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Milleproroghe. Fondo da 400 milioni al 5 per mille

Approvato il decreto legge: nel pacchetto solidarietà cento milioni a ricerca e assistenza sulla Sla; i soldi recuperati dai tagli all’editoria ed alle tv locali. Confermati per sei mesi gli incentivi al cinema, ma saltano i soldi per il Fondo unico per lo spettacolo e il piano Pompei. Gli obblighi fiscali slittano per gli alluvionati del Veneto e non per i terremotati dell’Aquila

Fondo da 400 milioni al 5 per mille Proroga per le “case fantasma” Il ministro Giulio Tremonti
ROMA – Arrivano 300 milioni per il cinque per mille ed altri 100 sono destinati a interventi in tema di sclerosi laterale amiotrofica (Sla) per ricerca e assistenza domiciliare dei malati. E’ una delle misure contenute nel cosiddetto decreto Milleproroghe approvato oggi dal consiglio dei ministri. Nel testo si legge che “le risorse complessive destinate alla liquidazione della quota del 5 per mille nell’anno 2011 sono quantificate nell’importo di euro 400.000.000; a valere su tale importo, una quota pari a 100 milioni di euro è destinata a interventi in tema di sclerosi amiotrofica per ricerca e assistenza domiciliare dei malati”.

Tagli a editoria. I soldi per finanziare il 5 per mille saranno reperiti, in parte, attraverso il fondo sociale contenuto nella legge di stabilità e in parte sottratti a voci come l’editoria e le emittenze tv e radio. In particolare 50 milioni arriveranno dal taglio del sostegno all’editoria, altri 45 milioni dalle risorse per l’emittenza tv e radio. Altri 50 milioni dovrebbero arrivare dal fondo istituito con la manovra di luglio, che prevede la dotazione della stessa somma “al fine di agevolare i piani di rientro dei Comuni per i quali sia stato nominato un commissario straordinario”.

Missioni all’estero. Deciso anche il rifinanziamento degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonchè le missioni internazionali delle forze armate e di polizia.

Case fantasma.
Il governo ha stabilito la proroga per la regolarizzare delle cosiddette “case fantasma”. Il termine del 31 dicembre 2010 attualmente previsto slitta al 28 febbraio 2011, mentre resta ferma la facoltà per l’agenzia del territorio di procedere, a partire dal 2 gennaio 2011, con tutte le azioni propedeutiche all’attribuzione della rendita presunta, con oneri a carico dell’interessato.

Pompei, piano stralciato. Il Piano straordinario per Pompei, portato al consiglio dei ministri dal ministro Bondi, alla fine è stato stralciato dal decreto Milleproroghe. Il motivo risiederebbe nel carattere “troppo ordinamentale” del provvedimento stesso. Bondi si è augurato che il Piano possa essere velocemente convertito in sede di discussione alla Camera e al Senato. Il piano prevedeva, fra l’altro, la proroga di un anno per assorbire dalle graduatorie valide ed entro certi tetti di spesa, nuovo personale per il sito archeologico di Pompei.

Incentivi al cinema. Gli incentivi al cinema vengono prorogati fino al 2013, ma con un giallo sul finanziamento. Il testo arrivato in consiglio dei ministri prevedeva che la copertura (90 milioni) dovesse essere assicurata da un sovrapprezzo di un euro sul biglietto d’ingresso. Per il triennio 2011-2013 era infatti previsto “l’accesso a pagamento nelle sale cinematografiche o in altri luoghi per assistere a spettacoli cinematografici, un contributo speciale a carico dello spettatore pari a un euro, da versare all’entrata del bilancio dello stato”. Un’ora dopo, però, il ministero per i beni culturali conferma la proroga “sino al 30 giugno 2011 delle misure di tax credit e tax shelter in favore dell’industria cinematografica”, ma “smentisce categoricamente” il “contributo speciale di un euro sui biglietti di ingresso nelle sale cinematografiche”. Identica smentita arriva poco più tardi dal ministero dell’Economia. Nulla si dice sulla copertura finanziaria degli interventi, in compenso tre ore dopo il ministero dei Beni culturali annuncia che, come il piano per Pompei, dal Milleproroghe è saltato anche il reintegro per il Fondo Unico dello spettacolo (Fus), che resta dunque alla cifra di 258 milioni di euro.

Disastri e tasse. Il Milleproroghe prevede lo slittamento al 30 giugno 2011 dei versamenti fiscali per gli alluvionati del Veneto. Mistero invece per le popolazioni terremotate dell’Aquilano. Secondo indiscrezioni commentate dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, la proroga non riguarderebbe gli aquilani che quindi sarebbero tenuti a restiture le tasse sospese sin dal 1° gennaio 2011. “Dalle prime notizie sembrerebbe che nonostante le ripetute rassicurazioni e dichiarazioni del presidente Berlusconi – dice il sindaco Cialente – , i residenti dei Comuni del cratere sismico non avranno la proroga nella restituzione delle tasse. Se queste indiscrezioni trovassero conferma, ci troveremmo di fronte a una decisione incredibile, assurda, ingiusta, inaccettabile”. Cialente preannuncia una mobilitazione se l’esclusione dell’Aquila sarà confermata.

Studi di settore. Il decreto proroga al 2011 i termini per approvazione degli studi di settore. Il termine del 31 dicembre, si legge, “opera altresì per gli anni 2011 e 2012. Conseguentemente per l’anno 2011 i termini finali di redazione del piano della performance e della relativa relazione sono differiti per le Agenzie fiscali, rispettivamente al 31 luglio e al 31 dicembre del medesimo anno”.

Roma, meno assunzioni in Comune. Le risorse destinate alle nuove assunzioni al Comune di Roma saranno ridotte nella misura necessaria per pagare lo stipendio del commissario straordinario nominato dal governo per il Piano di rientro del debito del Comune e per garantire il funzionamento del suo ufficio. Il dl Milleproroghe prevede inoltre che tali spese non possano superare i 2,5 milioni di euro annui.

Ecobonus trasporti. Resterà per tutto il 2011, ma ridotto a 30 milioni di euro, l’ecobonus a favore degli autotrasportatori che scelgono di percorrere determinate tratte utilizzando le navi anziché le autostrade. La norma, volta a incentivare l’intermodalità e in particolare le cosiddette autostrade del mare, è contenuta nella bozza del Milleproroghe entrata al consiglio dei ministri.

Fuori è rimasto anche il bonus sui carburanti per il quale le associazioni dei benzinai decideranno nelle prossime ore se proclamare uno o più scioperi nel periodo delle feste.

Intramoenia allargata. La libera professione intraospedaliera ‘allargata’, cioè svolta in strutture alternative per mancanza di spazi in quelle ospedaliere, potrà essere svolta per un altro anno. Il ministero del Salute rende noto infatti che slitta al 31 gennaio 2012 “il termine per riportare all’interno delle aziende sanitarie e regolamentare le attività libero-professionali intramurarie, svolte in molte Regioni all’esterno per mancanza di spazi”. Dalla Cgil precisano che la proroga in questione “è limitata solo alle aziende che ancora non hanno garantito la libera professione all’interno delle proprie strutture e dovrà quindi essere accompagnata da precisi impegni del governo e delle Regioni per le situazioni di inadempienza”.

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Rifiuti in Campania. Un nuovo bluff

Il nuovo decreto del governo non risolve i problemi ma accerta il fallimento della politica dei miracoli di Berlusconi e Bertolaso. Con 334 voti a favore, 213 contrari e un astenuto, la Camera ha approvato il decreto legge sulla questione dei rifiuti a Napoli. Un provvedimento davvero inutile perché non va a risolvere né l’emergenza né la buona gestione dei rifiuti ma che conferisce solo alcune possibilità al Presidente della Regione e della Provincia di dare le colpe alle amministrazioni non filo-governative.

Il capo della giunta regionale, sentite le Province e gli enti locali interessati, potrà nominare commissari straordinari al fine di garantire la realizzazione urgente dei siti da destinare a discarica e ad impianti di trattamento o di smaltimento dei rifiuti. Un po’ come a dire “non è mai colpa nostra ma solo delle amministrazioni non governate da noi”. Alla Provincia di Napoli verranno trasferite le funzioni per garantire la funzionalità dell’impiantistica al servizio del ciclo di gestione dei rifiuti. Le colpe ricadranno solo sui Comuni con speciali sanzioni per chi raggiunge gli obiettivi minimi di raccolta differenziata.

Per Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Pd si tratta di un provvedimento poco più che inutile. “Luminarie e rifiuti per le strade, così Napoli e la sua provincia accolgono il Natale mentre dal governo non arriva ancora nessuna soluzione concreta. A due anni e mezzo dal decreto emergenza, dai poteri straordinari a Bertolaso, dai tanti miracoli più volte annunciati da Berlusconi, è stato approvato oggi alla Camera con il voto contrario del Partito democratico un decreto che nulla risolve, né nell’emergenza mai finita né nell’avviare il ciclo ordinario di gestione dei rifiuti. Ancora si parla di come avviare la raccolta differenziata, come realizzare gli impianti, come individuare le discariche ma non c’è alcuna certezza nella più totale approssimazione del governo e del ministro dell’ambiente. Il governo sceglie di tornare a non ben identificati commissari invece di affidare ai comuni, come avviene in tutta Italia, i compiti fondamentali di gestione del ciclo dei rifiuti e a dare piena responsabilità al presidente della regione, all’interno del piano regionale, nell’individuazione delle discariche secondo criteri tecnici rigorosi. L’urgenza che ha richiesto un decreto legge e che è sotto gli occhi di tutti avrebbe imposto norme immediatamente operative, innanzitutto per individuare da subito i luoghi dove sversare con certezza i rifiuti che restano nelle strade di Napoli e della provincia e per evitare che la situazione precipiti con la prossima saturazione delle discariche ancora attive. Ancora una volta dal governo Berlusconi arrivano solo norme confuse in attesa del prossimo annuncio propagandistico”.

Per Alessandro Bratti, responsabile politiche per la gestione dei rifiuti, del Pd, “la camera ha approvato oggi con il voto contrario del Partito democratico un decreto inutile in cui nessuno si prende delle responsabilità vere. L’unico risultato che porta è la dichiarazione manifesta da parte del governo stesso del fallimento della politica impostata da Bertolaso: tre discariche tolte rispetto a quelle indicate nel decreto 90 che gli affidava poteri straordinari e nessuno dei termovalorizzatori, fin qui promessi ma non realizzati. E’ come il gioco dell’oca, si ricomincia di nuovo, sulle spalle di napoli, della sua provincia, del paese tutto”.

“I miracoli annunciati tante volte da Berlusconi non ci sono stati e non ci saranno, l’emergenza rifiuti in Campania non è mai finita, nonostante che il governo ne abbia dichiarato per decreto la cessazione. Questo decreto è una grande occasione perduta per individuare soluzioni stabili, definitive, certe ed adeguate”. Lo ha detto alla Camera Tino Iannuzzi, deputato Democratico, illustrando i motivi del voto contrario del Pd al decreto.

“Viene decapitato il ruolo dei comuni – ha spiegato Iannuzzi – ai quali è irragionevolmente sottratta ogni competenza per la gestione del ciclo dei rifiuti e persino per la gestione e riscossione di Tarsu e Tia, a beneficio delle province, una soluzione che contrasta con il ruolo costituzionale e legislativo dei comuni. Per le discariche si compie un grave passo indietro, con la previsione della nomina di commissari per nuovi siti. Così si verifica un’ingiustificata ed irresponsabile abdicazione del presidente della Regione, che rinuncia ad una sua competenza fondamentale e prioritaria da esercitare nel rapporto con i presidenti di provincia e in vista del piano regionale sui rifiuti. Sono state respinte le nostre proposte per introdurre norme ingenti e vincolanti sulla raccolta differenziata, con adeguate e rigorose sanzioni per i comuni inadempienti. Sono state ridotte le risorse, peraltro in concreto, non ancora assegnate, per le bonifiche e compensazioni ambientali. Gli unici correttivi al decreto derivano dall’approvazione degli emendanti del Pd, con la conservazione in via transitoria per il 2011 delle competenze in capo ai comuni e con l’obbligo per il presidente della regione di nominare commissari straordinari per i termovalorizzatori di Salerno e Napoli. Con questo decreto non si risolve nessun vero problema, la crisi – conclude – è destinata ad aggravarsi”.

A.Dra

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Fisco. L'alternativa passa da qui

Alla Camera è approvata la mozione presentata da Bersani sulla riforma del fisco. Il Pd si conferma la più grande alternativa al berlusconismo.
Che la riforma del fisco sia urgente e che la proposta del Pd vada nella giusta direzione per migliorare il sistema impositivo sono stati, finalmente, due concetti accolti anche dalla maggioranza. Oggi con voto bipartisan, la Camera ha approvato la mozione presentata dal segretario Pier Luigi Bersani che impegna il governo a una politica di riforma fiscale.

È stata una vittoria per il Partito democratico che, all’opposizione, non limita il suo ruolo di controbilanciamento ma si conferma la vera e unica alternativa politica e programmatica per le riforme che servono al Paese per la ripresa economica e sociale.

Leggi i tre punti fermi per la riforma fiscale.
“Il fisco e la sua irrinunciabile riforma è per il Pd un pilastro. Per questo l’approvazione della mozione Bersani oggi alla Camera rappresenta un passo in avanti fondamentale. Proseguiremo in quella direzione perché finché non vi sarà un fisco diverso il nostro Paese non ritroverà la strada della crescita”. Questo è stato il primo commento di Enrico Letta, vicesegretario del Partito democratico dopo l’approvazione della mozione del Pd.

Dello stesso parere anche Rosy Bindi, presidente Assemblea nazionale del Partito Democratico. “L’approvazione alla Camera sulla nostra mozione che rilancia le proposte dell’Assemblea nazionale del Pd sul fisco dimostra che la nostra alternativa è seria e credibile. Si può cambiare lavorando nell’interesse delle famiglie e delle imprese. Il Pd conferma il suo profilo riformatore e l’efficacia della sua iniziativa politica e parlamentare, in grado di incalzare il governo su una materia decisiva per realizzare maggiore equità, colpendo le rendite e le speculazioni finanziarie, e contrastando l’evasione fiscale, per sostenere i consumi e la crescita. Il voto di oggi smentisce anche quanti in queste settimane si sono esercitati nel fare la caricatura del nostro partito, la nostra opposizione non è mai pregiudiziale ma è sempre ancorata a proposte concrete per il futuro del Paese.

Per Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del Pd “il voto favorevole e bipartisan alla Camera sul progetto di riforma fiscale preparato dal Partito Democratico, discusso e approvato dall’assemblea nazionale di Varese e poi trasformato a Montecitorio nella mozione del gruppo Pd, primo firmatario Pier Luigi Bersani, è la dimostrazione di che cosa significhi lavorare per il Paese, preparare e dare risposte ai problemi concreti dell’Italia, fare iniziative riformiste.”

“Basta dunque con le chiacchiere, con le piccole diatribe tutte chiuse su problemi politicisti, con le polemiche di schieramento. Come dimostra questo risultato, – continua Fassina – paga il lavoro approfondito. La capacità di elaborare proposte serie e costruttive. La capacità di trasformarle in iniziative parlamentari.”

“Con questo voto il Partito democratico ha dimostrato, nei fatti, che è la vera alternativa per uscire dal berlusconismo e dai danni provocati dalla destra in tanti anni di gestione asfittica dell’economia e della società.”

Anche per Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, “il via libera bipartisan alle mozione Bersani sulla riforma del fisco dimostra che il Pd avanza le giuste soluzioni per uscire dalla palude economica in cui il Paese è finito a causa del governo e che ha quindi tutte le carte in regola per essere l’alternativa alla destra. Questa vicenda dimostra anche che quando si lavora con serietà sui contenuti, si ottengono i risultati. Il programma del Pd sul fisco e su altri temi sarà uno dei contenuti di base sui quali costruire le alleanze per l’alternativa”.

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“Solidarietà ai vigili del fuoco modenesi e carpigiani che lamentano i gravi problemi di organico”

L’On. Manuela Ghizzoni del PD interviene sui gravi problemi di organico del distaccamento dei vigili del fuoco di Carpi. “Sulle carenze di organico a Carpi è dall’estate del 2009 che attendiamo una risposta dal Governo”. “Le proteste dei vigili del fuoco di Carpi riprese dalla stampa sono più che comprensibili: il distaccamento è sotto organico, sia a livello provinciale che locale – commenta la deputata del PD Manuela Ghizzoni – nel luglio del 2009 ho presentato insieme al collega Miglioli un’interrogazione in Parlamento. Attendiamo ancora una risposta e chi ha la competenza per intervenire non ha fatto nulla, disinteressandosi completamente dei problemi delle comunità locali coinvolte”.

“Al fine di garantire ai cittadini un servizio rapido ed efficace, nella provincia di Modena il sistema di soccorso è stato nel tempo improntato al decentramento dei punti di erogazione e alla collaborazione tra il Comando dei Vigili del Fuoco, gli enti locali e la Regione e il personale stesso dei Vigili – ricorda Ghizzoni – Oggi l’obsolescenza dei mezzi e la carenza di personale, in analogia a quanto accade per il comparto a livello nazionale, rischia di compromettere l’efficacia di tale sistema. In particolare, il distaccamento dei Vigili del fuoco di Carpi, istituito nel 1969, si riferisce ad un bacino di utenza di 170 mila persone – prosegue la deputata – poiché l’area di diretta pertinenza comprende i comuni di Carpi, Soliera, Novi, Bomporto, Bastiglia, Correggio, Rio Saliceto, Rolo e l’autostrada A22, e il personale del distaccamento è coinvolto anche nelle operazioni di soccorso su tutta la provincia ogni qual volta se ne renda necessario”.

“Come segnalato dai vigili sulla stampa, la carenza di organico non consente la predisposizione contemporanea di due squadre: pertanto, in caso di intervento, il distaccamento viene chiuso perché manca il personale per presidiarlo – spiega Ghizzoni – Il distaccamento di Carpi è inoltre caratterizzato da un parco mezzi obsoleto”.
“Da luglio 2009 attendiamo che il Ministro si degni di rispondere alla nostra interrogazione. In considerazione del bacino di utenza e del territorio di competenza sarebbe necessario elevare il distaccamento del Corpo nazionale dei vigili del fuoco di Carpi da D2 a D3 e procedere con l’assegnazione del relativo personale (48 permanenti) – conclude la deputata -, al fine di consentirne il corretto funzionamento a garanzia di un soccorso rapido ed efficace È l’ennesima prova del disinteresse che a Roma il Governo ha nei confronti dei territori locali”.

"Un patto per l’opposizione", di Aldo Schiavone

«Chi parla di vittorie? Sopravvivere è tutto»: il desolato verso dal Requiem di Rilke descrive perfettamente la condizione in cui oggi si trova Silvio Berlusconi. Andare comunque avanti, restare in piedi a tutti i costi, anche se ciò significa mettere sotto sequestro la politica italiana.
La cosa più grave è che tutto questo accade in una congiuntura assai aspra e difficile della vita nazionale, quando la durezza mal fronteggiata (non solo in Italia) della lunga recessione economica si sta trasformando in una crisi sociale sempre più severa, che espone a rischi drammatici la tenuta d´insieme del nostro tessuto civile. Il pericolo di una nuova povertà – tanto più micidiale quanto più inattesa – sovrasta ormai centinaia di migliaia di famiglie di ceti medi e di classe operaia, che mai avrebbero pensato di ritrovarsi così esposte. E un´intera generazione di giovani sta facendo conti feroci con un mercato del lavoro che toglie ogni giorno speranze e respiro. Si stanno dissipando potenzialità enormi: e la perdita prima o poi sarà pagata.
Di fronte a una simile emergenza, il primo impegno di un´opposizione degna di questo nome è di riuscire a trasformare la percezione acutissima e diffusa di un disagio sociale crescente, in una precisa domanda politica di cambiamento. Non è tempo di rassegnarsi. Mi pare che Bersani e Casini abbiano ben presente questo nesso e la sua urgenza.
Che Berlusconi, nelle condizioni politiche in cui si trova possa governare seriamente il Paese, è da escludere con assoluta certezza. Non vi è riuscito quando – appena una manciata di mesi fa – aveva un´autostrada aperta davanti, ed è finita come abbiamo visto; figuriamoci adesso. Non c´è terzismo che possa tenere di fronte all´evidenza. L´Italia ha bisogno di un altro governo, se vuole salvarsi. Sorprende e sconforta che una parte delle gerarchie cattoliche siano esitanti, e sembrino ancora attardarsi a voler offrire una sponda per una continuità che potrà portare solo nuove disgrazie. Ci pensi bene la Chiesa: il futuro dell´Italia passa per altre strade. Il presidente del Consiglio non è il male minore. È solo l´uomo del disastro.
Un altro governo, ma quale? La nebulosità su questo punto non ha aiutato la mozione di sfiducia. E allora? Dal berlusconismo non si può uscire restando nel recinto del centrodestra, gestendo il passaggio solo nell´ambito dell´attuale maggioranza. D´altra parte, sperare di condizionare Berlusconi rimanendo nel raggio di un´alleanza con lui, sarebbe, da parte di Fini e Casini, un´illusione rovinosa, che il premier stesso non autorizza minimamente quando dice di volere dalla sua parte i singoli parlamentari di centro o di Fli, e non i partiti. E perciò, se vogliono trovare un indirizzo e un percorso, devono accettare, per ora, di trattare oltre i loro confini “naturali”. Ma anche a sinistra non vi sono forze sufficienti per condurre in autonomia un´azione decisiva. Le combinazioni proposte affannosamente da Di Pietro non andrebbero, oggi, molto lontano. E la presenza sulla scena di un “terzo polo”, con una sua capacità di attirare consensi, respinge sullo sfondo qualunque, pur lodevole, “vocazione maggioritaria”.
Dunque, fin quando Berlusconi rimarrà in campo dobbiamo lavorare per collegare – provvisoriamente ma credibilmente – questo abbozzo di nuovo centrodestra che sta nascendo, con l´abbozzo di centro sinistra che è tormentosamente vissuto in questi anni. La saldatura potrebbe avvenire intorno a pochissimi punti dettati dall´emergenza: legge elettorale, e misure d´urgenza intorno al nodo famiglie-fiscalità-lavoro, affidati a un Primo ministro di garanzia.
Pensare ad altre soluzioni sarebbe adesso solo velleitario e impraticabile, e non allontanerebbe il Paese dall´abisso. Una volta sgombrato il campo dalle macerie del semi-regime che ci sta avvelenando – sì perché di questo si tratta, di un semi-regime, quando un uomo, un solo uomo, fa della sua personale sopravvivenza politica la ragion d´essere strategica e ideale (se si può dir così) di un´intera maggioranza – una volta liberato il campo, ognun per sé, verso un nuovo e finalmente maturo bipolarismo.
Non vedo altra strada, e so bene che si tratta di un cammino arduo. Lo ostacolano pregiudizi, ambizioni, diversità strutturali non meno che di culture e di stili. Se vi sono idee migliori è il momento di avanzarle. Ma senza finzioni e doppie verità. La minaccia è enorme: che la fase senile del berlusconismo trascini con sé il Paese nel baratro.
«Dopo di me il diluvio»: lo abbiamo già sentito.

La Repubblica 22.12.10

L'indagine della Camera sugli alunni stranieri: Prof soli

Prosegue alla Camera l’indagine conoscitiva sulle problematiche connesse all’accoglienza degli alunni con cittadinanza non italiana nel sistema scolastico italiano: seguito esame del documento conclusivo. Sul piatto numerose questioni che riguardano sia l’inserimento scolastico degli immigrati, sia gli insegnanti.

In particolare, l’indagine ha evidenziato come “gli aggiornamenti offerti agli insegnanti in servizio siano spesso fatti da tante realtà e associazioni, ma rimangono nella sfera del “fai da te” e non sono arrivati ad essere competenze ordinarie, generalizzate, strutturali del sistema scolastico italiano”. Per passare a un approccio strutturale occorre, dunque, “affrontare seriamente la formazione iniziale di tutto il personale, i protocolli di accoglienza, l’apprendimento della lingua italiana, il coinvolgimento di tutti i genitori, il lavoro di rete nelle comunità’ locali e, in ultimo, anche il contenuto dei saperi”.

Nel corso dell’indagine conoscitiva, la Commissione “ha capito che questo è un grande onere richiesto alla scuola e si potrebbe essere tentati di affermare che sia uno dei tanti oneri della scuola di questo tempo. Il contesto in cui si fa scuola non è secondario, non è una variabile indipendente e ha anche conseguenze sullo sviluppo economico, sociale e culturale dell’intero Paese. La scuola deve quindi essere in grado di far affrontare alle nuove generazioni questo approccio con il mondo globale, in modo che non vi sia un effetto Torre di Babele, ma siano date solide basi culturali che permettano di capire le lingue e le culture degli altri senza perdere le proprie”.

da TuttoScuola 22.12.10

Marchionne: «Per Mirafiori fermi sulla nostra proposta», di Giuseppe Vespo

Non ci sono margini per trattare: sul futuro di Mirafiori, dice Sergio Marchionne, «noi la proposta l’abbiamo fatta il tre dicembre. È sul tavolo. Cerchiamo di non perdere questa occasione». Soprattutto: «Non si può ritardare la decisione, ci sono scadenze industriali che premono e investimenti che devono partire, al più presto». Ha fretta l’ad del Lingotto, tornato ieri dagli States, volato a Roma per i funerali di Tommaso Padoa-Schioppa e poi rientrato a Torino per gli auguri al management della casa automobilistica. È qui che, insieme alle buone feste, ribadisce la sua indisponibilità a trattare sulle condizioni poste per far arrivare nel capoluogo piemontese il miliardo di euro necessario a rilanciare le sorti della fabbrica Fiat.

REFERENDUM Marchionne offre un aumento della produttività e dei salari ma, com’è noto, vuole gestire lo stabilimento con le mani libere. Con un contratto ad hoc, svincolato da quello nazionale delle tute blu del 2009: una sorta di Pomigliano bis. La cosa però non va giù ai sindacati, alla Fiom-Cgil ma anche a Fim-Cisl e Uilm-Uil, che quel contratto nazionale l’hanno rinnovato un anno fa insieme a Federmeccanica. Egli stessi industriali, in difficoltà di fronte alla minaccia di una fuoriuscita di Fiat dalla loro organizzazione, hanno costituito un tavolo con Fim-Cisl e Uilm-Uil per trovare regole specifiche per il settore dell’auto. Il confronto è solo all’inizio, e le trattative riprenderanno il 24 gennaio. Su Mirafiori però il manager vuole chiudere in fretta: dice di sì anche all’ipotesi di un referendum dei lavoratori, «ma se il risultato è 51% no e 49% si ce ne andiamo»; considera il suo piano «qualcosa di unico: la possibilità di produrre a Torino 280mila Suv di classe superiore da destinare ai mercati di tutto il mondo. Mi auguro di cuore – aggiunge – che sia possibile dare certezze ai nostri lavoratori e garantire loro un futuro». La risposta dei sindacati è immediata: «Consideriamo le dichiarazioni di Marchionne una sollecitazione alla ripresa della trattativa», risponde Giuseppe Farina, della Fim-Cisl, che annuncia per oggi la richiesta alla Fiat di un incontro. Sulla stessa linea Rocco Palombella, segretario Uilm, che dice di accettare la «provocazione » del manager. Mentre Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom, dice: «Se Fiat riapre il negoziato ci saremo. Ma per noi gli investimenti e la flessibilità di cui parla Marchionne non hanno bisogno di deroghe o intese come quelle di Pomigliano ». La speranza dei sindacalisti è che la trattativa possa chiudersi entro Natale, così come ha auspicato anche il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Ottimistiche sono sembrate anche le previsioni per Termini Imerese e la fabbrica palermitana che dalla fine del 2011 smetterà di assemblare auto del Lingotto: all’incontro tra romano tra le parti sociali e il ministro Paolo Romani si è parlato delle possibilità di sviluppo dei sette progetti presentati da chi è interessato a rilevare l’area Fiat in Sicilia. Due delle sette proposte riguardano il settore dell’auto. Ma c’è spazio per tutti. Romani ha assicurato che a gennaio «sarà siglato l’accordo di programma e che gli occupati previsti saranno superiori agli attuali ». Oggi a Termini sono 2mila i lavoratori. I nuovi progetti ne potrebbero assicurare più di 3mila. Per ora è solo un augurio.

L’Unità 22.12.10