Latest Posts

«È contro la scienza, se diventerà legge finirà alla Consulta», intervista a Maurizio Mori

Il docente dell’università di Torino: da noi non si fa catechismo. Il master sulla bioetica è un confronto critico. E a frequentarlo sono soprattutto le donne. Maurizio Mori, presidente della Consulta di Bioetica e docente all’università di Torino, è tra gli organizzatori del Master biennale di primo livello in Bioetica che si occupa di formare in modo critico operatori del settore su temi sempre più importanti per l’attualità e la politica.
L’obiettivo è fornire informazioni di base ma soprattutto una chiave interpretativa per argomenti dal testamento biologico alla rinuncia a determinate terapie ai sentimenti degli animali ormai suscettibili di lambire la vita di molte famiglie. Giunto alla seconda edizione sotto la Mole, questo tipo di specializzazione è frequente negli atenei cattolici, molto meno in quelli pubblici. Qual è la finalità del master? «Iniziare alla bioetica gli operatori sanitari e chiunque ne abbia interesse. È interdisciplinare: promosso dalla facoltà di Lettere, coinvolge medicina, veterinaria, legge, agraria, in modo da abbracciare una visione complessiva».
Anche veterinaria?
«Sì. Gli animali sono esseri senzienti, dunque diventano pazienti morali. Hanno il diritto a non soffrire inutilmente, a non essere usati come cavie da laboratorio. Si dibatterà anche del loro diritto a non essere mangiati».
Esiste un’impostazione prevalente?
«C’è il pluralismo etico: visioni laiche, cattoliche, valdesi, qualunquiste… Siamo un’università pubblica che accetta il confronto. Non facciamo propaganda né catechismo di valori a cui aderire. Forniamo gli strumenti ad adulti che potranno poi scegliere la loro prospettiva». Chi sono i docenti?
«Professori e ricercatori del nostro ateneo. Ed ospiti internazionali, come Engelhardt l’anno scorso». E gli studenti?
«Medici, compresi primari, dentisti, infermieri, giornalisti scientifici e non, uffici stampa, giuristi, operatori del sociale. La scorsa edizione erano 48. Più della metà, donne. Provenienza diffusa: da Brescia a Campobasso».
Le lezioni sono influenzate dall’attualità? Se alla Camera si discute l’approvazione del biotestamento ne parlerete in classe?
«Non direttamente. Parleremo di staminali, fine vita, fecondazione assistita come elementi fondamentali della bioetica. Ma a prescindere da quello che succede in Parlamento e sui giornali».
Master di questo tipo sono diffusi in Italia?
«Ce ne sono molti nelle università cattoliche. Di impostazione laica, che io sappia, un paio. Alla Sapienza di Roma è diretto da Eugenio Lecaldano».
Lei era sul palco di Udine alla serata organizzata dall’associazione “Per Eluana” per promuovere un biotestamento rispettoso della libertà di scelta. Come giudica il ddl che sarà presto in discussione alla Camera?
«È una legge contro nuovi casi Eluana. Sbagliata nell’impianto. Antimoderna e antiscientifica che, imponendo l’alimentazione forzata, vanifica qualsiasi manifestazione di volontà. Se sarà confermata in questi termini, credo che finirà davanti alla Corte Costituzionale».

L’Unità 22.02.11

"Onori, regali, baci i tempi (non lontati) del Muammar Show", di Gian Antonio Stella

«Per dirla alla beduina: sparita la tenda, sparito il problema» . Sono passati solo sei mesi da quando Luca Zaia rise delle polemiche scandalizzate contro il «Muammar Show» concesso a Gheddafi sul suolo italiano. Sei mesi. E già si agita l’incubo che quell’eccesso di salamelecchi riservati al dittatore libico possa esserci rinfacciato. Un problema che non riguarderebbe solo il governo, ma il Paese intero. Per undici volte il Cavaliere, ricevendone in cambio l’agognato accordo sul blocco del traffico di clandestini e qualche regalo come un paio di cammelli (dei quali non si conosce il destino) aveva incontrato il leader della Jamahiriya dal ritorno a Palazzo Chigi nella primavera del 2008 fino agli sgoccioli del 2010
Gli aveva baciato la mano in segno di ossequio. Donato vetri di Murano. Concesso ciò che i libici chiedevano da anni e cioè il riconoscimento, giusto, degli errori e dei crimini commessi dagli italiani durante l’occupazione giolittiana e più ancora mussoliniana. Già che c’era, si era allargato. Promettendo nel marzo 2009 che si sarebbe ripresentato qualche mese dopo a Tripoli per un’occasione speciale: «Tornerò per festeggiare il 40 ° anniversario della vostra grande rivoluzione» . Quel golpe militare che dalla sera alla mattina buttò fuori dalla Libia, impossessandosi di tutti i loro beni per circa 3 miliardi di euro attuali, ventimila italiani. Che erano nella stragrande maggioranza del tutto estranei ai crimini fascisti. E che da allora, ignorati se non guardati con fastidio dagli insofferenti teorici della realpolitik, invocano che venga riconosciuta dignità al loro dramma. Non bastasse, in cambio dell’impegno a frenare l’immigrazione in Italia (contrattato col pagamento di 5 miliardi di euro su cui il raìs arabo aveva rilanciato più volte con richieste sempre più esose all’Europa, come fanno tutti i ricattatori del mondo), il Cavaliere aveva concesso all’amico Muammar, appunto, show indimenticabili. Come il carosello con 30 cavalli berberi diretta tivù alla caserma «Salvo D’Acquisto» . O la possibilità di piantare un tendone beduino nel giardino della palazzina Algardi di villa Doria Pamphili, che proprio per l’amico libico era stata sottoposta a restauri per 994.923 euro. Parecchi, per un ospite che poi dorme in tenda. O ancora la «lectio magistralis» alla Sapienza, dove il despota tripolino al potere da decenni senza la scomodità di elezioni, scodellò tra gli inchini del rettore Luigi Frati indimenticabili sciocchezze che strapazzavano l’etimologia greca: «La democrazia è una parola araba che è stata letta in latino. Democrazia: demos vuol dire popolo. Crazi in arabo vuol dire sedia. Cioè il popolo si vuole sedere sulle sedie. (…) Se noi ci troviamo in questa sala siamo il popolo, seduti su delle sedie, questa andrebbe chiamata democrazia, cioè il popolo si siede su delle sedie. Invece se noi prendessimo questo popolo e lo facessimo uscire fuori, se avessimo invece preso dieci persone e le avessimo fatte sedere qua, scelte dalla gente che stava fuori, e loro invece sono seduti qua, quei dieci, questa non sarebbe da chiamarsi democrazia. Questa si chiamerebbe diecicrazia. Cioè dieci su delle sedie. Non è il popolo a sedersi sulle sedie, questa non è la democrazia. Finché tutto il popolo non avrà la possibilità di sedersi tutto quanto sulle sedie, non ci sarà ancora democrazia» . Quindi perché mai i libici, che hanno già tante sedie senza l’ingombro della libertà, dovrebbero «regredire» al sistema occidentale? Per non dire del surreale battibecco con uno studente sul tema dei diritti umani degli immigrati respinti sui barconi, incarcerati o abbandonati nel deserto. «Come vengono rispettati, in Libia, i loro diritti?» . L’interprete: «Quali diritti?» . «I loro diritti» . «Quali diritti?» . «I diritti!» , gridavano in sala: «I diritti politici» . L’interprete si chinò sul raìs, che si scosse: «Quali diritti?» . E si avvitò a spiegare che, per carità, la domanda faceva onore a chi l’aveva posta ma «gli africani sono degli affamati, non dei politici, gente che cerca cibo» . E i dittatori? «Non ci sono dittatori, in Africa… La dittatura c’è quando una classe sta sopra un’altra. Se sono tutti poveri…» E sibilò: «Volete un milione di rifugiati? Ne volete venti? Cinquanta?» Non bastasse, il satrapo spiegò in Campidoglio, con quel che significa quel luogo non solo per i romani ma per l’Occidente, che «il partitismo è un aborto della democrazia. Se me lo chiedesse il popolo italiano gli darei il potere. Annullerei i partiti, affinché il popolo possa prendere il loro posto. Non ci sarebbero più elezioni e si verificherebbe l’unità di tutti gli italiani. Basta destra e sinistra. Il popolo italiano eserciterebbe il potere direttamente, senza rappresentanti» . Non bastasse ancora, approfittò del palcoscenico straordinario di Roma per rastrellare centinaia di ragazze prese a nolo per 80 euro l’una perché ascoltassero un suo sermone maomettano («Sapete che al posto di Gesù crocifissero un suo sosia?» ), si facessero fotografare con in mano il Corano e magari rivelassero all’uscita di essersi convertite all’Islam. Sembra passata un’eternità, da allora. E un’eternità da quando, solo quattro settimane fa, Franco Frattini citò come risposta all’incendio nei Paesi arabi «l’esempio di Gheddafi. Ha realizzato una riforma che chiama “dei Congressi provinciali del popolo”: distretto per distretto si riuniscono assemblee di tribù e potentati locali, discutono e avanzano richieste al governo e al leader. Cercando una via tra un sistema parlamentare, che non è quello che abbiamo in testa noi, e uno in cui lo sfogatoio della base popolare non esisteva, come in Tunisia. Ogni settimana Gheddafi va lì e ascolta…» A cosa siano servite tutte queste aperture ha risposto nel suo minaccioso proclama alla nazione il figlio del Colonnello, Saif al Islam: «Continueremo a combattere fino all’ultimo uomo, persino all’ultima donna… Non lasceremo la Libia agli italiani o ai turchi…»

Il Corriere della Sera 22.02.11

Libia: Segreteria Pd chiede forte correzione atteggiamento Governo

Bersani: “Dobbiamo essere noi a dire all’Europa cosa fare. Per tradizione politica e per collocazione geografica, l’Italia è sempre stata un Paese guida per l’Europa nei rapporti con la sponda sud del Mediterraneo”. La segreteria nazionale del Partito Democratico si è riunita questa mattina ed ha affrontato diversi temi, a cominciare dalla preoccupante situazione venutasi a creare in Libia. In particolare, è stata denunciata la gravità del comportamento del governo e la drammatica inadeguatezza della iniziativa politica del presidente del Consiglio e del ministro degli Esteri di fronte alla sanguinaria risposta del colonnello Gheddafi nei confronti della richiesta di democrazia da parte del popolo libico.
“Per tradizione politica e per collocazione geografica, l’Italia è sempre stata un Paese guida per l’Europa nei rapporti con la sponda sud del Mediterraneo” ha detto in particolare il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. “ Avremmo dovuto essere noi a dire all’Europa che cosa fare. Invece il governo è rimasto a lungo inerte, silente, nel tentativo troppo a lungo prolungato di non disturbare anche in circostanze così sanguinose un leader straniero considerato un amico personale”.
La segreteria nazionale del Pd ha deciso di assumere una posizione chiara, a cominciare dal sit-in organizzato oggi pomeriggio a Roma, sull’esigenza di offrire un sostegno alle popolazioni che in questi Paesi desiderano aprire
una fase di miglioramento della propria vita civile, economica, politica.
Sulla vicenda della Libia, sul risveglio delle popolazioni dell’Africa del Nord e del Medio Oriente e sulle ripercussioni per l’Italia sia dal punto di vista dei possibili flussi migratori, sia sui pesanti riflessi che ne potranno venire per l’economia italiana, la segreteria nazionale del Pd ha ribadito questa mattina che modi e luoghi per discutere la posizione italiana sono il confronto tra le istituzioni interessate ed il contributo nelle sedi parlamentari.
Il Pd chiede una forte correzione dell’atteggiamento del governo italiano ed una più chiara posizione rispetto alle esigenze di cambiamento che vengono da un così profondo movimento di popolo.

www.partitodemocratico.it

Napolitano: Milleproroghe "Vizi d'incostituzionalità". Berlusconi conviene su osservazioni

Il capo dello Stato scrive al governo: ” D’ora in poi rinvio su casi simili”. Il premier concorda. Fini sospende l’esame dell’Aula. Il Pdl aveva chiesto l’interruzione della discussione alla Camera dopo il tentativo di ostruzionismo da parte dell’opposizione, con lo scopo di far decadere il decreto che scade il 27 febbraio. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato una lettera al governo per spiegare che nel Milleproroghe ci sono elementi di incostituzionalità, su cui chiede delle correzioni. ”Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha oggi inviato una lettera ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio, nella quale ha richiamato l’attenzione sull’ampiezza e sulla eterogeneità delle modifiche fin qui apportate nel corso del procedimento di conversione al testo originario del decreto-legge cosiddetto Milleproroghe”,si legge in una nota del Quirinale. ”Il Capo dello Stato, nel ricordare i rilievi ripetutamente espressi fin dall’inizio del settennato, ha messo in evidenza – si legge ancora – che la prassi irrituale con cui si introducono nei decreti-legge disposizioni non strettamente attinenti al loro oggetto si pone in contrasto con puntuali norme della Costituzione, delle leggi e dei regolamenti parlamentari, eludendo il vaglio preventivo spettante al Capo dello Stato in sede di emanazione dei decreti-legge”.

“D’ora in poi rinvio su casi analoghi. Va evitato che dl si trasformi in nuova finanziaria”. “A fronte di casi analoghi, non potrò d’ora in avanti rinunciare ad avvalermi della facoltà di rinvio anche alla luce dei rimedi che l’ordinamento prevede nella eventualità della decadenza di un decreto legge”, si legge
nella lettera del Capo dello Stato che aggiunge: ”Ho ritenuto di dovervi sottoporre queste considerazioni, perché a mio avviso non mancherebbero spazi attraverso una leale collaborazione tra governo e Parlamento da un lato e fra maggioranza ed opposizione dall’altro, per evitare che un decreto legge concernente essenzialmente la proroga di alcuni termini si trasformi sostanzialmente in una sorta di nuova legge finanziaria dai contenuti più disparati”. Per il capo dello Stato, poi, “il frequente ricorso all’apposizione della questione di fiducia realizza una ulteriore pesante compressione del ruolo del Parlamento”.

Silvio Berlusconi d’accordo con osservazioni. Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha reso noto un comunicato del Quirinale diffuso al termine dell’incontro di questo pomeriggio, ha convenuto sulle osservazioni di metodo formulate dal Presidente della Repubblica nella lettera inviata a lui e ai Presidenti delle Camere in materia di decretazione d’urgenza.

I passaggi saltati. L’urgenza del governo e della maggioranza ha fatto sì che il Milleproroghe arrivasse in Aula alla Camera saltando l’esame e il voto delle commissioni, dove l’opposizione aveva i numeri per prevalere. Una scelta procedurale che ha sollevato proteste e alimentato ulteriori polemiche.

Sospeso l’esame alla Camera. Intanto l’Aula della Camera, dove oggi è approdato il decreto, aveva dato l’ok alla richiesta, avanzata da Simone Baldelli del Pdl, di sospendere anticipatamente la discussione generale. La proposta, avanzata dopo che l’opposizione ha tentato di fare ostruzionismo, segnando 256 deputati a intervenire, è stata approvata con 290 sì e 261 no. L’intenzione dell’opposizione era quella di far decadere il decreto, che scade il 27 febbraio. Dopo la lettura della lettura del Capo dello Stato, da parte del presidente della Camera, Gianfranco Fini, l’Aula ha sospeso l’esame del decreto legge. L’esame, si apprende al termine della conferenza dei capigruppo, è aggiornata a domani mattina. Nel frattempo, il Governo si riserva di valutare come procedere.

I temi del decreto. Il governo avrebbe dovuto porre oggi la questione di fiducia sul provvedimento, nel quale c’è di tutto: agevolazioni fiscali per le banche, condono per i manifesti elettorali, ripristino della social card, introduzione del foglio rosa per motorini e minicar, misure antitrust per tv e giornali, obbligo per i centri di procreazione assistita di fornire al ministero della Salute i dati in loro possesso. Quindi le proroghe: sul pagamento delle multe delle quote latte, sul blocco degli sfratti per le categorie disagiate, sull’obbligo di emersione per le cosiddette case fantasma.

www.repubblica.it

Corte conti: corruzione è patologia, nessun ottimismo

Pg: “Intercettazioni essenziali contro lotta corruzione, ddl governo non le garantisce”. La corruzione e la frode, soprattutto nel settore dei contributi nazionali e dell’Ue, sono ”patologie” che ”continuano ad affliggere la Pubblica amministrazione” e i cui dati ”non consentono ottimismi”. A sottolinearlo e’ il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia. Nel 2010 dalle forze dell’ordine sono stati segnalati 237 casi di corruzione (+30,22% rispetto al 2009), 137 di concussione (-14,91%), 1090 di abuso di ufficio (-4,89%).

In calo, pero’, persone denunciate nel 2010: 709 per corruzione (-1,39% rispetto al 2009), 183 per concussione (-18,67%) e 2.290 per abuso di ufficio (-19,99%).

Non appare ”indirizzato a una vera e propria lotta alla corruzione il disegno di legge governativo sulle intercettazioni”. Nella sua relazione il Pg Mario Ristuccia indica nelle intercettazioni ”uno dei piu’ importanti strumenti investigativi utilizzabili” nel contrasto alla corruzione.

www.ansa.it

******

CORTE CONTI: CORRUZIONE È
PATOLOGIA, DATI SCIOCCANTI

ROMA – La corruzione come patologia, con lo strumento delle intercettazioni fondamentale per la lotta al malaffare e alla frode, e il ddl governativo “non indirizzato” a combatterla. Ma anche il malaffare e la cattiva gestione nella sanità, i ritardi nelle delibere del Cipe e le devianze nelle privatizzazioni e nella gestione delle emergenze sono finite nel mirino della Corte dei Conti, che nel rapporto del Procuratore Generale Mario Ristuccia e del presidente Luigi Giampaolino traccia un’analisi impietosa della situazione del nostro Paese.

CORRUZIONE E’ PATOLOGIA, NESSUN OTTIMISMO La corruzione e la frode, soprattutto nel settore dei contributi nazionali e dell’Ue, sono «patologie» che «continuano ad affliggere la Pubblica amministrazione» e i cui dati «non consentono ottimismi». A sottolinearlo è il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia. Nel 2010 dalle forze dell’ordine sono stati segnalati 237 casi di corruzione (+30,22% rispetto al 2009), 137 di concussione (-14,91%), 1090 di abuso di ufficio (-4,89%). In calo, però, persone denunciate nel 2010: 709 per corruzione (-1,39% rispetto al 2009), 183 per concussione (-18,67%) e 2.290 per abuso di ufficio (-19,99%). In occasione della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario della magistratura contabile, Ristuccia rileva come questa situazione diffusa di «cattiva amministrazione» generi tra i cittadini, «soprattutto nei tempi presenti di diffusa difficoltà economica», una «forte attesa di contrasto». Su questo fronte, nel 2010 le citazioni a giudizio delle procure regionali contabili sono state 227 (40 per danni alla P.A. riconducibili a corruzione e concussione; 50 da peculato e appropriazione indebita; 17 da abuso di ufficio; 95 da truffa e falso; 25 da altri reati) per un totale di circa 226milioni di euro per danni patrimoniali e di circa 4milioni e 800 mila euro per danni all’immagine. Per quanto riguarda le condanne, quelle in primo grado emesse dalle sezioni regionali contabili sono state 350 per un totale di oltre 252 milioni di euro per danni patrimoniali e 3milioni 576 mila euro per danni all’immagine della PA. In appello, sempre nel 2010, sono stati infine condannati per danni da reato contro la Pubblica amministrazione 90 agenti pubblici, per un importo complessivo di 32milioni 199 mila euro per danni patrimoniali e 4 milioni 731 mila euro per danni all’immagine.

CONTRO CORRUZIONE ETICA E TRASPARENZA La lotta alla corruzione «deve fondarsi essenzialmente su quattro pilastri: l’etica; la trasparenza attraverso l’uso dell’Ict; la semplificazione; il controllo». Lo afferma nel suo intervento il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino nel corso della cerimonia per l’apertura dell’anno giudiziario. «Con riguardo alla problematica della prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione e al relativo disegno di legge (atto Senato 2156) – afferma – la Corte ha apprezzato il nuovo approccio alla problematica, di impostazione non più prevalentemente penalistica, bensì di ordine amministrativo ed organizzativo». Legate al risultato di ridurre la corruzione «sono da ritenersi le misure previste negli ultimi anni, principalmente quelle contenute nella ‘Legge Brunettà, che ha posto in evidenza la necessità di una migliore selezione e preparazione del personale e una pi— seria gestione del rapporto di lavoro pubblico. Parimenti, efficace appare anche l’istituzione di Banche dati e di un’Anagrafe nazionale dei contratti pubblici e un’ampia opera di semplificazione che, però, non faccia mai venir meno, in tutta la sua portata Costituzionale l’indefettibile principio di legalità».

INTERCETTAZIONI ESSENZIALI Non appare «indirizzato a una vera e propria lotta alla corruzione il disegno di legge governativo sulle intercettazioni». A rilevarlo è la Corte dei Conti che, nella relazione del Pg Mario Ristuccia, indica nelle intercettazioni «uno dei più importanti strumenti investigativi utilizzabili» nel contrasto alla corruzione. La procura generale della magistratura contabile, nella parte della relazione dedicata al fenomeno della corruzione nella pubblica amministrazione, critica una serie di scelte legislative anche del passato. Tra cui la legge Cirielli del 2005 che, nell’aver dimezzato i termini di prescrizione per il reato di corruzione da 15 a 7 anni e mezzo, ha avuto come risultato che «molti dei relativi processi si estingueranno poco prima della sentenza finale, sebbene preceduta da una o due sentenze di condanna e con conseguenze ostative per l’esercizio dell’azione contabile sul danno all’immagine». Dal 2009, infatti, il danno all’immagine perseguito dalla magistratura contabile è stato circoscritto ai soli reati contro la pubblica amministrazione (corruzione, concussione, peculato etc) ed è perseguibile solo in caso di sentenza penale definitiva. E ancora: la Corte dei Conti auspica che il ddl sul processo breve «non costituisca un ulteriore ostacolo alla lotta contro la corruzione» : «da rispettosi osservanti delle norme varate dal Parlamento – aggiunge il pg – si resta perplessi di fronte a recenti leggi che consentono una profonda alterazione di principi di certezza del diritto». «Anche i positivi risultati connessi allo svolgimento di incisive ed estese indagini giudiziarie – afferma la procura generale della Corte dei Conti – sono assolutamente temporanei ed effimeri, se non accompagnati da una adeguata politica di prevenzione che miri a cambiare il quadro di riferimento che ha reso possibile i comportamenti corruttivi». Per questo governo e Parlamento vengono sollecitati a dare corso a serie di interventi: il ddl anticorruzione del marzo del 2010 che, «sebbene appaia per molti aspetti carente», è ancora fermo al Senato; la ratifica della Convenzione europea di Strasburgo sulla corruzione, già da tempo sottoscritta dall’Italia, ma ancora non ratificata.

PG: COMPRESSI I POTERI DI INDAGINE Il legislatore ha oscillato tra il «riconoscimento della funzione giurisdizionale come strumento di garanzia degli equilibri di bilancio» e una «contestuale compressione delle potenzialità di giurisdizione contabile». A sottolinearlo è il pg della Corte dei Conti Mario Ristuccia che in apertura dell’anno giudiziario individua tale compressione sia per quanto riguarda «l’effettivo recupero del danno subito dal pubblico erario, sia in termini di iniziativa di indagine del pm, sia in termini di danno perseguibile». Ed infatti, risale al 2005 il cosiddetto condono erariale grazie al quale in appello è possibile la definizione agevolata dei giudizi con il pagamento di una somma ridotta rispetto all’ammontare della condanna, mentre nel 2009 è stata introdotto la necessità di una «notizia di danno specifica e concreta quale necessario presupposto dell’iniziativa» d’indagine del pm contabile, mentre è sempre del 2009 la norma secondo cui il danno all’immagine è limitato ai soli reati contro la Pubblica amministrazione (corruzione, concussione, peculato etc) e solo in caso di sentenze definitive di condanna in sede penale. Quanto poi alla introdotta ‘tipizzazionè della responsabilità amministrativa, Ristuccia ha rilevato che «la constatazione dei inosservanza dei vincoli finanziari effettuata in sede di svolgimento dell’attività di controllo» può «in sè costituire notizia specifica e concreta di danno che legittima l’avvio dell’attività istruttoria del pm contabile». Importante è anche la collaborazione con la magistratura ordinaria: il Pg della Cassazione, ad esempio, ha sollecitato i procuratori generali delle corti di appello di segnalare alla Corte dei conti i casi di archiviazione della notizia di reato per fatti che, pur non rilevanti da punto di vista penale, possono costituire danno contabile.

NOSTRO RUOLO FONDAMENTALE NEL FEDERALISMO Dal federalismo « non potranno non derivare vincoli finanziari, il cui rispetto sarà condizione di funzionamento del sistema». A sottolinearlo è il pg della Corte dei Conti Mario Ristuccia nel suo discorso in occasione della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario contabile. «In tale prospettiva, non è possibile trascurare nè il ruolo della Corte dei Conti in sede di controllo, nè la funzione di salvaguardia propria della giurisdizione di responsabilità amministrativa». Ma – conclude Ristuccia – «attualità ed efficienza della giurisdizione contabile non possono non dipendere da un sistema sostanziale e processuale che ne assicuri insieme garanzie e potenzialità».
Il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, ribadisce, durante il suo discorso all’apertura dell’anno giudiziario il rischio che l’impianto del federalismo «possa produrre squilibri interni e dislocazione territoriale del gettito fiscale (principio cardine del nuovo assetto) e di incertezza sulla sua effettiva invarianza». Giampaolino ricorda, come già detto in audizione in Parlamento ad inizio dicembre, che «lo schema iniziale di decreto prefigura il nuovo sistema di finanziamenti delle amministrazioni comunali basato non più di trasferimenti erariali bensì, in via prioritaria, sui proventi della tassazione immobiliare fino ad ora solo in parte di competenza comunale». Giampaolino ricorda inoltre la definizione del nuovo tributo, l’Imu, in sostituzione di una serie di prelievi diretti e indiretti che gravano sul reddito da immobili. Questo si accompagnerà alla revisione della tassazione dei redditi da locazione con il passaggio da una tassazione progressiva ad una fondata sulla cedolare secca. «La Corte – dice Giampaolino – ha sottolineato i profili di positività del ridisegno proposto ma è stata posta, comunque, l’attenzione su alcune osservazioni critiche di carattere generale attenenti sostanzialmente alla coerenza del disegno con gli obiettivi ed i criteri della legge delega, alla reale fattibilità dei risultati attesi e alla sostenibilità delle soluzioni proposte».

COMUNI EVADONO VINCOLI La costituzione e la partecipazione in società sono spesso utilizzate da Province e Comuni «per eludere i vincoli di finanza pubblica imposti agli enti locali e le regole a tutela della concorrenza». Lo afferma il Presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino nel corso della cerimonia per l’apertura dell’anno giudiziario. L’indagine sull’argomentio svolta dalla magistratura contabile riguarda il periodo 2005-2008 «con analisi finanziarie fino al 2009». Si ricorda che «con la manovra finanziaria per il 2010 sono stati imposti vincoli molto stringenti alle partecipazioni societarie dei Comuni: ne dovrebbe risultare ridimensionato il fenomeno presso gli enti di maggiori dimensioni e sostanzialmente eliminato presso quelli piccoli e medio- piccoli. L’analisi ha messo in evidenza l’esistenza di 5.860 organismi partecipati, dei quali la maggior quota (43,17%) è formata da società per azioni. Solo il 34,67% degli organismi partecipati si occupa di servizi pubblici locali: mentre il 65,33% degli stessi svolge attività riconducibili ad altri servizi, tra i quali emergono quelli culturali, sportivi e di sviluppo turistico. Nei comuni sotto i 5.000 abitanti il numero medio delle partecipazioni è di 4, che sale a 5/6 nei Comuni da 5.000 a 100.000 abitanti ed a 21/22 sopra i 100.000 abitanti. Nell’insieme di 2541 società partecipate poste in osservazione per l’intero triennio, 568 sono state trovate sempre in perdita, in tutto il periodo di esame. L’area di attività prevalente delle società in costante perdita riguarda i servizi diversi da quelli pubblici locali e la percentuale più elevata delle perdite reiterate si nota nel settore delle attività culturali, sportive e di sviluppo turistico, seguito dai servizi di supporto alle imprese. Nell’area dei servizi pubblici locali il settore dei trasporti (seguito da ambiente-rifiuti) mostra la percentuale più elevata delle società costantemente in perdita nel triennio. Soltanto nel 38% dei casi le perdite sono state ripianate, mentre prevalente è risultato il riporto delle perdite al nuovo bilancio».

DEVIANZE IN PRIVATIZZAZIONI E EMERGENZE «Anomalie e distorsioni» vengono denunciate dal pg della Corte dei Conti Mario Ristuccia per quanto riguarda la trasformazione delle privatizzazioni «da efficace strumento per lo svolgimento di servizi ed addirittura funzioni pubbliche, a mezzo di mera elusione delle regole della contabilità pubblica o di gestione clientelare del potere pubblico-amministrativo». E altrettanto – afferma Ristuccia nel corso della sua relazione di apertura dell’anno giudiziario della magistratura contabile – avviene nel settore della «trasformazione del regime di emergenza in sistema ordinario, con conseguente sostanziale riduzione delle garanzie di impiego di pubbliche risorse». A tale proposito la Corte dei Conti cita, nel più amplio volume di allegati, le ordinanze della Protezione civile sui «grandi eventi», non assoggettabili al controllo preventivo di legittimità. Ma in almeno due circostanze la magistratura contabile ha negato, nel 2010, il regime di emergenza in cui possono rientrare solo quegli eventi che, se pur diversi da calamità naturali e catastrofi, determinano situazioni di grave rischio per l’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti, e dell’ambiente dai danni o dal pericolo di danni. Per questi motivi la Corte dei Conti ha negato il presupposto di grande evento alla ‘Louis Vuitton World Series’ alla Maddalena per un contributo di 2milioni e 300 mila euro al comitato organizzatore della gara, e anche ai lavori dell’area archeologica di Pompei.

SANITA’ TRA MALAFFARE E CATTIVA GESTIONE La sanità è un settore «nel quale si intrecciano con sorprendente facilità veri e propri episodi di malaffare con aspetti di cattive gestioni talvolta favorire dalle carenze del sistema dei controlli». È l’analisi del vice procuratore generale della Corte dei Conti, Roberto Benedetti, espressa durante la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario. Benedetti ricorda che l’insieme delle pronunce emesse dalla magistratura contabile nel corso del 2010 ha comportato condanne per un importo complessivo di 60 milioni per i giudizi di responsabilità cui si aggiungono altri 200.000 euro per i giudizi di conto. Gli importi più rilevanti si sono registrati nel Lazio, seguito da Piemonte e Sicilia. Tra le tipologie esaminate: irregolari conferimenti di incarichi, irregolare gestione del personale; illegittimo utilizzo di medici, ecc. L’importo complessivo di danno erariale contestato ammonta a circa 254 milioniin gran parte concentrato nella regione Lazio (130 milioni) e questo per «frodi nella gestione di case di cura convenzionate per irregolari erogazioni di prestazioni abilitative». E ancora criticità si segnalano per i finanziamenti comunitari: gli importi indebitamente erogati e da recuperare nei vari settori di intervento – si segnala – erano al 31 dicembre 2009 pari a oltre 1 miliardo di euro. Il 27% in agricoltura.

DELIBERE CIPE DISORDINATE E IN RITARDO Le delibere del Cipe arrivano alla Corte dei Conti in ritardo e per di più disordinate. Lo rileva il presidente dei magistrati contabili Luigi Giampaolino durante l’apertura dell’anno giudiziario. «In tema di deliberazioni del Cipe – spiega – la Corte, a fronte delle 21 esaminate, ha formulato 34 rilievi, con deferimento alla Sezione del controllo delle deliberazioni 35 e 36, per le quali è stato ricusato il visto di legittimità. Dalle risultanze del controllo svolto è emerso: un notevole ritardo nell’invio delle delibere sottoposte al controllo; il disorganico e disordinato invio delle stesse; l’invio di delibere spesso strettamente collegate ad altre delibere, mai inviate per il controllo oppure non ancora registrate per altre motivazioni; l’invio di delibere prive o carenti di documentazione essenziale. Tali disfunzioni, da sempre rilevabili e documentate nei rilievi mossi dall’Ufficio, rallentano in modo consistente l’esito di provvedimenti di programmazione finanziaria essenziali, quali sono le delibere del Cipe, specie per il rilancio di iniziative pubbliche, anche in concorso con iniziative private, di carattere strategico per il rilancio dell’economia». Giampaolino torna anche sulla polemica relativa ai ‘grandi eventì: «secondo la Corte – afferma – nella competenza del Dipartimento della protezione civile non rientra qualsiasi ‘grande eventò, ma vi rientrano solo quegli eventi che, pur se diversi da calamità naturali e catastrofi, determinano situazioni di grave rischio per l’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente dai danni o dal pericolo di danni». Ci si riferisce in particolare al Dpcm che dichiara il ‘grande eventò per lo svolgimento della ‘Louis Vuitton World Series’, per il quale «non sussistono i presupposti richiesti per la dichiarazione di ‘grande eventò».

da www.leggonline.it

Il MIUR annuncia 30.000 posti vacanti, ma per le immissioni in ruolo meglio non illudersi

Il calcolo deriva dalla somma dei prossimi 27.000 pensionamenti agli attuali 23.000 posti vacanti, meno i previsti 19.700 tagli eredità della Legge 133/08. Le riduzioni orarie alle superiori potrebbero però superare le aspettative, soprattutto nelle classi di concorso più tecniche. Ed in ogni caso il Mef non formula le assunzioni sulla base del massimale. Sperare non fa male e non costa nulla, ma meglio non illudersi. È di questi giorni la notizia che il ministero dell’Istruzione avrebbe comunicato ai sindacati la proiezione delle cattedre vacanti in vista del prossimo anno scolastico: il numero è consistente, perché si tratta di 30.000 posti, e deriva principalmente dall’alta richiesta di pensionamenti (oltre 27.000) da parte dei docenti a fine carriera. I restanti 3.000 posti liberi deriveranno dalla sottrazione dagli attuali 23.000 posti vacanti dei 19.700 tagli previsti dalla terza ed ultima tranche della Legge di risparmio 133/08. Su quest’ultimo punto, quello del ‘restringimento’ d’organico, il Miur ha già scoperto le carte: procederà all’innalzamento di un decimo di punto del rapporto alunni-classi, all’adozione del tempo scuola di 27 ore fino alle terze classi della primaria, dove spariranno 4.700 docenti specialisti di lingua inglese, che sommati all’eliminazione della compresenza durante l’ora di religione riuscirà a risparmiare oltre 9.000 posti. Alle medie si volatizzeranno, invece, 1.300 unità, a seguito della soppressione di un’altra bella porzione di classi a tempo prolungato.
Il risultato di queste complesse e tutt’altro che indolori operazioni sono appunto i 30.000 posti cui fa riferimento viale Trastevere. I sindacati hanno detto esplicitamente che si tratta di posti potenzialmente “disponibili per le operazioni di nomina in ruolo”. In base a quel che accaduto nell’ultimo biennio, però, appare un’affermazione a dir poco ottimistica. Prima di tutto perché non si tiene conto delle migliaia di docenti sovrannumerari che deriveranno dall’entrata in vigore della riforma della secondaria superiore al secondo anno, a cui si aggiunge la riduzione di altre due ore nelle classi terze dei professionali e nelle quinte classi dell’istruzione tecnica (passeranno anche loro a 32). La manovra – che lo scorso anno lo Snals impugnò portando a casa una vittoria di principi ma senza alcune esito pratico – produrrà migliaia di docenti privi di titolarità, anche di ruolo, costretti a cambiare istituto, anche dopo con decine di anni di anzianità.
Si tratta di una situazione che, soprattutto nel caso delle materie tecniche e professionalizzanti, continuerà a lasciare a bocca asciutta non pochi precari. Ai quali interesserà davvero poco sapere che in altre classi di concorso siano tornate le disponibilità.
Considerando che nell’ultimo biennio i tagli reali sono stati inferiori alle attese programmate, c’è già chi scommette che stavolta il dicastero di Mariastella Gelmini non potrà permettersi di continuare a “sfigurare” cadendo nello stesso errore. Anzi: il probabile boom di sovrannumerari potrebbe anche arrivare ad erodere parte dei posti vacanti sulla carta destinati ai precari.
Ed in ogni caso, anche qualora i posti liberi rimanessero i 30.000 annunciati, è il caso di ricordare che negli ultimi anni (all’insegna del risparmio forzato) il Mef non ha di certo tenuto conto della loro entità (del massimale di posti ‘papabili’) per decidere il numero di assunzione a tempo determinato: anche la scorsa estate, ad esempio, a fronte dei 33.000 vacanti ne furono decretati per il ruolo appena 10.000. Essere realisti, quindi, potrebbe essere la soluzione migliore per non creare aspettative inutili nei tantissimi precari della scuola. Nell’ultimo biennio molti di loro sono rimasti aggrappati alle supplenze brevio al salva-precari. Ora, esporli ad un’altra delusione sarebbe veramente troppo. Se poi i ruoli dovessero arrivare, allora saremmo tutti contenti.

La Tecnica della Scuola 22.02.11

******

“E per il 2012 i 19 mila tagli si fanno per davvero”, di Sandra Cardi

Il ministero ha stimato quasi 10 mila esuberi. Ma con i pensionamenti, possibili 30 mila assunzioni. A differenza di quanto avvenuto lo scorso anno, quando su 25 mila tagli, 22 mila erano stati in diritto e tre mila in fatto, il prossimo anno non si scherza. I 19 mila posti (19.700, per l’esattezza) che devono saltare nell’organico dei prof devono essere reali, e dunque tutti in diritto, senza nessuna flessibilità.

Anche perché c’è da recuperare un residuo di tagli non fatti: tra i posti per il sostegno dati in più, in ottemperanza alla sentenza della Corte costituzionale, e quelli che tagliare proprio non si poteva perché incidevano sulla funzionalità del servizio, ci sono stati circa 7 mila tagli in meno. Che ora vanno rigorosamente recuperati. Lo hanno detto chiaro e tondo i vertici del ministero dell’istruzione, che stanno predisponendo gli organici per il 2011/2012 in attuazione della manovra del decreto legge 112/2008.

Dalle prime verifiche fatte con le organizzazioni sindacali sull’andamento del personale risulta che sono oltre 27.300 le domande di pensionamento presentate per il prossimo anno, circa 5 mila in più rispetto allo scorso; sono invece 7 mila quelle presentate dal personale ausiliario, tecnico e amministrativo, anche questo andamento in aumento rispetto al 2010-2011. Il maggior numero di cessazioni, stando alle domande presentate, si registra in Campania (con 3.800 docenti e 1.000 Ata), seguita dalla la Lombardia, con 4 mila, e la Sicilia a poco meno di 3.800. Pensionamenti che il ministero conta di controbilanciare con 30 mila assunzioni: la richiesta sarà formalizzata al ministro dell’economia, Giulio Tremonti. Molto più bassa, strettamente legata al turn over, la richiesta per gli Ata, nonostante sia questo il profilo per il quale è più alta l’incidenza della vacanza di posti. Resta per i docenti il nodo degli esuberi, un numero che è stimato in crescita: circa 10 mila tra scuola primaria, 1900, secondaria di primo grado, 1200, e di secondo grado, quasi 6.900.

Esuberi che il ministero non riesce a riassorbire con i pensionamenti, visto che hanno un andamento territoriale e per classi di concorso che non è omogeneo rispetto all’andamento pensionistico. Per il prossimo anno, tra l’altro, per le operazioni di mobilità si continuerà a far riferimento alle attuali classi di concorso, anche se alle superiori scatteranno i nuovi ordinamenti, e le conseguenti riduzioni orarie, per le classi prime e seconde. Le tabelle di confluenza avranno un valore meramente semplificativo. Tanto si accinge a dire una prossima circolare del ministero che istituisce la figura dei docenti atipici: coloro che trovano confluenza in più classi di concorso nelle nuove tabelle.

Nuova mobilità al via

Intanto è fissato per oggi un nuovo vertice tra sindacati e ministero per il contratto della mobilità. Potrebbe essere decisivo per la firma finale. Il 21 marzo è la data papabile per la scadenza della presentazione delle domande per i trasferimenti. Un’intesa che ha accumulato un notevole ritardo a causa della lentezza dei controlli di rito. Ultimati da poco, con il via libera del Tesoro dopo quello già incassato nelle scorse settimane del dicastero della funzione pubblica. E così è sfumato il tentativo di anticipare la scadenza di un paio di settimane per levitare la solita corsa nell’assegnazione del personale alle scuole.

da ItaliaOggi 22.02.11

"Addio welfare comunale, tagli dell´80% neppure un euro a nidi e non autosufficienti", di Luisa Grion

Meno servizi per i disabili, meno aiuti agli anziani, un taglio ai programmi d´integrazione per gli immigrati, le politiche per l´infanzia e per la famiglia costrette ad aspettare. Mettere a posto i bilanci dello Stato ha un costo: molto spesso lo paga il welfare. E i primi a dover fare i conti con la drastica riduzione imposta dall´ultima Finanziaria ai Fondi statali di carattere sociali sono i sindaci.
La manovra per il 2011 è destinata a lasciare un pesante segno sulle politiche di assistenza messe in atto dai comuni. Dal 2008 ad oggi i dieci principali canali d´investimento (dal fondo per l´affitto a quello per i servizi d´infanzia) hanno subito una riduzione del 78,7 per cento: dai 2 miliardi e 527 milioni stanziati quattro anni fa si è passati ai 538 milioni di oggi. Alcuni capitoli di spesa sono stati semplicemente azzerati: il fondo per i non autosufficienti, per esempio, l´anno scorso aveva ottenuto 400 milioni di euro, quest´anno non è stato rifinanziato. Stessa cosa per i servizi d´infanzia: dai cento milioni dell´anno scorso (investimenti che il governo aveva finalizzato soprattutto all´apertura di nuovi asili nido) si è passati all´azzeramento per il 2011. Il fondo per le politiche sociali – che è un po´ il padre di tutto i fondi – ora può contare su meno di 274 milioni, solo tre anni fa erano il triplo. Quello per le pari opportunità è stato riportato in vita in extremis dal decreto Milleproroghe: la Finanziaria vi aveva depositato solo 2,2 milioni, ora sono 17, 2. Poca cosa rispetto agli oltre 64 del 2008. Eppure qualcosa è stato salvato: «Le prestazioni monetarie, per esempio – documenta uno studio di Sergio Pasquinelli per lavoce.info – per l´indennità di accompagnamento saranno spesi 13 miliardi». Tutti i servizi sociali dei comuni italiani costano la metà: nel 2008,dati Istat, sono ammontati a 6,6 miliardi. «A fare le spese del rigore sui conti sono stati i più deboli» commenta Antonio Misiani, deputato del Pd in Commissione Bilancio e responsabile del federalismo fiscale per Legautonomie. «Un problema enorme, che tuttora resta nell´ambito degli addetti ai lavori – precisa – e le cui conseguenze si manifesteranno solo fra sei mesi». Allora, spiega Misiani, balzerà all´occhio l´effetto incrociato dei tagli già subiti dai trasferimenti ai comuni lo scorso maggio e di quelli attuali. I sindaci, spiegano in Legautonomie, non sanno più che pesci pigliare e temono che il federalismo fiscale possa ulteriormente peggiorare la situazione.
Stanno male le grandi città, ma non stanno bene nemmeno i comuni più piccoli. «Siamo in trincea» sintetizza Paolo Annibaldi, sindaco di Castel Sant´Angelo, (1250 abitanti in provincia di Rieti) e responsabili per l´Anci delle politiche per i disabili. «Io farò i salti mortali: non voglio rinunciare ai servizi, ma per contenere i danni sono costretto a tagliare sulla manutenzione e sulle opere pubbliche. Quest´anno, per esempio, aspetterò il più a lungo possibile prima di risistemare il manto stradale. Le alternative, nel bilancio di un paese, sono ridotte all´osso». Tutti gli amministratori sono d´accordo sulla riduzione degli sprechi – precisa – «ma i conti non vanno sanati con tagli indifferenziati: risparmiare oggi sul welfare significa spendere il doppio, domani, per le emergenze».

La Repubblica 22.02.11