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"Bologna e un'anima divisa in due", di Lina Palmerini

«È come un campionato di serie C: tutto è piccolo, piccole sfide, piccoli candidati, è diventata piccola la politica». Fausto Anderlini, 59 anni, sociologo, bolognese, responsabile del Medec (centro demoscopico metropolitano), ha passato la vita nel Pci-Pds-Ds-Pd e quando parla delle prossime primarie, quelle di domenica, lascia da parte le categorie del passato. «Siamo come una squadra gloriosa ma decaduta, forse è anche un fatto fisiologico che dopo un lungo ciclo di eccellenza arrivi il declino». Il passato di cui parla Anderlini è quello di una città guidata da sindaci entrati nella leggenda come Giuseppe Dozza, per 21 anni alla guida delle “due torri” o Renzo Imbeni che ne gestisce 10.
Non esiste ricambio, la sinistra regna per più di 50 anni creando il mito di Bologna come fortino ideologico e gioiello amministrativo. «Ma proprio grazie a quell’assenza di alternanza è stato possibile vedere in prospettiva, programmare sul lungo termine sviluppando un circuito sano tra politica, mondo universitario e imprese. Il partito, per quanto ideologizzato, aprì un porto franco con gli intellettuali, a cominciare dal Mulino che nasce nel ’52, ma cercò il dialogo anche con la Chiesa. Nel frattempo assecondava lo sviluppo economico»: Patrizio Bianchi smette le sue vesti di assessore alla Scuola, Formazione e Lavoro della regione Emilia per tornare ai panni dell’intellettuale ed economista. La sua chiave di lettura della “fragilità” di oggi è quella di una politica che s’ammala spiazzata dal bipolarismo e si chiude in se stessa prosciugando quei canali aperti con la società.

È così che Bologna entra nel tunnel. È il ’99, il partito non sa trovare candidati, la città gli volta le spalle ed elegge Giorgio Guazzaloca, primo sindaco di centro-destra, il primo “barbaro” che entra nel tempio. Uno shock. Nel 2004 il partito cerca la riscossa pescando il candidato dal mercato nazionale: è Sergio Cofferati, ma la scintilla con la città non scocca e peggio accade con Flavio Delbono che governa meno di un anno travolto dai suoi scandali personali. Nel frattempo si passa dai Ds al Pd ed eccoci a queste primarie di domenica.
Primarie minori, da serie C, appunto, eppure la suspense c’è. Perché il Pd è sotto il tiro incrociato di vendoliani-prodiani che oppongono al candidato ufficiale del Pd, Virginio Merola, la loro candidata, Amelia Frascaroli. Si consuma lo strappo tra il Professore e il Pd, anche se non in modo formale: Prodi non sostiene alcun candidato ma sua moglie e la sua più fidata collaboratrice, la deputata Sandra Zampa, sostengono la Frascaroli, ex dirigente Caritas, otto figli (cinque in affido), animatrice di un tea party alla bolognese per gli incontri politici fatti nel tinello di casa sua. Con poco affetto, alcuni media l’hanno ribattezzata la candidata che “odora di cavolo” ma dall’altra parte Merola appare come il candidato Pd di risulta. È l’unico rimasto dopo il ritiro di Maurizio Cevenini, un mister preferenze locale che, per problemi di salute, ha lasciato campo libero al secondo tentativo di Merola ai gazebo (fu già bocciato contro Delbono). Tra di loro Benedetto Zacchiroli che non sembra avere chance nonostante il suo gesto di lealtà: un coming out sulla sua omosessualità circa una settimana fa.

Questa è la gara di domenica. Appassionante solo per chi tifa una nuova débâcle del Pd a vantaggio dell’asse prodiani-Vendola. E appassionante sarà, di certo, quando si voterà per il sindaco visto che il terzo polo e Giorgio Guazzaloca stanno organizzando un nuovo assalto alla città con la candidatura civica dell’imprenditore Stefano Aldrovandi, già amministratore della multiutility Hera e della Fondazione Del Monte. Riscossa probabile in una città che ha visto innanzitutto modificare la sua composizione socio-economica molto velocemente. E questa è un’altra chiave per interpretare la fragilità della sinistra. Questa lettura racconta di nuovo la fatica con cui il Pd, perfino a Bologna, dialoga con una realtà cambiata. «La città del Pci era di estrazione contadina, poi operaia e dopo dei colletti bianchi. Oggi è il luogo del terziario avanzato», racconta Anderlini che in una sua ricerca disegna la mappa bolognese: 6,9% di imprenditori e professionisti, 8,3% di lavoro autonomo, il 12,3% è quadro, dirigente o insegnante, il 37,7% di impiegati mentre gli operai sono al 20,5 per cento. Una vivacità che è anche frammentazione a cui il partito non sta dietro.

E, infatti, nonostante si senta orfana della politica, Bologna va per la sua strada e continua a gareggiare in serie A. La classifica del benessere del Sole 24 Ore la dà all’ottavo posto, è nella hit parade dei servizi sociali, al quarto posto per depositi bancari, prima (in proporzione agli abitanti) per numero di brevetti, in testa nel tenore di vita dopo le supernordiche Bolzano, Trieste, Milano.

Insomma, la città marcia surclassando la politica. Lo spiega Stefano Zamagni, presidente dell’Agenzia nazionale del terzo settore e ordinario di economia a Bologna, che conosce a fondo la città. «Da quando il partito ha abdicato al suo pensiero forte, la politica è diventata solo gestione di interessi per di più sul corto termine: ma allora sono più bravi gli altri! E soprattutto si è interrotto lo scambio intellettuale tra partito e società. Bologna è piena di materia grigia, ci sono circa 90mila studenti e 3mila docenti, ma i canali di comunicazione sono chiusi, la politica non fa più networking tra università, innovazione, imprese. E non accade più perché, a un certo punto, la politica ha preteso di guidare tutti».

Ecco un’altra chiave di lettura: il partito che passa da una pretesa egemonia al ripiegamento su se stesso condannandosi all’asfissia. E infatti da quasi 10 anni non riesce a esprimere candidati e classe dirigente. E a rimpolpare la militanza. «Oggi la base è fatta di anziani: 70-80enni, molti iscritti allo Spi, il sindacato Cgil dei pensionati. Il resto è diasporico», racconta Anderlini. Ed è questa diaspora che andrebbe ricomposta. Non nelle forme classiche di ricompattamento delle basi sociali ma nell’operazione che Zamagni chiama «networking», che Bianchi evoca con i «porti franchi» e Andrea Lipparini, ordinario a Bologna di gestione della tecnologia, chiama «un ponte tra politica, imprese e innovazione prodotta dall’università. Una città che è prima per brevetti in rapporto alla sua popolazione è una città che ha energie ma vanno messe in circolo e deve tornare a farlo la politica».

Il rischio è che il declino della politica metta a rischio un capitale accumulato nel solco della tradizione. «Bologna cede terreno non nei beni privati ma nei commons. Ma anche la mancanza delle due banche locali – ora acquisite da grandi gruppi – genera qualche riflessione su quale sarà la politica degli impieghi e quale impatto avrà sullo sviluppo locale», spiega Zamagni. Il rischio Anderlini lo vede chiaramente: «Qui c’è l’apparato di welfare più corposo d’Italia: il 40% di bambini va agli asili nido. L’impianto reggerà?». Alla fine, è questo il patrimonio che Bologna rischia nel suo essere orfana della politica.

Il Sole 24 Ore 22.01.11

Riforma atenei, nuove regole per i prof Il Pd: "Ci risiamo, solo annunci", di Manuel Massimo

Il governo vara il regolamento “per porre fine ai concorsi truccati”. Introdotta l’abilitazione nazionale. “regole più stringenti per scongiurare accordi sottobanco”. Nominati i membri dell’Agenzia di Valutazione. Nuove regole per il reclutamento dei docenti universitari e nomina – in via preliminare – dei componenti del Consiglio Direttivo dell’Anvur (l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca). Questi i primi due provvedimenti “operativi” licenziati dal Consiglio dei Ministri di stamattina, il primo “utile” dopo la pausa natalizia: “Per far sì che la Riforma venga messa a regime subito”, sottolineano dal Miur. In particolare il decreto attuativo sul reclutamento dei docenti – considerato il più urgente – arriva ben prima del limite dei 90 giorni di tempo previsto e introduce un sistema del tutto nuovo per la scelta dei professori, sulla carta a prova di “trucco”.

I nuovi concorsi. “Il regolamento pone fine ai concorsi truccati e introduce l’abilitazione nazionale secondo criteri meritocratici e di trasparenza, i principi cardine del ddl Gelmini che vuole così colpire baronie, privilegi e sprechi”. L’annuncio del Miur, piuttosto enfatico, certifica che – al momento – un discreto numero di chi siede in cattedra forse non dovrebbe starci. E così questo nuovo decreto rappresenterebbe la panacea di tutti i mali, per liberare finalmente l’università dai problemi che la affliggono. Un ritornello già sentito in passato: si rischia di ricadere nella politica degli annunci e dei buoni propositi di inizio anno.

Critiche dal Pd. La deputata Manuela Ghizzoni, capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera,
non usa mezzi termini e ritiene che il ministro abbia quantomeno sovrastimato la portata di questo nuovo provvedimento: “Per il bene delle università servono meno annunci e maggior impegno per un confronto costruttivo. Ci auguriamo che questo accada nei due decreti ministeriali che dovranno completare il nuovo sistema di reclutamento, sempre ammesso che questo modo di legiferare a scatole cinesi non paralizzi tutto il sistema”.

Abilitazione nazionale. La principale novità contenuta nel decreto riguarda l’abilitazione scientifica nazionale che diventerà la condizione indispensabile per poter accedere al ruolo di professore associato o ordinario “attribuita da una commissione nazionale sulla base di specifici parametri di qualità”. Un primo step cui seguiranno le selezioni bandite dalle singole università: a queste prove potranno accedere solo gli abilitati. Per entrare a regime, però, il nuovo sistema di reclutamento dovrà attendere due nuovi decreti: un primo, che dimezzerà i settori concorsuali (portandoli da 370 a 190); e un secondo che specificherà – all’interno di ciascuna area disciplinare – i requisiti di qualificazione scientifica richiesti sia ai commissari che ai candidati per l’abilitazione.

Tempistica e commissioni. Le procedure di abilitazione dovranno rispettare un calendario piuttosto rigido: saranno bandite inderogabilmente ogni anno nel mese di ottobre e si concluderanno cinque mesi dopo (a marzo dell’anno successivo, ndr); l’abilitazione avrà una durata quadriennale. Dal Ministero sottolineano che le nuove commissioni di abilitazione nazionale saranno “autorevoli” e composte da “cinque studiosi di elevata qualificazione scientifica di cui, per la prima volta, uno straniero o italiano attivo all’estero”. Con regole più stringenti per scongiurare accordi sottobanco e favori incrociati tra commissari: abolizione della loro elezione e sorteggio tra coloro che presentano un curriculum scientifico di qualità.

L’Anvur che verrà. L’Anvur, l’agenzia che andrà a sostituire il Civr e il Cnvsu assorbendone le funzioni, ha ricevuto proprio oggi l’imprimatur dal Consiglio dei Ministri che ha approvato in via preliminare la nomina dei componenti del Consiglio Direttivo: una rosa di sette commissari che verrà ufficializzata dal Capo dello Stato dopo aver ricevuto il gradimento delle commissioni parlamentari. Due le donne: la professoressa Fiorella Kostoris, economista della Sapienza di Roma e già membro del Civr; e la sociologa dell’educazione Luisa Ribolzi, ordinario presso l’università di Genova. Gli altri cinque nominati sono: l’esperto di Telecomunicazioni Sergio Benedetto, ordinario al Politecnico di Torino; l’economista Andrea Bonaccorsi, ordinario a Pisa; l’anatomopatologo veterinario Massimo Castagnaro, ordinario che insegna a Padova ed è membro del Consiglio Superiore di Sanità; il fisico nucleare Stefano Fantoni, già direttore della Sissa di Trieste; infine il genetista Giuseppe Novelli, professore ordinario e preside della facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università di Roma “Tor Vergata”.

www.repubblica.it

CGIL, tassa del 5% sui redditi più alti per finanziare il lavoro dei giovani

Una tassa del 5% sui redditi superiori ai 150 mila euro per finanziare un piano di lavoro per i giovani, parallelamente ad un intervento sul fisco che parta da una intensificazione della lotta all’evasione. Parte da qui la proposta lanciata dalla Fisac-Cgil, la categoria che riunisce i bancari e gli assicurativi di Corso Italia, con cui si punta alla creazione di un fondo di solidarietà, per complessivi 8,4 miliardi, da utilizzare per la stabilizzazione di 300 mila giovani, nell’arco di tre anni. E ancora: per le banche, l’indicazione di un tetto ai compensi degli amministratori delegati; per le imprese, un premio alle assunzioni dei giovani con un contratto nazionale. La proposta, presentata dal segretario della Fisac, Agostino Megale, si basa su «un contributo del5%sui redditi superiori ai 150mila euro», da imporre quindi su «alti dirigenti, top-manager e banchieri». Un prelievo che garantirebbe «1,4 miliardi l’anno». Andrebbe poi previsto un«intervento del governo di pari misura utilizzando una quota derivante dalla lotta all’evasione e dalla fiscalità generale ». A sostegno di un piano triennale per la «buona occupazione», che metta in campo «incentivi alla stabilità del lavoro per circa 300 mila giovani» e «un premio per le imprese che assumono giovani con lavoro stabile e contratto nazionale». Nelle banche, dice inoltre Megale, come premessa al piano per il lavoro, bisognerebbe «mettere un tetto» alle retribuzioni dei capo-azienda, riportando la «forbice rilevantissima » rispetto alla retribuzione media pro-capite ai livelli degli anni 70, quando il rapporto era di «20 a uno» mentre oggi «è salito a 104 a uno».

L’Unità 22.01.11

"Il confine superato", di Ezio Mauro

Abbiamo evidentemente superato il livello di guardia se il Papa e il capo dello Stato devono intervenire con un richiamo alla correttezza morale e civile dei comportamenti pubblici. Non siamo davanti a prese di posizione di tipo politico (che per il Pontefice sarebbero improprie) ma ad un preciso gesto di allarme per la gravità dell´ultimo scandalo di Silvio Berlusconi.
Qui siamo oltre le divisioni tra destra e sinistra e le distinzioni tra laici e cattolici. Si tratta di preservare quella base di «moralità comune», come dicono gli uomini di Chiesa, o di «religione civile», come dicono i servitori dello Stato che è alla base dell´agire pubblico. Un nucleo di valori condivisi di decoro e rispetto per se stessi e per gli altri, dunque per la comunità nazionale e per le istituzioni che la guidano e hanno la responsabilità di rappresentarla.
E´ la mancanza assoluta di questo senso di responsabilità la vera rivelazione dello scandalo berlusconiano: un leader che ha la dismisura come regola di vita, pubblica e privata, nel disequilibrio di mezzi e di poteri, nell´abuso permanente delle persone e delle regole, con una proiezione di sé e una visione del mondo che non trovano spazio in Occidente.
La grande banalizzazione, la menzogna organizzata, la complicità degli intellettuali cercano di impedire all´opinione pubblica di conoscere, di capire e di reagire. Ma quando il degrado tocca il vertice del governo, ridicolizza l´immagine dell´Italia nel mondo, paralizza la politica in una difesa furiosa che minaccia altri poteri dello Stato, è la stessa democrazia che è colpita.
Stupisce che nel Pdl non ci sia un soprassalto di dignità, come se tutti fossero dipendenti Mediaset. Non stupisce, ma colpisce ancora una volta il silenzio di un establishment pavido e gregario, incapace di autonomia e di responsabilità nazionale. Eppure, basterebbe dire a Berlusconi di andarsi a difendere davanti ai magistrati, facendo valere le sue ragioni e rispondendo delle accuse: perché la legge è uguale per tutti, e il potere pubblico è fatto anche di doveri e non solo di privilegi e di abusi.

La Repubblica 22.01.11

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“Il Golia dai piedi di argilla”, di FRANCO CORDERO

L´impero berlusconiano era un Golia dai piedi malfermi, anzi usiamo i verbi al presente: s´è appena aperta la crisi acuta; incombono terribili convulsioni. Leviathan, coccodrillo biblico, incute spavento persino agli angeli ma ha un punto debole, la fobia delle norme, senza le quali l´organismo collettivo decade: vigono regole persino nelle compagnie brigantesche (Cicerone, De officiis, II, 11, 49), come minimo sulla spartizione del bottino (sant´Agostino, De Civitate Dei, IV, 4). L´uomo regnante non le tollera: mediante lanterne magiche comanda milioni d´anime; ammette solo caudatari, flabellieri, buffoni, sgherri, strimpellatori, fedeli adoranti; l´unico disegno politico è «sterminio del pensiero»; succhia profitti da ogni parte ma, essendo l´Unico, non rende conti né divide le prede; ai famigli, fissi o precari, lascia qualche briciola. Corre il ventunesimo secolo, dopo varie rivoluzioni, dalla guerra inglese Corona-Parlamento al marasma e collasso sovietico: in mani piratesche l´Italia offre spettacoli senza precedenti; e siccome l´atrofia mentale richiede tempi lunghi, qualcuno resiste ancora; in particolare, sopravvive un sistema giudiziario duramente combattuto. Lo scempio italiano significa illegalità organica, perciò Dominus Berlusco s´era proclamato intoccabile perdendo lo scudo tre volte: secondo un´odiosa norma, siamo tutti eguali davanti alla legge; voleva adeguarsela istituendo un´eguaglianza relativa ma disturbi interni gliel´hanno impedito. L´ultimo affronto, appena sei giorni fa, prelude al pandemonio.
I tableaux vivants nelle regge erano emersi due estati fa, breve scandalo. Riconsacrato dalla miniatura che un matto gli scaglia in viso, gode del sostegno vaticano, quale defensor Ecclesiae, e comprando anime transumanti nell´ultimo Avvento schiva la sfiducia per tre voti. Stavolta l´affare è grave, nato da casi d´ordinario malcostume: era irregolare la minorenne El Mahroug Karima, accompagnata in questura giovedì sera 27 maggio, fuggiasca da una comunità messinese, non ha documenti; e dopo i passi della routine, andrebbe in uno degli asili che accolgono i minori nel suo stato, se quando mancano pochi secondi a mezzanotte, come nelle fiabe, il capo-gabinetto del questore non fosse svegliato dal telefono. Chi parla? Lui, Dominus quasi omnipotens, bisognoso d´un favore: la rilascino de plano, senza formalità; è nipote del premier egiziano Muraback. Essendo ancora imperfetto l´adeguamento italiano al modello sultanesco, l´illegale operazione riesce meno fulminea del desiderabile: convulse telefonate interne, nuovi interventi dall´altissima sede; finalmente (sono già suonate le due), Karima esce, attesa dall´emissaria dell´augusto suasor e subito scaricata nelle mani d´una signora poco idonea a mansioni samaritane (contro la pseudoaffidataria pende un procedimento relativo al viavai prossenetico nella famosa villa). La Procura, ancora indipendente dal potere esecutivo, doveva indagare: reperti d´ufficio, esami, discorsi intercettati formano materiali da abbattere i tori, se sapessero l´alfabeto; Sua Maestà riceve dalla Procura l´invito a un colloquio, preliminare del possibile salto al dibattimento. Due capi d´accusa. Nel primo veste la figura «concussore»: qualifica del pubblico ufficiale che abusando della qualità, costringa o induca «taluno a dare o promettere indebitamente» qualcosa («denaro o altra utilità»), a lui o a terzi; pena secca, da quattro a dodici anni. Sono due i profitti, dicono gl´inquirenti: lei ripiglia la vita d´avventure sottraendosi alla tutela dei minori; lui previene disvelamenti molesti. Qui entriamo nella seconda accusa: atti sessuali con la predetta, in tredici giorni tra due domeniche, 14 febbraio e 2 maggio, pagata in contanti o gioielli et similia, direttamente ovvero attraverso il cassiere (pena da sei mesi a tre anni); né gli gioverebbe la notizia del traffico femminile venale nella villa.
Viene da pensare che stavolta sia nel brago, ma vola tra i più ricchi al mondo, felicemente monco degli organi teoretico, morale, estetico, spesso tormentosi in hac lacrimarum valle, quindi sbraita nel suo stile: non gli passa in testa d´andare in tribunale; riformerà subito la giustizia punendo i violatori della santa privacy, cospiranti contro il popolo sovrano; e nessuno s´allarmi; sono accuse risibili, cadranno appena se ne occupi la Camera. Sentiamo il giuspensatoio Pdl: erano ricerche abusive, quindi materiali da buttare perché, trattandosi d´un reato ministeriale, è competente l´organo collegiale individuato dall´art. 96 Cost.; Villa San Martino sta nella circoscrizione del tribunale di Monza (e l´art. 51, c. 3 quinquies); niente da temere nel merito, visto che il concusso nega d´esserlo e mademoiselle d´essersi prostituita; infine, le intercettazioni costituivano atto sovversivo, nonché attentato ai valori supremi. Non vale la pena discuterne. Il Tribunale dei ministri giudica reati commessi da chi esercitava funzioni ministeriali: tale non risulta l´intervento d´un presidente del Consiglio sulla questura affinché rilasci discretamente minorenni spericolate; i rapporti con i questori competono al Viminale, quindi cadrebbe sotto l´art. 96 il telegramma con cui Mussolini, titolare del dicastero, segnalava Piero Gobetti al prefetto torinese perché gli mandasse dei manganellatori; idem i peculati commessi dal ministro dei lavori pubblici nella gestione d´appalti. Qui manca ogni rapporto funzionale: l´insonne spendeva la qualità immorale d´una persona strapotente; l´attuale guardasigilli ne parlava in libertà dallo schermo, come se ogni reato berlusconiano fosse ministeriale. Lasciamoli cantare. Solo due cenni pour les rieurs. Piero Ostellino, oracolo d´una dolente opinione moderata, accusa gl´indaganti d´avere barbaramente trasformato in prostitute le ospiti: no, era uso privato del corpo (Corriere della Sera, 19 gennaio); e come irrompe, impavido, un berlusconiano ferreo, cattolico militante, ivi intervistato. La commedia italiana spesso disgusta ma non annoia mai.

La Repubblica 22.01.11

Università, Ghizzoni: dopo due anni il ministro ripete sempre le stesse parole

Università, Pd: dichiarazioni Gelmini dimostrano suo fallimento

“ La Gelmini pare un disco rotto: annuncia l’approvazione del primo provvedimento attuativo della legge sulla università come il regolamento che porrà fine ai concorsi truccati e colpirà baronie, privilegi e sprechi. Le stesse identiche parole utilizzate dal medesimo ministro quando fu approvata la legge 1 del 2009 che intervenne sui concorsi, anche quelli già banditi, determinandone il blocco per oltre un anno. Anche allora l’ineffabile ministro annunciò con incrollabile certezza “trasparenza nei concorsi, stop alle baronie” (comunicato dell’8 gennaio 2009). Evidentemente una missione fallita, se a distanza ravvicinata il ministro non rinuncia a proporre una nuova ricetta per il reclutamento. Per il bene delle università servono meno annunci e maggior impegno per un confronto costruttivo. Ci auguriamo che questo accada nei due decreti ministeriali che dovranno completare il nuovo sistema di reclutamento sempre ammesso che questo modo di legiferare a scatole cinesi non paralizzi tutto il sistema”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni.

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Ufficio Stampa del MIUR – Roma, 8 gennaio 2009

Trasparenza nei concorsi, stop alle baronie, più spazio ai giovani, premiare i bilanci virtuosi delle Università
Sintesi legge Università

Trasparenza nei concorsi
* reclutamento professori universitari
Le commissioni che giudicheranno gli aspiranti professori universitari di prima e seconda fascia saranno composte, a differenza di quanto accadeva fino ad ora, da 4 professori sorteggiati da un elenco di commissari eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore scientifico disciplinare oggetto del bando e da 1 solo professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando.
Si evita così il rischio di predeterminare l’esito dei concorsi e si incoraggia un più ampio numero di candidati a partecipare.
* reclutamento ricercatori
In attesa di un riordino organico del sistema di reclutamento dei ricercatori universitari le commissioni che giudicheranno i candidati al concorso saranno composte da 1 professore ordinario o associato nominato dalla facoltà che richiede il bando e da 2 professori ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando. La valutazione dei candidati avverrà secondo parametri riconosciuti anche in ambito internazionale.
Le università con una spesa per il personale troppo elevata (più del 90% dello stanziamento statale) non potranno effettuare nuove assunzioni
La norma pone un freno alle gestioni finanziarie non adeguate di alcune università (soprattutto nel rapporto entrate-uscite). Da oggi le università che spendono più del 90% dei finanziamenti statali (Fondo di Finanziamento Ordinario) in stipendi non potranno bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale amministrativo.
* Più ricercatori assunti dalle Università
Per favorire l’assunzione dei giovani ricercatori, il blocco del turn over (a quota 20% sia nel numero che nelle risorse nelle altre amministrazioni) viene elevato al 50% delle risorse senza alcuna limitazione numerica.
Delle possibili assunzioni presso le Università, almeno il 60% dovrà essere riservato ai nuovi ricercatori.
* I concorsi di ricercatore già banditi fuori dal turn over
I bandi di concorso per posti da ricercatore già banditi sono esclusi dal turn over.
2300 ricercatori dunque saranno esclusi dal blocco del turn over.
* Gli enti di ricerca potranno assumere più ricercatori
Gli enti di ricerca sono esclusi dalla riduzione del 10% della pianta organica prevista per tutte le altre amministrazioni.
Queste tre iniziative permetteranno di assumere 4000 nuovi ricercatori
Più finanziamenti alle Università migliori
Più finanziamenti (cioè almeno il 7% del Fondo del Finanziamento Ordinario e del Fondo Straordinario della Finanziaria 2008) saranno distribuiti alle Università migliori: quelle con offerta formativa, con qualità della ricerca scientifica, qualità, efficacia ed efficienza delle sedi didattiche migliori.
Le università più virtuose saranno individuate in tempi molto brevi attraverso i parametri di valutazione Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e Cnvsu (Comitato nazionale valutazione del sistema universitario).
Per la prima volta in Italia si distribuiscono soldi alle Università in base a standard di qualità.
Borse di studio ai ragazzi più meritevoli:
Per la prima volta in Italia tutti gli aventi diritto avranno la borsa di studio.
L’incremento di 135 milioni di euro sarà destinato ai ragazzi capaci e meritevoli, privi di mezzi economici.
180 mila ragazzi oggi sono idonei a ricevere la borsa di studio e l’esonero dalle tasse universitarie, ma solo 140.000 li ottengono di fatto già oggi.
65 milioni per nuove strutture per il 2009
1700 posti letto in più per studenti universitari. Saranno realizzati progetti per le residenze universitarie.

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Ufficio Stampa del MIUR – Roma, 21 gennaio 2011

Università, Cdm approva decreto su Abilitazione scientifica nazionale dei docenti

E’ stato approvato stamattina in Consiglio dei Ministri il primo e il più urgente dei decreti attuativi della riforma dell’università sul reclutamento dei docenti universitari. Per emanare il decreto la legge prevedeva 90 giorni di tempo ma, come annunciato dal ministro, il decreto è stato presentato immediatamente nel primo Cdm utile dopo la pausa natalizia, per far sì che la riforma venga messa a regime subito.
Il regolamento pone fine ai concorsi truccati e introduce l’abilitazione nazionale secondo criteri meritocratici e di trasparenza, i principi cardine del ddl Gelmini che vuole così colpire baronie, privilegi e sprechi.
L’abilitazione scientifica nazionale diventa la condizione per l’accesso all’associazione e all’ordinariato attribuita da una commissione nazionale sulla base di specifici parametri di qualità. I posti saranno poi attribuiti a seguito di procedure pubbliche di selezione bandite dalle singole università, cui potranno accedere solo gli abilitati.
Le procedure di abilitazione saranno bandite inderogabilmente ogni anno nel mese di ottobre per concludersi cinque mesi dopo e l’abilitazione avrà durata quadriennale.
Le chiamate saranno effettuate dalle singole università con procedure pubbliche di selezione bandite, cui potranno accedere solo gli abilitati e i docenti di pari livello in università straniere.
Le nuove procedure di abilitazione prevedono:
* commissioni di abilitazione nazionale autorevoli composte da 5 studiosi di elevata qualificazione scientifica di cui, per la prima volta, uno straniero o italiano attivo all’estero;
* orteggio dei commissari tra coloro che presentano un curriculum scientifico di qualità;
* Tutte le procedure saranno informatizzate anche per consentire la più ampia partecipazione all’estero;
* abolizione dell’elezione dei commissari per evitare cordate e accordi interni;
* attribuzione dell’abilitazione, a numero aperto, sulla base di rigorosi criteri di qualità stabiliti con Decreto Ministeriale, sulla base di pareri dell’ANVUR e del CUN;
Due successivi Decreti ministeriali completeranno il quadro delle misure necessarie per mettere a regime il nuovo sistema di reclutamento:
Il decreto che accorpa e dimezza i settori concorsuali (da 370 a 190) e quello che specifica, novità assoluta in Italia, area disciplinare per area disciplinare, i requisiti di qualificazione scientifica richiesti sia ai commissari sia ai candidati per l’abilitazione.

Ghizzoni: nomine Anvur? Meglio tardi che mai

Universita’, Pd: sprecati tre anni per accentuare controllo politico su Anvur

“Con un ritardo di tre anni prende avvio la procedura per la nomina dei componenti del consiglio direttivo dell’Anvur. Tre anni sprecati per riscrivere un regolamento che era già stato approvato dal governo Prodi nel febbraio 2008 e che la Gelmini ha voluto modificare soprattutto per accentuare il controllo politico sull’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni interviene sul Cdm di oggi che ha approvato in via preliminare la nomina dei componenti del Consiglio direttivo dell’Anvur.

Pulizia nelle scuole, scongiurati (per ora) i licenziamenti

Soddisfazione degli on. Ghizzoni e Santagata del Pd: “Gli appalti sono stati prorogati. fino al 30 giugno 2011. Sospiro di sollievo per una settantina di potenziali esuberi”
“Gli addetti di ditte appaltatrici di pulizia nelle scuole di Modena, Carpi e Sassuolo possono, per ora, tirare un sospiro di sollievo. Gli appalti sono stati prorogati fino al 30 giugno 2011. Per una settantina di potenziali esuberi nella provincia di Modena, l’ipotesi di licenziamento è scongiurata anche se solo per qualche mese”.

Questo il commento degli on. Manuela Ghizzoni e Giulio Santagata del Pd che nei giorni scorsi hanno lavorato assieme alle parti sociali per approdare ad una soluzione positiva della vicenda, che nel modenese coinvolge 160 lavoratori nelle scuole materne, primarie e superiori. Gli addetti alle pulizie sono stati protagonisti, nel dicembre scorso, di scioperi, presidi davanti alla Prefettura e di una simbolica “pulizia” della Preda ringadora.

I due parlamentari modenesi giudicano positivamente il risultato raggiunto ieri presso il Ministero dell’Istruzione “poiché – dicono – si è evitato il licenziamento immediato di ben 13 mila lavoratori in tutta Italia. Ma sul tavolo restano ancora i problemi che derivano sia dall’insufficienza delle risorse, che circolari ministeriali dell’autunno scorso decurtavano del 50 per cento, sia dall’incertezza sulle modalità con cui si svolgeranno le future gare di appalto, poiché il Ministero ha ipotizzato che siano le singole istituzioni scolastiche a provvedervi. Auspichiamo – aggiungono i due parlamentari del Pd – che i prossimi incontri tra le parti sociali e i rappresentanti del Ministero trovino soluzione ad entrambi i problemi per garantire ad alunni e scuole un servizio affidabile sotto il profilo igienico e della sicurezza. Dal canto nostro – concludono – non mancheremo di avanzare proposte nel decreto Milleproroghe per il reintegro delle risorse e per la continuità dei servizi.”