Latest Posts

“Hai vinto, incontriamoci” Grillo apre a Renzi La replica: niente giochini, di Francesco Bei

“Renzie” non c’è più. Al suo posto ora c’è un premier «legittimato da un voto popolare e non a maggioranza dai soli voti della direzione del Pd». Per questo i due leader del movimento cinque stelle, Grillo e Casaleggio, spiazzano tutti aprendo a una trattativa sulla legge elettorale proprio con l’odiato Pd. La novità è contenuta in un lungo post a doppia firma sul blog del comico: «Se Renzi ritiene che la legge M5S possa essere la base per una discussione comune, il cui esito dovrà comunque essere ratificato dagli iscritti al M5S, Renzi batta un colpo. Il M5S risponderà. All’incontro eventuale con il Pd, che speriamo ci sia, parteciperanno i due capigruppo M5S di Camera e Senato, oltre a Danilo Toninelli, estensore tra altri della versione definitiva della legge e Luigi Di Maio come massima rappresentanza istituzionale in Parlamento nel suo ruolo di vicepresidente della Camera». All’offerta dei grillini risponde subito positivamente Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd. «Pronti a confrontarci con tutti, nel rispetto dei ruoli e delle posizioni diverse, sapendo bene che per noi la priorità restano le riforme istituzionali, Senato, titolo V e legge elettorale che garantisca governabilità, potere dei cittadini di scegliere da chi essere governati, certezza di chi vince e chi perde, secondo il percorso che abbiamo individuato». Il premier non si tira indietro di fronte alla novità pentastellata, dice sì ad un incontro
(dovrebbe svolgersi già in settimana), ma avvisa beffardo: «Stavolta, magari, lo streaming lo vogliamo noi». È un modo per mettere in chiaro che «non ci saranno patti segreti né giochini strani». Il Pd sulle riforme — aggiunge al Tg5 — è pronto «a discutere con tutti», anche con Lega. Quanto all’enigma Berlusconi, Renzi professa ottimismo sulla tenuta del patto del Nazareno: «Io credo che l’accordo che abbiamo siglato regga. Se la Lega e Grillo vogliono sedersi intorno ad un tavolo sono i benvenuti». Nel Pd tutti, da Serracchiani a Bonafé, plaudono al nuovo fronte di trattativa con i cinque stelle. Ospite di Maria Latella su Sky, anche il ministro Maurizio Martina, bersaniano, si dice favorevole: «Se davvero questa apertura di Grillo è sincera sarebbe impossibile sottrarsi. Se Grillo ha deciso di scongelare i suoi voti e di metterli veramente a disposizione di una discussione sul merito dei cambiamenti necessari per questo Paese, bisogna andare a vedere le carte, verificare fin dove vuole arrivare e sperare che non sia un bluff». Il disgelo lascia invece scettica Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia invita a riflettere sul fatto che «Beppe Grillo — mentre ha sempre rifiutato qualunque forma di confronto e collaborazione con le altre forze politiche su temi che interessano i problemi concreti degli italiani — offra oggi la sua disponibilità a trattare sulla legge elettorale, ovvero su una questione che interessa soprattutto il partito e la sopravvivenza dei parlamentari. Come dire… Tanto rumore per nulla».

La Repubblica 16.06.14

"Le troppe norme aiutano i furbi", di Michele Ainis

Un grosso paio di forbici volteggia sulle nostre chiome. Le impugna il presidente del Consiglio, che ne ha fatto ancora uso lo scorso venerdì. Tagli alle prefetture (da 106 a 40). Tagli alle camere di commercio (ne sopravvivranno una ventina). Tagli alle sezioni distaccate dei Tar (amputazione totale). E poi sforbiciate sui permessi sindacali. Sulle propine degli avvocati dello Stato. Sui gettoni dei segretari comunali. Sui doppi incarichi dei magistrati. Sulle 5 scuole della pubblica amministrazione. Sui ruoli dirigenziali. Su ogni ufficio locale, centrale, interstellare. Risultato: ci era cresciuta sulla testa una zazzera leonina, rischiamo di finire pelati come un uovo.
Però l’Italia aveva bisogno d’un barbiere. Non solo perché troppi capelli non riesci a pettinarli, e infatti il nostro Stato è fin troppo arruffato. Anche perché sotto ogni ricciolo può ben nascondersi la pulce della corruzione. Quella che negli ultimi vent’anni ci ha fatto precipitare dal 33º al 69º posto nella classifica di Transparency International anche in virtù di scandali come quelli del Mose e dell’Expo. Non a caso la seconda lama della forbice s’infila proprio lì, rafforzando i poteri di Cantone sugli appalti. Quali? Soprattutto uno: l’Autorità nazionale anticorruzione potrà sospendere rami d’attività delle aziende, commissariarli, avviarne una contabilità separata.
Funzionerà? Lo sapremo presto. Anche se è lecito nutrire qualche dubbio — in termini economici, prima ancora che giuridici — sulla possibilità che un’impresa riesca a camminare con un piede o una caviglia congelati. Anche se bisogna sempre soppesare i costi sociali di ogni misura repressiva, a partire dall’occupazione: ricordiamoci dell’Ilva. Anche se l’eccesso di controlli può risultare altrettanto pernicioso rispetto al vuoto di controlli, contraddicendo le istanze di semplificazione che sorreggono quest’ultima manovra del governo Renzi.
Ma un intervento era comunque necessario. Magari per renderlo ancora più efficace servirebbe allungare i tempi della prescrizione, che mandano in fumo 130 mila processi l’anno. E ripristinare il falso in bilancio, depenalizzato nel 2002 dal governo Berlusconi. Però nessuna norma, nessuna authority , nessun gendarme ci potrà salvare l’anima se noi italiani non sapremo riconciliarci con la cosa pubblica, con l’etica pubblica. Anzi: c’è il rischio che la legge diventi un mantello che copre i malfattori. L’ha osservato, d’altronde, anche Cantone: gli appalti truccati sono sempre costruiti sul rispetto formale delle regole, come un abito cucito su misura per questo o quell’imprenditore. E quando le regole si contano a migliaia, il sarto non ha che da scegliere la stoffa migliore per accontentare i suoi clienti.
Ecco, qui entra in scena l’ossimoro, il paradosso della semplificazione. Sta di fatto che le forbici di Renzi fendono l’aria con due decreti legge omnibus (vietati dalla Consulta) e un disegno di legge delega. Totale: 120 articoli, un centinaio di pagine. Il solo comunicato stampa diramato da Palazzo Chigi inanellava 2.287 parole. Parole che reclamano altre parole di legge per ricevere attuazione (non prima del 2015). E del resto sono quasi 500 i provvedimenti attuativi fin qui rimasti in mezzo al guado. Il governo lo sa, e infatti aveva predisposto un meccanismo per rendere in futuro certa l’attuazione delle leggi.
Dopodiché i meccanici (le burocrazie ministeriali) hanno bloccato il meccanismo, depennandolo dal testo approvato in Consiglio dei ministri.
Ma che cos’è l’attuazione, se non altro diritto che va ad aggiungersi al boccale del diritto? Nella legislatura in corso abbiamo già inghiottito 3.917 commi, 55 leggi, 41 decreti. E il gabinetto Renzi (con una media di 3,33 decreti al mese) ha superato di gran lunga i 4 esecutivi precedenti. È insomma la loro quantità che stroppia, non soltanto la loro qualità, non solo la collezione di norme astruse o strampalate di cui racconta Gian Antonio Stella nel suo ultimo volume (Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli ). Da qui la conclusione: per semplificarci l’esistenza, nonché per liberarci dai corrotti, serve una legge in meno, non un decreto in più.

Il Corriere della Sera 16.06.14

"Padoan: l’evasione fiscale non si sconfigge con i blitz, aiutiamo i contribuenti onesti", da Il Corriere della Sera

La domanda è quella classica per ogni ministro dell’Economia, specie all’inizio dell’estate, quando vengono al pettine i primi nodi di bilancio. Sarà necessaria — chiede Lucia Annunziata nel corso della trasmissione di Raitre In mezz’ora — una nuova manovra correttiva? «Il sentiero è stretto — risponde Pier Carlo Padoan — noi continuiamo nella direzione che abbiamo preso, nei margini che abbiamo, nel rispetto dei vincoli che ci siamo dati». Non un sì ma nemmeno un no secco.
Molto dipende da quello che sta accadendo in queste settimane all’economia italiana: «Dobbiamo attendere i risultati del prodotto interno lordo del secondo trimestre, per capire se il primio trimestre è un fatto isolato o piuttosto una tendenza». Nei primi tre mesi del 2014 il Pil italiano è tornato a scendere: -0,1% rispetto agli ultimi tre mesi del 2013 che avevano invece fatto segnare il segno più, anche se di un soffio. Il governo spera che in queste settimane si faccia sentire l’effetto del bonus da 80 euro, arrivato per la prima volta con le buste paga di maggio. Anche per questo Padoan conferma che il governo vuole rendere permanente il bonus, per il momento finanziato per il solo 2014: «Se lo Stato — spiega il ministro — dà a cittadini e imprese una cifra che smetterà di essere erogata, cittadini e imprese la mettono da parte. Se invece la cifra è permanente il comportamento cambia, la fiducia aumenta e si esce più rapidamente dalla crisi».
La stabilizzazione del bonus, ribadisce Padoan, arriverà con la legge di Stabilità, la vecchia Finanziaria. Resta un punto interrogativo, invece, sulla sua estensione ad altre categorie, come le partite Iva, i pensionati o gli incapienti, quelli che hanno un reddito così basso da non pagare le tasse: «L’obiettivo del governo — ribadisce Padoan — è allargare la platea. Ovviamente dipende dalle coperture. Faccio il mio mestiere di ministro e le coperture sono indispensabili». Prudenza legata al suo ruolo, quello di custode della tenuta dei conti. Anche se il ministro dell’Economia non sembra un pessimista di natura: l’altra sera dopo il 2 a 1 di Balotelli all’Inghilterra è andato a dormire: «Ero sicuro che avessimo già vinto».
E i sempre invocati investimenti dall’estero? «I fondi con cui ho parlato qualche giorno fa in America — dice Padoan — non sono degli speculatori, sono degli agenti che hanno un enorme quantità di ricchezza che pregano in ginocchio di arrivare a investire in Italia e restarci per 5-10 anni». Padoan parla anche di tasse. Dice che «l’idea del governo è semplificare la vita del contribuente onesto e spostare il carico fiscale in modo che, a parità di gettito, ci siano più crescita e più lavoro». E poi promuove («va nella giusta direzione») lo studio presentato dall’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, quell’approccio basato non sui blitz ma sulla trasparenza e le nuove tecnologie. Parole che gli valgono l’attacco di Anna Maria Bernini, senatrice di Forza Italia: «Padoan ha mostrato il vero volto di questo governo, evidentemente pensa che le tasse sono bellissime».
Sulla fusione di forestali e guardie penitenziarie con gli altri corpi di polizia, ipotizzata nella riforma della Pubblica amministrazione e poi cancellata, Padoan dice che i «benefici non superavano i costi». Sugli scandali che hanno coinvolto i vertici della Guardia di Finanza, invece, parla di «lotta senza quartiere alle mele marce» ma anche di «preparazione tecnica e integrità delle Fiamme gialle fuori discussione».
L. Sal.

Il Corriere della Sera 16.06.14

"Crescono le facoltà che parlano inglese", da Il Sole 24 Ore

Università italiane sempre più aperte all’internazionalizzazione con corsi di laurea che fanno dell’inglese la lingua base. Per il prossimo anno accademico sono 142 i corsi interamente svolti in lingua straniera riconosciuti dal Miur e attivati in 39 atenei, dieci in più rispetto al 2013. Tra gli ultimi corsi presentati che prenderanno il via il prossimo settembre c’è quello in political science dell’Università statale di Milano: l’ateneo aveva già dei corsi in inglese alla facoltà di medicina, ma per il prossimo anno lo ha introdotto anche a scienze politiche dove tutti i corsi di primo livello si svolgeranno sia in italiano sia in inglese, mentre quelli di secondo livello esclusivamente in lingua saranno in economics and political science e in management of human resources and labour studies.
Quella che fino a poco tempo fa era prerogativa soprattutto dei master, adesso diventa un’occasione anche per le matricole: studiare sin dal primo anno in inglese, in un contesto di respiro internazionale perché le classi sono spesso frequentate da studenti italiani e stranieri. Un’opportunità offerta soprattutto per le facoltà di ingegneria ed economica, ma ormai estesa un po’ a tutte le aree di studio, come architettura e design, scienze, medicina e persino nell’area umanistica e in giurisprudenza. È il caso del corso di secondo livello in scienze storiche organizzato dall’università di Padova o del corso di laurea in giurisprudenza proposto dall’università Lumsa di Roma.
In Italia tra i primi atenei che hanno deciso di offrire corsi in inglese sono stati l’università Ca’ Foscari di Venezia, la Bocconi e il Politecnico di Milano, ma nel corso degli anni l’ampliamento dell’offerta in lingua ha interessato un numero sempre crescente di atenei che sono riusciti così ad ampliare lo spettro delle immatricolazioni attirando studenti da altri Paesi.
Ne è un esempio il caso dell’Università di Pavia: qui nel 2009 per la prima volta in Italia è stato attivato un corso in medicina e chirurgia interamente in lingua. Negli anni successivi ne sono stati attivati altri come i corsi di laurea magistrale in molecular biology and genetics (Scienze), in international business and economics, in world politics e, per ingegneria, in computer engineering ed electronic engineering: un impegno che ha fatto crescere il numero degli studenti stranieri nell’università veneta da 829 a quasi 1.300 in 4 anni, con una percentuale di immatricolati non italiani superiore alla media nazionale.

******

Lauree con vista sul mondo del lavoro”, di Francesca Barbieri e
Eleonora Della Ratta

Scegliere per il proprio futuro non è semplice, soprattutto se, terminate le scuole superiori, ci si trova davanti a un ventaglio di proposte molto ampio come quello offerto dagli atenei italiani, tra università pubbliche, private e telematiche.
Per chi decide di intraprendere gli studi universitari, dopo aver superato lo scoglio degli esami di maturità, si pone innanzitutto il problema di quali criteri utilizzare per trovare la strada giusta: interessi personali per una determinata area di studi, ma soprattutto prospettive occupazionali e qualità dei corsi.
Per il prossimo anno accademico gli atenei propongono 4.672 corsi, tra primo, secondo livello e ciclo unico. Un aumento dell’offerta formativa soprattutto sui corsi di primo livello, con circa 200 corsi in più rispetto allo scorso anno, mentre resta sostanzialmente invarita l’offerta per quelli di secondo livello, quando lo studente già ha avuto una formazione di base che permette di affrontare con adeguata preparazione le diverse specializzazioni.
Con questa guida, cartacea e online, Il Sole 24 Ore propone una bussola per orientarsi nella scelta, tenendo conto non solo delle offerte formative delle diverse facoltà, ma anche delle caratteristiche dei singoli corsi, a cominciare dalle caratteristiche di internazionalizzazione. Un curriculum spendibile sul mercato del lavoro si costruisce sin dal momento dell’immatricolazione, quando è bene tenere presenti le opportunità da cogliere per avere una formazione il più possibile di respiro internazionale.
Nelle pagine a seguire troverete gli approfondimenti su ogni area disciplinare, con le figure professionali più richieste dalle imprese e le novità sui corsi e i test di ammissione.
Si parte con l’area tecnica: gli ingegneri, in barba alla crisi, continuano ad avere buone opportunità, oltre 40mila nell’ultimo anno, soprattutto per progettisti e disegnatori meccanici, ingegneri elettronici e gestionali. Secondo AlmaLaurea il tasso di occupazione, pari al 67,4% a un anno del titolo, sale al 92% a cinque anni, con uno stipendio mensile netto di oltre 1.700 euro, più di tutte le altre categorie.
Anche per chi intraprende la strada di economia ci sono buone possibilità: la figura più gettonata è il controller di gestione, un vero e proprio “arbitro” del conto economico capace di tenere sotto controllo il bilancio aziendale. Mentre per i laureati in giurisprudenza alla libera professione si affianca la possibilità di entrare negli uffici legali delle grandi aziende. E anche per lauree tradizionalmente deboli come quelle in ambito umanistico è possibile concretizzare opportunità di lavoro nell’ambito delle risorse umane e nell’area vendite. Infine, per l’area scientifica non c’è solo la ricerca ma si aprono nuove strade tracciate dalla stella polare dell’innovazione: dalla consulenza alla moda, dalla finanza al risk management.
A livello di didattica, sono tante le opportunità offerte, sia con corsi che rilasciano un doppio titolo o un titolo congiunto e che prevedono parte della frequenza nell’università italiana e parte in una straniera, sia con corsi svolti esclusivamente o in parte in lingua inglese. Una scelta che le università stanno abbracciando con sempre maggiore convinzione, visto il successo tra gli studenti italiani e l’aumento di attrattività per quelli che si iscrivono dall’estero (si veda anche l’articolo più sotto).
Per le principali aree di studio, come detto, vengono presentati i corsi più nuovi e maggiormente utili per entrare sul mercato del lavoro dei prossimi anni, oltre a informazioni di carattere pratico per l’iscrizione, le tasse universitarie e le borse di studio. Infine, tramite il motore di ricerca sul sito Internet www.ilsole24ore.it/universita, è possibile indicare i criteri di ricerca per area geografica, classe di laurea, livello, numero chiuso e così via, impostando una o più chiavi. Un modo pratico e veloce per riuscire a trovare il percorso di studi migliore per le proprie esigenze

Il Sole 24 Ore 16.06.14

"Sarajevo la biblioteca della rinascita", di Luca Rastello

A volte i simboli accecano. Paradossalmente, soprattutto a guardarli da lontano. Certo, è impossibile tenere a freno l’emozione, all’annuncio della riapertura della Biblioteca Nazionale di Bosnia ed Erzegovina, la Vijesnica bruciata nel 1992 sotto i bombardamenti di una notte di
agosto.
Oltre due milioni di volumi perduti, l’epopea dei cittadini che lavorarono settimane sotto il fuoco per mettere in salvo quel che restava delle collezioni, la storia del poliziotto Fahruddin Cebo, che portò al sicuro una preziosa Haggadah ebraica del XV secolo, l’immagine malinconica e severa di Vedran Smajlovic in frac che si ostinava a suonare il violoncello fra i calcinacci: la Biblioteca divenne subito un simbolo. Di ciò che nella tragedia di questa città stava andando perduto, non solo per la Bosnia, ma per l’umanità. Un marchio in stile neomoresco da imprimere nelle coscienze di tutto il mondo. Ovvio quindi che la riapertura suoni come un risarcimento. Costaton18 anni di lavori, 11,5 milioni di euro e tanto scrupolo filologico: «Abbiamo lavorato — racconta l’architetto capo Ferhad Mulabegovic — incrociando vecchie foto e documenti ritrovati a Sarajevo, Zagabria e altre città. E per ricreare lo stile turcheggiante abbiamo dovuto cercare artigiani dai saperi dimenticati ». Eppure alla cerimonia per l’annuncio della riapertura spicca l’assenza di Ismet Ovcina, il direttore della Biblioteca, che dichiara: «Non accettiamo di tornare da ospiti in casa nostra, dopo esserne stati cacciati a colpi di proiettili incendiari » . Ospiti: perché il Consiglio della Città si è appropriato dell’edificio per usarlo a scopi di rappresentanza, e alla Biblioteca viene offerto soltanto un minuscolo spazio, simbolico, inadeguato anche per una collezione insignificante. Il Consiglio si fa forte della destinazione d’uso di epoca austroungarica, che assegnava lo stabile al Municipio, mentre Ovcina si appella agli accordi di Dayton che, a fine
guerra nel 1995, prevedevano la restituzione degli immobili distrutti.
Da simbolo a “brand” il passo è breve: si preparano le elezioni, e la Biblioteca, come le vittime delle alluvioni di metà maggio, passa nel tritacarne della propaganda mentre i cittadini sanno che Vijesnica, non riaprirà mai. Va perso un simbolo multiculturale? «Ma quale multiculturalità?» l’artista Zoran Herceg si inalbera: «Qui c’è sempre stata una sola cultura, quella bosniaca, resa ricca da mille influenze. Le tre tradizioni sono un racconto expost, che puzza di nazionalismo. Meglio chiusa: ora sarebbe solo un simulacro gestito da un potere inaffidabile. Chi selezionerebbe i volumi in un paese dove a scuola si usano libri di storia diversi a seconda dell’appartenenza nazionale? ».
E il nazionalismo torna a farsi ingombrante in vista del 28 giugno, San Vito, data dell’inaugurazione ufficiale (ma il giorno dopo verrà chiusa di nuovo per inagibilità), inquadrata nelle celebrazioni per il centenario dell’attentato che diede il via alla prima guerra mondiale: «Non sfilerò davanti a una lapide che definisce aggressore il popolo serbo!», tuona il premier serbo Aleksandar Vuèiæ, che invece in un primo tempo aveva accettato l’invito delle autorità bosniache. Festeggerà il suo San Vito ad Andricgrad, la nuova Disneyland neo-tradizional-nazionalista di Emir Kusturica a Visegrad.
In questo clima potrebbe finire per sempre la storia della
Biblioteca, sequestrata due volte: dalle bombe e dalla politica politicante. Ma lo spirito cosmopolita che quella storia incarnava è vivo: si è solo trasferito sulla riva opposta della Miljacka, in un magazzino del vecchio Centro Olimpico dove, fra trucioli e pallet stanno, fintamente accatastate in un allestimento provvisorio di grande efficacia, decine di opere dei più grandi artisti contemporanei. È Ars Aevi, “arte dell’epoca”, qualcosa che cambierà la storia della città.
Molti giornalisti ricordano l’uomo gentile che nel 1992 li avvicinava all’Holiday Inn per esporre il suo sogno: «Di guerra non parlava. Solo del museo che voleva costruire», racconta il fotoreporter Mario Boccia, «pensavamo fosse un po’ matto ». Era Enver Hadziomerspahic, direttore degli eventi culturali alle olimpiadi del 1984 e direttore di Ars Aevi, il gentiluomo che ora mi accoglie sotto la pioggia e mi offre una maglietta di ricambio: «Sarei a disagio a lasciarla con la camicia bagnata». E racconta una storia che sarebbe incredibile, se non fosse testimoniata da una collezione del valore di almeno 20 milioni di euro: «La notte in cui fu distrutto il Museo Olimpico mi venne l’idea di chiedere ai massimi artisti del mondo di donare opere per Sarajevo. Una follia, dato che in città nessuno sapeva neanche se si sarebbe svegliato la mattina dopo».
Ma il sindaco Kresevljakovic ci credette e riuscì a portare Enver in Italia per promuovere l’iniziativa alla Biennale di Venezia ‘93. Le risposte furono superiori alle aspettative: con Enrico Comi, direttore di “Spazio Umano” a Milano, Enver ideò la serie di esposizioni le cui opere sarebbero andate ad Ars Aevi. Taglio cosmopolita: in ogni mostra opere di artisti di almeno dieci paesi. Dopo Milano arrivarono le massime istituzioni artistiche europee con le collettive di Lubiana, Venezia, Vienna, Istanbul, per citarne solo alcune, che portarono opere, fra gli altri, di Pistoletto, Kounellis, LeWitt, Kapoor, Viola, Boetti, Beuys: quanto basta a togliere il fiato al visitatore che in mezzo al truciolato capisce di trovarsi in un secondo Guggenheim, in grado di sottrarre l’immagine di Sarajevo all’accostamento con sangue e guerra.
Enver incassa poi anche il patrocinio Unesco, il sostegno del governo italiano e l’entusiasmo di Renzo Piano, che progetta gratuitamente il nuovo museo destinato a sostituire il “magazzino concettuale”: i lavori partono quest’estate e in quattro anni sarà aperto al pubblico il primo modulo. C’è già un partner privato: l’italiano Illy. «È anche una storia vostra», dice Enver. Molte delle opere usciranno dal magazzino per «invadere la città», una è destinata proprio a Vijesnica, come una specie di vendetta: arte al posto dei libri scacciati.
In fondo è una storia ben sintetizzata nel motto di Ars Aevi, una frase del 1793 di rabbi Avigdor Pawsner: «Se cerchi l’inferno, chiedi la strada a un artista. Se non trovi artisti sei già all’inferno». Un perfetto biglietto da visita per la città irriducibile che oggi archivia con una risata i tanti reporter che continuano a rappresentarla fotografando le buche dei proiettili e il minareto allineato con il campanile, e guarda altrove.

La Repubblica 16.06.14

"La paura della solitudine", di Ilvo Diamanti

Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio si sono detti disponibili a confrontarsi sulla legge elettorale con Renzi. Legittimato dal voto europeo. Così, Grillo è uscito dall’isolamento, in cui si era rifugiato per inseguire un elettorato eterogeneo.
Dal punto di vista sociale e ancor più politico. Equamente distribuito fra sinistra, destra e antipolitici. Anche se la polemica con Renzi e il Pd l’aveva spinto, sempre più, verso destra. Per questo, comunque, Grillo ha sempre evitato di scegliere un alleato stabile. Accettando il rischio di finire fuori gioco. Di apparire, comunque, disinteressato ad assumersi responsabilità, a influenzare scelte e decisioni. Soprattutto, insieme ad altri soggetti politici. Così ha pagato un prezzo alto, alle elezioni europee. Ma anche alle amministrative. Alle europee. Aveva “minacciato” il sorpasso ai danni del Pd di Renzi. Con il risultato di convincere molti elettori di centro, ma ancor più di sinistra, incerti se e per chi votare, a recarsi alle urne. E a raccogliersi intorno a Renzi. Non solo, ma la stessa, aggressiva “profezia” statistica di Grillo — vinciamo noi! — ha trasformato un risultato ragguardevole, il 21%, in una sconfitta. Mentre il 40,8% ha fatto del Pd di Renzi
il primo partito in Europa.
Alle amministrative, i successi conseguiti a Livorno, anzitutto, ma anche a Civitavecchia e in due altri comuni, sono significativi. Ma anche molto marginali, di fronte al successo del Pd, e del Centrosinistra. Che hanno vinto in 167 comuni (con oltre 15 mila abitanti) su 243. Mentre prima ne amministravano 128.
Restare nell’ombra, per questo, è divenuto molto più rischioso che “prendere posizione”. Soprattutto di fronte alla prossima discussione — e decisione — in merito alla legge elettorale. Orientata, come prevede l’Italicum, verso un proporzionale con premio di maggioranza al partito o alla coalizione che ottenga più voti. Oppure vinca il ballottaggio. Se davvero si realizzasse, per quanto riveduta e corretta, questa scelta metterebbe, davvero, fuori gioco il M5s. Protagonista del singolare sistema politico italiano. Un bipartitismo imperfetto. Perché oggi il Pd supera il 40%. E otterrebbe la maggioranza dei seggi in Parlamento, senza bisogno di ricorrere a ballottaggi. Perché, la principale alternativa, il M5s, almeno fino a ieri, ha sempre, decisamente negato ogni “compromesso” con i partiti e i politici nazionali. Si è, dunque, posto e imposto come partito anti-partiti. Da ciò il suo successo, nel passato. Ma anche il suo limite. Perché non è credibile come “alternativa”, vista la sua indisponibilità ad assumersi responsabilità di governo. Vista, inoltre, la sua vocazione all’isolamento e la sua allergia verso ogni alleanza. Tanto più perché la logica maggioritaria spinge alla coalizione. E potrebbe indurre il Centrodestra a ricomporsi. Per necessità, anche se non per affinità. Mentre oggi è diviso, frammentato e rissoso. Decomposto dall’esilio e dalla marginalità di Berlusconi. È questo il vantaggio competitivo del M5s, a livello nazionale, ma anche locale. Visto che, dove riesce a superare il primo turno, intercetta gran parte del voto di centrodestra (come ha rilevato
ieri Roberto D’Alimonte sul Sole 2-4 Ore ).
Ma se il Centrodestra si aggregasse di nuovo, indotto, o meglio: costretto, dalla Legge elettorale, allora il quadro cambierebbe profondamente. Per il M5s. Perché, insieme, le liste di Centrodestra (cioè, Fi, Ncd, Fdi, Lega e Udc), alle elezioni europee, hanno superato il 31%. Cioè, 10 punti più del M5s. Mentre, se passiamo all’ambito comunale, i limiti della solitudine del M5s appaiono ancor più espliciti. Infatti, se consideriamo i tre principali schieramenti (ipotetici), i rapporti di forza negli 8057 Comuni italiani, in base ai risultati delle recenti europee, appaiono molto evidenti. La coalizione di Centrosinistra prevarrebbe in 5238 Comuni (65%), quella di Centrodestra in 2585 (32%), il M5s in 95 (1,2%). Naturalmente, queste stime (realizzate in base a simulazioni a cura dell’Osservatorio Elettorale del Lapolis-Università di Urbino) sono del tutto ipotetiche. Hanno, cioè, finalità esemplari e servono a discutere sugli scenari politici del Paese. Ma per questo sono utili. A sottolineare il “problema” del M5s. Che ha grande capacità di attrazione, se marcia da solo. Tanto che è primo partito in 303 comuni (3.8% sul totale) e secondo in 3981 comuni (49.4%). Tuttavia, appare svantaggiato in una competizione che preveda e, anzi, imponga le coalizioni. Dove il Centrodestra, oggi scomposto e anonimo, potrebbe riemergere e “scendere in campo” di nuovo. Anche senza Berlusconi.
Per questo Grillo e Casaleggio hanno ri-aperto il gioco. Cercando alleanze, in ambito (anti) europeo, dove si sono accordati con l’Ukip. Secondo la logica: meglio male accompagnati piuttosto che soli.
Mentre in Italia si sono rassegnati al confronto con il Pd e, anzitutto, con Renzi. In parte, riprendendo il discorso avviato con la partecipazione di Grillo a “Porta a Porta”, insieme e accanto a Bruno Vespa. Il testimonial in grado, più di ogni altro, di “sdoganarlo”, di normalizzarlo sul piano politico. Come oggi, a maggior ragione, può avvenire incontrando, in forma ufficiale, Renzi. Con, oppure meglio, senza streaming. Per rientrare nel gioco politico, da cui si era, fino ad oggi, auto- escluso. E, prima ancora, per promuovere una legge elettorale diversa. Non maggioritaria. Che non favorisca le coalizioni. E non ri-evochi il Centrodestra, come avverrebbe con l’Italicum — e i suoi derivati. Negoziato da Renzi, non a caso, con Berlusconi e con gli alleati di centrodestra della maggioranza. Grillo e Casaleggio, per restituire un ruolo e un peso al M5s, rivendicano una legge elettorale di impronta “proporzionale”. Com’è, in fondo, quella attuale, dopo la sentenza della Consulta. Per non rischiare l’espulsione dal gioco politico. Isolati, in Europa, insieme a Farage. In Italia, soli contro tutti. Dunque, semplicemente soli.

La Repubblica 16.06.14

"Un veloce vademecum sulle modifiche più significative apportate al testo del Decreto Legge 74 (alluvione Modena) durante l’esame alla Camera, grazie ad un lavoro di ampia collaborazione tra gruppi parlamentari", di Manuela Ghizzoni

Come chiesto dalle istituzioni locali e dalle associazioni delle imprese agricole, l’inclusione dei territori colpiti dalla tromba d’aria e dalla grandinata del 30 aprile u.s. è contemplata dalla seguente modifica del comma 1 (proposta da molti gruppi parlamentari):
“…Fermo restando l’ammontare delle risorse disponibili specificato al comma 5, tutte le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai territori dei comuni della provincia di Modena già colpiti dal sisma del 20 e del 29 maggio 2012, ivi comprese le frazioni di San Matteo, Albareto, La Rocca e Navicello della città di Modena, colpiti dalla tromba d’aria del 3 maggio 2013, individuati a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei Ministri del 9 maggio 2013 e in attuazione dell’ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 27 maggio 2013, n. 83, nonché ai territori dei comuni già colpiti dal sisma del 20 e del 29 maggio 2012 delle province di Bologna e di Modena colpiti dagli eccezionali eventi atmosferici e dalla tromba d’aria del 30 aprile 2014, limitatamente a quelli nei quali venga dichiarato lo stato di emergenza ai sensi dell’ articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225 , in esito alla positiva conclusione delle verifiche previste dalla procedura definita dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 26 ottobre 2012 , concernente gli indirizzi per lo svolgimento delle attività propedeutiche alle deliberazioni del Consiglio dei Ministri da adottare ai sensi del citato articolo 5, comma 1, della legge n. 225 del 1992 , pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 30 del 5 febbraio 2013. Conseguentemente, tutti i riferimenti contenuti nel presente articolo relativi ai comuni e alla provincia interessati dagli eventi alluvionali verificatisi tra il 17 e il 19 gennaio 2014 si intendono estesi anche ai comuni e alle province di cui al presente comma”.

Il comma 3 è stato modificato come segue (la parte in grassetto) approvando un emendamento PD:
“Il Commissario delegato, per gli interventi di cui al comma 1, può avvalersi dei sindaci dei Comuni interessati dagli eventi alluvionali verificatisi tra il 17 ed il 19 gennaio 2014 e individuati dall’ articolo 3, del decreto-legge 28 gennaio 2014, n. 4 , convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2014, n. 50 , del Presidente e dell’amministrazione della provincia di Modena, nonché dell’amministrazione della regione Emilia-Romagna, oltre che del personale acquisito ai sensi del comma 8 dell’articolo 3- bis del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e successive modificazioni, nei limiti delle risorse a tal fine disponibili, adottando idonee modalità di coordinamento e programmazione degli interventi stessi”.
Da questa modifica, che permette di utilizzare il personale assunto per affrontare l’emergenza terremoto anche per fare fronte alle incombenze derivante dall’alluvione, la Ragioneria dello Stato ha fatto espungere le parole ” eventualmente prorogando i rapporti contrattuali in essere”, che in Commissione Ambiente avevamo già approvato. Abbiamo contestato questa valutazione, anche perché le risorse sono quelle a disposizione della contabilità speciale del Commissario Errani, ma non c’è stato nulla da fare.

Dopo il comma 3, è stato inserito il seguente comma aggiuntivo, su proposta del PD, con il quale si proroga il rapporto con Fintecnica per il supporto alle attività tecnico-ingegneristiche per la ricostruzione post-sisma:
3-bis. 83, Dopo il comma 14 dell’articolo 10 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 134, è aggiunto il convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. seguente:
«14-bis. Le disposizioni di cui al comma 14 si applicano anche negli anni 2015 e 2016, provvedendo ai relativi oneri nel limite di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016, a valere sulle risorse disponibili nelle contabilità speciali di cui all’articolo 2, comma 6, del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, convertito, con modificazioni, dalla legge 1o agosto 2012, n. 122»

La Ragioneria dello Stato ci ha fatto modificare l’emendamento, già accolto dalla Commissione Ambiente, che prevede l’applicazione del decreto legislativo 102 alle imprese agricole (agevolazioni fiscali), come richiesto dalle rappresentanze delle stesse imprese, facendoci togliere la seguente indicazione ” per un massimo di quarantotto mesi, elevabili a sessanta mesi nel caso di aziende agricole colpite ripetutamente dagli eventi calamitosi indicati nel presente articolo”. Pertanto il nuovo comma 5bis risulta essere il seguente:
“Le imprese agricole che svolgono la propria attività nei territori dei comuni interessati dagli eventi calamitosi previsti dal presente articolo, possono accedere ai benefici di cui agli articoli 5, 6, 7 e 8 del decreto legislativo 29 marzo 2004 , n. 102, secondo criteri e modalità stabiliti dal suddetto decreto n. 102 del 2004”.

Sempre dalle associazioni delle imprese agricole ci era stato chiesto di integrare il decreto prevedendo un indennizzo al reddito d’impresa: dalla Ragioneria dello Stato è venuto un diniego molto deciso: pertanto, abbiamo proceduto integrando il comma 7, là dove prevede che possano essere concessi contributi necessari per la ripresa delle normali condizioni di vita e di lavoro dei privati cittadini e per la ripresa dell’operatività delle attività economiche con le seguenti parole:
“con particolare riguardo alle imprese agricole”.

Dopo il comma 7 sono stati inseriti i nuovi commi 7bis e 7ter con l’approvazione dell’emendamento Ferraresi sui mutui dei privati: anche il PD aveva presentato un proprio emendamento, ma abbiamo deciso di convergere su quello di Ferraresi:
7-bis. All’articolo 3 comma 2-bis, del decreto legge 28 gennaio 2014, n. 4, convertito con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2014, 50, il primo periodo è sostituito dal seguente: «I soggetti che abbiano n. residenza o sede legale o operativa in uno dei Comuni di cui ai commi 1 e 1- bis, nei comuni di cui all’articolo 1 del decreto-legge 6 giugno 2012, n.74, convertito con modificazioni dalla legge 1 agosto 2012, n.122, nonché dei comuni di cui all’articolo 67- septies del decreto-legge n. 83 del 2012 134 del 2012, che siano titolari di convertito, con modificazioni dalla legge n. mutui ipotecari o chirografari relativi ad edifici distrutti, inagibili o inabitabili, anche parzialmente, ovvero relativi alla gestione di attività di natura commerciale ed economica svolta nei medesimi edifici, previa presentazione di autocertificazione del danno subito, resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, ottengono, a domanda, fino alla ricostruzione, agibilità o abitabilità del predetto immobile e comunque non oltre il 31 dicembre 2015, una sospensione delle rate dei mutui in essere con banche o intermediari finanziari, optando tra la sospensione dell’ intera rata e quella della sola quota capitale, senza oneri aggiuntivi per il mutuatario»
7-ter. Per i soggetti che abbiano presentato apposita domanda per l’accesso ai contributi di cui all’articolo 3, comma 1, lettera a)74, i maggiori interessi , del decreto-legge 6 giugno 2012, n. maturati a seguito della sospensione dei mutui, nonché le spese strettamente necessarie alla loro gestione, sono corrisposti mediante un credito di imposta di importo pari, per ciascuna scadenza di rimborso, all’importo relativo agli interessi e alle spese dovuti, nelle modalità e con le risorse stabilite all’articolo 3- bis 95, convertito, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 135. Il Commissario delegato, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. con proprio provvedimento e d’intesa con l’Associazione bancaria italiana (AGI), definisce i criteri e le modalità attuativi del presente provvedimento.

Con l’approvazione di un emendamento PD, riformulato, sono escluse dal patto di stabilità dei comuni le risorse provenienti da erogazioni liberali e donazioni private. Si tratta del comma 8bis:
Per l’anno 2014 è disposta l’esclusione dal patto di stabilità interno delle spese sostenute dai comuni di cui al presente articolo, con risorse proprie provenienti da erogazioni liberali e donazioni da parte di cittadini privati e imprese e puntualmente finalizzate agli interventi di ricostruzione, ripristino e messa in sicurezza del territorio a seguito degli eventi calamitosi per un importo massimo complessivo nel medesimo anno 2014 di 5 milioni di euro. Alla compensazione degli effetti finanziari, in termini di fabbisogno e di indebitamento netto, derivanti dall’attuazione del primo periodo, pari a 5 milioni di euro per l’anno 2014, si provvede mediante corrispondente utilizzo del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all’attualizzazione di contributi pluriennali, 154, di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 189, e successive convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. modificazioni.

L’annullamento dell’incremento dei premi INAIL per le imprese colpite dal terremoto è stato previsto al nuovo comma 9bis grazie all’approvazione di emendamento del PD:
Per le imprese operanti nei territori interessati dagli eventi sismici di cui al presente decreto, ai fini del calcolo dell’oscillazione dei tassi per andamento infortunistico nonché ai fini dell’applicazione della riduzione di cui all’ articolo 1, comma 128, della legge 23 dicembre 2013, n. 147 , non si tiene conto degli eventi infortunistici verificatisi in concomitanza dei medesimi eventi sismici e riconosciuti quali infortuni sul lavoro.

Quello che segue è l’ormai famoso comma 9ter, che dispone la proroga di 12 mesi, a domanda, per il pagamento della prima rata del mutuo per le imprese (da un emendamento PD):
“I soggetti che hanno contratto i finanziamenti di cui all’articolo 3- bis, comma 1, del decreto-legge 28 gennaio 2014, n. 4 , convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2014, n. 50 , possono richiedere la sospensione del pagamento dovuto per la restituzione del debito per quota capitale di cui al medesimo articolo 3- bis, comma 1, per un periodo non superiore a dodici mesi. Ai relativi oneri, pari a 26 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015, si provvede a valere sulle risorse disponibili delle contabilità speciali di cui all’ articolo 2, comma 6, del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74 , convertito, con modificazioni, dalla legge 1 agosto 2012, n. 122 , e successive modificazioni, ricorrendo eventualmente alla ridefinizione degli interventi programmati

Su sollecitazione del relatore Bratti, è stato inserito questo nuovo comma 9quinquies, che dispone una proroga di un anno, per chi è stato colpito dal terremoto, di godere degli sgravi fiscali previsti sulla prima casa:
I termini previsti alla lettera a) del comma 1 della nota II- bis) dell’articolo 1 della tariffa, parte prima, annessa al decreto del Presidente della Repubblica 131, nonché alla lettera 26 aprile 1986, n. b) del comma 1 dell’articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del 917, sono prorogati fino al Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. termine di un anno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. La disposizione del presente comma si applica ai contribuenti proprietari di immobili situati nei comuni interessati dagli eventi sismici elencati nel decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74 , convertito, con modificazioni, dalla legge 1&#176 ; agosto 2012, n. 122.”

Facendo tesoro dell’esperienza del terremoto, abbiamo previsto – grazie all’approvazione di un emendamento PD – che indennizzi, risarcimenti e contributi non concorrono alla formazione IRPEF E IRAP. È il comma 9sexies:
“Per i soggetti che hanno sede legale o operativa nel territorio dei comuni di cui al comma 1, nonché nel territorio dei comuni delle province di Modena e di Bologna, già colpiti dal sisma del 20 e del 29 maggio 2012, interessati da eccezionali eventi atmosferici associati a grandinate e trombe d’aria il 30 aprile 2014, limitatamente a quelli nei quali venga dichiarato lo stato di emergenza ai sensi dell’ articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, in esito alla positiva conclusione delle verifiche previste dalla procedura definita dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 26 ottobre 2012 , concernente gli indirizzi per lo svolgimento delle attività propedeutiche alle deliberazioni del Consiglio dei ministri da adottare ai sensi del citato articolo 5, comma 1, della legge n. 225 del 1992, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 30 del 5 febbraio 2013, i contributi, gli indennizzi e i risarcimenti, connessi ai predetti eventi di qualsiasi natura, indipendentemente dalle modalità di fruizione e di contabilizzazione, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sul reddito e dell’imposta regionale sulle attività produttive.”

Gli ultimi 2 commi aggiuntivi all’art.1 derivano da una proposta avanzata da reteImpreseItalia (e trasformata in emendamento PD) affinché le imprese, al fine di ottenere il previsto credito di imposta, possano documentare il danno avuto tramite gli atti in loro possesso:
9-septies. All’articolo 67-octies 83, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.134, sono apportate le seguenti modifiche:
   a) al comma 1:
1) dopo le parole: «ricevendone verificazione» sono aggiunte le seguenti: «ovvero trasmettendo successivamente alla denuncia all’autorità comunale copia della perizia giurata o asseverata attestante il danno subito»;
2) le parole: «entro il 30 giugno 2014» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31 dicembre 2014».
   b) al comma 1-bis, le parole: «di cui all’articolo 3, comma 10,» sono sostituite dalle seguenti: «di cui all’articolo 3, commi 8, 8- bis e 10.»
9-octies. In attuazione del comma 9-bis, entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro dell’economia e delle finanze, con proprio decreto, provvede a integrazione e modifica delle disposizioni di cui agli articoli 2 e 3 del Decreto Ministeriale 23 dicembre 2013.

Con l’approvazione di un altro emendamento PD è stato inserito un aggiuntivo articolo 1bis, che prevede la cassa integrazione in deroga per le imprese alluvionate:
1. Al finanziamento delle autorizzazioni di cassa integrazione guadagni in deroga in favore delle imprese e dei lavoratori sospesi a seguito dell’alluvione del 17 e 19 gennaio 2014 concorrono le risorse già stanziate dall’ articolo 15 del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 agosto 2012, n. 122, e successive modificazioni, come ripartite ai sensi degli articoli 1 e 2 del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali n. 75719 del 17 settembre 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 294 del 16 dicembre 2013.

Non tutte le questioni poste sono state accolte positivamente (restano, ad esempio, in sospeso: la definizione delle Zone franche urbane; l’esclusione degli indennizzi assicurativi dal patto di stabilità dei comuni; l’allentamento, per i comuni, dei vincoli per spese di personale) ma credo che l’elenco degli emendamenti approvati dimostri che diversi passi avanti sono stato compiuti, con il concorso di tutti.