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Comunitaria, governo sotto due volte. Pd: "Si prenda atto, maggioranza finita"

In prima votazione alla Camera non passa la proposta di rinvio della discussione su un articolo della legge 2010 sull’etichettatura dei prodotti alimentari. Nel pomeriggio esecutivo di nuovo battuto sull’articolo 1. Berlusconi arriva in aula. Ai suoi avrebbe detto: così rischiamo di andare a casa. L’opposizione grida: “Dimissioni”. Seduta rinviata. Giornata in salita per il governo alla Camera. Nel primo voto su una serie di stralci proposti, per snellire i lavori, dall’esecutivo e dal relatore al ddl Comunitaria 2010, relativo all’articolo 8 sull’etichettatura prodotti alimentari, la proposta è stata respinta a parità di voti.

La maggioranza ha poi recuperato qualche presenza riuscendo ad approvare, con margini variabili fra uno e sette voti, gli stralci di 11 articoli (mangimi, contrasto all’evasione Iva, etichettatura vini, importazione di legnami, specie autoctone, inquinamento acustico, difesa del suolo e gestione risorse idriche, emissioni industriali, prodotti fitosanitari, etichettatura dei prodotti alimentari, rifiuti delle industrie estrattive).

Respinta invece la richiesta del Pd di stralcio dell’articolo 18 sulla responsabilità civile dei giudici. Il relatore Gianluca Pini (Lega) aveva minacciato le dimissioni se fosse passato lo stop a quell’articolo.

Ma nel pomeriggio l’esecutivo è stato di nuovo battuto. L’Aula di Montecitorio ha bocciato l’articolo 1 del ddl Comunitaria. La seduta è stata sospesa e poi rinviata su richiesta del relatore. Nel pomeriggio anche il presidente del Consiglio Berlusconi è giunto in aula. Secondo indiscrezioni si sarebbe sfogato con i suoi: “Così si rischia di andare tutti a casa”.

Il Pd: “Governo è finito”. Duro il giudizio del leader Pd Pierluigi Bersani: “Non stanno più in piedi”. Anche Enrico Franceschini si scaglia contro il centrodestra: “Il governo prenda atto che la maggioranza non c’è più. Lo deve fare per rispetto al Paese che deve essere governato. Non ci sono più nel Paese, come hanno dimostrato le amministrative e i referendum, nè in Parlamento”.

Analoga la posizione dell’Italia del Valori. Che chiede le dimissioni dell’esecutivo.” I numeri non ci sono, facciano un regalo al paese e vadano a casa”, dice il presidente del gruppo alla Camera Massimo Donadi.

Anche Fli parla di governo finito. “Con la sconfitta sulla legge comunitaria, un documento fondamentale per l’azione dell’esecutivo, il centrodestra è finito. Si vede e lo vedono soprattutto i suoi elettori che la lega non reagisce e non è più quella di una volta. Sono gravi le responsabilità di Bossi nel sostenere un governo ormai morto e nel portare la Lega al massacro. Presto la base e gli elettori presenteranno al Carroccio il conto per questa inspiegabile complicità con Berlusconi”.

Dai banchi dell’opposizione si è alzato più voilte il grido: “Dimissioni”

Ma per il leader leghista Umberto Bossi si è trattato solo di un incidente. Quanto è accaduto è dovuto, dice il Senatur, “alla gente che non va a votare”.

Nelle ultime ore, sull’iter della Comunitaria, si erano diffuse voci su segnali che i deputati più vicini a Tremonti avevano intenzione di mandare alla maggioranza, scossa dalle tensioni su manovra e riforma fiscale.

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Cultura, Pd: Galan vuole centralizzare celebrazioni bicentenario verdiano

Ghizzoni e Motta: Governo vuole sottrarre a territori ‘verdiani’ organizzazione e progettualità. “Una legge che per accontentarne uno ne accontenta otto, tradotto: una legge che serve solo a distribuire qualche favore. Un giudizio che pesa come un macigno quello espresso dal ministro Galan sulla legge per il bicentenario verdiano, in discussione nella commissione Cultura della Camera, che ha visto un consenso trasversale delle forze politiche. Oltre allo sconcerto per un giudizio sommario e apodittico – incurante del lavoro parlamentare per un testo di legge teso a celebrare l’icona della cultura e della tradizione musicale italiana – restano molte le perplessità per l’alternativa offerta da Galan che ha l’obiettivo di mettere in capo al ministero ogni iniziativa celebrativa. Oltre alle incertezze sui finanziamenti è certamente discutibile che si voglia sottrarre ai territori ‘verdiani’ le competenze organizzative e progettuali per sostituirle con il consueto centralismo ministeriale. A quando un dicastero dei beni culturali che governa, valuta di più e gestisce di meno?”. Così le deputate democratiche Manuela Ghizzoni, capogruppo nella commissione cultura della Camera, e Carmen Motta commentano quanto sostenuto oggi in audizione presso la commissione Cultura della Camera dal ministro per i Beni culturali, Giancarlo Galan.

Auguri e un dottorato ad Oxford per il presidente Giorgio Napolitano

“Caro Presidente, in occasione della felice ricorrenza del Suo compleanno desidero farLe pervenire i più sinceri auguri, a nome mio personale e dell’intero Senato”. Così il Presidente del Senato, Renato Schifani, nel messaggio di auguri inviato al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che oggi compie 86 anni. “Nel giorno del Suo compleanno, sono lieto di farLe giungere, illustre Presidente, le più fervide espressioni augurali, mie personali e dell’intera Camera dei deputati”. Così il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, nel messaggio inviato al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. “In questa delicata fase – scrive Fini – che vede il nostro Paese impegnato a superare nuove e difficili sfide, la Sua costante e rigorosa opera al servizio delle Istituzioni democratiche rappresenta per tutti gli italiani un punto di riferimento essenziale per consolidare una forte coesione nazionale e un più profondo sentimento di fiducia in un futuro di crescita e di benessere, sociale ed economico, nell’ambito di una stabile compagine istituzionale. Voglia gradire, caro Presidente, i sensi della mia più alta stima e considerazione”.

Ma, oltre alle alte cariche dello Stato, tutto il mondo politico e non solo ha voluto in queste ore festeggiare Giorgio Napolitano. Messaggi di auguri finanche dalla Lega Nord.

Il Presidente intanto si gode la sua trasferta inglese: prima un incontro con la Regina Elisabetta, a Buckingham Palace, poi la visita ad Oxford per incontrare gli italianisti della famosa università inglese per ragionare di economia, società, istituzioni da consolidare, delle “sfide difficili” che l’Italia ha davanti e che non pretende di nascondere.

Giorgio Napolitano parla in forbito inglese ad un uditorio di italianisti dell’ateneo di Oxford al Pembroke College. “L’Italia ce la farà, l’Italia merita la fiducia degli amici e degli alleati europei per la sua lunga storia”, dice il presidente della Repubblica. Ricorda che il 150/o dell’Unità d’Italia ha dato l’occasione per ricordare pagine del nostro passato che incoraggiano ad avere fiducia nelle capacità dell’Italia stessa, nella capacità di affrontare il futuro. Non è stata, dice, una celebrazione retorica e ha permesso, ad esempio, di ricordare che il Risorgimento italiano ha saputo mettere insieme personalità molto diverse quali Cavour, Mazzini e Garibaldi che “nonostante le loro divergenze politiche ed ideali, la momento opportuno seppero convergere per realizzare un obiettivo comune, quello dell’unità nazionale”.

Il presidente non fa alcun cenno alle tensioni politiche legate al varo della manovra economica, alle fibrillazioni della maggioranza, ma sembra che abbia proprio questi pensieri in testa facendo questo richiamo storico. Poco prima un giovane dottorando, napoletano come lui, Ferdinando Giuliano, aveva lanciato una provocazione e un richiamo. L’Italia non è un Paese per giovani, aveva detto, e l’Italia di oggi dovrebbe essere all’altezza della tradizione del Risorgimento. Napolitano ha raccolto entrambi i richiami dicendo che il problema dell’inserimento dei giovani è una delle sfide che bisogna vincere perché i giovani sono una fonte di energia fondamentale. Quanto ad essere all’altezza, ha ricordato quella “convergenza” tra i tre protagonisti dell’unificazione italiana. In mattinata, a Londra, Napolitano è stato ricevuto dalla regina Elisabetta, a Buckingham Palace.

La sovrana, che è quasi coetanea del presidente (un anno più giovane) gli ha fatto gli auguri per il compleanno. L’incontro a palazzo reale, al quale ha preso parte la signora Clio, si è svolto in un atmosfera amichevole. La sovrana e il capo dello Stato si sono già incontrati più volte, a Roma e nel Regno Unito. La regina, ha riferito Napolitano, gli ha parlato del grande evento familiare della casa reale: il matrimonio del principe William con Kate Middleton. A sua volta Napolitano le ha parlato del bilancio positivo che trae dalle celebrazioni del 150/o dell’Unità d’Italia. La regina lo ha invitato a partecipare alle cerimonie del giubileo del Regno Unito che si svolgerà l’anno prossimo. Oggi Napolitano riceverà il dottorato honoris causa in diritto dell’università di Oxford nel corso di una cerimonia solenne. In serata farà ritorno al Quirinale.

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"Bersani: ci fanno un regalino da 40 miliardi. Il segretario del Pd: se vinciamo le elezioni dovremo far fronte agli impegni presi da loro", di Carlo Bertini

Quattro dita della mano destra alzate, tanto per rinforzare il concetto e sul volto un sorriso beffardo per accompagnare meglio la sentenza sul retropensiero che si cela dietro una «spalmatura» così sbilanciata negli anni di questa gigantesca manovra da parte del governo: «E’ chiaro – taglia corto Pierluigi Bersani mentre si accende un mezzo toscano nel cortile di Montecitorio – che temendo di perdere le prossime elezioni, ci vogliono lasciare un regalino di 40 miliardi di euro per il 2013-2014. Vuol dire che aspettano se ne occupi qualcuno più bravo di loro… Così non è una cosa seria». Malgrado questa consapevolezza il leader Pd non sembra angosciato da quel fantasma che aleggia sul capo delle sue guarnigioni e cioè che se il centrosinistra vincesse al prossimo giro dovrebbe farsi carico dello sforzo più grande. Piuttosto, così come Casini che tuona contro «l’ultimo atto di irresponsabilità in cui prevalgono le furberie», Bersani sembra preoccupato per la figura che possiamo fare in Europa, anche «se Tremonti può andar lì a promettere che si faranno una serie di cose indicando magari pure gli anni… Ma comunque, per ridurre seriamente il debito bisogna far ripartire la crescita con una serie di misure ad hoc, altrimenti che facciamo, aspettiamo che nel 2013 si compia il miracolo di un aumento del Pil del 10%?».
Nello stesso tempo Bersani non crede sia in atto qualche «complotto» per buttar giù Tremonti, «perché è evidente che stanno cercando di tenere insieme tutto per tirare avanti. Non penso neanche che lui abbia intenzione di mollare, anche se è evidente che hanno difficoltà a reggere questa operazione nel paese». Ma in una pausa dei lavori della Camera, impegnata ad approvare la legge comunitaria con appena nove mesi di ritardo, il leader del Pd, pur liquidando come «una farsa drammatica» le prime indiscrezioni sulle misure allo studio, non esclude a priori un atteggiamento possibilista, meno marcato di quello del Terzo Polo «pronto a sostenere le misure del governo antideficit a condizione che siano credibili ed efficaci». E ancor meno marcato di quello di Tonino Di Pietro in versione dialogante che non chiude la porta in faccia al governo con il suo «vediamo il testo prima di dire sì o no». E in ogni caso Bersani mette le mani avanti, ben sapendo di avere i fucili della sinistra puntati contro («l’opposizione bocci senza appello la manovra truffa evitando tresche notturne», avverte il braccio destro di Vendola, Gennaro Migliore), stando ben attento a non dare la sensazione di voler firmare cambiali in bianco su nulla: «Se vi fossero dei provvedimenti che ci sembrassero giusti potremmo anche valutarli. Intanto aspetto di leggere i testi, ma da quel che sento non vedo il coraggio di affrontare i veri problemi. Non ci mettiamo lì a condividere una manovra con loro, anche perché se siamo a questo punto vuol dire che in questi anni hanno sbagliato più di qualcosa». Presenterete una contromanovra? «Noi abbiamo le nostre proposte, sul fisco, pubblica amministrazione, giustizia civile, se vogliono discutiamo quelle». E come vi regolerete sui costi della politica? «Ma, vedo che hanno ripreso la nostra proposta sui vitalizi e sul bisogno di uniformare i livelli retributivi ai parametri europei. Vedremo come la scriveranno ma quello che mi fa arrabbiare è che ora parlano di aerei blu! Se lasciavano in vigore la circolare Micheli fatta dal governo Prodi non sarebbero aumentati i voli di stato in quella misura…»
Bersani non è neanche intenzionato a presentare una contro-manovra, «perché non ci fanno vedere i conti veri e sono pure curioso di capire come finisce il dibattito tra rigoristi e non. Hanno preso la spending review di Padoa Schioppa e l’hanno buttata dalla finestra, ora parlano di nuovo di spending review. Ma è da persone serie?». Certo, si capisce come il bisogno di una mediazione con i leghisti restii a far digerire sacrifici al popolo padano, induca il governo a ripartire in modo soft il peso della manovra allontanando il carico negli anni a venire. «Se gli accordi sono questi è normale che la Lega esca tranquilla ma gli italiani lo sono meno perché in questo momento sono in mano a nessuno». E quindi a chi obietta che con una manovra da fare non si potrebbe aprire una crisi di governo «al buio», il leader Pd ribatte che «il buio è adesso ed è meglio una scossa e andare a votare subito, di fronte alla testarda volontà di questo governo di sopravvivere senza però riuscire a fare nulla».

La Stampa 29.06.11

"Dalla manovra un colpo pesante alla scuola", di Caterina Pes

La deputata Caterina Pes denuncia i provvedimenti del governo: stop delle retribuzioni fino al 2014, congelamento degli organici, accorpamenti di scuole e ridimensionamento degli insegnanti di sostegno. Ancora tre anni di lacrime e sangue per la scuola italiana. Neppure concluso il piano triennale ed “epocale” di tagli e ridimensionamenti che l’intero sistema formativo è di nuovo sottoposto alla scure falcia-cattedre del governo Berlusconi.

I provvedimenti inseriti nella bozza della manovra economica che sarà approvata domani in consiglio dei ministri non recano, infatti, – ma c’era da immaginarselo – buone notizie per la scuola italiana: stop delle retribuzioni per un altro anno fino al 2014, congelamento degli organici dall’anno scolastico 2012/13, accorpamenti di scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado in un unico istituto comprensivo e, dulcis in fundo, ridimensionamento di fatto degli insegnanti di sostegno.

Se a questo si aggiunge il blocco del turn over nella pubblica amministrazione, l’aumento dell’età pensionabile per le donne fino ai 65 anni e il rincaro dei ticket, il quadro che emerge è desolante: all’orizzonte si annuncia l’ennesima e inaccettabile opera di demolizione e devastazione dell’intero sistema scolastico e sociale del nostro Paese.

Come spesso accade alla tragedia si accompagna la farsa e nel giro di poche ore viene così smentita la nota stampa “rassicurante” del ministero dell’Istruzione che si era affrettato a dire che per ora – per ora! – nella Finanziaria non sembravano esserci tagli alla scuola. Ecco, il senso e il tenore di queste parole contenute in un comunicato ufficiale dimostrano – qualora ve ne fosse ancora bisogno – come il MIUR sia completamente all’oscuro dei provvedimenti tremontiani e come la Gelmini sia di fatto un ministro commissariato, senza alcuna voce in capitolo in materia di scuola e università.

Nella bozza della manovra si legge che “a decorrere dall’anno scolastico 2012/13 le dotazioni organiche del personale docente, educativo ed ATA della scuola non devono superare la consistenza delle relative dotazioni organiche dello stesso personale determinata nell’anno scolastico 2011/12”.

Al di là del burocratese del ministro Tremonti, appare chiara l’intenzione del governo: mantenere e confermare per i prossimi anni un organico già prosciugato di 130 mila unità, in seguito al piano triennale di razionalizzazione che giungerà a termine proprio quest’anno scolastico.

Dietro questi tagli mascherati, si nasconde, inoltre, un attacco agli insegnanti di sostegno e al processo di integrazione scolastica per gli studenti con disabilità. Nella bozza della manovra si prevede una proporzione di uno a due fra insegnante e alunno: significa che un insegnante di sostegno dovrà supportare due allievi con disabilità a prescindere, a quanto sembra, dalla forma di handicap certificata, sia essa lieve, grave o gravissima.

Nella manovra si lascia aperta, infatti, la possibilità di ritoccare l’operato delle commissioni mediche che redigono le diagnosi funzionali, i documenti mediante i quali vengono definite di volta in volta le necessità del sostegno per gli allievi con disabilità.

Nella “bozza della pacificazione”, è contenuta, inoltre, una stretta sulle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado che “per garantire un processo di continuità didattica nell’ambito del medesimo ciclo di istruzione” verranno accorpate in unico istituto. Via libera, dunque, alla soppressione delle autonomie scolastiche che non raggiungono il parametro stabilito dei 1000 alunni. Eccezione sarà fatta per i territori montani e le piccole isole.

La razionalizzazione – come amano chiamarla dalle parti di palazzo Chigi – che questo governo – con la complicità del ministro Gelmini – sta attuando nei confronti della scuola è intollerabile per un Paese civile che crede nel valore dell’istruzione e della formazione. L’intero sistema formativo . università compresa – ha subito in questi anni un’opera di demolizione e continuare su questa strada – per esigenze di bilancio e di pacificazione politica tra le anime irrequiete del centrodestra rischia di infliggere il colpo finale ad un settore strategico già fortemente indebolito.

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Minori, arriva il garante per i diritti e non solo", di Anna Serafini

Con l’approvazione al senato della legge sul garante dell’infanzia e dell’adolescenza l’Italia si mette finalmente al pari con gli altri paesi in materia di diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Perché abbiamo bisogno di un’autorità garante dei diritti per l’infanzia e l’adolescenza? E come nasce la proposta di istituire tale figura? L’esigenza di affermare i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, attraverso un organismo indipendente ed autonomo, nasce dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, adottata a New York il 20 novembre 1989, e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176, che innova profondamente la cultura dei diritti delle bambine, dei bambini e degli adolescenti.
In un saggio Carlo Alfredo Moro scrive: «La Convenzione Onu di New York ha fortemente sviluppato una nuova e più pregnante attenzione ai bisogni del soggetto in formazione, non solo perché ha espressamente evidenziato accanto ai diritti individuali anche quelli sociali del minore, ma anche perché ha previsto interventi positivi di promozione a tutela di ogni bambino, con problemi o non. E una pedagogia dello sviluppo umano che viene proposta dalla Convenzione e pertanto essa si rivolge, e impegna, non solo il politico o il legislatore o il giurista, ma ogni persona che comunque ha relazioni con chi, attraverso un difficile itinerario maturativo, ha bisogno – per non perdersi – di un forte aiuto e sostegno».
Queste parole di Moro indicano in modo limpido e incisivo quale sia l’asse della Convenzione e costituiscono la premessa per un adeguato rapporto tra la Convenzione e le politiche concrete, le leggi per l’infanzia e l’adolescenza, a partire da quella sull’autorità garante, figura prevista proprio nella Convenzione e che per il nostro paese è quanto mai necessaria in quanto una moderna concezione dei diritti stenta ad affermarsi.
L’autorità, che la legge istituisce, è caratterizzata da una posizione di indipendenza, da un forte rapporto con il territorio, dalla previsione di una consultazione attiva dei bambini e degli adolescenti, dalla partecipazione delle organizzazioni riconosciute dall’Onu e si ispira al principio di sussidiarietà, nel senso che rappresenta un ente facilitatore per l’affermazione dei diritti dei bambini e degli adolescenti.
Per una buona legge sull’autorità garante erano necessarie alcune condizioni fondamentali: che il testo di legge fosse frutto in primo luogo del lavoro parlamentare, che il testo rispondesse ai criteri di indipendenza e di autonomia, con risorse finanziarie e umane adeguate, che chiamasse a raccolta le migliori risorse associative, a partire proprio da quelle dei bambini e dei ragazzi, e quelle territoriali e infine che fosse il frutto di una vera convergenza. E infatti c’è stato un voto bipartisan, frutto di un confronto lungo e costruttivo, a cui hanno contributo l’attenzione del ministro Carfagna e della maggioranza e il prezioso contributo dei parlamentari dell’opposizione di camera e senato.
È stata superata ogni difficoltà e divergenza per mettere al centro le persone minori di età. Questo viene chiesto a tutti, agli stessi genitori.
La frase di Kahlil Gibran nel Profeta rende benissimo questa idea: «I vostri figli non sono vostri, sono figli e figlie della vita che solo di se stessa ha desiderio. Ne siete lo strumento, non l’origine. Anche stando con voi non vi appartengono. Potete dare loro il vostro amore ma non le vostre idee. Hanno le loro idee. Date forse una casa ai loro corpi, non alle loro anime che stanno nella casa di domani che non entrerete neanche in sogno. Vi potete sforzare d’essere come loro. Ma non tentate mai di farli come voi».

da Europa Quotidiano 29.06.11

Tagli alla scuola, in montagna va anche peggio

Interrogazione degli on. Miglioli e Ghizzoni al ministro Gelmini. “Accanimento sui territori disagiati” anche nell’ultima manovra. Gli effetti dei tagli alla scuola saranno ancora peggiori nei centri del nostro Appennino. La diminuzione dell’organico determinerà la soppressione del tempo prolungato, la scomparsa delle ore di compresenza con l’impossibilità di sostituire i docenti assenti, la carenza di ore disponibili per attività legate al territorio, il continuo avvicendamento dei docenti, la diminuzione del personale ATA. E’ quanto sostengono l’on. Manuela Ghizzoni e l’on. Ivano Miglioli nell’interrogazione presentata oggi al ministro dell’Istruzione Gelmini. I due parlamentari del Pd richiamano la petizione sottoscritta da centinaia di genitori di alunni delle scuole medie di Lama Mocogno, Polinago, Pavullo, Montese, Pievepelago, Fanano e Sestola, i quali denunciano le conseguenze negative che la diminuzione dell’organico e la soppressione del tempo prolungato avranno sulla qualità dell’insegnamento.

“Sarà un’ulteriore penalizzazione per chi vive e opera nei territori montani”, dicono i due parlamentari i quali osservano come anche nell’ultima manovra ci sia un particolare “accanimento nei confronti delle scuole nei territori disagiati. Infatti, alle istituzioni scolastiche che avranno meno di 500 alunni non potranno essere assegnati dirigenti con incarico a tempo indeterminato. Insomma – concludono i due parlamentari – avremo persino dirigenti a mezzo servizio e senza alcun concerto con la conferenza Stato-Regioni. Ancora una volta federalismo a chiacchiere quando nei fatti prevale il centralismo ministeriale”.

Ghizzoni e Miglioli chiedono al governo di “intervenire al fine di garantire una scuola secondaria adeguata alle esigenze formative anche nei comuni della montagna modenese”.