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"Come uscire dalla crisi che ha cambiato il mondo", di Massimo Giannini

Un saggio di Luciano Gallino sui meccanismi che hanno portato alla “tempesta perfetta” del 2007 suggerendo anche una via d´uscita. La differenza fondamentale tra “la produzione” e “l´estrazione” del valore. Gli esseri umani ormai trasformati in robot o in esuberi dovrebbero ribellarsi al pensiero liberista dominante. Se dovessi scegliere il “romanzo della crisi” di questi anni di turbocapitalismo globale e letale voterei Sunset Park. Le prime pagine del libro di Paul Auster – in cui il giovane Miles Heller racconta il suo lavoro di “moschettiere della disgrazia”, incaricato di ispezionare per conto delle banche le case abbandonate dagli inquilini morosi e di fotografare le innumerevoli “cose abbandonate” per sempre dalle famiglie espropriate – sono l´affresco letterario di un´epoca. La Spoon River di «un mondo che crolla, di rovina economica e di difficoltà assidue e crescenti» per milioni di persone sommerse dalla “tempesta perfetta” iniziata oltre tre anni fa. Ma ora esce anche il “saggio della crisi”. Non che in questi mesi la titolistica sul tema sia stata avara. Ma il libro che vi suggerisco adesso è forse il più completo e il più scientifico di tutti quelli che mi è capitato di leggere. Sto parlando di Finanzcapitalismo, che Luciano Gallino ha appena dato alle stampe (sempre per Einaudi).
Quello di Gallino è il viaggio dentro i deliri cinici, e a volte addirittura clinici, del mercatismo. Un viaggio che parte da un trionfo egemonico: un sistema economico basato sull´azzardo morale e sull´irresponsabilità del capitale, sul debito che genera debito e sul denaro che produce denaro. E che ci conduce a un capolinea drammatico: la completa svalorizzazione del lavoro, la devastazione delle risorse industriali e naturali, la desolazione di una massa di donne e di uomini che ormai non sono più “ceto medio”, ma “classe povera”.
Quello che è accaduto, da quella drammatica fine estate del 2007, lo sappiamo. Quello che ancora mancava è un´analisi storica e sociologica, oltre che economica, del processo che ha cambiato i connotati del sistema. Gallino lo ricostruisce a partire dal concetto, teorizzato da Lewis Mumford, delle “mega-macchine sociali”: quelle grandi organizzazioni gerarchiche che usano masse di esseri umani come “componenti o servo-unità”. Kombinat di potere politico, economico e culturale che hanno generato “mostri” nell´arco dei millenni: dalle piramidi egiziane costruite col sangue degli schiavi all´Impero Romano, dalla fabbrica di sterminio del Terzo Reich nazista all´universo concentrazionario del comunismo sovietico. Ora siamo alla fase più “evoluta”: il “finanzcapitalismo”, “mega-macchina” sviluppata allo scopo di massimizzare e accumulare, sotto forma di capitale e potere, «il valore estraibile sia dal maggior numero possibile di esseri umani, sia dagli eco-sistemi».
E questa “estrazione di valore” è diventata il meccanismo totalizzante e totalitario che ormai abbraccia «ogni momento e ogni aspetto dell´esistenza». Dalla nascita alla morte: come il vecchio Welfare, arruginito e inservibile secondo la vulgata occidentale dominante, abbracciava un tempo l´individuo “dalla culla alla bara”. Il salto di qualità è nel passaggio cruciale dalla “produzione” alla “estrazione” del valore. Si “produce” valore quando si costruisce una casa o una scuola; si “estrae” valore quando si impone un aumento dei prezzi delle case manipolando i tassi di interesse. Si “produce” valore quando si crea un posto di lavoro stabile e ben retribuito; si “estrae” valore quando si assoldano co.co.pro. mal pagati o si aumentano i ritmi di lavoro a parità di salario.
Se la “mega-macchina” del vecchio capitalismo industriale fordista aveva come motore l´industria manifatturiera, la “mega-macchina” del “finanzcapitalismo” ha come motore l´industria finanziaria. La prima “girava” grazie al lavoro, che generava reddito, diritti, cittadinanza. La seconda “gira” grazie al denaro, che genera altro denaro, e poi ancora denaro, e sempre e solo denaro. “Finanza creativa”, abbiamo imparato a chiamarla in questa inebriante stagione di culto pagano per il dio mercato. Non ci siamo accorti che, nel frattempo, è diventata “finanza distruttiva”. Per rendersene conto basta esaminare, con il sociologo torinese, l´inventario di tutto ciò che è andato distrutto in questi ultimi anni. Nell´immane falò della Grande Crisi sono bruciati gli “attivi” del mondo, cioè la ricchezza costituita da azioni, obbligazioni, derivati, case, edifici commerciali, impianti industriali, capitali e fondi. Un autodafé stimato da un minimo di 25-30 trilioni di dollari (la metà del Pil del pianeta) a un massimo di 100 trilioni (1,8 volte il Pil mondiale). Ma nel fuoco, con la ricchezza, sono “bruciate” persone in carne ed ossa: secondo l´Oil, oggi abbiamo 50 milioni di disoccupati in più, e 200 milioni di lavoratori precipitati nell´area della povertà estrema.
Al di là delle colpe, sulle quali Gallino non affonda più di tanto il coltello, c´è un immensa opera di riconversione che andrebbe tentata qui ed ora. Per le classi dirigenti, si tratta di uscire dal pensiero unico neo-liberale, che ha teorizzato le virtù del “finanzcapitalismo” e ha prosperato sulle sue follie. E di riformulare l´architettura finanziaria: con gli strumenti del narrow banking (la riduzione drastica delle dimensioni dell´attività creditizia), la revisione dei criteri di bilancio, la potatura del mercato dei derivati, il divieto delle cartolarizzazioni. Ma mentre enumera i rimedi possibili, e indica i tentativi finora falliti soprattutto in Europa (più interessanti quelli americani legati al Dodd-Frank Act) Gallino sembra suggerire anche la velleitaria inutilità delle “auto-riforme”. E qui sta, forse, la debolezza e la forza del libro. La debolezza, mi pare, è nel vedere solo il “dark side” della finanza-ombra, e nel non concedere altre chance al capitalismo: quasi che nella sua ultima reincarnazione finanziaria si debba considerare esaurito il suo ciclo vitale. Sappiamo invece che, schumpeterianamente, il capitalismo è forse l´unico sistema che ha dimostrato di poter morire e rinascere infinite volte.
La forza, per ragioni uguali e contrarie, è nel fare appello alla coscienza degli uomini. Visto che Karl Marx ha fallito, nell´immaginare la nascita di una “classe antagonista” capace di imporre un modello di economia e di società umanamente e socialmente sostenibile, non resta che tornare a Karl Polanyi, che invoca «una reazione sociale e culturale, variegata e diffusa, al liberalismo economico e al mercato deregolato». Parlava del XIX e del XX secolo. Ma per Gallino l´idea polanyiana dei “contro-movimenti” tornerebbe utile anche oggi. Gli esseri umani, ormai trasformati in robot o in esuberi, dovrebbero ribellarsi. Se lo facessero, priverebbero la “mega-macchina” del “finanzcapitalismo” dei “servo-meccanismi” che la fanno funzionare. Dalla dimensione individuale a quella collettiva: la missione sarebbe quella di sconfiggere il “demone” della finanza con l´esorcismo della ragione. La più affascinante, ma purtroppo la più difficile delle “rivoluzioni”.

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Le mimose che diamo all'Italia sono le firme di Berlusconi dimettiti

“Mettiamoci in cammino per una fase nuova. Nel cuore della crisi italiana c’è la condizione delle donne: è crisi economica e morale, il berlusconismo ha incrinato lo spirito civico con pensieri cattivi e sbagliati. Che il consenso viene prima delle regole, che l’individualismo è la soluzione ai problemi, che la mercificazione della donna sia lo spazio della sua libertà con un uso smisurato del potere e della ricchezza. No, no, no”. È il passaggio più forte del discorso del segretario del PD, Pier Luigi Bersani, dal palco allestito a Piazza Di Pietra a Roma nel centenario della festa dell’8 marzo. Con lui ad intervenire sul palco è la portavoce della Conferenza delle donne del PD, Roberta Agostini, e la segretaria del Partito Democratico tunisino.
Dietro il palco i pacchi di firme: il Pd ha portato in piazza 120 scatole chiuse in 3 apecars, contenenti fisicamente circa 6 milioni di firme per le dimissioni del premier. A queste si aggiungono i 4 milioni di moduli inviati ai cittadini e le centinaia di migliaia di firme già raccolti on-line. C’è anche una scatola riservata espressamente al Presidente del Consiglio, di colore giallo, che contiene i primi moduli della raccolta firme così come sono stati consegnati alla sede del PD. Scatola che a fine manifestazione Rosy Bindi porterà a Palazzo Chigi, nelle mani di Gianni Letta.

Oggi il PD ha unito la sua voce “alle donne italiane e del Nord Africa: in tutto il mondo le donne diventano soggetto del cambiamento, la loro condizione è misura del cambiamento. Non lo dico per mettere un cappello politico sui movimenti: è una verità storica e politica e il PD deve farsene portatore”. Per il segretario del PD “bisogna reagire a questo veleno che rischia di distruggere gli anticorpi morali dell’Italia, e in questo 8 marzo la mimosa che noi consegneremo alle donne sono milioni di firme per le sue dimissioni. È il più bel regalo da fare all’Italia. Questo non è giustizialismo o moralismo, ma civismo. E’ serietà nella conduzione della cosa pubblica, dignità della cosa pubblica. La condizione delle donne è nel cuore della crisi economica sociale e anche morale di questo Paese. Qualcosa si incrinato nello spirito civico perchè Berlusconi e il centrodestra hanno insegnato pensieri cattivi”.
E riferendosi all’arrivo della Bindi a Palazzo Chigi per lasciare alcuni dei moduli riempiti dalla firme degli italiani si concede una battuta: “Rosy Bindi è una donna non disponibile. Ma sarebbe bello che per una volta fosse disponibile il presidente del Consiglio e si dimettesse. Non ci aspettiamo che Berlusconi rassegni le dimissioni nelle mani di Rosy Bindi che gli porterà le firme per le dimissioni. Sarebbe un regalino mica da poco. Se lui ha resistenza, ha il fisico, ha la tenuta, noi gli diciamo che abbiamo più tenuta e grinta di lui e resisteremo un minuto in più di lui. Arriverà un momento in cui se ne andrà e dai circoli del Pd di tutta Italia, come l’ultima canzone di Vasco Rossi si alzerà il grido ‘Eh già, io sono ancora qua’. Noi abbiamo un progetto per il futuro del Paese, lui non può più buttare la palla avanti, ha distrutto quello che c’era e può solo avvinghiarsi al potere. Il Pd invece deve continuare a combattere come opposizione, senza perdere un colpo deve indicare un’altra strada e indicare una prospettiva al paese perchè Berlusconi sta vivendo un tramonto ma il tramonto può essere pericoloso e creare tensioni tra le istituzioni”.

E a Piazza di Pietra per ribadirlo eravamo in tanti, piazza gremita, ponte tra l’Italia e il Nord Africa che torna ad avere voce.

L’appuntamento era a Piazza di Pietra, con tante donne e tanti uomini, per portare tutti insieme la testimonianza di oltre dieci milioni di cittadini che, firmando l’appello lanciato dal Partito democratico, hanno voluto dichiarato nero su bianco di non sentirsi più rappresentati da questo presidente del Consiglio. Dal palco allestito a Piazza di Pietra, Roberta Agostini, coordinatrice nazionale della Conferenza delle donne PD ha ricordato come questo “8 marzo è diverso per la crisi che ha colpito l’Italia, per il lavoro che manca o è precario. Ma è anche un 8 marzo nuovo perché in tanti vogliamo esserci nella giornata dell’impegno per i diritti delle donne. Un giorno dove le donne si riprendono la politica e presentano proposte concrete direttamente a Palazzo Chigi. Donne che rappresentano la parte attiva della vita del Paese”. “Il berlusconismo – ha continuato la Agostini – ha segnato l’arretramento culturale e per i diritti delle donne. Noi siamo per le operaie dell’OMSA, per le precarie della scuola, per gli studenti, per le famiglie impoverite, per i servizi che mancano. A Roma per manifestare solidarietà alle giovani donne oggetto di stupro e per ricordare al sindaco Alemanno che non basta solo la propaganda e le luci sul Colosseo per garantire maggiore sicurezza”. Manifestazioni, firme, iniziative, eelzioni: “Strumenti diversi, ma lo stesso risultato: Silvio Berlusconi deve andare a casa – ha sostenuto la Bindi – del resto Berlusconi dovrebbe essere già andato a casa, e se ancora non c’è andato ce lo manderemo perché oltre a non saper guidare il Paese ha anche violato la dignità della donna. Al di là del numero il significato politico è chiaro a tutti: questo è stato un momento di partecipazione politica in cui gli italiani si sono espressi. Non è possibile che in Germania un ministro si dimetta perché ha copiato la tesi di laurea, mentre Berlusconi stia ancora al governo nonostante sia accusato di prostituzione” minorile”.

A fine manifestazione Rosy Bindi e Roberta Agostini entrano a Palazzo Chigi, per consegnare le firme a Gianni Letta, mentre sulla piazza i militanti del PD gridano “dimissioni, dimissioni”.
La Bindi uscendo dalla sede del Governo scherza con cronisti: “Siamo libere, senza Berlusconi ma libere”. Poi racconta di aver consegnato le firme assieme al libro nero delle donne, con tutti i tagli ed i passi indietro dell’esecutivo, e alle proposte del PD. Ora ci aspetta una sana battaglia politica, non so se ascolterà il nostro invito ma è stato un 8 marzo bello, con un’azione politica forte, una festa sulla condizione della donna in Italia e nel mondo. Oggi con le firme, domani con i voti. Alle amministrative le firme si trasformeranno in voti e saranno molte di più di 10 milioni”.

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Napolitano: il livello di dignità e di considerazione di cui godono le donne sono tra i principali indicatori della maturità dei sistemi democratici

“In Italia, come in tutti gli stati democratici, le donne hanno raggiunto molti obiettivi, ma in questo viaggio verso la parità c’è stata una forte accelerazione nell’ultimo cinquantennio”. Lo ha affermato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel corso del suo intervento al Quirinale per la celebrazione della Giornata internazionale della donna, occasione per ripercorrere il percorso compiuto dalla condizione femminile nei 150 anni dell’Unità d’Italia.

“Il merito – ha aggiunto – si deve soprattutto all’impegno combattivo delle donne, alla loro capacità di unirsi e di rivendicare con fermezza i propri diritti. Oggi si può affermare che il grado d’impegno delle donne per la parità, l’affermazione del loro ruolo nei vari ambiti sociali, il livello di uguaglianza, di dignità e di considerazione di cui esse godono sono tra i principali indicatori della maturità e dello stato di salute dei sistemi democratici”.

“Tuttavia – ha proseguito il Capo dello Stato – le donne italiane sono ancora lontane dall’aver conquistato la parità in molti campi. Basti ricordare il divario di genere, quale risulta anche dai rapporti internazionali, nella rappresentanza politica, nei media, ancora in qualche carriera pubblica, nella conduzione delle imprese, basti più in generale ricordare il divario e le strozzature che pesano nell’accesso al mercato del lavoro. Ne soffrono soprattutto le ragazze, le giovani in cerca di occupazione : e per comprendere quali energie e potenzialità rischino così di essere sacrificate, basta vedere – porto solo questo esempio – come si fanno valere ricercatrici italiane quali quelle che ho incontrato qualche giorno fa al CERN di Ginevra”.

“Ma credo – ha aggiunto il Presidente – che per raggiungere una parità sostanziale sia necessario incidere essenzialmente sulla cultura diffusa: sulla concezione del ruolo della donna, sugli squilibri persistenti e capillari nelle relazioni tra i generi, su un’immagine consumistica che la riduce da soggetto ad oggetto, propiziando comportamenti aggressivi che arrivano fino al delitto. Per favorire il cammino verso una parità sostanziale, molto devono fare la scuola e i mezzi di comunicazione attraverso i valori che trasmettono, e una rilevante responsabilità cade su quanti hanno ruoli preminenti in tutti gli ambiti e le professioni ; alle donne in particolare, tocca offrire validi modelli di comportamento. Non solo a quante hanno particolari funzioni e visibilità, ma a tutte le donne spetta, nella quotidianità della loro vita, il dovere di contrastare luoghi comuni, di esigere rispetto e considerazione”. “Ne consegue – ha rilevato il Presidente – che l’ulteriore cammino verso la parità di genere non può non essere parte di una generale ripresa di valori civili”.

Il Presidente della Repubblica nel corso del suo intervento ha anche sottolineato come “in occasione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia ci si sta giustamente adoperando per valorizzare la partecipazione femminile al percorso risorgimentale”. “Il Risorgimento – ha detto – non aveva come solo obiettivo l’Unità nazionale, ma si proponeva anche il rinnovamento istituzionale, civile e morale del paese. Il ramo femminile della carboneria aveva come motto “Onore e virtù”. In questa necessaria opera di rinnovamento morale le donne di oggi, come quelle di ieri, sono chiamate a dare un contributo fondamentale”.

“E sono certo – ha concluso il Presidente Napolitano – che anche le nuove italiane, le tante donne immigrate che sono già diventate o diventeranno nostre concittadine, le tante che lavorano con abnegazione e senso del decoro, faranno anche esse la loro parte”.

www.quirinale.it

Bologna – Convegno di studi: "Formazione e ricerca didattica, tra Università e scuola"

Bologna, Università di Bologna – Aula Magna, Facoltà di Scienze della Formazione, Via Filippo Re, 6

Terza sessione, ore 14,00-17,00
Riconoscere la professionalità,
riconoscere i meriti

*
Nessuna scuola è migliore dei suoi insegnanti
Fiorella Farinelli, Esperta di sistemi formativi

*
Le condizioni per rimotivare i docenti
Giovanni Biondi, Capo Dipartimento, MIUR

*
Merito, carriera, valutazione: un confronto aperto
Valentina Aprea, Camera dei Deputati
Manuela Ghizzoni, Camera dei Deputati
Sofia Toselli, Presidente nazionale del Cidi

Coordina
Giancarlo Cerini, Dirigente tecnico,
Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna

Roma – Per il futuro dei beni culturali

Roma, lunedì 14 marzo 2011 – ore 9:30/17:00
Sede Nazionale Pd – Via Sant’Andrea delle Fratte, 16 – Sala delle Conferenze

Ore 9:30 Apertura lavori
Presiede: Rita Borioni
Introduce: Matteo Orfini Responsabile Nazionale Cultura e Informazione Partito Democratico

Tavole rotonde su:
• Formazione e professioni
• Impresa e lavoro
• Tutela: l’organizzazione sul territorio
• L’amministrazione centrale e periferica

Partecipano:

Giovanna Barni (Pierreci),
Salvo Barrano (Associazione nazionale archeologi)
Irene Berlingò (Assotecnici),
Claudio Borgognoni
Claudio Calcara (CISL Beni Culturali)
Gianfranco Cerasoli (UIL Beni Culturali)
Andrea Cipriani (Comitato La Ragione del Restauro)
Marisa Dalai Emiliani (Associazione Bianchi Bandinelli)
Emilia De Biasi
Valentina Di Stefano (Confederazione Italiana Archeologi)
Vittorio Emiliani
Fabio Faggella (Coop. Archeologia)
Stefano Fassina
Manuela Ghizzoni
Mariella Guercio
Maria Pia Guermandi (IBC Emilia Romagna)
Piero Giovanni Guzzo,
Luca Iaia (CNA Artistico e Tradizionale)
Roberto Ippolito
Adriano La Regina
Claudio Leombroni (AIB)
Marianna Madia
Andrea Marcucci
Giovanna Melandri
Serena Morello (Coord. restauro Fillea Cgil)
Luigi Nicolais
Rita Paris (Mibac)
Andrea Ranieri(ANCI)
Libero Rossi (CGIL Beni culturali)
Andrea Schiappelli (Cooperativa Matrix)
Stefano Tortorella (La Sapienza)
Francesco Verducci
Vincenzo Vita
Giuliano Volpe (Università di Foggia)