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"Scuola, per le assunzioni non si sa nè quanto nè quando", di G.V. da L'Unità

Decreto più elettorale che mai. Non si scrivono cifre, paletti ai trasferimenti. A parole si parla di 67mila stabilizzazioni tra prof e Ata. Ma servirà un altro decreto. Il piano assunzioni dei precari della scuola annunciato dal governo è predisposto dall’articolo9 del decreto sviluppo. Il piano, si legge, dovrà «garantire continuità nell’erogazione del servizio scolastico» e «conferire il maggiore possibile grado di certezza nella pianificazione degli organici della scuola» e dovrà essere compatibile «con la stabilità dei conti pubblici».Maper vararlo definitivamente servirà un «decreto del ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze e con il ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione ». Insomma, ieri è stato fatto solo un annuncio fumosissimo perché non è chiaro il quando né il quanto delle eventuali stabilizzazioni, così come spiegato ieri sull’Unità, anche se il segretario della Cisl esulta. Il governo Berlusconi non si sbilancia sulle cifre. A voce si parla di 67mila posti tra prof e personale Ata. Nel decreto si legge che il piano coprirà «gli anni 2011-2013» e verrà fatto «sulla base dei posti vacanti e disponibili in ciascun anno». Comunque dovrà essere «annualmente verificato » dai tre ministeri. Insomma, le cifre si scriveranno annoper anno. Ecco nel dettaglio le misure: Piano triennale di immissioni in ruolo – Il dl prevede un piano triennale per l’assunzione a tempo indeterminato di personale docente, educativo ed Ata, su tutti i posti disponibili e vacanti. Il piano sarà annualmente verificato, ai fini di eventuali rimodulazioni che si dovessero rendere necessarie. Nell’anno scolastico in corso -dicono- i posti vacanti sono 67.000, di cui 30.000 insegnanti e 37.000 Ata. Per il prossimo anno scolastico 2011/2012 le immissioni in ruolo saranno determinate sulla base delle graduatorie vigenti (quelle dopo l’inserimento «a pettine » sul piano nazionale in una sola provincia degli aventi diritto) e non come aveva in un primo tempo scritto il Miur su quelle 2010/2011; Aggiornamento delle graduatorie – Dal prossimo anno scolastico 2011/2012 l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento è effettuato con cadenza triennale e con possibilità di trasferimento in un’unica provincia. L’aggiornamento triennale anziché biennale delle graduatorie consente di coniugare il diritto alla mobilità con l’esigenza di garantire la continuità didattica e la qualità dell’insegnamento. A decorrere dal prossimo anno scolastico 2011/2012 è previsto che i nuovi docenti immessi in ruolo possano chiedere il trasferimento dopo cinque anni anziché dopo tre anni; Proroga del salva-precari – Viene prorogara la legge salva-precari. Fondo per il merito – Costituito il Fondo per il Merito, come fondazione pubblico-privata in cui far affluire fondi pubblici e capitali privati per erogare prestiti di onore agli universitari che, nei casi di eccellenza, si trasformano in vere e proprie borse di studio. Categorico il Pd: «Solo chiacchiere e distintivo. Come annuncia lo stesso ministro Gelmini, non c’è nessuna certezza e nessuna cifra».

L’Unità 06.05.11

"Acqua, un´Authority contro il referendum", di Silvio Buzzanca

Nuova mossa del governo per “isolare” il quesito sul legittimo impedimento. L´esecutivo spiega la sua iniziativa: “Un regolatore indipendente sulla gestione ai privati”. Il governo, dopo quello sul nucleare, tenta di “depotenziare” anche i due referendum sull´acqua e rendere inoffensivo quello sul legittimo impedimento. La mossa di Palazzo Chigi passa attraverso una norma inserita nel “decreto sviluppo economico”, approvato ieri, che crea l´Autorità per l´acqua. Una novità che i comitati promotori dei quesiti hanno subito denunciato come «una farsa ideata al solo scopo di delegittimare il voto popolare». Con Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, sicuro che «i referendum si faranno lo stesso nonostante i ladri di democrazia siano tornati in azione».
La nascita dell´Autorità per l´acqua è stata annunciata da Giulio Tremonti, ma è toccato a Stefania Prestigiacomo chiarire gli scopi del nuovo organismo. «Era necessario completare la riforma creando un organismo di controllo forte. Ci saranno più garanzie per cittadini e per l´ambiente, più poteri regolatori sulle tariffe e sanzionatori per perseguire ogni possibile abuso», ha spiegato il ministro dell´Ambiente.
Il senso vero dell´operazione l´ha chiarito però Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico. «La decisione del governo – ha spiegato il membro del governo – testimonia che ci muoviamo nel solco del principio di sussidiarietà: acqua come bene pubblico, regolazione indipendente, gestione in concorrenza e investimenti. Il referendum non sarà superato legalmente ma lo sarà nei fatti».
Dunque in questo caso, al contrario del quesito sul nucleare, l´obiettivo non sembra impedire il voto sul referendum con una nuova norma. La tattica è, invece, creare confusione nell´opinione pubblica, lanciando il messaggio che recarsi alle urne è inutile perché il governo è già intervenuto.
Mossa che, a sentire i sondaggisti sentiti da “il manifesto”, sembra vincente. Ora come ora il quorum ai referendum è in forte dubbio. Effetto dell´oscuramento mediatico della vicenda e del passare del tempo dall´incidente nucleare di Fukushima. Tuttavia, se la Cassazione decidesse di ammettere il quesito sul nucleare, il quorum potrebbe tornare alla portata dei referendari.
Serve tuttavia molta informazione in tv. Ma su questo terreno quella che mercoledì sembrava una vittoria del fronte referendario, l´approvazione del regolamento tv da parte della Vigilanza sulla Rai, si è trasformata in un boomerang. Antonio Di Pietro, ieri, si è accorto che le norme approvate stabiliscono «che la trasmissione delle tribune televisive e radiofoniche riservate ai referendum e nonché dei messaggi autogestiti debba iniziare a partire dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale».
Così, denuncia Di Pietro, ci sarebbe una perdita di altre due settimane di informazione. E al 16 maggio slitterebbero anche gli spot su quando e come si vota. Della cosa si è accorto anche Marco Beltrandi, radicale eletto nel Pd, che ha votato no al regolamento. Beltrandi spiega che lo slittamento degli spot informativi al 16 maggio è frutto dell´approvazione di emendamento del Pdl che era stato riformulato proprio su quell´aspetto. Quanto basta all´Idv per chiedere l´immediata riconvocazione della Vigilanza e l´annuncio di un immediato ricorso al Tar.

La Repubblica 06.05.11

"Quale sviluppo? Tremonti regala le spiaggie ai privati", di Bianca Di Giovanni

In 10 articoli scatta la deregulation che Tremonti ha promesso a imprese e commercianti. Diritti di occupazione delle coste, più facile noleggiare yacht e costruire posti barca. Parte il saccheggio italiano. Non costa nulla alle casse pubbliche e libera tutti da vincoli e controlli. Un Bengodi che «aiuta le imprese» (lo dice Giampaolo Galli), le banche, i costruttori, ristoratori, albergatori, baristi delle zone costiere finalmente liberi di ampliare le attività su spiagge ed arenili. Di più: potranno anche allestire senza troppi permessi pontili galleggianti, posti barca, parcheggi per gli yacht, una vera priorità per l’Italia dopo la crisi. Altrimenti chi ci pensa ai più ricchi durante la crisi? Comunque «la spiaggia resta pubblica e accessibile a tutti» assicura Giulio Tremonti. È specifica: «Non vendo le coste». Meno male che lo specifica. Il ministro non fa neanche quello che gli operatori turistici chiedono, cioè abbassare l’Iva, come osserva Enrico Gasbarra (Pd). Ma questo costerebbe. Questa in estrema sintesi la presentazione a Palazzo Chigi dell’ultima trovata pre-elettorale del governo: il decreto cosiddetto per lo sviluppo. Incastonato tra un intervento di Silvio Berlusconi su sottosegretari, Napoli, nuove autostrade a Nord, l’annuncio di Paolo Romani del nuovo decreto sulle rinnovabili (su cui è già arrivato un ricorso degli investitori esteri) e quello dell’Economia sull’ok di Bankitalia alla Banca del Sud (cara al superministro), il «poderoso» provvedimento orchestrato da Tremonti appare come una disperata rincorsa verso il consenso, che in 10 articoli ingloba norme fiscali, ambientali, industriali, bancarie, sull’acqua, sulla scuola, sulla ricerca, sul lavoro, sulla ricerca.
Sta di fatto che mentre scriviamo il testo ancora non si conosce, ed è ancora da limare secondo il «ministro-delfino».

FRUSTATA
La «frustata» all’economia parte dal credito d’imposta sperimentale per 24 mesi per le aziende che investono in ricerca, che potranno dedurre il 90%. Come si possa fare, senza spendere, resta un mistero. Il ministro annuncia un metodo innovativo, un «prelievo volontario» che sarà spiegato in seguito. Segue un credito d’imposta per le assunzioni al Sud, norma ripescata dal governo Prodi. Ma la vera «carne» arriva con l’articolo 3, che riguarda appunto le reti d’impresa, le zone a burocrazia zero, i distretti alberghieri e le coste. «Tutto ciò che riguarda gli operatori balneari sarà oggetto di diritto di superficie di 90 anni». Per Tremonti «è il momento di valorizzare il turismo soprattutto nelle coste, fermo il diritto di passaggio sulla spiaggia. Tutto ciò che è terreno su cui ci sono insediamenti turistici, strutture ricettive, chioschi. Pensiamo a un diritto lungo, che dia una prospettiva di tempo logica per fare davvero gli investimenti. Così si creano lavoro e investiment. È un meccanismo in divenire, le entrate andranno alle Regioni e ai Comuni e al Ministero degli interni nelle zone a burocrazia zero». Esultano le associazioni dei commercianti, mentre gli ambientalisti denunciano il saccheggio. Secondo Legambiente, infatti, la norma «in modo totalmente illogico e anacronistico, di fatto privatizza il patrimonio costiero cedendolo a pochi soggetti più ricchi a scapito dell`intera cittadinanza cui viene alienato il diritto di usufruire liberamente del territorio e delle parti più preziose del nostro paesaggio». Meno controlli anche in campo fiscale.
Anzi: basta con la «persecuzione» della guardia di Finanza e degli ispettori, che danneggiano la credibilità
di un fisco che vuole trasparenza e che quindi deve dare rispetto, spiega il ministro. Così arrivano le sanzioni per gli ispettori che «eccedono nel loro ruolo» (che vuol dire?). «Se i comportamenti sono gravi, gravi saranno anche le relative sanzioni, nessuna esclusa». Insomma, la gravità sta nel fare i controlli, non nel non pagare le tasse. In un paese dove l’evasione supera i 120 miliardi l’anno di gettito. I recuperi finora si sono concentrati sulle grandi imprese, mentre le medio-piccole sono rimaste a briglia sciolta. Per vitare di disturbare troppo gli imprenditori, che già plaudono, Tremonti chiede anche ai finanzieri di effettuare i controlli senza divisa. A tutto questo si aggiunge la nuova soglia per le gare negli appalti pubblici e l’innalzamento del tasso usurario, che le banche considerano necessario mentre i consumatori giudicano assolutamente pericoloso. Lo sviluppo finisce qui.

L’Unità 06.05.11

"Avanti c'è posto", di Massimo Giannini

È nato il “governo dei disponibili”. Pronti a tutto, pur di lucrare una poltrona ministeriale. L´infornata dei nove sottosegretari promossi dal gruppo di Iniziativa Responsabile dà la misura dell´abiezione etica della maggioranza, costretta a pagare la cambiale in bianco firmata a un drappello di scissionisti-opportunisti fuoriusciti da Futuro e Libertà. Ma dà anche la misura della disperazione politica del presidente del Consiglio, costretto a imbarcare chiunque, a prescindere dal curriculum personale e persino della fedina penale, pur di sopravvivere al suo declino. «Su queste nomine ci saranno delle ironie», dice Silvio Berlusconi con il consueto sprezzo del ridicolo. Si sbaglia.L´ironia si può usare di fronte a un episodio che stona, infastidisce, ma in fondo fa sorridere. Qui non c´è niente da sorridere. Anche se lo spettacolo indecente a cui stiamo assistendo è sospeso a metà tra “Aggiungi un posto a tavola” e “Ok il prezzo è giusto”.
La cooptazione dei “disponibili” è un altro passo verso una “democrazia dei miserabili” dove tutto si può negoziare, tutto si può vendere e tutto si può comprare. Ben oltre l´articolo 67 della Costituzione e l´assenza di vincolo di mandato. E non serve a niente, agli impalpabili Catoni del premier, dire che “così facevan tutti”, compresi i governi dell´Ulivo e gli “straccioni di Valmy” di Cossiga. Intanto perché è vero solo in parte (l´impresentabile Misserville, nel dicembre del ´99, fu comunque costretto a dimettersi subito dall´incarico e ad uscire dal governo D´Alema). E poi perché una destra seria, se esistesse anche in Italia, non si difenderebbe dall´accusa di aver fatto campagna-acquisti in Parlamento con i soliti giudizi di equivalenza e con la solita prassi del “todos caballeros”, ma semmai combatterebbe il Far West e lotterebbe per il ripristino di una dignità della politica.
In questa operazione di bassa macelleria governativa, che umilia il Paese e le sue istituzioni, si fa invece l´esatto contrario. Fino a raggiungere abissi che indignano (come la promozione dell´ex finiano Giampiero Catone, parlamentare discutibile e discusso, già plurinquisito e persino arrestato nel 2001 per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla bancarotta fraudolenta). Oppure indispongono (come la promozione di Massimo Calearo che, dopo aver accettato nel 2008 di fare la “figurina” nel mazzo dei candidati di Veltroni, si ritroverà ora ricompensato, per i servigi resi nel cambio di campo, con il tragicomico incarico di “consulente per l´export del presidente del Consiglio”).
Il dramma è che siamo solo agli inizi.
Con questo funesto “allargamento della squadra di governo”, come si usa nobilitare l´inverecondo mercanteggiamento sugli strapuntini di sotto-governo, Berlusconi ha pagato solo la “prima rata” del suo debito verso i “transumanti” di Montecitorio che lo hanno salvato dopo il divorzio con Fini. Altri “responsabili” – dopo aver fieramente annunciato un impensabile e non credibile “passo indietro” – bussano alla porta di Palazzo Chigi.
Da Pionati a Baccini, ci sono altre rate da pagare. Persino più salate, perché i posti da sottosegretario sono finiti, adesso si tratta di inventare vice-ministri, e per farlo occorre addirittura una legge che modifichi la Bassanini e che il premier ha già messo impudentemente in agenda.
Ma c´è un dramma nel dramma.
Questa miracolosa moltiplicazione dei posti non è solo vergognosa. È soprattutto dannosa. Primo, perché nasce a dispetto delle promesse pre e post-elettorali sul taglio dei costi della politica, la guerra demagogica alle auto blu, la battaglia strumentale contro i privilegi della “casta”. Qui la “casta” non arretra, ma avanza e si riproduce per partenogenesi. Secondo, perché avviene al servizio del nulla. Questo governo non vive di politica, campa di soli numeri. Promette “riforme epocali” ma non vuole farle, se non quelle utili a “scudare” i processi del Cavaliere. Annuncia “scosse alla crescita” ma non può farle, se non quelle ad alta intensità propagandistica e a zero impatto economico come il Decreto Sviluppo appena varato dal Consiglio dei ministri.
Berlusconi, insieme ai deputati, compra “tempo” per durare e resistere. Ma è ormai chiaro a tutti che il voto amministrativo del 15 e 16 maggio è diventato un “test nazionale” decisivo. Milano, per il premier, è davvero una linea del Piave. Se cade, Bossi può uscire finalmente dal “cespuglio”. E la Lega può trovare il coraggio di consumare lo strappo che ha preferito evitare sulla Libia. L´hanno capito l´establishment, le elite, le parti sociali, che cominciano ad uscire allo scoperto. Non è un caso che tra oggi e domani la Cgil lancerà la sua protesta con lo sciopero generale e la Confindustria griderà il suo scontento alle assise di Bergamo.
Di qui al 2014 l´Italia si è impegnata con la Ue a varare una manovra da 39 miliardi di euro. Nessun governo può reggere un´impresa del genere, nascondendo i contrasti e galleggiando sui rimpasti. Meno che mai il glorioso governo Berlusconi-Scilipoti-Catone-Calearo.

La Repubblica 06.05.11

Rimpasto di governo con 9 sottosegretari per Berlusconi. Bersani: "Una vergogna"

Altro che misure per la crescita, l’unico aumento è quello dei posti di sottogoverno. Il Consiglio dei ministri accontenta le richieste di Responsabili ed ex Pdl provenienti da Futuro e libertà: approvate a palazzo Chigi 9 nomine alla carica di sottosegretario. I nuovi “promossi”, nominati su proposta del presidente del Consiglio, sono: Roberto Rosso che va all’Agricoltura, Luca Bellotti al Welfare, Catia Polidori e Daniela Merchiorre allo Sviluppo Economico, Dario Cesareo e Antonio Gentile all’Economia, Aurelio Misiti alle Infrastrutture, Riccardo Villari ai Beni Culturali, Giampiero Catone all’Ambiente. Nominato anche Massimo Calearo, deputato ex Pd e Api ora passato alla maggioranza, quale consigliere personale del presidente del Consiglio per il Commercio.

Con questa mossa Berlusconi si assicura il consenso di una delle minoranze che più di una volta avevano salvato l’attuale governo. La serie di “riconoscimenti” non dovrebbe però fermarsi a questa infornata di nomine. “Non è finita, allargheremo la squadra” ha aggiunto Berlusconi riferendo di altre dieci nomine a sottosegretario in cantiere. Tra i Responsabili ci sarebbero infatti degli scontenti che lamentano al governo di aver disatteso le promesse. “Stiamo facendo i conti, non possiamo non incrementare il numero dei componenti del governo. Stiamo pensando a un ddl apposito”, ha tranquillizzato il premier riferendosi al ddl per la necessaria modifica della legge Bassanini, che limita il numero dei posti di governo.

Duri i commenti dell’opposizione, che definisce “indecorosa” la vicenda. Secco il leader del Pd Pierluigi Bersani: “Si sviluppano solo i sottosegretari, non l’Italia”. Dal partito gli fa eco il coordinatore Maurizio Migliavacca: “Aumenta la disoccupazione, in particolare giovanile e delle donne. Cresce la precarietà. E qual è la risposta del governo ai problemi del paese e ai drammi di tante famiglie? L’aumento del numero dei sottosegretari”.

Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del Pd rincara la dose: “Come se non bastasse l’infornata di sottosegretari e consiglieri del principe, il governo del fare ha anche fatto le nomine per l’istituenda agenzia di regolazione dei servizi postali. L’agenzia ha di fronte compiti di straordinaria rilevanza per lo sviluppo del Paese in vista della liberalizzazione del settore. Tuttavia, il governo ha utilizzato anche queste posizioni per dare mance elettorali ed ha nominato tre figure senza alcuna competenza specifica e i cui curricula evidenziano chiarissimamente come ancora una volta non sia stato premiato il merito. I danni provocati dal governo Berlusconi sono ogni giorno più elevati”.

www.partitodemocratico.it

"Se in politica vince l'infedeltà", di Michele Brambilla

Nell’annunciare il rimpasto di governo, Berlusconi ha avuto perlomeno il pregio della sincerità: «Siccome la politica è anche concretezza – ha detto – non è il caso di fare gli schizzinosi». In pratica, ha voluto comunicare questo concetto: so benissimo che i nuovi sottosegretari non sono dei geni, ma le loro promozioni sono funzionali al proseguimento dell’attività di governo, e vorrei che nessuno facesse la verginella perché in politica s’è sempre fatto così.

Su questo, il premier non ha torto. Non è la prima volta che le nomine vengono fatte non per merito o per competenza specifica, ma perché è utile premiare qualcuno che rende un servigio. Non è bello, ma sarebbe ingiusto dire che succede solo ora con il governo Berlusconi. La politica è stata tante volte il regno del «todos caballeros», l’onorificenza collettiva che Carlo V, da un balcone, concesse agli algheresi per ricompensarli della loro fedeltà.

Ma il «todos caballeros» è sempre stato – se non un premio alla qualità – un premio, appunto, alla fedeltà.

Tanto che, da che la politica è politica, chi andava in cerca di poltrone si preoccupava di mostrare la propria lunga e inossidabile militanza. Al tempo del fascismo, ad esempio, si creò a un certo punto una curiosa categoria: quella degli «antemarcia», camicie nere che cercavano di dimostrare al partito quanto la propria fedeltà al Duce risalisse a tempi non sospetti; a prima, appunto, della marcia su Roma.

Si può dire lo stesso dei nuovi sottosegretari? Si può dire che sia stata premiata la fedeltà di chi nel 2008 è stato eletto con il Pdl, ma l’anno scorso è passato con Fini; tre mesi dopo, il ritorno con Berlusconi e ieri la nomina a sottosegretario. Ma se questi casi sono come la parabola del figliol prodigo, che dire ad esempio di Daniela Melchiorre? È stata sottosegretaria del governo Prodi, poi è passata al Pdl, quindi è passata con i Liberal Democratici Riformisti che sono all’opposizione, a dicembre 2010 ha firmato una mozione di sfiducia contro il governo Berlusconi e ieri è diventata sottosegretario del governo Berlusconi.

C’è da perderci la testa. Se guardate le biografie dei nuovi sottosegretari, vedete che otto su nove hanno una storia così, un po’ di qua e un po’ di là; e che «di qua» – nel senso di «con Berlusconi» ci sono appena arrivati o tornati, giusto in tempo per salvare il governo e poter battere cassa.

Solo uno, dei nove nuovi sottosegretari, può esibire un curriculum immacolato. Si chiama Antonio Gentile ed è un mezzo sconosciuto: ma nel quadro appena descritto la sua figura emerge come quella di un gigante. È sempre stato con Berlusconi: da Forza Italia al Pdl, mai uno sbandamento. Gentile segna il gol della bandiera per quelle legioni di berlusconiani antemarcia che hanno sempre servito la causa e che restano al palo per non avere da offrire neanche un adulterio. Perché, paradossalmente, i più inferociti per la premiazione di tante disinvolte conversioni sono probabilmente i berlusconiani più duri e puri, i tanti parlamentari o consiglieri comunali o semplici militanti di partito che hanno cominciato la battaglia per il Cavaliere nel lontano ‘94, da peones: e che peones sono rimasti. In questo trionfo di fedifraghi, Antonio Gentile è l’unico a poter dare una speranza ai vecchi bigotti che credono ancora che la fedeltà sia un valore da premiare.

Senza voler fare troppo i moralisti, il rimpasto di ieri appare come uno dei punti più bassi della pur non eccelsa politica di questi nostri ultimi tempi. C’è come un’impudenza, questa volta, nel mostrarsi cinici e opportunisti. Che insegnamento devono trarre dal rimpasto di ieri gli italiani, soprattutto i giovani che faticano a trovare un posto di lavoro? Visti i tempi che corrono, non ci stupiremmo se oggi si scoprisse che la nomina di Gentile è frutto di un errore, o di un caso di omonimia; e che – appena scoperto lo scambio di persona – l’ingenuo monogamo non venga invitato a dimettersi, e a lasciare il posto a qualcuno meno affidabile e quindi più presentabile.

La Stampa 06.05.11

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“Razzi suoi”, di Massimo Gramellini

Vorrei spezzare una lancia, o almeno una pancia, a favore del povero Scilipoti, ingiustamente elevato da noi pennivendoli a simbolo del mercato delle vacche di piazza Montecitorio. Nel rimpasto di ieri il capo dei Responsabili ha rimediato soltanto un esilarante inno di partito, composto da una sottomarca di Apicella, che sta facendo il giro di tutte le radio come antidepressivo. Ben diverso il destino del compare Antonio Razzi, cresciuto anche lui alla corte di Di Pietro (l’ex magistrato non ha gran fiuto nella scelta degli uomini, gli vengono quasi meglio i congiuntivi). Razzi. Quello che sei mesi fa diceva «io ho una faccia sola: come potrei farmi vedere ancora in giro, se passassi con Berlusconi?» e poi è passato con Berlusconi, faccia compresa.

Quello che denunciava «il Pdl ha persino proposto di pagarmi il mutuo» e da neo-alleato del Pdl ha presentato una proposta di legge per togliere l’Ici agli italiani residenti all’estero, cioè a se stesso. Quello che, sistemata la casa, voleva arredarla con una poltrona, «un posticino, qualcosa per dire grazie». E ieri il posticino è arrivato: consigliere personale del ministro dell’Agricoltura, il corresponsabile Romano. Razzi dovrà occuparsi di lotta alla contraffazione alimentare. Cautamente sondato sulle sue esperienze in materia, il neo-consigliere ha risposto: «Sono un buongustaio e soprattutto un buon cuoco: a tempo perso, aiuto mia moglie in cucina». Perché il vero tratto distintivo di questa casta di macchiette non è più nemmeno l’incompetenza. E’ la mancanza di vergogna.

La Stampa 06.05.11

"Attenti a quei due: ora svendono le spiagge", da unita.it

Il miracolo monnezza non è l’unico che il premer, stamattina in conferenza stampa con Tremonti e altri ministri, ha rivendicato. C’è anche quello economico del quale il Paese in crisi non si è accorto. «Stiamo uscendo meglio di altri fuori dalla crisi», ha detto, dopo il Consiglio dei ministri, sottolineanndo all’attivo del Paese «fattori positivi come un deficit meno alto dopo quello della Germania in Europa, intorno al 4,5/4,6 e la produzione industriale intorno all’1,5», mentre il livello del debito pubblico va in carico alll’essere stato «messo insieme dai governi del consociativismo».

Poi Tremonti e Berlusconi aggiungono, all’interno del dl sviluppo, il decreto-spiagge, ed è subito polemica: «Non c’è nessuna vendita delle spiagge. La spiaggia rimane pubblica», ha detto Tremonti,
spiegando che per le spiagge ci sarà «un diritto di superfice bisogna essere in regola con fisco e con la previdenza e noi pensiamo che si debbano assumere giovani». Insorgono gli ambientalisti: «Demanio regalato ai privati».

«Un decreto sottosviluppo» con all’interno «un piano casa e la privatizzazione spiagge: un regalo senza precedenti a mafiosi, abusivi e speculatori». Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, commenta il testo del dl Sviluppo. «Mai avremmo potuto immaginare di raggiungere un punto così basso – aggiunge Cogliati Dezza – Il Belpaese smembrato e devastato dal cemento, in mano alla criminalità e agli speculatori con l’avallo del governo». Una «deregulation totale introdotta con il nuovo Piano casa – continua Cogliati Dezza – con l’autocertificazione per tutte le nuove costruzioni e col passaggio dalla Dia alla Scia e i vari premi in cubatura, condannano il nostro Paese alla devastazione e all’affermazione delle leggi tribali dove il più forte, in questo caso il più ricco e spregiudicato, vince su tutti e fa quel che vuole del patrimonio comune». Un principio – osserva il presidente di Legambiente – «confermato anche dall’articolo sul diritto di superficie delle spiagge che di fatto privatizza il patrimonio costiero». Il dl «oltretutto, va in tutt’altra direzione rispetto all’Europa che da tempo, ci invita a indire regolari gare per le concessioni demaniali». Legambiente conclude appellandosi «ai costruttori e all’Ance affinchè si dissocino» da questo provvedimento.
«Il decreto Sviluppo contiene il credito di imposta al 90% a favore delle piccole e medie imprese che investono in ricerca con l’università e un piano di assunzione di decine di migliaia di precari della scuola». Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi rivolto ai giornalisti durante una conferenza stampa a palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri odierno.
Se un problema per l’economia c’è, ammette il premier ossessionato dalle toghe, è legato alla «giustizia civile e la giustizia penale sono due punti molto negativi, che tutti giudicano con molta paura».

Abbiamo anche problemi di energia, «ma non si vuole andare al nucleare: la Francia produce l’85% del fabbisogno» con l’atomo, mentre «noi ci arrabattiamo per differenziare le acquisizioni di energia, per non incorrere in situazioni penose di blackout, ma tutto questo ci costa dal 30 al 50% in più e questo grava sui nostri costi».

L’obiettivo del governo resta quello della riforme istituzionali e della giustizia. «Noi ci apprestiamo a presentare prestissimo la riforma dell’architettura dello Stato che è urgente come quella della giustizia. Il nostro intendimento è di realizzare anche la riforma tributaria entro fine legislatura. Si tratta di un gran lavoro perchè c’è un ginepraio di leggi inestricabile anche per professionisti della materia preoccupati quando devono dare suggerimenti alle imprese». «Abbiamo compiuto il miracolo, la mission impossible di uscire dalla crisi con la tenuta dei conti pubblici», ha detto il premier commentado anche la vicenda delle nomine dei sottosegretari.

«So che ci saranno tante ironie» sulla nomina dei nuovi sottosegretari, «ma non mi sembra siano fondate perchè questi sottosegretari fanno parte di quella terza gamba che si è formata in sostituzione del Fli che si è portato al centro e praticamente all’opposizione di questo governo, liberando posti che ci è parso assolutamente logico assegnare». Questo «consente al governo di operare in Parlamento con una maggioranza coesa e sicura e che ci permetterà di realizzare quelle riforme» che non sono state possibili a causa dell’opposizione di Gianfranco Fini.

Al di là dei nomi, come quello del Guardasigilli, indicato ad alcuni corrispondenti stranieri, o quello del ministro dell’Economia, lanciato ieri a Porta a Porta, conta la qualità «ottima», della squadra messa insieme dall’ingresso in politica ad oggi. Questo è il concetto che Silvio Berlusconi usa per contestualizzare i riferimenti ora a Angelino Alfano ora a Giulio Trementi come suoi potenziali successori a Palazzo Chigi. «C’era stata un’interpretazione anche eccessiva – osserva in sala stampa a Palazzo Chigi, con lo stesso Tremonti al suo fianco, insieme ad altri ministri – quando io, partecipando a un incontro con giornalisti stranieri che mi avevano detto di aver avuto con loro il ministro Alfano e che era loro sembrato molto bravo, mi sono vantato di aver messo in campo una ottima squadra di ministri, e non solo di ministri».

Una squadra, torna a dire oggi, «che può essere, anche domani, una classe dirigente che non veda la presenza di Silvio Berlusconi».
L’allargamento della squadra di governo «non è finito, intendiamo aumentare il numero dei componenti della squadra di governo di circa una decina». «Ora abbiamo una maggioranza più coesa politicamente ma questi numeri costringeranno ministri e sottosegretari ad essere sempre presenti in Parlamento al momento dei voti. Stiamo facendo i conti, riteniamo di avere la necessità di incrementare i componenti del governo, e faremo un apposito ddl che manderemo in Parlamento». Dunque, ha aggiunto Berlusconi, «ci sarà la possibilità per tanti parlamentari che giustamente ritengono di poter dare un contributo all’azione di governo di trovare soddisfazione a queste loro aspirazioni». Ma il numero dei deputati deve diminuire:
È inconcepibile non modificare il numero dei parlamentari».

www.unita.it