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Decreto legislativo sul dissesto finanziario e commissariamento degli atenei: il nostro no

Nella giornata di ieri, la Commnissione Cultura della Camera ha espresso parere favorevole sulla schema di decreto legislativo che disciplinerà la nuova procedura sul dissesto finanziario delle università e sul commissariamento degi atenei.
Le motivazioni del voto contrario del Partito Democratico sono state raccolte in un “parere alternativo” a quello della maggioranza, che potete leggere di seguito.

PROPOSTA DI PARERE ALTERNATIVO PRESENTATO DAI DEPUTATI GHIZZONI, TOCCI, NICOLAIS, MAZZARELLA, BACHELET, COSCIA, DE BIASI, DE PASQUALE, DE TORRE, LEVI, LOLLI, PES, ROSSA, RUSSO, SIRAGUSA
La VII Commissione,
presa visione, con preoccupazione, dello schema di decreto legislativo recante la disciplina del dissesto finanziario delle università e del commissariamento degli atenei in attuazione della delega prevista dall’articolo 5, comma 1, lettera b) della legge 30 dicembre 2010, n. 240 e secondo i principi e i criteri direttivi stabiliti dall’articolo 5, comma 4, lettere g), h), i) della legge 30 dicembre 2010, n. 240,
premesso che:
a salvaguardia delle attività didattiche e di ricerca, dei diritti degli studenti e dei docenti nonché dei finanziamenti statali, entro il quadro costituzionalmente garantito di autonomia delle università, è auspicabile l’approntamento di una disciplina organica sugli atenei che versano in gravi difficoltà finanziarie – eventualità verificatisi peraltro in modo molto limitato e sporadico – per i quali manca la necessaria normativa di riferimento;
valutato che:
il tema del dissesto finanziario di un’università e dell’eventuale successivo commissariamento appare particolarmente delicato per le seguente ragioni:
l’Università è un ente pubblico a finanza sostanzialmente derivata, ove la parte preminente delle spese fisse – quelle per stipendi o indennità varie – è determinata dallo Stato, così come dallo Stato dipende anche la maggior parte delle entrate, ed è chiaro che l’insolvenza potrebbe derivare proprio dalla diminuzione della contribuzione attesa o dall’aumento delle spese in conseguenza di interventi politici esterni ed estranei alla responsabilità delle università;
le università svolgono attività di natura peculiarmente strategica (tali sono sia la didattica che la ricerca universitarie) per produrre essenzialmente beni di natura non materiale (l’alta formazione e le nuove conoscenze) a vantaggio dell’intero Paese se non dell’intera umanità, per cui non possono essere ricondotte dal punto di vista economico a mere agenzie formative o di prestazione di servizi il cui stato finanziario possa essere ridotto all’equilibrio tra costi e ricavi o tra attività e passività, anche perché lo stesso concetto di ricavo è estraneo alla natura delle università, almeno quelle statali;
l’autonomia delle università e la libertà di insegnamento e di ricerca dei docenti sono capisaldi costituzionali e storici che vanno coniugati con estrema attenzione con il dovuto controllo da parte dello Stato o delle autorità preposte e con l’extrema ratio del commissariamento, istituto estraneo alla tradizione universitaria non solo italiana;
sussiste il problema, che può sembrare marginale ma non lo è, dei finanziamenti di ricerca ottenuti da singoli docenti universitari e gruppi di ricerca, quasi sempre in seguito a competizioni nazionali e internazionali, il cui uso libero e tempestivo da parte dei ricercatori coinvolti è fondamentale per il rispetto delle condizioni poste dall’ente finanziatore e per il successo della ricerca per cui è necessario contemperare quest’aspetto con
quello del bilancio di un ateneo che fosse dichiarato in dissesto;
considerato che:
lo schema di decreto legislativo proposto è emblematico della configurazione di un rapporto tra governo e atenei che umilia del tutto il ruolo di questi ultimi quali primarie istituzioni di formazione e ricerca, la cui autonomia è sancita dall’articolo 33 della Costituzione. Le università sono assimilate ad aziende di servizi in cui rilevano soprattutto parametri finanziari predeterminati e astratti da qualsiasi specifica valutazione di merito della loro attività. I modi in cui si esplica il controllo sui risultati finanziari della gestione e i risultati che esso comporta testimoniano dunque un approccio ragionieristico al funzionamento del sistema universitario, che ne trascura il valore e ne lede irreparabilmente i caratteri di autonomia degli Atenei. Col rischio, oltretutto, che tali meccanismi introducano un intollerabile controllo diretto e indiretto della politica sull’amministrazione e persino sugli orientamenti scientifici e didattici degli atenei;
le condizioni di dissesto sono accertate da un collegio dei revisori dei conti, di pura nomina ministeriale, il che ne ostacola la caratteristica di terzietà. L’accertamento, da parte dei revisori, della sussistenza di alcuni parametri negativi, comporta la declaratoria di dissesto che è dichiarata, senza alcun contraddittorio, dal Consiglio di Amministrazione che, senza poter esprimere le proprie considerazioni in merito, non può approvare il bilancio. Dichiarato il dissesto, il Ministero diffida il rettore a predisporre un piano di rientro entro 180 giorni: peraltro von si comprende la ragione e l’utilità della diffida dal momento che è lo stesso consiglio di amministrazione, nel quale in ogni caso siede il rettore, che adotta la dichiarazione;
il piano di rientro dovrà essere redatto secondo linee guida che saranno emanate dal MIUR e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze; l’impianto della procedura, allo stato attuale, risulta vago, indeterminato e consente al governo di procedere al commissariamento senza interlocuzione alcuna con la comunità accademica e con gli organi di governo dell’ateneo medesimo. In particolare, la gamma degli interventi di definizione e gestione del piano svela le reali intenzioni del governo, tese alla mera riduzione dei costi, alla penalizzazione del personale – soprattutto quello amministrativo – e alla liquidazione del patrimonio, senza interesse alcuno per il rilancio dell’ateneo;
il piano di rientro è controllato annualmente dai revisori che ne riferiscono ai Ministeri, e se il giudizio non è positivo, si ha il commissariamento dell’ateneo, con la conseguente designazione da uno a tre commissari in relazione alle sue dimensioni. Questi ultimi sono dirigenti o funzionari dei due ministeri o commercialisti e revisori contabili iscritti all’albo: è assai improbabile poter affermare l’effettiva indipendenza dei commissari rispetto alle autorità che li hanno nominati e, soprattutto, la loro capacità professionale di gestire la complessità amministrativa, culturale e scientifica di un ateneo, soprattutto in considerazione che l’organo commissariale ha la responsabilità di tutta la gestione del dissesto e della formulazione o revisione del piano di rientro. Infatti, il Consiglio di Amministrazione decade e i commissari assumono il controllo anche delle funzioni strategiche dell’Ateneo: non solo del suo assetto contingente, dunque, ma anche delle sue prospettive future;
al termine del periodo commissariale, lo schema di decreto dispone che la gestione ritorni in capo al medesimo Rettore che aveva guidato l’ateneo nel periodo che ha portato verso il dissesto finanziario;
ritenuto che:
la sequenza prevista dallo schema di decreto in parola – dichiarazione di dissesto quando non vengono rispettati alcuni parametri economico-contabili, cui segue un Piano di rientro che in caso di fallimento sfocia nel commissariamento – non ha alcun senso logico, poiché l’annunciato dissesto colpirebbe la reputazione dell’ateneo con conseguenze facilmente prevedibili (gli studenti non si iscriveranno, i migliori professori se ne andranno, i partner nell’attività di ricerca si ritireranno, le imprese non investiranno, gli enti locali faranno mancare il proprio sostegno), in grado di generare una pericolosa spirale verso il collasso la struttura accademica. Sarebbe pertanto opportuno ribaltare la sequenza prevista, iniziando con una procedura di warning che vincola l’ateneo in crisi al rispetto di un programma di risanamento, senza però distruggerne la credibilità scientifica e didattica. Nei controlli successivi si dovrebbero verificare eventuali miglioramenti o peggioramenti e solo in caso negativo procedere ai passaggi successivi;
lo schema di decreto riduce la declaratoria di dissesto finanziario ad una mera verifica di parametri contabili introdotti dallo stesso schema di decreto e al realizzarsi di semplicistici automatismi quantitativi, con l’esclusione di qualunque analisi reale e strategica delle ragioni profonde delle difficoltà finanziarie, che potrebbero risalire anche agli stessi Ministeri interessati, nonché della situazione dell’ateneo e della qualità delle sue attività didattiche e scientifiche, delle sue prospettive di sviluppo e del suo ruolo nell’ambito del sistema sociale del territorio;
rispetto alla dichiarazione di dissesto e al relativo commissariamento, non è previsto alcun regime transitorio in fase di prima applicazione della legge per quegli Atenei che trovandosi in condizioni di criticità finanziaria hanno già predisposto specifici piani di risanamento, tali da garantire risultati certificati rispetto alla situazione debitoria e da non compromettere l’offerta formativa e l’attività di ricerca, e che con il decreto governativo si troverebbero immediatamente in dissesto, vanificando gli sforzi già compiuti. A tale proposito, la procedura di warning precedentemente richiamata potrebbe funzionare anche come norma transitoria per codesti atenei;
per il piano di rientro lo schema di decreto stabilisce una serie minuta di condizioni e adempimenti, indipendente da ogni analisi della situazione specifica del singolo ateneo in dissesto finanziario, quasi in segno di sfiducia preventiva nei confronti del consiglio di amministrazione che comunque è chiamato a gestire la fase di attuazione del piano di rientro;
peraltro, il procedimento per l’approvazione o meno del piano di rientro non è disciplinato, così da consentire ai Ministeri decisioni unilaterali e prive di qualsiasi consultazione o accordo preventivi, sui suoi contenuti e sulle prospettive di realizzazione, né con la comunità accademica, né con il consiglio di amministrazione e con gli altri organi di governo, né, tantomeno, con soggetti terzi indipendenti, in chiara violazione dei principio costituzionale di autonomia delle università (articolo 33 della Costituzione) e di responsabilità del consiglio di amministrazione;
nel caso di mancata stesura o attuazione del piano di rientro, lo schema di decreto prevede il commissariamento dell’ateneo ma ne restringe la possibile efficacia sia con nuovi automatismi numerici per quanto riguarda il numero dei commissari, sia restringendo la rosa delle persone che possono essere chiamate a questo difficile e importante incarico a dirigenti ministeriali o a dottori commercialisti revisori dei conti, quando invece una maggiore conoscenza interna del funzionamento delle università sarebbe senz’altro auspicabile, così come una loro autonomia dall’autorità che provvede alla nomina;
incredibilmente, si dispone che il rettore eventualmente corresponsabile del dissesto sia ricollocato, alla fine del procedimento di commissariamento, nella sua funzione con tutti gli onori;
nulla è previsto nelle fasi del piano di rientro e dell’eventuale commissariamento in merito alle attività di ricerca dei docenti finanziate da enti esterni all’università e affidate alla responsabilità dei docenti medesimi;
lo schema di decreto prevede l’emanazione di ulteriori decreti specificativi, in particolare quello sull’esatto calcolo dei parametri per verificare lo stato di dissesto (articolo 2, comma 2) e quello sulle linee guida per la redazione dei piani di rientro (articolo 3, comma 1): tale rinvio ad altri decreti ministeriali rende impossibile esprimere un parere di merito definitivo sulla natura delle norme delegate e sul loro effettivo impatto sul sistema universitario, altresì conferma la volontà del MIUR e del MEF di assumere potenti strumenti di controllo indiretto e diretto sulle scelte degli atenei in aperta violazione del principio costituzionale di autonomia;
tutto ciò premesso e considerato,
esprime PARERE CONTRARIO.

Camera, voto sulle intercettazioni. Sì a Milanese, Verdini salvato dall'Aula

Montecitorio concede l’autorizzazione per l’ex consigliere politico del ministro Giulio Tremonti coinvolto nell’inchiesta P4 e la nega per il coordinatore Pdl coinvolto nell’inchiesta su G8

Via libera della Camera all’autorizzazione all’apertura delle cassette di sicurezza e ai tabulati telefonici del deputato Pdl Marco Milanese. Disco rosso, con il voto del centrodestra, per il coordinatore del Pdl Denis Verdini chiamato in causa nell’inchiesta per il G8. I pm non potranno utilizzare le conversazioni (una del 26 maggio 2009 e due del 17 giugno 2009), tra il coordinatore del Pdl e l’imprenditore Carlo Fusi.

Milanese. Per l’ex consigliere politico del ministro Giulio Tremonti erano arrivate due richieste dai pm napoletani nell’ambito dell’indagine sulla P4 1per la quale è stato chiesto anche l’arresto del parlamentare. A favore dell’autorizzazione all’uso dei tabulati si sono espressi 538 deputati mentre in 28 si sono opposti. A favore dell’apertura delle cassette, invece, i sì sono stati 545 e i no 23. Milanese, presente in Aula, si difende: “Sono schiacciato dal vento della calunnia, io sono innocente e nessuno di questi fatti è vero e ho un solo modo per dimostrarlo al più presto, di liberami dall’onta che mi sovrasta: che le indagini proseguano e vadano a compimento nel più breve tempo possibile”. Semivuoti i banchi del governo, occupati solo dalle ministre Pdl (Carfagna, Prestigiacomo, Meloni) e dai ministri Romani e Rotondi. Milanese, inoltre, rivolge un appello ai

deputati, citando per nome il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: “Se volete essere i miei giudici dovete farlo con conoscenza, chiedete anche voi di indagare su chi mi calunnia con accuse false. Io l’ho già fatto e lo farò in seguito con denunzie formali. Chiedete che si cerchi la verità, pretendete che insieme ai miei tabulati vengano acquisiti anche quelli di coloro che mi accusano di aver fornito loro informazioni riservate”. “Questo accertamento – continua Milanese – non è stato fatto. Chiedetevi perché. Bersani, è evidente l’attacco mosso da più parti al sistema dei partiti. Non intervenire per capire cosa c’è dietro questa macchina del fango sarà per tutti noi imperdonabile”.

Verdini. Poco dopo la Camera ha respinto, con il voto dei deputati della maggioranza di centrodestra, la richiesta dei magistrati che indagano sugli appalti per la ricostruzione post terremoto in Abruzzo di poter utilizzare le intercettazioni nei confronti del coordinatore del Pdl Denis Verdini. I voti a favore sono stati 301 e 278 quelli contrari (Verdini non ha votato), vanificando la mobilitazione dell’opposizione e in particolare del Pd, presente in Aula quasi al completo. “Io sono abbastanza forte e non mi distrugge nessuno – dice Verdini – ma bisogna preoccuparsi del futuro, perché è da tempo che con questo sistema di intercettazioni viene sputtanata troppa gente…”. Secco Antonio Di Pietro: “Votare ‘no’ significa far passare un principio assolutamente aberrante: chiunque parlerà con un parlamentare non potrà mai essere ‘controllato'”.

De Gennaro. “Mi sentivo spiato 2” aveva detto Giulio Tremonti per motivare la scelta di vivere nell’appartamento romano che condivideva con Milanese. Oggi, però, il direttore del Dipartimento informazioni e sicurezza, Gianni De Gennaro, nega tutto: “Il ministro spiato? I servizi segreti non hanno informazioni e non ne sanno nulla”

da www.repubblica.it

Napolitano preoccupato: altre misure per la crescita, da www.unita.it

Stimolare crescita economica e occupazione, integrare le decisioni sui conti. Napolitano interviene sulla crisi alla vigilia del dibattito alla Camera con il premier e dell’incontro con le parti sociali e dopo il tonfo delle Borse: «Nell’attuale momento la parola è alle forze politiche, di governo e di opposizione, chiamate a confrontarsi con le parti sociali sulle scelte da compiere per stimolare decisamente l’indispensabile crescita dell’economia e dell’occupazione, a integrazione delle decisioni sui conti pubblici volte a conseguire il pareggio di bilancio nel 2014.

Seguirò dunque attentamente gli esiti di tale confronto, partendo dalla preoccupazione che non ho mancato di esprimere per gli andamenti dei mercati finanziari e dell’economia, nei loro termini generali e nei loro specifici aspetti italiani».

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non parteciperà al Consiglio dei ministri in programma domani alle 10 a palazzo Chigi. Tremonti sarà infatti impegnato in Lussemburgo in un incontro con il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. Il titolare del dicastero di via XX settembre rientrerà poi nella capitale e sarà presente in Aula alla Camera per l’informativa sulla crisi economica del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Non si è fatto neanche in tempo a parlare di euforia per l’accordo sull’aumento del tetto del debito statunitense che le borse già ritornavano a girare in negativo. E oggi le riaperture confermano la tendenza. Parigi e Francoforte segnano già i primi ribassi, tiene Londra, perde Piazza Affari, con un indice Ftse Mib che cede l’1,80% e il Ftse All Share l’1,11% a 18.243 punti. Sotto pressione gli istituti di credito. Gli ordini in vendita sono sempre concentrati sulle banche con Intesa Sanpaolo che in avvio cede il 4,43% e Unicredit il 3,51%. Sulla Cà de Sass pesa il taglio del target price di Socgen (da 2,1 a 1,7 euro). Giù anche Bpm (-3,43%), Mps (-2,34%) e Mediobanca (-2,79%). Contengono il calo Enel (-0,88%) ed Eni (-0,47%). Debole Fiat (-2,26%). E come se non bastasse, aumenta la forbice tra i titoli di stato decennali italiani e tedeschi, con lo spread tra Btp e Bund decennali che supera anche la soglia dei 380 punti base: il differenziale di rendimento si è ampliato a 384 punti, con il tasso del Btp a 10 anni è salito al 6,23%.

Vista la situazione, oggi pomeriggio, al Ministero dell’Economia, si terrà una riunione del Comitato per la stabilità finanziaria. Con il ministro Giulio Tremonti, ad analizzare la difficile situazione dei mercati, ci saranno Consob, Bankitalia e Isvap.

E intanto, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto questa mattina al Quirinale il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi.

La scossa sui mercati è arrivata anche in Asia e il cerchio si chiude. L’indice MSCI Asia Pacifico ha perso l’1,6%, il maggior calo dal 12 luglio, dopo i dati che mostrano la crescita della produzione negli Stati Uniti più lenta degli ultimi due anni e inacidiscono le attese di guadagno per gli esportatori asiatici. BHP Billiton, la compagnia mineraria numero uno del mondo, affonda del 2% a Sydney e Rio Tinto dell’1,8%. Samsung Electronics, il produttore di elettronica sudcoreano che ha nell’America il suo secondo mercato per le vendite, è sceso dell’1,7% a Seoul. LG Electronics ha perso l’1,2%, Canon lo 0,5% a Tokyo. Li & Fung Ltd., il principale fornitore di giocattoli e vestiti per i dettaglianti tra cui Target e Wal-Mart Stores ha ceduto lo 0,5% a Hong Kong. Tonfo sull’annuncio di utili in calo del 53% per Cosco che perde l’11%.

da www.unita.it

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Crisi, Berlusconi in aula: giallo sui leghisti assenti

La Lega torna a dividersi. Secondo quanto si apprende, gran parte del gruppo dei deputati ‘maroniani’ domani dovrebbe disertare l’Aula di Montecitorio in occasione del discorso del premier sulla crisi economica. Dovrebbero essere presenti, invece, i parlamentari più vicini al capogruppo Marco Reguzzoni. Quest’ultimo ha fatto girare un sms con l’invito a non assentarsi se non «per impegni inderogabili».

Sono notizie destituite di ogni fondamento e fatte circolare ad arte dai nemici della Lega e di Maroni». Così il capogruppo dei lumbard alla Camera Marco Reguzzoni, commenta l’ipotesi di una assenza domani in Aula da parte dei maroniani durante le comunicazioni del presidente del Consiglio sulla crisi.

Getta acqua sul fuoco anche Maroni: «Non esistono nè maroniani nè maroniti. gli unici maroniti che conosco sono quelli che stanno in Siria», dice il ministro dell’Interno in merito alle indiscrezioni sulle divisioni interne alla Lega nord. Ho letto questa cosa delle agenzie e ho chiamato subito Berlusconi per dirgli che è semplicemente una stronzata e stasera andrò da lui perché vuole illustrarci l’intervento che farà domani. A tal proposito gli ho chiesto di potermi sedere al suo fianco domani e lui ha acconsentito», ha detto il leader leghista lasciando l’aula del Senato.

Non ci sarà neppure il ministro dell’Economia. Giulio Tremonti saltà il Consiglio dei ministri di domani alle 10: sarà infatti impegnato in Lussemburgo in un incontro con il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. Il titolare del dicastero di via XX settembre rientrerà nella capitale e dovrebbe essere presente in Aula alla Camera per l’informativa sulla crisi economica del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

da www.unita.it

Costi della politica. Le proposte del PD presentate alla Camera e al Senato

Gli ordini del giorno con cui il PD impegna il Parlamento dalla riduzione del numero dei deputati e senatori a una nuova legge elettorale; dall’incompatibilità fra ogni livello di carica elettiva, all’introduzione di regole sulla vita interna dei partiti e sul loro finanziamento

Sono 11 i punti su cui il gruppo del Partito Democratico ha impegnato la presidenza e il collegio dei questori della Camera, con un ordine del giorno al bilancio interno, a intervenire “per proseguire in un lavoro di razionalizzazione e riduzione delle spese”.

Gli impegni, spiega una nota, “seguono alcune considerazioni in cui si ribadisce la convinzione che per ricreare un rapporto di fiducia fra Parlamento e cittadini servono alcune fondamentali riforme: dalla riduzione del numero dei parlamentari a una nuova legge elettorale; dall’incompatibilità fra ogni livello di carica elettiva, all’introduzione di regole sulla vita interna dei partiti e sul loro finanziamento”.

Questi i punti su cui si chiede di intervenire:
1 – allineamento agli standard europei del trattamento economico e dei servizi per i parlamentari.
2 – superamento dall’inizio della prossima legislatura del vitalizio con l’introduzione di un sistema contributivo.
3 – introduzione di un contributo di solidarietà dai vitalizi in corso in proporzione agli importi.
4 – trattenuta per i deputati per le assenze ai lavori di commissione.
5 – modifica dell’attuale rimborso per il rapporto con gli elettori, con una quota forfettaria e una corrisposta dopo la presentazione di giustificativi.
6 – riduzione degli spazi per gli uffici dei deputati.
7 – introduzione di un tetto massimo per i biglietti aerei.
8 – adeguamento ai prezzi di mercato dei servizi di ristorazione, barberia ecc. O soppressione di tali servizi.
9 – drastica riduzione della produzione di documenti cartacei.
10 – blocco delle assunzioni, congelamento degli aumenti per il personale Camera, limitazione delle consulenze e dei servizi esterni.
11 – pubblicazione sul sito internet Camera delle risorse messe a disposizione dei deputati nel bilancio della Camera.

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Anche al Senato il PD ha presentato un odg in merito al Bilancio interno per il 2011. Il PD ha chiesto di dare un segnale reale al Paese attraverso un’ulteriore riduzione dei costi del Senato. La proposta è precisa: moltiplicare per tre i tagli ai costi del Senato per il 2011, riducendoli di un ulteriore 1 per cento, cioè circa di sei milioni; approvare, entro il mese di febbraio 2012, un bilancio pluriennale di previsione che riduca la spesa del Senato di ben oltre il 15 per cento entro il 2014.
All’accettazione della maggioranza di questo Ordine del giorno, il gruppo del Pd vincola il proprio voto favorevole al bilancio presentato.

ODG G.4 (Testo 2)
Progetto di bilancio interno del Senato per l’anno finanziario 2011 (Doc. VIII, n. 8)
ORDINE DEL GIORNO

Il Senato,
preso in esame il progetto di bilancio interno del Senato per l’anno finanziario 2011,
Premesso che,
negli ultimi mesi si è imposta con una forza inedita nella società civile, anche a fronte dell’aggravarsi della crisi economica e finanziaria, dei tagli alla spesa pubblica e delle loro pesanti ricadute sulla disponibilità delle famiglie, una giusta domanda di riduzione dei costi della politica e di funzionamento delle istituzioni;
il Parlamento ed i singoli parlamentari devono per primi rispondere a quella domanda con una immediata serie di interventi, nell’ambito delle proprie dirette competenze, che siano prova di senso di responsabilità e di coerenza, nella certezza che anche il governo, gli organi costituzionali, le regioni, gli enti locali e gli altri organi dello Stato, faranno la propria parte, per equiparare il nostro Paese con gli standard europei, in una vera e propria ” Maastricht dei costi”, condivisa con le altre maggiori democrazie;

negli ultimi anni è stato comunque compiuto dal Senato un percorso di contenimento dei propri costi, relativi ai Senatori; tale percorso ha portato – in particolare nei più recenti esercizi finanziari – alla riduzione della spesa per indennità parlamentari (da 66,7 milioni nel 2001, pari al 19, 15% del totale delle spese a 63 milioni nel 2011, pari al 11,16% del totale delle spese);

per quanto concerne le materie oggetto di disciplina legislativa la Conferenza dei Capigruppo dovrà delineare rapidamente, d’intesa con la Camera dei Deputati, un apposito iter per la ridefinizione delle indennità parlamentari secondo quanto previsto dall’articolo del decreto legge 98/2011, nonché calendarizzare nei lavori d’Aula, sin dall’immediata ripresa dopo la pausa estiva, i disegni di legge riguardanti:
– la riduzione del numero dei parlamentari;
– la legge elettorale per Camera e Senato;
– le norme sulle incompatibilità del ruolo di parlamentare con l’appartenenza ad altre assemblee elettive e con i corrispondenti incarichi di governo;
– l’attuazione dell’art 49 della Costituzione per introdurre regole sulla vita interna dei partiti e sul loro finanziamento;

impegna Il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei senatori Questori, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze:
1) a prevedere, con una apposita variazione di Bilancio da adottarsi entro settembre 2011, l’ulteriore riduzione delle spese relative al corrente esercizio in misura pari almeno all’1 per cento;
2) ad approvare, entro il mese di febbraio 2012, un bilancio pluriennale di previsione che riduca la spesa del Senato: nel 2012, del 3% rispetto al valore nominale della spesa 2010; nel 2013, del 5% rispetto allo stesso riferimento; nel 2014, del 7%. Assumendo le previsioni di andamento dell’inflazione, di cui al Documento di economia e finanza 2011, si tratta di una riduzione della spesa, in termini reali, ben oltre il 15%;
3) a garantire l’allineamento agli standard europei anche delle voci del trattamento economico dei parlamentari diverse dalle indennità;
4) a ridurre le spese relative ai capitoli: S.1.06 – Trattamento del personale non dipendente (segreterie particolari, consulenze, ecc. ) dal 20 per cento dal primo anno fino al 50% nel 2013; S.1.13 Cerimoniale e rappresentanza, introducendo, altresì, rigorose regole di utilizzo dei fondi di rappresentanza; S.1.16 Comunicazione istituzionale; S.1.18 spesa per servizi assicurativi;
5) a ridurre drasticamente la spesa immobiliare sostenuta dal Senato, alla quale sono attualmente destinate rilevanti risorse;
6) a fare ricorso sistematico alle gare on-line e alle procedure di gara ad evidenza pubblica per l’assegnazione di appalti di lavori, opere, forniture e servizi, al fine di rendere le stesse ancora più trasparenti;
7) a superare, d’intesa con l’altro ramo del Parlamento, dall’inizio della prossima legislatura, l’attuale istituto del vitalizio per i Parlamentari cessati dal mandato, con l’introduzione – con il criterio del pro rata temporis – di un sistema contributivo secondo le normali regole del sistema previdenziale , innalzando conseguentemente l’aliquota contributiva a carico dei Senatori;
8) a introdurre un contributo di solidarietà proporzionato ai diversi importi dei vitalizi in corso, analogamente a quanto previsto nel decreto legge n. 98 del 2011;
9) a prevedere una trattenuta a carico dei Senatori, analoga a quella già prevista per l’Aula, in caso di assenze dai lavori di Commissione;
10) a introdurre regole di trasparenza relative alla corresponsione della diaria e del rimborso delle spese per il rapporto eletto-elettore, attualmente previste, dividendole tra una quota a titolo forfettario ed una corrisposta solamente a fronte della presentazione di giustificativi (spese di alloggio, acquisti o spese inerenti l’attività parlamentare, regolari contratti con collaboratori);
11) alla razionalizzazione degli uffici e delle strutture messe a disposizione dei singoli Senatori, con accorpamenti e razionalizzazione dei servizi, dando anche attuazione, attraverso opportune intese tra organi costituzionali, a quanto previsto dall’articolo 4, comma 2, del decreto legge n. 98 del 2011 per i Presidenti dopo la cessazione della carica;
12) a riorganizzare i servizi di ristorazione innalzando, fino all’integrale copertura dei costi, i prezzi pagati dai Senatori per i servizi di ristorazione e per altri eventuali servizi non direttamente connessi con l’attività parlamentare, o – in alternativa – a sopprimere i servizi erogati;
13) alla drastica riduzione degli atti parlamentari e dei dossier di documentazione su supporto cartaceo messi a disposizione dei senatori e degli uffici, per tendere in tempi rapidi ad una loro completa sostituzione con testi su supporto elettronico, con effetti di immediata e rilevante contrazione delle relative poste di bilancio;
14) ad avviare in tempi rapidi un progetto complessivo di razionalizzazione e riorganizzazione amministrativa, comportante una approfondita revisione dell’articolazione delle strutture e delle carriere, nonché un opportuno adeguamento e ridefinizione delle norme che regolano l’attività e il trattamento del personale – a cominciare da un più accelerato adeguamento del sistema previdenziale ai principi adottati in sede di riforma della previdenza pubblica-, anche attraverso l’introduzione di un più moderno e regolamentato sistema di relazioni sindacali, avendo ben presenti gli obiettivi di ottimizzazione dell’impiego delle risorse umane, in un contesto di contenimento della dotazione e di blocco del turn-over, e di mantenimento dell’attuale elevato standard qualitativo del supporto offerto dall’intero apparato all’attività dell’istituzione e dei Senatori;
15) ad attuare, in particolare, ogni possibile forma di integrazione dei servizi di studio, analisi e documentazione con i corrispondenti uffici e servizi della Camera dei deputati. In particolare, anche attraverso le intese tra i Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica di cui all’articolo 6 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, deve essere rapidamente promossa la costituzione di un unico servizio del bilancio del Parlamento italiano, sia per favorire la migliore attuazione dalla legge 5 maggio 2009, n. 42, sul federalismo fiscale, sia per corrispondere pienamente alle raccomandazioni della Commissione Europea e del Consiglio, volte alla creazione del Fiscal council per l’analisi dei dati di finanza pubblica, autonomi dal Governo;
16) la conferma del congelamento degli aumenti contrattuali per il personale dipendente in coerenza con quanto avvenuto per il pubblico impiego, l’ulteriore razionalizzazione ed ottimizzazione della politica immobiliare del Senato con conseguente riduzione dell’entità degli immobili a disposizione e la limitazione delle esternalizzazioni.

Impegna, altresì, Il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei senatori Questori, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze:
– a modificare, ove necessario, le disposizioni del Regolamento di amministrazione e contabilità e ad emanare direttive concernenti la metodologia contabile e di gestione della spesa secondo i seguenti principi:
1) deve innanzitutto essere drasticamente allungato l’orizzonte temporale della programmazione: obiettivi, ambizioni di riduzione della spesa possono essere realizzati solo se la decisione di bilancio risulta effettivamente impegnativa almeno per i tre anni successivi a quello di esercizio in corso;
2) per garantire l’effettivo conseguimento dei risparmi programmati, il Consiglio di Presidenza deve provvedere ad una revisione totale della spesa, che articoli gli obiettivi generali di risparmio in obiettivi di settore, ufficio e servizio, non con il metodo del taglio lineare delle risorse ad ognuno assegnato, ma attraverso l’elaborazione di un vero e proprio «Piano industriale» del Senato, concentrato sull’esercizio delle attività fondamentali dello stesso: legislazione e controllo;
3) la revisione della spesa, condotta sistematicamente in tutti gli anni che verranno, deve ispirare la predisposizione del Bilancio interno del Senato secondo la metodologia del bilancio basato a zero: ogni euro di spesa deve essere riqualificato dall’inizio, in rapporto alle specifiche finalità dell’Istituzione Senato. Nessuna spesa può essere ripetuta solo perché e’ stata tradizionalmente effettuata. Ne’ possono riconosciuti come inderogabili» oneri determinati da rigidità tecnico-organizzative che l’orizzonte temporale lungo può e deve rimuovere;
4) per quanto concerne la spesa previdenziale per il personale, soprattutto in connessione con l’applicazione del sistema contributivo introdotto negli anni scorsi, occorre prevedere la stesura di un apposito “bilancio tecnico” – da allegare al bilancio del Senato – per osservare l’andamento effettivo della spesa stessa e valutarne concretamente la sostenibilità nel medio-lungo periodo, in modo da proporre tutti gli adeguamenti necessari;
5) il Consiglio di Presidenza deve, altresì, adottare apposite iniziative finalizzate a garantire che:
a) il progetto di Bilancio preventivo del Senato sia comunque presentato, discusso ed approvato entro l’anno precedente quello di riferimento;
b) il Bilancio consuntivo sia presentato, discusso ed approvato entro il mese di marzo dell’anno successivo a quello di riferimento.
c) il Bilancio preventivo e il Bilancio consuntivo siano corredati di un’ampia relazione esplicativa e di note informative ed integrative che illustrino nel dettaglio le singole voci di entrata e di spesa(in via indicativa elenco delle proprietà immobiliari, superficie e loro uso, elenco degli immobili in affitto con destinazione, superficie e canone, elenco nominativo di tutti gli incarichi di consulenza, con singoli importi e motivazioni, consistenza del parco autovetture e utilizzo di servizi di trasporto esterni, in particolare voli di stato);
d) il Bilancio preventivo e il Bilancio consuntivo siano oggetto di piena visibilità all’esterno, almeno con la pubblicazione degli atti sull’Home Page del Senato.

FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, CASSON, CECCANTI, DONAGGIO, GASBARRI, GIARETTA, INCOSTANTE, LEGNINI, PEGORER, BIANCO, DELLA MONICA, TONINI, SCANU, MERCATALI, BARBOLINI, RUSCONI, FILIPPI MARCO, PIGNEDOLI, BUBBICO, ROILO, BASSOLI, DELLA SETA, MARINARO, AGOSTINI, CARLONI, LUMIA, LUSI, MORANDO, ICHINO, NEGRI

da www.partitodemocratico.it

l decreto sui rimpatri è legge. Via libera definitivo in Senato

L’aula di Palazzo Madama converte il decreto sull’espulsione degli extracomunitari irregolari e allunga la permanenza nei Cie da 6 a 18 mesi

ROMA – L’assemblea di palazzo Madama ha approvato con 151 voti favorevoli e 129 contrari il decreto legge con il quale il governo ha attuato le normative Ue sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e sul rimpatrio degli extracomunitari irregolari. La maggioranza ha sempre “tenuto”, anche quando è stato votato qualche emendamento a scrutinio segreto. Tutte le opposizioni hanno votato contro. Il decreto è convertito in legge perché già approvato dalla Camera.

Tra le misure principali, il testo prevede l’espulsione immediata degli immigrati irregolari considerati “pericolosi” e allunga la permanenza nei centri di identificazione ed espulsione (Cie) da 6 a 18 mesi. Si allunga poi da 5 a 7 giorni il termine entro il quale lo straniero deve lasciare il territorio nazionale su ordine del questore, qualora non sia stato possibile il trattenimento presso i centri.

Sulla norma dei 18 mesi di permanenza nei Cie per gli immigrati, l’opposizione ha mostrato una “palese schizofrenia”, ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. “E’ una misura che abbiamo preso dalla direttiva europea: non si può dire che se lo dice la direttiva europea va bene e se lo diciamo noi è una norma disumana perchè si tratterebbe di un caso di palese schizofrenia”, sono state le parole del ministro. “Noi abbiamo preso una norma che è contenuta nella direttiva europea – ha aggiunto – che dice che gli immigrati si possono trattenere nei centri fino a 18 mesi”.

Il
decreto convertito oggi introduce il permesso di soggiorno per motivi umanitari e anche il “rimpatrio volontario assistito” che potrebbe sostituire, in alcuni casi, il rimpatrio coatto degli immigrati clandestini. In questo caso l’immigrato può ottenere dal prefetto un termine da 7 a 30 giorni per il ritorno in patria. Espulsione immediata con provvedimento delle autorità di polizia, invece, per gli stranieri considerati pericolosi per ragioni di ordine pubblico, per la sicurezza nazionale o per il rischio di fuga.

Durante l’esame, l’aula del Senato ha accolto l’ordine del giorno della Lega Nord che impegna il governo ad “esigere in tutte le competenti sedi internazionali che alle forze aeronavali attualmente impegnate nell’operazione Unified Protector (quella per la tutela dei civile dagli attacchi in Libia) siano assegnati compiti anche nel campo della prevenzione dei flussi migratori non controllati diretti dal maghreb verso l’Europa”. Il Carroccio chiede anche “l’aumento delle pene, fino all’ergastolo, per chi si occupa dell’organizzazione e del trasporto di clandestino verso il nostro paese”.

da www.repubblica.it

"Come testimoniare al processo lungo", di Stefano Benni

Scena: aula di tribunale.
Giudice: Dichiaro aperta la duemilacentesima udienza del processo. Ci sono testimoni della difesa ? Testimone: Ci sono io.
Giudice: Bene. Mi dica allora cosa ha da testimoniare.
Testimone: Ero alle sette di sera in agosto con milleseicento amici in un bar nei pressi di Segrate quando vidi l´avvocato Mills col cappotto passeggiare su marciapiede. E nel contempo il cavalier Berlusconi camminare con la scorta. Giuro che si incrociarono, nemmeno si salutarono e sparirono alla mia vista. Giudice: La sua testimonianza collima con altre milleseicento testimonianze, con la variante che lei dice “col cappotto”.
Testimone: Esattamente.
Giudice: Rivolgo a lei una domanda che faccio agli altri testimoni. Non le sembra improbabile che milleseicento persone stiano tutte insieme al tavolino di un bar?
Testimone: Eravamo un gruppo molto unito e a quell´ora giocavamo a carte, Quattro giocavano e gli altri millecinquecento guardavano. Inoltre sfruttavamo bene lo spazio. Io ad esempio ero dentro la tazza di un cappuccino.
Giudice: Caldo o freddo?
-Obiezione – dice l´avvocato Ghedini dalla sedia a rotelle – anche a nome degli altri settanta avvocati della difesa, dico che la domanda è inutile e pretestuosa.
– Obiezione accolta. Avanti un altro testimone.
Testimone: Sono il testimone duemilacentouno. (leggendo da un foglio) Mi trovavo con alcuni amici muratori nel solito bar di porto Cervo quando vidi il signor Dell´Utri tornare dalla spiaggia in accappatoio e incrociare Totò Riina in bicicletta. Mi ricordo come fosse oggi che Totò Riina frenò, i due si guardarono e non si salutarono né parlarono tra loro.
Giudice: Signor testimone, lei ha sbagliato processo lungo. Accompagnatelo nell´aula di fronte. Avanti un altro .
Testimone: Sono il duemilacentodue. Ero in un bar di Segrate con un migliaio di amici, quando vidi l´avvocato Mills camminare lentamente di buon passo sul marciapiede. Un´auto blu si fermò e ne scese l´onorevole Berlusconi
Giudice: (con aria annoiata) Lo so, e nemmeno si salutarono.
Testimone: no no ,si salutarono. Il presidente Berlusconi diede a Mills una busta. L´avvocato Mills la aprì e conteneva un biglietto di auguri di Natale con la polverina d´oro, e neanche un euro. L´avvocato Mills sembrò contrariato…
Giudice: Interessante. La sua testimonianza è diversa dalle altre.
Testimone: Mi hanno pagato di meno.
-Obiezione!- grida l‘avvocato Ghedini- il testimone è evidentemente confuso.
Giudice: Va bene. Avanti un altro.
Testimone: Sono il testimone duemilacentotre e… non m i ricordo cosa dovevo dire…
Momento di tensione. L´avvocato Ghedini cerca di suggerire, il giudice lo zittisce.
Testimone: Ecco adesso mi ricordo cosa. Mi trovavo in una bocciofila a Segrate. E giocavamo a bocce seicento contro seicento. In una pausa andai al bar e vidi Berlusconi camminare lentamente di buon passo. Da un´auto blu scese l´avvocato Mills con due ragazze dalle forme prosperose evidentemente egiziane. Passò davanti a Berlusconi che li guardò con aria indifferente, anzi si fece il segno della croce.
Giudice: La sua testimonianza collima con altre seicentosei. Ci sono altri testimoni della difesa ?
Ghedini: Per oggi no, eccellenza, il pullman del Milan che doveva portarli è fermo in un ingorgo sulla tangenziale.
Giudice(sbadigliando): Succede. La seduta è chiusa.

da La Repubblica

"Superiori, scoppia il caso esuberi", di Alessandra Ricciardi

Con 8 mila prof di ruolo in eccesso, non c’è posto per assumere

I numeri sulla carta sono impietosi. A fronte di circa 8 mila posti disponibili, alle superiori si contano altrettanti docenti di ruolo in esubero. Secondo alcune fonti sindacali, i prof «in eccedenza» rispetto alle esigenze della classe di concorso di appartenenza oscillano infatti tra i 7.500 e oltre 8.000.
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