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"Caro ministro Tremonti con Verdi si può mangiare", di Umberto Eco

Gentile ministro Tremonti, scrivo a Lei perché qualcuno, probabilmente uno sciocco e un suo nemico, le ha attribuito la frase che la cultura non si mangia, o qualcosa di simile. Non mi risulta che Lei, a salvaguardia della Sua reputazione, abbia energicamente smentito, e quindi dovrà portarsi dietro questa leggenda metropolitana sinché vive. Anticipiamo il testo di Umberto Eco “Non si mangia con l´anoressia culturale” tratto dal nuovo numero della rivista “Alfabeta2” da oggi in edicola
Si figuri che io mi trascino dietro la diceria che scrivevo le domande per Lascia o Raddoppia, e benché chi le scriveva davvero abbia a suo tempo pubblicamente smentito; ma tant´è, ritrovo questa notizia ora qui ora là, e pazienza, perché al postutto, non c´era nulla di vergognoso a inventare la domanda sul controfagotto o quella sull´uccello sul quale, a detta di Mike Bongiorno, era caduta la signora Longari. Ma cadere sulla cultura è disdicevole.
E quindi indirizzo questa lettera a Lei e, se Ella è vergine di tanto oltraggio, la passi a chi di competenza – e amici come prima.
Una sola cosa voglio precisare. Fingendo che l´autore dell´infausta boutade sia stato Lei, parlerò non come si parla a un poeta ma come si parla a un economista, o addirittura a un diplomato in Scienze economiche e commerciali. Parlerò cioè in termini di Soldi, non di Valori spirituali. Farò finta che Dante e l´università, Raffaello e il liceo classico e scientifico, Morandi e Calvino, siano solo una pania per i gonzi (mi pare che lei a proposito degli insegnamenti umanistici abbia parlato un giorno di aria fritta). Non importa, mi chiederò solo quanto si mangia con Raffaello e Giuseppe Verdi.
Dobbiamo ovviamente chiarire, se vogliamo parlare in termini economici di «consumi culturali», cosa si intende per «cultura»; e non mi occuperò dell´«accezione antropologica» del termine (cultura come insieme di valori e comportamenti) per cui esiste una cultura del cannibalismo, una cultura mafiosa, o una cultura del velinismo berlusconiano. Parlerò di cultura nei termini più banali, come di produzione creativa (pittura e letteratura, musica e architettura), di consumo di questa produzione, di organizzazione dell´educazione (scuole di ogni grado) e di ricerca scientifica.
In termini economici il Louvre, il Metropolitan Museum of Art, la Harvard University (e tra poco quella di Pechino) sono imprese che fanno un sacco di soldi. Credo che, bene amministrati come sono, facciano un sacco di soldi anche i musei vaticani. Un sacco di soldi potrebbero fare anche gli Uffizi o Pompei, e sempre mi domando come mai l´Italia, di cui si dice che abbia circa il 50% delle opere d´arte esistenti al mondo (per non dire del paesaggio, che non è male), abbia meno indotto turistico della Francia o della Spagna, e naturalmente di New York. C´è qualcosa che non funziona, qualcuno che non sa come far soldi (e mangiare) con la cultura nazionale.
New York non è la città dove si fa la politica degli Stati Uniti (quella è Washington), non è la città o lo Stato dove risiedono le maggiori industrie della nazione (è niente rispetto al Texas o alla stessa California); eppure quando si parla degli Stati Uniti (e quando i turisti acquistano pacchetti per voli charter e sette giorni allo Hilton) si pensa a New York. Perché il prestigio di New York è dato dai suoi scrittori, dai suoi musei, dalla sua moda e dalla sua pubblicità, dai suoi quotidiani e riviste, dalla gente che va al Carnegie Hall o ai teatri off Broadway, per cui farà sempre più opinione nel mondo il New York Times che l´ottimo e rispettabilissimo Los Angeles Times. Si badi che così non la pensa la maggioranza degli americani, che ritengono New York una Babilonia fatta di italiani, ebrei e irlandesi, ma così pensa il resto del mondo e il prestigio degli Usa si basa sulla cultura newyorkese.
L´esercito degli Stati Uniti (sempre vincitore nei film di Hollywood) non sbaraglia il nemico in Vietnam, in Afghanistan, in Irak, ma gli Usa vincono (in prestigio ) a New York. Sì, lo so, poi c´è il resto dell´economia che tiene nei vari Stati, ma suppongo che anche quando l´economia cinese avrà sconfitto quella americana i cinesi si rivolgeranno ancora al mito di New York. Con la cultura gli Usa mangiano.
Pensi a cosa è successo con Cesare Battisti. Un manipolo di intellettuali francesi (non tutti dei più grandi) ha deciso di difendere Battisti come una vittima della dittatura, manifestando completa ignoranza delle cose italiane e considerando, come accade talora ai peggiori dei nostri cugini d´Oltralpe, il resto del mondo come repubbliche delle banane. Bene, questo esiguo manipolo d´intellettuali ha convinto il governo brasiliano là dove il governo italiano non c´è riuscito. Sarebbe accaduto lo stesso se al governo ci fossero stati, che so, Andreotti o Craxi? Non so, sta di fatto che il mito dell´intellighenzia francese ha vinto su quello della cultura delle veline (e mi spiace, per una volta tanto ero solidale col governo in carica perché rappresenta pur sempre il nostro paese e deve difendere, almeno all´estero, la dignità di quella magistratura che sputtana in patria).
Insomma, anche in termini monetari e di influenza politica (non calcolo neppure il peso di dieci premi Nobel), con la cultura si mangia. So benissimo che non abbiamo soldi per sostenere università come Harvard, musei come il MoMA o il Louvre, però basterebbe cercare, e ferocemente, di non buttare via il poco che abbiamo.
Certo che, se in quel poco non ci crediamo, abbiamo perso in partenza. Non si mangia con l´anoressia culturale.

La Repubblica 28.01.11

I rettori: l'Europa investa di più in ricerca

L’ appello. Venerdì prossimo i Capi di Stato e di governo dell’Ue si incontreranno per parlare di innovazione e ricerca. Per discutere del documento «Europe 2020 Flagship Initiative: Innovation Union» elaborato a ottobre dalla Commissione Ue. L’eccezionalità dell’evento ha spinto le 22 università europee di punta nella ricerca scientifica, che fanno parte della Leru (League of european research universities), a presentare un documento. Un appello sottoscritto anche dall’Università Statale di Milano, unico ateneo italiano ammesso nella Leru. «Se si vuole che la strategia di portare nel 2020 l’Europa a essere altrettanto competitiva degli Usa o della Cina non finisca in un fallimento come l’agenda di Lisbona per il 2010 – ha commentato il prorettore all’Internazionalizzazione Marino Regini – i governi europei devono mettere al centro delle loro politiche l’investimento in innovazione». La Lega delle Università Europee di Ricerca (Leru, League of European Research Universities) sostiene la necessità di investimenti rilevanti e a lungo termine nella ricerca di base. La ricerca europea presenta livelli di produttività e di eccellenza tra i più alti nel mondo, ma concentrati in quelle aree che sono state sostenute da investimenti nazionali ed europei a lungo termine e che hanno stabilito rapporti positivi con il mondo delle imprese. Gli investimenti pubblici nella ricerca sono essenziali. Il loro impatto sociale è rilevante e tangibile in ambiti che vanno dai progressi nella diagnostica medica e nelle terapie che migliorano la salute e la qualità della vita, all’innovazione e allo sviluppo di nuove tecnologie essenziali alla competitività dell’Europa negli anni a venire. Molto semplicemente, la ricerca è la condizione e la chiave della capacità europea di competere nel mondo globalizzato. In questo quadro le università e gli enti di ricerca svolgono un ruolo fondamentale, in quanto si concentrano sulla ricerca di base. Questa pone le fondamenta per nuove scoperte e per l’innovazione, e i laboratori delle università formano il capitale umano di cui il mondo delle imprese ha bisogno per competere con successo. L’innovazione è un processo complesso, non c’è una progressione lineare tra ricerca di base e nuovi prodotti. È raro che la nuova conoscenza prodotta da una scoperta scientifica abbia immediate ricadute pratiche. Spesso si tratta di un percorso legato al caso. Nel 1975 due scienziati dell’Università di Cambridge, Milstein e Köhler, hanno messo a punto la metodica degli anticorpi monoclonali che difendono il corpo da invasioni esterne. Oggi gli anticorpi monoclonali costituiscono un terzo di tutte le nuove cure farmacologiche, e il mercato dei farmaci a base di anticorpi monoclonali è attualmente stimato in 32 miliardi di dollari. Il processo che ha portato alla «scoperta» del Dna ricombinante ha avuto letteralmente inizio a causa di un incidente, una provetta rotta, avvenuto negli anni Sessanta. Facendosi dare da un collega una coltura di un ceppo batterico, il ricercatore scoprì che questi batteri erano immuni al virus con il quale cercava di infettarli. Basandosi su questo fenomeno Arber, un giovane scienziato dell’Università di Ginevra, riuscì a individuare un enzima che taglia a pezzi in modo specifico il Dna dei virus. Per questo a lui e ai suoi colleghi fu assegnato il premio Nobel per la medicina nel 1978. Questo strumento rivoluzionò le possibilità di studiare la biologia a livello molecolare e ha prodotto una tecnologia il cui impatto economico è attualmente enorme. La ricerca di frontiera richiede pazienza, perseveranza e investimenti. Le università europee ad alta intensità di ricerca hanno la capacità unica di combinare i tre elementi essenziali per assicurare all’Europa competitività e benessere nel lungo termine: istruzione superiore, ricerca e innovazione. Ma il mondo non sta fermo ad aspettarci. Ad esempio, gli investimenti della Cina in scienza e tecnologia, attraverso le sue università e istituzioni specializzate, sono già in forte crescita. I Rettori della Lega delle Università Europee di Ricerca confidano che i Capi di Stato e di Governo dei Paesi dell’Unione europea abbiano consapevolezza di quanto forti investimenti nella ricerca di base siano decisivi per la competitività dell’Europa e per la società europea in generale. Essi confidano che il Consiglio europeo, che si incontrerà il 4 febbraio a Bruxelles, terrà questo aspetto in debito conto nel corso della discussione in merito al documento della Commissione europea su «Innovation Union».
Questo documento sarà la base per la futura politica europea nel campo della ricerca e dell’innovazione. Dovrebbe essere chiaro all’Unione europea e agli Stati membri che la ricerca di base, focalizzandosi sull’eccellenza, ha bisogno di un supporto continuo e rafforzato!
Dymph van den Boom (Universiteit van Amsterdam), Dídac Ramírez i Sarrió (Universitat de Barcelona), Leszek Borysiewicz (University of Cambridge), Timothy O’Shea (University of Edinburgh), Hans-Jochen Schiewer (Albert-Ludwigs-Universität Freiburg), Jean-Dominique Vassalli (Université de Genève), Bernhard Eitel (Ruprecht-Karls-Universität Heidelberg), Thomas Wilhelmsson (Helsigin yliopisto), Paul F. van der Heijden (Universiteit Leiden), Mark Waer (Katholieke Universiteit Leuven), Keith O’Nions (Imperial College London), Malcolm Grant (University College London), Per Eriksson (Lunds universitet), Enrico Decleva (Università degli Studi di Milano), Bernd Huber (Ludwig-Maximilians-Universität München), Andrew Hamilton (University of Oxford), Jean-Charles Pomerol (Université Pierre et Marie Curie), Guy Couarraze (Université Paris-Sud), Harriet Wallberg-Henriksson (Karolinska Institutet), Alain Beretz (Université de Strasbourg), Hans Stoof (Universiteit Utrecht), Andreas Fischer (Universität Zürich)

Cos’è
La Lega
delle Università Europee
di Ricerca
(Leru, League
of European Research Universities)
è stata fondata nel 2002
e raggruppa
le ventidue Università europee
di punta
nella ricerca scientifica
Per l’Italia
L’Università Statale
di Milano è l’unico ateneo ammesso
nella Leru

Corriere della Sera 28.01.11

"Quel fango su tutti noi", di Roberto Saviano

Per vedere quello che abbiamo davanti al naso – scriveva George Orwell – serve uno sforzo costante. Capire cosa sta avvenendo in Italia sembra cosa semplice ed è invece cosa assai complessa. Bisogna fare uno sforzo che coincide con l´ultima possibilità di non subire la barbarie. Perché, come sempre accade, il fango arriva. La macchina del fango sputa contro chiunque il governo consideri un nemico. Ieri è toccato al pm di Milano Ilda Boccassini.L´obiettivo è un messaggio semplice: siete tutti uguali, siete tutti sporchi. Nel paese degli immondi, nessuno osi criticare, denunciare. La macchina del fango, quando ti macina nel suo ingranaggio, ti fa scendere al livello più basso. Dove, ricordiamocelo, tutti stiamo. Nessuno è per bene, tutti hanno magagne o crimini da nascondere. L´intimidazione colpisce chiunque. Basta una condizione sufficiente: criticare il governo, essere considerato un pericolo per il potere. Il fango sulla Boccassini viene pianificato, recuperando una vicenda antica e risolta che nulla ha a che vedere con il suo lavoro di magistrato. Quattro giorni fa il consigliere della Lega al Csm chiede il fascicolo sulla Boccassini. Ieri “il Giornale” organizza e squaderna il dossier. Il pm, che fa il suo mestiere di servitore dello Stato e della giustizia, viene “macchiato” solo perché sta indagando su Berlusconi. Sta indagando sul Potere.
C´è un´epigrafe sulla macchina del fango. Questa: «Qualunque notizia sul tuo privato sarà usata, diramata, inventata, gonfiata». E allora quando stai per criticare una malefatta, quando decidi di volerti impegnare, quando la luce su di te sta per accendersi per qualcosa di serio… beh allora ti fermi. Perché sai che contro di te la macchina del fango è pronta, che preleverà qualsiasi cosa, vecchissima o vicina, e la mostrerà in pubblico. Con l´obiettivo non di denunciare un crimine o di mostrare un errore, ma di costringerti alla difesa. Come fotografarti in bagno, mentre sei seduto sulla ceramica. Niente di male. E´ un gesto comune, ma se vieni fotografato e la tua foto viene diffusa in pubblico chiunque assocerà la tua faccia a quella situazione. Anche se non c´è nulla di male. Si chiama delegittimazione. Quello che in queste ore la «macchina» cerca di affermare è semplice. Fai l´amore? Ti daranno del perverso. Hai un´amante? Ti daranno del criminale. Ti piace fare una festa? Potranno venire a perquisirti in casa. Terrorizzare i cittadini, rovesciando loro addosso le vicende del premier come una «persecuzione» che potrebbe toccare da un momento all´altro a uno qualsiasi di loro. Eppure il paragone non è l´obiettivo della macchina del fango. Non è mettere sulla bilancia e poi vedere il peso delle scelte. Ma semplicemente serve per cercare di equiparare tutto. Non ci si difende dicendo non l´ho fatto e dimostrandolo, ma dicendo: lo facciamo tutti. Chi critica invece lo fa e non lo dice.
L´altro obiettivo della macchina del fango è intimidire. In Italia il gossip è lo strumento di controllo e intimidazione più grande che c´è. Nella declinazione cartacea e in quella virtuale. L´obiettivo è controllare la vita delle persone note a diversi livelli, in modo da poterne condizionare le dichiarazioni pubbliche. E quando serve, incassarne il silenzio. Persone che non commettono crimini affatto, ma semplicemente non vogliono che la foto banalissima con una persona non sia fatta perché poi devono giustificarla ai figli, o perché non gli va di mostrarsi in un certo atteggiamento. Nulla di grave. Nessuna di queste persone spesso ha responsabilità pubbliche, né viene colta in chissà quale situazione. Eppure arrivano a pagare alle agenzie le foto, prezzi esorbitanti per difendere spesso l´equilibrio della propria vita. Su questo meccanismo si regge il timore di fare scelte, di criticare o di mutare un investimento. Sul ricatto. Il gossip oggi è una delle varianti più redditizie e potenti del racket. Perché il Paese non si accorge di tutto questo?
Berlusconi fa dichiarazioni che in qualsiasi altro paese avrebbero portato a una crisi istituzionale, come quando disse: «Meglio guardare una bella ragazza che essere gay». Oppure quando fece le corna durante le foto insieme ai capi di stato. Eppure in Italia queste goliardate vengono percepite come manifestazioni di sanità mentale da parte di un uomo che sa vivere. Chi queste cose non le fa, e dichiara di non approvarle, viene percepito come un impostore, uno che in realtà sogna eccome di farle, ma non ha la schiettezza e il coraggio di dirlo pubblicamente. Il Paese è profondamente spaccato su questa logica. Quel che si pensa è che in fondo Berlusconi, anche quando sbaglia, lo fa perché è un uomo, con tutte le debolezze di un uomo, perché è «come noi», e in fondo «anche noi vorremmo essere come lui». Gli altri, sono degli ipocriti, soprattutto quando pensano e affrontano un discorso in maniera corretta: stanno mentendo.
Bisogna essere chiari. Le vicende del premier non hanno niente di privato. Riguardano il modo con cui si seleziona la classe politica, con cui si decide come fare carriera. Riguardano come tenere sotto estorsione il governo italiano. Se questo lo si considera un affare privato ecco che chiunque racconti cosa accade è come se stesse entrando nella sfera privata. Che siano sacri i sentimenti di Berlusconi, e speriamo che si innamori ogni giorno, questo riguarda solo lui. Ma l´inchiesta di Milano riguarda altro. La macchina del fango cerca di capovolgere la realtà, la verità. Chi ha creato ricatti cerca di passare per ricattato, chi commette crimini pubblici, cerca di dichiarare che è solo una vicenda privata, chi tiene mezzo paese nella morsa del ricatto delle foto, delle informazioni, delle agenzie, del pettegolezzo, dichiara di essere spiato. L´ha fatto con Boffo, lo sta facendo con Fini, cerca di farlo con la procura di Milano. Il fango è redditizio, dimostra fedeltà al potere e quindi automatica riconoscenza. A questo si risponde dicendo che non si ha paura. Che i lettori l´hanno ormai compreso, che non avverrà il gioco semplice di parlare ad un paese incattivito che non vede l´ora di vedere alla gogna chiunque abbia luce per poter giustificare se stesso dicendosi: ecco perché non ottengo ciò che desidero, perché non sono uno sporco. Questo gioco, che impone di riuscire nelle cose solo con il compromesso, la concessione, perché così va il mondo, e perché tutti in fondo si vendono se vogliono arrivare da qualche parte, l´abbiamo compreso e ogni giorno parlandone lo rendiamo meno forte.
Ho imparato a studiare la macchina del fango dalla storia dei regimi totalitari, come facevano in Albania o in Unione Sovietica con i dissidenti. Nessuno chiamato a rispondere a processi veri, ognuno diffamato, dossierato e condannato in ogni modo per il solo raccontare la verità. Nelle democrazie il meccanismo è diverso, più complesso ed elastico. Quello che è certo è che la macchina del fango non si fermerà. A tutto questo si risponde non sentendosi migliori, ma, con tutte le nostre debolezze e i nostri errori, sentendosi diversi. Sentendoci parte dell´Italia che non ne può più di questo racket continuo sulla vita di chi viene considerato nemico del governo.

La Repubblica 28.01.11

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«Giornale», il metodo Boffo alla Boccassini

Apertura del ‘Giornale’ di Alessandro Sallusti con un titolo a tutta pagina ‘Amori provati della Boccassini: verità nascoste”, vestita da una grande foto della Pm antimafia del caso Ruby, in cui si ripropone la difesa della Privacy opposta al Csm davanti ad una pratica che riguardava anche suoi atteggiamenti e rapporti sentimentali. Una scelta, quella del quotidiano edito da Paolo Berlusconi, che porta Italia dei Valori a denunciare il rischio di un ‘linciaggio mediatico’ contro la Boccassini e il ricorso ancora una volta al cosidetto ‘metodo Boffo’ finalizzato a screditare chi non in sintonia con il Premier, e che portò in quel caso alle dimissioni del direttore di Avvenire.

“Il linciaggio mediatico nei confronti della Bocassini – denuncia il portavoce Idv Leoluca Orlando- continua. I giornali di famiglia proseguono con il metodo Boffo nel tentativo di punire i magistrati e di intimidirli, partendo dal magistrato più esposto. La colpa della Bocassini? E` quella di avere i capelli rossi così come la colpa del giudice Mesiano era quella di avere i calzini turchesi”. “Idv – conclude Orlando- esprime solidarietà e vicinanza umana alla Bocassini, ai suoi colleghi e a tutti i poliziotti costretti a fare da scorta alle escort di Arcore” e “chiede anche un intervento dell`Ordine dei giornalisti affinché valuti se è deontologicamente corretto il pestaggio mediatico e se tutto ciò è informazione o semplicemente manganellate di regime”.

L’intervento di Bruti Liberati
Ogni attività della magistratura – e dunque anche quella della Procura della Repubblica di Milano – in un ordinamento democratico è soggetta alla valutazione e alla critica della libera stampa; le campagne di denigrazione e l’attacco personale ai magistrati si qualidficano da soli, e in un sistema di civile convivenza devono essere un problema per chi ne è autore e non per chi ne è vittima». Lo ha sostenuto il procuratore di Milano, Bruti Liberati, a proposito dell’articolo uscito oggi su ‘Il Giornalè riferito al Pm Ilda Boccassini.

L’Unità 28.01.11

Primarie Napoli, Bersani: "Chiedo atto di generosità per la ricerca di una candidatura comune. Orlando Commissario della Federazione"

Il Segretario PD commissaria il Partito a Napoli e si appella ai candidati alle amministrative che hanno partecipato alle primarie chiedendo loro di impegnarsi comunemente nella ricerca di una candidatura che fermi Berlusconi e Nicola Cosentino: “E’ tempo di un gesto di responsabilità che corrisponda alla volontà dei cittadini napoletani, espressa in un modo straordinario, di una riscossa che non consegni alla destra di Berlusconi e Cosentino il capoluogo del Mezzogiorno, una città di eccezionale tradizione democratica come Napoli.
Per questo chiedo ai candidati alle primarie un atto di impegno, di generosità e di collaborazione che favorisca la ricerca comune di una candidatura che possa rappresentare al meglio le energie civili e democratiche della città e che possa unire tutti in una battaglia vincente”.

Andrea Orlando, commissario PD di Napoli. “Lo svolgimento delle primarie a Napoli e la difficile situazione politica che si è determinata, richiedono un elemento di novità di cui anche il Partito democratico deve farsi carico – ha dichiarato Bersani -. Nel momento in cui ho chiesto a tutti i candidati alle primarie un atto di generosità, ritengo necessario che questa nuova fase si apra con un elemento di novità nella direzione politica del Partito a Napoli.
Per questa ragione ho deciso il commissariamento della Federazione e, nel rispetto delle procedure previste, ho chiesto all’onorevole Andrea Orlando, responsabile Giustizia e legalità del PD, di svolgere questa funzione fino alle elezioni amministrative.
Prendendo atto delle disponibilità già pubblicamente espresse, mi auguro che tutti vogliano partecipare all’apertura di un percorso nuovo. Napoli è città fondamentale per la riscossa del Mezzogiorno e del Paese. Io stesso e tutto il gruppo dirigente nazionale del Partito Democratico, eserciteremo il nostro impegno perché alla grande partecipazione del 23 gennaio corrisponda la capacità di aprire tutti assieme, società civile e politica, una pagina nuova”.

"La notte della Repubblica", di Massimo Giannini

Questa è la notte della Repubblica. La crisi del berlusconismo precipita il Paese nel «conflitto istituzionale permanente». Parlamento contro Procure. Presidente del Consiglio contro presidente della Camera. Palazzo Madama contro Montecitorio. Ministro degli Esteri contro terza carica dello Stato. Nessuna delle istituzioni repubblicane è ormai più al riparo.n questa disperata guerra per la sopravvivenza dichiarata al resto del mondo, il Cavaliere è ormai pronto ad usare tutte le armi possibili. Bugie pubbliche e forzature politiche. Abusi di potere e dossier avvelenati. È la «strage delle regole». Tutto quello che avviene è ai margini o al di fuori del sistema delle norme codificate. Lo è lo spettacolo andato in onda alla Camera, dove la Giunta per le autorizzazioni a procedere ha deciso di rinviare a Milano gli atti dell´inchiesta su Ruby, stabilendo una singolare competenza: quella del Tribunale dei ministri che giudica nel «merito» delle accuse. Lo è lo spettacolo andato in onda al Senato, dove Franco Frattini si è trasformato per un quarto d´ora in un pubblico ministero, emettendo una sua singolare «sentenza»: il governo ha la prova che inchioda Gianfranco Fini sulla famosa casa di Montecarlo.
La logica politica che c´è dietro queste mosse incrociate è chiarissima. Si tratta di stabilire una rocambolesca inversione di ruoli e di responsabilità, agli occhi di un´opinione pubblica sempre più «sgomenta», per usare un termine condiviso da Giorgio Napolitano e Joseph Ratzinger. Non è il presidente del Consiglio che si deve dimettere per lo scandalo dei suoi «festini selvaggi» nella residenza di Arcore. È invece il presidente della Camera che si deve dimettere per lo scandalo della residenza monegasca svenduta sottobanco al cognato.
È una strategia collaudata: l´uso delle «armi di distrazione di massa», con le quali il premier e la sua «struttura delta» (fatta di manipolatori mediatici ed esecutori politici) cercano di destrutturare i fatti, confondere i piani, invertire le priorità. Sono pronti a tutto. Nel caso specifico, anche ad acquisire attraverso il ministero degli Esteri una presunta documentazione aggiuntiva proveniente dallo Stato offshore di Santa Lucia, che attesterebbe appunto l´effettiva titolarità dell´immobile di Montecarlo, di cui il vero proprietario sarebbe proprio Giancarlo Tulliani. Come e perché sono stati acquisiti i nuovi documenti? A che titolo la Farnesina li ha ottenuti, essendo aperta un´inchiesta giudiziaria della Procura di Roma ed essendo in questi casi prevista la «via normale» delle rogatorie?
Non c´è risposta a queste domande. Non sappiamo se abbia ragione l´avvocato di Fini, Giuseppe Consolo, che invece dice di avere la prova contraria. Non sappiamo se abbia ragione quell´esponente di Futuro e Libertà che ha denunciato Frattini per abuso d´ufficio. Non sappiamo se abbia ragione Italo Bocchino, che accusa Berlusconi di essere il mandante di questo ennesimo episodio di «dossieraggio». Sappiamo con certezza, e lo ripetiamo per l´ennesima volta, che il presidente della Camera avrebbe dovuto gestire in modo più chiaro questa vicenda, e che non potrebbe restare un minuto di più al suo posto là dove fosse effettivamente provata l´appartenenza di quella casa al fratello della sua compagna. Perché così gli impone l´etica pubblica di cui si dice portatore. E perché così ha promesso solennemente dal settembre 2010.
Ma sappiamo soprattutto un´altra cosa. In questo clima di guerra totale, il Paese non può reggere. Lo dice il Capo dello Stato: a chi gli ha parlato, in queste ore, Napolitano confessa la sua «grande preoccupazione» per questo «conflitto istituzionale permanente» che si è creato e che rischia di travolgere tutto. Proprio alla vigilia dell´inaugurazione dell´anno giudiziario, alla quale il presidente della Repubblica parteciperà oggi in silenzio ma con «profonda inquietudine», vista l´offensiva contro la magistratura lanciata dal premier, dalla sua maggioranza e dai suoi giornali.
Il sistema istituzionale è al collasso. Il sistema politico è allo sfascio. Berlusconi è la causa di questa progressiva disgregazione democratica, che culminerà addirittura in una manifestazione organizzata dal Pdl per il prossimo 13 febbraio alla quale parteciperà il premier in persona. Un capo del governo che scende in piazza per protestare contro un altro potere dello Stato. Una cosa mai vista.
Per questo, prima che lo faccia il presidente della Camera, è molto più urgente che si dimetta il presidente del Consiglio. Poi accada quel che deve. Compreso il voto anticipato, se non c´è altra soluzione. Al punto in cui siamo, forse, le elezioni non sono più una minaccia, ma una necessità.

La Repubblica 28.01.11

"Perché gli italiani tollerano l'edonismo di Berlusconi? Se ne discute sul New York Times", di Elysa Fazzino

“Perché gli italiani – soprattutto le donne – hanno tollerato le buffonerie di Berlusconi per così tanto tempo? C’è un punto critico per gli italiani?”. E’ quanto si domanda il New York Times nell’introdurre un dibattito online su “Decadenza e democrazia in Italia”. La discussione si allarga dal premier al paese che lo appoggia: “Cosa ci dice sugli italiani la tolleranza che hanno per l’edonismo di Berlusconi?”, incalza il Nyt. Le opinioni, ospitate nella rubrica “Room for Debate”, tentano di fare luce sul fenomeno.
L’élite italiana preferisce Berlusconi, sostiene Federico Varese, docente di criminologia all’Università di Oxford. La gente comune avrà anche raggiunto il punto di saturazione, ma “non l’élite economica, sociale e politica”. A suo parere, per lo più, i leader imprenditoriali “preferiscono tuttora il governo Berlusconi piuttosto che uno guidato dalla sinistra”. E il Vaticano “è stato molto timido nella sua critica”.

Chiara Volpato, docente di psicologia alla Bicocca, sottolinea il ruolo “decorativo” delle donne nei media di Berlusconi. In una società dove le donne svolgono un ruolo subordinato, “alcune donne cercano di migliorare la qualità della vita instaurando relazioni con uomini di potere”. Gli italiani sono “profondamente cinici” sui loro leader politici – afferma Alexander Stille, autore de “Il sacco di Roma” – e non hanno mai pensato che la condotta “privata” di un politico possa avere serie implicazioni pubbliche. Ma adesso potrebbero non perdonarlo più. L’ossessione nell’attaccare la magistratura e nel forgiare leggi sull’immunità per proteggersi “ha paralizzato il Parlamento e creato la fondata impressione che i suoi affari personali siano al di sopra di ogni altra considerazione. E questo è un peccato che gli italiani potrebbero non perdonare”.

Il problema – sottolinea il corrispondente de La Stampa Maurizio Molinari – è la mancanza di opzioni politiche: l’opposizione è “incapace di sfidarlo su questioni calde come l’occupazione, l’immigrazione e l’energia”. Eloisa Morra, che scrive per Women’s International Perspective, fa notare che Berlusconi impone agli italiani “una realtà distorta”. E’ un “grande comunicatore” e utilizza molti politici, avvocati, giornalisti e sondaggisti per “difenderlo e modificare i fatti della realtà”. La risposta delle donne è polarizzata: le donne del suo partito lo difendono “per mantenere la loro rilevanza politica e posizione economica”. Molte altre donne reagiscono contro il suo comportamento “volgare” con libri, documentari, blog e petizioni.

Antonio Monda parla di “neopaganesimo”: Berlusconi ha capito meglio di ogni altro uomo politico la “pancia” degli italiani e ha compreso che la maggioranza degli italiani sembra apprezzare, se non sono indifferenti, “questa forma di neopaganesimo dove l’interesse personale trionfa sui valori e l’edonismo emerge dal vuoto morale”. Berlusconi ha soprattutto capito che molti italiani non hanno fiducia nei giudici che indagano su di lui, convinti che siano mossi non dalla ricerca della giustizia, ma solo dal desiderio di distruggerlo.

Clare Watters, dottoranda all’Università di Birmigham, ricorda che questa settimana migliaia di donne, in 12 città italiane, hanno organizzato proteste e sit-in con questo chiaro messaggio a Berlusconi: “Le donne italiane non sonno solo corpi che possono essere comprati dai potenti”.
Ad acuire la percezione delle contraddizioni italiane contribuisce la notizia, rilanciata dall’Ap e pubblicata su parecchi siti d’informazione Usa, dell’ultima mossa del ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna: “Il governo Berlusconi interviene contro la pubblicità che usa immagini volgari del corpo femminile”. Mentre Berlusconi è implicato in uno scandalo sessuale che “per molti avvilisce l’immagine delle donne”, l’iniziativa ha raccolto molti elogi, “in un paese dove donne poco vestite sono usate per promuovere più o meno tutto”. Il ministro Carfagna ha firmato un protocollo d’intesa con l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria per contrastare rappresentazioni “volgari, violente e indecenti” in cartelloni e spot. L’Ap ricorda che la Carfagna aveva posato per un calendario “spinto” e nota che la Carfagna in conferenza stampa ha difeso Berlusconi.

Ma ci vuole ben altro per far scomparire dai media internazionali l’immagine dell’Italia come la terra del “bunga bunga”. Il Telegraph mette in evidenza che “Silvio Berlusconi ha fatto degli italiani lo zimbello del mondo”, dando eco all’indignazione di Don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, che ha scritto: “I nostri ragazzi all’estero sono apostrofati come italiani bunga bunga, e non è una lusinghiera definizione”. La Repubblica ha aperto un forum online invitando gli italiani all’estero a dire come è percepita l’immagine del Paese. “Migliaia di italiani – scrive il Telegraph – hanno mandato messaggi al sito dicendo di provare vergogna e imbarazzo per quello che sta succedendo in patria”.
Il Times di Londra stamane aveva sulla copertina del suo sito il titolo: “Ballerina parla delle feste bunga bunga di Berlusconi”.
La Bbc è uno dei tanti media che hanno subito dato la notizia del giorno della seconda minorenne menzionata nell’indagine su Berlusconi. Si tratta di Iris Berardi e il suo nome è emerso dai nuovi documenti inviati alla Camera dei Deputati. Gli inquirenti hanno sottoposto il nuovo dossier, si legge ancora sul sito della Bbc, “nella speranza di ottenere il permesso di perquisire gli uffici di Giuseppe Spinelli”. Gli avvocati di Berlusconi, prosegue, hanno presentato documenti contenenti testimonianze che negano le accuse secondo cui Berlusconi avrebbe ospitato feste con orge e ballerine in topless. Gli sviluppi dell’indagine girano rapidamente sul web. “La magistratura manda al Parlamento altre 300 pagine sul caso Ruby”, titola lo spagnolo Abc.es, “consegna altre prove contro Berlusconi”, scrive El Economista, che segnala anche l’insulto “imbecille!” lanciato a Berlusconi mentre si intratteneva con i bambini delle scuole davanti a Palazzo Chigi.

“Berlusconi sempre più isolato”, titola Les Echos Il corrispondente Guillaume Delacroix cita Cetto La Qualunque, interpretato dal comico Antonio Albanese nel film “Qualunquemente”, per affermare che la realtà ha ormai di gran lunga superato la finzione. Lo scandalo in cui è implicato Berlusconi è “di proporzioni senza uguali” e anche il centro con cui Berlusconi tenta da un mese di allargare la sua maggioranza “prende le distanze”.
Secondo il magazine americano Time però, il tipo di accuse che Berlusconi si trova ad affrontare gli possono permettere di trasformare ogni voto in un referendum sulla sua persona, se si arrivasse a elezioni anticipate. Si può presentare come un “leader perseguitato” ed evitare discussioni politiche sui fallimenti del suo governo – la spazzatura di Napoli, i crolli di Pompei, la ricostruzione bloccata all’Aquila, la disoccupazione giovanile, il ristagno economico. Così, l’invettiva di Berlusconi al talk show di Gad Lerner è “solo buona politica”, “Anche se dannosi per la sua immagine personale, gli scandali, se ben gestiti, possono essere una buona cosa per lui come politico”.

Ma nel servizio della Cnn dedicato alla raffica di insulti scagliati dal premier a Lerner, colpisce il tono ridanciano con cui le giornaliste raccontano la vicenda (“personaggio davvero divertente” questo Berlusconi). E, qualche giorno fa, il comico David Letterman aveva detto nel suo show televisivo che non darebbe i problemi degli italiani nemmeno a “una scimmia su un masso” (“a monkey on a rock”), una sua tipica espressione che probabilmente significa che non augurerebbe questi problemi a nessuno.

Sole 24 Ore 28.01.11

"Il rischio-caos che minaccia il Paese", di Federico Geremicca

Un cumulo di macerie fumanti, circondate da miasmi venefici, mentre fango e melma ricoprono quel che non è stato ancora distrutto del tutto. Come se un terremoto si fosse abbattuto sulle istituzioni repubblicane, ecco quel che si osservava ieri, alle otto della sera, di uno dei giorni più neri che la Repubblica ricordi: un panorama sudamericano. In una sorta di resa dei conti finale, infatti, in questa guerra autodistruttrice di tutti contro tutti, non una istituzione – e non un uomo che la rappresenti – ha mantenuto intatto il prestigio e il decoro che dovrebbero legittimarla. Così, non è un caso se dall’alto del Colle del Quirinale – unico e preoccupato riferimento in questi giorni di convulsioni – filtri una sola e allarmata considerazione: «Una situazione ingestibile».

I giornali che stampano in prima pagina l’ennesima slavina di ricatti, bugie e miserie intorno alle notti e alle frequentazioni del presidente del Consiglio sono solo la premessa al peggio che sta per arrivare. E il peggio è presto raccontato, in una sequenza impietosa che mostra – soprattutto – come il senso di ogni limite sia stato superato, in una sorta di occhio per occhio dal quale non si salva più nessuno.

Si comincia al Senato, dove il ministro Frattini, rispondendo ad una interrogazione, produce in aula documenti provenienti dall’isola di Santa Lucia (già noti e giunti alla Farnesina oltre un mese fa) che proverebbero come la ormai famosissima casa di Montecarlo sarebbe di Giancarlo Tulliani, cognato del presidente Fini.

Le conseguenze della mossa – prevedibili e aspre – sono immediate: il partito di Berlusconi e la Lega di Bossi chiedono, con parole durissime, le dimissioni del presidente della Camera. Le opposizioni, al contrario, attaccano il presidente del Senato per aver permesso un simile dibattito e chiedono che si dimetta. Come se non bastasse, un elettore di Fli (il neo-partito di Fini) denuncia il ministro degli Esteri per abuso d’ufficio: lo annuncia in conferenza stampa il capogruppo Fli alla Camera, Bocchino, accusando il capo del governo di dossieraggio e spiegando che Frattini dovrà presto presentarsi di fronte al Tribunale dei ministri.

Intanto, miasmi e veleni irrompono in altri organismi parlamentari. La giunta per le autorizzazioni a procedere vota a maggioranza il rinvio a Milano di tutti gli atti spediti a Roma dalla procura meneghina e riguardanti l’inchiesta su Silvio Berlusconi. Viene eccepita la competenza della magistratura milanese: volano parole grosse, in attesa che sia ora l’aula di Montecitorio a dire l’ultima parola. Contemporaneamente, il terremoto investe anche il Copasir, l’organismo di controllo sui servizi di sicurezza presieduto da Massimo D’Alema. Nel pomeriggio era programmata l’audizione del sottosegretario Letta: Lega e Pdl, contestando con parole durissime tempi e procedure, abbandonano i lavori annunciando che non parteciperanno più ad alcuna riunione dell’organismo. Di fatto, è la paralisi.

Riassumendo. La maggioranza di governo torna a chiedere con accuse gravissime le dimissioni del presidente della Camera; le opposizioni contestano apertamente il comportamento del presidente del Senato, e ne sollecitano le dimissioni. Il ministro degli Esteri – rappresentante dell’Italia nel mondo – viene denunciato per abuso d’ufficio. Il Copasir – comitato dalle funzioni delicatissime – è messo nelle condizioni di non poter più operare. Inoltre, e per gradire, cascate di insulti investono la procura della Repubblica di Milano, una mail di minacce raggiunge il presidente dell’Anm, Palamara, e la giornata si conclude con risse dai toni inaccettabili in questo o quel talk show televisivo.

Il crollo generale del senso di responsabilità è evidente. Qualunque forma di rispetto verso le istituzioni e i loro rappresentanti è ormai venuta meno. E l’esempio – il messaggio – che dai palazzi romani raggiunge i cittadini e il Paese, è devastante. In tutto questo, il presidente del Consiglio – semisommerso da elementi fattuali e intercettazioni inequivoche e mortificanti – continua a rifiutare qualunque tipo di contraddittorio e di confronto circa le vicende che lo riguardano. Non un’ammissione, naturalmente: ma nemmeno giustificazioni, spiegazioni, mezze autocritiche che almeno provino a confortare i suoi elettori, ormai assai più che turbati. E’ un crepuscolo terribile, quello che accompagna l’ormai inevitabile fine della legislatura. Forse perfino più terribile di quello che accompagnò il crollo di Bettino Craxi, di Arnaldo Forlani e della mai rimpianta Prima Repubblica…

La Stampa 28.01.11