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Aceto balsamico, il Pd: “Maggiore tutela ai prodotti tipici”

Interrogazione dei deputati modenesi al ministro Romani: “Noi chiediamo massima chiarezza normativa e nei comportamenti a difesa dei produttori e dei consumatori”

I deputati modenesi del Pd interrogano il Ministro per le politiche agricole sul tema dell’aceto balsamico. I parlamentari chiedono al ministro Romani se ritenga “di intervenire per dare maggiore tutela ai prodotti tipici modenesi e maggiori certezze sia ai produttori che ai consumatori, promuovendo una normativa specifica sui prodotti denominati «balsamici» oggi presenti in grande quantità sui mercati nazionali ed internazionali”.

L’interrogazione fa seguito al sequestro, eseguito nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza, di notevoli quantità di aceto balsamico in diverse aziende di Modena e Reggio Emilia produttrici di aceto balsamico IGP e DOP.

“Da sempre ci siamo battuti per ottenere il riconoscimento dei marchi IGP e DOP per i nostri aceti – sottolineano gli on. Giulio Santagata, Manuela Ghizzoni, Ivano Miglioli e Ricardo Franco Levi – e consideriamo questo un risultato di grande importanza per l’economia modenese. La nostra interrogazione prende le mosse dall’esigenza di garantire il massimo di tutela ai nostri prodotti tipici quindi non capiamo come tale iniziativa possa essere interpretata un attacco agli strumenti di tutela degli aceti modenesi. Al contrario noi chiediamo massima chiarezza normativa e nei comportamenti proprio a difesa dei produttori e dei consumatori. Ci auguriamo – concludono i parlamentari modenesi del Pd – che il ministro Romani nella sua risposta dia piena rassicurazione sulla volontà di continuare a valorizzare un prodotto tipico di grande rinomanza”.

da Ufficio stampa PD Modena

Migliaia di precari in piazza: «La vita non aspetta»

A corteo vincitori di concorsi travestiti da vecchi.. «Quando saremo assunti saremo dei vecchi». Così alcuni decine di giovani che si sono presentati al corteo contro il precariato, travestiti da anziani. Sono i vincitori di concorso pubblico che non sono stati assunti dalla pubblica amministrazione: i posti di lavoro che dovrebbero spettare loro sono al Miur, Inail, Inps, Istituto per il commercio estero e ministeri della Difesa e dell’Interno.

CORTEO ARRIVA COLOSSEO SU NOTE DI RAFFAELLA CARRÀ
Sulle note di una canzone di Raffaella Carrà e accolto da due trampolieri, il senatore Qua qua qua e l’onorevole Bla bla, il corteo dei precari di Roma è arrivato al Colosseo. Cantando «E va e va» di Alberto Sordi, i manifestanti stanno girando intorno al monumento.

RICERCATORI A CORTEO
CON MASCHERE, ‘NON SPARATECI’
«Non sparate alla ricerca». Questo lo striscione portato alla manifestazione in corso in queste ore a Roma da una ventina di precari dell’Ispra. I giovani si sono presentati vestiti con camici bianchi e maschere che coprivano tutto il loro volto sempre dello stesso colore: «Abbiamo queste maschere – ha spiegato una ragazza – perchè siamo tutti nella stessa barca, tutti precari»

CORTEO FLASH MOB
CON TENDOPOLI E CALZINI APPESI
Tende da campeggio allestite in piazza dell’Esquilino per protestare contro l’assenza di politiche di sostegno e welfare nei confronti dei giovani. È l’installazione-flash mob dal titolo ‘Chi non ha casa in-tendà organizzata dai precari de «Il nostro tempo è adesso» che stanno manifestando in queste ore a Roma. Una piccola tendopoli, con mutande e calzini appesi, a simboleggiare le condizioni di tanti giovani italiani che non hanno soldi per pagarsi l’affitto a causa del precariato e della mancanza di lavoro

POPOLO VIOLA
CON TRICOLORE DI 60 METRI
«Sessanta metri di democrazia contro il precariato». Anche un gigantesco tricolore sta sfilando insieme ai precari per le strade della Capitale. A portare in piazza la bandiera dell’Italia, lunga appunto 60 metri, è il Popolo viola. «Siamo in piazza per il futuro dei nostri figli – ha commentato Gianfranco Mascia dei Viola – primi su cui viene disatteso l’articolo 1 della Costituzione. Oggi madri, padri, nonni protestano per il futuro dell’Italia e per questo abbiamo deciso di portare in piazza ancora una volta il Tricolore, simbolo della nostra identità comune: sessanta metri di democrazia contro il precariato».

CAMUSSO DIETRO STRISCIONE
‘IL NOSTRO TEMPO È ADESSO’
Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha raggiunto il corteo dei precari in corso a Roma. Dopo aver salutato alcuni dei manifestanti il numero uno della Cgil ha sfilato insieme a loro dietro lo striscione giallo e nero con su scritto ‘Il nostro tempo è adessò. Il corteo è a metà del suo percorso e si concluderà al Colosseo.

VENDOLA:GIORNALISTI RICATTABILI
SINTOMO DI DEGRADO DEMOCRATICO
«Trovo molto importante la presenza dei giornalisti precari dentro questa mobilitazione perché quello che accade dentro al sistema dell’informazione non é diverso da ciò che accade nelle altre organizzazioni produttive. Giornalisti ricattabili come vuoti a perdere sono sintomo di un degrado democratico che ci deve preoccupare».

PRECARI;CGIL,NEL LAZIO 420MILA,
OGNI MESE 1200 IN PIÙ
Hanno in media 30-35 anni, guadagnano circa 900 euro al mese e, indipendentemente dal grado d’istruzione e dal settore lavorativo, hanno un minimo comune denominatore: «Sono precari». La fotografia dei lavoratori atipici nel Lazio arriva dalla Cgil, nel giorno della mobilitazione della ‘categoria’ in diverse città d’Italia. «Secondo le nostre stime sono quasi 420 mila i lavoratori precari – afferma il segretario generale della Cgil di Roma e Lazio Claudio Di Berardino.

ROMA, PARTITO CORTEO
DA PIAZZA REPUBBLICA
Il corteo dei lavoratori precari è partito da pochi minuti da piazza della Repubblica. Diverse migliaia di lavoratori hanno iniziato a sfilare per le strade della Capitale, seguendo lo striscione d’apertura che recita: «Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta».

DONNA CON CARTELLO,
‘MIO FIGLIO CERVELLO IN FUGA’
«Sono in piazza per mio figlio Andrea, giovane fisico in fuga e per tutti i giovani d’Italia». Con questo cartello una donna di una cinquantina d’anni è scesa oggi in piazza per partecipare alla manifestazione contro il precariato. «Mio figlio è un laureato 3+2 con 110 e lode e una tesi in neuroscienza – ha sintetizzato la donna – È dovuto emigrare a Londra per un dottorato per il quale viene pagato 1.500 euro.

VENDOLA: SONO LORO
I NUOVI SCHIAVI
«La globalizzazione, le politiche criminali, l’abbattimento dello stato sociale sono le vera causa del precariato. Sono loro i nuovi schiavi di oggi». Così il presidente della Puglia Nichi Vendola presente alla manifestazione dei precari di Roma che ha preso il via pochi minuti fa da piazza della Repubblica.

IN MIGLIAIA A ROMA,
‘IL NOSTRO TEMPO È ADESSÒ’
Un tricolore di 60 metri, decine di striscioni con slogan contro il precariato, studenti, lavoratori precari della pubblica amministrazione, ricercatori, precari Alitalia: in migliaia stanno iniziando a sfilare per le strade della capitale sotto l’unico slogan, «Il nostro tempo è adesso». Il corteo sta partendo da piazza della Repubblica e arriverà fino al Colosseo. Tante le bandiere dei movimenti e dei partiti come Italia dei valori, Rifondazione comunista, Sinistra ecologia e libertà, una manifestazione sostenuta anche dalla Cgil e dal Partito democratico. «Basta privilegi, basta corruzione», recita uno degli striscioni portati dai manifestanti, fra gli altri «Reddito e saperi contro la crisi».

MANIFESTANTI IN PIAZZA
DELLA REPUBBLICA A ROMA
I precari si stanno radunando in piazza della Repubica a Roma per dare il via alla manifestare ‘contro un futuro senza garanzie’. Molte le categorie presenti: dagli archeologi ai ricercatori passando per insegnanti e giornalisti. Il corteo arriverà al Colosseo dove ci saranno numerosi interventi sul palco.

DOTTORANDI, SENZA RICERCA
PAESE DESTINATO A CROLLARE
L’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani promuove l’appello «Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta» e nel corso delle mobilitazioni di oggi è in piazza in diverse città di Italia. A Roma, dottorandi e dottori di ricerca partecipano insieme ai precari della ricerca al corteo che parte da piazza della Repubblica per arrivare al Colosseo.

BERSANI: PADRI E FIGLI OGGI
SONO TUTTI NEI GUAI
Il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, è convinto che il Governo debba «conoscere più da vicino» la realtà dei precari in Italia. Lo ha detto riferendosi al messaggio inviato ieri dal ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, in occasione della manifestazione nelle piazze italiane di oggi.

PRECARI IN PIAZZA A NAPOLI
Alcuni docenti avevano stampata sulla fronte la data di scadenza del loro contratto e la cifra dell’ultimo stipendio percepito. Qualche ricercatore aveva in mano la raffigurazione di un cervello spremuto. Così con alcuni eloquenti simboli si è voluto ribadire il no al precariato in tutte le sue forme.
Alcune centinaia di persone hanno partecipato alla manifestazione promossa a Napoli dal comitato ‘Il nostro tempo è adesso’. Il corteo partito da piazza Mancini ha raggiunto piazza del Gesù dove sono saliti sul palco alcuni rappresentanti dei manifestanti. Studenti, insegnanti del gruppo «Precari Napoli», Cgil, Fiom, ricercatori della rete «29 aprile», giornalisti del Coordinamento precari della Campania, lavoratori Inps, Carc e semplici cittadini hanno sfilato insieme per ribadire quanto la precarietà del lavoro influisca non solo nelle scelte della vita di tutti i giorni ma soprattutto sul futuro. In strada c’erano giovanissimi studenti ma soprattutto, è stato ricordato dagli organizzatori, trentenni che «rappresentano in questo momento la stragrande maggioranza dei precari intellettuali e non del Paese». Durante il corteo uova piene di vernice rossa sono state lanciate sulle vetrine di due banche al Corso Umberto I.

GLI APPUNTAMENTI
«Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta». I manifesti gialli che richiamano alla giornata di mobilitazione i lavoratori precari di tutta Italia tappezzano ormai i muri delle città.

La Capitale sarà oggi l’epicentro delle iniziative con una street parade che sfilerà da Piazza della Repubblica (partenza alle ore 15,00) al Colosseo. «Vogliamo essere ironici e dissacranti», si legge sul sito del comitato promotore, «e vogliamo che ad essere visibili siano le persone e le reti che hanno aderito all’appello e alle iniziative fatte fino ad ora». Alle iniziative in tutto il Paese hanno tra gli altri aderito il Pd, l’Idv e Sel la Cgil, ma anche il comitato «Se non ora quando» i Verdi, Pdci-Federazione della sinistra.

Per quanto riguarda le altre piazze, a Milano l’appuntamento è a Colonne di San Lorenzo alle 15,30; a Napoli sfilerà un corteo che partirà da piazza Mancini alle 9,00 e sfilerà fino a Piazza del gesù dove alle 12,00 è previsto un concerto; a Palermo i precari sfileranno in corteo, a partire dalle 17,00, da Piazza Indipendenza fino a Piazza Bologni. Ma manifestazioni son previste in oltre 29 città italiane e in due città estere: a Bruxelles e a Washington Dc.

Flash mob all’Inps: VIDEO

LE ADESIONI
Alla mobilitazione hanno aderito intellettuali e musicisti, attori e scienziati. Da Franca Rame e Dario Fo a Daniele Silvestri, dal sociologo Luciano Gallino alla scrittrice Silvia Avallone, dall’astrofisica Margherita Hack ad Ascanio Celestini. E poi, ancora: Michele Serra, Valerio Mastandrea, Jasmine Trinca, Dario Vergassola, Sabina Guzzanti, Moni Ovadia, Paolo Rossi. Gi organizzatori hanno ricevuto una sponda insperata dalla Conferenza Episcopale Italiana che, per voce del cardinale Angelo Bagnasco, ha dichiarato: «Ci si augura che il precariato sia sempre una fase estremamente transitoria, il più possibile breve per poter diventare lavoro a tempo indeterminato e per dare anche la possibilità di un futuro, di un progetto di vita».

Il premier «Berlusconi umilia i giovani ed il Paese»: il comitato «Il nostro tempo è adesso», ha così risposto alle parole del presidente del Consiglio che invita i giovani a guardare al futuro con «il sole in tasca». «Davvero pensa che il Milan e suoi successi personali siano da prendere ad esempio per i giovani italiani? Il 30% di disoccupazione giovanile, i 2 milioni di giovani che non studiano non lavorano e non si formano, l’esercito di lavoratori precari rimasti senza lavoro e senza reddito con la crisi economica possono avere il sole in tasca?», domandano. «Ci ha umiliati e trascinati in un baratro di povertà e disoccupazione», dicono.

www.unita.it

Rivara, il Pd: “Ancora una volta il Pdl sceglie di non scegliere”

I deputati modenesi del Pd giudicano “funambolica” la risoluzione del Pdl presentata. alla Camera e incalzano l’on. Bertolini: “Anche lei è d’accordo con l’on. Giovanardi?”
“Di fronte alla nostra richiesta di assumere una posizione chiara sul deposito del gas di Rivara i parlamentari del Pdl, ancora una volta, scelgono di non scegliere. Ieri alla Camera hanno presentato una risoluzione ‘funambolica’ che di fatto non si pronuncia sul progetto di ERS ma rinvia ogni decisione alle valutazioni della Commissione VIA. Un modo, insomma, per non pronunciarsi prima delle elezioni amministrative ed evitare il giudizio degli elettori”. E’ quanto sostengono gli on. Manuela Ghizzoni e Ivano Miglioli che già ieri avevano invitato tutti i parlamentari del territorio, quindi anche quelli del centrodestra, ad esprimere con chiarezza, attraverso il voto, la loro posizione sulla realizzazione del deposito di gas di Rivara. “In buona sostanza – proseguono i parlamentari democratici – il Pdl subordina le scelte politiche a quelle tecniche della Commissione VIA, senza tenere conto che un parere tecnico negativo è già stato espresso da Provincia e Regione”.

I rappresentanti democratici in commissione Ambiente della Camera hanno chiesto che entro la fine della prossima settimana si proceda con il voto sulla risoluzione del Pd sul maxi-deposito. “Il tempo a disposizione per i parlamentari modenesi che ancora non hanno apposto al loro firma a sostegno della risoluzione Pd o di quella della Lega sta per scadere”, sostengono gli esponenti democratici, con un chiaro riferimento all’on. Isabella Bertolini del Pdl che ancora non si è espressa in proposito.

“Comprendiamo la sua difficoltà – incalzano gli onorevoli del Pd – poiché all’interno del suo partito trovano spazio orientamenti opposti. L’on. Giovanardi propugna con entusiasmo la costruzione del deposito e al suo fianco si schiera anche il consigliere regionale Filippi. L’on. Bertolini cosa dice? E’ d’accordo anche lei? In questi casi una scelta chiara è d’obbligo. Così come sarebbe opportuno che, in vista delle prossime elezioni amministrative, si pronunciasse il candidato sindaco del centrodestra a Finale, Maurizio Poletti. I finalesi – concludono i parlamentari del Pd – hanno il diritto di sapere come la pensa uno che aspira a governare il Comune”.

La risoluzione del Pd presentata in commissione Ambiente della Camera impegna il Governo “ad assumere una posizione politica precisa sull’inopportunità della scelta della realizzazione del deposito di gas a Rivara, allo scopo di evitare di sottoporre il territorio a rischi imprevedibili conseguenti alla mancanza di sicurezza sismica e geologica del sito, oltre che per ragioni di criticità ambientale”. Impegna inoltre il governo “a non rilasciare titoli di concessione mineraria per l’impianto di stoccaggio di gas in acquifero a Rivara”.

Notte bianca Pd: «Gelmini pensi alla scuola non a Silvio», di Andrea Bonzi

C’è l’insegnante che distribuisce piccoli volantini a favore di un referendum comunale per ridurre i fondi pubblici alle scuole private. Il genitore rappresentante di istituto che è venuto con tutta la famiglia. Lo studente 22enne, Gianluca, che frequenta Scienze Politiche e che è ben conscio di come, con i tagli attuali, gli universitari siano «condannati a non avere un futuro». E il collega Francesco, che è ancora al liceo,ma vorrebbe vedere «più bandiere del Pd» sventolare nelle manifestazioni contro la riforma Gelmini.
A Bologna, la Notte bianca della Scuola e della Democrazia è anche loro. Si sta in piedi: troppo piccolo, il Teatro Testoni, per contenere i tanti che hanno partecipato all’iniziativa, epicentro degli eventi organizzati dal Partito Democratico anche a Roma, Milano, Torino e Napoli, collegate via web sul palco. Sotto le Due Torri c’è Pierluigi Bersani, leader del Pd, che alza subito gli scudi a difesa della Scuola, «vera Costituzione materiale del Paese: se c’è un’idea di futuro non può non passare da qui. L’insegnante è la figura principale per formare la conoscenza morale della persona». Il ministro Gelmini, «che pensa troppo a Silvio», e il governo Berlusconi «hanno messo sotto attacco l’articolo 3 della Costituzione – continua Bersani -, è l’unico modo per rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza». Dalla Scuola alla Costituzione («Non gliela faremo deformare») ai precari che oggi, anche a Bologna, manifestano: «Ci sono 300mila precari della Scuola mandati a casa – insiste il numero uno del Pd – e solo un giovane su cinque ha un’occupazione: rispondere a questo con una barzelletta (come ha fatto il premier, ndr) è un’ignominia». Parole e musica contro la macelleria sociale che in questi anni il governo di Centrodestra ha fatto della scuola pubblica, tagliando insegnanti, personale, risorse. Infine, una battuta sulla sfida bolognese: «Da queste amministrative mi aspetto un segnale forte di cambiamento. E a Umberto (Bossi, poiché lo sfidante del Centrodestra a Bologna è della Lega, ndr) dico: vola basso».
La gente comincia a entrare che ancora le band sul palco stanno facendo le prove. All’inizio, Freak Antoni, insieme ai suoi Skiantos, mattatori musicali della kermesse, promettono «un discorsino diseducativo, perché essere diseducativi è sempre più facile», scherzano. Intanto Staino si scalda al tavolo da disegno, con le vignette che, mano a mano, vengono proiettate sullo schermo, e i bambini e i ragazzi del Coro R’Esistente, in maglietta rossa, cantano l’Inno di Mameli e Bella Ciao. «È una notte importante – esordisce Virginio Merola, candidato sindaco del Centrosinistra che, ieri sera, ha ricevuto il “battesimo” da Bersani -. Stanno riducendo la scuola davvero male: dobbiamo svegliarci e cominciare a investire, come si fa in Europa. A Bologna faremo così». Il pedagogista Franco Frabboni va giù durissimo:
«Abbiamo un ministro e un governo che distrugge sistematicamente l’istruzione a scuola, la scienza all’università e l’arte, coi tagli alle mostre, al cinema, ai musei». La proposta di Frabboni, per il dopo Berlusconi, è dunque «un patto di stabilità per la Scuola, in cui le forze progressiste e conservatrici si mettono d’accordo per dare sicurezza di risorse e di crescita al settore. In Finlandia l’hanno fatto per 15 anni».

L’Unità 09.04.11

"Il nostro stage è una garanzia", di Cesare Damiano

È una situazione che non può più essere tollerata. In Italia, ogni anno, ci sono 300mila stagisti nei settori privati che arrivano a 500mila se si considerano anche gli enti pubblici. Più o meno altre 300mila persone sono i praticanti che varcano la soglia di studi e aziende per aprirsi l’accesso a una professione. Un esercito di giovani che sta ancora studiando o è in possesso di un titolo di studio elevato, spesso utilizzati come veri e propri dipendenti, ma senza stipendio e senza diritti. E, in molti casi, soprattutto senza prospettive concrete. Una stortura che si aggiunge alle tante che già caratterizzano il nostro mercato del lavoro e che contribuisce a rendere ancora più incerto e precario il futuro delle nuove generazioni.
Per correggere queste distorsioni e cercare di invertire la rotta il Pd ha presentato una propria proposta di legge, di cui sono primo firmatario, che ha come obiettivo principale quello di stimolare le imprese a trasformare queste forme di lavoro in contratti a tempo indeterminato.
Il progetto è stato realizzato attraverso una stretta collaborazione con il Forum lavoro del Pd, i Giovani democratici, l’associazione 20 maggio flessibilità sicura e l’associazione Lavoro&Welfare giovani.
E proprio per impedire che i periodi di formazione siano utilizzati dalle aziende per tamponare gratis buchi di organico, la proposta del Partito democratico prevede che gli stage non abbiano durata superiore ai nove mesi, che non possano essere usati per sostituire personale e che sia vietata ogni forma di attività manuale.
Sempre con l’intento di evitare abusi, le aziende con meno di 15 dipendenti possono avere un solo stagista all’anno.
Non solo. Accanto a questi limiti, agli stagisti deve essere anche garantita – accanto alla formazione – una borsa di studio pari almeno al 30 per cento dello stipendio di un lavoratore del settore e comunque non inferiore ai 400 euro al mese. Oltre alle spese di trasporto, ai buoni pasto e alle assicurazioni (infortuni e responsabilità civile).
La proposta del Pd prevede anche sanzioni e incentivi. In caso di gravi violazioni, il tirocinio deve venire infatti trasformato in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, mentre chi assume uno stagista ha diritto all’applicazione di consistenti agevolazioni fiscali.
Per chi mira invece ad accedere a una professione per la quale devono essere sostenuti esami di stato, il progetto di legge prevede l’istituzione, previo accordo con le parti sociali, di un contratto di praticantato in grado di garantire i permessi per lo studio e l’aggiornamento professionale e di regolare gli orari di pratica, i rimborsi spese e i compensi.
I cambiamenti avvenuti in Italia negli ultimi 25 anni nel mercato del lavoro hanno prodotto, secondo stime ufficiali (Istat, Isfol e gestione separata Inps), un milione e 400mila lavoratori atipici (collaboratori a progetto dei settori privati, collaboratori coordinati e continuativi della pubblica amministrazione, associati in partecipazione, collaboratori occasionali e lavoratori che cedono i diritti d’autore nei settori dell’informazione e dello spettacolo), due milioni e mezzo di contratti di lavoro a tempo determinato e in somministrazione, 400mila false partite Iva, tre milioni di partite Iva individuali e professionisti senza tutele.
Nonostante questa deregulation il tasso di occupazione è al 56,7 per cento, uno dei più bassi d’Europa. I disoccupati sono due milioni e 145mila, mentre la disoccupazione giovanile arriva al 29,4 per cento. Un quadro nerissimo.
Le responsabilità, prima che della crisi, vanno ricercate nelle (non) scelte di competitività delle imprese, nella mancanza di strategie politiche e nella logica del laissez-faire tanto cara alla destra (quando si tratta di economia). La flessibilità insicura e senza regole ha prodotto pesanti conseguenze sulle persone, sulle famiglie e soprattutto sui giovani. È urgente invertire la rotta e la strada da seguire è quella di offrire autentiche opportunità in campo professionale.
Berlusconi e il suo governo non possono continuare a far finta di niente di fronte a una situazione del mercato del lavoro giovanile diventata ormai esplosiva.

da Europa Quotidiano 09.04.11

"L’Istat diffonde i dati 2010 che registrano ulteriori flessioni dopo i crolli dell’anno precedente. Le famiglie portate a fondo Crolla il potere d’acquisto", di Marco Ventimiglia

L’uscita dal tunnel? Per l’Istat non si vede, almeno a giudicare dai dati sul potere d’acquisto delle famiglie italiane e sulla loro propensione al risparmio. Qualche timido segnale di miglioramente alla fine del 2010.
Precario: nell’Italia del 2011 la parola si declina purtroppo in vari modi. Precario è colui che non trova un lavoro affidabile e continuativo, ma precario è anche lo stato di molte famiglie italiane. A sottolineare per l’ennesima volta quest’ultimo aspetto sono stati i dati diffusi ieri dall’Istat, che fotografano un Paese per il quale la crisi può dirsi tutt’altro che conclusa. Numeri relativi al 2010, che quindi non tengono conto di un avvio del corrente anno che fra crisi del Nord Africa e dramma giapponese può definirsi tutt’altro che incoraggiante pure sotto l’aspetto economico. Con una brutta e correlata notizia giunta proprio ieri: il prezzo della benzina è sempre più fuori controllo, attestato mediamente sull’insostenibile livello di 1,583 euro.
NESSUNA RISALITA
Cominciamo dall’Istituto di statistica che ha certificato come anche l’anno scorso è calato il potere di acquisto delle famiglie italiane. A pesare è stato soprattutto l’incremento della spesa per consumi. In particolare, nel 2010 il potere d’acquisto è sceso dello 0,6% contro il 3,1% del 2009. Ed il fatto che nonostante il precedente riscontro fortemente negativo non ci sia stata alcuna inversione di tendenza la dice lunga sulla portata della crisi in atto e dell’effetto sui nuclei famigliari.
Se non altro, dai dati Istat emerge qualche segnale di ottimismo relativo all’ultima parte dell’anno: nel quarto trimestre si è infatti registrato un incremento dello 0,8% rispetto ai tre mesi precedenti, tornando sui livelli di fine 2009. Ed ancora, nel 2010 è tornato a crescere il reddito disponibile. Un incremento che è risultato pari allo 0,9% su base annua. A scendere è stata invece la propensione al risparmio delle famiglie che si è attestata al 12,1% in diminuzione di 1,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso il quarto trimestre offre dati migliori, con una propensione al risparmio pari al 12,4%, superiore di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, sebbene inferiore di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2009.
Per il Codacons i dati Istat sono «la media del solito pollo. I pensionati, specie quelli al minimo, così come le famiglie a rischio di povertà relativa si legge in una nota hanno un’inflazione maggiore rispetto alla media delle famiglie italiane. Per loro il calo del potere d’acquisto è, quindi, almeno doppio rispetto alla media nazionale». Sulla stessa linea Federconsumatori e Adusbef, che si dicono «non sorpresi dai dati». La Confcommercio mette in guardia, senza una ripresa decisa gli italiani si troveranno presto di fronte ad un bivio: «O un ulteriore ridimensionamento della quota di risparmio accantonata ogni anno, o la riduzione dei consumi».
La Cia rileva invece come la crisi abbia cambiato anche le abitudini alimentari degli italiani. I cali più evi-
denti hanno riguardato pane e pasta (scesi rispettivamente del 2,7% e dell’1,8% sul 2009), carne rossa (-4,6%), pesce (-2,9%), frutta e agrumi (-1,8%) e vino da tavola (-2,1%).
Intanto, come detto, il costo dei carburanti va alle stelle. Il prezzo della “verde” è arrivato a toccare fino a 1,583 euro al litro, mentre il gasolio è giunto a 1,501 euro al litro. A registrare i record la “Staffetta quotidiana”, che rileva incrementi per Esso, Shell e Tamoil, dopo l’accelerazione impressa da Eni. E non mancano i record a livello locale: in Sicilia il gasolio costa ormai più della benzina in Piemonte. Il poco invidiabile primato per la verde è sempre in Campania, anche per via dell’addizionale regionale: addirittura 1,663 euro al litro.

L’Unità 09.04.11