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Napolitano: "Rispetto per omosessuali Inammissibile ostentare l'omofobia"

Messaggio del capo dello Stato per la Giornata mondiale contro l’omofobia, in contrasto con “la Costituzione e la Carta dei diritti Ue”. Un riferimento anche agli insulti alla parlamentare Pd Anna Paola Concia. Fini: “Combattere a livello culturale”. Schifani: “Contro l’intolleranza”. Carfagna: “Presto la legge”. In occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dirama un messaggio in cui richiama tutti a un comportamento rispettoso della dignità degli omosessuali. “Non bisogna sottovalutare – afferma il capo dello Stato – i rischi che l’abitudine all’uso nel discorso pubblico di allusioni irriverenti, lesive della dignità delle persone, contribuiscano a nutrire il terreno sul quale l’omofobia si radica”.

Il messaggio del capo dello Stato, rientrato oggi dalla visita ufficiale in Israele, viene letto dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel corso della celebrazione della Giornata contro l’omofobia in corso nella sala del Mappamondo a Montecitorio. “L’ostentazione in pubblico di atteggiamenti di irrisione nei confronti di omosessuali è inammissibile in società democraticamente adulte – prosegue Napolitano -. In altri Paesi democratici, persone che hanno dichiarato i loro orientamenti omosessuali hanno potuto raggiungere posizioni di grande rilievo, ricoprire alte cariche anche pubbliche”.

Ma Napolitano rileva “il persistere di discriminazioni e comportameni ostili nei confronti delle persone con orientamenti sessuali diversi” e il preoccupante ripetersi di “inammissibili episodi di impudente aggressività e intolleranza”. Atteggiamenti, sottolinea il presidente della Repubblica, che “contrastano con i dettami della nostra Costituzione e della Carta dei Diritti fondamentali della Ue”.

Per
questo, Napolitano ricorda l’invito del Parlamento europeo, “che non dobbiamo quindi ignorare”, a trovare misure efficaci per abbattere questo tipo di discriminazioni e invita a “denunciare e contrastare in tutte le sedi, e soprattutto in quella politica, con costanza e con fermezza le aggressioni fisiche, gli atti di bullismo, le preoccupazioni verbali, quali quelle che hanno investito anche un autorevole membro del Parlamento italiano”, riferimento, quest’ultimo, al caso di Anna Paola Concia 1 del Pd, violentemente insultata in strada assieme alla compagna nei pressi della Camera, poco meno di un mese fa.

“La battaglia contro l’omofobia e le discriminazioni che ne derivano – conclude Napolitano – non deve essere condotta solo ad opera di meritorie avanguardie, ma deve divenire un ben più vasto impegno civile”.

Fini: “Combattere a livello culturale”. Dopo aver letto il messaggio del capo dello Stato, il presidente della Camera Gianfranco Fini ribadisce la convinzione che “l’omofobia deve essere combattuta a livello culturale, rimuovendo quel pregiudizio ancora molto diffuso che impedisce agli omosessuali di vivere nella vita i loro diritti fondamentali”. Fini auspica la “necessaria convergenza di tutte le forze politiche democratiche, perché il rispetto della dignità della persona umana rappresenta un caposaldo di autentica civilta” e giudica “molto opportuna” la decisione del ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, di aprire un’indagine sul rifiuto del rinnovo della patente, giorni fa, a un giovane omosessuale.

Schifani, condanna dell’intolleranza. “Desidero ribadire la condanna più ferma a nome mio e dell’Assemblea di Palazzo Madama, per qualsiasi episodio di intolleranza, specialmente se legato all’orientamento di genere” scrive nel suo messaggio il presidente del Senato Renato Schifani. “I principi dell’inviolabilità della persona e del rispetto della dignità umana – aggiunge la seconda carica dello Stato – sono alla base della nostra Carta costituzionale e la difesa di questi valori fondamentali deve essere al centro della nostra azione politica e istituzionale fino a quando ogni discriminazione di qualsiasi natura non cesserà del tutto”.

Carfagna: “Quanto prima la legge”. “Il messaggio è semplice: l’orientamento sessuale non può essere causa di disuguaglianza sociale” afferma il ministro per le Parti opportunità. E’ una battaglia, aggiunge Mara Carfagna, che “mi sta molto a cuore. L’interesse al riguardo è cresciuto col tempo, grazie anche all’amicizia con la deputata Anna Paola Concia e al suo atteggiamento costruttivo. Abbiamo trovato una sintesi, un terreno comune per portare avanti la battaglia per garantire uguaglianza alle persone omosessuali”. Carfagna ammette che “l’Italia si è mossa in ritardo, ma la nostra presenza dimostra che vogliamo recuperare”. Per questo, il ministro auspica che “quanto prima” il provvedimento, promosso proprio da Concia, che prevede un aggravante per l’omofobia e altre discriminazioni “diventi legge dello Stato. Tra qualche giorno ci si dovrà esprimere, non dovrebbe creare alcuna opposizione perché contrasta un atto socialmente deprimevole. Il mondo politico non può perdere l’occasione”.

Concia: “Parlamento, un gesto di reponsabilità”. In merito alla sua proposta contro l’omofobia, la stessa Anna Paola Concia chiede al Parlamento un “gesto di responsabilità. Approviamola insieme, che non è di destra né di sinistra”. Durante la celebrazione, la Concia, commossa, sottolinea con forza: “Siamo cittadini come gli altri, abbiamo il diritto di vivere una esistenza senza discriminazioni e senza violenza. Come tutti gli altri contribuiamo al bene del Paese, ma non ci viene perdonato l’amore. Eppure il nostro amore non fa del male a nessuno. Ci vogliono far restare nel medioevo. Io dico: importiamo la democrazia da chi è più avanti di noi”.

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"Confronto PD, Lega e PdL a Modena: chi sale (noi) e chi scende (loro)", di Davide Baruffi

Risultati di lista a Pavullo e Finale E.: come anticipavo ieri, oltre che sui sindaci, PdL e Lega hanno ben poco da sorridere anche sui voti di lista (cioè sui voti ai partiti). Vediamo:
PAVULLO: il PdL veniva da un 30,3% delle europee del 2009 e da un 30,8% alle regionali 2010. Alle comunali di ieri crolla al 18%: perde cioè 12 punti! La Lega raccoglieva invece il 18,3% nel 2009 e il 19,4% nel 2010. Ieri è crollata 9,5%: perde cioè 10 punti! Il PD a Pavullo si presentava ieri con due liste civiche: la Torre 32,5% e il Ponte 11,83%. E’ quindi più difficile (e improprio) un paragone col le europee del 2009 (31,3%) e le regionali (35,4%). Ma il risultato è eclatante!

FINALE EMILIA: il PdL veniva da un 27,9% del 2009, crollando poi (effetto Soragni) alle regionali 2010 col 19,6%. Ma ieri ha raccolto ancora meno, il 17,5%. Anche vollendo sommare il 3,3% della lista civica di supporto, mi pare ci sia da star poco allegri… E la Lega? Alle europee aveva preso il 17,3% ed era cresciuta un anno dopo alle regionali (19,1%). Ieri si è fermata al 14%, perdendo 5 punti! Il PD aveva raccolto nel 2009 il 35,5% ed era poi sceso nel 2010 al 32,3. Ieri ha preso il 35,4%, nonostante la lista civica di Ferili abbia raccolto qusi il 9%.

Morale della favola: cara Bertolini, ha vinto il PD o ha vinto il PdL?? Cara Lega, che fine ha fatto la tua “conquista dell’Emilia rossa”?? Mi pare che il centrodestra sia in fase di rapido dimagrimento. Neanche in una clinica specializzata si cala così.

(I voti di lista sono presenti solo a Pavullo e Finale, comuni superiori ai 15.000 abitanti. Per carità di patria non riporto quanto hanno preso PdL e Lega dove si sono invece presentate nei comuni minori, come a Sestola).

“A Modena, come a Milano, la cultura dello scontro non paga”

Il segretario cittadino del Pd commenta le recenti prese di posizione del centrodestra. All’indomani delle elezioni amministrative il segretario cittadino del Pd Giuseppe Boschini propone una riflessione sui comportamenti dell’opposizione che prende lo spunto da tre questioni: la mancata solidarietà al sindaco per gli attacchi del circolo Guernica; i giudizi sulla Notte bianca; la vicenda del liceo musicale negato. Ecco di seguito la sua nota.

«Mancata solidarietà al sindaco (e al Pd) per gli insulti del Guernica; Notte Bianca “insufficiente”; Liceo musicale che salta al Sigonio: “è colpa degli enti locali”…. E via così.

Non può non saltare agli occhi l’inspiegabile atteggiamento delle opposizioni nella nostra città in questi giorni. L’opposizione ha diritto e dovere di critica e di distinguo, è il suo “mestiere” e il suo contributo alla nostra democrazia. Ma colpisce che non si colga la distinzione tra difesa delle istituzioni e politica, tra polemiche politiche e lavoro comune per la ripresa e lo sviluppo della città.

Se il Sindaco è fatto oggetto di scritte ingiuriose e di minacce, se i rappresentanti del centro sociale interrompono a piè sospinto manifestazioni culturali e politiche, violando i diritti degli altri, la politica non c’entra nulla, sono le istituzioni e la convivenza da difendere. Il Sindaco non è solo il capo della maggioranza al governo della città, è l’istituzione che rappresenta tutti i modenesi, anche chi non l’ha votato. Se riceve attacchi personali, tutti i modenesi dovrebbero difenderlo, a prescindere dal loro colore.

Il metodo democratico va difeso, sempre, a prescindere dal merito, questo è l’ABC della politica in Europa e in America. Mentre la cultura dello scontro frontale e del mancato rispetto istituzionale – imposta da Berlusconi in questi anni – non solo non paga ma alla fine costa cara, anzi carissima. Ne sa qualcosa la Moratti che a Milano ha perso 10 punti di consenso elettorale. Ed è un insegnamento che vale anche per Modena.

Il “fairplay” non va dimenticato tra forze politiche di schieramenti avversi; a maggior ragione tra forze che a livello nazionale (e sarebbe auspicabile anche in sede locale) stanno collaborando con ottimi risultati per costruire l’alternativa. Il Pd non ha mai fatto mancare la sua solidarietà e la sua condanna quando a essere colpite erano le vetrine della Lega o le scritte sui muri minacciavano esponenti dell’opposizione. Questa volta, scritte e prevaricazioni sono toccate a noi e tutto tace.

Poi bisognerebbe anche distinguere quando un tema va cavalcato per polemica politica e quando – essendo in ballo il bene collettivo della città – è meglio fare fronte comune. Approfittare della Notte Bianca, che tutti hanno valutato un successo e che sicuramente ha dato una grossa mano ai commercianti del Centro, per riattaccare la solita polemica sul “Centro morto” è fuori luogo: per una volta festeggiamo insieme una cosa buona, che va nella direzione giusta, e sulla cui promozione tutti, anche l’opposizione, hanno spinto molto.

Idem per il liceo Sigonio: possibile che mentre il Comune e le istituzioni economiche cittadine sono impegnate per portare a Modena il Liceo Musicale ci si debba sentir dire che “gli enti locali sono inerti”? Possibile che l’opposizione non si renda conto della distanza enorme tra le sue campagne strumentali e il comune sentire della città? Tra la propaganda e le attese di tanti ragazzi, genitori e insegnanti?

Sono solo esempi dei tanti possibili: la polemica è il sale della politica, e nessuno vuole bavagli o autocensure, ci mancherebbe. La critica anche dura dell’opposizione può solo aiutarci a fare sempre meglio. Ma questi toni, questi attacchi portati fino a prendere le distanze dagli sforzi comuni della città, dalle sue istituzioni, dalle sue iniziative più positive, non vanno bene. Lo diciamo contro il nostro interesse, anche alla luce di come sono andate le cose a Milano. Forse con un altro tono, un altro fairplay, maggior capacità di distinguere tra ciò che va difeso e ciò che va attaccato, anche chi non governa la città potrebbe avere maggiore consenso, e dare una mano allo sviluppo e alla convivenza, che sono beni comuni».

Liceo musicale, Baruffi: «Facciamo fronte comune»

“Fare fronte comune”. È l’auspicio di Davide Baruffi, segretario del Pd, che interviene sulla vicenda del liceo musicale negato a Modena e concesso invece a Forlì. Baruffi con una lettera risponde all’appello lanciato dal direttore della Gazzetta di Modena sull’edizione di domenica scorsa e chiede l’impegno anche di tutto il centrodestra. Di seguito, la lettera scritta dal segretario provinciale Davide Baruffi.

Caro direttore, il suo appello a favore di un liceo musicale nella nostra città è assolutamente condivisibile. Va fatto ogni sforzo per ottenere dal governo un ripensamento e venire così incontro alle attese di tanti giovani modenesi.
Modena, per cultura e tradizione, non può non avere un liceo musicale. Per questo, in tutte le assemblee elettive – Comune, Provincia, Regione, Parlamento – il Partito Democratico ha manifestato il proprio dissenso ed esercitato pressione nei confronti del governo con gli strumenti a sua disposizione, dalle interrogazioni agli ordini del giorno, dalle mozioni alle lettere aperte.
I parlamentari modenesi del Pd, ai quali lei si rivolge direttamente, hanno presentato un’interrogazione al ministro Gelmini chiedendo, tra l’altro, come mai siano presenti otto istituti in Lombardia e nel Veneto, mentre in Emilia Romagna sia stato autorizzato solo quello di Parma e, per il prossimo anno, Forlì.
Tutti noi vorremmo conoscere le ragioni di una scelta che umilia i 34 ragazzi aspiranti liceali e penalizza un territorio a forte vocazione musicale ma finora, dal ministro Gelmini e dal governo, non è arrivata alcuna risposta.
In questo periodo, forti della protesta degli insegnanti, dei ragazzi, dei genitori, di migliaia di modenesi, abbiamo fatto sentire la nostra voce dentro e fuori le istituzioni. Senza, peraltro, avere il conforto di un analogo impegno da parte delle forze politiche e dei parlamentari modenesi che fanno parte della maggioranza di governo.
Eppure mai come in questo caso sarebbe opportuno tralasciare le appartenenze politiche e fare fronte comune per un obiettivo che sta a cuore a tutta la città.

La Gazzetta di Modena 17.05.11

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Scontro sul liceo musicale Pdl: «Enti locali inerti» Pd: «Amici accontentati», di Saverio Cioce

Il centrodestra: se Modena trova un milione di euro si potrà fare Ghizzoni: da noi no a Busto Arsizio sì. La Gelmini no, non ha risposto. Troppo impegnata a Milano per seguire ai seggi l’andamento del duello tra la Moratti e Pisapia. Irraggiungibile per spiegare ai modenesi che cosa poteva o voleva fare per salvare il futuro del liceo musicale Sigonio e l’istruzione musicale a Modena.
Gli alunni che frequentano oggi l’istituto se vorranno completare gli studi o diplomarsi con la specializzazione in musica dovranno trasferirsi a Parma o Forlì, a meno che da Roma non arrivi una nuova decisione. Per ora l’unica certezza è che non ci sono fondi per attivare i corsi; quindi tanti saluti sia ai 24 studenti già iscritti dopo i test di selezioni che agli altri che avevano intenzione di iniziare gli studi sul pentagramma.
I tempi stringono. Entro questo fine settimana dovranno saltar fuori almeno i fondi in sede locale per mettere Modena sullo stesso piano di Forlì: nella città romagnola la Fondazione della locale Cassa di Risparmio e il Comune hanno offerto su un piatto d’argento un milione di euro e immediatamente è arrivato il riconoscimento. In pochi giorni le scadenze di legge diventeranno definitive, col disco verde solo ai 37 istituti già approvati e previsti dalle norme in materia.
«Troppo facile dare adesso la colpa al governo Berlusconi e al ministro Gelmini – sbotta il sottosegretario Giovanardi – Comune e Provincia dov’erano quando si trattava di pianificare le scelte per il futuro degli istituti scolastici? Forlì ha fatto una scelta strategica e ha messo mano al portafoglio, Modena no. Adesso scoprono in ritardo che il governo non può mettere i soldi che i nostri amministratori non hanno voluto mettere. La verità è una sola: l’anno scorso nè il Comune nè la Provincia nè la Regione hanno chiesto un liceo musicale per la nostra città. Forlì lo ha fatto e Roma ha scelto una città dove le istituzioni, a vari livelli, hanno dimostrato di tenere a quell’investimento per il futuro. Tanto per dirne una, i nostri amministratori nel settembre del 2010 hanno rinviato di due anni la costruzione della sede del nuovo Sigonio. Poche storie: la Fondazione Cassa, che elargisce sempre tanti fondi in ogni direzione e che è occupata da candidati designati dalla sinistra, che cosa ha fatto? Aspettiamo di vedere se ci sono fondi a disposizione e poi vedrete che il liceo musicale si salva».
«Le scelte sulla programmazione scolastica vengono fatte a livello regionale, il ministero si limita a prenderne atto. Se gli enti locali modenesi hanno dormito inutile prendersela oggi con la Gelmini – taglia corto Isabella Bertolini (PdL) – Lei e i suoi funzionari non hanno fatto favoritismi perchè al momento di scegliere, come per tutta Italia, hanno scelto le soluzioni con minori oneri e quindi Forlì, è stata riconosciuta. Favoritismi? Ma se Forlì è guidata dal centrosinistra! Il guaio è che Modena e Bologna hanno dormito e i primi a pagare il conto sono gli studenti e le loro famiglie. Noi siamo convinti che le spese per un istituto musicale a Modena siano un investimento per il futuro; per questo ci siamo attivato in tutte le sedi portando le richieste della petizione a Roma. Sono personalmente convinta che se ci fossero soldi in sede locale non ci sarebbero problemi per salvare la scuola».
Manuela Ghizzoni, deputata e capogruppo Pd in Commissione Istruzione a Montecitorio, scuote la testa vigorosamente quando sente queste tesi. «Balle, tutte balle – esplode – Tanto per cominciare i colleghi del PdL dimenticano che gli enti locali e le fondazioni bancarie modenesi pagano, e tanto, da molti anni per l’istruzione musicale. E con fondi propri: nel 2006, quando ero ancora assessora a Carpi, spendemmo 700 mila euro per il Tonelli.
Quel che è peggio l’anno scorso, il primo anno con le nuove norme, fu il ministero a decidere gli istituti musicali meritevoli e non gli enti locali: in Lombardia ne passarono otto, in Veneto cinque.
Tra di loro ci sono anche le sedi di Cittadella di Padova e Busto Arsizio; che titoli avevano per competere con Modena? Nessuno, erano feudi elettorali del centrodestra e furono accontentati. E a noi in Emilia Romagna hanno tagliato 881 insegnanti».

La Gazzetta di Modena 17.05.11

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“Sigonio, si muovono Comune e Fondazioni”, di Claudia Benatti

Gli enti bancari potrebbero fornire i fondi per mantenere il liceo musicale a Modena. Gli enti locali puntano a pagare i docenti per 5 anni Ieri la questione al cda di Palazzo Montecuccoli. Non sono stati a guardare. Alla messa da requiem suonata dal ministero per il liceo musicale, gli enti locali hanno risposto giocandosi l’asso: le fondazioni bancarie, che, opportunamente coinvolte con richiesta motivata, potrebbero seriamente valutare un impegno economico per rendere possibile ciò che per ora il governo ha negato. Così, Comune in primis, affiancato dalla Provincia, si è fatto carico del problema coinvolgendo chi può aiutare a trovare una soluzione. E proprio ieri il cda della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena ha discusso della cosa.
Il problema va risolto, anche per dare una risposta, doverosa, ai 24 ragazzi che già hanno superato i test d’ammissione e che hanno scelto di investire energie e impegno in un liceo musicale che tutti aspettano ma che il ministero nega. E dell’impegno a risolvere il problema si è sentita investita l’amministrazione comunale che, con la piena condivisione e collaborazione fattiva della Provincia, ha valutato, riflettuto, sondato il terreno e poi ipotizzato un percorso che, se tutto filerà liscio, potrebbe anche portare a casa il risultato sperato. Praticamente l’idea sarebbe quella di trovare il modo di sostenere i costi degli insegnanti dei corsi specialistici. Una volta garantite le risorse, ci sarebbe l’impegno dell’ufficio scolastico regionale per attivare già da settembre il liceo mettendo a disposizione i docenti degli insegnamenti “normali”, come se si trattasse di una classe in più del Sigonio. Il territorio dovrebbe invece pensare a pagare gli stipendi dei docenti che si occuperanno delle lezioni strumentali e discipline attinenti. E per sostenere tali costi Comune e Provincia hanno pensato di chiedere la collaborazione delle fondazioni bancarie della provincia, da sempre sensibili alle esigenze del territorio. Proprio ieri pomeriggio la questione è stata esaminata nella riunione del consiglio d’amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, che dimostra così di essere attenta agli appelli che giungono da più parti. La questione è delicata e presto gli enti locali sottoporranno la proposta di collaborazione anche alle altre fondazioni, in modo da distribuire il peso finanziario dello sforzo richiesto. «Abbiamo tutta l’intenzione di farci carico del problema insieme agli altri soggetti attivi sul territorio, a partire dalle istituzioni» ha spiegato l’assessore all’istruzione Adriana Querzè. «Ma questo solo per i 24 ragazzi che hanno diritto a poter coltivare i loro sogni. Dal punto di vista politico e amministrativo è una situazione gravissima; è un assurdo logico che il territorio sia costretto a pagare insegnanti statali che lo Stato dovrebbe garantire. La riforma che ha, e dico finalmente, previsto il liceo musicale ha poi però fatto due passi indietro quando il ministero si è rifiutato di pagare gli insegnanti. Inoltre ci sono palesi iniquità: la Lombardia ha avuto i suoi indirizzi musicali senza che il ministero chiedesse al territorio alcun tipo di impegno. L’Emilia Romagna invece ne ha avuti due e solo perchè sono a carico degli enti locali. Le riforme se si fanno, non si possono fare a costo zero e a macchia di leopardo. Un eventuale nostro intervento sarà straordianrio ed emergenziale e non si ripeterà. Anche perchè il ministero ha garantito che, una volta avuto l’ok, si farà carico dei successivi cicli di studio».

La Gazzetta di Modena 17.05.11

«Si è sollevata l’onda che seppellirà 17 anni di berlusconismo», di Paolo Foschini

«È come la liberazione dal fascismo nel ’ 45, più o meno ci siamo anche coi tempi: il Duce è durato vent’anni, il berlusconismo diciassette. Era ora» . Piero Bassetti, vecchia coscienza critica della politica milanese, primo presidente della Regione Lombardia ormai mezzo secolo fa e adesso motore primo del «Comitato 51 per cento» a sostegno di Pisapia, lo sa benissimo che non è finita: «La partita vera comincia adesso» , dice. Ma stupito no, non lo è neanche un po’: «Si è semplicemente verificata l’ipotesi nella quale speravo» . Cioè? «La sollevazione dell’onda che finalmente seppellirà il berlusconismo, nella culla stessa in cui era nato» . Milano. «Certo, in Italia tutto nasce e muore qui: era successo con Mussolini, ora succede con Berlusconi. Perciò quel che è uscito dalle urne milanesi, questa volta più che mai, non è un episodio da collocare dentro i soliti giochini della politica, né una svolta di ordinaria amministrazione: è finalmente la sconfitta del coperchio berlusconiano, al cui servizio si era collocata Letizia Moratti» . Chi ha perso di più tra i due? «Beh, a trasformare il voto in un referendum è stato Berlusconi quindi il principale sconfitto è lui. Ma anche lei, ridotta soprattutto negli ultimi giorni a recitare un copione-patacca che non le apparteneva neppure, e la sua amministrazione non hanno consegnato nulla al futuro di questa città: e Milano, invece, è proprio di futuro che ha bisogno» . Ma l’Expo allora? «L’Expo di per sé è solo un nome che aveva e ha bisogno di contenuti, non di liti sui terreni. Ma il cambiamento ora arriverà» . Beh, prima c’è il ballottaggio… «E infatti, dicevo, non è finita comunque: anche perché il 51 per cento basta a vincere le elezioni, ma per governare Milano come si deve servirà molto di più» . Che deve fare Pisapia? «Per vincere il ballottaggio? Innanzitutto non spaventare i milanesi: e per far questo gli basterà confermare il suo desiderio, che io so essere sincero, di allargare la coalizione e aprirsi a tutte le forze che il cambiamento lo vogliono» . Cambiamento di cosa? «Cambiamento. Che poi era stata la promessa di Berlusconi diciassette anni fa: per questo Milano e l’Italia gli avevano creduto. E lui alla fine le ha deluse entrambe, perché il berlusconismo si è rivelato essere il contrario esatto della novità promessa: è stato un tappo. Finché Milano, per non soffocare, si è ribellata» . Che succederà adesso? «La prima cosa riguarda gli altri ed è che a Roma, intendo nel luogo della politica nazionale, dovranno trarre le conseguenze di questo segnale: che persino a prescindere dall’esito finale del ballottaggio, ripeto, indica come la città in cui il berlusconismo e Forza Italia erano nati ora li ha ripudiati» . E poi? «La seconda invece riguarda noi. Ed è che questa svolta, come era stato con la liberazione del fascismo e la fine del Duce, ci impone una grandissima responsabilità. Berlusconi ci ha lasciato molte macerie: è arrivato il momento di iniziare a ricostruire» .

Il Corriere della Sera 17.05.11

Bersani: «Vinciamo noi Li ha travolti il vento del nord», di Simone Collini

Bersani festeggia la svolta: «Si apre una fase nuova». Marini: «Ha vinto la tua linea»
Il voto rafforza l’unità del partito. Veltroni: «Si aprono grandi spazi». Oggi riunione dei big E se tra due settimane i ballottaggi confermeranno questa «inversione di tendenza», potrebbero aumentare le possibilità di un voto anticipato. Con queste elezioni, dice Pier Luigi Bersani, «si apre una nuova fase». E anche se il segretario del Pd non lo dice esplicitamente come il suo vice Enrico Letta, ora aumenta la possibilità di un voto anticipato. Se finora era infatti soltanto l’opposizione a parlare di un «governo che non è in grado di governare», dalle urne è arrivata la conferma di una «crisi» che ora per Bersani «sicuramente si acuirà e arriverà a un punto di rottura». Soprattutto se tra due settimane i ballottaggi confermeranno l’«inversione di tendenza» registrata al primo turno.
Bersani incontra i giornalisti al quartier generale del Pd quando sono passate circa tre ore dalla chiusura dei seggi. Le percentuali date dalle proiezioni si sono abbastanza assestate. E la frase con cui tira le somme è decisamente sintetica: «Vinciamo noi e perdono loro». Il resto, le «possibili elucubrazioni» che già ha ascoltato mentre era nella sua stanza davanti alla tv, i vari La Russa e Gasparri che parlavano di una sconfitta del Pd perché a Milano e Napoli si sono imposti candidati non di questo partito, le liquida con un’alzata di spalle. E anzi, come già aveva fatto qualche minuto prima nei colloqui con Massimo D’Alema, Dario Franceschini, Walter Veltroni, rivendica il ruolo centrale del suo partito per il raggiungimento del risultato. Nel caso particolare di Milano: «I vincitori sono Pisapia e il Pd». E in generale in questa tornata elettorale: «Lo schieramento di centrosinistra, di cui il Pd è fondamentale protagonista, mostra la capacità di innestare una nuova fase. Il vento del Nord si è alzato contro il blocco Pdl-Lega. In questa campagna elettorale noi abbiamo parlato delle questioni che interessano agli italiani, di lavoro soprattutto. E abbiamo lasciato l’estremismo a Berlusconi. Ci ha voluto lanciare una sfida, che per lui si è rivelata un boomerang».
LA LINEA NON CAMBIA
Il risultato consente a Bersani non solo di lanciare una sorta di avviso di sfratto all’asse Pdl-Lega, ma anche di stoppare sul nascere la richiesta della minoranza interna di aprire una discussione sulla linea del partito. Se un paio di settimane fa Veltroni aveva annunciato la richiesta di un confronto dopo le amministrative (con qualche altro esponente di Modem che parlava anche della possibilità di un congresso anticipato), ora l’ex segretario si limita a commentare la «inequivoca sconfitta del centrodestra e della linea estremista di Berlusconi» e a sottolineare che ora «si aprono grandi spazi per il Pd e la sua sfida riformista».
Bersani ha convocato per oggi il coordinamento del partito, l’organismo di cui fanno parte tutti i big, per fare il punto. E a prescindere da come sarà andato nel corso della notte lo spoglio a Bologna, il segretario canterà vittoria, confermando un concetto, sulla gestione del partito e sulla politica delle alleanze: «La linea non cambia». Del resto, se qualcuno pensava di poter rimproverare qualcosa guardando alla città delle Due Torri, Bersani aveva detto in via preventiva a metà pomeriggio, quando Virginio Merola era dato stabilmente sotto il 50%: «Anche con Delbono, due anni fa, andammo al ballottaggio. Di che cosa stiamo parlando?».
Anche sulla strategia delle alleanze, Bersani difende l’impostazione data fin qui (e circa il fenomeno dei grillini ribadisce che «non si può dire che destra e sinistra sono uguali e non si può rimanere nell’infanzia, se si vuole fare politica bisogna assumersi delle responsabilità»), sapendo tra l’altro di poter contare sul rafforzamento dell’asse con gli ex-ppi che fanno capo a Franco Marini e Dario Franceschini. Non è casuale che poco dopo la chiusura delle urne l’ex presidente del Senato arrivi al quartier generale del Pd per brindare con Bersani, al quale porta una bottiglia di Montepulciano. Ma prima di entrare nella stanza del segretario, Marini si ferma a parlare con i giornalisti che incontra sulla terrazza del Nazareno: «Il voto premia la linea di Bersani, di un partito serio sul piano dei contenuti, che parla delle cose di cui la gente vuole sentire parlare. A cominciare dal lavoro».
Bersani incassa e si prepara alle prossime mosse. I ballottaggi, innanzitutto. E poi gli accordi di coalizione. «Il messaggio del Pd era, è e sarà creare l’alternativa a Berlusconi per ricostruire il Paese, con una convergenza tra forze progressiste e moderate. Sono sicuro che gli elettori capiscano, perché parliamo di Italia. Questo schema non ci ha portato male. E resta».

L’Unità 17.05.11