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La spregiudicatezza della Lega sui precari della Scuola

La risposta di Manuela Ghizzoni – capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera – alla richiesta del sen. Pittoni (Ln) di un appoggio per bloccare le nuove graduatorie.
“Stupisce e rammarica che il sen. Pittoni faccia finta di non comprendere che “la guerra tra precari”, per usare una sua espressione, dipende unicamente dai tagli agli organici voluti dal Governo, con il pieno avallo della Lega. E che, ora, Pittoni si erga vessillifero delle istanze dei precari – dopo averne mortificato da Nord a Sud le attese di immissione in ruolo come previsto dal Piano del Governo Prodi – è sintomo di una spregiudicatezza e di una disinvoltura politica degna del Premier. Il Pd conosce un solo modo per salvaguardare i posti di lavoro: mantenendoli negli organici e occupandoli con personale adeguato”.

“Che la Lega chieda l’appoggio del Pd è di per sé una notizia, e lo è ancor di più se lo fa sulla scuola, un ambito sul quale si è sempre registrata una granitica coesione tra maggioranza e governo. Ma forse la vera notizia è proprio questa: sull’aggiornamento delle graduatorie la maggioranza non c’è (evidentemente durante l’incontro al vertice avvenuto giovedì scorso, in concomitanza con la convocazione dei sindacati al Miur, il senatore non è stato in grado di convincere la ministra) e la distanza tra Lega e Gelmini non è mai stata così marcata. Che poi la frattura venga esplicitata nel giorno in cui Bossi tuona contro il Premier non è di poco conto.”

“Non sappiamo di quale decreto parli Pittoni: ad ogni buon conto, valuteremo qualsiasi testo ufficiale vorrà sottoporci il Governo (l’unico titolato a farlo) in risposta alla recente sentenza della Consulta, mentre ogni dichiarazione odierna avrebbe un carattere estemporaneo ed un mero sapore elettoralistico. Certo non possiamo non rilevare l’ondivago atteggiamento della Lega – e non il PD – sull’aggiornamento delle graduatorie, poiché votò senza colpo ferire la norma al decreto “salva precari” (ottobre 2009) che disponeva le code per il biennio 2009/10 e il pettine per quello successivo. Del mostro a due teste creato da quella norma, la Lega non ebbe a lamentarsi (a differenza del PD): oggi, chi è in difetto di coerenza? Anche per questo motivo, la richiesta del sen. Pittoni pare un guanto di sfida propagandistico piuttosto che una richiesta dal respiro “costituzionale” – come richiederebbe la situazione – di aprire un tavolo, al quale far sedere anche tutte le forze politiche e le rappresentanze delle diverse categorie interessate alla questione, per affrontare gli effetti più deleteri delle misure Tremonti-Gelmini, a cominciare dal taglio di 132.000 posti di lavoro, di cui 87.000 docenti, che ha impattato negativamente anche sul precariato oltre che sulla qualità del sistema. Il sen. Pittoni dov’era quando il decreto 112 del 2008 dispose questi tagli draconiani? E continuiamo a chiederci dove fosse ogni volta che abbiamo presentato un provvedimento per la cancellazione dei tagli e per l’immissione in ruolo, regolarmente bocciato dalla maggioranza. Forse che l’interesse del sen. Pittoni per i precari funziona a corrente alternata?”

“Non è sufficiente un fugace e generico riferimento ad un “numero adeguato di stabilizzazioni”, come fa il sen. Pittoni, per essere credibile nella lotta al precariato della scuola. Noi chiediamo che già dal prossimo anno scolastico si proceda con l’immissione di 60.000 docenti, per coprire sia le cattedre vacanti sia gli spezzoni di orario, al fine di costituire la base di un organico funzionale a l piano dell’offerta formativa delle singole scuole. A questa iniziativa si dovrebbe accompagnare la cancellazione del l’ultima tranche di tagli (ben 19.600 cattedre) e la predisposizione di un pluriennale piano di assunzioni. Queste sono le sole proposte concrete per dare risposte definitive alle istanze dei precari e al diritto alla continuità didattica dei ragazzi. Coraggio sen. Pittoni, dimostri che le sue parole pronunciate in favore dei precari non sono un flatus vocis e si impegni con noi, su queste proposte, nella imminente discussione al Documento di economia e finanza. Mai momento è stato tanto appropriato.”

“Sui superpunteggi ricordo poi al sen. Pittoni che il PD, in tempi non sospetti e in coerenza con la costante attenzione ai problemi della scuola, ha presentato interrogazioni per approfondire il problema – quale quello sul servizio prestato gratuitamente pur di ottenere il punteggio corrispondente – ma dal Governo nessuna iniziativa concreta. Non sarebbe il caso di richiamare la Gelmini (e non il PD) ad una precisa azione di contrasto a pratiche illegittime?”

Roma, 28 aprile 2011

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Il sen. Pittoni (Lega) chiede l’appoggio del Pd per bloccare le nuove graduatorie

Il senatore Mario Pittoni (Lega), capogruppo della Lega Nord in commissione Cultura del Senato, che alcuni mesi fa aveva cercato (inutilmente) con un emendamento al decreto mille proroghe di fermare per un anno l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento per far decantare una situazione molto problematica conseguente anche alla sentenza della Consulta sugli inserimenti a pettine, non si dà per vinto e, temendo un’altra catastrofica situazione delle mobilità dei precari da una provincia all’altra, lancia un appello che sa di sfida all’on. Manuela Ghizzoni, responsabile Cultura del Pd alla Camera, per fermare il nuovo decreto annunciato dal Miur.

«Al di là delle stabilizzazioni, che puntiamo ovviamente a ottenere in numero adeguato, se davvero la Ghizzoni ha a cuore la sorte degli insegnanti precari con il posto a rischio – dice Pittoni – chieda al suo partito di appoggiare, o quanto meno non ostacolare, l’eventuale decreto legge per mantenere le graduatorie chiuse (in vista della riforma del reclutamento su cui si sta lavorando)”.

Il senatore leghista fa capire, dunque, che il ministro Gelmini potrebbe avere pronto un decreto legge per bloccare le graduatorie, come si era pensato di fare a suo tempo con il decreto milleproroghe, ma che, complice anche la campagna elettorale in atto, teme non trovi in Parlamento gli appoggi necessari.

Per Pittoni il via libera ad un simile provvedimento di emergenza “È l’unico segnale concreto che la Ghizzoni può offrire alle decine di migliaia di insegnanti che rischiano di essere appiedati dai superpunteggi maturati in alcune zone; questione, peraltro, tutta da approfondire. Altrimenti è solo propaganda di partito».

Il senatore leghista ne ha anche per l’Anief, l’Associazione che ha patrocinato numerosi ricorsi dei precari tra cui quelli vincenti davanti alla Corte Costituzionale. «Le invettive dell’Anief (associazione che si occupa di ricorsi a pagamento) – spiega Pittoni – con richiami alla Costituzione e alla legge che non tengono in alcun conto la “singolarità” delle proporzioni di certi punteggi, mettono in difficoltà alcuni parlamentari di maggioranza del Sud”.

Il senatore Pittoni conclude il suo appello, chiedendo l’appoggio del Pd per evitare quella che ritiene possa diventare un’altra “guerra” tra precari: “Se davvero la Ghizzoni tiene a salvaguardare il posto dei docenti a rischio, ha una cosa sola da fare: garantire l’appoggio del Pd a un’eventuale norma per bloccare la guerra da Grande fratello, che si scatenerà con la riapertura delle graduatorie creando precari all’ennesima potenza”.

da Tuttoscuola.com del 26 aprile 2011

"Lavoro, sempre più «scoraggiati». Disoccupati record tra le donne", di La. Ma.

Un esercito di scoraggiati, convinti di non poter trovare lavoro, si aggiunge a quello dei disoccupati.
Per le donne-madri è peggio: solo le single del Centro
hanno tassi di occupazione vicini a quelli maschili. Sono 1,5 milioni gli italiani che vorrebbero lavorare ma non cercano attivamente lavoro perchè convinti di non riuscire a trovarlo:unesercito di «scoraggiati» che secondo i dati dell’Istat sulla media del 2010 si aggiungono ai 2,1 milioni di disoccupati ufficiali. Per le donne è peggio. Non una novità ma l’Istituto di statistica ha messo in bianco e nero le cifre aggiornate a tutto il 2010, che danno la misura delle difficoltà
per una mamma di conciliare i ruoli.
Le donne occupate tra i 25 e 64 anni con tre o più figli sono solo il 36,9%, ma già con un figlio la quota di lavoratrici si ferma al 51,1%, con due al 49,8%.
DIVARI
Nel complesso, gli italiani che si percepiscono «in cerca di occupazione» sono quasi 4,4 milioni anche se sono solo meno della metà coloro che la cercano attivamente. Tra gli over 15, infatti, alla domanda sulla propria «condizione» 22,4 milioni risultano occupati, 4,4 in cerca di occupazione mentre poco più di 8 milioni sono casalinghe/i e 4,3 milioni studenti. Gli scoraggiati sono aumentati del 10,6% rispetto alla media 2009, risiedono prevalentemente al Sud (oltre due terzi del totale) e sono soprattutto donne( i due terzi). Le donne scoraggiate nel Sud sono 698mila, 199mila del Nord. Gli uomini al Nordscoraggiati sono solo 67mila (40mila dei quali con oltre 45 anni) mentre al Sud sono 382mila (489mila in Italia nel complesso). C’è una fascia consistente di scoraggiati anche nella classe di età tradizionalmente più attiva (389mila tra i 35 e i 44 anni, 294mila di questi sono donne) e in quella tra i 45 e i 54 anni (397mila, 303mila dei quali donne).
Tra coloro che lavorano i dipendenti sono 17.110mila e tra questi gli operai sono ancora di più degli impiegati (7.997mila a fronte di 7.303mila impiegati). Gli apprendisti sono 201mila. Gli operai dell’industria sono 3,5 milioni, nei servizi quasi 4,1 milioni. E se il tasso di occupazione complessivo nel 2010 era al 56,9%, rimane alto il divario tra Nord e Sud: Bolzano è la provincia con la percentuale più alta di occupati (il 71,1%) e Crotone l’ultima (36,9% di occupati), seguita da Napoli (il 37%). Quanto all’occupazione femminile, al Sud la percentuale è ancora più bassa (26,9%): meno di una donna su tre ha un impiego. La media nazionale (49%) è rialzata dal Centro (47,5%) e dal Nord (48,6%). Le single, invece, vantano un tasso di occupazione vicino a quello maschile, sopratutto nel Centro dove lavora il 71,3% (69,8% al Nord, 46,9% al Sud). Per gli uomini, invece, è il contrario: solo il 75,8% dei single è occupato, la percentuale sale all’81,9% per chi ha figli. Insomma, una parte consistente delle lavoratrici-madri esce dal mercato, soprattutto se svolge un lavoro poco remunerato e con tutele ridotte. Del resto, le donne che ricoprono posti di alta fascia sono poche. Le dirigenti sono solo il 26,8% (115 mila su un totale di 428 mila), le libere professioniste il 29,2% (347mila su 1,187 milioni) e le imprenditrici il 19%(49mila su 257mila).

L’unità 27.04.11

"Mr Cepu ora scende in politica", di Giampaolo Cerri

Mr Cepu scende in campo. Francesco Polidori, classe 1946, umbro di Città di Castello e assurto alle cronache appunto come fondatore del Centro europeo di preparazione universitaria-Cepu (100 milioni di fatturato e oltre 400 addetti), ha deciso di candidarsi a sindaco nella sua città natale. Il tycoon della formazione privata è candidato sindaco di ben quattro liste, a cominciare dal suo Federalismo democrati umbro-Fdu, costituito in occasione delle regionali del 2010, e in cui compaiono anche il nipote Francesco Pietro e il direttore marketing del Cepu, Maurizio Pasquetti.

Le altre liste di supporter, sono eDemocracy (in cui è candiato il figlio, Pietro Luigi) e NoiDonne, direttamente riconducibili al suo entourge, e la filiazione locale di Nuova Forza Italia.

Contemporaneamente, con un simboli identico, Polidori corre da sindaco anche nella vicina Borgo S.Sepolcro, dove si trova il quartier generale del suo Gruppo. Qui il Federalismo democratico da umbro è diventato, in un fiat, “unitario” e candida a primo cittadino Gianluca Polidori, parente del fondatore ma soprattutto storico manager delle sue numerose aziende.

Programmi in fotocopia: a Città di Castello come a Borgo S.Sepolcro, Polidori promette l’università. La sua ovviamente, quella targata eCampus, con la quale punta a portare nella città che lo ha visto nascere, almeno 2mila posti di lavoro. E poi creazione di posti di lavoro tramite la filiera corta in agricoltura, turismo culturale, defiscalizzazione degli oneri sociali.

Ma che cosa c’è dietro questa singolare opa politica lanciata sull’Alta valle del Tevere dalla famiglia Polidori?

Certamente una passionaccia per la politica che risalte a metà degli anni ’90, quando Polidori era entrato in contatto con Tonino Di Pietro, professore al Cepu e testimonial pubblicitario del gruppo: quando, nel 1997, l’ex-magistrato aveva deciso di far nascere l’Italia dei Valori, era stato il bellissimo hotel a quattro stelle di Mr. Cepu, il Borgo di Borgo S.Sepolcro, ad accogliere i dipietristi giunti da tutt’Italia.

Complice forse qualche disavventura giudiziaria del Cepu, per frode fiscale (1998) e compravendita di tesi (2001), peraltro risoltesi senza danni per Polidori, l’amicizia con Tonino era declinata, spingendo l’industriale a cercare sponde altrove. Le troverà in Forza Italia prima e nel Pdl, poi, grazie all’amicizia di Valentina Aprea, sottosegretario di Letizia Moratti all’Istruzione, quando nel 2006 il Cepu ottiene, piuttosto avventurosamente, il decreto di attivazione della sua università online.

Ma sarà soprattutto l’aggancio di Ubaldo Livolsi, l’advisor di Mediaset, a offrire un canale diretto con Silvio Berlusconi che, nel luglio dell’anno scorso, ha visitato festosamente l’ateneo di Novedrate. Poche settimane dopo, Polidori aveva contraccambiato, recandosi a Palazzo Grazioli, dove il premier gli aveva concesso due ore per spiegare ai vertici Pdl la sua teoria del vicinato politico: una macchina macina-consensi che si poggia sulla capillarizzazione della rete propaganidistica, famiglie per famiglia. Il metodo-Polidori non aveva attecchito ma i rapporti fra il premier e il fondatore sono rimasti ottimi.

Dunque, la tornata amministrativa umbro-toscana come test nazionale del vicinato politico?

L’anno scorso, la novità della lista federalista non aveva fatto piacere né al Pdl né alla Lega: i primi avevano rifiutato l’apparentamento con la lista-Cepu, che alla fine non si era presentata, mentre i secondi avevano sparato a palle incatenato contro gli usurpatori. Quest’anno il bis: il candidato ufficiale del Pdl per Castello, Cesare Sassolini, ha fatto sapere di non gradire Polidori. Parole se possibile più dure fra le fila del Carroccio, il capogruppo in regione Lorenzo Cerignoni, ha parlato di «pseudo formazione politica che con il federalismo non ha nulla a che fare, nonostante il nome».

da Italia Oggi 27.04.11

"Immigrazione, vince la linea francese", di Anais Ginori

Berlusconi: rivedere Schengen. Sarkozy: frontiere chiuse in casi eccezionali. La Ue: il vertice è andato nella direzione giusta. Napolitano: bando agli egoismi. Passa la linea voluta da Parigi: frontiere chiuse quando ci sono emergenze migratorie in corso, come accade oggi a Lampedusa e nel Mediterraneo. Il vertice italo-francese di ieri ha sancito un´intesa sulla necessità di rivedere al più presto le regole di Schengen. Il governo italiano fa marcia indietro sulla possibilità di condividere il carico dei flussi migratori con i paesi vicini e si associa invece alla richiesta di un´interpretazione più restrittiva della libera circolazione nello spazio Ue. Una convergenza messa per iscritto nel messaggio comune che Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi hanno inviato a Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Europeo e a José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea. La governance di Schengen va ripensata, hanno detto i due leader. «Nessuno di noi vuole negare Schengen, ma in condizioni eccezionali crediamo possano esserci variazioni», ha spiegato Berlusconi.
È stato il vertice della pace, dopo mesi di accuse reciproche. Raramente un summit bilaterale era stato così carico di tensioni. L´incontro tra i due leader è stato addirittura anticipato rispetto al calendario previsto, nel tentativo di appianare i conflitti sui vari dossier. Ma il bilancio della giornata di ieri si è chiuso in positivo soprattutto per la Francia. Dall´immigrazione alla Libia, l´Italia ha seguito la strada tracciata dall´Eliseo. Berlusconi è stato anche costretto ad ammettere che il carico di immigrati che pesa sull´Italia è relativo. L´accoglienza di immigrati Oltralpe, ha spiegato, «è cinque volte superiore a quella dell´Italia. La Francia ogni anno accoglie 50 mila migranti. Noi invece abbiamo una media di 10 mila. Di questo siamo consapevoli e da parte nostra non c´è nessuna volontà di accusare la Francia di inadempienze». Una smentita implicita delle critiche pronunciate nelle settimane scorse contro i francesi dagli esponenti della Lega Nord.
L´imperativo per Palazzo Chigi era ricucire lo strappo. Le coincidenze non hanno aiutato. Mentre Sarkozy arrivava a Roma, il gruppo Lactalis annunciava l´Opa su Parmalat. Anche in questo caso, il premier ha voluto smussare i toni. «Crediamo entrambi nel libero mercato. Lavoreremo insieme per trovare un´intesa», ha annunciato Berlusconi, frenando sulle velleità nazionaliste del ministro dell´Economia, Giulio Tremonti. L´unica vittoria che l´Italia ha incassato è stata sull´appoggio alla candidatura del governatore di Bankitalia, Mario Draghi, per la presidenza della Bce.
Sull´immigrazione il governo italiano si è rassegnato a non pretendere più il “burden sharing”, la condivisione dei migranti tra partner europei, una richiesta che l´aveva fortemente isolata nell´Ue. «Nulla sarebbe più miope, meschino e perdente del ripiegamento su se stesso di ciascuno dei paesi membri dell´Unione europea» aveva commentato ieri il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. La proposta di revisione di Schengen ora passerà al vaglio degli altri partner europei. «Andiamo nella stessa direzione», ha commentato un portavoce della Commissione Ue in serata. Non si tratterà di una “rivoluzione” del Trattato entrato in vigore nel lontano 1995, ma di una “chiarificazione” su alcuni punti. L´obiettivo di Italia e Francia è ottenere un consenso attorno alla riforma per il Consiglio europeo del 24 giugno. Già il 4 maggio il commissario agli Affari Interni, Cecilia Malmstrom, presenterà un pacchetto di misure. «La situazione migratoria nel Mediterraneo – scrivono Berlusconi e Sarkozy – potrebbe rapidamente trasformarsi in una vera e propria crisi in grado di minare la fiducia che i nostri concittadini ripongono nella libera circolazione all´interno dello spazio Schengen». La lettera contiene anche diverse proposte sul rafforzamento di Frontex, l´agenzia per il controllo delle frontiere esterne dell´Ue, e la richiesta di maggiori aiuti verso i paesi di provenienza dei migranti. «Rafforzare l´agenzia Frontex costituisce un imperativo prioritario» aggiungono Sarkozy e Berlusconi. Almeno su questo punto, l´Italia avrà tutto da guadagnare.

La Repubblica 27.04.11

"La morte non si norma", di Pierluigi Castagnetti

Dunque, oggi o al massimo domani, la camera voterà l’inversione dell’ordine del giorno per passare subito ai voti sulle Dat (testamento biologico). Si deve approvare questo testo così com’è, e subito, sostiene chi non ha mai detto una parola nei due lunghi anni in cui la maggioranza l’ha tenuto nei cassetti. Personalmente resto dell’avviso, già espresso in sede di discussione generale (e in un articolo su Europa), che la morte non possa essere giuridicizzata. Essa può arrivare, infatti, in modo imprevedibile e immediato per un incidente o un accidente, o può arrivare con quella gradualità che ne consente la preparazione e l’accoglienza. Questa seconda ipotesi, quando si verifica, è una grazia se la si riesce a vivere con il rispetto della sacralità di quel momento, indipendentemente dalle convinzioni personali, «perché è una soglia sacra per tutti, credenti o non credenti, precisamente per il suo carattere di definitività, di assoluto non ritorno e dunque di ultima estrema possibilità » (Bruno Forte, Il Sole 24Ore, 4 ottobre 2009).
Il letto di quel paziente diventa, a prescindere dalla fede, un tabernacolo al quale chi ne è esterno si accosta, nel dolore e nel mistero, e avverte tutto il peso e la violenza di possibili invasività della tecnica o della legge. Sì, perché anche la legge, quando pretende di prevedere e imbrigliare tutte le circostanze che inevitabilmente le sfuggono, può diventare invasiva e ingiusta.
Per questo io credo che sarebbe saggio non legiferare.
Vi è infatti un’etica del limite anche per il legislatore.
Condivido quanto scriveva già trenta anni fa Jacques Ellul: «Il diritto è indispensabile per la vita delle società, ma il rifugio assoluto nel diritto è mortale per la negazione del calore, dell’elasticità, della fluttuazione delle relazioni umane che sono indispensabili affinché un corpo sociale, quale che sia la sua dimensione, possa vivere e non solo funzionare. Un eccesso di diritto e di rivendicazioni giuridiche sfocia in una situazione nella quale, al termine, il diritto stesso diventa inesistente» (Cristianesimo, secolarizzazione e diritto moderno, Giuffrè 1981).
Oggi, infatti, la norma positiva, statale o metastatale purtroppo tende sempre più a definire ogni aspetto della vita sociale occupando territori che fino a poco tempo fa erano governati dall’etica dei comportamenti e dal buon senso. E ciò spesso avviene anche con l’oggettiva complicità di quei cristiani sempre più confidenti nella forza della legge per garantire la virtù. Io resto, invece, convinto che vi siano temi che, per evocare A.C. Jemolo, «la legge può solo lambire», e, fra essi, vi è sicuramente quello della morte. Lo stesso cardinale Ruini, nella prolusione all’Assemblea della Cei del 22 gennaio 2007, dopo avere ribadito che non è mai consentito «privare il paziente del necessario sostegno vitale», aggiungeva che «in questa materia così delicata appare norma di saggezza non pretendere che tutto possa essere previsto e regolato dalla legge».
Però si obietta ora che le cose sono cambiate dopo la sentenza della Cassazione sul caso Englaro, che è arrivata tra l’altro a ricostruire la volontà della paziente senza riscontri oggettivi. Considero molto seria l’obiezione, anche se suggerisco di situare quella sentenza nel singolarissimo contesto di una emozione collettiva intenzionalmente alimentata attraverso una forte pressione mediatica, senza rinunciare a considerarla profondamente sbagliata, frutto di una clamorosa esondazione rispetto alla prescrizione dell’art. 101 della Costituzione ( «i giudici sono soggetti soltanto alla legge»), a favore di una creatività del diritto che non è consentita al magistrato. Sono infatti in vigore gli articoli 575 (omicidio), 579 (omicidio del consenziente), 580 (istigazione e aiuto al suicidio), e 593 (omissione di soccorso) del codice penale che costituiscono un inequivocabile complesso normativo a tutela dell’intangibilità della vita umana, che in quel caso non sono stati tenuti minimamente in considerazione. E ciò non è accettabile.
Ma se si pensa che un errore del giudice in presenza di tante norme prescrittive possa fare giurisprudenza, non sarà una nuova norma a impedire la ripetizione di una analoga grave contravvenzione delle disposizioni costituzionali che obbligano i giudici a limitarsi ad applicare ed interpretare le leggi, e non certo a violarle e sostituirle. Il rimedio, dunque, non rimedia e per di più determina una invasività legislativa insopportabile quando si cala nello spazio di un “fine vita” preciso e personale la cui titolarità pertiene esclusivamente all’alleanza umana e terapeutica fra paziente (o suo fiduciario), famigliari e medico curante.
Del resto mi parrebbe prudente riflettere sulla circostanza che, non a caso, i paesi che hanno legiferato in materia, sono proprio quelli che, nelle intenzioni non sempre esplicitate, manifestano un’apertura alla prospettiva eutanasica: dalla legge che pur non la prevede, passo dopo passo, interpretazione dopo interpretazione, si può (o si vuole) arrivare là dove si afferma di non volere. Meglio, perciò, nessuna legge.
Così come inviterei tutti i sostenitori del testo in esame, a considerare il rischio che una legge che giuridicizza in modo tanto evidente la morte, sia particolarmente esposta alla possibilità non solo di proliferazione del contenzioso, ma anche di un intervento di mutilazione da parte della Consulta delle parti di dubbia legittimità costituzionale. Anche per questo mi pare apprezzabile l’esortazione che Pierluigi Bersani fa nel suo recente libro-intervista al legislatore «di procedere con assoluta cautela, rispetto e direi leggerezza (…), deve fare il meno possibile perché questo è uno dei territori in cui bisogna coltivare il limite della politica». E io vado oltre e dico che il legislatore deve proprio rinunciare a legiferare, bastando i paralleli divieti all’eutanasia e all’accanimento terapeutico già presenti nell’ordinamento. Il resto è di più, anzi appartiene alla coscienza, alla scienza, alla intelligenza e alla fede (se c’è) delle persone coinvolte. A loro e non alla legge.

da Europa Quotidiano 27.04.11