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"La riforma aiuterà i corrotti", di Carlo Federico Grosso

Tutti sanno che la prescrizione abbreviata risponde all’interesse del premier nel processo Mills. Si può dire, anzi, che i suoi dettagli sono stati studiati per favorire il Presidente: l’abbreviazione vale per gli incensurati, e Berlusconi è incensurato, l’accorciamento non è elevato, ma quanto basta per evitargli una condanna, le nuove regole si applicano quando non è stata pronunciata sentenza di primo grado. E in nessuno dei suoi processi tale sentenza è stata, appunto, pronunciata. Dove è finito, tuttavia, il «processo breve» che costituiva l’obiettivo originario del progetto e, soprattutto, quali saranno le conseguenze della nuova «prescrizione» sulla sorte dei processi normali? Con il «processo breve» s’intendeva introdurre una durata prestabilita di tutti i processi, nel senso che essi non dovevano superare determinati tempi, e se il giudice li sforava, il processo automaticamente si estingueva. Tale meccanismo era demenziale. Qualunque fosse stata la complessità del processo, anche se fosse stato impossibile chiuderlo nei tempi prefissati, esso sarebbe comunque finito nel nulla. La conseguenza? Un’ecatombe di processi, un mare d’impuniti. Un assurdo che lo stesso Capo dello Stato aveva, a suo tempo, additato con preoccupazione.

La legge approvata ha mantenuto lo scadenzario, ma ha eliminato l’estinzione, stabilendo, semplicemente, che in caso di sforamento il capo dell’ufficio «comunica il ritardo al guardasigilli ed al procuratore generale» (cioè ai due titolari dell’azione disciplinare). Per certi versi, bene. Non si rischia tuttavia, così, di scaricare sul magistrato «inadempiente» il carico degli sforamenti che, molte volte, sono dovuti a carenze delle strutture piuttosto che a negligenze individuali? Non sarà, questo, un modo per intimidire l’ordine giudiziario?

Ma veniamo al tema che interessa di più i cittadini. La prescrizione abbreviata per gli incensurati avrà l’effetto d’estinguere un numero elevato di reati? La prescrizione era già stata accorciata nel 2005, senza che fossero state, già allora, previste le riforme indispensabili per consentire un’accelerazione dei processi. Ciò ha causato una situazione pesante, con oltre 150 mila reati estinti all’anno. Se si considera che la maggior parte dei processi che si concludono con una decisione di merito riesce, già oggi, ad evitare per un soffio la mannaia, è facile immaginare che la nuova legge determinerà, in ogni caso, un ulteriore, doloroso, incremento del fenomeno.

Le conseguenze appaiono d’altronde ancora più gravi se si considerano i reati che saranno i più toccati, perché commessi da incensurati. Un incremento rilevante di reati prescritti si verificherà fra i reati dei colletti bianchi. Si pensi ai processi per truffa, per aggiotaggio, per bancarotta, per incidenti sul lavoro, molti dei quali già oggi riescono a sfuggire per poco, quando vi riescono, all’estinzione. Ad esempio, il primo processo Parmalat per aggiotaggio (che si prescriverà a giugno) riuscirà, forse, a concludersi con sentenza definitiva ai primi di maggio; ed il secondo, contro le banche, a giungere a sua volta alla sentenza di primo grado entro aprile, salvando così quantomeno i risarcimenti. Si tratta di processi che, dopo l’ulteriore riforma, sarebbero stati sicuramente prescritti. Davvero ragionevole?

Non solo. In taluni casi la normativa contraddice linee di politica criminale assolutamente prioritarie. Si consideri la corruzione. Le statistiche parlano di un suo incremento del 30%. Giuristi ed economisti chiedono, da anni, un’apposita legge anticorruzione (fra l’altro imposta dalla normativa europea). Ebbene, poiché i pubblici ufficiali corrotti sono, di regola, incensurati, con la nuova legge l’Italia, incrementando i reati prescritti, favorirà, anziché contrastare, la corruttela. Una vergogna, tanto più che il Parlamento, nel frattempo, si guarda bene dall’approvare il disegno di legge anticorruzione.

Il Guardasigilli ha sostenuto che l’aumento delle prescrizioni sarà minimo (0,2%). Il dato è contestabile (il Csm ha parlato del 10% in più); ma anche se fosse corretto, dato l’alto numero di prescrizioni già presenti, sarebbe comunque un male. Il ministro si è, d’altronde, ben guardato dallo spiegare «quali» saranno i reati più colpiti. Se lo avesse fatto, la gente avrebbe tanto più motivo d’indignarsi.

La Stampa 14.03.11

"Una "dote personale" pubblico-privata per aiutare i giovani", di Tucci Claudio

La proposta Pd. Conto Inps per i nuovi nati, una «dote personale» pubblico-privata per aiutare i giovani. Dote di cittadinanza. È un conto per ciascun nuovo nato che viene aperto automaticamente presso l’Inps e finanziato con fondi pubblici e privati. Si chiama «Dote personale di cittadinanza» e rappresenta il cuore del ddl che il Pd presenterà domani al Senato e che ha come prima firmataria Anna Finocchiaro. Un contributo per aprire un’impresa o pagarsi gli studi: il meccanismo consente di maturare 27mila euro in 18 anni. L’investimento per Lo Stato 7-8 miliardi da coprire con rimodulazione della spesa e lotta all’evasione. Un conto individuale per ciascun nuovo nato aperto automaticamente presso i’Inps e finanziato con fondi pubblici e privati. Obiettivo? Aiutare il “futuro” ragazzo ad avviare un’impresa o pagarsi gli studi. Si chiama «Dote personale di cittadinanza» e rappresenta il cuore del disegno di legge «Piano nazionale per l’autonomia e la libertà delle nuove generazioni», targato Pd che sarà presentato domani al Senato. Sul conto sarà appostata anno per anno, fino alla maggiore età del titolare, una quota di contributo pubblico pari a un massimo di 1.500 euro per gli appartenenti alle famiglie più povere (con indice Isee non superiore ai 10mila euro)e di importo decrescente per famiglie con redditi via via crescenti: mille euro, con Isee compreso tra 10mila e 20mila euro, e una frazione di mille euro per nuclei con redditi proporzionalmente maggiori, entro un valore Isee pari a 40mila euro. In più, ma su base volontaria, nel conto potrà confluire anche una quota di risparmio familiare entro il medesimo limite di 1.500 euro l’anno. La dote, che lascia in piedi il regime degli assegni familiari, consente di maturare ai 18 anni un “gruzzoletto” di circa 27mila euro, con un costo per l’Erario stimato a regime tra i sette e gli otto miliardi (mezzo punto di Pil). Con un doppio vantaggio pure per le famiglie che investiranno nel conto soldi privati: beneficeranno di un tasso agevolato di rivalutazione assimilato a quello dei titoli di debito pubblico a medio-lungo termine e potranno escludere tali somme dalla base imponibile Irpef. Inoltre questo meccanismo – se effettivamente attrattivo per il risparmio privato – potrebbe garantire un flusso di risorse utile a co-finanziare gli investimenti pubblici. «Si tratta di un intervento strategico per il Paese», ha commentato il presidente dei senatori Pd e prima firmataria del provvedimento, Anna Finocchiaro. «Abbiamo voluto porre l’attenzione su una questione cruciale: il futuro delle nuove generazioni. Un tema che deve essere aperto e affrontato seriamente, senza retorica». Il ddl, 24 articoli e firmato da tutti i senatori del Pd, ha un costo di circa 10 miliardi da coprire, spiega la relazione tecnica, «con una riqualificazione e riduzione della spesa pubblica e con gli introiti della lotta all’evasione». Altro punto qualificante del piano è la previsione dell’istituzione presso Cassa depositi e prestiti e sotto la vigilanza del Tesoro di un fondo di garanzia per l’autonomia dei giovani con una dotazione annua iniziale di 300 milioni. Il fondo, rotativo, servirà a sostenere l’accesso al credito (anche micro) di giovani tra i 18 e i 35 anni attraverso il rilascio di garanzie dirette e fideiussorie. Potranno beneficiarne anche i lavoratori a progetto. Sul fronte invece della casa è previsto un rafforzamento del regime di agevolazioni fiscali per i ragazzi che stipulano un contratto di locazione. Si punta a un innalzamento a 600 euro (dagli attuali 495,80) della detrazione Irpef ammessa per i canoni locativi, all’estensione da tre a cinque anni del periodo di applicazione del regime fiscale agevolato e a portare a 25mila euro la soglia di reddito per accedere al regime fiscale di favore (oggi pari a 15.493,71).

Novità pure sul fronte della cedolare secca (in vigore dallo scorso 7 aprile), con la previsione dell’introduzione di un ulteriore regime opzionale di tassazione forfettaria dei redditi da locazione, con aliquote del 18% e del 20%, per i canoni, rispettivamente, concordati e liberi, riservato agli affitti dei giovani tra i 19 e i 35 anni con redditi annui fino a 25mila euro. Il ddl affronta infine i temi del lavoro e del diritto allo studio. Sotto il primo aspetto si prevede tra l’altro una de-fiscalizzazione per tre anni delle nuove attività di lavoro autonomo avviate dagli under 35 e un credito d’imposta di 333 euro per ciascun nuovo lavoratore assunto e per ciascun mese, per la durata di tre anni dall’assunzione. Disco verde poi a un programma nazionale per il diritto allo studio universitario, con la soppressione del «Fondo per il merito» previsto dalla riforma Gelmini (e svincolato dal reddito delle famiglie) e l’arrivo di un bando nazionale di 10mila borse di studio l’anno fino al 2013, da assegnare con priorità ai giovani appartenenti alle famiglie meno abbienti. Quali le finalità? «Rendere gli atenei accessibili a tutti e aumentare il numero di laureati», ha sintetizzato la senatrice Pd, Mariangela Bastico.

Il Sole 24 Ore 14.04.11

"Le donne lavorano gratis tre ore più degli uomini", di Luisa Grion

Ocse: in Italia uno dei divari maggiori. Il 15% della giornata dedicato ad attività non remunerate. In Francia e Gran Bretagna il gap è di due ore, nei paesi nordici è meno di 60 minuti. Tanto lavoro a casa gratis, poco lavoro fuori retribuito. Le italiane fanno i salti mortali per mettere assieme ufficio e famiglie, per coprire con la loro doppia attività l´assenza di servizi dedicati ai bambini e agli anziani e la persistenza di una discriminazione di ruoli dura a morire. Il risultato è che ogni giorno sono occupate per oltre cinque ore in attività che non garantiscono loro nemmeno un euro di paga. Tre ore e quaranta minuti in più di lavoro gratis rispetto agli uomini, che alle attività non retribuite dedicano una media di un´ora e quaranta al giorno.
A mettere in cifre la vita quotidiana di donne e uomini ci ha pensato l´Ocse (organizzazioni per la cooperazione e lo sviluppo economico) che, nel rapporto Society at glance fa i conti in tasca al lavoro delle famiglie compilando la graduatoria delle disparità fra ruoli e paesi. Una classifica dove l´Italia spicca, visto che quanto a gap uomini e donne, nell´Ocse peggio di noi fanno solo l´India, il Messico, la Turchia e il Portogallo.
Rispetto al passato, va detto, stiamo recuperando: le indagini Istat segnalano che se negli anni Novanta oltre l´80 per cento del lavoro domestico era svolto dalle donne, oggi quella quota si ferma al 71,5. Ma è indubbio che la corsa alla parità da noi ha ritmi troppo lenti e che tanto resta da fare.
In tutto il mondo, il lavoro non retribuito (che occupa circa il 15 per cento di una giornata) è considerato «cosa» da donne, più che da uomini, ma la differenza fra sessi, nella media Ocse si ferma a poco meno di due ore e mezza e i tutti nostri confinanti stano sotto quella quota. Nella Francia che fa tanti bambini e pure in Gran Bretagna, il gap uomo e donna è contenuto nelle due ore, in Germania si riduce di un altro quarto d´ora e che dire dei paesi nordici dove la differenza si dimezza? In Danimarca, per esempio, sia donne che uomini dedicano alle mansioni non pagate meno tempo, la differenza fra i due sessi c´è , ma si riduce a 57 minuti.
Dietro le tabelle dell´Ocse c´è una diversa concezione della vita (in Italia si dedica più tempo alla cucina, ma in assenza di alternative assistenziali anche a bambini e anziani), dei ruoli, dell´occupazione e degli stipendi. Da noi le madri stanno a casa non sempre per gioiosa scelta, ma perché gli asili nido non ci sono e quando ci sono costano troppo: vista la differenza di stipendio fra uomo e donna, a lei, in termini economici può con convenire lavorare fuori.
Una sorta di «compensazione» in realtà c´è: le italiane vanno in pensione prima delle colleghe straniere e ci restano più a lungo. L´assegno non sarà alto, visti i minori contributi, ma è destinato a durare nel tempo. Dal mix di minore anzianità lavorativa e buona prospettiva di vita deriva infatti un record previdenziale: le donne italiane godono della pensione per 27 anni, la media Ocse si ferma a 23,3 anni. Per l´uomo italiano si parla invece di 22,4 anni, al secondo posto della classifica dopo la Grecia. La media Ocse si attesta appena sotto i 18 anni.
L´alta divergenza fra uomini e donne è un fatto incide negativamente sulla crescita del paese e sulla natalità, pur se va precisato che il lavoro non retribuito dà di per sé un contributo alla ricchezza nazionale: l´Ocse stima che valga in media un terzo del Pil, ma l´intervallo oscilla fra il 19 per cento della Corea e il 53 del Portogallo.

www.repubblica.it

Processo breve, sì alla legge «salva premier» Bersani: «E' un passo verso l'abisso»

Per il suo capo la maggioranza regge. Anche se non con i 330 voti stimati bensì con 314. La Camera ha approvato il provvedimento sul processo breve pro-Berlusconi superando l’ostruzionismo duro praticato dall’opposizione, Pd e Idv innanzi tutto. Il ddl passa con le proteste fino all’ultimo di chi contrasta il provvedimento a cui la maggioranza si è aggrappata. Sono 314 i voti a favore, 296 i no. Un capitolo buio, per la democrazia, per i cittadini. Bersani parlaesplicitamente di “abisso”. «Abbiamo fatto tutto il possibile per combattere contro questa vergogna», afferma il presidente dei deputati del Pd Dario Franceschini. Rafforzata da gruppi come i Responsabili, i numeri stanno con la maggioranza.

Nell’emiciclo echeggiano applausi mentre Pd e Idv (pensando a Licio Gelli e alla tessera avuta da Berlusconi) intonano in coro ‘P2-P2’ urlato da Pd e Idv verso il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto. Il quale ripete per l’ennesima volta le accuse a «una parte della magistratura» il cui intento sarebbe quello di «abbattere» il premier solo perché lo vuole giudicare come un normale cittadino.

Umberto Bossi si compiace: la maggioranza «è salda, compatta e cresce e presto crescerà ancora. I numeri sono buoni. Al contrario dell’opposizione, sono allo sbando», ha detto il premier ai suoi peraltro sbagliando occasione perché stavolta l’opposizione c’è stata.

Nella giornata del processo che salva il premier e altri indagati le vittime delle stragi colpose, da Viareggio a l’Aquila, hanno protestato contro il ddl che «bloccherà i processi contro i colpevoli». A Montecitorio c’è stato un sit in, con il Popolo viola, esponenti dell’Idv e del Pd. E quando si è presentata la sottosegretaria Daniela Santanchè la protesta è naturalmente salita: «vergogna» le hanno gridato quelli del Popolo viola che, all’annuncio del voto, hanno insistito: «vergogna vergogna, fate schifo».

Alla Camera, bocciata la richiesta delle opposizioni di allungare i tempi, il Pd e l’Idv hanno temporeggiato per un’ora e mezza sul processo verbale. In mattinata il segretario d’aula del Pd, Roberto Giachetti, ha accusato Fini di essere stato «il peggior presidente della Camera della storia». Il leader Pd Pierluigi Bersani ha smorzato i toni: «ha esagerato, lui stesso poi ha ridimensionato la questione». Durante le votazioni nel pomeriggio non è passata la proposta del Pd, fatta propria da Idv e Fli, che avrebbe stralciato il reato di omicidio colposo dalla prescrizione breve. «Vergogna si aggiunge a vergogna» hanno dichiarato sia Pierluigi Bersani che Dario Franceschini. «Chiamano processo breve quello che in realtà è un’impunità breve», ha attaccato Antonio Di Pietro. Dalla maggioranza la parola d’ordine è stata: «Non raccogliete provocazioni e votate». Pd e Idv e hanno votato con la Costituzione in mano. Dall’Italia dei valori anche cartelli di protesta: «Rogo Thyssen», «Crac Parmalat», «Clinica Santa Rita». Il presidente della Camera ha chiesto la rimozione dei cartelli.

www.unita.it

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Dichiarazione di voto dell’On Fassino alla Camera dei Deputati contro il “cosiddetto” processo breve

Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, proprio perché questa fase conclusiva del dibattito si svolge agli occhi dei cittadini che ci stanno seguendo, penso che abbiamo un dovere di onestà nei confronti degli italiani e dobbiamo cercare di dire e di misurarci con parole di verità e rendere chiaro perché da tre settimane qui si conduce una battaglia così aspra, perché la maggioranza di Governo tiene così tanto a questo provvedimento (al punto che inchioda da tre settimane tutti i ministri ad essere qui), perché noi dell’opposizione ci battiamo con un vigore così determinato contro questo provvedimento.
Partiamo di qui: voi dite che questo provvedimento rappresenta una riforma della giustizia che renderà i processi più rapidi, tant’è che avete chiamato questo provvedimento «il provvedimento per il processo breve». È certo che, se si usa l’espressione «processo breve», qualsiasi cittadino italiano può credere che questa espressione si ragionevole. Sarei grato al Ministro Alfano se potesse seguirmi…se si dice «processo breve», questa espressione appare ragionevole, perché gli italiani in effetti pensano – e hanno ragione – che la giustizia in Italia sia troppo lenta, vogliono una giustizia più rapida, vogliono una giustizia più accessibile, vogliono una giustizia più semplice e vogliono, appunto, una giustizia più breve.

Il punto – e credo che su questo bisogna essere chiari, nel momento in cui si parla agli italiani – è che questo provvedimento non renderà i processi più brevi. Mi rivolgo a lei, Ministro, anche come collega, visto che ho avuto la ventura di occupare prima di lei lo scranno di Ministro della giustizia. So come lei – e lei sa come me – quali sono le ragioni vere della lentezza della giustizia in Italia. I processi in Italia sono lunghi per l’inadeguatezza degli organici, che in molte procure e in molti tribunali vedono un numero di magistrati insufficiente al carico dei procedimenti e un organico che, peraltro, con il vostro provvedimento milleproroghe avete ulteriormente ridotto. La lentezza dei processi Italia è causata dai vuoti clamorosi di personale amministrativo e le chiedo, Ministro, che queste cose le sa, quanti anni sono che non si indicono concorsi per i cancellieri, una funzione essenziale per il funzionamento delle aule di giustizia.
La lentezza dei processi in Italia è dovuta all’incertezza delle risorse finanziarie. Mi riferisco al fatto che si parla continuamente di applicazione delle tecnologie informatiche alla giustizia, ma abbiamo dovuto condurre qui, qualche mese fa, una battaglia durissima per fare rientrare i tagli all’informatizzazione che voi avevate fatto e che riducevano il ricorso a queste tecnologie e la possibilità di applicarle (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Unione di Centro e Italia dei Valori).
Lei sa come me che la lentezza della giustizia è data dal fatto che occorrerebbero riforme di carattere ordinamentale e procedurale, comprendendo il sistema delle impugnazioni, la depenalizzazione dei reati e altre misure che deflazionino il carico dei tribunali. Ma tutto questo non si fa. Se vogliamo parlare di questo siamo pronti, perché anche noi siamo interessati a dare ai cittadini una giustizia più rapida e su ciascuno di questi temi che ho evocato abbiamo avanzato delle proposte. Saranno le migliori, non lo saranno, saranno giuste o sbagliate, ma almeno discutiamone. Tuttavia, sono tre settimane che qui non stiamo discutendo di come dare alla magistratura degli organici più adeguati, di come investire sull’informatizzazione, di come fare delle riforme che semplifichino le procedure e i riti o di come garantire delle risorse finanziarie più certe. Gli italiani devono sapere che è la vera giustizia che interessa ai cittadini e che questi sono i veri provvedimenti che renderebbero la giustizia più rapida (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Qui, invece, da tre settimane non si discute. Qui, da tre settimane si discute di un provvedimento che non renderà il processo più breve, ma renderà la prescrizione più breve. Sarebbe come se, per far credere agli italiani che il tragitto tra Milano e Roma è più breve, si decidesse, per legge, che la distanza chilometrica non è più di 600 chilometri, ma di trecento. Tuttavia, la distanza rimane di 600 chilometri e se non si mettono dei treni veloci non si va più rapidamente da Milano e Roma (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Voi fate credere, con questo provvedimento, che si accelereranno i tempi della giustizia, ma si accelererà una sola cosa: il tempo della prescrizione, parola che può sembrare, in un certo senso, oscura ma che, tuttavia, è chiara. La prescrizione è quell’istituto che a un certo punto determina che un procedimento giudiziario, che ancora non è arrivato al suo termine, viene considerato ormai archiviato e lasciato al suo destino, senza che si arrivi alla conclusione per accertare le responsabilità e dare giustizia a chi l’aspetta.
Questo provvedimento da voi presentato avrà degli effetti devastanti, perché sono 150 mila circa i processi che si prescrivono ogni anno e già questa è una cifra abnorme. Si tratta di 150 mila procedimenti che non arrivano al termine. Con questo vostro provvedimento questi processi saranno 165 mila, cioè 15 mila in più e penso che questo sia molto grave. Vi saranno 15 mila ulteriori processi che non accerteranno le responsabilità e vi saranno 15 mila o più persone vittime di soprusi che non avranno risarcito il loro diritto. Inoltre, vi saranno 15 mila o più persone, che hanno commesso un reato, che non risponderanno delle loro responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Lei, Ministro, è esperto, perché oltre ad essere un Ministro della giustizia che certamente sa gestire bene il Ministero, con intelligenza e capacità, è anche stato un avvocato, e lo è tuttora. Sa bene, dunque, che questi effetti possono essere devastanti.
Ieri, in un intervento estemporaneo – e questo ha sconcertato tutti – ha cercato di spiegarci che, in realtà, non cambiava assolutamente niente e che con questo provvedimento rimaneva tutto come prima. Ma, se rimane tutto come prima, mi spiega perché volete a tutti i costi approvare un provvedimento di questa natura (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)? Se non cambia assolutamente niente, che fretta c’era di approvare in fretta e furia un provvedimento di questa natura? Lei sa benissimo che non è vero che non cambia niente. Cambia e cambia molto e cambia in peggio. Cambia in peggio perché voi così, con la prescrizione più breve, avete introdotto una sorta di amnistia mascherata. Le segnalo che ci sarà una prescrizione più breve – molti colleghi glielo hanno già ricordato – per reati gravissimi, quali la corruzione, il peculato, il furto, la rapina, la contraffazione di marchi e di prodotti, tutti gli omicidi colposi, lo sfruttamento della prostituzione e i danni ambientali. Tutti questi reati saranno prescrivibili più rapidamente di oggi e chi si sarà reso responsabile di questi reati avrà una possibilità in più di scappare dalle maglie della giustizia e di non rispondere delle proprie responsabilità. Non solo, adottate questa amnistia impropria violando quelle che sono le regole che la Costituzione prevede sull’amnistia perché, se si vuole amnistiare un reato, la Costituzione prevede che lo si debba fare con la maggioranza dei due terzi del Parlamento, mentre voi approvate a maggioranza semplice un’amnistia mascherata. Si tratta di un’amnistia senza esclusione di reati gravi – mentre quando si fa un’amnistia si escludono i reati più gravi – senza limiti temporali e, per di più, violando l’articolo 3 della Costituzione, perché voi applicate questo provvedimento alle persone incensurate e non agli altri, determinando una disparità di trattamento che la Corte costituzionale vi casserà (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Tutto questo perché lo fate? Tutto questo lo fate per una semplice ragione, che hanno capito tutti gli italiani, sia quelli che vi avversano, ma oramai anche quelli che vi sostengono elettoralmente o politicamente.
Questo provvedimento viene portato in fretta e furia all’esame di questo Parlamento perché occorre evitare che il Presidente del Consiglio sia sottoposto a giudizio. Questa è l’unica ratio di questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Vergogna a voi, non a noi! Siete arrivati a questo dopo che avete tentato in ogni modo di fare altre leggi ad personam che sottraessero il Presidente del Consiglio al suo giudice naturale. Siccome non siete riusciti a farlo con gli altri provvedimenti, alla fine presentate questo provvedimento che, per concedere un privilegio inaccettabile ad uno, scassa la certezza del diritto per milioni di persone (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Unione di Centro). Tutto questo – ho concluso, signor Presidente – lo fate utilizzando ogni vostra energia; questo è diventato l’unico tema su cui concentrate ogni energia della vostra maggioranza. Questo è plasticamente rappresentato dal fatto che siete tutti qui da settimane, compresi i ministri, quali i Ministri degli affari esteri e della difesa, che in queste settimane, con quello che succede nel Mediterraneo, avrebbero altre priorità di cui occuparsi nell’interesse del Paese (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Unione di Centro).

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Fassino.

PIERO FASSINO. Questa sera potete far approvare questa legge, ma non avrete più credito nel Paese e non darete né soluzione ai problemi della giustizia, né sarete in grado di dare maggiore credibilità ad un Governo che è sempre più screditato nel Paese.
Per questo, noi sentiamo la responsabilità di parlare agli italiani e di dire loro che un’altra strada c’è (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Unione di Centro e Italia dei Valori – Congratulazioni).

www.camera.it

Beni culturali, PD: "Da Galan molta fuffa e aspetti inquietanti"

Dichiarazione di Matteo Orfini, Responsabile Pd Cultura

Come chiesto dal ministro Galan, cercheremo di essere franchi e corretti: nel suo discorso inaugurale, al di là dei toni sicuramente apprezzabili, della saggia apertura a una soluzione parlamentare per la vicenda dei restauratori e all’impegno a lasciare gli introiti dei musei nella piena disponibilità del ministero, c’è molta fuffa e alcuni aspetti inquietanti.

Appena due parole sullo spettacolo dal vivo, poco di più sul cinema, settori che invece oggi più che mai hanno bisogno di un ministro e di politiche serie per fronteggiare la crisi e la precarizzazione del destino di tanti lavoratori. C’è poco da “chiamare a raccolta” il mondo della cultura se non si dimostra attenzione e sensibilità a una questione così rilevante che per il PD è il punto da cui deve partire ogni discorso sul settore. E non c’è alcuno scontro tra una “comunità intellettuale” e una “comunità politica”, queste cose lasciamole dire a Bondi. Lo scontro è stato tra un governo irresponsabile e centinaia di migliaia di lavoratori abbandonati in balia della crisi e insolentiti da chi li ha raccontati come parassiti.

Sulle fondazioni lirico sinfoniche, nulla. Evidentemente si continua rozzamente a ritenere la legge Bondi risolutiva.

Le poche cose su cui Galan è entrato nel merito destano molte preoccupazioni. L’idea di alzare la soglia per l’affidamento diretto negli appalti per i beni culturali a un milione e mezzo di euro significa rendere arbitrarie le scelte praticamente su tutti gli appalti del settore.

Avevamo chiesto esattamente l’opposto, ovvero di immaginare strumenti di trasparenza per gli appalti sotto soglia, a difesa della concorrenza e di un mercato sano che premi professionalità e affidabilità di imprese e lavoratori. Che le regole dei lavori pubblici stiano strette ai beni culturali è del tutto evidente, ma non è questo il modo di affrontare la questione e chiediamo al ministro di fermarsi: in questi anni abbiamo visto i danni prodotti dall’immissione di meccanismi opachi e gelatinosi all’interno del ministero, davvero non è il caso di continuare su questa strada.

Per lo stesso motivo c’è poco da rilanciare Arcus, che va semplicemente chiusa riportando le risorse nelle disponibilità della programmazione ordinaria del ministero.

Piuttosto curioso anche l’annuncio della costituzione di un Consiglio dei giovani. Sarebbe assai preferibile riformare il consiglio superiore dei beni culturali, ormai ridotto a ufficio alla diretta collaborazione del ministro di turno, aprendolo anche alle rappresentanze delle associazioni professionali e sindacali dei lavoratori del settore.

da www.partitodemocratico.it

"La ricerca non trova merito", di Marco Magrini

Antonio Scarpa ha un compito arduo, ma strategico. Ogni anno, grazie a una squadra di 500 ex professori universitari alle sue dipendenze, e grazie alla collaborazione di 30mila scienziati, deve esaminare 100mila domande di finanziamento alla ricerca medica.
«Il sistema della peer review – spiega Scarpa, che dopo essersi laureato a Padova nel 1966 ha avuto una lunga carriera nella ricerca e nell’insegnamento – funziona a meraviglia: solo i progetti migliori ottengono fondi. Non ci sono concorsi, o finanziamenti fissi per università o aree geografiche: conta solo il merito. In ballo, ci sono 31 miliardi di dollari». Come avrete capito, Scarpa non lavora in Italia. È il responsabile del Center for Scientific Review del NIH, il National Institute of Health americano.
La peer review – scienziati che valutano il lavoro degli scienziati – in Italia praticamente non esiste. I finanziamenti statali, circa l’1% del Pil e circa la metà dei maggiori concorrenti europei, vengono distribuiti senza il metro del merito, che pure la contestata riforma Gelmini tenta di introdurre. E fra stipendi magri, ricercatori che invecchiano in attesa di un posto e un sistema dove la burocrazia è semplicemente opprimente, i cervelli non sono incentivati come dovrebbero. Alcuni fuggono. Alcuni lottano lo stesso in laboratorio. Ma tutti sognano qualcos’altro. «Chiudersi nella propria ricerca, pubblicare sulle riviste più prestigiose, viaggiare: solo così ci si sente parte di un mondo stimolante, dove si viene giudicati per quel che si vale», dice Francesco Sylos Labini, coautore di I ricercatori non crescono sugli alberi, non un cahier des doléances, ma un libro che incita l’Italia a cambiare.
È un disastro? Beh, non proprio. «Nel numero di pubblicazioni per ricercatore siamo ai vertici mondiali», ricorda Franco Miglietta, dell’Istituto di Biometeorologia del Cnr. Nel 2009, l’Italia era nona nella computer science, ottava nalla fisica, settima nella biochimica e nelle neuroscienze, sesta nella matematica: una performance da paese del G8. «Sono pochi scienziati molto produttivi che tirano la carretta», sentenzia Miglietta.
La classifica «Top Italian Scientist», facilmente reperibile sul web e pubblicata l’anno scorso da due ricercatori emigrati, ha fatto un certo baccano e molti la considerano controversa: è la lista dei ricercatori italiani, inclusi quelli all’estero, che hanno un H-index superiore a 30. L’H-index serve a calcolare la produttività scientifica di un ricercatore (ma anche di un istituto, o di un paese) tenendo conto del numero di pubblicazioni sulle riviste internazionali, tutte rigorosamente peer-reviewed, e di quante volte sono state poi citate da altri: più o meno, quel che fa Google con il suo algoritmo per indicizzare le pagine web. Ma gli scienziati italiani con un H-index superiore a 30 sono oltre 1.800. Non pochi: tanti.
La ricerca è una competizione, ma non fine a se stessa. La ricchezza delle nazioni dipende ormai anche dalla scienza. «C’è un’evidente correlazione fra la la spesa in ricerca e il tasso di crescita dell’economia», ammette Luciano Maiani, il fisico che dal 2008 presiede il Cnr. «L’innovazione deve partire dalla ricerca, per poi propagarsi al sistema industriale. Gli investimenti statali sono sotto la media europea, ma non terribilmente. Semmai, qui da noi i privati investono in ricerca appena lo 0,3% del Pil e questo dato è assai inferiore che all’estero».
Tuttavia, i Governi che si sono succeduti negli anni non hanno dimostrato di comprendere la relazione fra ricerca (inclusa la ricerca di base, non solo quella applicata) e crescita economica, come succede nel Regno Unito o in Germania. C’è forse bisogno di un capo dell’esecutivo laureato in fisica come Angela Merkel? «Tony Blair non era un fisico, ma ha fatto un’eccellente riforma universitaria», risponde Maiani. «Ma se ci fossero dubbi – osserva Miglietta – non si è mai visto un paese dove il Pil cresceva mentre gli investimenti in ricerca calavano». E qui sta il nodo. Un alto H-index riflette, per sua stessa natura, i successi scientifici del passato. Il piazzamento tutt’altro che onorevole delle università italiane nelle classifiche mondiali, è un promemoria del presente. Così, quando si parla del futuro della ricerca italiana, salta agli occhi un chiaro deficit di lungo periodo.
La scienza è diventata un’impresa globale. Ci sono 7 milioni di ricercatori nel mondo e la spesa internazionale in ricerca e sviluppo ha superato i mille miliardi di dollari (+45% sul 2002). Oggi che siamo nella cosiddetta “Economia della conoscenza”, il sapere è una variabile imprescindibile della competizione. E il sistema italiano sfavorisce – senza appello – la categoria più strategica per questa disfida della conoscenza: i giovani. «I cervelli sono come i calciatori: i goal si fanno per una quindicina d’anni, non di più. Chi è bravo e non ha una squadra dove giocare, se ne va altrove», osserva Maiani.
Ecco perché il mestiere di Antonio Scarpa è strategico (per gli americani). Perché è il trionfo della meritocrazia. «Se i ricercatori ottengono i finanziamenti – spiega lui stesso – l’NIH ne versa più o meno altrettanti alle università dove questi lavorano, per coprire i costi amministrativi. Le università vengono sostenute dai fondi federali solo così: ecco perché fanno tutte a gara per assoldare i ricercatori migliori». Il sistema italiano invece, non difetta solo di meritocrazia e competizione. Gli manca anche la flessibilità. «C’è uno spaventoso carico burocratico non solo per ricevere i fondi statali, ma anche quelli europei», lamenta Alberto Mantovani, prorettore alla ricerca all’Università di Milano. «E l’articolo 18 della legge Gelmini ci ostacola perfino nell’assumere un tecnico per un progetto di due o tre anni».

Il Sole 24 Ore 13.04.11

Tutti i reati che beneficiano della prescrizione breve

La prescrizione breve è un’amnistia per i più furbi: diffondi l’elenco completo dei reati interessati dal ddl e i principali processi che non arriveranno mai ad una sentenza. La prescrizione breve riduce ancora di più i tempi per l’accertamento dei colpevoli e garantisce impunità ai più furbi che hanno una fedina penale apparentemente pulita e riescono a sfuggire alla legge. Per questo il Pd alla Camera è impegnato nell’ostruzionismo in Aula contro questa legge vergogna, con i deputati che leggono gli articoli della Costituzione.
Con questa legge voluta dal Governo Berlusconi le vittime saranno ancora più sole e sarà più difficile ottenere giustizia per i gravi reati quali la corruzione, la concussione, il peculato, le frodi in appalti, lo scambio elettorale politico mafioso, gli omicidi colposi, le violenze sessuali, il furto in casa, le rapine, le truffe, gli incendi dolosi, il falso in bilancio, le lesioni colpose da infortunio sul lavoro, lo smaltimento illecito di rifiuti anche speciali, la ricettazione, l’estorsione, lo stalking e tanti e tanti altri ancora.
Sarà un caos che non farà altro che aggravare le difficoltà del sistema giustizia e aumentare il numero dei processi che quotidianamente si estinguono.
In Europa nessun paese ha introdotto la prescrizione breve, come invece vogliono in Italia Bossi e Berlusconi; anzi, per i reati più gravi quando sono stati individuati i colpevoli si concede il tempo sufficiente alla piena celebrazione dei processi.
In Italia si sta effettuando una vera e propria amnistia mascherata con effetti permanenti, pur di salvare il Presidente del Consiglio Berlusconi dai suoi processi, buttando al macero immediatamente circa 5000 processi che ancora non hanno superato il primo grado di giudizio, premia i disonesti e ignora le vittime.

Processo Mills per corruzione: imputato Silvio Berlusconi
Strage alla stazione di Viareggio 29 giugno 2009: 32 morti
Crack Parmalat 2003: 80.000 risparmiatori truffati per oltre 14 miliardi di euro
Terremoto a L’Aquila 6 aprile 2009: 278 vittime, di cui 8 ragazzi nella Casa dello Studente
Doping Olimpiadi Invernali Torino 2006
Amianto nei Cantieri Navali di Palermo: 40 operai morti
Calciopoli Napoli 2006
Crack Cirio 2003: truffa per oltre 1 miliardo di euro

ELENCO DEI REATI INTERESSATI DAL DDL SULLA PRESCRIZIONE BREVE

• articolo 314 del codice penale (PECULATO).
• articolo 315 del codice penale (MALVERSAZIONE).
• articolo 316 del codice penale (PECULATO PER ERRORE ALTRUI).
• articolo 316 bis del codice penale (MALVERSAZIONE AI DANNI DELLO STATO).
• articolo 316 ter del codice penale (INDEBITA PERCEZIONE DANNI STATO).
• articolo 317 del codice penale (CONCUSSIONE).
• articolo 318 del codice penale (CORRUZIONE).
• articolo 319 del codice penale (ATTO CONTRARIO A DOVERI D’UFFICIO).
• articolo 319.ter del codice penale (CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI).
• articolo 320 del codice penale (CORRUZIONE INCARICATO DI PUBBLICO SERVIZIO).
• articolo 322 del codice penale (ISTIGAZIONE ALLA CORRUZIONE).
• articolo 322.bis del codice penale (PECULATO/CONCUSSIONE/CORRUZIONE COMUNITA’ EUROPEA).
• articolo 323 del codice penale (ABUSO D’UFFICIO).
• articolo 324 del codice penale (INTERESSE PRIVATO IN ATTI D’UFFICIO).
• articolo 326 del codice penale (RIVELAZIONE SEGRETI D’UFFICIO).
• articolo 328 del codice penale (OMISSIONE DI ATTI D’UFFICIO).
• articolo 336 del codice penale (VIOLENZA A PUBBLICO UFFICIALE).
• articolo 337 del codice penale (RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE).
• articolo 338 del codice penale (VIOLENZA O MINACCIA AD UN CORPO POLITICO, AMMINISTRATIVO O GIUDIZIARIO).
• articolo 340 del codice penale (INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO).
• particolare prevedendo un aumento del tempo necessario a prescrivere il reato di cui all’articolo 347 del codice penale (USURPAZIONE DI FUNZIONI PUBBLICHE).
• articolo 348 del codice penale (ESERCIZIO ABUSIVO DI UNA PROFESSIONE).
• articolo 355 del codice penale (INADEMPIMENTNO DI CONTRATTI DI PUBBLICHE FORNITURE).
• articolo 589 del codice penale (OMICIDIO COLPOSO).
• articolo 609.bis del codice penale (VIOLENZA SESSUALE).
• articolo 609.quater del codice penale (ATTI SESSUALI CON MINORENNE).
• articolo 609.quinquies del codice penale (CORRUZIONE DI MINORENNE).
• articolo 609.octies del codice penale (VIOLENZA SESSUALE DI GRUPPO).
• articolo 416.ter del codice penale (SCAMBIO ELETTORALE POLITICO-MAFIOSO)
• articolo 419 del codice penale (DEVASTAZIONE E SACCHEGGIO).
• particolare prevedendo un aumento del tempo necessario a prescrivere il reato di cui all’articolo 420 del codice penale (ATTENTANTO A IMPIANTI DI PUBBLICA UTILITA’)
• articolo 423 del codice penale (INCENDIO)
• articolo 423.bis del codice penale (INCENDIO BOSCHIVO)
• articolo 424 del codice penale (DANNEGGIAMENTO SEGUITO DA INCENDIO)
• articolo 432 del codice penale (ATTENTATO ALLA SICUREZZA DEI TRASPORTI)
• articolo 624 bis del codice penale (FURTO IN ABITAZIONE).
• articolo 628 del codice penale (RAPINA)
• articolo 629 del codice penale (ESTORSIONE)
• articolo 640 del codice penale (TRUFFA)
• articolo 641 del codice penale (INSOLVENZA FRAUDOLENTA)
• articolo 648 del codice penale (RICETTAZIONE)
• articolo 648.bis del codice penale (RICICLAGGIO)
• articolo 514 del codice penale (FRODI CONTRO LE INDUSTRIE NAZIONALI)
• articolo 583.bis del codice penale (PRATICHE DI MUTILAZIONE DEGLI ORGANI GENITALI FEMMINILI)
• articolo 648.ter del codice penale (IMPIEGO DI DENARO, BENI O UTILITA’ DI PROVENIENZA ILLECITA)
• articolo 646 del codice penale (APPROPRIAZIONE INDEBITA)
• articolo 614 del codice penale (VIOLAZIONE DI DOMICILIO)
• articolo 610 del codice penale (VIOLENZA PRIVATA)
• articolo 644.bis del codice penale (USURA IMPROPRIA)
• articolo 644 del codice penale (USURA)
• articolo 643 del codice penale (CIRCONVENZIONE DI INCAPACI)
• articolo 2621 del codice civile (FALSE COMUNICAZIONI SOCIALI)
• articolo 2622 del codice civile (FALSE COMUNICAZIONI SOCIALI IN DANNO DELLA SOCIETA’ DEI SOCI O DEI CREDITORI).
• articolo 2623 del codice civile (FALSO IN PROSPETTO).
• articolo 2624 del codice civile (FALSITA’ NELLE RELAZIONI O NELLE COMUNICAZIONI DELLE SOCIETA’ DI REVISIONE).
• articolo 2626 del codice civile (INDEBITA RESTITUZIONE DEI CONFERIMENTI).
• articolo 2627 del codice civile (ILLEGALE RIPARTIZIONE DEGLI UTILI E DELLE RISERVE).
• articolo 2628 del codice civile (ILLECITE OPERAZIONI SULLE AZIONI O QUOTE SOCIALI O DELLA SOCIETA’ CONTROLLANTE).
• articolo 2629 del codice civile (OPERAZIONI IN PREGIUDIZIO DEI CREDITORI).
• articolo 349 del codice penale (VIOLAZIONE DI SIGILLI).
• articolo 337.bis del codice penale (OCCULTAMENTO CUSTODIA O ALTERAZIONE DI MEZZI DI TRASPORTO).
• articolo 341.bis del codice penale (OLTRAGGIO A PUBBLICO UFFICIALE).
• articolo 351 del codice penale (VIOLAZIONE DELLA PUBBLICA CUSTODIA DI COSE).
• articolo 334 del codice penale (SOTTRAZIONE O DANNEGGIAMENTO COSE SEQUESTRATE NEL CORSO DI UN PROCEDIMENTO PENALE).
• articolo 335 del codice penale (VIOLAZIONE COLPOSA NELLA CUSTODIA DI COSE SEQUESTRATE NEL CORSO DI UN PROCEDIMENTO PENALE O DALL’AUTORITA’ AMMINISTRATIVA).
• articolo 612.bis. del codice penale (STALKING)