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Senato, arriva il "processo lungo" Camera, battaglia sulla prescrizione breve", di Carmelo Lo Papa

Ostruzionismo pd. La corrente di Alemanno: nostro voto a rischio. Il Pdl attacca Fini Bersani: “Guerra alla Lega” Seduta notturna a Montecitorio. Prescrizione breve alla Camera, processo lunghissimo al Senato. Il Parlamento stretto nella tenaglia delle leggi ad personam. Assalto finale della maggioranza per fermare magistrati e processi al premier, nel giorno in cui a Milano comincia quello sul Rubygate.
A Montecitorio solo in serata prende il via la maratona sul ddl che più preme a Pdl e Lega: la prescrizione breve, destinata a tranciare due dei quattro processi a carico di Berlusconi. Per mezza giornata l´opposizione era riuscita a inchiodare l´aula con tre ore di ostruzionismo sul processo verbale. Ma è a Palazzo Madama che si consuma l´accelerazione inattesa. In commissione Giustizia viene approvato l´emendamento del capogruppo Pdl, Franco Mugnai, al ddl leghista sul “giudizio abbreviato” che allunga di fatto senza limiti il processo. Perché consente alla difesa di presentare elenchi di testi “infiniti”, prolungando così i procedimenti fino all´inevitabile prescrizione.
Non solo. Prevede che una sentenza passata in giudicato non possa più considerarsi prova definitiva in un processo. Risultato: nel processo Mills, in cui il premier è imputato e prossimo a sentenza, la condanna già a carico dell´avvocato inglese corrotto non potrà essere usata come elemento di prova. Il senatore Mugnai non si scompone: «È una misura tranquillissima, non capisco la polemica. Chiunque conosca la norma sul giusto processo non può che condividerla». Dall´opposizione non la condividono affatto e si preparano, anche al Senato, alle barricate. «Per salvare il premier salveranno anche i delinquenti, ennesima vergogna ad personam» commenta il capogruppo Pd Anna Finocchiaro. «Ingannano i cittadini parlando di processi brevi, poi li allungano per non arrivare mai a sentenza» rincara Roberto Rao dell´Udc.
A Montecitorio, dopo l´approvazione martedì del conflitto di attribuzioni, è andata avanti fino a notte, tra mille scintille, la seduta per l´esame del ddl sul processo breve. Approvazione finale prevista tra martedì e mercoledì per il testo che accorcia i tempi per gli incensurati e che proprio ieri il Csm ha bollato come «un´amnistia». Oggi sarà battaglia su ogni votazione. Il premier Berlusconi lo sa e ha convocato il Consiglio dei ministri in un orario insolito, le 13,30, per permettere a tutti i ministri di essere a Montecitorio durante le votazioni. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno convoca per stamattina gli undici deputati e sei senatori vicini ai suoi circoli Nuova Italia, forti malumori della corrente dopo le dimissioni (non rientrate) del sottosegretario all´Interno Alfredo Mantovano. Alcuni ipotizzano l´astensione dalle votazioni di oggi, più una provocazione che una minaccia concreta.
Da ventiquattr´ore alla Camera il clima è assai teso. Ieri mattina il centrosinistra è riuscito a inchiodare la maggioranza con l´ostruzionismo. L´escamotage è stato messo a punto dal giorno prima e intuito dal democratico Roberto Giachetti: dopo la lettura del verbale del giorno precedente, tutti i deputati citati hanno chiesto di poter intervenire per precisare il proprio pensiero lì sintetizzato. Il regolamento lo consente, i parlamentari citati una cinquantina, ognuno parla per cinque minuti. Al governo e alla maggioranza saltano i nervi. I capigruppo di Pdl e Lega, Cicchitto e Reguzzoni, attaccano a testa bassa il presidente della Camera Fini per aver consentito il filibustering: «È la conferma della sua parzialità». Solo a ora di pranzo il verbale può essere approvato. In conferenza dei capigruppo Fini si impegnerà a limitare d´ora in poi gli interventi sul verbale. Si supera lo scoglio, la maggioranza vota il rinvio in commissione della legge comunitaria e in poche ore approva quella sulla contabilità dello Stato. Strada spianata adesso per il processo breve. In Transatlantico c´è il pienone. Bossi incrocia Bersani all´ingresso dell´aula: «Tu fai la guerra» dice il Senatur alludendo agli attacchi alla Lega. «Io sfido, non faccio la guerra» gli replica il segretario stringendogli la mano.

La Repubblica 07.04.11

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Ma il Cavaliere blinda la legge “La voglio a prova di Quirinale”, di Liana Milella

Il Pdl teme che lo stop di Vietti provochi la bocciatura. I “tecnici” di Palazzo Chigi: il rischio di amnistia ha già bloccato il ddl in passato. Il “processo lungo” è la subordinata del premier se dovesse saltare la prescrizione breve. Corre un brivido, quando sono le due, tra gli uomini di Berlusconi. Alfano, che non lascia per un attimo Montecitorio. Ghedini, che ha un occhio a Milano e uno a Roma. Cicchitto che sta per andare alla capigruppo. Sono due parole sull´Ansa – «amnistia sostanziale», il giudizio del Csm sulla prescrizione breve – ad evocare scenari catastrofici. Basta parlare con uno di loro per farselo spiegare. «È andata così anche altre volte. Il primo segnale che una legge non va e rischia la bocciatura è arrivato sempre dal Csm. Irragionevole, catastrofica per i processi, centinaia ne andranno al macero, così hanno scritto per il processo breve e le intercettazioni. Poi l´Anm rilancia il tam tam. I giornali titolano sui “dubbi del Colle”. Il Quirinale fa sapere che, così com´è, la legge non va. Sarà, ma che proprio oggi il Csm approvi il parere e bocci la legge produce in tutti noi un giustificato e profondo allarme». A sera poi, quando Vietti consiglia ad Alfano il passo indietro, il brivido si rafforza.
È autorevole la fonte che mette a nudo gli improvvisi timori dei berlusconiani. Uno stop del Colle, qualora arrivasse davvero, stavolta sarebbe un colpo mortale a un castello che, per come loro ne parlano, «non è di carte, ma di buon cemento». Mattoni incastrati per tenere la prescrizione “breve” per bruciare i tempi dell´azione penale, il processo “lungo” al Senato per far durare quegli stessi processi il più a lungo possibile, in modo che si spengano per “morte” da prescrizione.
I luogotenenti ne parlano con Berlusconi. Ma il suo ordine resta quello del giorno prima. «Andate avanti. Con ordine. Senza creare incidenti. Il diritto e la Costituzione sono dalla nostra parte. È inutile che tentino di attaccarci. È nei poteri del governo regolare la prescrizione. Ed è nei nostri garantire che il giusto processo non sia solo una bella parola scritta nella Costituzione». I suoi lo tranquillizzano: «Non preoccuparti, presidente, la prescrizione non rischia, Napolitano firmerà».
L´ombra resta, pur esorcizzata. Tant´è che, nel giro stretto del premier, c´è chi fornisce una lettura inedita dell´improvviso rispuntare del processo lungo. La vulgata sostiene che prescrizione breve e processo lungo «si terrebbero». Si accorcia la prima e con il secondo si rende il dibattimento incontenibile fino a “morire” di prescrizione. Ma chi parla con Alfano e Ghedini la legge diversamente. Consiglia di riflettete su cosa succederebbe se Napolitano dovesse frenare sul testo della prescrizione breve. È accaduto per il processo breve perché avrebbe chiuso all´improvviso centinaia di processi, può rifarlo adesso. Potrebbe chiedere che non si applichi ai processi in corso, anche se per la natura della norma sarebbe impossibile. L´unica via d´uscita per raggiungere ugualmente la fine del dibattimento Mills, che può far condannare Berlusconi per il reato di corruzione, sarebbe quella di allungare il processo e farlo arrivare alla prescrizione “naturalmente”. L´emendamento Mugnai del Senato serve a questo, la difesa può citare tutti i testi che vuole e produrre le prove che vuole, il giudice “deve” accettare, il pm non può introdurre i risultati di un altro processo ormai confermato nel suo esito dalla Cassazione. A pennello per il caso Mills.
Un testo caro a Ghedini. L´aveva scritto per il ddl sul processo penale. Adesso rieccolo al Senato. Chi ha parlato con Ghedini racconta che lui, su quella norma, non ha dubbi perché sarebbe la fotocopia dell´articolo 111 della Costituzione sul giusto processo, sulla parità tra accusa e difesa. Sarebbe una «trasposizione letterale». Quindi sacrosanta. Forse, in caso di incidenti per la prescrizione, pure la «mano santa» per Berlusconi.

La Repubblica 07.04.11

"Salta anche l'indirizzo musicale. L'aveva lanciato la Gelmini", di Paola Benedetta Manca

Era una delle poche innovazioni ma il progetto è sfumato. Motivo, manca il personale, decimato dal ministro. Ma la classe c’era già, con 34 alunni. Era una delle poche innovazioni della Riforma Gelmini che poteva consolare il mondo della scuola dei tanti tagli e disagi: stiamo parlando della possibilità di attivare indirizzi musicali, coreutici e artistici. Anche a Modena, l’apertura (a settembre) del Liceo Musicale all’Istituto Sigonio era attesa con ansia. Mail progetto è sfumato. Lo ha fatto sapere, ieri, il Ministero che non ha autorizzato l’attivazione dell’indirizzo. La ragione è la carenza di organico: mancano gli insegnanti per l’avvio delle lezioni. A Modena, però, la classe per l’indirizzo musicale era già stata formata. Gli iscritti erano 34. Anzi, visto che erano arrivate più domande rispetto ai posti disponibili, erano state fatte addirittura delle selezioni. Tutto inutilmente. Ragazzi e genitori rimarranno con un pugno di mosche. «Il Governo ha tradito le attese del territorio, chiediamo un ripensamento » commenta l’assessore provinciale all’Istruzione Elena Malaguti che aggiunge: «Riteniamo questa decisione fortemente penalizzante e lesiva di un territorio a marcata caratterizzazione musicale come il nostro, dove esistono già da anni sezioni musicali nelle scuole medie della provincia e sono attivi il conservatorio Vecchi Tonelli e l’Accademia di alta formazione lirica di Mirella Freni». Soprattutto, ricorda: «E’già attivo, proprio al Sigonio, un indirizzo liceale musicale che, gestito in convenzione dal Comune e dal Conservatorio, ha licenziato nel 2010 i primi diplomati». L’assessore Malaguti ha chiesto l’intervento dei parlamentari modenesi per sollecitare il Ministero a cambiare la decisione. «La vicenda – sottolinea – dimostra che la riforma Gelmini, nella sua parte più innovativa di valorizzazione delle esperienze didattiche locali, si sta rivelando solo aria fritta. Alle richieste dell’Emilia Romagna è stata data una risposta centralistica, altro che federalismo». Male brutte notizie non sono finite. E’arrivata dal Ministero anche la comunicazione, per il prossimo anno scolastico, di ulteriori tagli di insegnanti che vanno ad infierire su un organico già decimato. «Di certo mancheranno qualcosa come 150 docenti – informa Malaguti – e questo avviene proprio nel momento in cui l’incremento demografico degli studenti crea, al contrario, nuovi bisogni ». A Modena, infatti, solo alle superiori, per il prossimoanno scolastico saranno formate 32 classi in più.

L’Unità 07.04.11

"400 dollari per morire", di Adriano Sofri

I corpi degli umani annegati galleggiano presto. Anche quelli dei bambini, delle donne. Anche quelli vestiti, se hanno addosso vestiti da poco.
È il modo più facile per imparare il mare, fare il morto. Alcuni sono scampati perfino al deserto così, facendo il morto. Avvistati dall´alto degli elicotteri e degli aerei, “non sollevano il braccio”, dicono i soccorritori. Non fanno il morto, sono morti, a centinaia. Si sono aggiunti alle migliaia cui il Mediterraneo dei nostri anni fa da fossa comune. Senza un segno che distingua un profugo da un clandestino, che distingua le ossa di uno dalle infinite altre che la morte semina in mare e in terra. Sono venuti da lontano, all´appuntamento con l´ultimo mare – in vista di tante isole felici, di tanti solidi bastimenti. Hanno un´intera mappa di violenze, persecuzioni, carestie, tatuata addosso: Somalia, Eritrea, Etiopia, Darfur, Ciad, Nigeria, Costa d´Avorio… Sono eroi, dell´eroismo che si misura sul numero di guerre dalle quali si è fuggiti, sulle frontiere attraversate e il dazio pagato ai predoni che le presidiano. In Libia avevano già trovato il saccheggio e gli stupri e la schiavitù: e ora un´ennesima guerra. Sembrava averli sciolti, aver sgombrato l´accesso alla costa e al mare. Militi ignoti di nessuna milizia, del desiderio di una vita normale in un mondo in cui inseguire una vita normale vuol dire passare il Sahara e i lager e il mare, e ogni volta pagare ed essere spogliati ed essere violentate. Quattrocento dollari, solo l´ultima tratta. Tutto questo c´è stato, prima che il mare si richiudesse su loro e li rigettasse a galla con le braccia spalancate di poveri cristi d´acqua. Se non si fosse alzata la burrasca, se avessero toccato terra, sarebbero passati tra due file: di poliziotti, di volontari, di medici, di cittadini solidali sì ma perché proprio qui, e così via, chissà per quanto ancora, forse per sempre, una vita intera fra due file.
«Eravamo 370». Viene da riscriverlo, l´inizio del racconto del superstite che ha perso tutto, per vergogna della cifra: «Eravamo trecentosettanta», in lettere va già meglio, lascia tirare il fiato. “C´era una volta un bastimento …”, comincia a dire il vecchio marinaio della più famosa Ballata. “Duecento uomini viventi – e io non udii né un sospiro né un gemito”. Ieri sono risuonati ai gridi e lamenti. Non c´era un colpevole tra gli annegati di ieri, non un marinaio che avesse ammazzato l´albatros, e a pilotare il barcone da strapazzo ci sarà stato un navigante da strapazzo, e chissà se è dei vivi o dei morti. Trecentosettanta a quattrocento dollari l´uno (anche i dollari vanno scritti per esteso, quando comprano la morte), chissà se si fanno tariffe scontate per i bambini, e la donna scampata all´ottavo mese avrà pagato per uno o per due. Non vale la pena, benché sia quasi irresistibile, la tentazione di fare del sarcasmo su chi li vuole fuori dai coglioni, questi animali migratori che risalgono la corrente di sabbia e d´acqua, su chi li guarda dritto nelle scarpe e le scopre firmate – che vista. Ma ricordarsi di loro, dei bambini e delle donne e degli uomini morti, e quando si incrociano i loro compagni di viaggio vivi guardarli dritto negli occhi, e diventare capaci di vedergli nello sguardo i deserti di sabbia e d´acqua salata che hanno attraversato per arrivare fin qui.

La Repubblica 07.04.11

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“Aiutateci, anneghiamo” e il mare di Lampedusa si trasforma in un inferno. Si ribalta un barcone: 250 morti, salvati in 50, di Francesco Viviano

Il capitano di un peschereccio: “Pensavano di essere in salvo, ma la barca si è capovolta. Li abbiamo sentiti urlare, sparire tra le onde. Poi il silenzio”
“Sul molo i superstiti sembravano zombi. Quasi tutti uomini, pochissime donne. Nessun bambino, troppo deboli, non ce l´hanno fatta a restare a galla”. «Sit down, sit down. Stop, sit down» «Sedetevi, sedetevi. State fermi», gridavano a squarciagola i marinai delle motovedette “301”” e “302” della Guardia costiera a quei trecento disperati stipati su un vecchio barcone di legno di appena 10 metri. Ma loro, che ormai si sentivano salvi dopo due giorni in mare aperto, continuavano a muoversi. Passavano da una parte all´altra, cercavano di arrivare per primi sulle barche che erano andate a soccorrerli. Uno di loro ha afferrato la cima lanciata dalla motovedetta, altri continuavano ad agitarsi a bordo. Troppo per restare in equilibrio e il legno che imbarcava acqua dal mare si è improvvisamente capovolto. Cadevano a grappoli tra le acque in tempesta, uomini, donne, bambini. Tutti e trecento. Molti scomparivano subito nel buio della notte e tra le onde alte 4-5 metri, altri venivano inghiottiti dal mare dopo pochi minuti, altri, pochissimi, continuavano a gridare. «Help me, help me», aiuto, aiuto. Si sono salvati soltanto in 51, tutti gli altri, circa 250 sono finiti nel cimitero del canale di Sicilia a 36 miglia a sud di Lampedusa. Di loro non si sa. Fantasmi erano, fantasmi rimarranno.
La tragedia si è consumata ieri poco prima dell´alba al largo di Lampedusa. Il barcone era partito dalla Libia in guerra due giorni fa e vagava per mare in attesa di un miracolo. L´allarme è scattato poco prima delle due della notte di ieri, la Guardia costiera maltese ha avvisato quella italiana che aveva già ricevuto una chiamata da un satellitare. Era la voce di un disperato che chiedeva soccorso. L´allarme, nonostante la zona di mare fosse sotto controllo di Malta che avrebbe dovuto effettuare il soccorso, è stato girato al comando generale della Marina Militare italiana a Roma. Poi Sos generale con l´ordine a tutte le imbarcazioni e navi che si trovavano in quell´area a dirigersi verso il barcone in balia delle onde a 34 gradi e 57 primi nord e 12 gradi e 37 primi est.
L´imbarcazione più vicina era il motopeschereccio “Cartagine” a 36 miglia a sud di Lampedusa ed a dieci dall´obiettivo segnalato. «Abbiamo tirato subito le reti e ci siamo diretti verso la posizione che ci era stata segnalata. Siamo arrivati dopo qualche ora, il mare era brutto, forza quattro o cinque, era buio pesto – racconta Francesco Rifiorito, 47 anni, capitano del “Cartagine” – Da lontano abbiamo visto arrivare le motovedette della Guardia costiera e ci siamo avvicinati in attesa di ordini. I fari delle motovedette hanno illuminato quella barca di legno, stipata di gente all´inverosimile, che saltava tra le onde. Poi ho visto sparire il legno e sentivo gridare in mezzo al mare». Il capitano ricorda: «Il barcone con il suo carico di disperati si era appena capovolto e tutti e trecento erano finiti in acqua».
La motovedetta “301” comandata dal capo Domenico Sorrentino, aveva quasi agganciato la barca. «Un marinaio era riuscito a lanciare una cima che era stata raccolta da uno di quei trecento. Ma loro si agitavano. I soccorritori gridavano di stare fermi e di non muoversi perché con quel mare la barca così carica poteva capovolgersi», dice un marinaio della Guardia Costiera. Sulle motovedette si gridava e si bestemmiava, lanciavano ciambelle di salvataggio e cime in mare, si cercavano uomini, donne e bambini da salvare.
«Ma il mare li inghiottiva piano piano, uno dietro l´altro. Era un inferno», dice Ninni, un giovane sottocapo di seconda classe ormai veterano di decine di interventi fatti in questi ultimi anni a Lampedusa. «Alcuni – prosegue – erano riusciti ad acchiappare i salvagente che avevamo lanciato, altri le cime, ne abbiamo tirati su a fatica trenta, quaranta, cinquanta. Non li abbiamo contati, ma molti altri non c´erano più».
Via radio la Guardia costiera comunicava al motopeschereccio “Cartagine” di avvicinarsi e di cercare uomini in mare. «Ci siamo avvicinati, ma non si vedeva nulla – racconta il capitano Rifiorito – sentivamo soltanto delle grida, e quando li vedevamo subito dopo sparivano tra le onde. Le loro grida ci guidavano in quel mare in tempesta. Prima ne abbiamo avvistato uno, poi un altro e poi un altro ancora. Li abbiamo recuperati, ma non era facile perché c´era il pericolo di investirli. Poi non abbiamo sentito più nulla, era ritornato il silenzio e ci siamo diretti verso il porto di Lampedusa, con i sopravvissuti che abbiamo riscaldato facendoli stare in sala macchina». Ricorda: «Erano sfiniti e tutti si sono addormentati. Si sono svegliati al molo di Lampedusa, ma erano morti che camminavano come gli altri, sbarcati dalle motovedette della Guardia costiera. Erano quasi tutti uomini e pochissime donne, niente bambini, era come se non fossero mai nati perché sono finiti tutti in fondo al mare».
Al “Bar dell´Amicizia” di Lampedusa quattro marinai con gli occhi affossati, le facce segnate dalla fatica e dalla rabbia, mangiano un arancino e bevono acqua minerale. «Era un inferno, ne abbiamo salvati centinaia e centinaia, ma ieri era impossibile. Anche sulla nostra motovedetta era un incubo, le zattere di bordo ci sbattevano contro, loro cadevano in mare e non potevamo fare nulla. Ma possiamo affrontare questa situazione con due motovedette d´alto mare? Carabinieri, poliziotti finanzieri, guardie forestali, sono oltre duemila, noi delle “CP 301” e “302” siamo meno di 20. Cosa aspettano a mandarci altri mezzi ed altri uomini? Ci vogliono altre stragi? Oggi (ieri, ndr) è stata una sconfitta per noi perché volevamo salvarli tutti ma non ci siamo riusciti, non era possibile».

La Repubblica 07.04.11

Scuola: disabili fuori da giochi, tensione bipartisan con governo

Mai piu’ disabili esclusi dai giochi studenteschi. Il Parlamento ha vinto la sua battaglia: oggi in commissione Cultura alla Camera e’ passata la risoluzione bipartisan, promossa dal Pd e dalla deputata Manuela Ghizzoni, che obbliga il governo ad evitare quanto accaduto quest’anno con le finali di corsa campestre che si sono tenute in Friuli il 20 marzo. I diversamente abili non hanno potuto partecipare: non sono stati calcolati in fase di iscrizioni. Il Pd ha sollevato il caso, l’Idv ha appoggiato la denuncia e anche la maggioranza, viste le carte, si e’ accodata. Di qui la risoluzione che oggi ha avuto l’ok, ma “non senza problemi” denuncia Ghizzoni.
Il ministero dell’Istruzione, infatti, per bocca del sottosegretario Giuseppe Pizza, ha bocciato il documento all’inizio. Anche con parole pesanti: “Nei momenti in cui, attraverso fasi selettive- ha spiegato Pizza- la pratica sportiva, di carattere prevalentemente educativo, assume connotazioni di carattere piu’ decisamente agonistico” si entra in uno spazio, prosegue l’intervento, “in cui l’obiettivo e’ quello di individuare e coltivare eccellenze che possano dare lustro al paese”. Disabili esclusi? Il tutto viene poi scaricato sui partner del ministero, Coni e Comitato Paralimpico, che organizzano le finali delle varie specialita’. I deputati hanno contestato il parere negativo alla risoluzione bipartisan. La stessa maggioranza ha criticato l’esecutivo.
Alla fine il governo ha dovuto cambiare posizione. Una “vittoria del Parlamento- sottolinea Ghizzoni- Ora la risoluzione impegna il governo a intervenire per la piena inclusione degli alunni disabili. Mentre in Commissione Bilancio e’ stata presentata un’altra risoluzione firmata da tutti i capigruppo per garantire al Cip (il Comitato paralimpico) le risorse necessarie allo svolgimento delle sue attivita’.

Agenzia Dires

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Mai più disabili esclusi dai giochi studenteschi

L’On. Manuela Ghizzoni, capogruppo del PD in commissione Istruzione alla Camera: “ Una vittoria contro una vera e propria discriminazione a danno degli studenti disabili ”

Mai più disabili esclusi dai giochi studenteschi. Il 6 aprile in commissione Cultura alla Camera é stata approvata all’unanimità la risoluzione bipartisan, promossa dalla deputata democratica Manuela Ghizzoni, che impegna il Governo ad evitare quanto accaduto quest’anno con le finali di corsa campestre dei Giochi sportivi studenteschi (e che si ripeterà con quelle di vela): l’esclusione dei ragazzi diversamente abili, ai quali sono state precluse le iscrizioni.

“Il Pd aveva denunciato il caso perché si trattava di una vera e propria discriminazione – spiega l’On. Manuela Ghizzoni – La pratica sportiva ed educativa é e deve restare una straordinaria opportunità di integrazione, anche per i ragazzi disabili, che peraltro in passato hanno sempre partecipato ai Giochi studenteschi. Ma il recente accordo in base al quale il Ministero ha affidato al Coni lo svolgimento delle fasi finali dei Giochi non ha garantito che così fosse per il futuro”.

Dopo che il Pd ha sollevato il caso, è stato seguito dagli altri partiti di opposizione e maggioranza: di qui la risoluzione che ha avuto l’approvazione bipartisan, “ma non senza problemi”, precisa Ghizzoni, sottolineando le resistenze del Governo, che inizialmente aveva contestato i contenuti del documento di indirizzo.

Nel corso della commissione del 6 aprile la stessa maggioranza ha criticato l’esecutivo e alla fine il governo ha dovuto cambiare posizione.

“Una vittoria del Parlamento – sottolinea Ghizzoni – Ora la risoluzione impegna il governo a intervenire nell’accordo con il Coni per la piena e concreta inclusione degli alunni disabili nei Giochi. Mentre in Commissione Bilancio è stata presentata un’altra risoluzione firmata da tutti i capigruppo per garantire al Cip (il Comitato paralimpico) le risorse necessarie allo svolgimento delle sue attività – conclude Ghizzoni – i giochi studenteschi hanno caratteristiche educative e didattiche e non agonistiche, ed è quindi positivo che il Governo abbia riconosciuto che l’esclusione dei disabili é un atto discriminatorio che non deve ripetersi”.

Ufficio Stampa PD Modena

"Al Senato a sorpresa torna il processo lungo", di D. St.

Se ne parlava già a settembre, ma poi non se ne fece più niente. Ieri, invece, mentre i riflettori erano puntati sulla Camera e sulle piazze romane a causa del «processo breve», al Senato è apparso il «processo lungo»: due emendamenti al ddl sul giudizio abbreviato, presentati in commissione Giustizia dal capogruppo Pdl Franco Mugnai, che vietano di utilizzare le sentenze definitive come prova dei fatti in esse accertati e danno alla difesa la possibilità di presentare liste infinite di testimoni, anche superflui, e di far ripetere prove già assunte senza che il giudice possa impedirlo. Governo e maggioranza hanno dato parere favorevole e oggi si voterà. Per Silvia Della Monica (Pd) è un’altra «norma vergogna», uno «stratagemma per evitare il processo Mills». «Altro che processo breve! – protesta Luigi Li Gotti (Idv) -. Il centrodestra vuole la morte del processo giusto e propone il processo lunghissimo».
Sembra una manovra a tenaglia: da un lato il «processo breve» con annessa «prescrizione breve» per gli incensurati, che ieri ha subìto una battuta d’arresto perché la maggioranza, visti i numeri risicati con cui è stato approvato il conflitto-Ruby, ha preferito non chiedere l’inversione dell’ordine e rinviarne il voto ad oggi o, più probabilmente, a domani; dall’altro lato il «processo lungo», cioè norme destinate a incoraggiare tattiche dilatorie, ad allungare i tempi dei processi e, quindi, a favorire la prescrizione.
Peraltro, oggi sulla «prescrizione breve» si potrebbe abbattere la scure del plenum del Csm: salvo rinvii, sarà approvato un parere negativo sul ddl, che ne segnala gli effetti nefasti sui processi in corso. A cominciare dal processo Mills, in cui il premier è imputato di corruzione giudiziaria e che, con la riduzione della prescrizione, si chiuderà a fine maggio invece che a febbraio 2012.
La bagarre dentro e fuori Montecitorio sta rendendo il cammino del provvedimento più lungo e difficile del previsto. Silvio Berlusconi e i suoi avvocati lo considerano decisivo per eliminare il processo più insidioso di quelli pendenti, perché la precedente condanna dell’avvocato inglese (corrotto) rende probabile anche la condanna del premier in veste di corruttore. Proprio per neutralizzare il peso della sentenza Mills nel processo a Berlusconi, il governo, prima, e la maggioranza, poi, hanno confezionato le norme ribattezzate «processo lungo».
Quelle norme si trovano infatti nel ddl Alfano sul «processo penale» che, dopo mesi di stasi, riparte oggi al Senato (relatore Piero Longo, che difende Berlusconi insieme a Niccolò Ghedini). Ma ieri sono state proposte anche da Mugnai, in una versione appena diversa, come emendamenti al ddl sull’inapplicabilità del giudizio abbreviato ai reati puniti con l’ergastolo, già approvato dalla Camera. In sostanza, per utilizzare una sentenza definitiva in un diverso processo (come nel caso Mills), bisognerà citare in giudizio tutte le persone delle cui dichiarazioni si dà atto in quella sentenza. Una deroga all’articolo 238 bis approvato dopo la strage di Capaci. Inoltre, diventano insindacabili dal giudice le liste di testimoni, anche superflui. E la violazione di questo diritto dell’imputato sarà sanzionata con la nullità del processo. È il «trionfo delle tattiche dilatorie», chiosa l’opposizione. Con buona pace del processo breve.

da Il Sole 24 Ore 06.04.11

Terremoto l'Aquila, Bianchi: "Sulla ricostruzione il governo ha mentito"

La responsabile ambiente: “A due anni dal sisma è doveroso ricordare quanti sono scomparsi e accertare le responsabilità di quanto accaduto”. Ricerca universitaria: la ricostruzione è più lenta che in Indonesia. Due anni dal terremoto che sconvolse L’Aquila e l’Abruzzo, due anni senza chiarezza su cosa è successo e due anni in cui anche l’Indonesia è stata più veloce nella ricostruzione.

“A due anni di distanza dal sisma che ha sconvolto l’Abruzzo è doveroso ricordare quanti sono scomparsi e essere vicini ai familiari delle vittime, e accertare fino in fondo le tante responsabilità di quanto accaduto quella terribile notte. Chiediamo chiarezza su chi ha autorizzato, omesso di controllare o eseguito i lavori di costruzione o rifacimento dei tanti edifici, anche pubblici, crollati per il sisma”. Così la responsabile Ambiente del Pd Stella Bianchi, al termine di una riunione della segreteria del partito dedicata anche ai problemi del dopo terremoto.

“Oggi – spiega Bianchi – ancora 39mila persone sui 70mila che risiedevano a L’Aquila sono fuori dalle proprie abitazioni, in sistemazioni che li privano dei legami e del vissuto a cui ognuno tiene. Noi del Partito democratico chiediamo che parta finalmente un’azione seria, programmata, per riportare la vita anche nel centro storico de L’Aquila e alimentare di nuovo il tessuto sociale ed economico”.

“Abbiamo presentato – prosegue Bianchi – una proposta di legge con misure che consentano di accompagnare la ricostruzione, di sostenere e dare risposte a quanti intendono tornare a vivere nelle loro case, nella loro città e riprendere la propria vita e attività economica. Esprimiamo la nostra forte vicinanza agli amministratori che da due anni sono accanto ai cittadini colpiti e si battono per tornare a far vivere le loro città”.

“L’Aquila – conclude la responsabile Ambiente del Pd – è stata uno dei tanti luoghi in cui il governo e, Berlusconi in particolare, ha annunciato miracoli sulla pelle delle persone. A L’Aquila, come altrove, sono rimasti i problemi, aggravati dal tempo, passato senza una seria azione del governo. Chi ha promesso deve rispondere: il governo deve chiarire agli italiani tutti qual é la vera situazione de L’Aquila e dei tanti centri colpiti. La ricostruzione vera non può più aspettare”.
Invece sta aspettando al punto da essere più lenta che a Sumatra, colpita da un sisma nel settembre 2009, come è emerso dalla ricerca “Micodis-l’Aquila”, condotta alla fine del 2010 dalle università di Firenze, delle Marche e de L’Aquila su 15.000 persone sono molti i dati sulla lenta ricostruzione che emergono. Il progetto, coordinato dal Cespro e finanziato dall’Unione Europea attraverso l’università belga di Louvain, è stato curato da uno dei massimi esperti in materia di grandi disastri, David Alexander. Ne risulta che a quasi due anni del terremoto, sono ancora numerosi i problemi relativi alle abitazioni, all’occupazione e soprattutto all’identità stessa dei terremotati. E questo perché come ha sottolineato l’esperto, non è stata data abbastanza attenzione al tessuto sociale.
Dopo il disastroso terremoto del 6 aprile del 2009, la cui scossa principale registrata attorno alle 3,32 ha raggiunto i 5,9 gradi della scala Richter, il bilancio delle vittime a l’Aquila è risultato altissimo: 308 morti e circa 1600 feriti. Il sisma ha spazzato via vite umane, case ed identità degli aquilani e il governo, nella persona di Silvio Berlusconi, aveva promesso mari e monti per risistemare l’Aquila e il suo hinterland, per ridare dignità agli abitanti. Ed invece abbiamo assistito solo a scandalosi giochi di potere, sulle spalle dei sopravvissuti, già lacerati da lutti e perdite di ogni genere. E tra le critiche mosse dal professore britannico è pesantissima quella che ritiene un elemento fondamentale del ritardo “la mancanza di separazione delle attività di protezione civile da quelle di ripristino e ricostruzione, una situazione raramente riscontrata in altri paesi del mondo. Il coinvolgimento del dipartimento nazionale della Protezione Civile nei processi di ripristino, un ente sotto l’ombra dello scandalo per presunta corruzione, ha creato disfasia più che simbiosi”.

Oggi a 2 anni dal sisma nel Comune de L’Aquila e nei comuni del cratere il totale delle persone in soluzioni alloggiative a carico dello Stato è di 22.947 persone; il totale delle persone beneficiarie del contributo di autonoma sistemazione: 13.561; il totale delle persone assistite in strutture ricettive e strutture di permanenza temporanea: 1.295.
Numeri certificati dal Commissario per la Ricostruzione, il presidente della regione Gianni Chiodi, che dimostrano come ancora 37.603 persone non sanno quando rientreranno in casa.

Errori che la proposta di legge popolare portata avanti dai cittadini e appoggiata dal PD vuole sanare come spiegava qualche giorno fa il deputato Pd Giovanni Lolli. “E’ un’occasione importante perché in quella sede potremo risolvere problemi che ci portiamo dietro da due anni e che paralizzano l’attività di ricostruzione post terremoto”.
Nella legge si indicano come prioritari la quantificazione del danno e il controllo sulla legalità della ricostruzione, si indicano gli strumenti a sostegno dell’economia, le agevolazioni fiscali, l’assegno di solidarietà ai famigliari delle vittime del sisma.
“Se il Parlamento sta discutendo su questa legge – ha concluso Lolli – il merito è di quei cittadini aquilani che hanno lavorato e hanno raccolto le firme all’Aquila e in tutta Italia”.
La legge andrà a concentrarsi su quattro punti fondamentali: uscita da uno stato di emergenza commissariale e ritorno alle strutture ordinarie; chiarimento sui rimborsi delle seconde case; attività economiche e modalità di restituzione delle tasse equiparato a Marche e Umbria; tassa di scopo che serve a finanziare la legge e alimentare un fondo nazionale per la prevenzione dai disastri.Il testo è nato nelle aree del cratere dopo il terremoto che nel 2009 ha colpito l’Abruzzo ma, negli intenti dei promotori, è adattabile a qualsiasi situazione analoga determinata da calamità naturale.
Aquilani, orfani della loro città. Oggi il 71% degli intervistati per l’indagine Micodis risulta fortemente demotivata ed ha dichiarato che “la vecchia comunità è morta assieme al terremoto”. Oltre il 73% degli sfollati ha lamentato infatti la “totale mancanza di posti di ritrovo per la comunità”, per i giovani tra i 18 e i 30 anni e per gli over 70. In quanto non si vive solo con un tetto sulla testa, quando si ricostruisce una città è necessario nel contempo servirla di piazze, strade, servizi, luoghi di culto, non si devono creare esclusivamente dei dormitori per la notte per mettersi apposto la coscienza. Per questo il 68% degli intervistati “vorrebbe lasciare la propria abitazione”, ed il 43% ha dei forti disagi psicologici, dati confermati purtroppo dall’aumento di abuso di alcol e droghe. A 2 anni dal terremoto solo il 65% della popolazione risulta occupata. Ne consegue un calo medio di reddito ed una forte diminuzione di iscritti alle università. Il giudizio negativo di Alexander riguarda soprattutto l’assenza nella fase ricostruttiva de l’Aquila, di “una coerente pianificazione della ripresa a lungo termine”, le indicazioni dicono che ci vorranno decenni “per un ritorno alla normalità”.

A.Pro. -Ma. Lau.

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Processo breve, PD: ostruzionismo ad oltranza

Dopo il voto sul conflitto di attribuzione, la maggioranza vuol far passare il processo breve e la prescrizione breve per gli incensurati. Franceschini attacca: “Non esiteremo a utilizzare ogni virgola del regolamento per impedire l’approvazione di questa legge”. Bersani: “La Lega non prenda a pretesto l’approvazione del federalismo per giustificare il fatto che tiene in piedi Berlusconi. La prescrizione breve lascerà senza processo un sacco di delinquenti anche se incensurati”
Il Partito democratico non rinuncia alla sua battaglia per fermare, alla Camera, l’esame del ddl sul processo breve. Al termine della riunione capigruppo alla Camera, il presidente dei deputati PD, Dario Franceschini ha spiegato che il PD serrerà i ranghi e terrà il fiato sul collo alla maggioranza garantendo il massimo impegno in vista delle prossime ore di lavoro parlamentare.

“L’accelerazione dei lavori sarebbe un vero e proprio blitz”, ha detto Franceschini. “Ventre a terra”, è la parola d’ordine dei Democratici.

“Fino a che ci sarà il tentativo di calpestare le regole e il buon senso – ha dichiarato Franceschini – cercando di far approvare ciò che non è una priorità per il Paese, non esiteremo a utilizzare ogni virgola del regolamento per impedire l’approvazione di questa legge. Pdl e Lega, aggiunge il capogruppo Pd, “stanno devastando il calendario dei lavori per far passare le leggi care a Berlusconi. Chiederemo la seduta notturna e staremo qui a fare la nostra parte fino in fondo”. Non è possibile, conclude Franceschini, “vedere ministri e sottosegretari che stanno qui in aula, a dimostrazione di come sono tutti ubbidienti ai desiderata del capo”.

Anche il segretario del PD, Pier Luigi Bersani ha lanciato un chiaro messaggio per il Carroccio: “La Lega non prenda a pretesto l’approvazione del federalismo per giustificare il fatto che tiene in piedi Berlusconi. Non c’è bisogno di Berlusconi per fare il federalismo. La Lega si preoccupi piuttosto di quello che sta votando: la prescrizione breve lascerà senza processo un sacco di delinquenti anche se incensurati, li lascerà liberi solo per difendere Berlusconi. Lo scriveremo sui manifesti che la Lega porta la responsabilità di tutto questo”.

Conflitto di attribuzione: Leggi come è andata ieri

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