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"Immigrati, 100 corpi in mare. Nave Nato rifiuta i soccorsi", di Francesco Viviano

Barcone in avaria in acque libiche. La Nato non interviene: in duecento salvati dagli italiani
Dall´alto dell´elicottero della Guardia Costiera la scena che si presenta è apocalittica. Duecento uomini, donne e bambini su un barcone in avaria che chiedono aiuto. Sono disperati, allo stremo, senza cibo ed acqua da almeno cinque giorni. Il racconto dei sopravvissuti: “I cadaveri gettati perché in stato di putrefazione”

Hanno visto morire un centinaio di compagni di viaggio che sono stati buttati in mare perché i loro cadaveri erano già in putrefazione. E quando il velivolo sta proprio sopra il barcone e cala il cestello nel tentativo di recuperare un paio di quei dannati scoppia l´inferno.
«A decine di sono aggrappati al cestello, eravamo in difficoltà con l´elicottero, non potevamo sollevarlo perché forse li avremmo ammazzati. Non avevamo scelta, si aggrappavano l´uno all´altro per tentare di salire. Ma non era possibile e allora, sia pure con grande disperazione e dolore, abbiamo mollato il gancio e siamo rimasti ancora in volo lì vicino in attesa che arrivassero le motovedette della nostra Guardia Costiera, che dopo qualche ora sono giunte sul punto nave che avevamo segnalato a 90 miglia da Lampedusa, vicino alle coste libiche. Ma prima di mollare il cestello abbiamo lanciato loro viveri e acqua». È questa la drammatica testimonianza di uno dei marinai dell´equipaggio dell´elicottero della Guardia Costiera che era partito alcune ore prima da Catania.
Quando le motovedette sono giunte sul posto sono partiti i primi soccorsi. E a quel punto l´elicottero ha lanciato un altro cestello sul quale sono state issate tre donne, di cui una incinta, che erano in gravissime condizioni e rischiavano di morire. Poi l´elicottero, una volta trasferite a terra le tre donne, è ritornato indietro soccorrendo altri due disperati in gravi condizioni, anch´essi trasferiti nel poliambulatorio di Lampedusa.
È stata Fatima, una delle donne tratte in salvo, a raccontare l´ultima tragedia che si è consumata nel Mediterraneo: «All´inizio eravamo trecento, ma un centinaio, soprattutto donne, non ce l´hanno fatta e gli uomini sono stati costretti a buttare in acqua i loro corpi».
Qualcuno però poteva intervenire prima e non l´ha fatto. In zona c´era un rimorchiatore cipriota che già ieri aveva segnalato la presenza di quelle centinaia di extracomunitari partiti dalla Libia in gravi difficoltà. E lo sapevano anche i mezzi aerei e navali della Nato che da mesi operano in quel cielo ed in quelle acque. Ma nessuno ha mosso un dito. Il rimorchiatore si è tenuto a debita distanza dal barcone lanciando in mare due zattere di salvataggio per evitare che quei disperati potessero raggiungere il loro rimorchiatore che non poteva soccorrerli tutti.
Dopo il soccorso italiano è scattato l´allarme sulle vittime. I superstiti hanno ricostruito il viaggio: la partenza venerdì scorso dalle coste libiche, l´avaria al motore, l´agonia e la morte di un centinaio di persone, l´orrore dei corpi gettati in mare. Numeri ancora da confermare: è stato recuperato un solo cadavere. Ma che non intaccano la portata della tragedia.
I sopravvissuti sono stati trasferiti a bordo delle motovedette, diretti a Lampedusa, dove nella notte sono stati accolti e soccorsi.
Quella di ieri è la seconda strage della settimana. Lunedì scorso 25 immigrati sono stati trovati morti nella stiva di un barcone partito dalle coste libiche. Erano stati chiusi lì con la forza dagli scafisti, probabilmente colpiti a bastonate. Ma prima di loro molti altri migranti hanno trovato la morte in mare quest´anno. Oltre cinquantamila persone sono sbarcate in Italia dopo l´esplosione delle rivolte in Tunisia e Libia. Per 1.699 – secondo le stime – il mare Mediterraneo è diventato una tomba.

da la Repubblica

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“L´allarme ignorato per due giorni” e Frattini protesta con l´Alleanza”, di Alessandra Ziniti

La nave dell´organizzazione internazionale era a sole 27 miglia. L´ira di Maroni dopo la tragedia. La Farnesina: “Fatto molto grave”. L´Sos era partito da un rimorchiatore cipriota. La Lega: non possono solo bombardare

Corpi di donne e bambini in mare, centinaia di migranti stremati a contendersi un ultimo sorso d´acqua, uomini che si gettavano in mare nel disperato tentativo di raggiungere le zattere lanciate dall´unica imbarcazione fermatasi a soccorrerli ma poi sparita nella notte. Tutto nell´indifferenza generale delle imbarcazioni che incrociavano in quel tratto di Canale di Sicilia ancora molto lontano da Lampedusa e fuori dalle acque territoriali italiane.
Dal rimorchiatore cipriota che aveva avvistato i profughi già mercoledì era partita la richiesta di aiuto. Segnalazione a tutte le autorità presenti in zona, a cominciare dalla Nato che monitora ogni movimento tra Nord Africa e Italia. A 27 miglia una nave dell´Alleanza atlantica ha risposto con un secco no che, per l´ennesima volta, ha mandato su tutte le furie il ministro dell´Interno Maroni che ha chiesto ai colleghi della Difesa La Russa e degli Esteri Frattini di avanzare una formale protesta nei confronti della Nato. Rimostranza che è puntualmente arrivata. La Farnesina ha chiesto formalmente spiegazioni all´Alleanza: «Se le circostanze fossero confermate si tratterebbe di un fatto molto grave».
Racconta il capitano di vascello Vittorio Alessandro: «Il rimorchiatore aveva già girato a tutti la richiesta di aiuto mercoledì, noi non potevamo intervenire perché l´imbarcazione con i profughi era in acque libiche e ci sentivamo rassicurati dalla presenza del rimorchiatore in una zona in questo momento rigidamente pattugliata. Solo ieri mattina, quando abbiamo ricevuto l´autorizzazione, siamo partiti». Da Lampedusa, il comandante della Capitaneria di Porto Antonio Morana aggiunge: «L´emergenza è stata gestita direttamente da Roma. Noi abbiamo ricevuto l´ordine di far uscire le motovedette alle dieci di ieri. Il barcone con i profughi era a 90 miglia, ci abbiamo messo più di quattro ore a raggiungerli. Qualche genere di prima necessità, acqua, pane era stato gettato loro da un rimorchiatore cipriota e poi da un elicottero partito in mattinata da Catania, ma entrambi avevano dovuto desistere perché i movimenti dei migranti che si gettavano in mare o si aggrappavano al cestello mandato giù dall´elicottero con i generi di conforto rischiava di far capovolgere la barca con un bilancio ancora peggiore. In zona abbiamo visto indumenti, forse anche corpi galleggiare ma siamo dovuti rientrare velocemente a Lampedusa perché le condizioni dei sopravvissuti erano tali da necessitare di cure mediche urgenti».
Dure le reazioni politiche. Dice il presidente dei senatori leghisti Federico Bricolo: «La Nato deve capire che non è lì solo per bombardare le città libiche. Diventa prioritario che, in ottemperanza del mandato ricevuto, blocchi le imbarcazioni in partenza da quelle coste e le rimandi indietro per evitare le troppe morti alle quali stiamo assistendo». E il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli chiede la convocazione immediata del Consiglio di Sicurezza dell´Onu. «Nel Mediterraneo si sta consumando una strage di vite nella totale indifferenza della politica, a tutti i livelli».

da la Repubblica

"Il diritto negato", di Chiara Saraceno

La decisione della signora di Treviso, malata di sclerosi multipla, di rivolgersi ad un giudice per nominare suo marito “amministratore di sostegno”, ovvero persona incaricata di far valere le sue volontà circa il rifiuto di trasfusioni di sangue e alimentazione forzata allorché lei non potrà più farlo direttamente, evidenzia non solo la drammaticità, ma la intima contraddizione delle norme sul testamento biologico di recente approvate dal senato e in attesa di approvazione alla Camera.
Una contraddizione che inconsapevolmente hanno esplicitato anche il ministro Sacconi e la sottosegretaria Roccella nel loro tentativo di sminuire la portata della pronuncia positiva del tribunale di Treviso. Affermano, infatti, il ministro e la sottosegretaria che una persona in grado di intendere e volere, e aggiungo io, di agire di conseguenza, può liberamente rifiutare non solo ogni cura, ma anche di nutrirsi. Può andarsene dall´ospedale, staccarsi dalle macchine, rifiutare medicine e interventi chirurgici, smettere di mangiare e bere. Tra l´altro, il lento lasciarsi morire di fame è un mezzo più o meno consapevolmente scelto da molti grandi anziani stanchi di vivere, ma che “non riescono a morire”, per usare le loro parole.
Questo diritto a rifiutare sia le cure che l´alimentazione si basa sul principio dell´habeas corpus, il primo e più antico diritto civile, sancito anche dagli articoli 2 (diritti inviolabili dell´uomo) e 13 (libertà personale è inviolabile) della Costitituzione italiana. Questo diritto tuttavia, secondo ministro e sottosegretaria e secondo tutti coloro che hanno votato a favore della legge passata al Senato, cessa una volta che quella stessa persona ha perso vuoi la capacità di intendere o volere, vuoi quella di esprimere la propria volontà, ancora lucidamente presente alla coscienza, ma non più agibile direttamente. Il primo è stato il caso di Eluana Englaro, il secondo di Piergiorgio Welby. Welby è stato fino all´ultimo perfettamente in grado di volere ed anche di comunicare la propria volontà, ma dipendente da altri per farla valere, dato che non poteva staccarsi da sé dalla macchina che lo teneva in vita contro ogni suo volere e a prezzo di grandi sofferenze fisiche e psicologiche.
Questa negazione dell´habeas corpus e del diritto a far valere la propria volontà proprio nei confronti di coloro che una malattia o un incidente hanno già profondamente maltrattati nella loro integrità personale e nella loro capacità di autonomia, mi sembra una grave, insultante, indegnità. Ciò che queste persone hanno detto e dichiarato perde valore una volta che non siano più in grado di realizzarlo da soli. In nome della inviolabilità della vita umana diventano delle non persone. E le stesse persone che sarebbero, sono, chiamate a pronunciarsi sulla opportunità di un intervento, di una cura, perdono autorevolezza e riconoscimento se, in nome della volontà espressa dal malato, chiedono che cessi ogni intervento.
Proprio per rafforzare l´autorevolezza del marito sul piano giuridico la signora ha chiesto e ottenuto che questi venga nominato amministratore di sostegno, anche se l´accanimento impietoso dei nostri legislatori potrebbe rendere inutile anche questo, sollecitando altri ricorsi al giudice, su su fino alla Corte Costituzionale. Ci si lamenta tanto dell´eccesso di giuridificazione dei rapporti tra persone e dello strapotere dei giudici; ma sono le leggi che non riconoscono la pienezza del diritto dei cittadini a dire su di sé, anche a futura memoria, a stabilire non tanto come vogliono morire, ma come non vogliono essere tenuti in vita, a costringere a rivolgersi al giudice per proteggere sé e i propri cari da uno stato invasivo e irrispettoso della dignità dei cittadini. Possono anche provocare ansie e paure aggiuntive e persino sollecitare decisioni contrarie alle intenzioni delle norme e degli stessi interessi delle persone.
Se si teme, infatti, che una terapia metta in moto processi da cui non si può tornare, legalmente, indietro, finché se ne ha il potere si può decidere di non iniziarla/non farla iniziare neppure, anche se potrebbe rivelarsi positiva. Una ragione in più per non intervenire se non a protezione e sostegno della libertà e dignità dei soggetti coinvolti in quell´area incerta che sta tra la vita e la morte, tra la speranza che le cose migliorino e la consapevolezza di ciò che è soggettivamente sostenibile e accettabile.

da la Repubblica

"Assunzione per 67mila precari ma sottopagati", di Roberto Ciccarelli

Domenico Pantaleo, segretario della FLC CGIL, che ha deciso di sospendere la firma dell’accordo. «Vogliamo essere certi che al sacrificio dei lavoratori corrisponda una contropartita altrettanto seria: stabilizzazioni certe, garanzia che tutti i posti vacanti e disponibili siano assegnati ai precari e transitorietà del taglio in busta paga».

L’accordo per l’assunzione di 67 mila precari sottoscritto ieri all’Aran da Cisl, Uil, Snals, Gilda, ma non dalla Cgil, aprirà una nuova epoca nella scuola. D’ora in poi i docenti che avranno avuto la fortuna di restare nelle classi per più di un anno, e con loro il personale amministrativo che collabora alla loro gestione, dovranno rinunciare a una parte significativa del loro stipendio.
La truffa del pacchetto assunzioni è stata confezionata in fretta e furia nelle ultime due settimane. Prima c’è stata una pre-intesa tra i sindacati, poi l’approvazione in consiglio dei ministri e la registrazione dell’intesa presso la Corte dei Conti. Il tutto è stato benedetto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, i cui buoni uffici hanno accelerato i tempi di una decisione che nega ai precari il riconoscimento degli anni di insegnamento effettuati prima dell’assunzione. A queste persone non verrà riconosciuto uno stipendio pari all’anzianità professionale, ma guadagneranno la stessa cifra per 9 anni, e non per tre come avviene per i loro colleghi più anziani. Resteranno cioè praticanti a vita, pur avendo un’età media abbastanza alta.
Dalle parti del ministero si vocifera – ma per carità ogni cautela in questi casi è d’obbligo – che le assunzioni proseguiranno nel prossimo biennio, raggiungendo quota 131 mila. Le regole imposte da Giulio Tremonti, ed accettate dalla maggioranza dei sindacati come dal ministro Gelmini, saranno valide anche per le prossime immissioni. Si verrà così a creare dentro la scuola, e non più ai suoi margini, un’ampia fascia di docenti di serie B, un proletariato sottopagato al quale verrà fatta scontare la colpa di essere stato precario troppo a lungo. Tecnicamente questa soluzione si chiama «salario d’ingresso» e serve, nei fatti, a modificare il contratto nazionale del pubblico impiego.
Di questa opinione è Domenico Pantaleo, segretario della FLC CGIL, che ha deciso di sospendere la firma dell’accordo. «Vogliamo essere certi – afferma dopo avere precisato che si tratta di una ‘operazione illegale che sarà sommersa da ricorsi’ – che al sacrificio dei lavoratori corrisponda una contropartita altrettanto seria: stabilizzazioni certe, garanzia che tutti i posti vacanti e disponibili siano assegnati ai precari e transitorietà del taglio in busta paga».
Nella serata di ieri si è svolto un’incontro al Miur che dovrebbe comunicare la suddivisione delle assunzioni. Le classi di concorso delle superiori potrebbero essere fortemente penalizzate a causa dell’alto numero, 8mila, di docenti soprannumerari. Chi gioisce è invece la Lega che ha imposto al governo di assumere 10 mila precari attingendo delle vecchie graduatorie, quelle composte con i trasferimenti che andavano in «coda». Il prossimo anno scolastico rischia seriamente di essere funestato da una nuova saga di ricorsi.

da il Manifesto

Letta: "Un nuovo governo entro Ferragosto. Il Pd è pronto", intervista a Enrico Letta di Maria Zegarelli

E stata la giornata più drammatica che l’Italia abbia`vissuto negli ultimi anni. La giornata in cui si è definitivamente chiarito che non è un’ossessione delle opposizioni ma un fatto che ormai ha assunto carattere europeo: le dimissioni di Silvio Berlusconi sono diventate la priorità per il Paese».

Enrico Letta, vicesegretario Pd, a conclusione di un giovedì nero per le borse europee e per quella italiana ancora di più, traccia la linea da cui ripartire. C’è bisogno di un nuovo governo. Subito, entro ferragosto, «un Super Ciampi» perché oggi, spiega, l’Italia rischia come mai prima.

Le borse vanno in tilt, Milano più delle altre. Che cosa sta succedendo?

«Quello che è accaduto alle borse è strettamente legato al discorso del premier dell’altro giorno alle Camere. Il tonfo italiano in borsa, si parla di un meno 6% e le borse europee in difficoltà dimostrano come il problema Berlusconi abbia ormai assunto dimensioni che vanno oltre il nostro Paese. Sarei davvero curioso di sapere se Angelino Alfano è ancora convinto che i governi non li fanno i mercati».

Lei sta dicendo che la tempesta dei mercati ha a che fare con il discorso di Berlusconi?

«Sto dicendo che i mercati hanno ribadito l’assoluta mancanza di credibilità di questo governo e di questa maggioranza. Berlusconi nel suo discorso ha indicato una desolante assenza di strategie se non quella di restare incollato alla sua poltrona per motivi solo personali, legati ai propri interessi. Il peggioramento delle borse di oggi (ieri per chi legge, ndr) ha fatto sì che lo spread italiano si associasse a quello spagnolo. Ma attenzione, l’Italia non è la Grecia: se non trova soluzione alla sua crisi si trascina dietro tutto l’euro perché il nostro Paese vale il 20% dell’area dell’euro e non il 3%. L’Europa e i mercati sono entrati in fibrillazione quando hanno capito che l’Italia è come una barca senza timoniere che sta andando sugli scogli».

Sarà anche così, ma Berlusconi ha ribadito che resterà al suo posto fino al 2013 e la Lega ha suggellato il patto. Quindi, come si affronta la crisi?

«Chiedendo le dimissioni del presidente del Consiglio. Non sono d’accordo con la tesi di Casini di queste ore che dice è inutile chiederle perché tanto Berlusconi non si dimette. Per dare sicurezza ai mercati bisogna che ci sia un nuovo governo entro Ferragosto. La settimana prossima dobbiamo essere tutti a Roma, per le consultazioni per un nuovo governo».

Un governo politico?

«C’è bisogno di un governo “superCiampi”, politico e di larga intesa. Bisogna affidarsi all’istituzione che in questo momento rappresenta l’Italia migliore: il presidente della Repubblica. È Napolitano che deve intervenire».

Oggi le parti sociali hanno incontrato prima il governo e poi le opposizioni. Secondo il presidente del Consiglio è andato benissimo, secondo voi?

«Sottolineo un particolare: le parti sociali non hanno voluto incontrare il governo senza la garanzia di poter incontrare lo stesso giorno anche l’opposizione. Se non sbaglio è la prima volta che succede una cosa del genere. Sa cosa significa? Che le parti sociali non si fidano del governo e non a caso. Nel loro documento hanno chiesto interventi che lo stesso Berlusconi con il suo discorso alle Camere ha negato. Ad una domanda di attivismo, ora e subito, si risponde con il vuoto. Questo è un comportamento irresponsabile. La casa non rischia di bruciare: in parte è già bruciata».

Bersani dice che il Pd ha le sue proposte. Sareste pronti ad affrontare una tale emergenza insieme alle altre opposizioni?

«Le tre opposizioni parlamentari già in queste ore hanno iniziato a lavorare mettendo nero su bianco le declinazioni dei titoli generali dell’incontro avuto con le parti sociali.
Noi abbiamo idee chiare su come razionalizzare la spesa pubblica; fare la riforma fiscale; intervenire sulle rendita alleggerendo il lavoro; tagliare i costi della politica; far ripartire le infrastrutture; privatizzare e liberalizzare. Con un nuovo governo si può fare, ma Berlusconi si deve dimettere. Questa crisi non può diventare un mezzo di blindarlo».

L’Economist descrive Berlusconi come “un coniglio pietrificato davanti ai fari della macchina”.

«Mi sembra un giudizio benevolo: non è paralizzato, è inchiodato a Palazzo Chigi per difendere i suoi interessi personali e le sue aziende».!-L’allarme «stata la giornata più drammatica che l’Italia abbia vissuto negli ultimi anni. Berlusconi è un problema europeo»

da L’Unità

"La vendetta dei mercati", di Gianni Del Vecchio

Trichet vuole le riforme, intanto la Borsa segna il record negativo.
«Soltanto gli organi di informazione hanno messo in campo una connessione tra il mio intervento al parlamento e il comportamento dei mercati. I mercati reagiscono per ragioni proprie che sono distanti sia dalla realtà economica che dalla politica. Sono figlio di un padre che aveva una grande esperienza, mi diceva della filosofia e delle ragioni che muovono le borse, che sono normalmente in contrasto con quelle che muovono l’economia. Ricordo una frase che diceva: le borse sono come un orologio rotto, due volte al giorno danno l’ora esatta ma per tutto il resto l’ora non è quella vera. Credo che questo tutti lo dovrebbero sapere».
Silvio Berlusconi, parlando alle parti sociali ieri pomeriggio, come spesso gli capita ha detto una mezza verità e una bugia e mezza. La mezza verità riguarda la discrasia fra mercati finanziari ed economia reale. È un fatto consolidato che le borse seguano logiche diverse: i trader di solito cercano di anticipare il futuro e spesso si ritrovano a scommettere più che a valutare i singoli titoli, siano azioni o bond statali.
Per non parlare della distorsione causata dal comportamento degli speculatori. Detto questo, però, c’è anche da sottolineare che la speculazione e gli operatori non vivono in un universo parallelo, i titoli che vengono presi di mira sono quelli emessi da organismi con fondamentali economici tutt’altro che solidi. Ed è qui che si svela la mezza bufala berlusconiana: la nostra economia è sì solida, ma non tanto da potersi sentire al riparo dagli attacchi degli hedge fund, soprattutto per la cronica mancanza di riforme imputabile a chi negli ultimi dieci anni è stato quasi ininterrottamente a palazzo Chigi.
Ovvero lo stesso Berlusconi. Non a caso il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, anche ieri ha invitato il governo italiano ad accelerare su questo tema: «Quello che serve all’Italia è certamente ridurre la spesa pubblica e raggiungere i suoi obiettivi di deficit. È assolutamente essenziale che ci siano le riforme strutturali. Qualsiasi anticipazione, qualsiasi azione preventiva è adeguata nell’attuale situazione».
La bugia tutta intera invece riguarda l’inesistente nesso fra il vuoto discorso del premier al parlamento e il crollo di piazza Affari. Ieri per le borse europee è stata una giornata nerissima, hanno chiuso tutte con perdite che hanno superato il tre per cento.
Peggio di tutte Milano: a fine serata, dopo un guasto tecnico, il dato diffuso da Borsa Italiana è di quelli drammatici: meno 5,16 per cento, mai così male dal maggio dello scorso anno. Cifra a cui va aggiunto l’ennesimo record dello spread fra titoli di stato italiani e tedeschi: superata la soglia dei 390 punti base, nonostante nel pomeriggio Trichet abbia fatto capire come la Bce si stia finalmente muovendo per comprare sui mercati i titoli di stato dei paesi sotto attacco.
Il doppio dato negativo si inserisce in uno scenario difficile che coinvolge tutti in Europa, ma la portata senza precedenti è dovuta alle parole vacue del premier al parlamento. Secondo un trader, riferisce l’agenzia Mf-Dow Jones, «dopo un avvio positivo in scia a Wall Street e alle altre piazze europee, è subito ricominciata la speculazione sull’Italia; del resto, il discorso di Berlusconi non ha fornito alcuno spunto di novità».
Opinione questa ieri molto diffusa a piazza Affari e amplificata dalla stampa specializzata.
L’Economist, ad esempio, ha anticipato un articolo in cui boccia il premier: «Il discorso mediocre, quasi sbadato, è sembrato un’occasione mancata per influenzare il corso degli eventi».

da www.europaquotidiano.it

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Big crash a Milano. Ma lui con la testa è già in vacanza

Berlusconi continua a irridere i mercati. E poi lavora sul ponte di Messina
Il verdetto è di quelli inappellabili: i mercati finanziari hanno bocciato sonoramente il discorso di Silvio Berlusconi al parlamento di due giorni fa. Un discorso che secondo più di un trader di Borsa è vuoto, senza alcuna novità, modesto e soprattutto senza lo straccio di una riforma.
Riforme strutturali che ormai vengono invocate con urgenza da tutti, in testa il presidente della Bce Trichet, secondo cui «quello che serve all’Italia è certamente ridurre la spesa pubblica e raggiungere i suoi obiettivi di deficit; qualsiasi anticipazione, qualsiasi azione preventiva è adeguata nell’attuale situazione».
Così piazza Affari ha fatto segnare due record negativi in una botta sola. A fine serata, dopo un guasto tecnico, Borsa italiana ha diffuso un dato drammatico: meno 5,16 per cento, mai così male dal maggio dello scorso anno. Cifra a cui va aggiunto l’ennesimo record dello spread fra titoli di stato italiani e tedeschi: superata la soglia dei 390 punti base, nonostante nel pomeriggio Trichet abbia fatto capire come la Bce si stia finalmente muovendo per comprare sui mercati i titoli di stato dei paesi sotto attacco.
E mentre Milano affonda, a palazzo Chigi il premier non trova niente di meglio da fare che convocare una super-riunione con ministri ed esperti sul fantomatico progetto del ponte sullo stretto di Messina.

da www.europaquotidiano.it

"L'imprenditore che non capisce l'azienda Italia", di Bill Emmott

La turbolenza dei mercati finanziari è tale da farci quasi dare ragione al presidente del Consiglio: l’Italia appare come la vittima di questa crisi, non come la sua causa. Perché in parte è vero: la crescita economica si sta indebolendo ovunque nel mondo ricco, l’America ha evitato il default del debito, ma solo attraverso un compromesso fragile e i governi della zona euro non sono riusciti a dare una soluzione esauriente al problema della Grecia, l’incapacità di rimborsare i propri debiti. Ma non siate troppo solidali con Silvio Berlusconi. L’Italia, o meglio il suo governo, ha la sua parte di colpa.

Il presidente del Consiglio ha ricordato al Parlamento che lui è un uomo d’affari. Ma poi ha dimostrato di aver dimenticato ciò che un business di successo richiede: la conoscenza dei ricavi dell’azienda, il controllo dei suoi costi, e una gestione che abbia un piano strategico credibile. Nel suo attuale ramo d’impresa, e cioè il governo dell’Italia, egli non ha messo in opera nessuna di queste tre cose. Ecco perché l’Italia oggi è nell’occhio del ciclone.

Il premier ha dimostrato di non capire l’amministrazione dei ricavi quando ha sostenuto che l’Italia è solida perché le famiglie italiane hanno risparmi elevati e debiti bassi.

Questo è vero ma irrilevante dal punto di vista delle finanze del governo, perché quei risparmi a nulla servono per incrementare i suoi ricavi, e poco per rendere più facile il prestito, perché la maggior parte dei titoli vengono acquistati dalle banche e dagli stranieri.

Citare i risparmi delle famiglie come un punto di forza per le finanze pubbliche è come per un uomo d’affari citare la ricchezza dei suoi clienti o dei suoi dipendenti come prova della solvibilità della sua azienda. L’unico modo in cui questi risparmi privati potrebbero essere d’aiuto si verificherebbe se il governo dovesse aumentare drasticamente le imposte per aumentare i ricavi, o se obbligasse le famiglie a comprare il debito pubblico. Sicuri che solo i comunisti prenderebbero in considerazione una cosa del genere?

Egli non ha il controllo dei costi del governo, perché la manovra fiscale recentemente presentata dal suo ministro dell’Economia è rimasta vaga su come ridurre la spesa e ha differito i principali tagli fino a dopo il 2013. Ancora più importante, tuttavia, è il fatto che non può avere il pieno controllo perché il governo italiano è un grande debitore che anche con gli oneri finanziari ultimamente così bassi sta pagando il 4% del Pil ogni anno per i debiti di servizi che raggiungono il 120% del Pil, il secondo più alto nella zona euro dopo la Grecia. Se i mercati obbligazionari domandassero tassi di interesse più elevati per compensare i rischi che si assumono nel gestire il debito italiano, allora tali spese per gli interessi aumenterebbero, e non c’è nulla che il governo possa fare al riguardo.

Come la maggior parte dei leader politici intrappolati in questa situazione, il presidente del Consiglio ha accusato gli speculatori. Ma in quanto uomo d’affari deve conoscere la differenza tra speculatori e investitori o finanziatori. Sono gli investitori e i finanziatori che stanno causando problemi all’Italia, perché la valutano a rischio o incapace di buone prestazioni. Un buon imprenditore avrebbe risposto presentando a questi investitori un piano strategico credibile e spiegando come intendeva aumentare i ricavi e controllare i costi: in altre parole, stimolare la crescita economica e ridurre le spese. Ma un piano del genere non esiste, e questo governo ha perso ogni credibilità sulla sua capacità di produrne uno.

Il presidente del Consiglio ha ragione, questo sì, a chiedersi: perché ora? Il mio governo non è mai stato credibile, potrebbe dire per essere perdonato, perché proprio adesso i mercati finanziari si sono messi a fare questo casino?

La risposta è, in parte, che i mercati si comportano come branchi di animali, corrono tutti insieme nella stessa direzione, rassicurandosi così l’un l’altro. La tendenza occidentale, in questo luglio e agosto, è chiaramente cattiva: rallentamento della crescita, problemi crescenti di debito, politica disfunzionale, in molti Paesi, all’improvviso, e il branco è in fuga da questo.

L’altra risposta è l’euro. È ironico, in un certo senso. Quando fu lanciata la moneta unica, nel 1999, i suoi sostenitori dicevano che avrebbe avuto due grandi effetti: sarebbe servito come strumento di pressione sui Paesi membri perché liberalizzassero le loro economie per compensare la perdita di svalutazione della moneta come strumento politico; e avrebbe dato una disciplina ai mercati obbligazionari richiedendo tassi di interesse più elevati ai Paesi a maggior rischio.

Nulla di tutto questo è accaduto durante i primi dieci anni di corso della moneta, ma ora questi effetti si stanno entrambi manifestando. È solo che stanno accadendo più improvvisamente e violentemente di quanto chiunque vorrebbe.

Inoltre, la pressione per la liberalizzazione e la disciplina dei mercati obbligazionari è rafforzata dall’esatta natura delle operazioni di soccorso che la Germania sta conducendo per la Grecia. Il vertice di emergenza del 21 luglio ha concordato su un nuovo salvataggio, ma anche sul fatto che il debito della Grecia debba essere ridotto facendo sì che i creditori privati estendano la durata delle loro obbligazioni e accettino tassi di interesse più bassi.

Vedendo questa proposta, che non è ancora pienamente attuata, agli investitori viene naturale chiedersi: se dobbiamo sopportare questi fardelli per la Grecia, per chi altri potremmo doverlo fare questo in futuro? La risposta, naturalmente, è chiunque abbia debiti di governo così alti da poter diventare insostenibili nei prossimi anni. In altre parole, l’Italia. Perché l’unica cosa veramente solida è il livello elevato del debito del governo.

da www.lastampa.it, traduzione di Carla Reschia

Fantastico Berlusconi: nessuno nega la crisi. Tranne io

Per anni Berlusconi nega l’evidenza della crisi economica.
Davanti all’evidenza però, anche lui deve ammettere: “Nessuno nega la crisi”.
Il Pd sono tre anni che, inascoltato, mette in evidenza la gravità della situazione.

Per vedere il video e ascolatre le bugie di Berlusconi sulla crisi economica, negata per anni: clicca qui

da www.youdem.it