Latest Posts

"Parco Stelvio a Bolzano "Ricompensata la Svp" Il Pd: pagato un debito per la fiducia", di Pierluigi Depentori

Il nuovo caso politico che scatena la bagarre ha il colore dei prati immacolati del parco dello Stelvio. In una delle oasi più incontaminate delle Alpi il passaggio da una gestione nazionale a quella provinciale (a tre: Bolzano, Trento e Regione Lombardia) diventa un nuovo terreno di scontro tra governo e opposizione. Nemmeno i dubbi del ministro all´Ambiente Stefania Prestigiacomo sono serviti a spaccare il patto di ferro siglato da Silvio Berlusconi con la Svp, convinta ad astenersi sul voto di sfiducia proprio in cambio della piena autonomia sul parco dello Stelvio.
Il Pd grida allo scandalo: «Così Berlusconi paga il debito assunto con Bolzano». Le associazioni ambientaliste, col Wwf in testa, hanno parlato di «precedente pericolosissimo che potrebbe essere ripetuto in altre realtà sotto la spinta di interessi non sempre coerenti con la finalità di tutela dell´ambiente di competenza statale, come stabilito dalla Costituzione». Legambiente si è spinta a richiedere l´intervento di Napolitano di fronte ad una decisione giudicata anticostituzionale. Ma il parco dello Stelvio in salsa federalista non è stato digerito nemmeno da una delle tre realtà che lo dovranno gestire d´ora in poi, visto che il consiglio regionale lombardo aveva approvato giorni fa un documento nel quale si denunciava lo “smembramento” del parco, una vastissima area protetta, istituita nel lontano 1935 che abbraccia più di 130 mila ettari di boschi, di ghiacciai e praterie. Nelle ricche province di Bolzano e Trento, invece, i due governatori Luis Durnwalder e Lorenzo Dellai si fregano le mani soddisfatti: un altro tassello di autonomia è stato conquistato. Durnwalder è andato all´incasso con il governo parlando di «occasione di avvicinare maggiormente la popolazione al parco e ai suoi obiettivi».
I senatori democratici nella Commissione ambiente al Senato accusano apertamente Berlusconi e Fitto di avere voluto «procedere nonostante l´opposizione del ministro Prestigiacomo per onorare il debito di riconoscenza», ma ci ha pensato la deputata altoatesina del Pd Luisa Gnecchi ad aprire una nuova ferita dentro il partito: «Mi fido più del governatore Durnwalder che del governo Berlusconi e del ministro Prestigiacomo». Frase che ha fatto riportare il sorriso sulle labbra anche al ministro Franco Frattini, che a Bolzano ha una delle sue roccaforti elettorali: «Credo che gli amici della Svp debbano finalmente comprendere le differenze tra il Pd e un governo realmente attento alle autonomie».

La Repubblica 23.12.10

"Lirica, così si chiude", di Alberto Mattioli

Si chiude. Giù il sipario. L’opera in Italia è sopravvissuta a invasioni, pestilenze, dittature, incendi e a due guerre mondiali.
Ironia della sorte, la uccide un decretino dal nome ridicolo, «Milleproroghe», approvato ieri. Un regalo di Natale di mille guai. Perché, mentre è prorogata l’elemosina al cinema con gli incentivi fiscali, è stato stralciato dal decreto il reintegro del Fus, il Fondo unico dello spettacolo (e, già che ci siamo, anche il Piano straordinario per Pompei, ma quelli, si sa, sono quattro sassi che interessano a quattro gatti…).

Il Fus scende a 258 milioni di euro, minimo storico, con il quale si deve finanziare tutto lo spettacolo italiano e soprattutto il più italiano degli spettacoli: l’opera. Nel 2011, alle fondazioni liriche andranno 125 milioni di euro. Furono 190 nel 2010 e 222 nel 2009. Come dire: i fondi statali si sono dimezzati in due anni. E adesso per finanziare tutta l’opera italiana c’è la stessa somma che lo Stato francese destina alla sola Opéra, quella di Parigi. Ora si spera in un recupero in sede di conversione del decreto, chissà.

A questo punto si dovrebbe fare il solito discorso e spiegare che il melodramma è una componente fondamentale della nostra identità in patria e del nostro prestigio all’estero, che l’Italia l’ha fatta Cavour ma gli italiani li hanno fatti Rossini, Verdi e Puccini, che stiamo mutilando le celebrazioni dell’Unità della loro colonna sonora e via ribadendo ovvietà a una classe politica (tutta: di destra e di sinistra) che queste cose o non le sa oppure finge di non saperle. Parole al vento.

Aggiungiamo solo due aspetti. Il primo è che i tagli saranno, al solito, indiscriminati. Cioè colpiranno allo stesso modo tutti i teatri, quelli che hanno lavorato bene e quelli che hanno lavorato male (o che non hanno lavorato affatto), i virtuosi e i viziosi, il Regio di Torino che ha 14 mila abbonati con meno della metà dei dipendenti dell’Opera di Roma che di abbonati ne ha 2.500. Secondo: chiunque conosca come funzionano le fondazioni sa che la maggior parte delle spese, dal 50% in su, sono fisse: in altri termini, stipendi. Visto che quelli sono già stati tagliati per decreto, è fatale che la scure si abbatterà sulla produzione.

Con il meraviglioso risultato di avere dei teatri che continueranno a costare molto ma alzeranno il sipario sempre di meno. Come se una fabbrica di mobili spendesse tutto per pagare i dipendenti e non le restasse nulla per comprare il legno. E dire che, quando Sandro Bondi diventò ministro, si tirò un sospiro di sollievo: finalmente qualcuno con il peso politico per trasformare la Cenerentola dei Beni culturali in principessa. E invece non c’è rimasta nemmeno la scarpetta.

La Stampa 23.12.10

Lassù qualcuno li ascolta. Napolitano incontra i ragazzi

Il Capo dello Stato riceve una delegazione di dodici studenti: «Fate un salto di qualità». Ai giovani, alle loro difficoltà, ai loro desideri ed anche ai loro sogni il presidente della Repubblica ha da sempre prestato la particolare attenzione che è giusto riservare a chi rappresenta il futuro del paese. E così ieri pomeriggio, sul finire di una battagliera ma serena giornata di protesta, una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta al Quirinale, nello studio del presidente, quello dove Napolitano lavora tutti i giorni e da cui osserva lo svolgersi della vita, a tratti molto difficile, delle istituzioni e della gente comune. In cui riceve le istanze più diverse e decide i suoi interventi. JEANS, FELPE, SCIARPE Al Colle sono arrivati in dodici. In rappresentanza di un movimento molto vario ma che sta assumendo una sua identità pur nell’oggettiva difficoltà di rappresentare istanze comunque diverse. Sciarpe colorate, jeans, felpe, berretti. IL look dei giovani che neanche la solennità dell’incontro ha fatto cambiare. Un paio sono arrivati in taxi, forse per non presentarsi affannati ad un appuntamento così importante, nato con una lettera al presidente per ottenere di spiegargli di persona perplessità e dubbi sulla riforma in via di approvazione, proseguito per l’organizzazione con un filo diretto con la Prefettura. Una richiesta cui è stata data la definitiva risposta positiva a conclusione del pacifico svolgimento della giornata di protesta. Se ci fossero state anche solo in parte le violenze che hanno caratterizzato il 14 dicembre non ci sarebbe stato nessun colloquio. I ragazzi da una parte, alcuni timidi, altri più sicuri di sè. Il presidente Napolitano assistito soltanto da due consiglieri. Hanno illustrato i ragazzi le loro perplessità, i loro dubbi, il loro sconcerto nel non avere avuto interlocutori alle loro difficoltà. «Il presidente è stato l’unico che ci ha ascoltato».Così Luca Castagna, uno dei dodici che in rappresentanza delle tante sigle del movimento anche se qualcuno, Azione universitaria, ha trovato da ridire e si è sentita esclusa anche se non aveva fatto alcuna richiesta, all’uscita si è trovato a fare i conti con un improvviso momento di notorietà. Foto, telecamere, domande. Con lui gli altri colleghi d’avventura che ora, dovranno misurarsi con le parole che Napolitano, dopo averli ascoltati con attenzione, ha rivolto loro dandogli l’incarico di farne partecipi tutti gli altri. E’ stata una sorta di lezione quella che il presidente ha impartito agli studenti. E’ stato l’invito a superare la protesta e incamminarsi sulla strada della proposta. La vita democratica di un Paese non si ferma con l’approvazione di una legge che è anche giusto contestare. Ma bisogna essere capaci di andare oltre e far valere le proprie posizioni. Il rapporto con le istituzioni, al di là della sensazione di sordità che a volte trasmettono, bisogna che sia dinamico. La società ha bisogno dei giovani e i giovani devono essere consapevoli dell’importanza del loro contributo. La richiesta dinon firmare il disegno di legge i ragazzi l’hanno ripetuta al presidente. E lui «ci ha ricordato le sue prerogative insistendo sulla necessità di aprire un dialogo » ha riferito Fabio Gianfrancesco. «Noi sappiamo cosa dice la Costituzione e lui ci ha detto che gli piacerebbe conoscere nel dettaglio le proposte alternative avanzate dagli studenti». Anche nella risposta agli studenti di Roma Tre Napolitano aveva voluto ricordare che «non spetta al presidente della Repubblica definire o concorrere a definire le soluzioni su cui il Parlamento si pronuncia in quanto titolare esclusivo del potere legislativo e che spetta alla Corte Costituzionale stabilire l’eventuale incostituzionalità di una legge».

MOVIMENTO INTELLIGENTE È stata lieve la discesa dal Colle. La soddisfazione era palpabile. «Per noi è stato importante essere ricevuti dalla più alta carica dello Stato. In questi mes non abbiamo avuto risposte dal governo. Oggi abbiamo dimostrato che il movimento studentesco è intelligente e sa interloquire con le istituzioni».

L’Unità 23.12.10

******

“Mamme e figli insieme nei cortei. E tutti quei saluti dalle finestre”, di Tito Russo Coord. Nazionale Unione degli Studenti

La macchina del fango è saltata, con buona pace dei Gasparri e dei vari untori che in queste giornate hanno sparato ad alzo zero su di noi «facinorosi» e «assassini ». Le mamme non hanno ascoltato il consiglio e hanno accompagnato massicciamente i figli alle manifestazioni, ennesime dopo tre mesi di lotta che hanno visto il movimento studentesco capace di imporre l’agenda politica in un’Italia che dopo oltre 20 anni impara a interiorizzare il declino di un berlusconismo allo stremo. Chiedetelo agli oltre 40.000 di Roma che hanno bloccato l’autostrada, chiedetelo a quel serpentone che ha attraversato le strade di una periferia lasciata a sé stessa dai palazzi che contano. Chiedetelo a coloro che dalle finestre ci lanciavano acqua e biscotti o alle centinaia di cittadini e lavoratori che dalle finestre delle case e dei capannoni industriali ci hanno salutato e ci hanno urlato «Siamo con voi». Gli spettri sono stati allontanati quando ci giunge la notizia di un operaio morto sul lavoro alla Sapienza e ci torna alla mente la rabbia di un Paese governato dalle ingiustizie e da una maggioranza che, infischiandosene della società reale in movimento, legifera su tabelle economiche truccate, tradendo un’incapacità di gestione della crisi occhieggiando a chi l’ha provocata e trincerandosi dietro i blindati. Li abbiamo lasciati soli alla loro miseria e ci siamo ripresi le città. Le stesse città che abbiamo bloccato per settimane, denunciando non solo la contrarietà al ddl, al riordino, al collegato lavoro. La Generazione P. non arretra e rilancia sotto le festività una mobilitazione più generale legata alle condizioni disumane attorno a cui stanno tentando di disegnare il nostro futuro, colpendo formazione, lavoro e beni comuni.Mail meccanismo è saltato, ci ritroveremo a gennaio e saremo ancora più determinati nel nostro grande obiettivo: riprenderci il futuro trasformando le pieghe del presente e restituendo dignità alla parola “politica”. Ambiziosi? Ormai è risaputo che la gente come noi non molla mai.

L’Unità 23.12.10

""Voi nella zona rossa, noi liberi" la sfida pacifica dei ragazzi in una città inutilmente blindata" di Curzio Maltese

Niente incidenti, fiori e dolci ai manifestanti. Roma per tutta la giornata è stata divisa in due: specchio della condizione del Paese
La vigilia gli studenti di fisica l´hanno trascorsa guardando “Noi credevamo”: poi dibattito con Martone. Mohammed B., travolto dal crollo di un solaio della facoltà di Scienze Politiche. Una delegazione di studenti, che si è staccata dal corteo appena è arrivata la notizia, gli ha portato dei fiori. Qualcuno dei sinistri violenti, che dovrebbero essere trattati come i terroristi, lo conosceva e piangeva.
C´è più verità sull´università italiana in questo fatto di cronaca che nel dibattito televisivo dell´ultima settimana. La più grande università d´Italia e d´Europa, la seconda o terza al mondo per numero d´iscritti, non ha i fondi per finire i lavori, ma non può permettere che i soffitti crollino sulla testa degli studenti. I cantieri sono diventati eterni, lavorano a basso regime con operai immigrati e sottopagati, che muoiono sotto Natale, nel silenzio, senza disturbare lo shopping.
Fra un dibattito e l´altro, il governo in tutti questi mesi non ha ancora deciso gli stanziamenti per l´anno 2010. Non per il 2011 o il prossimo quinquennio o decennio, com´è avvenuto già in tutta Europa, ma per l´anno in corso. A Ingegneria e ad Architettura non ci sono neppure i soldi per organizzare più corsi specialistici di sicurezza nei cantieri. Dio solo sa quanto necessari, in un paese che ha un primato di ottocentomila incidenti sul lavoro all´anno, mille morti e trentamila invalidi (veri) permanenti. Forse anche di questo avranno parlato gli studenti ricevuti in serata al Quirinale dal presidente Napolitano, uno dei pochi personaggi pubblici sensibili a questa tragedia.
Roma è stata per tutta la giornata divisa in due. Due zone, due sentimenti opposti. Specchio della condizione di un paese intero. Il centro prigioniero della paura, blindato da un esercito di polizia e carabinieri in attesa di Tartari che non si sarebbero presentati, con i negozianti pronti ad abbassare le saracinesche al primo botto, alla prima sirena, al minimo rumore sospetto. La periferia romana è stata attraversata invece dai cortei giocosi degli studenti, con tamburi e chitarre, dalla Sapienza al Prenestino, alla Tangenziale.
La gente di una periferia dimenticata, che non aveva mai visto sfilare un corteo sotto casa, con tanto di telecamere al seguito, ha accolto il passaggio degli studenti come una giornata di festa. Anziani alla finestra lanciavano saluti e qualche garofano «perché so´ rossi». Una signora ha consegnato una scatola di cioccolatini trovata per casa a una studentessa: «Anch´io ho una nipote che studia all´università». Una cartolaia del Pigneto al passaggio del corteo ha chiuso il negozio. Non per paura, ma per seguire i manifestanti: «Bravi, venite più spesso, che qui la politica non ci passa mai». C´è stato qualche momento di tensione con gli automobilisti, in una zona di Roma dove il traffico è già infame nei giorni normali, quando gli studenti hanno bloccato la Tangenziale Est, quella che porta in Abruzzo, al grido di «Tutti a L´Aquila». Ma tutto si è sciolto con pochi slogan scherzosi. «Lo vedi che succede a vota´ Berlusconi?». «Chi odia ‘sto governo suoni il clacson», salutato da centinaia di entusiastiche risposte.
Dopo il fuoco, il fumo e il sangue di piazza del Popolo, il movimento studentesco più pacifico della storia è tornato con saggezza allo spirito creativo. Il più femminile anche, un fattore che conta nell´evitare il rischio di militarizzazione. Ragazze ovunque a organizzare. Del genere ragazze normali, perfino nei nomi, Claudia, Lucia, Anna, Francesca, ormai espulso dall´immaginario televisivo monopolizzato dalle Ruby e Noemi. Gli studenti italiani si erano fatti conoscere nel mondo, non solo in Italia, con l´occupazione della Torre di Pisa e del Colosseo, l´ascesa al tetto di Architettura. Immagini finite in prima pagina sui giornali statunitensi, inglesi, francesi, spagnoli. Stavolta hanno spiazzato le torme di avvoltoi appollaiati intorno ai palazzi del potere con i commando che portavano pacchi dono in giro per Roma, dal Policlinico alla Cgil, dall´Atac al sindaco Alemanno. Pacchi con dati e cifre sul disagio dell´Italia giovane e no, che la classe dirigente non leggerà mai. Come non ha letto i titoli dei libri usati come scudo culturale. Si sono inventati trovate come dipingere di rosso l´acqua del fontanone del Gianicolo, però con un colorante studiato per non danneggiare il monumento. «Rosso come il bilancio dell´istruzione pubblica in Italia e come il sangue degli studenti feriti o uccisi nelle loro scuole». Anche questi, purtroppo, tantissimi, visto che la metà degli edifici scolastici della ricca Italia non sono a norma di sicurezza. Non è mancato l´inevitabile «waka-waka» di protesta e la più originale ragazza appesa al filo, segno di precariato, davanti alla sede del comune di Roma. Più una serie di considerazioni sugli ex (?) fascisti Gasparri e Alemanno, nessuna riferibile su un giornale perbene.
Sarebbe naturalmente da ingenui pretendere che questi fatti fermino la caccia allo studente lanciata dalla politica. Una volta avvertito l´odore del sangue, le iene si eccitano. Per esempio. La facoltà di Fisica della Sapienza, il luogo dove il cronista, in trent´anni di mestiere, ha verificato una delle più alte densità d´intelligenza del Paese, è piena di scritte interessanti. La sera della vigilia della manifestazione, che i facinorosi studenti di Fisica hanno trascorso guardando il film sul Risorgimento «Noi credevamo» e discutendone con il regista Mario Martone, personalmente ne ho contate una cinquantina. Non sono slogan, ma dati. Una marea di dati reali sul Paese. Più qualche dotta citazione da romanzieri e filosofi. Poi ce n´è una con la stella a cinque punte: forse solo quella finirà nei telegiornali.
Questa è stata la giornata degli studenti. Non è successo nulla di quanto si temeva. C´è stato il morto, purtroppo, ma non è stato quello che qualcuno aveva evocato.

La Repubblica 23.12.10

******

“Le ragioni delle parole più forti delle pietre”, di ROBERTO SAVIANO

È bellissimo vedere le ragioni di questo movimento che fanno molta più paura, al governo, delle pietre. È stato bellissimo vedere come questo movimento abbia dimostrato che la violenza non gli appartiene. Le manifestazioni pacifiche di ieri sono state la dimostrazione che tutto è diverso, che tutto è nuovo.
Interpretare questa manifestazione con le categorie del passato per cercare di spiegare cosa sta accadendo nelle piazze e nelle università è miope.
In concreto è stato bellissimo vedere quello che sta accadendo: è qualcosa di nuovo, qualcosa anche di migliore rispetto al passato. Sono felice di averci visto giusto quando ho scritto la lettera ai ragazzi del movimento (uscita su Repubblica il 16 dicembre, ndr) cercando di riflettere sulla strategia e sul fatto che io – quasi loro coetaneo, ho trent´anni – avevo guardato la violenza come un´enorme regalo da fare al governo. Questa volta infatti la strategia è stata diversa, le ragioni hanno vinto sui sassi e sui sampietrini.
Insomma il movimento è riuscito a trovare gli anticorpi al suo stesso interno: gli anticorpi alla violenza. E sta crescendo e sta diventando sempre più consapevole e il governo lo considera sempre più pericoloso: pericoloso perché pacifico, pericoloso perché coinvolgente, pericoloso perché è diventato un soggetto con cui non può più rifiutarsi di parlare e le cui richieste non possono rimanere senza risposta.

La Repubblica 23.12.10

******

“Quei fiori per Mohammed”, di Adriano Sofri

Sarebbe stata una notizia qualunque, in un giorno qualunque, in un posto qualunque. In un incidente (si chiamano ancora così) sul lavoro, è morto l´operaio tunisino Mohammed B., 35 anni, schiacciato da un escavatore. Non era un posto qualunque: era l´università della Sapienza a Roma. Non era un giorno qualunque: era il giorno in cui, mentre il Senato correva a licenziare la legge di riforma universitaria, gli studenti romani manifestavano contro quella legge e molto altro.Giornata molto attesa, e si era temuto (o augurato, vero?) che “ci scappasse il morto”. Ci è scappato, il più prevedibile e insieme il più imprevisto. Gli studenti romani, che erano stati così capaci di andare, loro e i loro pacchi dono e i loro fiori, “da un´altra parte” rispetto alle autorità costituite, sono rientrati nella loro università a lasciarli al posto giusto, quei fiori. Le coincidenze, quando sono troppo simboliche, rischiano di cancellare le persone, e già Mohammed B. è una riga dell´elenco di mille, e magari ci sarà chi giocherà sul contrasto fra gli studenti figli di papà e fannulloni che si aggirano per la città a fare chiasso e l´uomo che fatica per loro. Nei giorni scorsi si erano insultati gli studenti impegnati a prendere a cuore il destino proprio e altrui, e si era ennesimamente riletto a vanvera il Pasolini di Valle Giulia. Chissà se lo leggeranno una buona volta per intero. A occhio e croce, questi ammonitori non darebbero cinque centesimi e cinque minuti della loro tasca per bagattelle come gli “incidenti” sul lavoro e gli operai tunisini. Intanto, nella così “normale” tragedia di ieri c´è un senso in più: perché ieri gli studenti hanno disegnato la loro mobilitazione non solo in modo da voltare le spalle al malaugurio dei loro odiatori, ma soprattutto in modo da cercare un legame con tante altre persone, con i quartieri senza zone rosse in cui altre persone abitano, coi luoghi in cui lavorano.
È uno svolgimento pressoché naturale di ogni movimento in cui i giovani si impegnino, smettendo di scommettere da soli, o addirittura l´uno contro l´altro, sul proprio futuro. Anche sulla presunta superficialità con la quale gli studenti (all´uopo intervistati dal tg) si misurano “nel merito” di cose tecniche come i tagli finanziari o i disegni di legge, si soloneggia parecchio. E´ successo con ogni riforma scolastica, dalle pessime alle passabili. Nell´obiezione dei giovani c´è un movente concreto ed esatto, e uno universale, ed è difficile, per fortuna, districarli. Tutti i poteri, se non altro perché sono troppo abituati e affezionati a comandare, sono soprattutto imbestialiti all´idea che qualcuno li metta in discussione non solo da un proprio particolare punto di vista, ma con un´altra idea della convivenza. Sta succedendo di nuovo. E mettendo fuori la testa, uno dei primi paesaggi in cui gli studenti si imbattono è popolato dai loro coetanei, più o meno, che vengono dall´altro mondo. Nella cancellazione della voce dei ragazzi invalsa da noi –con quel giovanilismo fasullo che fa dichiarare “giovani” i pretendenti al viceregno di cinquanta o sessant´anni, e dei giovani sul serio, dai 15 ai 24, si ricorda soltanto fornendo l´ultimo dato sulla disoccupazione, 26 per cento, 36 al sud…- ha una parte essenziale il contrasto fra una società via via più avara e longeva (e inebriata dall´elisir di lunga vita, in confezione premier kazako) e un´immigrazione impetuosa che ha le fattezze di uomini giovani e prolifici. L´immigrazione straniera e povera è un capitolo essenziale del rapporto fra vecchi e giovani da noi. È una propaggine via via più intima del nostro rapporto col mondo povero nella stagione del nostro impoverimento: noi vecchi e con pochi figli, loro giovani e come conigli. In realtà, i vecchi non sono uguali, anzi, e i vecchi potenti (e spaventati dall´impotenza) e i vecchi pensionati sono lontani come il giorno dalla notte, e i giovani “nostri” e quelli nuovi arrivati possono avvicinarsi come la notte al giorno. I giovani studenti che si ribellano e i giovani immigrati che vengono qui a faticare e morire si aggirano come spettri fra noi: e, nella nebbia del secondo giorno d´inverno, possono apparire come uno spettro solo. Come davanti alla facoltà di Scienze Politiche –”scienze politiche”… Dove si leggono fra altre bellissime un paio di cose fuori posto. La prima, appena vergata: “Vendetta”. La seconda, che sta lì da sempre: “È vietato l´ingresso ai non addetti ai lavori”. Dentro una cittadella col nome di Sapienza, con un piccolo posto vuoto coperto dai fiori.

La Repubblica 23.12.10

"Una legge senza futuro. La sfida del PD alla «riforma» Gelmini", di Marco Meloni*

Il Senato della Repubblica trasformato in votificio. Il dibattito, fuori e dentro il Parlamento, macchiato da una sequela di luoghi comuni, forzature, bugie. Gli studenti e i ricercatori? Facinorosi o, al massimo, ingenui che protestano contro i propri interessi. L’opposizione? Disfattista e gemellata con i baroni. I docenti che dissentono? Oligarchici e privilegiati. Questi giorni sono la migliore sintesi del confronto pubblico sul ddl Gelmini. L’occasione «di riflettere sul valore da attribuire alla scienza e alla cultura, e di confrontare su questo tema i diversi ideali delle forze politiche e sociali » – così Matteucci definiva il dibattito sull’università nel 1970, in un articolo ora ripubblicato su Il Mulino – è andata persa: poca attenzione ai contenuti, chiusura faziosa da parte di un governo arrogante. Signore e signori, la riforma è servita, prendere o lasciare: studenti e ricercatori, partiti e Parlamento, siete pregati di ripresentarvi in sede di adozione dei decreti attuativi (che in effetti sono oltre 50!), afferma il ministro. “Merito”, “talenti”, “valutazione” sono parole ormai prive di senso, foglie di fico per coprire un disegno di disinvestimento e dequalificazione dell’università. Ma questa legge è un manuale di antiriformismo, più che per questo, per i contenuti: peggiora la qualità del sistema, non riforma la governance degli atenei,ma ne accentua i difetti, non introduce meritocrazia per i docenti, riduce le opportunità per gli studenti. Non fa che aggravare le emergenze del Paese: la crescita e la competitività, l’equità e la mobilità sociale e generazionale. Gli studenti e i ricercatori lo hanno capito benissimo. I giovani vivono sulla loro pelle l’ingiustizia di essere considerati “ragazzi” in eterno, e oggi chi si trincera dietro lo slogan “non fatevi strumentalizzare” e il lessico degli anni di piombo offende la loro intelligenza. Il governo li irride, e solo il presidente Napolitano ha offerto loro uno spazio di dialogo con le istituzioni. I giovani sanno benissimo cosa sta accadendo. Sanno che nel 2008, quando già eravamo fanalino di coda Ue, il governo ha ridotto del 20% (oltre un miliardo di euro) gli investimenti in università, per abolire l’Ici per i più abbienti e per Alitalia (costo: 6 miliardi). Sanno che gli altri, al contrario, investivano: in Germania 8 miliardi, in Francia 5 miliardi per i poli d’eccellenza più 19 nel maxi-prestito; in Gran Bretagna + 4% all’anno, fino alla stretta di Cameron. Sanno che il piano per l’occupabilità dei giovani del governo afferma che «l’iscrizione di massa dei diplomati alla università non risponde alle reali esigenze del mondo del lavoro», mentre la verità è abbiamo pochi laureati e dovremmo raddoppiarli nel 2020. Sanno che in tre anni si riducono del90%le risorse per il diritto allo studio, e che un’università sempre più costosa diventa inaccessibile: così le immatricolazioni diminuiscono (-14%in sei anni) e l’università è sempre più un fattore di immobilità sociale (da noi, tra i laureati, solo il10%sono figli di non diplomati, in Gran Bretagna il 40%), con un’enorme perdita di talenti. Diversi commentatori, basandosi su una presunta assenza di alternative, sostengono che “una riforma sbagliata è meglio di niente”: un messaggio simile al “prendere o lasciare” del governo. Un atteggiamento profondamente sbagliato, specie per chi, come noi, chiede ai cittadini il consenso su proposte che facciano ripartire il Paese. Partendo da un’università che sia il cuore della ricerca e dell’innovazione, strumento per la crescita dell’economia, la diffusione della cultura, l’equità e la mobilità sociale. Le idee del Pd disegnano un’università fondata su regole, autonomia e valutazione, sul supporto agli studenti nell’orientamento e nei servizi; sulla selezione di docenti di qualità, premiando il merito e aprendo spazi di ricambio generazionale, con incentivi che spingano i più bravi – e non solo i più “fortunati” – a stare all’università. Proposte incisive e innovative che continueremo a migliorare. Assumiamo fin d’ora alcuni impegni. A partire da quello di cambiare, una volta al governo, la legge, per dare all’università italiana una riforma vera, un pacchetto di norme sobrio che disboschi il ginepraio creato da questo mostro normativo; “tutto tranne la conoscenza”: i prossimi saranno anni di rigore nella finanza pubblica, ma i risparmi e le riforme fiscali dovranno rifinanziare le politiche per l’istruzione e la ricerca. L’iter del ddl Gelmini ci insegna che le riforme non si possono fare contro tutti. Per ripartire, il Pd organizzerà, a febbraio, due appuntamenti: una “giornata dell’università”, per dialogare con quanti credono nel futuro dell’università, e una giornata dell’ “università per l’Italia”, perché dal luogo di massima espressione della cultura e della civiltà possa attivarsi un motore di progetti per la rinascita del Paese.

*Responsabile università e ricerca del Partito Democratico

L’Unità 23.12.10

******

"La partita non è perduta", di Alberto Cisterna*

Risale a poche ore or sono l’arresto di uomini e donne della politica in processione per conquistare i favori di uno dei grandi boss della ’ndrangheta. Tra faccendieri intricati con gli apparati investigativi pronti a fare soffiate, esami universitari messi al baratto con qualche regalia e aspiranti consiglieri regionali sottomessi alla cosca per raccattare voti, in poche settimane l’Italia ha ricevuto un quadro devastante della democrazia in Calabria. E questo è successo a casa Pelle, nel cuore di San Luca, in uno solo dei tanti vasi di Pandora che si potrebbero scoperchiare. Cosa sarà capitato prima delle regionali e di altri appuntamenti elettorali nelle centinaia di abitazioni di boss piccoli e grandi, quanta parte del destino di quella terra sia stato compravenduto, non è facile accertarlo. Vedremo. La Calabria sembra vivere una permanente emergenza criminale che tende ad assumere i ritmi asfissianti di un collasso della convivenza civile.

Alcuni territori, soprattutto quelli delle province di Reggio, di Vibo e di Crotone appaiono ostaggio di un potere mafioso che agisce in modo spregiudicato, assillato da un impulso prevaricatore sulla società e sui suoi apparati. Pelle Giuseppe e quelli come lui, sono onnivori, si cibano di ogni risorsa, di ogni briciolo di opportunità che inciampa nelle loro braccia. È una bulimia mafiosa che non arretra di fronte agli arresti, al carcere duro, alle confische; è un’ambizione che, malgrado i colpi, è tutta protesa a ergersi a centro di ogni discussione, scelta, voto.

Se la Calabria fosse quella che, come nella caverna di Platone, viene proiettata e raccontata dalle microspie del santuario domestico dei Pelle, la partita sarebbe perduta e non ci sarebbe da far altro che dichiarare la sconfitta della Repubblica in quella terra. Eppure in filigrana, smorzata una certa enfasi, le cose appaiono meno disperate. A ben guardare lo spessore di tanti boss e gregari, ma anche dei faccendieri che li blandiscono e, qualche volta, li ingannano con promesse e millanterie, si coglie un fenomeno criminale ancora non esploso in tutta la sua minacciosa capacità.

È una ’ndrangheta, quella di Calabria, ancora ristretta in atteggiamenti, necessità, aspettative quasi arcaiche. Rubacchiare i voti all’università per un pezzo di carta, non vuol certo dire creare quella generazione di colletti bianchi che servirebbe per gestire le grandi ricchezze accumulate. Così come vagheggiare l’elezione con i voti mafiosi di propri parlamentari vuol dire ignorare che il (pessimo) sistema elettorale «per nomina» non lo consente. Eppure è proprio questa miscela pericolosa di sfrenate ambizioni e scarse attitudini, che non siano quelle criminali, a rendere difficile la situazione in Calabria e altrove. Ecco perché questa mafia può essere battuta, con le armi di cui lo Stato già dispone e senza scelte d’eccezione, anche facendo riferimento alle energie che vogliono liberarsi dall’ipoteca ’ndranghetistica.

In Calabria i poteri criminali guardano alla porzione di borghesia corrotta e immaginano di poterla scalzare in un futuro ormai a portata di mano. Hanno percorso molta strada nei decenni alle nostre spalle e non sarà un caso che l’ultimo sindaco arrestato per ’ndrangheta sia della provincia di Pavia o che nel circondario di Sanremo, appena 90.000 abitanti e un nugolo di clan, siano stati consumati 234 attentati incendiari e 491 danneggiamenti in un solo anno. Il Paese appare loro scalabile, la democrazia fragile, le istituzioni rabbiose nella reazione ai delitti eclatanti, ma incapaci di scalzarli per sempre.

Non è facile venirne fuori, ma è possibile. Nel 2010 sono circa un migliaio gli uomini della cosche calabresi finiti in cella e sono stati sequestrati beni per miliardi di euro. È la strada giusta. Per battere i clan occorre adesso por mano al modo in cui la politica seleziona i propri candidati e modificare i sistemi elettorali periferici; individuare le imprese meritevoli; scegliere con attenzione gli uomini delle istituzioni. Cose non molto difficili da fare.

*Magistrato della Direzione nazionale antimafia

La Stampa 23.12.10

Per un anno migliore (Newsletter n. 12 – dicembre 2010)

Purtroppo sotto l’albero non troveremo uno dei regali più attesi dagli italiani. Le Festività non ci porteranno infatti le dimissioni di Berlusconi, che ha superato il voto sulla fiducia del 14 dicembre per il rotto della cuffia e solo grazie a quelle che lui stesso definisce manovre di Palazzo (le sue, aggiungo io). Gli acquisti natalizi (pur depressi dalla crisi) quest’anno si sono infatti estesi a un nuovo e inedito ramo commerciale: quello dei deputati pronti a cambiare, o meglio a vendere, la propria opinione al miglior offerente. E il miglior offerente è chi detiene il potere mediatico del nostro Paese. Un fatto inaudito che disonora e indigna l’Italia, screditando le nostre istituzioni.

Ma non basta. Ottenuta la flebile fiducia, la maggioranza si appresta ad approvare in Senato ad ogni costo – l’annullamento delle votazioni che hanno portato alla approvazione di emendamenti del PD rappresenta un precedente grave – il disegno di legge Gelmini sull’università, che danneggia il nostro sistema Paese e penalizza il sistema universitario, mentre gli studenti scendono in piazza e i ricercatori restano sui tetti. Il disagio di un’intera generazione che non vede nessuna prospettiva di futuro davanti a sé è ormai esploso e il Governo lo tratta esclusivamente come un problema di ordine pubblico, per oscurare le ragioni della protesta. Non a caso la reazione si è levata forte dal mondo della scuola e dell’università. La protesta delle giovani generazioni nasce certamente dal desiderio di contrastare le politiche che hanno drammaticamente colpito il sistema della conoscenza pubblica, poiché la conoscenza e il sapere sono la leva che consente non solo la crescita personale e professionale, ma può permettere anche al nostro Paese, in declino, di rialzarsi e ripartire. Ma ci sono anche ragioni più profonde che danno sostanza ad una rabbia sociale diffusa. La violenza è inaccettabile e i violenti vanno isolati e puniti, ma la rabbia che si sprigiona dalle manifestazioni nasce dalla situazione nelle quale si trova una generazione che ha meno opportunità e meno diritti di tutte quelle che l’hanno preceduta e ha davanti a sé un futuro incerto.

Nel frattempo il Paese reale sprofonda nella crisi economica e sociale.

Le famiglie arrancano e crescono i loro problemi di reddito e di debito. Da un lato risultano triplicate le richieste di sospendere le rate del mutuo, dall’altro centinaia di migliaia di disoccupati sono privi di ammortizzatori sociali, mentre coloro che sono in cassa integrazione faticano ad arrivare a fine mese e vedono con ansia avvicinarsi la fine della copertura della cassa, non intravedendo nessun segnale di rilancio dell’economia.

Le statistiche documentano come nel nostro Paese la pressione fiscale sia cresciuta, a dispetto di quanto promesso dalla destra. La recessione ha colpito tutto il mondo, ma mentre gli altri Governi hanno comunque avviato politiche per la ripresa, in Italia il Governo non ha messo in campo alcuna misura per crescita e sviluppo, ma solo tagli, e ha completamente trascurato il pilastro della nostra economia: le piccole e medie imprese. Nel 2010 abbiamo atteso per 153 giorni la nomina di un ministro alla guida del ministero dello sviluppo economico. Un tempo infinito nell’attuale situazione economica, che la dice lunga sull’attenzione del centrodestra per il nostro sistema economico e dimostra come i problemi e gli interessi di Berlusconi, pubblici e privati, impediscano ormai al Governo di occuparsi dei problemi veri degli italiani.

Sono passati due anni e mezzo dall’avvio della legislatura e il Governo l’ha dedicato tutto ed esclusivamente ai problemi personali del Presidente del Consiglio, mentre aumentavano quelli degli italiani. Il Governo ha fatto manovre economiche pesanti, scaricando sui più deboli, sui cittadini e sugli enti locali il peso della crisi e non ha risparmiato nemmeno l’associazionismo, a cui ha pesantemente decurtato il 5 per mille (che forse sarà ripristinato nel decreto milleproroghe: e allora ci si chiede perché sia stato impossibile intervenire direttamente in Finanziaria. Forse perché siamo in presenza di poche e confuse idee?).

L’Italia ha bisogno di una svolta e di una classe politica pronta ad assumersi le sue responsabilità, nell’interesse degli italiani. Una responsabilità che non possiamo attenderci dal Governo Berlusconi-Bossi, ma che dobbiamo cercare tra coloro che sono disponibili a mettere gli interessi del Paese davanti ai propri interessi, di partito o personali.

La crisi economica, le manifestazioni del dissenso, la rabbia dei giovani, le proteste degli aquilani, dei cassintegrati, dei ricercatori e dei precari, la perdita di prestigio internazionale, tutti gli indicatori economici e di competitività dimostrano quanto sia urgente un cambio di Governo.

Il Partito Democratico lavora in questa direzione e nella straordinaria manifestazione dell’11 dicembre di Piazza San Giovanni ha dimostrato come ci sia un’Italia che vuole cambiare, nonostante i telegiornali di regime la nascondano e raccontino un paese inesistente. Proseguiremo la nostra opposizione nelle piazze e nelle istituzioni. Ed è questo il miglior modo per contrastare il Governo e Berlusconi e per fare il bene dell’Italia.

 

A tutti voi un sincero augurio,

 

Manuela

 

Anche quest’anno ho scelto di devolvere l’equivalente dei regali natalizi ad alcune associazioni (Unicef, AfricaLibera, Moxa Modena per gli altri, Medici senza Frontiere, AIRC, Aseop).

 

I principali aggiornamenti del sito, le notizie, i commenti e le riflessioni dell’ultimo mese

 

La sfiducia sfumata

“La partita comincia ora”, di Ezio Mauro

Con tre voti di maggioranza, strappati in extremis ai finiani nell´ultima compravendita notturna, Berlusconi rimane a Palazzo Chigi. Ma per fare che cosa? […]

La Repubblica, 15.12.10

 

“Un Paese sconfitto” di Concita De Gregorio

Da dove vogliamo cominciare? Dai leghisti in aula avvolti nel Tricolore o dalle auto in fiamme e i novanta feriti nel centro di Roma, dagli pseudo manifestanti che difendono l’idv «Scilipoti dallo strapotere delle banche» e plaudono al suo sostegno al governo e alla sua liberazione dal bisogno […]

L’Unità, 15.12.10

 

“Il muro tra politica e Paese”, di Mario Calabresi

La politica chiusa nel Palazzo consuma la resa dei conti che aspetta da mesi: grida, si insulta, si conta e poi festeggia. Fuori la città brucia. Le porte del Palazzo vengono sprangate, a separare due mondi che sembrano vivere in galassie lontane anni luce. […]

La Stampa, 15.12.10

 

I parlamentari modenesi: un Paese senza guida

Voto di fiducia, la preoccupazione dei 6 eletti alla Camera e al Senato. Al voto in Parlamento sulla fiducia al governo hanno partecipato oggi anche i 6 parlamentari modenesi del Pd: i senatori Barbolini e Bastico, gli onorevoli Ghizzoni, Levi, Miglioli e Santagata. […]

14.11.10 

 

Un Governo clinicamente morto

Il governo ottiene 314 voti. 311 i voti a favore della sfiducia, 2 gli astenuti. Bersani: “Il governo non c’è più. […]

www.partitodemocratico.it, 14.11.10

 

Mozione di sfiducia: dichiarazione di voto di Pier Luigi Bersani

Signor Presidente, cari colleghi, noi voteremo questa sfiducia con convinzione e con compattezza, secondo le motivazioni che sono state espresse qui dagli onorevoli Letta, D’Alema, Fassino, Veltroni e Bindi, e con argomenti che abbiamo avuto modo di ribadire in una grande manifestazione popolare. […]

14.11.10

 

Berlusconi si presenta per la fiducia al Senato e si vanta dei successi del governo

Il Premier nel corso del suo intervento in Senato per chiedere la tanto agognata fiducia, ha continuato a fare inutile propaganda e ha sottolineato con vanto dei successi del governo totalmente inesistenti. […]

www.partitodemocratico.it, 13.12.10

 

“La democrazia dell´irresponsabilità”, di Ilvo Diamanti

Domani andrà in scena il rito della fiducia al governo. Annunciato da tempo e poi rinviato. Messo in dubbio e infine ribadito. Perché la fiducia è una cosa seria. […]

La Repubblica, 13.12.10

 

“Corrotti e corruttori”, di Michele Ainis

Il voto di fiducia è come una messa solenne nel tempio delle istituzioni. Celebra la sacralità del Parlamento, che attraverso questo rito sceglie un nuovo papa, o riconsegna al vecchio le chiavi pontificie. […]

La Stampa, 12.12.10

 

Compravendita di deputati: scandalo o reato?

“Berlusconi, ha generato fallimento e instabilità. Il problema di tutto è quella instabilità non ricada sul paese”. Pier Luigi Bersani ha criticato con durezza le voci di compravendita di deputati in vista del voto di sfiducia, martedì prossimo. […]

www.partitodemocratico.it, 09.12.10

 

“Silvio e l’asse del controribaltone. Quattro scenari possibili per il dopo 14 dicembre” di Michele Ainis

Camera chiusa, bocche fin troppo spalancate. E mentre i contendenti sparano l’uno contro l’altro raffiche verbali d’improperi, avvertimenti, ingiurie, mentre gli altolà rimbalzano perfino verso il Quirinale, in questa lunga attesa non ci resta che misurare i due scenari della crisi: il Parlamento vota la sfiducia, e dunque il governo di Silvio Berlusconi si dimette; il Parlamento conferma la fiducia, sicché l’esecutivo rimane ancora in sella. […]

Il Sole 24 Ore, 05.12.10

 

“Gli arditi del premier”, di Massimo Giannini

Mancava ancora qualcosa, al processo di decomposizione del berlusconismo. L´irridente «me ne frego», che gli arditi del Pdl sbattono in faccia alle regole, alle istituzioni, alla Costituzione. […]

La Repubblica, 04.12.10

 

“Dimissioni”, di Ezio Mauro

In un brutto giorno per l´immagine del nostro Paese nel mondo, il Presidente del Consiglio ha incassato tre sfiducie, che lo rendono ormai palesemente inadatto a governare una grande democrazia occidentale. […]

La Repubblica, 03.12.10

 

“Le pistole sul tavolo”, di Marcello Sorgi

La decisione maturata ieri a sorpresa di chiudere la Camera fino al 13 dicembre, data di inizio del dibattito sulla sfiducia, dà purtroppo la misura della gravità a cui è giunta la crisi politica. […]

La Stampa, 02.12.10

 

E così il governo (per tre voti) non governa

 

“Italia malata di bassa crescita. E il governo ammutolisce”, di Bianca Di Giovanni

«L’Italia ancora una volta rimane indietro. Aumenta il conto delle riforme mancate, o incomplete o inadeguate. Con la Germania il confronto è impietoso». […]

L’Unità, 17.12.10

 

“Berlusconi ci porta più tasse. La pressione fiscale è record”, di Bianca Di Giovanni

Molte tasse, poco lavoro e pochi servizi. Questa la miscela depressiva prodotta dall’immobilismo del governo Berlusconi durante la crisi più dura del secolo. […]

L’Unità, 16.12.10

 

“Prima e dopo la fiducia, è un governo da bocciare comunque”, di Paolo Andruccioli

La finanziaria conferma i tagli agli Enti Locali. Risultano quasi del tutto assenti misure per lo sviluppo. Tagli lineari e niente investimento sul futuro. Intanto il debito pubblico aumenta, e il sistema fiscale è sempre più iniquo e sbilanciato […]

www.rassegna.it, 15.12.10

 

“Quando lo scandalo è un affare di famiglia”, di Filippo Ceccarelli

Le assunzioni clientelari di massa nelle aziende municipalizzate di Roma dimostrano quanto sia sempre forte la logica del clan e del nepotismo. […]

La Repubblica, 16.12.10

 

“La prevalenza della cubista”, di Francesco Merlo

Forse, tra tutti gli 854 parenti raccomandati, il poliziotto Giancarlo Marinelli non è il più innocente. […]

La Repubblica, 08.12.10

 

A Caserta con Cosentino camorra e politica a braccetto. Voti contro favori

La procura di Napoli conclude le indagini preliminari sull’ex sottosegretario accusato di concorso esterno in associazione camorristica per favorire lo scambio di voti. Orlando, Fiano e Picierno: lasci la guida del PDL campano […]

www.partitodemocratico.it, 02.12.10

 

“Quella Finanziaria che s’ha da fare”, di Raffaella Cascioli

Sarà l’esordio stentato della nuova legge di stabilità, sarà l’attesa per un voto di fiducia al governo che si protrarrà per altre due settimane, sarà che il ministro dell’economia Tremonti è alla fine riuscito a narcotizzare il paese […]

Europa Quotidiano, 30.11.10

 

Se la crisi infiltra la mafia in Veneto

È da prendere maledettamente sul serio l’allarme lanciato dall’Ance (l’Associazione nazionale dei costruttori edili) del Veneto: la crisi rischia di spalancare le porte del settore degli appalti alla mafia. […]

Il Sole 24 Ore, 28.11.10

 

“Bertolaso, l’ultima vergogna”, di Marco Guzzetta

La moglie di un sottosegretario. I figli dei giudici amici, dei generali amici e dei boiardi amici. Perfino la nipote di un cardinale. Tutti assunti (a tempo indeterminato) dalla Protezione civile un minuto prima del cambio della guardia. […]

L’Espresso, 26.11.10

 

“Se la mafia «ruba» il 16% del Pil”, di Marco Ludovico

La mafia «è uno dei principali ostacoli al progresso economico e sociale» anche dove i clan sono meno presenti. E c’è una «correlazione negativa molto forte tra sviluppo economico e criminalità organizzata». […]

Il Sole 24 Ore, 26.11.10

 

E mentre il governo non governa, il Pd propone

 

“Un comitato di liberazione nazionale per sconfiggere il cavaliere”, di Carlo Galli

Il primo risultato del voto di fiducia a favore del governo è che quando si andrà alle elezioni – anticipate o meno che siano – a Palazzo Chigi ci sarà Berlusconi, e si voterà con questa legge elettorale. […]

La Repubblica, 19.12.10

 

Un patto per la riforma della Repubblica. Un’alleanza per lavoro e crescita

Intervista di Pier Luigi Bersani a la Repubblica: “Discutiamo con tutte le forze di opposizione, con le forze sociali. E con il Paese. A gennaio comincerò un tour delle regioni per parlare dei problemi reali”. […]

La Repubblica, 17.12.10

 

Welfare, le proposte del PD: rendere universali le tutele

Incontro alla sede del Pd tra il responsabile Economia del partito, Fassina, e i responsabili per le politiche industriali di Confindustria,Cgli, Cisl e Uil. […]

www.partitodemocratico.it, 13.12.10

 

Editoriali, commenti, storie sulla manifestazione del Partito Democratico a Roma

“La pax di Bersani e il paese che ascolta” di Rudy Francesco Calvo […]

Europa Quotidiano, 12.12.10

 

Tanti in piazza. Tutti con l’Italia che vuole cambiare

Sotto il cielo azzurro di una Roma freddissima, tutti insieme, scaldati dalla speranza di centinaia di migliaia di cittadini italiani che manifestano per un’Italia migliore di quel che gli sta capitando. […]

www.partitodemocratico.it, 12.12.10

 

“Il Pd vuole addizionali Irpef e Tarsu in un’unica imposta”, di Eugenio Bruno

Per vincere la partita sul fisco municipale il Pd punta sull’Ics. Che sta per imposta comunale sui servizi: la nuova “service tax” sugli immobili che i democratici vorrebbero introdurre per accorpare Tarsu, Tia e addizionale comunale all’Irpef e dare una vera autonomia tributaria ai sindaci. […]

Il Sole 24 Ore, 10.12.10

 

Una legge di (s)bilancio che non dà risposte al Paese

Dal governo provvedimenti privi di contenuti significativi. Il Pd propone 17 maxiemendamenti […]

www.partitodemocratico.it, 07.12.10

 

«Attenti agli strappi del premier, la nostra sarà la piazza della democrazia», intervista a Pier Luigi Bersani di Giovanni M. Bellu

Segretario Bersani, manca una settimana alla manifestazione del Pd e dieci giorni al voto di fiducia. E uno dei coordinatori del Pdl ha appena offeso il Quirinale. […]

L’Unità, 05.12.10

 

“Pd e destra per salvare il Paese e dopo un anno si va a votare”, intervista a Dario Franceschini di Giovanna Casadio

Franceschini: ma Berlusconi resti fuori. Serve un esecutivo che affronti la crisi economica e metta mano a una nuova legge elettorale. […]

La Repubblica, 05.12.10

 

Bersani: “Professionisti e lavoratori autonomi sono nel dna del Pd”

“I professionisti e i lavoratori autonomi appartengono al dna del Partito democratico. Sostenere il contrario è un luogo comune, del tutto errato. Basti pensare a quanto hanno contato e contano nella tradizione del centrosinistra gli artigiani, i commercianti e gli altri lavoratori autonomi. […]

www.partitodemocratico.it, 29.11.10

 

L’affaire Wikileaks

“Il ciclone wikileaks e il bisogno di capire”, di Ezio Mauro

Che dice di noi, il ciclone Wikileaks? Si può cominciare a rispondere, oltre le voci segrete degli ambasciatori americani svelate dai cable che Julian Assange ha rovesciato sul mondo, prima di consegnarsi all´arresto a Londra, per l´accusa di stupro. […]

La Repubblica, 09.12.10

 

“Silvio e il falò delle vanità”, di Filippo Ceccarelli

Polvere di stelle, ma un po´ anche polvere di stalle, dopo le rivelazioni di WikiLeaks che del presidente Berlusconi hanno appena cominciato a mettere in evidenza l´inadeguatezza politica, la vanità personale, lo stile di vita borderline, le condizioni di salute preoccupanti e più in generale l´impressione che egli non continuerà a guidare ancora per molto una nazione come l´Italia. […]

La Repubblica, 06.12.10

 

“Il potere grottesco”, di Giuseppe D’Avanzo

Gianni Letta e Giampiero Cantoni. Bisogna cominciare da qui, dalle fonti dell´ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, dalla loro qualità, dai loro nomi. […]

La Repubblica, 03.12.10

 

Su Wikileaks Berlusconi per gli americani: incapace e dedito a feste selvagge

Bersani dopo la pubblicazione dei file commenta: “Il premier con il suo comportamento e le sue decisioni politiche nuoce alla reputazione dell’Italia nel mondo, con grave danno per il paese”. […]

www.partitodemocratico.it, 29.11.10

 

“L’arma letale”, di Vittorio Zucconi

Non è uno “scoop” e neppure un altro scandalo, quello che ha investito ieri sera l’universo dei rapporti internazionali, è il “ciclone wiki” che cambierà il mondo politico che abbiamo ereditato sollevando il sudario sopra segreti finora gelosamente custoditi. […]

La Repubblica, 29.11.10

 

“Quelle parole che lasciano il segno”, di Mario Calabresi

Annunciata da giorni, ieri sera si è scatenata in tutto il mondo l’orgia dei documenti riservati: sono diventati pubblici centinaia di migliaia di messaggi che la diplomazia americana ha spedito negli ultimi anni a Washington da ogni angolo del mondo […]

La Stampa, 29.11.10

 

Università: la controriforma è ormai legge, purtroppo

Università: Pd a Gelmini basta con testarde chiusure ideologiche

“Con quale senso di responsabilità il ministro Gelmini dichiara che chi protesta sta insultando il governo?” Se lo chiede la capogruppo democratica nella commissione Cultura di Montecitorio, Manuela Ghizzoni […]

21.12.10

 

“Uniti oltre il senato”, di Roberto Ciccarelli

I ricercatori anti-riforma continueranno a rifiutarsi di insegnare gratuitamente. Le proteste contro la riforma Gelmini dell’università non termineranno con la sua approvazione al Senato. […]

Il Manifesto, 18.12.10 

 

“Ddl Gelmini, un mostro chiamato riforma”, di Walter Tocci

Sciolgo volentieri il dubbio di Tommaso Nannicini sul giudizio del Pd in merito al ddl Gelmini. Esso incide con forza nella direzione sbagliata e rientra sicuramente nel caso c) della sua tavola dei giudizi. A parole promette valutazione, nei fatti produce solo burocrazia. […]

Europa Quotidiano, 18.12.10

 

Università, scontro al Senato: Pd e IdV presentano 500 emendamenti

E’ scontro al Senato sulla riforma universitaria che andra’ in aula da lunedi’ prossimo 20 dicembre con voto finale previsto per mercoledi’ 22 dicembre. […]

L’Unità, 16.12.10

 

PD: Polidori non convince. Ora CEPU non diventi università

Dichiarazione di Marco Meloni, Responsabile Università e ricerca segreteria PD. […]

www.partitodemocratico.it, 15.12.10

 

“Torna in pista il ddl Gelmini. Con i tempi contingentati”, di Ro. Ci.

Oggi la conferenza dei capigruppo. Martedì prossimo la legge in Aula. La Flc Cgil: ritirare il provvedimento. La conferenza dei capigruppo al Senato è stata convocata stamattina per incardinare la riforma Gelmini dell’università. […]

Il Manifesto, 15.12.10

 

L’università affonda, l’italia non cresce: ultimi in Europa per risorse all’università e penultimi al mondo per la crescita

La vera emergenza italiana è la ricerca. L’università è la sede primaria della ricerca. […]

www.partitodemocratico.it, 12.12.10

 

“Libri come scudi o book blocks, storia di un’idea nata alla Sapienza di Roma e arrivata fino a Londra” di Andrea Franceschi

La protesta degli studenti italiani e inglesi si salda sotto il segno dei cosiddetti «book blocks». Lo dicono le immagini delle manifestazioni gemelle di Londra e di Roma e lo dice un comunicato sul sito Indymedia London […]

Il Sole 24 Ore, 12.12.10

 

“Riforma Gelmini, dove è finita la meritocrazia?” di Giulio Peruzzi 

Media e politici sembrano aver dimenticato la compattezza del fronte che protesta contro il ddl del ministro dell’Istruzione a favore di analisi sociologiche fatte «senza entrare nel merito». […]

L’Unità, 09.12.10

 

«Riforma Gelmini? Ddl senza democrazia», di Roberto Ciccarelli

I rettori di Sassari e Pisa raccontano le divisioni nella Crui. Dopo essere stata costretta a legare il destino della riforma Gelmini a quello del governo, la maggioranza non perde giorno per ricattare l’università. […]

Il Manifesto, 08.12.10

 

“Gli aiutini per legge a mister Cepu e alle casse dei partiti”, di Sergio Rizzo

Non è vero che con la riforma dell’università ci rimettono tutti. C’è qualcuno che ci guadagna: sono gli atenei «telematici», le università che laureano a distanza, le quali potranno accedere alla quota di fondi destinata agli istituti non statali «in base al merito». […]

Il Corriere della Sera, 03.12.10

 

“Gli studenti europei uniti contro i tagli”, di Nadia Urbinati

La prima pagina del New York Times del 1° dicembre portava la stessa fotografia della prima pagina di Repubblica: quella che riprende lo scontro tra gli studenti di Bologna e la polizia. […]

La Repubblica, 03.12.10

 

Sul DDL Gelmini vedi leggi anche la newsletter numero speciale L’occasione mancata e quella da cogliere (Newsletter n. 11 – dicembre 2010)

 

La protesta degli studenti

 

Appello del Partito Democratico

I gravi incidenti dello scorso 14 dicembre a Roma, hanno lasciato sul terreno troppi feriti, troppi danni e la necessità di una doverosa riflessione su cosa stia succedendo, alle nuove generazioni del nostro Paese, nel rapporto tra protesta politica e violenza. […]

www.partitodemocratico.it, 21.12.10

 

“Ragazzi, date una lezione a chi vi minaccia”, di Marco Rossi Doria

Mercoledì il Parlamento andrà alla votazione finale sulla legge universitaria. A pochi giorni dal 14 dicembre migliaia di persone di nuovo protesteranno. C’è di che preoccuparsi. […]

L’Unità, 20.12.10

 

“Le piazze non sono come gli stadi” i costituzionalisti bocciano il governo”, di Vladimiro Polchi

“La limitazione della libertà personale spetta alla magistratura e non ai questori”. «In nome della sicurezza non si possono espropriare i diritti fondamentali». I costituzionalisti lanciano l´allarme e bocciano l´estensione del Daspo alle manifestazioni di piazza: «Il rischio è di violare le libertà costituzionali». […]

La Repubblica, 19.12.10

 

“La speranza e i manganelli”, di Giuseppe D’Avanzo

Ascoltato Maroni che si lamenta della magistratura e osservate le mosse di Alfano che ordina un’ispezione ministeriale, si deve concludere che il governo non ha capito o non vuole capire che cosa è accaduto a Roma il 14 dicembre. […]

La Repubblica, 18.12.10

 

“Lettera ai ragazzi del movimento”, di Roberto Saviano

Chi ha lanciato un sasso alla manifestazione di Roma lo ha lanciato contro i movimenti di donne e uomini che erano in piazza, chi ha assaltato un bancomat lo ha fatto contro coloro che stavano manifestando per dimostrare che vogliono un nuovo paese, una nuova classe politica, nuove idee. […]

La Repubblica, 16.12.10

 

“Un muro tra il Palazzo e la strada”, di Miguel Gotor

Il fatidico 14 dicembre consegna uno scenario prevedibile, quello di un “governo Cepu” costretto a tirare a campare, almeno fino al pronunciamento della Consulta. […]

Il Sole 24 Ore, 15.12.10

 

“Violenza annunciata”, Giuseppe D’Avanzo

La violenza, alla fine, è diventata l´unica realtà di una giornata che ha visto manifestare a Roma gli aquilani senza ricostruzione, i napoletani senza diritto alla salute, minacciati da tonnellate di rifiuti, e soprattutto – in decine e decine di migliaia – gli studenti senza futuro, agitati dalla riforma Gelmini. […]

La Repubblica, 15.12.10 

 

“Stupida esibizione di bullismo politico contro i giovani Pdl”

La condanna dell’on. Manuela Ghizzoni e del segretario Pd Davide Dalle Ave: “Ha avuto l’unico risultato di oscurare la civilissima protesta della grande maggioranza dei ragazzi”. […]

13.12.10

 

“Scuola, incubo bocciature sulla protesta”, di Alessandra Migliozzi

Molti presidi sono orientati a conteggiare i giorni di occupazione come assenze. Proteste e occupazioni, non scatta la tregua. La prossima settimana si vota la fiducia al governo. […]

Il Messaggero, 10.12.10

 

“Un casco giallo per proteggere la scuola” Intervista a Sofia Sabatino* di Giulia Tosoni

Le macerie lasciate dai ministri Gelmini e Tremonti ingombrano la scuola italiana. Ma gli studenti sono intenzionati a ‘ripulire’ tutto, senza dar tregua a un governo che non sopporta la democrazia. […]

www.partitodemocratico.it, 08.12.10

 

“Scuola, a che serve protestare ancora?” di Mila Spicola

Al telefono con mia madre, maestra in pensione ormai da anni. “Te la sei presa con gli intellettuali perché non riesci a convincere i tuoi colleghi. Facile così. […]

L’Unità, 26.11.10

 

Cronache dal pianeta scuola

 

“I prof tifano per la carriera e bocciano la Gelmini”, di Lucilla Quadri

Dossier della Swg per la cisl scuola. Lavorano in condizioni disagiate, con le classi che cadono a pezzi e gli stipendi che bastano per arrivare a fine mese senza concedersi troppi lussi. […]

ItaliaOggi, 14.12.10

 

“Nella scuola gli stipendi più bassi I docenti guadagnano in media il 5% in meno degli altri statali”, di Carlo Forte

Gli insegnanti e gli operatori scolastici guadagnano circa 2500 euro l’anno in meno rispetto alla media degli altri dipendenti della pubblica amministrazione. […]

ItaliaOggi, 14.12.10

 

“Se dopo l’asilo nido si va meglio a scuola”, di Maria Novella De Luca

Più bravi a scuola, più socievoli, più autonomi. Ma anche più capaci di concentrarsi, più creativi nel gioco, più aperti verso i compagni. E se le mamme lavorano, il punteggio a sorpresa non peggiora, anzi migliora. […]

La Repubblica, 13.12.10

 

“Chi paga il prezzo dei tagli all’istruzione”, di Tito Boeri

In tutti i paesi avanzati è stato il lavoro poco qualificato a pagare il conto più salato nella Grande Recessione. Negli Stati Uniti un quarto dei lavoratori con meno di 12 anni di istruzione ha perso il lavoro tra il 2007 e il 2009. […]

La Repubblica, 13.12.10

 

“Nella scuola pubblica si impara di più L’Italia in basso per colpa delle private”, di Salvo Intravaia

La lettura approfondita dei dati resi noti qualche giorno fa dimostra che senza le paritarie il nostro Paese scalerebbe le tre classifiche (Lettura, Matematica e Scienze) anche di dieci posizioni. […]

La Repubblica, 10.12.10

 

“Sursum corda! La strada da fare è ancora lunga. La scuola italiana nei risultati. PISA 2009?, di Norberto Bottani

Dopo i pronostici fatti pochi giorni fa, ora alcune considerazioni alla luce dei risultati effettivi. Prima osservazione preliminare. Finalmente nel campione italiano è stata inserita la formazione professionale e la media non è calata. […]

www.adiscuola.it, 10.12.10

 

“Cresce la distanza tra scuole buone e cattive”, di Lorenzo Salvia

La classifica dell’Ocse. In Italia il divario è maggiore che altrove, va peggio solo in Argentina. Bisogna essere fortunati fin da piccoli. […]

Il Corriere della Sera, 09.12.10

 

“Ma i quindicenni continuano a non saper leggere”, di G.V.

Il dossier Ocse-Pisa: migliorano in matematica e in scienze. La pagella è ancora insufficiente, il posto è in fondo alla classe, ma rispetto agli anni passati qualche progresso c’è. […]

L’Unità, 08.12.10

 

“Il comma 23 e le sperimentazioni della valutazione” di Osvaldo Roman

Il comma 23 dell’articolo 9 della legge 122/2010 prevede la soppressione permanente di tre anni della carriera economica di un milione di appartenenti al personale della scuola. […]

ScuolaOggi, 08.12.10

 

“La scuola pubblica ora si paga”, di Emanuela Micucci

Per l’educazione dei figli presso le scuole pubbliche i genitori italiani pagano di tasca propria. L’82,7% delle famiglie aderisce alla richiesta della scuola di un contributo finanziario volontario e il 13,8% collabora gratuitamente alla manutenzione e al mantenimento degli spazi dell’istituto. […]

Italia Oggi, 07.12.10

 

“L’Italia, la scuola, la politica e il futuro. Lo sguardo obliquo di un 18enne per caso”, di Mila Spicola

E’ l’estate dei morti, il due novembre, mi ritrovo su un terrazzino di Mondello a chiacchierare con Roberta Torre, palermitana d’adozione, della Sicilia, di Palermo, del suo film, delle morte stagioni, del periodo della speranza, della presente e viva e del suo rumore ormai insopportabile, del futuro: già, quale futuro? […]

L’Unità, 07.12.10

 

“Il Pil futuro dipenderà dalla scuola di oggi”, di Giovanni Bardi

Il Pil di oggi lo produce la scuola degli anni ‘70 e ‘80. Quella di oggi, quale Pil produrrà fra venti o trentanni? Riformare i sistemi scolastici per affrontare veramente le sfide del terzo millennio è la priorità. […]

Italia Oggi, 07.12.10

 

“Per una barchetta tre giorni di sospensione”, di Carlo Forte

Nel far west del nuovo codice disciplinare dopo la riforma brunetta. Fare una barchetta di carta in sala professori può costare 3 giorni di sospensione. […]

Italia Oggi, 07.12.10

 

“Valutazione docenti: Un progetto pensato male” di Antonio Valentino

Il senso del progetto sperimentale per la valutazione dei docenti è detto a chiare lettere fin dalle prime battute del documento ministeriale: individuare e premiare gli insegnanti che si distinguono in base a definiti elementi di giudizio. […]

ScuolaOggi, 07.12.10

 

“Questa povera scuola”, di Ilvo Diamanti

Un disagio profondo e generalizzato. Che va ben oltre i contenuti della riforma Gelmini. Un disagio che riguarda lo stato del sistema scolastico, che appare in profondo e continuo degrado, da molto tempo. Ecco cosa c´è al fondo della protesta degli studenti. […]

La Repubblica, 06.12.10

 

I sindacati: Scuole come caserme, arrivano le prime sanzioni ai prof”, di Salvo Intravaia

Con i nuovi regolamenti di Brunetta qualsiasi atto venga considerato dai presidi una “insubordinazione” può essere direttamente sanzionato. […]

La Repubblica, 05.12.10

 

“Elenco del peggio e del meglio della scuola”, di Domenico Starnone

1. La scuola peggiore è quella che si limita a individuare capacità e meriti evidenti. La scuola migliore è quella che scopre capacità e meriti lì dove sembrava che non ce ne fossero. […]

Da “Vieni via con me”, 01.12.10

 

“Istruzione tecnica per rilanciare il sistema Italia”, di Claudio Cereda

L’Italia ha bisogno della Istruzione Tecnica. Ed aggiungo, anche di quella scientifica. Abbiamo in Italia un gap tra offerta formativa e domanda di tecnici e laureati che blocca lo sviluppo del manifatturiero. […]

ScuolaOggi, 29.11.10

 

In arrivo 55 milioni per la formazione integrata. Li ha stanziati la Regione Emilia-Romagna

Pronti 55 milioni di euro per i percorsi formativi biennali integrati. Li mette a disposizione la Regione Emilia-Romagna per l’anno formativo 2010-2011 e serviranno per realizzare percorsi integrati di istruzione e formazione professionale e percorsi biennali di completamento nella formazione professionale dopo un primo anno di scuola superiore. […]

www.ermes.regione.emilia-romagna.it, 24.11.10

 

“Il buco c’è e pure la banda che l’ha realizzato”, di Osvaldo Roman

Hanno amputato, a un milione di dipendenti della Scuola, tre anni di servizio, utili alla carriera economica, e vogliono nascondere il malfatto! […]

ScuolaOggi, 24.11.10

 

“Libri di testo e borse di studio: ecco l’imbroglio Gelmini”, di Maria Coscia

La finanziaria (o la legge di stabilità come si chiama ora) approvata venerdì dalla maggioranza alla camera penalizza di nuovo la scuola e le famiglie. […]

L’Unità, 23.11.10

 

“Il Governo del “non fare niente” per l’edilizia scolastica”, di Manuela Ghizzoni 

Il 17 novembre 2010 il sottosegretario Viceconte ha risposto ad una nostra interrogazione presentata in Settima Commissione della Camera. […]

www.retescuole.net, 21.11.10

 

La cultura ai tempi di Bondi

 

“RAI: PD, Lega contro il canone? dimentica i loro sperperi. Ghizzoni: 30 milioni per i capricci di Bossi su Barbarossa

“I deputati della Lega che si sono prestati a recitare la parte degli ‘anti Rai’ nello spot di Telepadania dimenticano l’occupazione che il carroccio sta tentando ai vertici della televisione pubblica e alla conduzione di importanti trasmissioni. […]

18.12.10

 

“Caro compagno Bondi, ci spiace, ma la Cultura con lei non funziona più”, di Matteo Orfini

La lettera di Matteo Orfini al Foglio in risposta a quella del ministro dei Beni culturali con cui chiedeva al Pd di ritirare la mozione di sfiducia. […]

www.partitodemocratico.it, 17.12.10

 

“Nove indagati per i crolli di Pompei”, di Stella Cervasio

Non è stata colpa della pioggia. Sott´accusa tecnici e soprintendente. Bondi: i giudici faranno luce. Per la Procura di Torre Annunziata c´è stata imperizia o negligenza nei lavori del 2009. […]

La Repubblica, 17.12.10

 

“Rischio collasso per la Pompei del Mare”, di Cinzia Dal Maso

Siamo al limite dell´emergenza. Altri sei mesi senza scavare, e quest´estate ci sarà il collasso». È disperato Andrea Camilli, direttore scientifico del Cantiere delle navi antiche di Pisa. […]

La Repubblica, 14.12.10

 

“Lo spettacolo? Un dramma”, di Alex Turrini

I finanziamenti statali allo spettacolo hanno raggiunto nel 2009 i livelli del 1985 in termini nominali. In termini reali lo stanziamento annuale si è praticamente dimezzato in venticinque anni. […]

www.lavoce.info, 13.12.10

 

“L’«ultimo appello» della cultura: 7 punti per non morire” di Luca Del Fra

Lo hanno battezzato «l’ultimo appello»: è un manifesto- piattaforma per far fronte all’ennesimo taglio del governo ai finanziamenti alla cultura e che riunisce sindacati, datori di lavoro, imprese, associazioni, fondazioni ed enti delle attività culturali. […]

L’Unità, 10.12.10

 

“Ecco cosa fanno a Pompei” di Emiliano Fittipaldi

Dieci domande al Ministro Sandro Bondi e al dirigente del MiBac Marcello Fiori […]

L’Espresso, 05.12.10 

 

Il mio nome è Bondi. La mia missione: tagliare la cultura

Il ministro Bondi forse riuscirà a non essere sfiduciato. Ma il suo fallimento è davanti agli occhi di tutti. A guardarlo sembra così innocuo, forse troppo sensibile da risultare indifeso. […]

www.partitodemocratico.it, 04.12.10

 

“La camera salva Bondi, Pompei no”, di Simone Verde

Rinviata la sfiducia: a metà dicembre il ministro-poeta sarà ancora ministro? […]

Europa Quotidiano, 02.12.10

 

Abbracciamo la cultura: campagna in difesa del patrimonio artistico del paese. Appello

I Beni Culturali del nostro Paese sono un giacimento enorme di opportunità di crescita economica, sociale e culturale. Questo straordinario patrimonio ereditato dalla storia e di cui noi siamo custodi, appartiene all’intera umanità e questo carica il Paese della grande responsabilità di tramandarlo alle future generazioni. […]

01.12.10

 

“Pompei continua a crollare e per Bondi va tutto bene”, di Francesco Merlo

E perchè ora gli studenti non portano la protesta anche nella vacillante Pompei dove ieri è crollato un altro muro e il ministro Bondi dice che non è successo niente? Sette metri del perimetro che circonda la Casa del Moralista si sono sbriciolati e davvero sembra che anche le pietre di Pompei si stiano ribellando. […]

La Repubblica, 01.12.10

 

“Nuovo crollo a Pompei cede la Casa del moralista”, di Stella Cervasio

Ancora un crollo a Pompei sulla direttrice degli ultimi sedimenti. A cedere è il muro perimetrale della “Casa del moralista” chiusa al pubblico da sempre e situata a 20 metri dall’edificio crollato circa un mese fa su Via dell’Abbondanza. […]

La Repubblica, 30.11.10

 

Sestola, la macchina del fango ha colpito ancora

L’on. Ghizzoni replica al centrodestra: “Le bugie hanno le gambe corte: i lavori di ristrutturazione si stanno concludendo e le foto pubblicate risalgono a un anno fa”. […]

28.11.10

 

La crisi che c’è e il lavoro che manca

 

“Cig, seicentomila a zero ore. Per loro 7500 euro in meno”, di Felicia Masocco

C’è una crisi che dura da molto più tempo di quella di governo. È una crisi di cui governo e maggioranza non si sono occupati e ora dà un po’ la nausea vedere quante energie vengono invece impiegate da falchi e colombe nel mercimonio di voti e poltrone. […]

L’Unità, 13.12.10

 

“Sotto l’albero di Natale il contratto nazionale rischia di scomparire”, di Bruno Ugolini

Molti lavoratori rischiano di trovare, in questo tormentato 2010, sotto l’albero di Natale, una triste sorpresa: la scomparsa del contratto nazionale di lavoro. […]

L’Unità, 10.12.10

 

“2010, l’anno nero del lavoro” di Bianca di Giovanni

È una fotografia che il governo non vuole mostrare, ma che gli italiani hanno stampata nella carne e nel sangue. Le crisi aperte in Italia durante la crisi (attualmente si contano 170 tavoli) coinvolgono 216mila dipendenti. […]

L’Unità, 06.12.10 

 

“Se la Fiat parla ancora italiano”, di Cesare Damiano

Può essere la svolta. Per Mirafiori e per le relazioni sindacali alla Fiat. Dopo gli anni del progressivo abbandono, culminati la scorsa estate con la decisione di trasferire in Serbia la produzione della nuova monovolume in precedenza destinata a Torino […]

L’Unità, 03.12.10

 

Edilizia, imprese e lavoratori insieme in piazza: «Il governo dia risposte», di Luca Cifoni

Tremila persone con in testa un casco da lavoro: ieri mattina era questo il colpo d’occhio a Piazza Montecitorio, dove manifestavano gli “stati generali delle costruzioni”. […]

Il Messaggero, 02.12.10

 

“Padri e figli, la nuova Cgil:i giovani aprono il corteo. Prima volta, svolta storica”, di Bruno Ugolini

« La grinta, la passione politica, il coraggio della proposta, la forza dell’analisi. Con questi elementi Susanna Camusso si è presentata agli esami della sua prima piazza da segretario generale. […]

L’Unità, 28.11.10

 

Il PD domani alla manifestazione Cgil

Bersani: “Per noi il lavoro è centrale, non è un tema da modernariato”. “Per noi il lavoro resta centrale, non è tema da modernariato. Per questo domani, insieme a Rosy Bindi e a tanti altri dirigenti del PD, sarò al corteo organizzato a Roma dalla CGIL”. […]

www.partitodemocratico.it, 27.11.10

 

Carpi, voglia di reagire alla crisi ma cresce la sfiducia

L’on. Ghizzoni ha incontrato artigiani, imprenditori e lavoratori della zona industriale di Cibeno: “Da molti ho sentito paventare conseguenze ancora peggiori per il futuro”. […]

27.11.10

 

L’ambiente dimenticato

 

“Napoli ancora sotto la spazzatura è fallito il miracolo di Natale”, di Cristina Zagaria

Nonostante le ripetute promesse di Berlusconi la situazione non è cambiata. Cumuli ovunque: ieri per le strade della città c´erano 2.200 tonnellate non raccolte. […]

La Repubblica, 21.12.10

 

Emergenza rifiuti a Napoli. C’è un decreto per NON risolverla

Alla Camera gli unici miglioramenti dagli emendamenti PD. Ma la destra boccia quelli per la raccolta differenziata, la legalità e la trasparenza negli appalti. […]

www.partitodemocratico.it, 17.12.10

 

“Rifiuti, la promessa mancata del premier due settimane dopo è ancora emergenza”, di Conchita Sannino

A Napoli serrata dei ristoratori, lungomare listato a lutto per protesta. In strada 1.800 tonnellate di “monnezza”. L´assessore: “Temo un Natale terribile”. […]

La Repubblica, 10.12.10

 

“Il vertice dimenticato di Cancun”, di Mario Tozzi

C’era una volta una bella riunione di uomini di buona volontà che decisero di darsi da fare per ridurre il proprio impatto ambientale sul pianeta. […]

La Stampa, 30.11.10

 

Pari opportunità e diritti, ma non per tutti

 

Napolitano: Italia paese di migranti, immigrati indispensabili per famiglie e imprese

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha salutato la «Giornata Internazionale del Migrante» con il seguente messaggio […]

Il Sole 24 Ore, 19.12.10

 

“La verità sugli immigrati”, di Ignazio Marino

Per lavorare da immigrato avevo fatto anche io il mio test di lingua inglese. Nonostante questo la centralinista dell’ospedale mi riconosceva sempre prima che finissi di dire “good morning” per il mio forte accento straniero. […]

Il Fatto Quotidiano, 14.12.10 

 

“Se il pregiudizio per lo straniero è scritto nei titoli”, di Sergio Luzzatto

«Chi parla male pensa male, e vive male», diceva memorabilmente il Nanni Moretti di Palombella rossa; «le parole sono importanti», «bisogna trovare le parole giuste». […]

Il Sole 24 Ore, 08.12.10

 

“Immigrati e balle mediatiche. C’e` un’Italia che non ha paura”, di Vittorio Emiliani

Dicono che sono una decina di milioni, ma sono la metà. E che arrivano via mare, mentre è solo una minima parte. E che sono concentrati nelle regioni del centrodestra, Ma è in Emilia che sono di più. […]

L’Unità, 02.12.10

 

Oggi più di ieri contro la violenza alle donne

Rimini vieta le pubblicità sessiste Stop alle offese alle donne

Rimini mette al bando le pubblicità sessiste. Il Consiglio Provinciale di Rimini ha approvato il bilancio previsionale 2011 e il piano triennale degli investimenti fino al 2013. […]

L’Unità, 19.12.10

 

“Arriva un “codice rosa” per classificare le violenze in famiglia” di Patrizia Maciocchi

Gharbi Nabila ha ucciso il marito con una coltellata dopo aver subito per anni la sua violenza. […]

Il Sole 24 Ore, 05.12.10

 

Le donne si difendono con le risorse e non solo a parole

L’impegno del Pd nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. “Ancora oggi in Italia una donna su tre è vittima di violenza sessuale e psicologica” […]

25.11.10

 

25 novembre: il vostro modo di dire no alla violenza contro le donne

Una foto, un disegno, un pensiero… una citazione da un libro, da un film o da una canzone… qualcosa che possa riassumere il significato della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che ricorrerà il 25 novembre prossimo. […]

www.pder.it, 25.11.10

 

“Donne violenza e silenzi di governo”, di Roberta Agostini e Federica Mariotti

Sono passati più di 30 anni da quando per la prima volta una telecamera entrò in un’aula giudiziaria nella quale si svolgeva un processo per stupro. […]

L’Unità, 24.11.10

 

Letture per aprire la mente

“Il paese senza politica”, di Tito Boeri

Il distacco degli italiani dalla politica non è mai stato così forte. Ce lo dicono tutti i sondaggi disponibili. […]

La Repubblica, 21.12.10

 

“L´uomo dell´Emergenza”, di Ilvo Diamanti

La verifica parlamentare del 14 dicembre non ha garantito la fiducia al governo. Semmai: la non-sfiducia. Per questo non ha prodotto cambiamenti significativi nel clima d´opinione. […]

La Repubblica, 20.12.10

 

«Mia figlia è una precaria Ha 30 anni e nessun sogno», di Valentina Strada

Una mamma milanese riflette sul futuro della figlia nel giorno del trentesimo compleanno. Ripensa al giorno della nascita e ai presagi di un avvenire felice. […]

Il Corriere della Sera, 18.12.10

 

“La bastiglia del cavaliere”, di Massimo Giannini

Sono bastate appena ventiquattrore, per capire quanto sia posticcio lo «straordinario trionfo» ottenuto l´altroieri da Silvio Berlusconi ai danni del suo nemico Gianfranco Fini. […]

La Repubblica, 16.12.10

 

“Il silenzio della democrazia” di Stefano Rodotà

Abbiamo vissuto il silenzio della democrazia, e questo peserà in futuro, quale che sia l’esito del voto di oggi. […]

La Repubblica, 14.12.10

 

“Se non è libera che ricerca è” Michele Ainis

Un doppio intervento di Elena Cattaneo su «Embo Reports», giornale dell’European Molecular Biology Organization (il primo è un’intervista, il secondo un articolo scritto insieme a Gilberto Corbellini) accende i riflettori della comunità scientifica internazionale sul difficile rapporto fra politica e ricerca in Italia. […]

Il Sole 24 Ore, 13.12.10

 

“2000-2010, Italia sempre peggio. Bilancio di un decennio triste”, di Giovanni Cocconi

Otto anni di governo Berlusconi su dieci: numeri alla mano (di Confindustria) ecco come stiamo. Che questo governo sia o meno arrivato al capolinea, con la fine del 2010 si conclude anche il “decennio berlusconiano”. […]

Europa Quotidiano, 09.12.10

 

“Thyssen, mai più”, di Cesare Damiano

Ricordo come fosse oggi quel giorno di tre anni fa, il giorno della strage alla ThyssenKrupp. Ricordo il dolore che ho provato. […]

Europa Quotidiano, 07.12.10

 

“Le esequie scomposte di un potere defunto”, di Eugenio Scalfari

Il mio tema di oggi è la crisi economica e finanziaria in Europa e in Italia e le sue ripercussioni sulla nostra crisi politica. Ma prima… […]

La Repubblica, 05.12.10

 

“La soluzione è nelle regole”, di Luigi La Spina

Per chi guardi la politica italiana con l’interesse del cittadino, ma anche con l’esperienza della memoria, le vicende di questi giorni non suscitano preoccupazioni. […]

La Stampa, 04.12.10

 

“I teoremi del gran bugiardo”, di Giuseppe D’Avanzo

Berlusconi torna a parlare di complotto: «Qualcuno paga le ragazze per screditarmi», dice. Vero o falso? Abbiamo capito da qualche tempo che al fondo del “caso Berlusconi” c´è «una nuova civilizzazione» che abolisce l´idea stessa di verità. […]

La Repubblica, 30.11.10

 

“Un gruppo di infiltrati a Palazzo Chigi”, di Eugenio Scalfari

L´idea d´un complotto anti-italiano è stupefacente ma non è nuova. Il più illustre predecessore fu Benito Mussolini che la lanciò nel 1935, all´epoca delle sanzioni che ci furono comminate dalla Società delle Nazioni per la nostra aggressione contro l´Abissinia. […]

La Repubblica, 28.11.10

 

“Generazione derubata”, di Curzio Maltese

Otto mesi di proteste dell´università contro la legge Gelmini erano passati inosservati sui media italiani. Fino a quando una matricola ha lanciato ai professori l´idea di «fare come gli operai» e salire sul tetto della loro fabbrica, la facoltà di architettura. […]

La Repubblica, 26.11.10

 

“Il gioco dell’oca dei partiti”, di Michele Ainis

A riascoltarla adesso, la Grande promessa di semplificazione che ha inaugurato la legislatura suona come un Grande imbroglio. Sono trascorsi due anni, sembrano due secoli. […]

La Stampa, 26.11.10 

 

Interrogazioni presentate in novembre e in dicembre

 

Interrogazione sul ritardo nella nomina del Comsiglio direttivo dell’Anvur – Atto n. 5-03986 del 16 dicembre 2010

 

Interrogazione sugli Europei di Tiro previsti a Brescia nel futuro marzo 2011- Atto n. 5-03973 del 15 dicembre 2010

 

Interrogazione sul secondo bando del programma “Futuro in ricerca” – Atto n. 5-03962 del 14 dicembre 2010

 

Interrogazione sui docenti abilitati alla classe di concorso A071 – Atto n. 4-09940 del 13 dicembre 2010

 

Interrogazione sul taglio delle risorse destinate alle Istituzioni culturali- Atto n. 5-03856 del 18 novembre 2010

 

Interrogazione sui rilievi mossi dal Ministro allo schema di nuovo Statuto del CNR – Atto n. 5-03731 del 9 novembre 2010