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"Indignados di Milano", di Federico Orlando

A Milano il comune dovrebbe preoccuparsi, insieme allo stato, di 111mila giovani disoccupati: tre anni fa erano 70mila. A Napoli di 146mila disoccupati, erano 123mila (Istat 2011). Ogni anno diecimila matricole universitarie chiamano Milano “la città proibita”. Lo dice il rettore del Politecnico, Giulio Ballio, 70 anni, docente in Costruzioni d’acciaio, che dal Corriere della Sera chiede a Pisapia e Moratti: cosa fareste per renderla “città amica”.
Altri “grandi vecchi” che di Milano sanno tutto, l’architetto Bellini, l’economista d’impresa Vitale, e la più giovane docente in marketing Annamaria Testa, pongono la stessa ed altre domande ai due candidati. Tutte girano intorno a cinque superproblemi: Expo, casa, giovani, lavoro, integrazione.
Giovani, casa, lavoro spesso sono tutt’uno. Incredibile, ma nelle risposte – fornite lunedì – della Moratti, il soggetto “giovani” non ricorre mai, salvo nell’aggettivo “giovani coppie” (per le case da assegnare, di cui Pisapia lamenta lo scandalo che ce ne siano 5.000 tuttora vuote). Al contrario, l’obiettivo del “ringiovanimento di Milano” e il connesso programma in funzione dei giovani occupano tutta la prima parte della risposta di Pisapia.
Meno male. Temevamo proprio che la sinistra si facesse ipnotizzare dalla violenza nera, che a Milano alcuni gruppi sociali riaccendono ogni due o tre generazioni; e che Pisapia dovesse perdere gran parte del suo tempo a ragionare col questore.
Sempre lunedì, il giornale della Confindustria, scavalcando il Censis, annunciava che entro i prossimi vent’anni gli under 35 diminuiranno in Italia ancora di 1,2 milioni di unità. E che il deserto dei giovani tuttavia non scioglie il nodo della disoccupazione e ha effetti disastrosi sul mercato della casa e sui consumi.
A Roma, un altro grande vecchio, lucidissimo pendolare fra università italiane e americane, Franco Ferrarotti, pubblica dall’editore Armando Armando La strage degli innocenti – note sul genocidio di una generazione, due edizioni in un mese. È valida – si chiede – la risposta degli indignados accampati a Puerta del Sol sotto la statua di Carlos III, per i quali destra o sinistra sono tutti brutti, sporchi e cattivi? O è valida la risposta degli indifferenti italiani, raccolti sotto la trinità nazionale famiglia-arrangiamento-lavoro nero?
Forse né l’una né l’altra, anche se c’è tanta dinamite negli uni e negli altri, e può scoppiare. Quando? In Italia, quando saranno prosciugati i risparmi dei nonni (questi vecchi) e dei padri anziani, sui quali vivono figli più giovani e nipoti. È il welfare improprio, appunto la famiglia, prima persona della trinità esistenziale, costruito coi risparmi di vite faticate e non schizzinose.
Naturalmente, né a Milano né altrove i candidati sindaci possono sbandierare nei loro programmi, il welfare domestico, l’arrangiamento che riduce i disagi, il lavoro nero che fornisce all’economia un po’ di mobilità contro l’irrigidimento sindacale. Infatti, Moratti incentra il suo welfare su tasse e tariffe basse e aiuti agli anziani bisognosi, Pisapia su giovani e nuove famiglie, occupazione giovanile e relative politiche culturali e strutturali, sul dialogo imprese-giovani fondato sul merito e sulla libertà dalla mafia e dalla raccomandazione, sulla valorizzazione degli anziani nei quartieri.
Finalmente una boccata d’aria a Milano, fra gli appelli di Berlusconi all’odio e il vaneggiare dei centri sociali; fra fantasmi di grandi moschee (a proposito, qualcuno sa che a Roma c’è la più grande moschea d’Europa e che a nessuno di noi, fascisti e razzisti inclusi, ha mai dato fastidio?) e accattonaggi di multe non riscosse e federalismo anagrafico delle strisce blu, cancellate “per i residenti”. A tanto può degradare una metropoli europea, se la destra cade nel panico.
Fossi in Pisapia, sottolinerei ancora in questi ultimi giorni il ruolo decisivo dell’educazione (familiare, scolastica, aziendale) nel predisporre i giovani a un’attiva collaborazione per il superamento della crisi, in cui il paese stagna da dodici anni. Non c’è bisogno di chiedere agli occupati di rinunciare a parte della loro “protezione”, che si riverbererebbe interamente sul welfare familiare fondato su quella protezione e sulla tutela del risparmio dei vecchi. C’è invece bisogno di spiegare a giovani e non giovani che il precariato nasce dalla velocità dell’innovazione tecnologica, che specie nelle piccole aziende blocca gli investimenti e quindi i contratti a tempo indeterminato.
Occorrerebbe superare anche in Italia, come in Usa, Olanda, Germania, la frattura fra colletto bianco e lavoro manuale, capire l’eguale dignità di tutti i lavori («Il presidente degli Stati Uniti e il portuale negro di New York – si diceva una volta in America – hanno pari dignità perché lavorano entrambi in cambio di un salario»), rivalutare attività agricole e artigianali e i lavori interstiziali tra manodopera e professioni, studiare le lingue per muoversi in Europa tagliando i cordoni ombelicali. Questo è il compito della politica nel mercato, che ha bisogno di mediazioni, in primo luogo per la formazione. Mandando per un po’ in vacanza le Gelmini e ricordando ai Tremonti che taglia oggi taglia domani arrivano le agenzie di rating a declassare il paese come “negativo” per i troppi “ingorghi” che attanagliano la politica.

da Europa Quotidiano 26.05.11

"Il salotto di Vespa non salva il Cavaliere", di Curzio Maltese

Chi vota a sinistra è «senza cervello». Non ce l´ha fatta a moderarsi, a sfoderare all´ultimo minuto una strategia alternativa e vincente. o almeno un colpo di teatro per rimontare la china, come altre volte nel salotto di Porta a Porta. Berlusconi ha provato, si è sforzato, ha mimato un avvio da moderato, come forse gli avevano suggerito i sondaggisti. Ma poi ha prevalso l´istinto del Caimano. L´ingiuria come unica arma della politica. Fino a consegnarsi al più logoro dei cliché storici. Il populista che alla fine della parabola, perso il consenso, insulta il popolo.
L´ultimo assalto del Caimano è andato a vuoto. L´attesa per la trasmissione di ieri sera era grande nei quartieri generali della politica. Porta a Porta è il luogo totemico del berlusconismo, la tribuna prediletta dai tempi della discesa in campo, il set del «contratto con gli italiani», il teatro di due spettacolari rinascite del Cavaliere, nel 2001 e nel 2006. Ci si aspettava il colpo del maestro, l´invenzione destinata a rovesciare le sorti dei ballottaggi di Milano e Napoli. Ma è destino, si vede, che il berlusconismo continui a franare proprio dai luoghi più cari e simbolici, prima Milano, ora il salotto televisivo di Bruno Vespa. L´ingrato conduttore l´ha perfino contraddetto un po´, l´ha interrotto ben due volte («queste cose le ha già dette prima…»), si è permesso un´ironia sulle «ventisei assoluzioni nei processi» («con qualche spintarella delle leggi approvate in Parlamento, però…»). Scena che non avremmo mai pensato di dover vedere. La lesa maestà era del resto visibile anche nella composizione dello studio, dov´era prevista addirittura la presenza di giornalisti intenzionati a fare vere domande, come Stefano Folli, Massimo Franco e Virman Cusenza, al posto dei noti figuranti complici.
Non si è sentito più a casa, il premier. Da Vespa come a Milano. E ha cominciato a straparlare. La maschera moderata è durata lo spazio dei convenevoli. Poi è partito il repertorio solito, ma in versione stanca, dimessa e sgrammaticata. Il nostro premier ha infilato una serie di anacoluti imbarazzanti anche per Scilipoti, arditi neologismi come «i processi mi hanno costato enormi difficoltà», frasi alla Totò come «Mi accusano di concussione, a me che sono la persona più gentile del mondo», maccheroniche citazioni storiche. «La socialdemocrazia tedesca ha rinunciato al marxismo cent´anni fa con il convegno di Gotesborg». Ovvero Bad Godesberg, alle porte di Bonn, la sede del congresso storico dell´Spd (nel 1959, però), presumibilmente confusa con la svedese Goteborg delle trasferte di Champions League. Ma sono dettagli. Come sono dettagli gli altri tic della retorica berlusconiana. L´autoesaltazione sempre più fanciullesca che lo porta a paragonarsi a Leonardo da Vinci e a trovarsi come unici difetti l´eccesso di bontà, gentilezza, disponibilità, eleganza, genio, coraggio, forza, impegno, generosità, finanche remissività. Rivelando, en passant, di ricevere «duemila lettere di ammiratori al giorno», come Gloria Swanson di Viale del Tramonto, con Bondi forse nella parte dell´autista che gliele scrive. Ed è ormai un dettaglio, appena fastidioso, il vittimismo iperbolico e grottesco del primo editore italiano «bersaglio di un micidiale blocco mediatico formato dal Corriere, Sky tv, La7 e molte trasmissioni Rai». L´esasperata ricerca di alibi per la sconfitta personale, il dimezzamento delle preferenze a Milano, attribuito a «un sistema elettorale sbagliato», peccato identico a cinque anni fa. Il tentativo infelice di fare lo spiritoso sulle proprie disavventure giudiziarie: «Telefonerò per far liberare Mubarak, assumendo che è lo zio di Ruby». Il risibile rovesciamento della crisi economica nell´immagine di un paese opulento «dove si spendono dieci miliardi di euro all´anno soltanto in cosmetici», detto da uno che alza di parecchio la media pro capite di tali consumi.
Sono tutti dettagli. L´essenza del messaggio del re, «un re Mida alla rovescia», come ha insinuato perfino il novello Vespa, è che non crede nemmeno più lui a una vittoria nel ballottaggio a Milano e a Napoli. Non confida più nelle proprie titaniche possibilità di rovesciare ogni pronostico. Si sta soltanto creando una trincea per resistere più a lungo possibile al governo, circondato da una maggioranza di ricattatori e ricattati. Che poi vi riesca davvero, è da vedere. Se domenica Milano volta definitivamente le spalle al suo Berlusconi, dal giorno dopo può accadere di tutto. Dalla trasmissione di Vespa qualche segnale è già arrivato. Un attimo ancora e saremo sommersi dagli antiberlusconiani.

La Repubblica 26.05.11

"Insegnanti di sostegno? In mano ai privati", di Salvo Intravaia

Docenti di sostegno gestiti da privati? È quello che potrebbe accadere tra qualche anno nella scuola italiana se passasse il disegno di legge proposto da due senatori del Pdl e discusso qualche giorno fa in commissione Cultura al Senato. La proposta avanzata da Francesco Bevilacqua e Antonio Gentile apre ai privati il delicato mondo dei disabili a scuola.

«I dirigenti degli istituti scolastici e delle scuole di ogni ordine e grado sono autorizzati – si legge nell´unico articolo che compone il disegno di legge – a definire progetti, con la collaborazione di privati, per il sostegno di alunni con disabilità». I motivi della proposta dei due parlamentari sono illustrati nella relazione che accompagna il testo. «L´inclusione degli alunni con disabilità – spiegano i due senatori – deve ormai collocarsi nella nuova logica dell´autonomia scolastica. In tale ottica, per superare le carenze e le disfunzioni dovute al difficile coordinamento dei diversi servizi di enti locali e Asl, che debbono sostenere gli interventi scolastici, va facendosi strada l´idea che siano le istituzioni scolastiche autonome a dover coordinare l´insieme dei diversi servizi».
Una proposta che il Pd non esita a bollare come “assurda”. «Mentre il governo taglia indiscriminatamente gli insegnanti di sostegno – si chiede Francesca Puglisi, responsabile Scuola della segreteria del Partito democratico – si vuole forse appaltare all´esterno il sostegno ai ragazzi con disabilità?». «E dove dovrebbero mai trovare le risorse le scuole, che non hanno più un euro in cassa, per tali collaborazioni? Il sostegno sarà a carico dei familiari o di improbabili sponsor? Nella scuola italiana, uno dei pochi paesi europei che dal 1977 integra anche i disabili nelle classi, gli insegnanti di sostegno vengono reclutati dallo stato, mentre tutti gli altri servizi (assistenza igienico-sanitaria, trasporto disabili, orientamento, assistenza alla comunicazione) sono di pertinenza degli enti locali. Ma spesso, questi ultimi non hanno le risorse per garantire adeguati servizi alle scuole e anche sugli insegnanti di sostegno lo stato cerca di risparmiare. La lamentela dei genitori è sempre la stessa: “poche ore di sostegno in classe” e pochi servizi a scuola. Così, se la scuola si dovesse trovare in difficoltà, secondo i due senatori, potrebbe rivolgendosi ai privati. Un discorso che varrebbe anche per gli assistenti igienico-sanitari, il trasporto scolastico e gli interpreti della lingua dei segni, di cui dovrebbero farsi carico comuni e province. E per quelle figure necessarie all´inclusione degli alunni affetti da disturbi specifici di apprendimento: dislalia, disgrafia e discalculia.
La proposta di legge ammette che le istituzioni non riescono a coprire tutte le esigenze degli alunni portatori di handicap. «Nel rispetto del principio di sussidiarietà e, senza pregiudicare l´obbligo delle istituzioni scolastiche di provvedere d´ufficio per i casi alla loro attenzione», Bevilacqua e Gentile propongono «una disposizione volta a favorire l´inserimento ottimale degli alunni diversamente abili, per migliorare la qualità dell´integrazione degli stessi e di tutti gli allievi con bisogni educativi speciali, favorendo una più “concreta” diffusione della cultura dell´integrazione, tra le componenti che si occupano dei soggetti in formazione». Resta da capire chi pagherà, visto che l´applicazione della norma «non deve comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». E se le scuole, come è già avvenuto per il tempo pieno in una scuola elementare di Milano, presentassero il conto ai genitori?

La Repubblica 26.05.11

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“Inaccettabile privatizzare il sostegno”,di Salvatore Nocera* e Mario Berardi**

E anche palesemente incostituzionale, come viene spiegato in questa analisi, riguardante un recente Disegno di Legge, che trasformerebbe il diritto al sostegno in una situazione variabile da scuola a scuola e da caso a caso, a seconda che il Dirigente Scolastico riuscisse a realizzare economie nel proprio bilancio od ottenesse sponsorizzazioni da terzi. Ben altre, invece, possono essere le soluzioni al problema della discontinuità nel sostegno didattico degli alunni con disabilità e molte Associazioni le propongono da tempo

Il Disegno di Legge n. S 2594 (Disposizioni per favorire il sostegno di alunni con disabilità), depositato il 2 marzo scorso dai senatori Francesco Bevilacqua e Antonio Gentile, è volto a uno scopo condivisibile, quello cioè di ridurre la discontinuità nel sostegno didattico degli alunni con disabilità, che provoca in loro grave disorientamento, a causa dell’alternarsi di docenti per il sostegno di anno in anno e talora nell’ambito dello stesso anno scolastico.
La soluzione proposta, però, non è condivisibile, poiché prevede la possibilità per i Dirigenti Scolastici di stipulare contratti di prestazione di lavoro autonomo con privati, per attività di sostegno continuata negli anni, purché senza «nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». Ciò vorrebbe dire che le scuole dovrebbero autonomamente trovare tali risorse.

Si tratta, come detto, di una soluzione inaccettabile perché trasforma il diritto al sostegno – costituzionalmente garantito, come risulta dalla costante giurisprudenza della Corte Costituzionale (da ultima la Sentenza 80/10) – in una situazione variabile da scuola a scuola e da caso a caso, a seconda che il Dirigente Scolastico riesca a realizzare economie nel proprio bilancio od ottenga sponsorizzazione da terzi. Ciò trasformerebbe il diritto al sostegno continuato negli anni con la stessa persona in una possibilità realizzabile solo per alcuni e non per tutti, in violazione palese dell’articolo 3 della Costituzione [«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese», N.d.R.].

A parte la considerazione che oggi le scuole, a causa dei tagli finanziari, non sono più in grado di realizzare economie, la soluzione proposta di stipulare contratti con privati sembra anche contrastare con l’articolo 40, comma 1 della Legge Finanziaria 449/97, ove si scrive che «è consentita, altresì, alle istituzioni scolastiche la stipulazione di contratti di prestazione d’opera con esperti per particolari attività ed insegnamenti, purché non sostitutivi di quelli curricolari [grassetto sottolineato degli Autori, N.d.R.], per sperimentazioni didattiche e ordinamentali, per l’ampliamento dell’offerta formativa e per l’avvio dell’autonomia delle istituzioni scolastiche». E ciò anche se la stipula avvenisse con donazioni da parte di sponsor.
Certo, è pur vero che una legge successiva può abrogare in modo esplicito o implicito – come in questo caso – una norma precedente (come quella della citata 449/97), ma è altresì vero che qualora tale abrogazione dovesse intervenire, rimane pur sempre invalicabile la qualificazione, operata dalla giurisprudenza costante della Corte Costituzionale, del sostegno didattico come di un livello essenziale delle prestazioni scolastiche di cui all’articolo 117, comma 1, lettera m della Costituzione, di quelli, cioè, «che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale».

Invece della soluzione formulata nel Disegno di Legge n. S 2594, che non può garantire su tutto il territorio nazionale la realizzazione di questo livello essenziale della continuità, il mondo delle Associazioni – e non solo quelle aderenti alla FISH di cui l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) fa parte – da tempo avanza proposte per assicurare la continuità dello stesso docente di sostegno:
– per i docenti specializzati di ruolo un obbligo di permanenza decennale sul sostegno, superiore a quello attuale di cinque anni;
– per i docenti precari la nomina di supplenza per la durata di un ciclo scolastico (ad esempio di tre anni per la scuola dell’infanzia e la scuola media ecc.), invece dell’attuale nomina annuale.
La soluzione prospettata nel Disegno di Legge potrebbe invece trovare applicazione per gli alunni con disturbi specifici di apprendimento (DSA), per i quali la Legge 170/10 (Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico) esclude il diritto al sostegno pagato dal sistema pubblico d’istruzione.

Si confida dunque che i due proponenti, i parlamentari tutti e il Ministero ritengano condivisibile queste soluzioni e le facciano proprie, integrando il Disegno di Legge che, si ribadisce, si è proposto un obiettivo da tempo auspicato dalle famiglie.

*Responsabile dell’Area Normativo‐Giuridica dell’Osservatorio dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) sull’Integrazione Scolastica. Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).
**Presidente nazionale dell’AIPD.

da www.superando.it

Bersani: sulla crisi il governo nega la realtà

Conferenza stampa del segretario PD sui ballottaggi, i referendum su acqua e nucleare, la crisi economica negata da Tremonti e Berlusconi: “Dopo le elezioni si torni a parlare di lavoro”. E annuncia: “Disposti a discutere con chiunque per cambiare legge elettorale, basta nominati, si ridia lo scettro ai cittadini” “Nessun italiano presta più fede alle parole del presidente del Consiglio, questo è un guaio per un paese perché se uno perde completamente la credibilità, il paese è fermo, bloccato. Non si può andare avanti a governare in questo modo, siamo ormai alla frutta di un’esperienza di governo che per il proprio fallimento sta, lacerando le componenti del centrodestra”.
Già il governo litiga e così, come Bersani ribadisce anche in conferenza stampa l’Italia va con il pilota automatico. Nonostante la crisi sempre più pesante, come rilevato dall’Istat, e sempre più assurdamente negata: “Le smentite di Tremonti lasciano il tempo che trovano, ormai l’hanno visto tutti e noi lo dicevamo da tanto tempo, noi abbiamo perso il doppio degli altri nella crisi in termini di Pil e stiamo crescendo della metà rispetto agli altri paesi”.

La fotografia dell’Istat per Bersani “è indiscutibile, il guaio vero – ha proseguito – è che abbiamo un governo che nega la realtà. Tutti chiedono al governo di dire come stanno le cose e mettere in campo qualche misure per reagire. Da tre anni ci dicono che non c’è problema, ogni volta che arriva una notizia dall’Istat dicono che non è vero, e così non abbiamo fatto niente”.
Lo ha detto il segretario del Pd rispondendo ai giornalisti sulla possibile manovra finanziaria che il governo varerà a giugno: “Sono stato facile profeta nel dire: passate le elezioni arriviamo alla manovra. Quando non c’è crescita è difficile tenere i conti a posto e la comunità internazionale e i mercati dicono: ma questi con un debito così alto, se non crescono un po’ come faranno a pagarlo? E’ molto semplice – ha concluso il ledear del Pd – dobbiamo metterci un po’ di crescita, bisogna che si convincano che le cose fatte fin qui non sono sufficienti”.
Ballottaggi.
“Sono sicuro che i cittadini appoggeranno con serenità un tentativo di cambiamento. L’ho detto per tempo ed ora per il secondo turno sono molto fiducioso e non solo per Milano. Il tentativo del centrodestra di drammatizzare la campagna elettorale è stato inutile e poco intelligente: i cittadini, con serenità, appoggeranno l’idea del cambiamento. Sollevare il terrore come sta facendo il centrodestra penso sia un tentativo inutile e neanche intelligente. Noi parliamo di lavoro, servizi e di come amministrare una città”.
Nucleare e acqua, i referendum con cui gioca il governo.
Umberto Bossi tiene i piedi in due scarpe. Chi l’ha votato quel decreto – si è chiesto Bersani- che forza la privatizzazione dell’acqua? L’ho votato io? L’ha votato la Lega. Adesso scopre che è interessante il referendum sull’acqua. Mah… non si puo’ andare avanti a governare in questo modo”.
E poi il Governo sta cercando di boicottare il referendum sul nucleare, approvando le norme contenute nel dl omnibus, ma “io mi auguro che la Cassazione possa decidere diversamente”. Alla conferenza ha partecipato anche il candidato presidente alla provincia di Vercelli, Luigi Bobba. “Il Governo – ha detto Bobba parlando del dl omnibus – fa un vero e proprio scippo con questo decreto”. Senza contare che “sul tema delle scorie questo governo è del tutto inesistente”.
E, ha sottolineato il segretario Pd, “cosa deve pensare una comunità (quella di Vercelli, ndr) che si trova ad ospitare ancora le scorie della prima stagione nucleare?”, cioè quella chiusa negli anno ’80 con il referendum.

Vercelli è uno scorcio su come la confusione in cui regna il governo ha ricadute nella vita dei cittadini. Si tratta della provincia con la più alta percentuale di scorie nucleari in Italia ma non si sta facendo nulla mentre con un decreto si vuole cercare di aggirare il referendum”.
Bobba denuncia che ”se vincerà il centrodestra siamo certi che il deposito temporaneo di scorie diventerà definitivo anche se la provincia di Vercelli detiene già l’85 per cento di scorie liquide e il governo è inesistente”.
Cambiare legge elettorale. “‘Se si tratta di poter discutere della possibilità di buttare a mare una legge elettorale devastante, noi siamo pronti da domattina a discutere con chiunque! Abbiamo le nostre idee, abbastanza precise, e siamo pronti a confrontarci con altri attorno ad una legge elettorale che ridia lo scettro ai cittadini e non consenta di ‘nominare’ i parlamentari. Questo -conclude Bersani- e’ il senso di fondo della nostra idea, quindi se si apre uno spiraglio noi siamo sempre pronti”.

www.partitodemocratico.it

Dichiarazione di voto finale sul decreto cosiddetto "omnibus" dell'on. Dario Franceschini

Signor Presidente, ci lasciamo alle spalle la questione fiducia numero quarantatré, che è insieme un’altra prova di paura e un’occasione perduta su un decreto-legge che avete chiamato omnibus, in cui avete buttato dentro – ormai è il vostro modo di fare le leggi – qualsiasi cosa: un’accozzaglia di cose messe insieme senza alcun disegno politico e senza alcuna logica. È una prova di paura, perché avete posto la questione di fiducia un’altra volta perché è l’unico modo che avete per tenere insieme una maggioranza sotto ricatto da chi vota soltanto per la promessa di una poltrona di Governo o di «sottogoverno», che magari non arriva mai (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
È un’occasione perduta, lo ha detto bene il collega Baretta ieri, perché servivano interventi per affrontare l’emergenza sociale, per cercare la crescita e, invece, ancora una volta nulla. Spesso ci viene chiesto giustamente che cosa farebbe l’opposizione per affrontare la crisi e per cercare la crescita. Qui c’è il tempo soltanto per i titoli, ma noi partiremo oggi dall’opposizione e domani dal Governo su tre grandi sfide che ci rendono profondamente diversi da questa destra.
La prima è una grande sfida per investire nella scuola, nell’università, nella ricerca, nella cultura e nella formazione delle nuove generazioni, esattamente dove voi avete tagliato nella scuola e nella cultura, tagliando sul futuro dei nostri figli (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Non soltanto in quel modo mortificate i destini individuali, ma tagliate l’unica possibilità e l’unica risorsa vera che ha l’Italia per restare competitiva nel mondo globale: investire nell’intelligenza, sulla creatività, sui cervelli e sulle qualità dei ragazzi italiani.
La seconda è una grande sfida per un sistema di welfare universale: una sfida come fu quella degli anni Settanta, quando le grandi culture politiche, che allora erano contrapposte, seppero immaginare che nel momento più difficile della vita, quando si incontra la malattia…

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Franceschini. Pregherei i colleghi della Lega di non volgere le spalle e di consentire all’onorevole Franceschini di svolgere il suo intervento…

DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, la ringrazio, ma girano le spalle e fanno rumore ad arte perché non amano ascoltare chi dice cose diverse dalle loro: andando con lo zoppo si impara zoppicare e loro hanno imparato bene a zoppicare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!
Un grande sistema di welfare universale: come negli anni Settanta si decise che, nel momento in cui si incontra la malattia, cioè il momento più brutto della vita, non deve contare il proprio reddito e il proprio ceto sociale, oggi dobbiamo applicare lo stesso criterio al mondo del lavoro: quando si perde il lavoro – al di là del tipo di contratto che si aveva, dell’azienda da cui si dipendeva, dall’essere un lavoratore autonomo o dipendente – lo Stato non ti abbandona e ti riconosce l’indennità di disoccupazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
La terza grande sfida è una sfida per la green economy. Il volano vero e possibile di crescita del nostro Paese, quello che fu l’informatica per l’economia del mondo negli anni Ottanta. La vocazione di un Paese che deve investire su se stesso e sul proprio ambiente: l’opposto di quello che avete fatto voi, che avete tagliato sulle energie rinnovabili, avete mortificato un settore in crescita come quello del sistema fotovoltaico contemporaneamente facendo la scelta folle di entrare nel nucleare mentre tutti i Paesi del mondo ne uscivano (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
La scelta del nucleare è confermata da questo decreto-legge che finge di cancellarlo solo per evitare che il popolo sovrano si esprima con il referendum. Non è un ripensamento dopo l’incidente nucleare del Giappone! È un rinvio, è un imbroglio, solo per cercare di evitare il referendum! L’ha detto con il suo candore il Presidente del Consiglio il 26 aprile, queste sono le sue parole: «Se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare non sarebbe stato possibile per anni. Abbiamo, invece, deciso di aspettare uno o due anni perché gli italiani si tranquillizzino e l’opinione pubblica sia più consapevole della necessità di tornare al nucleare». Queste sono le parole di Berlusconi che dimostrano che è soltanto un trucco e che gli italiani devono sapere che è soltanto un trucco (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
La Cassazione non potrà che valutare queste cose. Questa è la prova che l’intenzione non è quella di accogliere l’indicazione del referendum, ma solo quella di aggirare il referendum del 12 e 13 giugno. Non soltanto sul nucleare, ma anche sull’acqua: quella nobile e giusta battaglia per l’acqua come bene pubblico, per il legittimo impedimento, perché a tutti costi non deve essere raggiunto il quorum. Del resto, in quest’Aula, per fare votare in giugno, si è consumata la bocciatura della nostra proposta dell’election day buttando via 300 milioni di euro sottratti agli italiani in crisi (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)!
Voi della Lega, che siete tanto bravi ad alzare la voce e a calare le brache quando il vostro capo ve lo ordina, spiegatelo alle famiglie della Padania che non ce la fanno ad arrivare a fine mese, che 300 milioni li avete buttati a mare soltanto per ubbidire al vostro capo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Avete paura del giudizio degli italiani. Berlusconi reagisce sempre allo stesso modo quando ha paura: con imbrogli e con promesse. Sono un insulto all’intelligenza dei milanesi – un insulto – quelle proposte ridicole e false dei Ministeri al nord o del condono sulle multe. Avete paura del referendum e dei ballottaggi perché sapete che in tutto il mondo quando si vota dopo tre anni vi è anche una valutazione sull’operato del Governo e voi non solo non avete fatto nessuna riforma strutturale – e avevate una maggioranza che nessuno nella storia repubblicana ha mai avuto – ma avete tradito i vostri elettori proprio sul terreno su cui avevate suscitato più promesse: la riduzione delle tasse. La pressione fiscale dell’ultimo anno è la più alta che vi sia mai stata e in questo decreto-legge mettete un’altra accisa sulla benzina, facendo pagare ancora di più la povera gente (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Veniamo alla sicurezza, la vostra bandiera. In tre anni avete portato qui solo la cretinata delle ronde e avete costretto i poliziotti e i carabinieri a venire a manifestare davanti al Parlamento e ad Arcore perché qualcuno si accorga della situazione tragica in cui versano le nostre forze dell’ordine (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori). Per non parlare dell’immigrazione, con il dilettantismo e l’incapacità di gestire una situazione di emergenza.
Dopo i vostri tre anni il Paese è stremato. Non parlo della crisi delle imprese e della disoccupazione giovanile. Non parlo del fatto che su tre giovani uno è disoccupato e due sono precari. Non parlo del dramma dei lavoratori della Fincantieri di queste ore (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Vorrei parlare non di dati macroeconomici, ma dei dati riportati ieri dall’ISTAT, che dicono cosa non riescono più a fare le famiglie italiane. L’11,1 per cento delle famiglie italiane non ce la fa a pagare le bollette, il mutuo o l’affitto. Pag. 183Il 33,4 per cento non riesce a sostenere una spesa straordinaria di 800 euro nella propria vita. L’11,5 per cento non ha i soldi per riscaldare l’abitazione. Il 39,7 per cento non riesce a fare una settimana di ferie in un anno. Quelle persone, quelle famiglie ma tutti gli italiani hanno bisogno di credere che un futuro migliore è possibile. Vi è un’occasione per voltare pagina. Domenica e lunedì saranno molte le città italiane chiamate a scegliere i loro sindaci e vi saranno anche due grandi città, le due capitali del nord e del sud, Milano e Napoli, le due città da cui sono partiti tanti dei grandi cambiamenti politici di questo Paese. Il 15 e il 16 maggio quelle due città hanno fatto scendere il sipario sulla triste stagione del berlusconismo. Domenica e lunedì potranno rialzare quel sipario e fare finalmente comparire sulla scena un’Italia che ha voglia di cambiare e che ha voglia di tornare a sperare nel futuro (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia dei Valori e Misto-Alleanza per l’Italia – Congratulazioni).

www.camera.it

Università: Meloni (PD), Contrari a modello inglese tasse

No al modello inglese per le tasse universitarie. “Gli studenti italiani – dichiara Marco Meloni responsabile università del Pd – pagano già più tasse che nella maggior parte dei Paesi europei, mentre questo governo sta facendo scomparire il diritto allo studio. Il disinvestimento strutturale sull’università sta portando l’Italia sempre più lontano dall’Europa: investiamo nell’università poco più della metà degli altri paesi europei e, mentre dovremmo raddoppiare, entro il 2020, i nostri laureati, le immatricolazioni sono calate del 14% negli ultimi 6 anni”.

“Si tratta – osserva Meloni commentando l’interrogazione presentata da alcuni senatori dell’opposizione – di una iniziativa di singoli parlamentari che però non è condivisa in alcun modo dal Partito democratico. Di fronte a questi problemi, come volevasi dimostrare – prosegue Meloni – la riforma Gelmini è al palo, e finora ha prodotto l’unico effetto di bloccare per mesi e mesi le nostre università, di aumentare la precarietà e togliere qualsiasi certezza a studenti, dottorandi e giovani ricercatori. L’opposizione ora si preoccupa di questo e non di altro. Per il futuro la priorità è rendere più moderna e competitiva l’università italiana, mettendo al centro gli studenti e incentivandoli a scegliere bene i loro studi e confermando il nostro impegno: pur nell’ambito di rigorosi vincoli di bilancio che l’Italia dovrà rispettare nei prossimi anni, investiremo i risparmi nell’università, nella ricerca, nell’istruzione. Lo faremo – conclude Meloni – considerando anche le migliori soluzioni adottate dagli altri paesi europei, ma di certo il modello adottato dal governo conservatore inglese non rientra tra le nostre opzioni”.

Rivara, il Pd: centrodestra spaccato che non decide

La Lega nord si limita a parlare di “inopportunità” del progetto ma poi vota contro la risoluzione proposta dal Pd, che “impegna il governo a non rilasciare concessioni”. Oggi, in commissione Ambiente della Camera, il centrodestra si spacca al momento di votare la risoluzione della Lega sul deposito gas di Rivara. Ma poi il Carroccio non ha il coraggio di votare la risoluzione presentata dal Pd, molto più netta nel dire “no” al progetto di stoccaggio del gas. Ecco, in merito alla vicenda, un commento degli on. Manuela Ghizzoni e Ivano Miglioli.

«E’ una Lega in versione “vorrei ma non posso” quella che oggi ha votato in commissione Ambiente della Camera sul deposito gas di Rivara. La sua risoluzione è passata anche grazie al voto favorevole del Pd, nonostante il voto contrario del Pdl e l’astensione di Futuro e Libertà. Ma poi il presidente Alessandri e i componenti leghisti della commissione non hanno avuto il coraggio di fare il passo successivo e votare un punto della risoluzione del Pd – molto più esplicito nel dire no al deposito di gas – che è stato così respinto.

Con il voto di oggi si confermano due cose: da una parte una destra spaccata tra chi obbedisce ai diktat del governo e chi invece sente il richiamo dei territori; dall’altra una Lega schizofrenica, che non sa decidersi se essere partito di lotta o partito di governo. Con il risultato che anche sulla vicenda del maxi-deposito, ancora una volta, i cittadini della Bassa non riescono ad avere, dalle forze di governo, una risposta univoca e chiarificatrice. La risoluzione della Lega approvata oggi chiede timidamente al governo di “assumere una posizione politica precisa sulla inopportunità (sic!) della scelta di realizzare un deposito di gas a Rivara”.

Molto più netta la risoluzione presentata dal Pd che chiede esplicitamente di “non rilasciare la concessione mineraria per l’impianto di stoccaggio di gas in acquifero a Rivara”. Ma evidentemente questa formulazione era troppo per i precari equilibri interni al centrodestra e la Lega “ha preferito” votare contro assieme ai rappresentanti del Pdl.

Questa del gas di Rivara è l’ennesima vicenda che dimostra la divisione e la paralisi in cui versa questo governo, determinatissimo nel coprire la fuga del premier dai processi, ma incapace di decidere sulle cose che più stanno a cuore ai cittadini. E’ evidente che in questa situazione prima si toglierà di mezzo e meglio sarà per il Paese»