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Puglisi: primo passo verso stabilizzazione precari, anche grazie al PD

Dopo le preoccupanti notizie circolate sulle assunzioni per il prossimo anno scolastico crediamo che, quello di oggi, sia un primo positivo passo verso la stabilizzazione del personale della scuola, che garantirà almeno il turno over dei pensionamenti.
È un risultato che giunge anche grazie alla tenace opposizione e proposta politica che il Pd ha continuato a fare in questi mesi.

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Comunicato stampa di Mimmo Pantaleo, segretario generale della FLC CGIL

67000 immissioni in ruolo grazie alla lotta della FLC Cgil. Le iniziative messe in campo negli ultimi tre anni dalla Flc Cgil, comprese le decine di migliaia di ricorsi presentati per la trasformazione a tempo indeterminato e le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici precarie hanno portato ad un primo importante risultato: 67000 assunzioni tra docenti e ata.
La Flc Cgil e’ disponibile a trovare in sede contrattuale le soluzioni piu adeguate, senza interventi strutturali e permanenti o penalizzazioni per il personale precario.
Riteniamo che questo sia un primo passo al quale dovra’ seguire per i prossimi anni la copertura integrale del turn over.

"Tg1, ascolti al minimo storico. Scontro Minzolini – Garimberti", di Natalia Lombardo

Il Tg1 di Minzolini perde ascolti, ha raggiunto il minimo storico del 20,6%, con sorpassi da Tg5: dati che preoccupano il direttore generale della Rai, Lorenza Lei: «Mi chiedo cosa sia successo», è la domanda posta alla commissione di Vigilanza e il caso Tg1 sarà
discusso domani nel Cda. È preoccupato anche il presidente, Paolo Garimberti: «Non è più solo una questionedi pluralismo,madi qualità del prodotto dell’informazione». Il direttore del Tg1 gli risponde sgarbato: «Si preoccupi della rete, di Rai1» (tantocheil direttore Mazzalo pizzica: «Il suo tg è l’unico che fa meno share del programma che lo precede». Garimberti ribatte con un «Minzolini
invece di dare consigli agli altri su come fare il loro lavoro, faccia bene il suo». Il «direttorissimo»vuole l’ultima parola ma alle 20 taglia l’opposizione quando chiede le dimissioni del governo, nota Vita del Pd. I dati parlano: per la Dg dal settembre 2010 al maggio 2011 (periodo di garanzia) il Tg1 delle 20 ha avuto «una flessione di meno 2,7 punti di share» e ha perso «438mila telespettatori» virati sul Tg La7.
Va peggio secondo Gentiloni, Pd: dal giugno 2008 (31,7%) al giugno 2011 (media del 22,8%) nell’edizione serale ha perso «9 punti» . Il centrodestra difenderà Minzolini nel Cda; il comitato di redazione del
Tg1 è soddisfatto e ricorda di aver già segnalato il problema. L’Usigrai apprezza ma aspetta «i fatti». Nel consiglio saranno ascoltati i vertici Sipra, per capire il mistero (degli interessi): ascolti su, publicità giù. In Vigilanza la Dg ha assicurato di «non aver mai subito pressioni» da P4 e struttura Delta (ma le carte non sono arrivate in Rai), poi ha rivelato che Fabio Fazio stava firmando a La7 e la deroga lo ha trattenuto. Quanto a Santoro, «se arriverà una proposta interessante la proporrò al Cda», mentre per Milena Gabanelli troverà una «soluzione transitoria» sulla tutela legale, per mandare in onda Report.
Sull’evasione del canone cresciuta al 27,4%,Lei propone la via del «pagare meno, pagare tutti».

L’Unità 13.07.11

"La scuola che perde la memoria, perde se stessa", di Angela Nava Mambretti*

L’idea gelminiana della scuola, superficiale, tutta ipercompetitiva e senza più i tempi necessari per l’apprendimento, produce mostri come la bocciatura di una bambina di 6 anni in prima. Un settimanale femminile, dignitoso e di grande tiratura, mi chiedeva ieri di trovare delle motivazioni che giustificassero e rendessero plausibile (auspicabile?) la bocciatura in prima elementare di una bambina di Ischia, quella di cui tutti i giornali hanno parlato. Ovviamente non ho risposto, ma il mio sconcerto riguarda la domanda.
Cosa è successo a questo paese e a tutti noi perché si possa anche solo pensare di ricercare e trovare delle motivazioni ad un errore pedagogico di questa entità?
La scuola che boccia in prima elementare è una scuola primaria che parla di PROGRAMMI (ovviamente maiuscoli nella loro imperiosità); è una scuola che misura con un voto il cammino di apprendimento di un bambino di sei anni; è una scuola che fa le somme; che ritiene che i nostri bambini debbano avere un percorso di apprendimento unilineare e che essi non siano, come sono, “bambini a zig-zag”, a volte in pausa, a volte con grandi balzi; è una scuola che non conosce il tempo della pazienza, indispensabile in educazione; è una scuola che ritiene che i conti si facciano sulla base di una semplice equazione: tot ore di insegnamento erogato = tot risultati attesi.

E’ una scuola che ha perso la memoria di sé e quindi perde se stessa. E’ la scuola di Tremonti-Gelmini : una scuola senza storia e senz’anima; una scuola smemorata per un paese di smemorati.
Chi ricorderà nel 2020 (per assumere un parametro europeo) cosa è stata, cosa a gran fatica, talvolta, continua oggi ad essere la scuola italiana? Non i genitori che ne conosceranno una povera e senza tempo, dove ognuno cerca il meglio per suo figlio all’insegna del “si salvi chi può”; non più i docenti in perenne affanno con un numero di alunni sempre crescente ed un tempo scuola che diventa sempre più esiguo e non consente attenzioni alle diversità di cui sono portatori i bambini e a cui i bambini stessi hanno diritto.
Il nostro invidiabile modello di scuola primaria, il grande lavoro pedagogico che l’ha attraversata diventerà il ricordo di un gruppo di testimoni nostalgici. Ma la nostalgia da reduci alla lunga è fastidiosa e rimane inascoltata.
Ed intanto cresce proprio nella scuola primaria, la prima ad essere stata tragicamente colpita dai tagli gelminiani, il numero di bambini cui viene frettolosamente diagnosticato dalla scuola un disturbo aspecifico di apprendimento. Una generazione di “bambini difettati”? un’anomalia genetica , un virus che si diffonde?

Bambini che avrebbero solo bisogno di essere seguiti con i tempi distesi che l’educazione reclama e che solo tre anni fa non facevano statistica. La scuola stessa non può occuparsene: si vada dallo specialista! Chi si farà carico dei “bambini difettati” e dei loro ritardi o della loro espulsione dal circuito della scuola? Quale costo morale e sociale rappresenteranno per il nostro paese?
La battaglia per una scuola italiana che riconosca le sue radici e la sua storia è una battaglia che ci riguarda tutti indistintamente. E’ una battaglia morale e di civiltà ancor prima che politica.

*Presidente CGD- Coordinamento Genitori Democratici

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Cultura. L’opposizione contro maggioranza e governo che bloccano commissione

“Nuovo colpo di mano in Commissione cultura. Lo scollamento tra maggioranza e governo impone alla zelante presidente Aprea di interrompere arbitrariamente i lavori sul regolamento per le procedure di abilitazione universitaria. Il governo contraddice la sua maggioranza e impedisce di fatto il voto, sapendo che sarebbe stato sfavorevole. Da stamattina, infatti, in Commissione c’è perfetta parità tra opposizione e maggioranza. Il rinvio dei lavori, con un vero colpo di mano, è stato quindi imposto in attesa che la riorganizzazione dei gruppi riporti la maggioranza ad essere tale anche in Commissione cultura. I capigruppo di opposizione denunciano con forza l’accaduto e si appellano alla Presidenza della Camera perché garantisca il rispetto delle regole parlamentari” lo dichiarano i capigruppo Ghizzoni (PD), Santolini (UDC), Granata (Fli), Zazzera (IdV) e Giulietti (Misto)

Ripresa più difficile Lavoro, redditi e produzione sotto tiro", di Rinaldo Gianola

Siamo il paese più indebitato e con il tasso di crescita dell’economia più basso tra i “grandi” d’Europa. Ora, arrivati al terzo anno di recessione, l’interrogativo che imprese e sindacati si pongono è quali conseguenze può avere l’ondata speculativa che ha spazzato i mercati e il sistema finanziario italiano ed europeo in questi giorni. La prima preoccupazione è che la crisi del debito possa compromettere quei timidi segnali di ripresa dell’economia comparsi negli ultimi mesi. Per quest’anno e il 2012 le prospettive di crescita del Pil sono modeste, poco più dell’1%, ma queste stime non tenevano conto della caduta di questi giorni e della manovra correttiva di rientro del debito che, per generale considerazione, avrà un impatto recessivo sull’economia. Rischiamo, dunque, il cosiddetto «doubledip», cioè una seconda caduta, dopo la prima fase di recessione che dal 2008 a oggi ha cancellato circa mezzo milione di occupati, con una profonda ristrutturazione dell’apparato produttivo (compresa la scomparsa o il trasferimento di intere produzioni) con un ricorso record alla cassa integrazione. L’Inps ha calcolato che il “tiraggio” della cassa integrazione fino ad aprile è diminuito, ma la netta sensazione è che tale fenomeno si combini con il restringimento della base occupazionale. Cioè la crisi, le difficoltà dell’industria e in particolare del tessuto delle piccole e medie imprese, hanno determinato una contrazione evidente degli occupati e un impiego sempre rilevante della cassa integrazione. Nonostante il leggero miglioramento del ricorso alla Cig nei primi mesi di quest’anno, la Cgil calcola che le ore di Cig effettivamente utilizzate alla fien del 2011 saranno ancora il triplo rispetto a quelle consumate nel 2008, primo anno di questa recessione. Quello che continua a mancare, e che con questa manovra di Tremonti dai saldi e dai provvedimenti ancora incerti, è una politica che favorisca gli investimenti e faccia ripartire lo sviluppo e la produzione, creando lavoro per giovani e donne, e un po’ di sostegno ai redditi dei lavoratori e del pensionati falcidiati da anni. Persino i saldi fanno fatica a decollare. Non sono temi nuovi. Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha più volte sottolineato l’urgente necessità del nostro Paese di riprendere la strada della crescita sostenuta e duratura perchè questa è l’unica soluzione per creare lavoro e ricchezza e anche per rendere credibile il piano di rientro del debito. Il nostro Paese deve tornare a crescere seriamente, altrimenti nessun debito, soprattutto il nostro così pesante e ingombrante, potrà essere sostenibile. Ma Tremonti, se davvero riuscirà a far approvare la manovra entro il fine settimane per fermare la speculazione degli “avvoltoi” dei mercati, dovrà nel frattempo calcolare l’impatto dei suoi provvedimenti sulla frenata del Pil. L’Italia, purtoppo, non è un Paese in salute, viene da una lunga fase di difficoltà e di caduta della produzione e dei consumi, e questa crisi finanziaria va a colpire un tessuto già provato da tante prove difficili. La questione della crescita, poi, diventa ancora più delicata se si fanno i conti con l’economia reale e il tessuto produttivo. Ci sono grandi gruppi che attraversano una fase di incertezza che mette a rischio investimenti, progetti e occupazione. Il caso più clamoroso è quello della Fiat che a fronte di un piano di investimenti annunciato di 20miliardi di euro per “Fabbrica Italia” ha finora previsto interventi non superiori ai2 miliardi per Pomigliano d’Arco, Mirafiori e le Officine di Grugliasco. E il resto? Però la Juventus sta facendo una ricca campagna acquisti… Un gruppo industriale pubblico importante come Fincantieri ha ritirato un piano di lacrime e sangue per i lavoratori, ma non c’è ancora una vera alternativa di sviluppo. Il settore delle costruzioni, delle infrastrutture soffre e la manovra di Tremonti lo penalizza ulteriormente. I servizi sono fermi e i tagli agli enti locali produrranno altri disagi ai bilanci e ai cittadini. Le risorse per un nuovo ciclo di investimenti, per finanziare progetti di crescita non possono arrivare dagli interventi correttivi, ingisuti di Tremonti. In momenti straordinari ci vuole qualche cosa di straordinario, come una patrimoniale sulle grandi ricchezze. Lo hanno proposto persino alcuni industriali sul Sole24Ore. Ma ci vuole un altro governo, questo è cotto.

L’Unità 13.07.11

"Pd: «Stop ai vitalizi per i parlamentari» La contromanovra taglia la politica", di Andrea Carugati

Un taglio drastico ai costi della politica. A partire dagli stipendi e dalle pensioni dei parlamentari, i cosiddetti vitalizi. E un immediato aumento dell’aliquota sulle rendite finanziarie dal 12,5 al 20%. È questo il cuore delle proposte del Pd sulla manovra economica, che saranno presentate oggi al Senato. Di fronte alla crisi dei titoli italiani sui mercati, e all’urgenza di varare in tempi rapidi una manovra che rassicuri gli investitori internazionali, i democratici hanno scelto di lanciare un messaggio forte, senza rinunciare alle proposte per modificare significativamente il testo del governo, giudicato «non equo e non in grado di sostenere crescita e sviluppo», come ha spiegato Massimo D’Alema, ribadendo che «la situazione è grave e ognuno deve contribuire ad evitare danni ancora maggiori». «Noi siamo quelli che hanno affrontato il peggio. C’è un’Italia solida anche dal lato delle opposizioni, di questo si abbia certezza», ha detto Bersani. «In Parlamento abbiamo sempre collaborato, ma il governo la smetta di fare delle chiacchiere». «Il nuovo record dello spread tra Btp e Bund tedeschi non ammette incertezze», rincara Francesco Boccia. «Non è più tempo di diagnosi ma di fatti». Di qui la scelta del Pd, puntare su pochi emendamenti «di qualità» da concordare con Udc e Idv (ieri Enrico Letta ha sentito Casini e Di Pietro) per dare plasticamente l’idea di una manovra «diversa»
LA RICETTA PD
In attesa della “quadra” con Di Pietro e Casini, stamane il Pd presenterà un proprio pacchetto di modifiche che prevede innanzitutto il taglio dei vitalizi per i parlamentari a partire dalla prossima legislatura. I contributi accumulati dagli onorevoli durante il mandato andrebbero dunque a un normale fondo pensione, cumulabili con quelli versati per le altre attività professionali. Equiparata anche l’età cui beneficiare delle pensione a 65 anni, e non prima come è accaduto finora per gli ex parlamentari. «Il modello è pensioni come tutti gli altri cittadini», spiega Davide Zoggia. Forbice anche sugli stipendi. Secondo la proposta Pd, già dal gennaio 2012 «è possibile equiparare le indennità alla media di quelle europee». Tradotto: dagli attuali 15mila euro (compresi i rimborsi) a circa 7-8mila euro netti mensili. Allo studio anche una proposta sulle Province che, a regime, spiegano i tecnici Pd, «porterebbe a un risparmio annuo di 500 milioni di euro». Il meccanismo è questo: abolire consigli e giunte provinciali e sostituirli con le assemblee dei sindaci del territorio. Restano dunque l’ente provincia e le deleghe su scuola, ambiente e viabilità ( sul modello catalano rilanciato dal deputato Salvatore Vassallo) e viene decapitata la struttura politica, ma solo al termine naturale di vita degli attuali consigli.
MENO TAGLI PER PENSIONI E COMUNI
I democratici propongono anche un intervento sui Comuni, con l’accorpamento dei servizi per quelli sotto i 5000 abitanti e altri incentivi per una fusione degli stessi enti. Altra stretta sui cda delle aziende comunali al 100%, che saranno sostituiti da un amministratore unico, mentre sarà prevista una sola partecipata per ogni municipio. Altri interventi riguardano l’eleminazione di agenzie come quella sul nucleare, la riduzione delle circoscrizioni giudiziarie, e lo snellimento degli uffici territoriali del governo. In tutto, dalla stretta sui costi della politica, il Pd stima circa 1,5 miliardi di risparmi, da destinare a una robusta riduzione ai tagli per Regioni ed enti locali previsti dalla manovra in 9,6 miliardi nel triennio. L’altra voce è la l’anticipazione della tassazione al 20% delle rendite finanziarie, che porterebbe nelle casse statali oltre un miliardo che servirebbe per abolire la patrimoniale sui depositi sui titoli e per allentare la stretta sulle pensioni. Secondo il Pd, infatti, l’indicizzazione va confermata per tutte le pensioni fino a 8 volte la minima. Altro capitolo riguarda le politiche per la crescita, a partire dalla proposta di una fusione tra Snam rete gas e Terna.
Una nuova manovra, dunque, quella proposta dal Pd. Consapevole della necessità di dare un segnale forte sui costi politica in una fase di così acuta difficoltà e di disagio dell’opinione pubblica. Come hanno segnalato anche ieri le parti sociali nelle audizioni sulla manovra a palazzo madama. E consapevole anche, come dimostra la lettera congiunta di Anna Finocchiaro e dei capigruppo Udc e Idv al presidente del Senato Schifani che la manovra «deve essere approvata rapidamente». «In queste ore siamo sull’orlo della bancarotta», dice Antonio Di Pietro. «È in questi momenti che si vede chi vuole bene all’Italia e chi gioca allo sfascio». Per questo, «si impone di non fare ostruzionismo in aula, e di non dare la scusa al governo di mettere la fiducia a una manovra iniqua e inappropriata».

L’Unità 12.07.11

"Una cura immediata da 12 miliardi", di Eugenio Scalfari

La Borsa italiana ha paurosamente sbandato nella prima mattinata di ieri, poi si è ripresa. L´emissione di titoli del Tesoro è andata male, c´è stato un calo della domanda e un´ulteriore impennata dei rendimenti e dello “spread” rispetto al Bund tedesco. Le altre Borse europee hanno continuato a ballare per tutta la giornata e la stessa cosa è avvenuta a Wall Street.
L´attacco della speculazione è dunque rivolto contro tutta la finanza europea e non soltanto contro l´Italia.
Ho avuto modo di parlarne ieri con Mario Draghi. La sua valutazione riguarda la necessità che il Consiglio dei Capi di Stato e di governo dell´Unione europea che si riunirà tra una settimana decida di rafforzare anzi di costruire una politica unitaria che finora non c´è stata e la cui assenza ha stimolato l´aggressività della speculazione e la fragilità dei mercati.
Avremo dunque ancora alcuni giorni molto agitati in Europa (e anche in Usa) prima di “riveder le stelle”. E in Italia? I commentatori italiani hanno spiegato il miglioramento di Piazza degli Affari con la dichiarazione di Tremonti appena rientrato da Bruxelles a Roma: «Torno al mio posto per chiudere la manovra».Il presidente del Senato dal canto suo ha fissato per giovedì il voto ed ha incassato l´accordo delle opposizioni a collaborare costruttivamente con il governo. Napolitano segue minuto per minuto l´andamento dei mercati e il comportamento delle forze politiche e ne sollecita il senso di responsabilità.
L´insieme di questi fatti spiegherebbe il recupero del mercato italiano dopo un inizio che faceva temere il peggio, ma non dice tutto. I mercati non danno gran peso alle dichiarazioni politiche se ad esse non seguono fatti concreti e se ne infischiano delle intenzioni di Alfano, di Bersani, di Bossi e di Schifani. Se ne infischiano anche delle dichiarazioni di Tremonti. Se l´andamento del mercato italiano ha registrato un recupero, ciò si deve soprattutto ad un massiccio intervento della Bce che ha acquistato titoli pubblici italiani per sostenerne il corso e alleggerire le nostre banche.
Questa è la vera ragione del recupero e il deterrente che l´Europa può mettere in campo.
Se il prossimo Consiglio dei Capi di Stato e di governo autorizzerà la Bce ad utilizzare il fondo già esistente per intervenire sui mercati in difesa dell´euro, la schiarita sarà duratura. Quel fondo ammonta a 500 miliardi con i quali la Bce può sbarrare il passo alla speculazione con un efficace tiro di controbatteria.
Naturalmente ciascun paese deve dal canto suo mettere in campo politiche economiche adeguate che affianchino le iniziative prese dall´Ue e dalla Bce.
L´Italia in particolare deve costruire una politica economica che sia all´altezza del suo peso: è il terzo tra i paesi ricchi dell´Eurozona; come ha ricordato ieri Ezio Mauro, il nostro debito pubblico rappresenta il 25 per cento del Pil dell´Eurozona, troppo elevato per farci fallire, ma anche impossibile da salvare se il fallimento diventasse inevitabile. In quel caso sarebbe l´intero sistema dell´euro ad affondare.
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C´è un problema di credibilità politica italiana ed anche un problema di credibilità tecnica. E´ difficile dire quale sia dei due quello di maggior peso. La credibilità politica del nostro governo è prossima allo zero in Europa, ma anche la credibilità tecnica si aggira su quel livello. Per dirla con parole chiare: la manovra attualmente in discussione in Parlamento è piena di buchi, di contraddizioni, di proposte sbagliate nel merito e nella tempistica. La sua approvazione al Senato entro giovedì dimostrerà soltanto il senso di responsabilità delle opposizioni, ma non cambierà la natura d´una operazione che è del tutto inefficace e a sconfiggere la speculazione e le reazioni negative del mercato.
Abbiamo già esaminato le manchevolezze della manovra. Le principali sono i due spacchettamenti effettuati dal ministro dell´Economia: quello d´aver collocato il grosso dell´operazione nel biennio 2013-14 e l´altro d´avere limitato la manovra vera e propria a 25 miliardi affidando la reperibilità degli altri 15 alla legge delega della riforma fiscale.
Questo duplice spacchettamento ha lasciato il campo libero alla speculazione per tutto l´esercizio attualmente in corso. Tremonti ha più volte dichiarato che i conti pubblici italiani erano in sicurezza per tutto il biennio 2011-12. La risposta dei mercati è stata tale da ridurre a zero la credibilità del ministro. Dimostra che alla guida dell´Economia c´è un timoniere che naviga a vista e non ha alcuna percezione degli scogli disseminati sulla sua rotta.
Ma questi non sono i soli errori contenuti nella manovra.
Un errore è stato quello d´imporre una vera e propria patrimoniale sui titoli depositati presso le banche.
Dovrebbe fruttare un gettito di 3,6 miliardi ma scoraggerà l´affluenza di risparmio in Borsa e quindi il finanziamento degli investimenti sia pubblici sia privati.
Un altro errore è stato quello di rinviare «sine die» il taglio dei costi della politica. Potevano fruttare almeno un miliardo. Molto di più se fossero state abolite le Province.
Il solo azzeramento dei vitalizi agli ex parlamentari vale 218 milioni.
Personalmente riscuoto come ex deputato un assegno netto di 2400 euro mensili.
Cinque anni fa inviai una lettera ai questori della Camera chiedendo che mi fosse annullato. La risposta fu che ci voleva una legge recepita dal regolamento della Camera, in mancanza di che l´assegno mi sarebbe stato comunque accreditato. Mi domando che cosa si aspetti ad annullare i vitalizi, ad allineare lo stipendio dei parlamentari a livello europeo, a diminuirne il numero, ad accorpare le Province e i Comuni.
Tornando all´insieme della manovra, 15 miliardi sono attesi dalla riforma del fisco. Significa che la nuova fiscalità dovrebbe concludersi con un saldo attivo di almeno 15 miliardi da destinare appunto al risanamento dei conti pubblici (ma non ci aveva detto il ministro che erano stati risanati?).
Non conosciamo tuttora da dove verranno quei 15 miliardi perché l´architettura della riforma è sconosciuta (perfino al ministro?). Che cosa debbono pensarne gli operatori, i mercati, la speculazione? Penseranno questo: quei 15 miliardi in realtà sono una scommessa, l´intera manovra sarà parzialmente operativa non prima del 2013, la prateria è dunque aperta alle incursioni speculative d´ogni tipo e genere.
Questa è stata la lungimiranza di Tremonti. E questa sarà la manovra che il Senato approverà giovedì. Pensare che basterà a calmare i mercati significa sognare a occhi aperti.
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C´è una sola cosa da fare e da fare immediatamente: anticipare con decorrenza immediata le operazioni collocate nel 2012 e nel 2013. Anticiparle per un ammontare di almeno 10 miliardi puntando soprattutto sul taglio di spese e non su inasprimenti fiscali. Insomma elevare la manovra per il 2011 dagli attuali due miliardi a dodici. Questo deve proporre Tremonti al governo del quale è parte e questo deve ottenere. La manovra così emendata è quella che il Parlamento deve approvare. Diversamente approverà un documento scritto sull´acqua, privo di qualsiasi attuale efficacia.
Dopodiché sia il presidente del Consiglio sia il ministro dell´Economia dovrebbero sgombrare il campo. Di danni ne hanno fatti fin troppi. Il loro ritorno a casa sarebbe l´unico regalo che dovrebbero fare al paese.

La Repubblica 13.07.11