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"Sparare sui profughi e trattare con il raÌs", di Eugenio Scalfari

Non posso non ricordare che oggi è il 1° maggio, festa dei lavoratori cioè di tutti, come afferma la Costituzione nel suo primo articolo. E non posso non ricordare che oggi il popolo dei credenti festeggia la beatificazione di Karol Wojtyla che fu vicario di Cristo per 27 anni. Il suo pontificato segnò una discontinuità rilevante nella storia moderna della Chiesa cattolica. Una discontinuità variamente interpretata e discussa con aspetti contraddittori, legati tuttavia da una altrettanto rilevante continuità: la denuncia dell´ingiustizia e delle ineguaglianze.
Quella denuncia è stata una costante del suo pontificato e spiega la popolarità che il suo messaggio ha avuto in tutto il pianeta, soprattutto tra gli umili e i poveri dell´America Latina, dell´Africa, dell´Oceania, dell´Est europeo.
Non affrontò il tema della modernità, non risolse i problemi interni della Chiesa, anzi se ne tenne lontano. Ma il problema dell´ingiustizia fu il suo costante rovello e su di esso costruì un rapporto indissolubile con tutti i derelitti del mondo.
È certamente un caso che la sua beatificazione coincida con la festa dei lavoratori, ma si tratta d´una coincidenza che ci induce a riflettere. L´ingiustizia è il solo e vero peccato del mondo e tutti ne siamo in qualche modo coinvolti sia come vittime sia come peccatori. La lotta contro quel peccato evoca due principi valoriali: la libertà e l´eguaglianza, in assenza dei quali l´ingiustizia regna sovrana.
Karol Wojtyla va ricordato per questo suo insegnamento che al di là d´ogni steccato rappresenta la sostanza nobile dell´umanità.
Anche la politica dovrebbe aver presenti quei valori. Spesso li dimentica o addirittura li calpesta perdendo autorevolezza e credibilità. Noi siamo ora ad uno di questi tornanti, forse il più grave della nostra storia repubblicana. Sembra smarrito il senso profondo dell´interesse generale, dello Stato, del futuro, della giustizia. Prevale l´egoismo che divide, la rissa di tutti contro tutti.
In queste condizioni un soprassalto di fierezza e di dignità è l´obiettivo urgente da realizzare. Il 3 e 4 maggio il Parlamento è chiamato ad esprimersi sul caso Libia. Il 15 e il 16 dello stesso mese 12 milioni di elettori saranno chiamati alle urne per rinnovare gli organi di governo di molti Comuni e Province. Sono due appuntamenti importanti e forse decisivi per uscire dal pantano in cui il Paese si trova da molti mesi.
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Comincio da una constatazione. La Lega, per la prima volta da quando esiste, si trova in un vicolo cieco. Non condivide la politica di Berlusconi ed è tentata di staccare la spina e mandare a casa il governo di cui fa parte, ma non può. Se questo governo cadesse anche la Lega sarebbe a mal partito, chiusa nel suo egoismo territoriale. Perciò ha le mani legate e annaspa alla ricerca della “quadra”.
Ma anche il governo ha le mani legate. Se Bossi decidesse di punirlo Berlusconi vedrebbe finire il suo regno, ma non è in condizione di tirarsi indietro dalle decisioni che ha preso dopo un lungo e insostenibile tergiversare con la Nato di cui facciamo parte. Perciò anche il governo è incartato come la Lega.
L´uomo della mediazione potrebbe essere Tremonti? È incartato anche lui. Il ministro dell´Economia è di fatto padrone del governo perché ha in mano la chiave della cassaforte ed è lui a decidere come spartire le poche risorse disponibili. Non gode di alcuna popolarità nel suo partito, è invece benvoluto dalla Lega. Potrebbe essere il momento giusto per lui di vibrare il colpo, ma non può. È lucidamente consapevole che la caduta di Berlusconi farebbe venir meno il cemento che tiene unita la coalizione di centrodestra. Perciò Tremonti non si muove.
Ciascuno di questi tre soggetti politici, Bossi Berlusconi Tremonti, ha obiettivi che confliggono tra loro; l´uno ricatta gli altri e ne è ricattato. Il risultato è la paralisi del governo nel momento in cui c´è uno scontro militare in atto, un problema di immigrazione da gestire e una crisi economica che sembra avviarsi verso un nuovo culmine di speculazioni e di difficoltà. Si profila la necessità d´una manovra finanziaria da 40 miliardi. Sta emergendo una nuova e imponente bolla speculativa di titoli tossici nei portafogli delle banche americane ed europee. La Banca centrale europea è in allarme.
Di fronte a questo quadro la maggioranza è a pezzi e il governo è paralizzato. Si può continuare a lungo così?
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Il 3 e 4 maggio, per volontà della Lega, il Parlamento dovrà pronunciarsi sui bombardamenti che alcuni aerei italiani stanno effettuando su obiettivi militari di Gheddafi nell´ambito delle operazioni decise dalla Nato in ottemperanza della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell´Onu.
La nostra adesione a quelle operazioni è già stata votata dal Parlamento nello scorso marzo con larga maggioranza, Lega compresa. Ma è intervenuta una novità: fino alla settimana scorsa l´Italia si limitava a fornire alcune basi militari e un contingente di aerei da ricognizione. La Nato ha ritenuto che il contributo italiano dovesse essere rafforzato e che anche i nostri aerei dovessero partecipare ai bombardamenti. Il presidente Obama ha chiamato il capo del nostro governo, Sarkozy e Cameron hanno fatto altrettanto. Il governo italiano non poteva che accettare le loro indicazioni.
Ma Bossi ha messo il veto, offeso per non essere stato informato prima che la decisione venisse presa e debitamente attuata. Non vuole far cadere il governo ma lo vuole condizionare e chiede: che venga fissata una data che ponga fine alla nostra partecipazione al conflitto; che le nuove “regole d´ingaggio” dei nostri aerei non abbiano alcun riflesso tributario; che uno schieramento di navi militari impedisca l´arrivo di migranti dalle coste africane; che gli immigrati siano “spalmati” su tutti i Paesi dell´Unione europea; che non vi sia alcun intervento di truppe italiane in terra libica (ma questo è anche previsto dalla risoluzione dell´Onu). Infine la Lega chiede poltrone nel governo, nella Rai e soprattutto a Milano dove rivendica un vicesindaco forte a fianco d´una Moratti alquanto sghemba (se vincerà).
La mozione leghista è già stata presentata in Parlamento ed ora è all´esame della presidenza della Camera che vigila sull´ammissibilità dei vari documenti presentati. Alcune delle richieste leghiste saranno probabilmente accettate dal governo ma altre sembrano irricevibili. Berlusconi sembra orientato a non presentare alcuna mozione e a non farne votare nessuna di quelle delle opposizioni. Lascia a Bossi la patata bollente ma si riserva di trattare nei tre giorni che gli restano prima del voto.
E le opposizioni?
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Le opposizioni di fatto sono due. Il pacifismo di Di Pietro, che sa di posticcio, è poco pertinente all´attuale dibattito parlamentare. Il terzo polo appoggia le posizioni del governo. Il Pd appoggia l´evoluzione naturale delle operazioni Nato alle quali aveva già aderito in marzo. Se il partito di Berlusconi si asterrà dal voto i due documenti delle opposizioni, che presumibilmente voteranno sia il proprio che l´altro, dovrebbero sconfiggere in larga misura la mozione leghista. Il fatto avrebbe un notevolissimo rilievo politico: maggioranza divisa, Lega battuta. Tanto da prevedere una crisi di governo o quantomeno uno sconquasso nel centrodestra. Con presumibili ripercussioni sulle elezioni di metà maggio.
Vorrei qui aggiungere che le opposizioni si sono fatte sfuggire qualche giorno fa l´occasione di battere la maggioranza sul documento economico presentato da Tremonti. Quaranta assenti, di cui almeno trenta ingiustificati in un passaggio parlamentare decisivo. Non risulta che il capogruppo del Pd abbia deciso le adeguate sanzioni per quei deputati che sono pagati per esser presenti a sedute di quest´importanza. Se si vuole uscire dalla palude, occasioni perse di questo genere non dovrebbero mai più ripetersi.
Una parola sul Presidente della Repubblica. Napolitano resta, e non c´era da dubitarne, un punto di riferimento essenziale. Esercita il suo mandato al di sopra delle parti e dalla parte della Costituzione, come può e come deve. L´ha ricordato ancora una volta ieri aggiungendo una nota amara sull´ipocrisia con la quale troppe volte i suoi rilievi vengono accolti dai destinatari. Ha detto “basta”, una parola ferma di cui sarà opportuno che gli interessati tengano conto.
Dall´altra parte del Mediterraneo il raìs libico ha annunciato che porterà la guerra in Italia, non contento di insanguinare ogni giorno il suo paese per puntellare la sua dittatura. Si tratta all´evidenza di un folle sanguinario e disperato ed è con un regime di quella fatta che la Lega vorrebbe ristabilire i rapporti rimpiangendo il bacio della mano berlusconiano del “buon tempo andato”?

La Repubblica 01.05.11

"Lettera aperta su una legge sbagliata", di Umberto Veronesi

Caro presidente Berlusconi, mi permetto di scriverle pubblicamente, attraverso questo giornale, come uomo che ha dedicato la propria vita al progresso scientifico e civile del Paese, e che, cinque anni fa, ha avviato una campagna di sensibilizzazione a favore del Testamento biologico, per allineare l’Italia agli altri Paesi culturalmente e civilmente avanzati, come è ed è sempre stato il nostro.
Ci sono temi fondamentali, come lei sa, che non sono né di destra né di sinistra e neppure di questa o quella religione, e che io credo bisogna avere il coraggio di difendere, se vi si crede, a prescindere dalle logiche dei consensi. Fra questi c’è il tema della libertà e il diritto di ogni uomo di accettare o rifiutare le cure in ogni circostanza, sulla base delle proprie convinzioni e del proprio progetto di vita. Questo è il significato del Testamento biologico ovunque nel mondo. So, per esperienza diretta, che gli scienziati sono spesso lontani dai politici, perché sono liberi pensatori e non seguono le linee guida di nessun partito. Tuttavia il mio mondo è la medicina, che è insieme protezione della persona sana e cura della persona malata, e come medico mi sento vicino alla gente, alle loro paure e i loro bisogni. Desidero quindi esprimere non solo il mio pensiero, ma soprattutto quello di un’ampia parte della popolazione, di ogni fede e credo politico, che non occupa i media e non scende in piazza, ma che si affida ancora con fiducia alle istituzioni, alle strutture e alle persone che guidano il Paese in cui vive. Questi cittadini hanno sviluppato, accanto all’eterna paura di morire, quella di vivere indefinitamente una vita artificiale, come vegetali, senza pensiero, senza coscienza, senza vista, senza udito, senza alcuna sensibilità al dolore. Per scacciare questo spettro hanno creato un movimento civile per il testamento biologico, che permette di dire no a questa condizione di non-vita. Purtroppo noi — io e le centinaia di migliaia di cittadini che hanno già preparato il proprio testamento biologico— ci troviamo ora nella assurda situazione di aver sollecitato una legge che, invece di tutelare la nostra scelta, la tradisce, e va nella direzione opposta al principio per cui il Biotestamento è nato: il rispetto della volontà della persona. Meglio allora nessuna legge— come lei stesso ha ipotizzato nella recente lettera ai parlamentari del suo partito — piuttosto che una legge che ci ricaccia indietro nel progresso di civilizzazione, è antistorica, e si pone in senso contrario non soltanto rispetto agli Stati Uniti e ai Paesi del Nord Europa — da sempre attenti alla cultura della libertà individuale — ma anche a quelli più accanto e più affini a noi, come Germania, Francia e Spagna, che continuano ad avanzare nella tutela dell’autodeterminazione dei loro cittadini. Posso capire che, per motivi complessi e antichi, non si riesca anche da noi a pervenire ad una legge sul Testamento biologico, ma non c’è motivo di farne una contro, che nessuno realmente vuole. Non la vogliono i cittadini, che desiderano scegliere come vivere e non vivere, e non la vogliono i medici, che si sentono addossati di una responsabilità che stride con le attuali regole della professione, incentrate sull’autodeterminazione dei pazienti e su un modello di scelte condivise. In assenza di una legge la preoccupazione che lei ha espresso di promulgare norme anti-cristiane si annulla: se ognuno è libero di scegliere per sé, non c’è alcun motivo per dubitare che i credenti decideranno in base alla loro fede, seguendone la dottrina. Non voglio entrare nel merito delle sue motivazioni per l’approvazione di una legge della cui necessità lei stesso dubita. Mi sento tuttavia di difendere il lavoro della giustizia italiana per quanto riguarda le questioni bioetiche, e voglio rassicurarla del fatto che la volontà del paziente non è tutelata esclusivamente dalla magistratura, ma prima ancora dal Codice di deontologia medica e dai trattati internazionali, come la Convenzione di Oviedo, che il nostro Paese ha sottoscritto. Le rivolgo quindi un appello a non fare dei diritti del malato e del dilemma, che lei giustamente ha definito «intimo e privato» , della fine della propria vita, una questione sostanzialmente politica. Vorrei concludere proprio sul tema politica e religione, ricordandole le parole di Indro Montanelli, scritte proprio su queste pagine in risposta a un lettore che gli attribuiva una critica nei confronti della Chiesa sul tema di fine vita: «Io non mi sono mai sognato di contestare alla Chiesa il suo diritto di restare fedele a se stessa, cioè ai comandamenti che le vengono dalla sua Dottrina. Ma che essa pretenda di imporre questo comandamento anche a me, che non ho la fortuna (dico e ripeto, non ho la fortuna) di essere un credente, le sembra giusto? A me no. A me sembra che l’insegnamento della Chiesa debba valere per chi crede nella Chiesa, cioè per i “fedeli”. Non per i cittadini, fra i quali ci sono, e in larga maggioranza, i miscredenti, gli agnostici i seguaci di altre religioni» .

Il Corriere della Sera 01.05.11

"L'Europa smarrita e l'immigrazione", di Nadia Urbinati

Nel suo mezzo secolo di vita l´Europa ha cercato di diventare un modello di nuova cittadinanza. Teorici e giuristi hanno parlato addirittura di un nuovo paradigma di libertà politica capace di dissociare la cittadinanza dall´appartenza nazionale, una rivoluzione non meno radicale di quella del 1789. Ma messo alla prova del flusso di migranti, il mito europeo si appanna. Gli Stati nazionali tornano protagonisti, le diplomazie bilaterali prendono il sopravvento, le frontiere tornano a chiudersi, le scaramucce di certificati e rimpatri si susseguono. Di fronte agli sbarchi dei profughi del mondo, l´Europa non sembra più certa di voler essere il laboratorio di una nuova cittadinanza. E forse, la recentissima decisione della Corte di Giustizia della Ue di bocciare la norma italiana che prevede il reato di clandestinità va letta come un invito dell´Europa dei diritti all´Europa della politica di rivedere la sua strategia sull´immigrazione.
Ma a dispetto di ciò che l´Europa vuole o non vuole, in un modo o nell´altro i migranti sono ormai parte della sua identità, di quello che è e sarà. Sono il banco di prova del mito europeo e della civiltà democratica. Soprattutto i migranti senza-Stato (stateless), un fenomeno globale relativo a persone senza una nazionalità comprovata. Per ragioni diverse: o perché lo Stato dal quale provengono ha cessato di esistere a causa di guerre civili, o perché chi scappa ha dovuto tenere segreta l´identità per non subire repressione a causa della propria fede religiosa. Nel ventesimo secolo, la pulizia etnica venne realizzata riducendo ebrei e membri di alcune minoranze nazionali europee allo stato di non-cittadini nei paesi dove erano nati, con l´esito ben noto di poterli così deportare ed eliminare in massa. Senza Stato ovvero alla mercé del potente di turno.
Nel 1954 le Nazioni Unite hanno adottato la Convenzione sugli stateless tesa a prevenire che persone fossero o restasse senza uno Stato. Nel 1961 molti paesi, tra i quali il nostro, hanno sottoscritto la convenzione impegnandosi a garantire la nazionalità a persone apolidi nate nel loro territorio. La guerra in Iraq e in Afghanistan, le guerre civili nell´Africa sub-sahariana, le rivoluzioni anti-autoritarie nei paesi arabi hanno comportato un aumento prevedibile dei migranti, rifugiati che scappano la fame e la violenza, che chiedono asilo. Migliaia di uomini, donne e bambini, per piccoli scaglioni o uno ad uno, a piedi o con mezzi di fortuna pagati a prezzi di strozzinaggio, sono da anni in movimento, scappando spesso dalle guerre che i paesi verso i quali vanno sono impegnati a combattere. Un fatto di grande interesse è che tra questa umanitá di senza-Stato sembra configurarsi una nuova identità politica, nata negli interstizi della legge: di quella oppressiva degli stati di provenienza e di quella che incontrano negli stati d´approdo, dove sono dichiarati subito illegali. Senza-Stato e senza legge: è in questa identità paranomica che sta prendendo forma una nuova espressione di identità politica, di cittadinanza senza-Stato, ovvero non come appartenenza istituzionalizzata ma come azione di auto-determinazione alla libertà; cittadinanza come forma di democrazia nascente in quanto denuncia radicale di una condizione di assoluto assoggettamento, di rivendicazione non di diritti umani semplicemente, ma di diritti civili e politici.
I migranti hanno per convenzioni internazionali i diritti umani fondamentali: diritto al soccorso umanitario e medico. Vita minima: questo significa avere diritti umani. Come ha scritto Hannah Arendt in pagine esemplari, ai migranti non è riconosciuto uno spazio legale-politico, ma solo uno spazio naturale; non è riconosciuto il diritto di organizzarsi ma solo di sopravvivere. Chi fa parte della categoria umana semplicemente è caduto nella natura, se così si può dire, fuori della famiglia delle nazioni e dello stato. Persone senza protezione da parte di un governo, nate nella «razza sbagliata», perseguitate non perché hanno fatto qualcosa ma perché sono ciò che sono. La non esistenza legale –poiché senza documenti – costringe i migranti a farsi politicamente attivi fuori della legge. Ancora da Arendt: il paradosso per gli umani protetti dai diritti umani è che per essere rispettati nei diritti devono diventare oggetto di repressione. Violando le leggi si guadagnano l´ingresso nel sistema della legge e acquistano diritti civili – quello alla difesa nei processi o a un trattamento che esclude violenza e tortura – che da ‘liberi´ non avrebbero, perché non-cittadini. La novità di questi ultimi anni, a partire dalla rivolta in Grecia nel dicembre 2008, è che i migranti hanno mostrato di voler usare anche una lingua politica, di volere esercitare una qualche forma di cittadinanza, mettendo in pratica quello che il mito europeo ha predicato soltanto. È successo a Rosarno all´inizio del 2010, quando i lavoratori africani stagionali si sono organizzati per reagire alla loro semi-schiavitù. è successo recentemente in Australia, dove in un campo di detenzione più di trecento migranti hanno deciso di fare lo sciopero della fame per parlare con persone autorizzate del governo Australiano e ottenere di non essere rimpatriati in Afghanistan, da dove erano scappati; hanno chiesto interlocutori con autorità di trattativa, proprio come facciamo noi cittadini quando vogliamo fare sentire la nostra voce. Ma a noi quella voce è concessa dalla costituzione. A loro è negata, nonostante i diritti umani. In questi casi recenti, pur nella differenza delle circostanze, i migranti hanno manifestato una chiara auto-proclamazione di soggettività politica, un passo importante perché un´ammissione esplicita che i diritti umani non danno il potere di contrastare ciò che dallo stato di rifugiati è lecito aspettarsi, ovvero il rimpatrio. Non essere rimpatriati è una richiesta che proviene dall´avere non i diritti umani semplicemente, ma una voce politica. Ma quale cittadinanza è possibile fuori dallo spazio statale? L´ordine giuridico, anche quello europeo che pure ha l´ambizione di essere sovranazionale, non contempla un´identità politica al di fuori dello Stato. Eppure questi migranti agiscono come se fossero cittadini, e così facendo avanzano una richiesta di diritto politico come esseri umani (reclamano una cittadinanza cosmopolita). È questa l´importante novità che sta emergendo dai recenti movimenti di migranti senza-Stato. La loro è una sfida importante alle forze progressiste e democratiche dell´Europa poiché indubbiamente le esigenze ragionevoli di regolare i flussi migratori devono potersi combinare a un progetto che riconosca una dignità di cittadinanza ai migranti, come capacità riconsciuta di proporre e contestare, di trattare e avere una rappresentanza, al di là e indipendentemente dall´appartenenza ad un corpo politico. Partire da una lettura non pregiudiziale di queste esperienze è la condizione minima per cercare di trovare soluzioni giuridiche e politiche che diano dignità ai migranti e nello stesso tempo facciano avanzare l´idea di una comunità politica europea che non sia solo un mito.

La Repubblica 01.05.11

"Il Primo Maggio al lavoro? La deriva finale", intervista a Luciano Gallino

Il primo maggio al lavoro? È davvero questo un segno di rinnovamento o piuttosto una resa – l’ennesima, e particolarmente simbolica – alle pretese di un sistema economico e culturale che riduce sempre di più l’uomo al rango di consumatore da una parte e di docile ingranaggio della macchina produttiva dall’altra? E, in ultima analisi, una resa a quel sistema assolutizzante che il sociologo Luciano Gallino chiama – nel suo omonimo, e straordinario, libro (Einaudi, 19 euro) – Finanzcapitalismo? Un primo maggio al lavoro, dunque, perché è l’intera vita, oggi, messa al lavoro, entro una civiltà al cui centro vuoto è stato posto il denaro, e tutto il resto non è che una variabile dipendente. L’alternanza tra fasi espansive e produttive e fasi speculative è stata una costante del capitalismo. Ma lei ci mostra che oggi siamo in presenza di una sorta di salto quantico: non siamo più nel classico capitalismo industriale,ma nel finanzcapitalismo. E ci mostra che questo salto quantico ha esiti potenzialmente tragici. «Vi è stato in questi ultimi trent’anni un enorme sviluppo del sistema finanziario a paragone dello sviluppo del sistema dell’“economia reale”: se all’inizio degli anni 80 il volume degli attivi finanziari corrispondeva al Pil mondiale, al momento della crisi ammontava a oltre quattro volte il Pil. Il mondo è stato radicalmente trasformato da un processo patologico. È enormemente e patologicamente cresciuta l’attività bancaria, che si continua a chiamare così anche se si tratta di attività finanziarie estremamente diversificate, conglomerati giganteschi che operano in ogni possibile settore, con bilanci totalmente fuori dal controllo, incomprensibili e ingestibili. È enormemente e patologicamente cresciuta la finanza ombra, un sistema senza nome né indirizzo né identità, formata da una grande quantità di società di scopo (i cosiddetti “veicoli”), e da centinaia di trilioni di dollari di derivati scambiati tra privati (otc) che sono stati un elemento decisivo di destabilizzazione. È enormemente e patologicamente cresciuto il ruolo degli investitori istituzionali (compagnie di assicurazione, fondi pensione e fondi comuni di investimento), che sono i “nuovi proprietari universali”, possedendo oltre la metà del capitale delle imprese di ogni genere. È enormemente e patologicamente cresciuto il peso che le istituzioni finanziarie hanno assunto nel governo delle imprese: dal 1980 in avanti si è affermato il criterio che un’impresa funziona unicamente per massimizzare il valore delle azioni, e questo ha modificato il criterio di governo e di gestione quotidiana delle imprese, con conseguenze ben visibili, drammaticamente, ogni giorno. A causa di questo sviluppo abnorme, l’insieme del sistema finanziario non è controllabile da alcuna autorità, non solo per le sue dimensioni, ma anche per la sua composizione: chi parla di dare “trasparenza” al mercato finanziario” davvero non ha compreso i fondamenti della questione. Questo mercato finanziario non può essere trasparente. Siamo su un aereo senza pilota in cabina di pilotaggio. Bisogna riformare il sistema dalle fondamenta, mentre invece dopo la crisi non è stata intrapresa alcuna riforma». Lei ha messo in grande evidenza come il processo di finanziarizzazione del mondo – di una dittatura finanziaria che ha svuotato il concetto stesso di democrazia – sia stato determinato dalle scelte della politica, contrariamente alla vulgata proposta e introiettata dalla politica stessa che si è dipinta come passiva e impotente di fronte ad esso. «Non è stato per nulla un processo naturale. È stato invece un grande progetto ideologico, culturale e politico avviato dagli anni cinquanta e che ha vinto a partire dagli anni 80 grazie alla politica che ha operato per lasciare alla finanza assoluta libertà d’azione. La crisi ha dimostrato l’assoluta falsità della tesi ideologica dell’autoregolazione del mercato, eppure essa continua a presentarsi come l’unica possibile. Questo lo verifichiamo anche nella continuità delle persone: il consiglio economico di Obama, ad esempio, è composto da banchieri che hanno avuto parte importante nella deregulation fatta sotto Reagan e Bush. Purtroppo anche le “sinistre” hanno adottato il paradigma della signora Thatcher, credendo al fatto che “non ci sono alternative”: perciò si sono distinte solo per “aiutare i più deboli”, e tamponare i disastri. Il mio timore è che ancora oggi non abbiano capito che cosa è successo: sono caduti nella scena del teatro, recitando la parte che la commedia (o meglio, la tragedia) gli ha assegnato, senza rendersi conto che stanno seguendo i dettami di in un immenso sistema industrial-finanziario, agevolato nella sua crescita dalla politica e che alla politica adesso spetterebbe incivilire». Il successo di questo sistema è appunto anche ideologico: esso si presenta come il trionfo della ragione,dove invece esso è, nella sua essenza, pura irrazionalità. «Il finanzcapitalismo ha in questo senso radicalizzato un’istanza propria del capitalismo industriale, che ha sempre pensato la crescita come una pietra filosofale. Crescita a ogni costo, a scapito del resto. Ma questa furente irrazionalità la vediamo al lavoro nei suoi esiti tragici, sia nella distruzione dell’ambiente e di qualunque tipo di ecosistema (e qui siamo giunti a un punto limite, davvero di non ritorno), sia nella quotidiana svalorizzazione delle persone. E le persone svalorizzate, infantilizzate come consumatori, non saranno mai in grado di salvare il pianeta». Lei pensa che al punto in cui siamo è Possibile un“contromovimento”,un’alternativa al disastro? «Un contromovimento è un’incognita grossa, nella presente situazione. Credo che una reazione ai danni globali di questo sistema che ci sta dominando possa prendere due direzioni. Una che potremmo definire socialdemocratica, una autoritaria, e in Europa quest’onda è certamente montante. È questo il grande dilemma è questo: e su questo il dado non è tratto»

L’Unità 01.05.11

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“Il Primo Maggio della modernità”, di Adriano Sofri

IL primo Maggio, e domenica per giunta: troppa grazia. A distanza di un anno, si ripete pressoché negli stessi termini, però più inaspriti, la controversia sulla festa. Il sondaggio fra i lettori di Repubblica aveva toccato ieri i 45mila voti.

Con una maggioranza del 74 per cento in favore della festa. Risultato netto, ma si può aver torto in maggioranza – succede, come sapete fin troppo. Le maggioranze spesso sono conservatrici, ed è proprio questo l´addebito che viene mosso ai fedeli del Primo Maggio, a cominciare dalla Cgil, arrivata anche quest´anno (spesso insieme agli altri sindacati del commercio) al paradosso di proclamare uno sciopero nel giorno della Festa del Lavoro, e domenica per di più. Conservatrice Susanna Camusso, redarguita severamente su alcuni grandi giornali perché non sta al passo coi tempi, antepone i cittadini lavoratori ai cittadini consumatori, ignora interi quartieri di negozi gestiti da cinesi che non sanno chi sia Susanna Camusso. (Ma il Primo Maggio sì, lo sanno anche i cinesi).
Viene da osservare che i giornali, i grandi e i piccoli, il 2 maggio non escono, e però non si sono battuti per abolire questo anacronismo: ma è solo un´obiezione scanzonata. Sull´eventualità che siamo davvero, noi affezionati al Primo Maggio, dei nostalgici conservatori, invece occorre riflettere. Va da sé che la nostalgia delle cose belle e buone e il desiderio di conservarle, fossero pure solo illusioni, sono sentimenti tutt´altro che disprezzabili. Ma può esserci altro.
Vi copio il comandamento sulla santificazione delle feste, come lo argomenta il Deuteronomio, così: “Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato. Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. Ricordati che sei stato schiavo nel paese d´Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato”.
è un brano suggestivo, anche per un non credente, anche dopo che si sia aborrita e abolita la schiavitù, anche quando si sia imparato che del precetto non si deve fare una superstizione bigotta, e che “è permesso fare del bene anche di sabato”. è bello il riferimento agli animali da fatica, e pregnante quello al forestiero che si trova a casa tua. Il forestiero, che lavora come una bestia da soma, che ricava un soldo clandestino – che magari non sa chi è Susanna Camusso. Bisogna ricordarsene da liberi, perché fummo schiavi. “Per tutto il tempo della tua vita tu ti ricorderai il giorno in cui sei uscito dal paese d´Egitto”.
Oggi noi siamo liberi, ci avvertono, e rischiamo di fare come se fossimo ancora schiavi: già liberi di lavorare tutte le domeniche dell´anno, e ora anche liberi di sorridere dal banco dei nostri grandi magazzini il Primo Maggio.
Il Primo Maggio imposto come lavorativo, anche dove non sia richiesto da servizi di pubblica utilità e soccorso, dove non sia concordato per particolari condizioni, si vuole una conquista di libertà dunque di modernità – i due termini pretendono di coincidere. Però “noi”, i lavoratori, per uscire dal nostro Egitto, per smettere di essere schiavi, dovemmo lottare e pagare spesso con la vita, o con l´esclusione, la mortificazione, la galera, il nostro giorno di festa. è trascorso ben più di un secolo, e nel frattempo dittature sorte in nome del lavoro pervertirono la festa di liberazione facendone una parata di potenza militare e di petti tintinnanti di orpello. Sono cadute come marionette senza fili, e cadano presto quelle che ancora resistono.
Ma il Primo Maggio è fatto ancora per ricordare che si è stati schiavi, che si è usciti dall´Egitto, che altri non ne sono usciti, e che anche noi possiamo tornare a essere schiavi, e forse ci stiamo già tornando. Ci sono tanti apprendisti faraoni in giro. Ma c´è anche un Egitto che si libera. Ci sono persone che non hanno l´età per avere nostalgia del Primo Maggio e delle belle bandiere, o per sapere che cosa vuol dire un raduno di cialtroni a Portella della Ginestra, persone che di mestiere fanno le commesse fra un giorno precario e uno interinale (lavoro a somministrazione, sic!) e non hanno avuto finora nessuna esperienza sindacale e non hanno nessuna domenica, e reimparano daccapo il Primo Maggio. Imparano che legame c´è fra il passato e il futuro. E che cos´è, anche per le più laiche delle coscienze, un sacrilegio.
Si può dare per scontato che il tempo lavori a spazzar via i sabati del villaggio, e sarà tre volte Natale agli uni e niente agli altri, e conviene mettere le vele al vento che tira – ma non è un progresso. La controversia sui negozi chiusi o aperti d´autorità il Primo Maggio non è questione di passatismo e innovazione, di padri affezionati a una loro patetica gioventù e figli che si fanno giustamente largo. Non solo questo, almeno. Andava trattata con delicatezza e con amicizia. Può esserlo ancora. Se no, arrivederci a Natale.

La Repubblica 01.05.11

Il difetto dell’Italia (Newsletter n° 4 – aprile 2011)

La newsletter di questo mese esce alla vigilia della festa del Primo maggio. Una festa del lavoro purtroppo segnata da una crisi ancora molto pesante. In Italia non vediamo ripartire l’occupazione, come ha documentato Bankitalia, e la Cassa integrazione è di nuovo in crescita, mentre i consumi sono sempre fermi al palo. Per quanto riguarda la crescita, restiamo il fanalino di coda dei Paesi del G7, come ha certificato l’Ocse.
Attraversiamo un momento molto delicato dal punto di vista sociale, economico e politico. Da un lato, l’impatto della crisi economica e sociale e le sue pesanti ricadute su imprese, lavoratori, famiglie e una condizione giovanile che ha superato da tempo la soglia dell’allarme sociale, con il 30% di disoccupazione e un primato europeo davvero drammatico che vede due milioni di giovani che non sono né a scuola né al lavoro.
Dall’altro, i processi rapidi di trasformazione che riguardano i Paesi del Mediterraneo, la cosiddetta primavera araba, che genera molte speranze, ma anche comprensibili inquietudini, e il conflitto libico che ci coinvolge direttamente. La gestione ondivaga e contraddittoria della crisi da parte del Governo italiano e la mancanza di una risposta politica forte dell’Unione europea hanno dimostrato come i processi in atto nel Mediterraneo richiedano un ripensamento strategico della politica di immigrazione e asilo, in modo da gestire la mobilità nel quadro di nuovi partenariati con i Paesi di origine e il transito dei flussi migratori in  coerenza con le tradizioni di accoglienza e solidarietà che hanno sempre caratterizzato un popolo di migranti come il nostro.
In mezzo a questo, attraversiamo una crisi politica determinata dalla inazione del Governo che ha bloccato e blocca l’attività parlamentare  (schiacciando l’agenda politica su questioni che non riguardano i problemi degli italiani). Una crisi politica evidente ormai a tutti oggetto di discussione su organi di stampa, tra le forze politiche e sociali, nell’opinione pubblica, nelle istituzioni. Una crisi da cui è possibile uscire solo con una svolta netta.
Infine, festeggiamo il Primo maggio e abbiamo recentemente celebrato il 25 aprile nel pieno di una campagna mediatica e politica che punta a svuotare di valori e di contenuti la nostra storia e che cerca di distogliere l’opinione pubblica dai problemi veri (lavoro ed economia in primo luogo) con armi di “distrazione di massa” e con un attacco senza precedenti a 4 pilastri della nostra convivenza nazionale: la Costituzione e la separazione dei poteri, la scuola pubblica, la Resistenza, e infine l’unità d’Italia.
Parto dalla Resistenza, poiché abbiamo appena celebrato nel Paese il 25 aprile, e dalla scuola. Non so se sia quella straordinaria esperienza di partecipazione democratica che qualcuno vorrebbe cancellare dai libri di storia, come nella vergognosa richiesta, avanzata da un gruppo di deputati di maggioranza, per istituire una commissione d’inchiesta sui testi scolastici, attraverso i quali, cito i promotori, si ‘indottrinano’ i giovani e si ‘plagiano le menti’. Una proposta che nega in radice il valore della scuola e della cultura, che hanno il compito di diffondere un sapere critico nei giovani e di spingerli a riflettere su tutto ciò che accade intorno a loro e a non piegarsi a facili letture della società che semplificano i problemi, invece di comprenderne appieno la complessità.
Non so se si riferisca a questo il Presidente del Consiglio quando dice che la scuola pubblica inculca valori da contrastare. So però che è dalla scuola che noi dobbiamo partire per non disperdere la memoria di vicende tragiche e per continuare a raccontare ciò che è accaduto, soprattutto adesso che le generazioni protagoniste di quel periodo sono ormai scomparse. So che solo un sapere critico può far crescere cittadini maturi e consapevoli. So che è nella scuola che i nostri giovani possono trovare i valori fondanti della nostra Repubblica. So che solo investendo nella scuola pubblica possiamo dare una speranza di futuro ai nostri giovani e rendere il nostro Paese competitivo nel mercato globale. E so purtroppo che la direzione che si è presa va in senso contrario e ha bloccato al piano terra quell’ascensore sociale che è la scuola.
In questo quadro preoccupano enormemente anche gli attacchi alla Carta costituzionale che hanno un carattere illiberale, non perché la Carta non possa essere sottoposta a revisione (e ciò è accaduto all’interno dei percorsi che la Carta stessa prevede), ma perché quando si attaccano i principi di fondo della Costituzione che appartengono all’ABC della democrazia, penso in particolar modo alla separazione dei poteri, si mette a rischio la democrazia stessa e si realizza quella “tirannia della maggioranza” che quasi duecento anni fa un liberale come Alexis de Tocqueville  paventava come uno dei maggiori rischi per le democrazie moderne, perché la “tirannia della maggioranza” rischia di sfociare nel dispotismo e dunque nella negazione della libertà, come hanno dimostrato i totalitarismi del Novecento: dall’Unione Sovietica alla Germania nazista, dall’Italia fascista fino ai fondamentalismi teocratici di alcuni Paesi mediorientali.
Del resto, in tutti i Paesi democratici le Costituzioni nascono per garantire al popolo la fine dei soprusi da parte dei detentori del potere e la Costituzione è il limite oltre il quale lo Stato non può andare. Con tale spirito la realizzarono i nostri padri costituenti per evitare che si istaurasse una nuova dittatura come il fascismo.
La democrazia è soprattutto limite. Limite al potere di qualcuno per garantire il diritto di altri. Limite alla prepotenza per garantire i deboli. Limite alla concentrazione dei poteri perché solo nella separazione dei poteri la democrazia vive.
Abbiamo appena celebrato il 25 aprile nel 150enario dell’Unità d’Italia. La Resistenza è stata spesso definita il secondo Risorgimento e i due processi storici che condussero rispettivamente il nostro Paese all’Unità e alla Repubblica hanno numerose affinità politiche, morali e civili. Ne erano consapevoli gli stessi partigiani e non a caso anche i nomi delle brigate partigiane evocavano fatti e protagonisti del Risorgimento. Pur nella diversità di vicende non comparabili dal punto di vista storico, le affinità politiche tra le due esperienze sono numerose.
Come il Risorgimento, la Resistenza aggregò forze politiche e sociali diverse, ma che convergevano verso un comune obiettivo, la liberazione del Paese da una dominazione straniera e l’affermazione di valori liberali; come il Risorgimento, la Resistenza fu un evento politico e militare; come il Risorgimento, anche la Resistenza fu condotta da giovani che immaginavano un futuro migliore per il nostro Paese e che avevano una vocazione al sacrificio anche personale; come il Risorgimento, anche la Resistenza fece appello a valori patriottici.
Ma la Resistenza rappresentò anche per certi versi il compimento del processo risorgimentale, per questa ragione fu un Secondo Risorgimento. Si sviluppò nel solco del cammino tracciato dai nostri patrioti ottocenteschi, ma lo realizzò anche pienamente, integrando quei valori liberali con istanze democratiche e sociali e facendo assumere a questo processo una dimensione più vasta: da un lato per la partecipazione popolare che caratterizzò la lotta di liberazione, dall’altro perché alla Resistenza parteciparono anche culture politiche e movimenti che non avevano aderito al Risorgimento – penso in primo luogo al movimento socialista (e ai comunisti che a quel movimento si ispiravano) e al movimento cattolico – che si fecero portatori di forti istanze di cambiamento sociale in grado di realizzare una democrazia compiuta e di massa. A quell’affermazione di valori sociali ci richiama anche la festa del Primo maggio. E quei valori sono incardinati nella nostra Carta costituzionale e la partecipazione massiccia degli italiani agli eventi commemorativi dell’Unità d’Italia e del 25 aprile hanno dimostrato che c’è un Paese che non è disposto a perderli.
Scriveva Brecht:

Generale, il tuo carro armato è una macchina potente
Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

Ebbene, mi sento di aggiungere

Presidente del Consiglio, il controllo dei media di massa
e la concentrazione dei poteri
soffocano la democrazia,
ma l’Italia ha un difetto:
ha una Costituzione e un popolo democratico
non disposti a farsi trascinare da lei nel baratro.

Buon Primo maggio a tutti,

Manuela Ghizzoni

I principali aggiornamenti del sito, le notizie, i commenti e le riflessioni dell’ultimo mese

W il 25 aprile

“Difendere la Resistenza”, di Benedetta Tobagi

[…] Che foste in piazza oppure no, tutti possiamo contribuire alla “resistenza culturale”. Il 25 aprile deve travasarsi in un lavoro quotidiano che non consente deleghe: un compito a cui siamo chiamati tutti, faticoso, ma irrinunciabile. […]

La Repubblica, 26.04.11

L’appello dell’Anpi: “Non si torna indietro”

Ecco l’appello dell’Anpi per la Festa di domani: “ ‘Cari compagni, ora tocca a noi (…) Io muoio, ma l’idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella’. […]

Il Fatto Quotidiano, 25.04.11

“Prodi: all’Italia serve un nuovo 25 aprile”, di Romano Prodi

Domani è il 25 aprile. Una data fondamentale per la nostra storia, anche se la distanza ne ha affievolito il ricordo fino a renderlo quasi assente nelle più giovani generazioni. […]

Il Messaggero, 25.04.11

Idee democratiche

“La Libia, il governo, l’Italia”, di Marina Sereni

Non è la prima volta che la politica estera, e in particolare l’uso della forza da parte della comunità internazionale, diviene terreno di distinzione all’interno di una maggioranza di governo. […]

www.areadem.info, 29.04.11

Documento di Economia e Finanza (DEF) 2011 – Relazione dell’on. Pier Paolo Baretta (PD)

Signor Presidente, Onorevoli colleghi, la discussione di oggi avrebbe meritato una ben maggiore attenzione da parte della camera dei Deputati e nell’opinione pubblica. […]

www.areadem.info, 28.04.11

Il PD al servizio della vittoria del centrosinistra

Presentazione dei candidati per le prossime elezioni amministrative del 15 e 16 maggio. […]

www.partitodemocratico.it, 28.04.11

Franceschini: “grave il silenzio del premier”, intervista di Nino Bertoloni Meli

«Il silenzio di Berlusconi sui manifesti contro i giudici milanesi si commenta da solo». […]

Il Messaggero, 21.04.11

Bersani: PD il pilastro per la riforma repubblicana

Un po’ di crescita e un po’ di giustizia in più è l’unico modo per ricominciare a pensare di essere un paese solo. La leadership non può contare più delle istituzioni, dei partiti e dei singoli individui. […]

www.partitodemocratico.it, 17.04.11

“Ma l’opposizione c’è”, di Mario Lavia

Quando uno come Scilipoti fa finta di inserire al contrario la tessera con cui si vota, come per suggerire ai suoi padroni “guardate, posso anche non votare col governo”, certo, ti cascano le braccia. […]

Europa Quotidiano, 14.04.11

“Politica industriale? Su vasta scala”, di Pier Luigi Bersani

La politica industriale di un Paese come l’Italia deve muovere dalle diversità. E deve essere capace di suonare tutti i tasti del pianoforte. […]

Il Sole 24 Ore, 14.04.11

“Una “dote personale” pubblico-privata per aiutare i giovani”, di Tucci Claudio

La proposta Pd. Conto Inps per i nuovi nati, una «dote personale» pubblico-privata per aiutare i giovani. Dote di cittadinanza. […]

Il Sole 24 Ore, 14.04.11

“L’università che ci meritiamo”, di Maria Chiara Carozza, Marco Meloni

Pochi mesi dopo l’approvazione della riforma Gelmini, le università italiane sono impegnate in un compito davvero difficile: sopravvivere. […]

Europa Quotidiano, 14.04.11

La scuola e i 100 mila precari che vengono ancora sfruttati”, di Giovanni Bachelet

Assorbire i precari e non farne più: bel programma, non c’è che dire. Era il programma di Fioroni: un piano di emergenza per sistemare i precari ereditati dalla Moratti (ultimo concorso: Berlinguer, 1999) in vista di un nuovo e più razionale reclutamento per il futuro. […]

Il Messaggero, 12.04.11

“Il nostro stage è una garanzia”, di Cesare Damiano

È una situazione che non può più essere tollerata. In Italia, ogni anno, ci sono 300mila stagisti nei settori privati che arrivano a 500mila se si considerano anche gli enti pubblici. […]

Europa Quotidiano, 09.04.11

Notte bianca Pd: «Gelmini pensi alla scuola non a Silvio», di Andrea Bonzi

C’è l’insegnante che distribuisce piccoli volantini a favore di un referendum comunale per ridurre i fondi pubblici alle scuole private. Il genitore rappresentante di istituto che è venuto con tutta la famiglia. […]

L’Unità, 09.04.11

“Pd, partito di lotta e di parlamento”, di Mariantonietta Colimberti

Nonostante i minacciosi propositi di Angelino Alfano, ad andare in piazza oggi sarà il Pd, insieme a buona parte dell’opposizione e a tanta società civile e movimenti. […]

Europa Quotidiano, 05.04.11

Idee pericolose

“Pronta una nuova «porcellata» La firma Quagliarello del Pdl”, di Claudia Fusani

Ci sarà anche tanto tempo, come assicurano a destra e a sinistra «che tanto mica si va votare prima del 2013». Ma il Pdl vuol essere pronto viste, anche, le fibrillazioni che diventano scosse quasi giornaliere ad alta frequenza. […]

L’Unità, 28.04.11

“Il fascismo dentro di loro. Sotto attacco la democrazia”, di Claudia Fusani

Sono quattro i disegni di legge in discussione tra Camera e Senato: dalla norma per disciplinare le associazioni combattenti e reduci a quella per abolire la XII norma transitoria della Carta sul partito fascista. […]

L’Unità, 25.04.11

“Macelleria costituzionale”, di Massimo Giannini

La campagna di de-strutturazione della Costituzione non conosce tregua. Gli operosi “picconatori” del Pdl assestano colpi quotidiani alle fondamenta della “casa comune” costruita nel ´48. […]

La Repubblica, 24.04.11

“Giudici-Br, premier dixit”, di Mario Lavia

Miguel Mora è uno dei migliori corrispondenti esteri da Roma, scrive per El Pais, molti ricorderanno un suo scontro con il premier italiano durante una conferenza stampa del settembre 2009 – era l’epoca di quel caso D’Addario che oggi fa quasi tenerezza rispetto a quello che è successo dopo. […]

Europa Quotidiano, 21.04.11

“Spunta una leggina per «salvare» anche Dell’Utri e Cosentino”, di Claudia Fusani

Una nuova leggina. Questa volta per togliere dagli impicci il senatore Marcello Dell’Utri e l’ex sottosegretario Nicola Cosentino. La proposta prevede l’introdurre nel codice penale del reato di concorso esterno in associazione mafiosa (che non esiste in quanto reato) e di fissare le pene al massimo in cinque anni (oggi il reato è parificato all’associazione mafiosa e la pena ha un minimo di 7 anni). […]

L’Unità, 19.04.11

“L´ultima trovata per salvare il Cavaliere”, di Liana Milella

L´estate della giustizia, che si preannuncia caldissima, guadagna un´altra norma per tentare di mettere in sicurezza Berlusconi. Questa volta puntando al “bersaglio grosso”, il processo Ruby. […]

La Repubblica, 17.04.11

“Un partito chiamato fascista”, di Massimo Gramellini

Cinque senatori del Pdl (più un finiano che si è poi sfilato) hanno depositato un disegno di legge costituzionale per abrogare la dodicesima disposizione transitoria e finale della nostra Carta, quella che vieta «la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». […]

La Stampa, 06.04.11

“I manifesti e le BR una vergogna senza attenuanti”, di Giangiacomo Schiavi

Viviamo giorni strani, immersi in un grande paradosso. Ha ragione il cardinale Tettamanzi: molti agiscono con ingiustizia ma non vogliono che la giustizia giudichi le loro azioni. […]

Il Corriere della Sera, 18.04.11

Prescrizione breve: ennesima legge ad personam

“L’ultima difesa”, di Massimo Giannini

La trentottesima legge ad personam appena varata dalla Camera è l´espediente giuridico per un imputato eccellente, ma anche il ricostituente politico per un centrodestra agonizzante. […]

La Repubblica, 15.04.11

“La riforma aiuterà i corrotti”, di Carlo Federico Grosso

Tutti sanno che la prescrizione abbreviata risponde all’interesse del premier nel processo Mills. Si può dire, anzi, che i suoi dettagli sono stati studiati per favorire il Presidente […]

La Stampa, 14.04.11

Processo breve, sì alla legge «salva premier» Bersani: «E’ un passo verso l’abisso»

Per il suo capo la maggioranza regge. Anche se non con i 330 voti stimati bensì con 314. La Camera ha approvato il provvedimento sul processo breve pro-Berlusconi superando l’ostruzionismo duro praticato dall’opposizione, Pd e Idv innanzi tutto. […]

L’Unità, 13.04.11

Tutti i reati che beneficiano della prescrizione breve

La prescrizione breve è un’amnistia per i più furbi: diffondi l’elenco completo dei reati interessati dal ddl e i principali processi che non arriveranno mai ad una sentenza. […]

13.04.11

“La staffetta democratica la Costituzione letta in aula per battere il Cavaliere”, di Antonello Caporale

I leghisti sbuffano quando viene letta la Carta. Nervosimo per l´assenza dei due lib-dem. Berlusconi ha raccomandato di non accendere micce. E i suoi, per ora, rispettano Fini. […]

La Repubblica, 13.04.11

“Regalano una amnistia a rapinatori e spacciatori per salvare il Cavaliere”

Franceschini: l´ostruzionismo è un dovere. Non è più solo l´insulto rappresentato dalle leggi ad personam. In questo modo si mandano in fumo migliaia di processi contro i criminali. […]

La Repubblica, 08.04.11

“Opposizione dura. Anche alla Lega”, di Rudy Francesco Calvo

Prosegue la battaglia dei dem alla camera, e Bersani mette Bossi nel mirino. «Ormai dormo con il regolamento accanto ». La mente e il braccio dei blitz democrat nell’aula di Montecitorio hanno un nome e un cognome: Roberto Giachetti. […]

Europa Quotidiano, 07.04.11

Processo breve, PD: ostruzionismo ad oltranza

Dopo il voto sul conflitto di attribuzione, la maggioranza vuol far passare il processo breve e la prescrizione breve per gli incensurati. Franceschini attacca: “Non esiteremo a utilizzare ogni virgola del regolamento per impedire l’approvazione di questa legge”. […]

www.partitodemocratico.it, 06.05.11

Referendum nucleare: prove di antidemocrazia

Nucleare: smascherato il bluff di Berlusconi. Bersani: “Governo a tappetino con i francesi”

Il premier ammette che la moratoria sul ritorno all’atomo è solo uno stratagemma per evitare la sconfitta al referendum dopo il disastro di Fukushima. […]

www.partitodemocratico.it, 27.04.11

“I cittadini calpestati”, di Steano Rodotà

Ogni giorno ha la sua pena istituzionale. Davvero preoccupante è l’ultima trovata del governo: la fuga dai referendum. Mercoledì si è voluto cancellare quello sul nucleare. […]

La Repubblica, 22.04.11

Bersani accusa: «La moratoria nucleare è un inganno», di Simone Collini

A testa bassa verso le amministrative di maggio, ma senza sottovalutare l`importanza dei referendum di giugno. Pier Luigi Bersani ha avviato in questo fine settimana la campagna elettorale per le prossime chiamate alle urne. […]

L’Unità, 11.04.11

Scuola tra tagli, precari, dirigenti a mezzo servizio e una “stella cadente”

La spregiudicatezza della Lega sui precari della Scuola

La risposta di Manuela Ghizzoni – capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera – alla richiesta del sen. Pittoni (Ln) di un appoggio per bloccare le nuove graduatorie. […]

28.04.11

“Un futuro di tagli, ecco le cifre”, di Corrado Zunino

Giovedì si inizia a votare il documento di Economia e Finanza 2011: lì dentro c’è lo “spianamento” della scuola italiana. Si arriva a 22 miliardi di “risparmi” nei 5 anni di questo governo. […]

La Repubblica, 26.04.11

“Precari, stop ai ricorsi per decreto”, di Alessandra Ricciardi

In arrivo un dl per negare i risarcimenti disposti dai giudici. Ma che apre alle assunzioni. Un decreto legge sull’emergenza precariato. Per affermare che i precari della scuola non hanno diritto a nessun risarcimento per le mancate assunzioni, contrariamente a quanto affermato in questi mesi dai tribunali del lavoro. […]

ItaliaOggi, 26.04.11

“Il Governo programma il calo della spesa pubblica per la scuola fino al 2040. Dal 4,5% del PIL al 3,2%”, di Fabrizio Dacrema

Il Documento di Economia e Finanza 2011 presentato dal governo prevede fino al 2040 la graduale diminuzione della spesa per l’istruzione, già pesantemente inferiore alla media europea, dal 4,5% al 3,2% del PIL. […]

ScuolaOggi, 22.04.11

Scuola, Pd: maggioranza e governo divisi su graduatorie precari

Ghizzoni a Pittoni (Ln): Lega improbabile paladina del Sud. “Sui precari della scuola Governo e maggioranza si dividono e la Lega si erge a improbabile paladina del Sud. […]

21.04.11

“Mariastella cadente”, di Mario Lavia

Può capitare a tutti una serata no. È capitata a lei, Mariastar (copyright Luciana Littizzetto), crollata di schianto l’altra sera a Ballarò. Una novità, perché finora era sempre andata abbastanza bene. […]

Europa Quotidiano, 21.04.11

“Il Buco c’è veramente”, di Osvaldo Roman

Come qualcuno forse ricorderà, la polemica sul significato da assegnare al comma 23 dell’articolo 9 della legge 122/2010, quello che ha cancellato dalla carriera di oltre un milione di dipendenti della scuola gli anni di servizio 2010, 2011 e 2012 […]

ScuolaOggi, 20.04.11

“Ecco la nuova stangata, illegittimi i decreti sugli organici”, di Antimo Di Geronimo

Il Tar lazio condanna il ministero per i provvedimenti sui tagli. I decreti sugli organici di quest’anno e dell’anno scorso, che hanno portato a oltre 60 mila tagli, sono illegittimi: mancano i pareri delle commissioni parlamentari competenti. […]

ItaliaOggi, 19.04.11

Insegnanti precari, la doppia morale della Lega

Bastico e Ghizzoni: “Non si capisce come si possa tagliare il ramo sul quale i precari siedono e al contempo presentarsi come vessilliferi dei loro diritti”. […]

19.04.11

“La contropartita”, di Franco Buccino

Il dibattito sui precari della scuola, avvicinandosi la pubblicazione dell’ordinanza sulle graduatorie, si fa incandescente. Entrano in gioco tutti, dai comitati di precari che presentano proposte in apparenza generali ma in realtà di parte, ai 60 parlamentari che, scrivendo alla Gelmini a tempo scaduto, fanno pensare a una invasione di campo e a una soluzione pasticciata della questione. […]

ScuolaOggi, 19.04.11

“Istruzione, in tre anni tagli per 8 miliardi”, di Claudio Tucci

Un taglio in tre anni di 81.120 cattedre e 44.500 Ata (il personale non docente). È la sforbiciata complessiva di 125.620 posti dal 2009 al 2011 che farà risparmiare all’Erario poco più di otto miliardi di euro. […]

Il Sole 24 Ore, 18.04.11

“Se la quota del Pil per la scuola precipita”, da Tuttoscuola

Sembra svanire anche per i prossimi decenni la possibilità di un ciclo di investimenti che possano fare da volano per la sua riqualificazione. […]

Tuttoscuola, 18.04.11

“Tar: “illegittimi” i tagli al personale. Battaglia sulle graduatorie dei precari”, di Salvo Intravaia

Il Tribunale amministrativo del Lazio boccia le circolari della Gelmini che hanno “eliminato” 67 mila cattedre in due anni: al momento nessuno può prevedere le conseguenze. […]

La Repubblica, 15.04.11

“Modena, i tagli della scuola in cifre. La sen. Bastico e l’on. Ghizzoni interrogano la Gelmini”

L’ultimo a lanciare l’allarme è stato l’assessore regionale all’Istruzione Patrizio Bianchi: il taglio degli organici dei docenti, in Emilia-Romagna, non è sostenibile. […]

15.04.11

“E la scuola va in tribunale”, di Marina Boscaino

Ricordate le 3i (Internet, Inglese, Impresa), mix di neoliberismo e annunci d’effetto, inizio del declino della scuola? Sostituitele con tante T. T sta per Tribunali, fonte di dispiaceri per il nostro ministro. […]

Il Fatto Quotidiano, 10.04.11

“Il ministro dell’istruzione e i miracoli dei dirigenti scolastici”

I dirigenti scolastici ogni giorno tentano, a volte disperatamente, di far funzionare al meglio il servizio pubblico dell’istruzione. […]

Scuola Oggi, 09.04.11

Carenze di Dirigenti scolastici: l’On. Manuela Ghizzoni, capogruppo del PD in commissione Istruzione alla Camera, in un’interrogazione al Ministro Gelmini chiede la nomina di nuovi Presidi e lancia l’allarme sugli organici

“In Provincia di Modena l’anno prossimo avremo 56 scuole con dirigenti scolastici costretti a correre da una sede all’altra. Carenze di organico anche nell’Unione Terre d’Argine, con 4 scuole a mezzo servizio”. […]

08.04.11

“10 anni di precariato, tutti i dati”, da Tuttoscuola

Precari. Quel tabù del rapporto tra organico di diritto e organico di fatto. Mediamente ogni anno, se pur con attenuazione negli ultimi tempi, vengono nominati circa 100 mila docenti precari (nomina annuale o fino al termine delle attività) e circa 50 mila Ata (nomine annuali o fino al termine delle attività). […]

Tuttoscuola, 06.04.11

“Tempo pieno : “Fora di ball “!! -87mila posti docenti”, di Pippo Frisone

Con gli organici del 2011/12 si completa il triennio dei tagli voluti dal duo Gelmini-Tremonti : -87mila posti docenti. Nella scuola primaria, i tagli agli organici dovevano restare a totale carico del vecchio modulo tre su due nelle classi a tempo normale. […]

ScuolaOggi, 06.04.11

Scuola: altro che tempo pieno, dal governo solo il “mezzo servizio”

I deputati del PD dell’Emilia-Romagna hanno presentato una interrogazione al ministro Gelmini per chiedere la nomina di nuovi Dirigenti Scolastici. […]

05.04.11

Manuali di storia: prove di regime

Il grottesco paradosso dei “manuali di Stato”, di Carlo Galli

C´è qualcosa di grottesco, ma anche di terribile, nella proposta di legge che alcuni parlamentari di destra hanno firmato, sull´imparzialità dei testi scolastici. […]

La Repubblica, 22.04.11

Libri di storia libri di favole e il Tar(lo) rode ancora di Franco Labella

La giovane scrittrice di favole si è pronunciata sulla proposta dell’on.Carlucci (Pdl) di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sul contenuto dei libri di testo di storia a suo parere troppo orientati a sinistra. […]

L’Unità, 20.04.11

“Un laboratorio contro i luoghi comuni”, di Arturo Ghinelli

Facendo finta che la Commissione d’indagine sui libri di testo proposta dalla Carlucci sia una cosa seria e non una provocazione politica che fa il paio con quella proposta da altri della maggioranza, che non sia più punibile “la ricostituzione del partito fascista”,cercherò di rispondere seriamente come insegnante. […]

ScuolaOggi, 16.04.11

“Le mani sulla storia. Ma chi accusa non sa di cosa parla”, di Bruno Gravagnuolo

Le mani sulla storia, atto terzo. E dopo le sortite di Storace nel 2001 e di Adornato nel 2002, sulla «storia di sinistra» a scuola da ricalibrare e filtrare, torna la guerra civile culturale della destra sulla manualistica. […]

L’Unità, 13.04.11

Scuola, Pd, Commissione d’inchiesta? Da Carlucci proposta vergognosa, è revisionismo di Stato

“La richiesta avanza dal Pdl per bocca della deputata Carlucci è vergognosa e da rispedire al mittente”. Così la deputata democratica, capogruppo nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni commenta la proposta di alcuni deputati del Pdl, capitanati dall’onorevole […]

12.04.11

Berlusconi e l’ossessione della scuola comunista

o, alla “BerluSchool“!, di Pippo Frisone

Che non tutti i politici conoscano la Costituzione è notorio ed è stato anche dimostrato. Che Berlusconi non conosca la scuola italiana è sotto gli occhi di tutti e non c’è neanche bisogno di dimostrarlo. […]

ScuolaOggi, 20.04.11

«Scuola statale a rischio», di Maurizio Tiriticco

Non mi scandalizza tanto l’ulteriore attacco di Berlusconi alla scuola statale e ai suoi insegnanti, accusati non solo di essere di sinistra, ma addirittura di inculcare nei loro alunni ideologie e valori diversi da quelli della famiglia (sic!) […]

ScuolaOggi, 17.04.11

«Scuola di sinistra, meglio le private» Il Cavaliere attacca, insorgono Pd e Idv, di Lorenzo Fuccaro

Ne parla al mattino in un collegamento telefonico con la manifestazione dell’associazione delle mamme che si svolge a Padova. E, nel pomeriggio, di persona, dalla tribuna di una manifestazione del Pdl a Roma, Silvio Berlusconi ripropone, sia pure con alcune lievi correzioni formali ma non sostanziali, l’idea del «bonus scuola». […]

Il Corriere della Sera, 17.04.11

“Le cose più care”, di Marco Rossi Doria

Lunedì mattina la maestra Pina entrerà in classe. Ha cinquantasei anni e nei due terzi del suo tempo di vita ha insegnato a settecento bambini a leggere, scrivere, far di conto, cercare parole sul vocabolario, capire cosa è un atlante.  […]

L’Unità, 17.04.11

“Il rispetto che meritano gli insegnanti”, di Sofia Toselli

A volte tornano e si ripetono. Berlusconi ha detto, anzi questa volta ha scritto, che gli insegnanti della scuola pubblica, ovvero dello Stato, “inculcano” le loro idee agli alunni, contravvenendo ai valori delle famiglie. […]

L’Unità, 17.04.11

Scuola, Pd: da premier paturnie da gerontocomio

Ghizzoni: “Mancava solo che dicesse che gli insegnanti della scuola pubblica si mangiano i bambini e avremmo fatto filotto. Queste sono paturnie da gerontocomio che non incantano più nessuno e che si commentano da sole. […]

16.04.11

“Perchè gli insegnanti tornano a fare paura”, di Stefano Bartezzaghi e Mariapia Veladiano

L´ultimo caso è quello sui libri di testo “troppo partigiani”. Ma gli attacchi all´insegnamento tolgono autonomia e centralità al sistema educativo. La campagna di primavera contro la scuola italiana ha un bersaglio principale: l’insegnamento e i professori. […]

La Repubblica, 14.04.11

Liceo Sigonio: musica stonata

Liceo Sigonio, lettera aperta delle parlamentari Pd

Giudicano “grave” la mancata istituzione del liceo musicale a Modena. Chiedono al ministero dell’Istruzione l’attivazione di risorse aggiuntive. La sen. Mariangela Bastico e l’on. Manuela Ghizzoni hanno inviato una lettera aperta al ministro Gelmini […]

14.04.11

“Polemiche per i mancati licei musicali in Emilia Romagna”, di Aluisi Tosolini da La Tecnica della Scuola

Era nell’aria ma l’ufficialità si è avuta solo venerdì 8 aprile: dei tre Licei Musicali inseriti dalla Regione Emilia Romagna nel piano di dimensionamento scolastico 2011/12 l’Ufficio Scolastico Regionale ha approvato l’apertura del solo Liceo di Forlì. […]

Tecnica della Scuola, 13.04.11

Sigonio, il Pd interroga la Gelmini: “Bocciatura politica?”

I parlamentari democratici modenesi raccolgono le proteste di studenti, genitori e insegnanti dopo la decisione del ministero di non autorizzare il Liceo musicale. […]

07.04.11

“Salta anche l’indirizzo musicale. L’aveva lanciato la Gelmini”, di Paola Benedetta Manca

Era una delle poche innovazioni ma il progetto è sfumato. Motivo, manca il personale, decimato dal ministro. Ma la classe c’era già, con 34 alunni. […]

L’Unità, 07.04.11
Cronache dalla scuola ai tempi della Gelmini

“Il lavoro manuale fa rima con istruzione qualificata”, di Michele Dau

La presa in giro dei giovani prosegue alla grande. Se non trovate lavoro è perché praticate gli studi più sofisticati e scansate ogni lavoro faticoso. […]

Europa Quotidiano, 28.04.11

“Istituti al gran caos dell’Invalsi. La Gelmini: i test si devono fare. Ma le scuole non lo prevedono”, di Alessandra Ricciardi

Problemi anche per la struttura: dimessosi Cipollone, in arrivo un commissario straordinario. Giorni difficili, per l’Invalsi, l’istituto di valutazione è al centro di un duro braccio di ferro tra il ministero e le scuole sull’obbligatorietà delle prove da somministrare da quest’anno anche alle superiori. […]

ItaliaOggi, 26.04.11

“Prova Invalsi. Si deve fare, ma Gelmini cambi registro”, di Francesca Puglisi e Giovanni Bachelet

Valutare la scuola. Il sistema va rafforzato, ma finanziato. Il ministro fa esattamente il contrario, salvo poi denigrare chi lavora nell’istruzione. Presidi, insegnanti, bidelli…A proposito del dibattito sulla prossima somministrazione delle prove Invalsi, la situazione è questa. […]

L’Unità, 22.04.11

“E alla Camera riconoscono che quella era discriminazione”

Anche il nostro sito aveva denunciato, nel marzo scorso, la discriminazione nei confronti delle alunne e degli alunni con disabilità, cui era stato impedito di partecipare alla Finale Nazionale di Corsa Campestre dei Giochi Sportivi Studenteschi. […]

www.superando.it, 15.04.11

“Il federalismo non entra in classe”, di Andrea Gavosto (*)

Che fine ha fatto il federalismo scolastico? Nelle sedi politiche non se ne parla da molti mesi e anche in precedenza lo si era fatto in modo discontinuo e farraginoso. […]

Il Sole 24 Ore, 11.04.11

Scuola: disabili fuori da giochi, tensione bipartisan con governo

Mai piu’ disabili esclusi dai giochi studenteschi. Il Parlamento ha vinto la sua battaglia: oggi in commissione Cultura alla Camera e’ passata la risoluzione bipartisan, promossa dal Pd e dalla deputata Manuela Ghizzoni, che obbliga il governo ad evitare quanto accaduto quest’anno con le finali di corsa campestre che si sono tenute in Friuli il 20 marzo. […]

06.04.11

Effetto Gelmini e Tremonti su ricerca e università

“Il ministro senza vergogna e senza portafoglio”, di Marco Cattaneo

Martedì, a Ballarò, il ministro Mariastella Gelmini ha vantato – di passaggio – l’approvazione del Piano Nazionale della Ricerca “che prevede un miliardo e quattrocento milioni di euro da spendere nei prossimi tre anni”. […]

La Repubblica, 23.04.11

Atenei telematici, la laurea è “scontata” tra rette convenzionate e bonus crediti”, di Manuel Massimo

Nel nostro Paese ce ne sono 11. Si fanno concorrenza stringendo accordi con sindacati, enti, ordini professionali e concedendo vantaggi agli iscritti. […]

La Repubblica, 21.04.11

“La scure del governo su scuola e università”, di Roberto Ciccarelli

Per carità, non chiamateli tagli alla scuola e all’università, sono solo «minori spese» per 4,5 miliardi di euro nel 2012, 4,5 miliardi per il 2013 e per altri 4,5 miliardi nel 2014. Sono le cifre stampate nella tabella contenuta nel Documento di economia e finanza (Def) che è stato presentato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti l’altro ieri a Bruxelles. […]

Il Manifesto, 21.04.11

“Occupazione giovanile. Troppi laureati. La favola reazionaria del ministro Tremonti”, di Pietro Greco

I ragazzi italiani con laurea sono il 19% Nella Ue il 30%. È una favola. Reazionaria. È una favola quella che in questi giorni vanno raccontando non solo il (recidivo) ministro dell’Economia, ma anche sociologi ed economisti di grande notorietà, secondo cui nel nostro Paese ci sono «troppi» laureati e che un giovane italiano su tre è disoccupato perché, a causa della sua cultura, rifiuta il lavoro manuale. […]

L’Unità, 20.04.11

“Ecco i campioni della ricerca in Italia e a sorpresa il Cnr arriva solo terzo”, di Elena Dusi

Al top per efficienza gli Istituti di Fisica nucleare e di Astrofisica. Il nostro Paese si difende: è al sesto posto nel mondo per numero di pubblicazioni […]

La Repubblica, 18.04.11

«Far ripartire l’università paralizzata dalla Gelmini», di Mariagrazia Gerina

Il danno, a distanza di pochi mesi dall’approvazione della riforma Gelmini, è già tale che le università non riescono neppure a bandire i nuovi assegni di ricerca, perché manca il decreto attuativo che chiarisca agli atenei come procedere. […]

L’Unità, 15.04.11

Università, Pd: Gelmini inutilmente arrogante, la nostra legge favorisce ingresso giovani

“La proposta depositata ieri dal Pd rappresenta la via d’uscita al blocco imposto, di fatto, dalla legge Gelmini all’ingresso dei giovani studiosi negli atenei. […]

15.04.11

“La ricerca non trova merito”, di Marco Magrini

Antonio Scarpa ha un compito arduo, ma strategico. Ogni anno, grazie a una squadra di 500 ex professori universitari alle sue dipendenze, e grazie alla collaborazione di 30mila scienziati, deve esaminare 100mila domande di finanziamento alla ricerca medica. […]

Il Sol2 24 Ore, 13.04.11

“Misteri della fede: il prof De Mattei arriva ai vertici del Cnr”, di Rino Falcone

Le dichiarazioni che il vice-presidente del Cnr ha rilasciato negli ultimi tempi hanno avuto grande eco nei media nazionali. Si tratta di affermazioni i cui tratti di fondamentalismo sono difficili da ritrovare persino nelle più estreme posizioni del clericalismo ipertradizionalista. […]

L’Unità, 13.04.11

“Bocciate le università on line. Pochi prof, didattica scarsa”, di Alessandra Migliozzi

Ricerca e laboratori non esistono. Dubbi anche sui contratti. Pagella negativa per le università telematiche italiane. Negli anni il sistema ha registrato miglioramenti, ma le ombre (pesanti) restano. […]

Il Messaggero, 07.04.11

La questua della cultura

“Ritorno nel Far West archeologico di Pompei”, di Francesco Merlo

Gli sembrano «maledettamente meridionali», come i grattacieli di spazzatura urbana, anche il calcestruzzo di Pompei, vecchio o nuovo ma sempre infiltrato d´umidità, e i ponteggi e i puntelli che «ricordano più le emergenze di Beirut che la manutenzione quotidiana dei cantieri sempre vivi di Efeso o di Delo» […]

La Repubblica, 21.04.11

Beni culturali, PD: “Da Galan molta fuffa e aspetti inquietanti”

Come chiesto dal ministro Galan, cercheremo di essere franchi e corretti: nel suo discorso inaugurale, al di là dei toni sicuramente apprezzabili, della saggia apertura a una soluzione parlamentare per la vicenda dei restauratori e all’impegno a lasciare gli introiti dei musei nella piena disponibilità del ministero, c’è molta fuffa e alcuni aspetti inquietanti. […]

www.partitodemocratico.it, 13.04.11

“La lotta infinita dei restauratori del libro licenziati per Natale”, di Jolanda Buffalini

Sembrava una busta con gli auguri di Natale. È così che 13 giovani dell’Icpal (lstituto centrale di restauro del libro e laboratorio fotografico) sono stati licenziati. […]

L’Unità, 10.04.11

“Quei precari del Bel Canto che fanno vivere Spoleto”, di Michele Smargiassi

Dal Lirico Sperimentale fondato da Menotti nel 1947 sono usciti i migliori soprani e tenori italiani Ma ora il teatro fa i conti con stagioni a rischio, tagli al personale e una sede in attesa di restauro. […]

La Repubblica, 06.04.11

“Biblioteche. La Braidense senza lampadine e Manzoni si legge al buio”, di Michele Smargiassi

In mutande e reggiseno tra incunaboli e cinquecentine. Uno spogliarello, e nella Sala Teologica, per giunta. Ma persino Maria Teresa d´Austria, la fondatrice della Biblioteca Braidense, sarebbe stata d´accordo. […]

La Repubblica, 05.04.11

Senza idee, senza riforme, senza futuro

“Le riforme immobili”, di Tito Boeri

«Si tratta di azioni e risorse già previste». Insomma, state cercando di venderci cose già fatte (e risorse già stanziate) spacciandole per nuove. È un´affermazione ricorrente nell´audizione di Confindustria alle commissioni di Camera e Senato. […]

La Repubblica, 20.04.11

“C’è il piano, le riforme dove sono?”, di Pier Paolo Baretta

C’è il piano, le riforme dove sono? Dopo la maratona del processo breve arriva in parlamento la manovra economica. Le nuove regole della governance europea, in vigore da quest’anno – il semestre europeo – obbligano i governi a presentare entro aprile (sulla base delle indicazioni contenute in un documento […]

Europa Quotidiano, 16.04.11

“La cornice del nulla”, di Luigi Spaventa

Due giorni fa il Consiglio dei ministri, pressato dalle urgenze del processo breve, ha approvato in meno di 60 minuti il Documento di economia e finanza (Def) 2011 presentato dal ministro dell´Economia. […]

La Repubblica, 15.04.11

“Cercasi politica disperatamente”, di Daniele Marini

I temi per il rilancio dell’economia da troppo tempo latitano nell’agenda politica nazionale. Soprattutto in una fase, lunga, di grande incertezza, le imprese si muovono in una condizione schizofrenica. […]

La Stampa, 11.04.11

“Politica industriale non pervenuta”, di Fabrizio Onida

In mezzo alle fibrillazioni giornalistiche sulla “difesa dei settori strategici” (latte e succhi di frutta?) dal conquistatore straniero, l’intervista di Emma Marcegaglia sul Sole 24 Ore del 1° aprile sollecita un salutare ripensamento sulla politica industriale, annunciando un’assise nazionale il prossimo 7 maggio a Bergamo. […]

Il Sole 24 Ore, 05.04.11

La crisi che c’è e il lavoro che manca

“I professionisti del precariato”, di Eleonora Voltolina

In teoria sono freelance, in pratica dipendenti senza alcuna tutela. Una ricerca della Cgil racconta il dramma dei lavoratori autonomi. il 25% guadagna meno di 10mila euro all’anno. Per entrare nel mondo del lavoro ci sono tre strade. […]

Il Fatto Quotidiano, 28.04.11

“Precarità: cambiare si può ripartendo da Prodi”, di Cesare Damiano

Le cifre sono impressionanti: oltre 7 milioni di giovani vivono nella precarietà lavorativa. Eppure basterebbe riprendere l’eredità lasciata dal governo di centro-sinistra. […]

L’Unità, 24.04.11

Precaria, incinta, licenziata. “Non chiedevo la luna”, di Emanuele Di Nicola

Katia ha 36 anni. Dottorato e master. Dopo 5 anni di contratto a progetto con mansioni da dipendente, Italia Lavoro la manda a casa al sesto mese di gravidanza. “Mi chiedo cosa potrò offrire a mia figlia”. […]

Rassegna.it, 23.04.11

“Generazione 40 anni, si scrive flessibile ma si legge precario”, di Tonia Mastrobuoni

C’ è chi li chiama bamboccioni, chi, citando una commedia francese di qualche anno fa su una famiglia che non riesce a cacciare il figlio trentenne inchiodato a casa, Tanguy. […]

La Stampa, 19.04.11

“Bankitalia: l’occupazione non riparte”, di Luca Cifoni

Ripresa «a ritmi contenuti» occupazione che «non riparte». Così la Banca d’Italia sintetizza nel suo Bollettino economico la situazione del nostro Paese, in un contesto internazionale di crescita «che resta sostenuta» ma con sensibili differenze tra le varie aree geografiche. […]

Il Messaggero, 16.04.11

“Cerco lavoro”, di Massimo Gramellini

Oggi il Buongiorno (si fa per dire) ce lo dà Gloria V., mamma. «Le scrivo come si telefonerebbe a un amico per sfogo: secondo il ministro Tremonti “la disoccupazione esiste solo per chi non sa cercarsi un lavoro”. […]

La Stampa, 19.04.2011

“Mezzo milione di lavoratori in cig. Persi 895milioni in busta paga”, di Giuseppe Vespo

Nuova impennata della cassa integrazione: a marzo il ricorso alla «cig» è cresciuto del 45,1 per cento, tra ordinaria, in deroga e straordinaria, sul mese di febbraio. […]

L’Unità, 18.04.11

“In Italia il lavoro per i giovani segna il passo”, di Francesca Barbieri

Si chiama Zeeland l’isola felice per i giovani. La piccola provincia dei Paesi Bassi, in larga parte al di sotto del mare, ha resistito come un gigante ai venti della crisi. […]

Il Sole 24 Ore, 11.04.11

“Se nel giorno di festa il precario va in piazza”, di Tito Boeri

È il giorno della protesta dei lavoratori precari. Chiamati a raccolta su Internet (www.ilnostrotempoeadesso.it) si ritroveranno in almeno 46 piazze italiane e due straniere (Bruxelles e Washington) in un elenco che continua ad allungarsi. […]

La Repubblica, 09.04.11

Migliaia di precari in piazza: «La vita non aspetta»

A corteo vincitori di concorsi travestiti da vecchi.. «Quando saremo assunti saremo dei vecchi». Così alcuni decine di giovani che si sono presentati al corteo contro il precariato, travestiti da anziani. Sono i vincitori di concorso pubblico che non sono stati assunti dalla pubblica amministrazione […]

L’Unità, 09.04.11

“La cig s’impenna:a marzo +45% E i consumi restano al palo”, di Laura Matteucci

Cassa integrazione di nuovo in crescita a marzo, consumi sempre al palo, mentre l’Ocse certifica ancora una volta che l’Italia, quanto a crescita, resta il fanalino di coda dei Paesi del G7. […]

L’Unità, 06.04.11

Per i diritti di tutti

Reato di clandestinità: arriva la bocciatura europea

Per la Corte di Giustizia della Ue è in contrasto con la direttiva sui rimpatri nel “rispetto dei diritti fondamentali”. Gozi: ”Sono due anni che chiediamo al governo di recepire la direttiva Ue sui rimpatri. Altro che processo breve e testamento biologico”. […]

www.partitodemocratico.it, 28.04.11

“Gay nella pubblicità? Per il governo è scandalo”, di Francesco Merlo

L´Italia sta diventando il paese degli energumeni. Giovanardi si è scagliato contro l´Ikea bollando come anticostituzionale la pubblicità che “apre” alla famiglia gay. […]

La Repubblica, 24.04.11

A Paola Concia insulti pubblici per la sua vita privata

La deputata del Pd insultata per strada a Roma mentre camminava con la compagna. Bersani: “Urgente la legge contro l’omofobia e ogni forma di discriminazione”. […]

www.partitodemocratico.it, 23.04.11

“Sacrificati i diritti dei giovani”, di Elsa Fornero

Che l’Italia sia un Paese che tiene i suoi giovani in scarsa considerazione è risaputo, avendo ogni giorno di più la riprova di quanto tenaci siano le resistenze delle generazioni più anziane a rinunciare a qualche privilegio. […]

Il Sole 24 Ore, 21.04.11

“I martiri del mare spariti nella ricerca del sogno europeo”, di Domenico Quirico

Nell’entroterra della Tunisia, città intere rimaste senza più giovani, padri che piangono i figli partiti e mai arrivati: “Forse non può chiamare”. […]

La Stampa, 10.04.11

“Quando i naufraghi eravamo noi”, di Gian Antonio Stella

Gli incidenti marittimi che costarono la vita a migliaia di emigranti italiani. La sera del 4 agosto 1906 il mare depositò sulla spiaggia di Cartagena, in Spagna, un lattante tutto fasciato. Era vivo. Miracolosamente vivo. […]

Il Corriere della Sera, 08.04.11

“La legge della disperazione”, di Ferdinando Camon

Ora sappiamo la «verità» sull’immigrazione. Credevamo di saperla anche prima, ma era una bugia. […]

La Stampa, 07.04.11

Letture per aprire la mente

“Diritto di vivere, diritto di morire”, di Adriano Sofri

Ci sono incipit memorabili, come questo nei titoli d’agenzia di ieri: “Il Parlamento accelera sul fine vita”. Svelti, si muore. Cioè, si vota. […]

La Repubblica, 28.04.11

“Il populismo che si nutre di ignoranza”, di Barbara Spinelli

Quando Obama vinse le elezioni, nel 2008, furono molti a esser convinti che una grande trasformazione fosse possibile, che con lui avremmo cominciato a capire meglio, e ad affrontare, un malessere delle democrazie che non è solo economico. […]

La Repubblica, 27.04.11

“Le bugie sui conti dell’Italia”, di Bill Emmott

E’ normale aspettarsi dai politici mezze verità quando non addirittura bugie: in questo l’Italia non è unica, anche se resta un’eccezione la capacità del suoi leader di dire qualcosa un giorno per negarlo il giorno dopo, nella peraltro giustificata convinzione che le loro parole verranno comunque rapidamente dimenticate. […]

La Stampa, 24.04.11

“Il vilipendio al potere”, di Mario Pirani

Quanto più esplode con voluta sfrenatezza l´odio berlusconiano per le garanzie costituzionali, tanto più un nutrito gruppo di opinion makers si prodiga in deprecazioni per le reazioni risentite dell´opposizione. […]

La Repubblica, 23.04.11

“Nel paese di Ponzio Pilato”, di Ezio Mauro

Siamo così arrivati al dunque: la Costituzione nella sua essenza, nei suoi princìpi, nel suo fondamento. Quindi la natura della Repubblica, l´equilibrio tra i poteri che si bilanciano a vicenda, il concerto istituzionale che dovrebbe dare forma repubblicana alla democrazia quotidiana del nostro Paese. […]

La Repubblica, 22.04.11

“Sulle spalle della famiglia”, di Chiara Saraceno

Il governo sostiene di aver rafforzato il ruolo della famiglia. E infatti ricadono sulle famiglie italiane tutti i problemi di cui, nella maggior parte dei paesi, si fa carico lo stato sociale: dalla povertà alla dipendenza in età anziana, dalla disoccupazione giovanile alla cura dei bambini piccoli quando la madre lavora. […]

LaVoce.info, 21.04.11

“Il Quirinale in campo”, di Giuseppe D’Avanzo

Dinanzi alle parole violente e alle iniziative aggressive di un uomo che ha preso dimora stabile nell´inimicizia, si attendeva una parola saggia del presidente della Repubblica. […]

La Repubblica, 19.04.11

“La maggioranza lontana dalla democrazia”, di Stefano Rodotà

Siamo di fronte ad una aggressione continua, manifestazione pericolosa di una ossessione quotidiana di un presidente del Consiglio che, privo da sempre del senso delle istituzioni, affida la propria sopravvivenza alla riduzione d´ogni istituzione ad un cumulo di macerie. […]

La Repubblica, 18.04.11

“Non è stato un processo al capitalismo”, di Luigi La Spina

La sentenza con la quale i giudici di Torino hanno condannato l’ex ad della Thyssen-Krupp Italia, Harald Espenhahn, a 16 anni e mezzo per “omicidio volontario con dolo eventuale” ha scosso la sensibilità di tutti. […]

La Stampa, 17.04.11

“La politica una questione personale”, di Michele Brambilla

Il presidente del Consiglio che riunisce i capigruppo di maggioranza e fissa il calendario dei prossimi impegni di governo aggiungendo – al processo breve appena messo in cassaforte – la legge sulle intercettazioni e la riforma della magistratura, è in fondo l’immagine di quella che è ormai diventata la politica italiana: una questione personale. […]

La Stampa, 15.04.11

“Il nichilismo al potere”, di Carlo Galli

Ieri la Camera – tra le proteste di una cittadinanza che si sente tradita dal Palazzo – ha approvato una legge vergognosa, l´ennesimo provvedimento ad personam per salvare Berlusconi dai suoi processi e farne un soggetto superiore alla Legge. […]

La Repubblica, 14.04.11

“La vera faccia della Lega”, di Miguel Gotor

«Bisogna respingere gli immigrati, ma non possiamo sparargli, almeno per ora». Con queste incredibili parole il leghista Castelli, ex ministro della Giustizia e attuale viceministro alle Infrastrutture, ha commentato gli ultimi episodi di Lampedusa; del resto «contro le Brigate rosse cosa abbiamo fatto?» ha concluso per puntellare il suo strampalato ragionamento. […]

La Repubblica, 13.04.11

“I poteri sudditi”, di Nadia Urbinati

Dalla giustizia alla costituzione: tutto deve essere a disposizione di chi vuole avere potere supremo. Le regole del gioco le fa il giocatore forte altrimenti la sua forza non può vincere. […]

La Repubblica, 11.04.11

“Bufale e storielle: la verità sull’immaginario leghista”, di Vittorio Emiliani

Errori, sparate, leggende leghiste. Vent’anni di parole e letture storiche per creare un vocabolario e un immaginario della gente del Nord. […]

L’Unità, 10.04.11

“Condannati all’isolamento”, di Adriano Prosperi

Lampedusa? L´isola è svuotata, ora è tutto a posto, dice Berlusconi. Sì, svuotata l´isola come ripulita Napoli, come ricostruita l´Aquila. Le notizie degli sbarchi smentiscono in diretta l´ottimismo dell´imbonitore. Ma c´è dell´altro. […]

La Repubblica, 10.04.11

Interrogazioni presentate nel mese di aprile

Sulla mancata attivazione del liceo musicale a Modena presso l’Istituto Sigonio, Atto n. 5-04595 del 13 aprile 2011

Sull’abrogazione della legge 16 gennaio 1967, n. 3,che riconosceva la personalità giuridica dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione, Atto n. 5-04548 del 6 aprile 2011

Intervento del Presidente Napolitano in occasione della celebrazione della Festa del Lavoro

Ringrazio vivamente anch’io il Presidente Giuliano Amato per la sua disponibilità e per il contributo che ci ha offerto ripercorrendo da par suo il lungo tracciato dell’evoluzione sociale che da un primo maggio all’altro l’Italia ha conosciuto. In sintesi, egli ci ha detto – avete ascoltato le sue parole – che cosa sia, “nel passato che la precede, nella sua stessa storia e nel suo presente, la Repubblica fondata sul lavoro”, e ha concluso : “Il suo problema di oggi non è esserlo di meno, è, caso mai, esserlo di più”. E’ così, lo sentiamo tutti : lo sviluppo economico e la sua qualità sociale, la stessa tenuta civile e democratica del nostro paese, passano attraverso un deciso elevamento dei tassi di attività e di occupazione, un accresciuto impegno per la formazione e la salvaguardia del capitale umano, un’ulteriore valorizzazione del lavoro, in tutti i sensi.

Questo discorso riguarda in special modo i giovani, fa tutt’uno con le risposte da noi tutti dovute alle aspettative per il futuro delle giovani generazioni.
Il quadro generale dell’andamento della disoccupazione in Italia nel biennio della crisi economica, anche per effetto delle politiche di sostegno condotte attraverso la leva degli ammortizzatori sociali, merita valutazioni obbiettive e attente e non si presta, anche in un’ottica di comparazioni europee, a facili giudizi stroncatori. Ma indubbiamente allarmano i dati relativi ai giovani tra i 15 e i 29 anni.

E se spesso l’accento è stato posto sulla precarietà dell’occupazione dei giovani – calcolati in 800 mila – con contratti di lavoro a tempo determinato, quel che deve allarmare e richiede il massimo sforzo di riflessione, è il dato dei quasi 2 milioni di giovani fuori di ogni tipo di occupazione, ormai fuori dal ciclo educativo e non coinvolti nemmeno in attività di formazione o addestramento. Quest’area, definita con l’acronimo NEET, Not in Employment Education or Training, è composta di circa 700 mila disoccupati e in misura quasi doppia di inattivi.

In questa condizione di forte disagio e incertezza per larghi strati di giovani si riflettono evidentemente debolezze non recenti del nostro complessivo processo di crescita : se è vero che prima dell’insorgere della recente crisi globale, il PIL è aumentato in Italia, tra il 2000 e il 2007, di circa il 7 per cento, meno della metà del decennio precedente. Nello stesso periodo nell’area dell’euro il PIL è cresciuto circa del doppio.

Per poter aprire nuove prospettive di occupazione in tutto il paese, è dunque imperativo riuscire a intervenire su cause strutturali di ritardo della nostra economia. Ed è imperativo farlo in uno col perseguimento di obbiettivi tanto obbligati quanto ardui – concordati in sede europea – di rientro dell’Italia dalla situazione di disavanzo eccessivo e di riduzione del peso del debito pubblico. Se si assume il traguardo di un sostanziale pareggio del bilancio nel 2014, che comporterà un’ulteriore manovra, per il 2013-14, di riduzione della spesa pubblica di oltre quattro punti di PIL, è facile intuire come sarà essenziale la caratterizzazione secondo ben ponderate priorità di tale manovra, e quindi la combinazione tra questa e le azioni volte a rafforzare il potenziale di crescita dell’economia e dell’occupazione.

E’ di ciò che si è discusso e ancora si discuterà in Parlamento sulla base del Documento di Economia e Finanza 2011 presentato dal governo e comprendente sia il Programma di stabilità sia il Programma Nazionale di Riforma nel quadro della procedura del semestre europeo definita dal Consiglio Europeo dello scorso 24-25 marzo.

Le audizioni svoltesi presso le Commissioni Bilancio riunite di Senato e Camera nelle ultime settimane hanno fornito al Parlamento apporti esterni di grande ricchezza e serietà, mettendo comunque in evidenza l’estrema tensione dello sforzo che si richiede al paese. E io mi chiedo se l’insieme delle parti sociali e delle forze politiche ne abbia piena consapevolezza e concentri come dovrebbe la propria attenzione sulle più ambiziose proposte di riforma – come quella fiscale – delineate dal governo e sulle indicazioni da esso prospettate con impegno per quel che riguarda le politiche e azioni più rilevanti ai fini dell’occupazione, della formazione del capitale umano, dell’evoluzione dei rapporti tra mondo dell’impresa e mondo del lavoro.

E’ davvero aperto e da esplorare con spirito propositivo il campo delle reali possibilità o condizioni di successo tanto degli obbiettivi ineludibili di consolidamento dei conti pubblici quanto degli obbiettivi di crescita più sostenuta, guardando alle situazioni più preoccupanti – soprattutto, si deve ribadirlo, il Mezzogiorno dove è stata drammatica la perdita di posti di lavoro – e alle esigenze e domande delle giovani generazioni.

Tra le condizioni di successo di un programma necessariamente ambizioso e innovativo, c’è certamente quella dell’avvio di un nuovo clima di coesione sia politica sia sociale. E a quest’ultimo proposito, mi riferisco sia alle relazioni tra le diverse parti sociali sia alle relazioni tra i sindacati dei lavoratori. Sarebbe, sia chiaro, fuorviante e irrealistico immaginare il superamento di naturali contrasti tra mondo delle imprese e mondo del lavoro, o di motivi di attrito e competizione tra le diverse organizzazioni dei lavoratori. Ma mi domando – ed è una domanda che può riferirsi anche alle relazioni tra le forze politiche : è inevitabile l’attuale grado di conflittualità, è impossibile l’individuazione di interessi e di impegni comuni? Si teme davvero che possa prodursi un eccesso di consensualità, o un rischio di cancellazione dei rispettivi tratti identitari e ruoli essenziali?

E’ sufficientemente chiaro il bisogno che io avverto già da tempo di un richiamo alla durezza delle sfide che ci attendono e già ci incalzano, mettendo alla prova, ed esponendo a incognite gravi, tutti gli attori sociali e politici e in definitiva il profilo storico, il peso, il futuro della nazione. Sembra quasi, talvolta, che l’accogliere oppure no, il far propri sinceramente oppure no quei miei richiami, o comunque si vogliano definirli, sia una questione di galateo istituzionale o un esercizio di ipocrisia istituzionale. Ma è ai fatti, e alle conseguenti responsabilità, che sempre meno si potrà sfuggire senza mettere a repentaglio quel qualcosa di più grande che ci unisce, quel comune interesse nazionale che non è un ingannevole simulacro, e senza finire per pagare prezzi pesanti in termini di consenso.

E allora permettetemi, amici delle organizzazioni sindacali, di esprimere preoccupazione crescente dinanzi al tradursi di contrasti che tra voi possono sempre sorgere e di motivi di competizione che non debbono stupire, in contrapposizioni di principio, in reciproche animosità e diffidenze, in irriducibili ostilità. La nostra storia – a partire dal 1944 e nonostante periodi di rottura e divisione – ci dice quel che l’unità sindacale ha dato ai lavoratori, alla democrazia, al paese. La rinuncia a sforzi pazienti di ritessitura quando si producano lacerazioni e diventino indispensabili dei ripensamenti, può portare solo al peggio, dal punto di vista del peso e del ruolo del lavoro e delle sue rappresentanze. E in positivo desidero citare – trattandosi di tema che mi è stato e mi è particolarmente caro, nella sua persistente drammaticità – l’influenza che i sindacati hanno esercitato essendo uniti, per garantire più sicurezza sul lavoro. Registriamo così anche quest’anno risultati positivi, per effetto di provvedimenti legislativi e di comportamenti più responsabili che i sindacati hanno sollecitato, promuovendo un clima innovativo anche sul piano giurisprudenziale.

Ma vorrei concludere allargando lo sguardo al di là degli interlocutori istituzionali e delle organizzazioni sociali. Nel celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ho richiamato le grandi prove di impegno collettivo che hanno segnato la nostra storia e che ci indicano la via di una rinnovata fiducia in noi stessi. Impegno collettivo significa “mobilitazione e responsabilità” – come ha detto il Ministro Sacconi – “dei singoli come dei corpi sociali”. Debbono fare la loro parte – perché il paese possa fronteggiare con successo le sfide di oggi e di domani – quanti hanno ruoli di rappresentanza e di guida nella politica e nelle istituzioni, nell’economia e nella società, ma in pari tempo – come volli sottolineare nel mio messaggio di fine anno – ogni comunità, ogni cittadino. E dunque, ogni lavoratore, ogni giovane. E’ l’esempio che avete dato voi, cari Maestri del Lavoro. Alle riforme tocca – ha chiarito il Ministro del Lavoro – “offrire a uomini e donne contesti e ambienti idonei a massimizzare il potenziale che è in ognuno di loro”. Ma occorre poi il massimo concorso di volontà ed apporti individuali fino a comporre, innanzitutto sul piano morale, quel nuovo grande impegno collettivo di cui ha bisogno l’Italia.

Rivolgo ancora, in questo spirito, il mio saluto ed augurio ai Rappresentanti dei Lavoratori Anziani di Azienda ed egualmente ai Rappresentanti della Federazione Cavalieri del Lavoro, anch’essi testimoni di una straordinaria somma di sforzi e di contributi personali e sociali nell’interesse comune.

Buon 1° maggio!

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Napolitano richiama i sindacati “Temo per la coesione sociale”

Monito del presidente della Repubblica ai leader sindacali al Quirinale. “La mancanza di unità sindacale porta al peggio. Impossibile individuare interessi e impegni comuni?”. Tra le condizioni per il rilancio del Paese anche “nuovo clima di coesione politica e sociale”. “Ho qualche motivo di preoccupazione per la coesione sociale del paese. E la mancanza di unità sindacale porta al peggio dal punto di vista del peso e del ruolo del lavoro e delle sue rappresentanze”. E’ il timore che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha espresso ai leader sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella, accompagnati dalle rispettive segreterie al Quirinale prima dell’inizio della cerimonia ufficiale per la celebrazione della Festa del lavoro.

Napolitano coglie l’occasione per tracciare un quadro della situazione politica ed economica italiana, toccando Mezzogiorno, disoccupazione, soprattutto giovanile, e disavanzo pubblico. L’Istat ha certificato la dissoluzione di 533.000 posti di lavoro negli ultimi due anni (da 22.405.000 occupati a 21.872.000), di cui l’80% dei quali nell’industria e la metà nel Sud. Dati, sottolinea il presidente, per certi versi drammatici. Richiedono interventi, ma il presupposto, sottolinea, “è certamente l’avvio di un nuovo clima di coesione sia politica sia sociale”.

“La nostra storia – premette il presidente della Repubblica -, a partire dal 1944 e nonostante periodi di rottura e divisione, ci dice quel che l’unità sindacale ha dato ai lavoratori, alla democrazia, al Paese. La rinuncia a sforzi pazienti di ritessitura quando si producano lacerazioni e diventino indispensabili dei ripensamenti, può portare solo al peggio, dal punto di vista del peso e del
ruolo del lavoro e delle sue rappresentanze”.

“Permettetemi, amici delle organizzazioni sindacali – prosegue Napolitano -, di esprimere preoccupazione crescente dinanzi al tradursi di contrasti, che tra voi possono sempre sorgere, in contrapposizioni di principio, reciproche animosità e diffidenze, irriducibili ostilità” . C’è invece “il bisogno – prosegue il capo dello Stato -, che io avverto già da tempo, di un richiamo alla durezza delle sfide che ci attendono e che già ci incalzano” senza indugiare “nell’attuale grado di conflittualità” politica e sociale.

“Mi domando – si chiede il capo dello Stato -, ed è una domanda che può riferirsi anche alle relazioni tra le forze politiche: è inevitabile l’attuale grado di conflittualità, è impossibile l’individuazione di interessi e impegni comuni? Si teme davvero che possa prodursi un eccesso di consensualità, o un rischio di cancellazione dei rispettivi tratti identitari e ruoli essenziali? L’Italia ha bisogno di un nuovo clima di coesione, sia politica sia sociale. L’attuale grado di conflittualità deve essere superato senza avere paura che così facendo si cancellino identità o tratti essenziali del proprio agire”. In ogni caso, ribadisce il presidente, è ora di dire basta a quell’esercizio di “ipocrisia istituzionale” che spesso segue i richiami del presidente della Repubblica.

Giorgio Napolitano chiude la cerimonia dando anche le indicazioni che ritiene necessarie per superare l’attuale momento di difficoltà. “Per poter aprire nuove prospettive di occupazione in tutto il Paese è imperativo riuscire a intervenire sulle cause strutturali di ritardo della nostra economia”. “E’ imperativo farlo – sottolinea il presidente – col perseguimento di obiettivi tanto obbligati quanto ardui, concordati in sede europea, di rientro dell’Italia dalla situazione di disavanzo eccessivo e di riduzione del peso del debito pubblico”. Ma “tra le nuove condizioni di successo di un programma necessariamente ambizioso e innovativo – ricorda Napolitano, rivolgendosi ancora ai sindacati – c’è certamente l’avvio di un nuovo clima di coesione politica e sociale. E mi riferisco sia alle relazioni tra le diverse parti sociali, sia alle relazioni tra i sindacati dei lavoratori”.

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"Rifare gli italiani" investendo sulla scuola pubblica, di Sofia Toselli – Presidente CIDI

Quest’anno in Italia si stanno celebrando i 150 anni di Unità. Va allora ricordata l’importanza del ruolo svolto dalla scuola pubblica, nel processo unitario, nello sviluppo e nel progresso del Paese. Nel 1859 Casati affidava ai Comuni l’istituzione obbligatoria e la gestione dei primi due anni di scuola elementare. Da allora e fino ad oggi, pur tra enormi ostacoli e contraddizioni, l’istruzione diventava un settore di responsabilità pubblica. Anche se passeranno molti decenni prima che venga affidato allo Stato l’istituzione e la gestione di tutti gli ordini di scuola e molti altri prima che l’istruzione venga garantita dalla Costituzione come un diritto fondamentale. Di questo secolo e mezzo traiamo certamente un bilancio positivo, tanto più se si tiene conto delle condizioni di generale grave arretratezza culturale e sociale in cui versava la popolazione. Il 78%degli italiani era analfabeta, con punte di oltre il novanta per cento al Sud. Nel processo di unità e di comune identità linguistica e culturale la scuola ha dunque avuto una funzione decisiva, garantendo progressivamente agli italiani le competenze alfabetiche necessarie per vivere, lavorare, continuare a studiare. L’istruzione di massa è stato il principale veicolo di integrazione e di emancipazione per milioni di persone e ciò è stato possibile grazie al lavoro tenace di migliaia di maestre e maestri che hanno saputo trovare, tra mille difficoltà, negli ideali risorgimentali e nel bisogno di riscatto sociale per la popolazione, le motivazioni e il senso del proprio impegno educativo. Legioni di maestri hanno insegnato a generazioni di bambini a leggere, scrivere e far di conto, ad acquisire le norme fondamentali dell’igiene e i principi della civile convivenza. E per decenni, l’istruzione e la cultura sono state percepite come i mezzi più efficaci di crescita e di progresso personale e collettivo. Grazie alla scuola è stata garantita una nuova cittadinanza. Oggi, dopo qualche decennio in cui l’istruzione e la cultura, nella società dei media e del mercato, non sono più garanzia di successo e di affermazione, va crescendo un rinnovato bisogno di cittadinanza e, più in generale, di una rinnovata idea di progresso ed equità. Va aumentando il bisogno di «rifare gli italiani». E se la spinta espansiva dell’istruzione si è arrestata mentre crescono povertà, ignoranza e corruzione, è proprio dalla scuola che occorre ripartire. È sulla scuola che è necessario investire. Per far crescere l’intelligenza, il senso critico, la cultura di tutti. Che la politica torni allora a parlare di politica e di un lungimirante progetto educativo. Gli insegnanti ritroveranno le motivazioni e il senso del proprio impegno educativo.

L’Unità 30.04.11