delle sue prospettive ne hanno discusso sul palco della Festa Nazionale di Pesaro Andrea Olivero, portavoce del Forum Permanente del Terzo Settore, Patrizio Petrucci, vice presidente del Centro Nazionale del Volontariato, Marco Granelli, presidente del CSVnet ed assessore al comune di Milano, Silvia Costa, parlamentare europea e Teresa Marzocchi, assessore Regione Emilia Romagna. Il dibattito è stato coordinato da Cecilia Carmassi, responsabile per la Segreteria Nazionale del PD del Terzo Settore

“Occorre centrare l’obiettivo della cittadinanza attiva nell’anno europeo per il volontariato. Dare voce e riconoscere il ruolo e ascoltare il mondo del volontariato. Un impegno sociale e civico che va preso con molta forza”, così Silvia Costa durante il suo intervento. Per la parlamentare europea del PD è necessaria un’apertura del volontariato anche nella funzione pubblica (ad esempio con attività nelle carceri, nel mondo della sanità, in base alla Legge 382, ecc.). “Tutto questo c’è già in Europa ed è previsto dalle leggi italiane. Definiamo e armonizziamo le norme fiscali e le tutele per il volontariato. In Europa, il volontariato non è soltanto visto nell’ottica della tutela delle fragilità. E soprattutto non può essere utilizzato in modo sostitutivo delle responsibilità che ha lo Stato in una società. In un periodo di egoismi locali e di categoria, il volontariato è un modello di azione sociale di cittadinanza”.

Per Marco Granelli, presidente del CSVnet ed assessore al comune di Milano, il volontariato in Italia è molto presente e va valorizzato anche per far fronte alla crisi economica. Questo significa impegnarsi per il bene comune, avere a cuore l’interesse che è di tutti, qualcosa che non è solo mia o tua, qualcosa che ci rende tutti responsabili. Una risposta vera alla crisi che non significa avere trovato chi ci da i servizi gratis.

“Proprio in questo anno così importante, le iniziative del governo Berlusconi non hanno affatto coinvolto il mondo del volontariato e del terzo settore”. A dirlo è stata Teresa Marzocchi, assessore della Regione Emilia Romagna. “Non c’è stata alcuna riflessione su quali proposte e azioni da intraprendere ma solo imposizione data dal libro bianco del ministro Sacconi che davvero poco ha prodotto. E questo non è il volontariato della partecipazione”. Quello che proponiamo noi è il volontariato che funge da stimolo per le istituzioni, che cammina affianco alle istituzione e che vuole trovare le strade per diventare complementare alla funzione pubblica nel dare risposta alla tutela dei diritti sociali in periodo dove il protagonista è troppo l’individualismo.

Per Patrizio Petrucci, vice presidente del Centro Nazionale del Volontariato, “il volontariato non è in crisi, bensì è cresciuto. È impegnato nelle grandi reti di welfare nazionale e nelle piccole e piccolissime associazioni. Questa è una ricchezza che va valorizzata e messa in sinergia.

Per Andrea Olivero, portavoce del Forum Permanente del Terzo Settore, “il volontariato è un modo di stare in insieme come cittadini. Un principio di solidarietà che non è mai scontato e che non va mai perso. Il volontariato in Italia è troppo sotto attacco perché caricato di responsabilità che non può reggere in proprio: non può sostituire lo Stato e pensarlo è un sopruso”.

da www.partitodemocratico.it

Una politica più efficiente può migliorare la Pubblica Amministrazione

Lotta alla corruzione e promozione dell’etica pubblica: le proposte del PD

Nella sala dibattiti di Piazza del Popolo di Pesaro dove si sta svolgendo la Festa Democratica nazionale, si sono dati appuntamento Andrea Orlando Responsabile Giustizia del Pd nazionale, la Capogruppo Pd Commissione Giustizia alla Camera Donatella Ferrante, la senatrice Pd Fortunata Incostante, il Deputato Pd componente Commissione Giustizia Guido Melis, Andrea De Maria del Dipartimento Organizzazione del PD, responsabile nazionale delle nuove forme dell’organizzazione e della comunicazione politica, l’avvocato Emilio Ricci, moderati da Matteo Mauri giornalista del Messaggero.

Un confronto sul tema: ” Lotta alla corruzione e promozione dell’etica pubblica: le proposte del PD.”

Ad aprire il dibattito Andrea Orlando che ribadisce la necessità di un miglior funzionamento del sistema legislativo italiano anche per prevenire l’infiltrarsi di fenomeni corruttivi nella Pubblica Amministrazione. “Una PA afflitta da corruzione é una PA inefficiente che non premia il merito e quindi meno capace di svolgere una funzione di governo – sostiene il Responsabile Giustizia del Pd nazionale. Quando c’è corruzione c’è poca trasparenza amministrativa. Occorrono proposte puntuali e precise, non bastano leggi. Dobbiamo aprire un cantiere di riforme della PA” anche per contrastare l’ anti-politica nel Paese. “L’anti-politica si alimenta della cattiva politica – così continua Orlando – ed è cresciuta a causa di una politica che non ha dato il meglio di sé.” Per l’on.Orlando “il perché del dilagarsi di questo fenomeno è frutto di un’inefficacia delle istituzioni avvertite inutili oltreché perniciose. E’ venuto meno il patto sociale che reggeva il patto istituzionale, per questo come Pd dobbiamo fare una battaglia per intrecciare legalità e coesione sociale: Chi ha di più deve dare di più.”

Ma c’è una cosa che il Pd non può tollerare ed è il tentativo della destra di infangare l’opposizione.

La parlamentare Pd Donatella Ferrante polemizza con il Sottosegretario Mantovano. ”Il caso Penati rappresenta una vicenda dolorosa. “Chi si professa garantista per se stesso dovrebbe saper valutare il procedimento.”

Interviene nel dibattito l’on. Guido Melis sostenendo che “la corruzione è un fenomeno fisiologico che esiste in tutto il mondo ma gli altri paesi a differenza dell’Italia hanno creato un sistema di prevenzione con norme e convenzioni di comportamento fatte proprie dalle classi dirigenti. Piuttosto che fare norme repressive creiamo dei cordoni sanitari tra interessi economici, istituzioni e politica per tenere separata la politica dall’amministrazione. Se andremo al governo dovremmo agire concretamente per avere uno Stato imparziale, Istituzioni oneste, una politica non invadente. Il codice etico che abbiamo al nostro interno dimostra che abbiamo imbroccato questa strada.”

“Purtroppo oggi in Italia non vi è la certezza che i reati abbiano condanna – ha aggiunto l’avvocato Emilio Ricci – in realtà la magistratura, le forze ordine non sono in grado per difficoltà di funzionamento della giustizia ad arrivare in tempi brevi. Abbiamo un sistema penale che persegue reati ridicoli che impongono alla magistratura un’attività uguale a reati molto più gravi come la corruzione o l’evasione fiscale. Occupiamoci dei processi veri e delle questioni complesse. Una seria depenalizzazione e l’effettività della pena possono essere il sistema per garantire giustizia.”

“Il PD – ha dichiarato l’on. Maria Fortunata Incostante nel corso della discussione – ha presentato regole rispetto a fenomeni corruttivi. La PA che è afflitta da attività corruttive non è efficiente e non premia il merito, non seleziona sulla base delle competenze. Non basta fare leggi, occorre elaborare una cultura dell’efficienza della PA e solo così sarà possibile riformarla. In tal senso la creazione di un’Autorità indipendente di valutazione è una possibile soluzione. Purtroppo l’attuale governo ha voluto stralciare questa provvedimento.”

Ma il vero problema, conclude Andrea De Maria è il fatto che “le forze politiche hanno perso il loro ruolo, per cui di fronte ad una politica debole cha ha perso le radici nella società, si crea lo spazio per la corruzione. La politica ha bisogno quindi di sciogliere questo nodo per recuperare verso il paese la credibilità di cui il paese ha bisogno. “Solo una politica che torna ad essere credibile può tornare al governo del paese.”

Redazione web Feste Democratiche – Simona Giulietti per festademocratica.it

Il referendum elettorale agita il partito Franceschini: "Dobbiamo appoggiarlo", di Annalisa Cuzzocrea

Il capogruppo pd porrà il tema al coordinamento di giovedì. Ma già oggi a Ferrara potrebbe parlarne con Bersani. Romano Prodi firmerà domani in piazza Maggiore a Bologna per il referendum che vuole abrogare la legge elettorale. E nel Pd, la tentazione si fa forte: appoggiare il comitato anti-porcellum significa lottare senza se e senza ma per liberarsi di una norma che ha reso il Parlamento più debole e i partiti più chiusi. I tempi sono stretti, servono 500mila firme entro il 25 settembre per portare il quesito al vaglio della Corte di Cassazione. Ieri il Professore ha ufficializzato sul suo sito la decisione anticipata da Repubblica: «Se l´adozione di una nuova legge risultasse oggi impraticabile, per abrogare il testo Calderoli ben venga un referendum che, ripristinando il Mattarellum, solleciti il Parlamento a sostituirlo». Il nodo è lì, nel ruolo delle Camere, cui aveva richiamato il segretario Bersani a inizio luglio per mettere fine alle divisioni interne al partito. Allora, Walter Veltroni aveva fatto un passo indietro nel suo appoggio ai nostalgici del mattarellum e Stefano Passigli aveva sospeso le firme per un ritorno al proporzionale puro. Ma Arturo Parisi e gli altri “maggioritari” – comprese l´Idv e Sel – sono andati avanti. E ora, in periodo di feste democratiche, il vento del referendum torna a soffiare.
Lo ha sentito Dario Franceschini: «Non esiste che stiamo fuori – ha detto ai colleghi di Areadem – ora che è rimasto solo il referendum da tutti percepito come la fine del porcellum, dobbiamo appoggiarlo. E fare in fretta». Per questo, il capogruppo pd alla Camera è intenzionato a porre il tema al coordinamento di giovedì. Nei giri di telefonate degli ultimi giorni, Franceschini ha raccontato: «Alle feste democratiche mi dicono: firma, firma. Ma io non voglio farne un´iniziativa personale, voglio portarci dentro tutto il partito».
L´idea si fa strada. Anna Finocchiaro dice: «La riforma è più che indispensabile, per riannodare il rapporto tra eletti ed elettori e perché questa cattiva legge ha portato a un´alterazione del sistema costituzionale. Un Parlamento che diventa luogo di nominati perde la sua autonomia. Abbiamo depositato una proposta valida – spiega la presidente dei senatori pd – preferirei che riuscissimo ad approvarla. Ma se il Parlamento non decide, c´è il referendum, che è uno stimolo importantissimo. Il Pd dovrà fare una scelta, e saprà essere unito».
Alla proposta presentata dal partito a fine luglio – che prevede un 70 per cento di maggioritario a doppio turno, un 30 di quota proporzionale e la parità di genere in lista – è ancor più affezionato Enrico Letta: «Superarare il porcellum è la priorità – dice il vicesegretario – il Pd ha deciso di presentare un disegno di legge e di battersi in Parlamento per approvarlo. Questo non è alternativo a iniziative della società civile che abbiano lo stesso obbiettivo». La domanda è: il Pd sceglierà di lottare anche per quelle iniziative? La risposta potrebbe arrivare già oggi alla festa democratica di Ferrara, dov´è previsto un faccia a faccia pubblico tra Bersani e Franceschini. Lì, il segretario potrebbe sciogliere le riserve. O chiudere la porta.

La Repubblica 29.08.11