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"Un muro tra il Palazzo e la strada", di Miguel Gotor

Il fatidico 14 dicembre consegna uno scenario prevedibile, quello di un “governo Cepu” costretto a tirare a campare, almeno fino al pronunciamento della Consulta. Piuttosto la novità è un’altra ed è giunta inattesa: Roma è stata messa a ferro e fuoco e vive ore che sembrano staccate da un album di fotografie del 1977. Con una differenza però: allora il bersaglio erano il Pci e i sindacati, la Democrazia cristiana e i fascisti, oggi lo è il Palazzo nella sua interezza come metafora della politica. I deputati, dopo il voto alla Camera sulla sfiducia al governo, sono rimasti asserragliati in Parlamento e purtroppo non esiste immagine più adatta per descrivere la situazione attuale.
Certo, la crisi economica che si prolunga induce a radicalizzare il conflitto sociale. Certo, la mancanza di un gruppo parlamentare alla sinistra del PD in grado di offrire rappresentanza istituzionale a quanto di tumultuoso si agita nella società non fa che aumentare le difficoltà presenti, ricordandoci gli ultimi sciagurati effetti di un bipolarismo forzoso, imposto con l’inganno del voto utile.
Ma il vero problema è un altro: oggi tra politica e società si distende un deserto vasto e sconosciuto ove sta germogliando il fiore nero della violenza. Bisogna anzitutto isolare i Black Bloc e spiegare che fanno il gioco della reazione in quanto è facile prevedere che i disordini odierni saranno sfruttati da chi ha bisogno come il pane di un clima di emergenza per lucrare nuovo consenso intorno a un blocco d’ordine. In tanti soffieranno sul fuoco e sarà difficile comprendere la direzione del vento: la guerriglia romana di oggi nuoce al movimento degli studenti e alla protesta di quanti scelgono legittimamente la manifestazione di piazza per protestare in modo pacifico contro l’attuale governo. Se ne è avuto palpabile e paradossale sentore nella capitale quando gli studenti sono entrati nei negozi appena sfasciati dalla furia anonima e senza insegne dei Black Bloc per scusarsi con i commercianti. Ma una simile confusione delle lingue non porta lontano, anzi lo spettro del G8 di Genova si avvicina pericolosamente: ci siamo già dimenticati quali furono i drammatici effetti dell’infiltrazione dei miliziani travestiti? Chi sono? Da dove vengono? Chi li manovra? Perché possono attaccare all’improvviso e sparire nell’impunità?

In queste ore servono soprattutto senso di responsabilità e nervi saldi: speriamo che quella di ieri sia stata solo una fiammata perché la situazione rischia di raggiungere un livello di allerta difficilmente sostenibile nell’attuale quadro politico e con un governo tanto debole e dal futuro incerto. L’emergenza chiama da sempre altra emergenza e poi, quando si vota, di solito vince chi è in grado di garantire l’ordine nel modo più rapido ed efficace. Sarebbe bene non dimenticarlo.

Il Sole 24 Ore 15.12.10

"Torna in pista il ddl Gelmini. Con i tempi contingentati", di Ro. Ci.

Oggi la conferenza dei capigruppo. Martedì prossimo la legge in Aula. La Flc Cgil: ritirare il provvedimento. La conferenza dei capigruppo al Senato è stata convocata stamattina per incardinare la riforma Gelmini dell’università. Il giorno prescelto per la discussione generale sul provvedimento sarà con ogni probabilità martedì prossimo. Il voto finale dovrebbe essere previsto per il giorno dopo. La decisione è stata annunciata a poche ore dalla fiducia che il governo ha ottenuto alla Camera, rispettando l’intesa raggiunta in una precedente riunione dei capigruppo di palazzo Madama mercoledì 2 dicembre. Le violente polemiche che hanno contrapposto ieri il Popolo della libertà al gruppo di Futuro e Libertà a Montecitorio non hanno dissolto il clima d’intesa maturato durante l’iter sofferto, polemico e interminabile del Disegno di legge che cambierà il profilo e la sostanza dell’università italiana. In controtendenza rispetto ad una maggioranza che si è appena dissolta, e a un governo in grave crisi di direzione politica, quello dell’università resta un terreno dove è ancora possibile trovare un accordo e un consenso tra l’opposizione (quella dei finiani) e il partito di Berlusconi. «Siamo consapevoli – ha affermato il plenipotenziario Fli agli affari universitari Giuseppe Valditara – che nonostante le pecche, la scarsità dei finanziamenti, il Ddl resta nel complesso un buon provvedimento».
Il disegno di legge era stato approvato alla Camera lo scorso 30 novembre in un clima segnato dalla doppia bocciatura del governo sugli emendamenti presentati proprio da Futuro e libertà. La pesante sconfitta subita ieri da questo partito che aveva scommesso tutto sulla sfiducia al presidente del Consiglio non ha fatto arrestrare i suoi esponenti dal continuare a proporre nuovi emendamenti. In maniera surreale, Fabio Granata è intervenuto sulla scena del delitto proponendo nuovi correttivi ad una riforma di cui ha da tempo elencato i limiti. «L’università è una questione delicata – ha riconosciuto – Al Senato vedremo di presentare emendamenti ad esempio sul Cepu». Vale a dire sul segmento telematico denominato E-Campus di un’azienda universitaria privata alla quale sono stati riconosciuti i requisiti per ottenere il finanziamento dello Stato.
È ricominciato intanto il ballo delle cifre da destinare ad una riforma che non ha una copertura finanziaria. La commissione Istruzione del Senato ha approvato nel pomeriggio di ieri il parere favorevole allo schema di decreto ministeriale sulla ripartizione del Fondo ordinario per l’università. Il presidente della commissione Guido Possa (Pdl) ha apprezzato l’aumento della dotazione del fondo a 1,769 miliardi di euro. Nel 2009 ammontava a 1.642 miliardi. Cifre che dovranno essere verificate nei prossimi giorni. Domenico Pantaleo, segretario della Flc-Cgil – è tornato a chiedere il ritiro del Ddl. «Se così non fosse – ha detto – Flc sarà a fianco dei ragazzi che rivendicano pacificamente un futuro migliore, partendo dalla difesa del diritto allo studio».

Il Manifesto 15.12.10

"Il muro tra politica e Paese", di Mario Calabresi

La politica chiusa nel Palazzo consuma la resa dei conti che aspetta da mesi: grida, si insulta, si conta e poi festeggia. Fuori la città brucia. Le porte del Palazzo vengono sprangate, a separare due mondi che sembrano vivere in galassie lontane anni luce.

Le colonne di fumo, le esplosioni, il clangore degli scontri, i sampietrini che volano, i caschi, le mazze, ci parlano naturalmente del passato, ci fanno pensare agli Anni Settanta, ma non è lì che dobbiamo andare per capire. Meglio guardare a Londra, ai ragazzi che assaltano le banche, che colpiscono l’auto di Carlo e Camilla, alla Grecia dei fuochi in piazza, a tutti i giovani fuori controllo che non hanno più nessun rapporto con i partiti e le loro mediazioni ma puntano allo sfascio, convinti di avere il diritto di sfogare in piazza la rabbia per una vita che si preannuncia precaria.

Le immagini di Roma fanno spavento e raccontano in modo esemplare la distanza tra una politica rinchiusa in se stessa, nei suoi riti più deteriori, e un Paese che sbanda, si incattivisce e non ha più né sogni né una direzione. I ragazzi che giocano alla guerra col casco, la benzina, il passamontagna e i bastoni non rappresentano certo gli italiani, ma la politica dovrebbe saper guardare oltre quei fuochi per vedere una maggioranza silenziosa e sfinita che non è più nemmeno capace di illudersi.

Invece la politica si blinda, si preoccupa di costruirsi una «zona rossa» per stare al sicuro, per lasciare fuori non solo i facinorosi ma tutti gli italiani, e poi dentro litiga, sbraita, eccita gli animi e non sembra in grado di produrre alcuna soluzione.

Il Paese sbanda perché da troppo tempo non è governato, perché nessuno si preoccupa di affrontare e contenere i massimalismi deliranti, di rassicurare chi ha paura del futuro e di bloccare la violenza che sta tornando a emergere. Non possiamo rischiare di perdere un’altra generazione, anche se parliamo di piccole frange, anche se non siamo al terrorismo e alle pistole.

Il rumore degli scontri di ieri richiede un sussulto di dignità del governo e imporrebbe un cambio di linguaggio delle opposizioni: non si può salire sui tetti o chiamare “cilena” la polizia italiana senza preoccuparsi di fomentare le piazze.

Il 14 dicembre è finalmente passato e Berlusconi è rimasto in sella, vincendo un’altra battaglia della sua guerra totale con Fini. Ma un governo che si salva per tre voti, conquistati nottetempo, ha poco da festeggiare: la sua unica preoccupazione oggi dovrebbe essere quella di riuscire a ritrovare la capacità di ascoltare il Paese e non quella di sopravvivere un giorno in più.

La Stampa 15.12.10

I parlamentari modenesi: un Paese senza guida

Voto di fiducia, la preoccupazione dei 6 eletti alla Camera e al Senato. Al voto in Parlamento sulla fiducia al governo hanno partecipato oggi anche i 6 parlamentari modenesi del Pd: i senatori Barbolini e Bastico, gli onorevoli Ghizzoni, Levi, Miglioli e Santagata. Ecco i loro commenti a caldo al termine delle votazioni in Senato e alla Camera.
Barbolini: “Il voto di oggi, al Senato ma soprattutto alla Camera, certifica la sussistenza del governo ma non l’esistenza di una maggioranza per guidare il Paese. Il dibattito in Senato, dove la fiducia era scontata, ha dimostrato la lontananza di Pdl e Lega dalla grave crisi sociale, economica, morale del Paese. Resta la necessità di una svolta che chiuda la stagione del berlusconismo e restituisca serenità, fiducia e speranza agli italiani. Il Pd continuerà a lavorare per questo”.

Bastico: “E’un voto di fiducia che non garantisce un governo autorevole per il paese. E’ un voto di fiducia che, se non sarà sostenuto da un rapido allargamento della maggioranza, porterà il Paese rapidamente alle elezioni, in un contesto di crisi economica e occupazionale senza precedenti per gravità.
Oggi il Parlamento ha votato in un clima di grande tensione all’interno e all’esterno: una contestazione violenta con lanci di pietre e di bombe carta è giunta fino al Senato, manifestando contro il Parlamento, luogo della democrazia. Si tratta non di studenti, ma di frange di contestatori violenti, che hanno screditato le pacifiche manifestazioni di decine di migliaia di studenti e ricercatori che hanno legittimamente espresso il loro dissenso nei confronti dei tagli del governo e della riforma universitaria”.

Ghizzoni: “La seduta più drammatica della legislatura si é conclusa cosí: sventolio di bandiere italiane e intonazione dell’inno nazionale da parte del Pdl, nel silenzio raggelante della Lega. E’ la perfetta metafora della maggioranza appena confermata, anche attraverso l’ignobile acquisto di deputati, che altrettanto ignobilmente si sono fatti comprare. E da domani si ricomincia. Con il decreto sui rifiuti di Napoli. E il governo é destinato ad andare sotto, perché in realtà la maggioranza politica non c’é più e perché i voti si possono comprare, ma non sempre”.

Levi: “Oggi Berlusconi si è salvato ma i numeri parlano chiaro: la larghissima maggioranza che le elezioni e una indecente legge elettorale gli avevano consegnato appena due anni fa è andata in briciole e si è ridotta a poco più di niente. L’enorme distanza tra quanto era stato promesso e quanto è stato realizzato ha prodotto i suoi inevitabili effetti. L’Italia ha bisogno di cambiamenti per tornare a crescere, per creare lavoro e occupazione. Non potranno mai essere un governo e una maggioranza in agonia a realizzarlo”.

Miglioli: “Brutta pagina nella vita del Paese con un governo che si aggrappa a un’esile maggioranza per restare al suo posto. La sostanza purtroppo non cambia. Con tre voti in più non si può governare e questa crisi è soltanto rinviata. Già dai prossimi giorni sarà chiaro, nel corso dell’attività parlamentare che questo governo non può reggere. D’Altra parte anche le elezioni anticipate sarebbero una inutile scorciatoia di fronte alla gravità delle questioni che sono sul tappeto. Quello che serve è un altro governo con una larga maggioranza che affronti al più presto due o tre questioni urgentissime, a partire dalla legge elettorale”.

Santagata: “La maggioranza si è sfaldata, al di là dei numeri, e il Paese rischia un pericoloso vuoto di governo. Ancora una volta si sono anteposte le esigenze personali ai bisogni degli italiani. Va anche detto che le invettive di Di Pietro contro il presidente del Consiglio non riescono a coprire lo sconcerto per la defezione di alcuni colleghi dell’Idv.

Un Governo clinicamente morto

Il governo ottiene 314 voti. 311 i voti a favore della sfiducia, 2 gli astenuti. Bersani: “Il governo non c’è più. Abbiamo ottenuto il massimo”.(pubblichiamo tutti gli interventi in aula dei nostri senatori e deputati). “Non cambia nulla il Governo non ce la fa. La crisi politica esce drammatizzata”. Cosi’ il segretario del Pd Pier Luigi Bersani commenta la fiducia ottenuta dal Governo.
Bersani rivendica l’impegno del Pd per tentare di far cadere il Governo: ”Abbiamo ottenuto il massimo in questo momento, è un governo clinicamente morto”. Il leader Pd respinge anche ipotetiche accuse di aver sbagliato a dialogare con Fini e Casini: ”Non vedo lo sbaglio, la maggioranza aveva 60-70 voti di vantaggio e ora ne ha solo tre”.

Pier Luigi Bersani intervenendo in aula alla Camera avvisava il premier: “Noi siamo tranquillissimi perché comunque vada oggi per voi sarà una sconfitta, sarà una vittoria di Pirro. Lei, presidente non è più in
grado di governare e con un voto in più insegue l’instabilità pilotata
per guidare la macchina verso le elezioni. Siamo davanti ad un voto incerto, la conta è mobile, certe botteghe non chiudono mai, sono aperte h 24 anche in questi minuti”. Poi ha ricordato che oggi “moderato è chi mantiene la famiglia con 1000€ e non chi porta i capitali all’estero o difende chi infrange le quote latte”.

In Senato Anna Finocchiaro durante la dichiarazione di voto ha replicato ad alcune affermazioni di Berlusconi. Sulla ricostruzione in Abruzzo la capogruppo del PD ha consegnato a Berlusconi una nota che, ha detto, “Eviti di ‘irritare’ ancora di più le vittime del terremoto con le ‘strane’ cose che ha detto ieri. Sull’emergenza rifiuti in Campania sarà bene che la destra non vinca il Comune di Napoli, altrimenti Berlusconi non saprà più su chi scaricare la colpa della sua incapacità. Sulle affermazioni di Berlusconi sul debito pubblico, vorrei ricordare la storia del debito dal 1972, con dati della Banca d’Italia alla mano. Le punte più alte sono del ’96, dopo due anni di Governo Berlusconi, con il 124,5 per cento e oggi, dopo altri due anni e mezzo di governo Berlusconi, con il 121 per cento? L’impennata si ebbe con il governo Craxi ’83-’87. Berlusconi – conclude Finocchiaro – dovrebbe ricordare quegli anni: furono quelli del famoso Dl Berlusconi, due volte reiterato, diventato legge nel 1985 per durare sei mesi e durato fino al 1990. E con il quale, in spregio della sentenza della Corte Costituzionale, si permetteva alle televisioni del premier di trasmettere sul territorio nazionale”.

Già ieri Bersani, ad una cena con oltre 500 imprenditori organizzata dal PD del Lazio, aveva detto: “In ogni caso questo governo finisce. Non garantisce e non può garantire più stabilità al Paese. Questa è veramente una preoccupazione per noi, perchè dovremo prima poi prendere in mano il governo di questo paese e porre rimedio ai danni prodotti da questo governo: evasione, poca crescita, aumento della spesa corrente, meno lavoro, meno attività per le nostre imprese. Non abbiamo paura delle elezioni perchè dopo sedici anni questo paese non ne può più. E’ chiaro che se il governo avesse una maggioranza striminzita avremmo un governo precario. Siamo al tramonto di Berlusconi”.

www.partitodemocratico.it

Mozione di sfiducia: dichiarazione di voto di Pier Luigi Bersani

Signor Presidente, cari colleghi, noi voteremo questa sfiducia con convinzione e con compattezza, secondo le motivazioni che sono state espresse qui dagli onorevoli Letta, D’Alema, Fassino, Veltroni e Bindi, e con argomenti che abbiamo avuto modo di ribadire in una grande manifestazione popolare.
Ho sentito ieri l’onorevole La Loggia dire che è stata una manifestazione malriuscita. Questa è la prova che conferma che lui non c’era. La cosa ci tranquillizza e ci rasserena (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
In questi momenti si dice anche che siamo davanti ad un voto incerto. A pochi minuti dal voto, esso è ancora incerto. La conta è mobile. Certe «botteghe» non chiudono mai, sono aperte H24 anche in questi minuti (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

Tuttavia, questa incertezza, se ci pensiamo, ha una singolare caratteristica: mentre essa per la sedicente maggioranza è motivo di agitazione e di ansia, noi dell’opposizione siamo tranquillissimi. Vede, signor Presidente del Consiglio, comunque vada, per voi sarà una sconfitta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Signor Presidente del Consiglio, qual è il meglio che può aspettarsi da questa giornata? È vendersi per un giorno la vittoria di Pirro, un voto in più dopo averne avuti cento. Non avrà nemmeno l’allegria del naufrago che poi riprende il mare, perché il giorno dopo – ma proprio il giorno dopo! – sarebbe da capo, con la testa sott’acqua. Lei sa meglio di ogni altro che non è più in grado, voto più o voto meno, di garantire la stabilità di Governo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Il voto che disperatamente cerca e che sta cercando anche in questi minuti non è per governare, perché non potrebbe farlo e lo sa benissimo. Lei sta inseguendo, con quel voto in più, un’instabilità pilotata da lei, che le consenta di guidare la macchina verso le elezioni, per cercare una disperata rivincita alla sua sconfitta politica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
Un bell’appuntamento elettorale: Berlusconi sì, Berlusconi no. Come negli ultimi 16 anni: una bella legge elettorale, nominiamo i deputati, con una maggioranza esigua ci prendiamo tutto, chiunque vinca e, senza alcun esito incerto di governabilità, facciamo fare un altro giro così su questa vecchia giostra al nostro Paese. È da irresponsabili (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
Caro Presidente del Consiglio, l’oggetto vero di questi giorni è la sua sconfitta politica, bisogna che se ne faccia una ragione. È incredibile che in tutti i suoi discorsi, compreso quello di ieri al Senato, non vi sia un cenno, un interrogativo per chiedersi come si sia arrivati a questo punto. Come mai avevate un’autostrada davanti e adesso camminate su un filo? Cosa è successo?
Converrà con me che vi sarà una ragione: solo i bambini pestano i piedi, strillano per rifiutare la realtà e dicono che è colpa della strega. Agli adulti non è consentito (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
Ho sentito parlare in quest’Aula di conflitti, complotti, tradimenti e congiure. Ma di cosa stiamo parlando? Quando una nave va e se va, chi è chi si butta giù per salire su una scialuppa? È la nave che non va, sono due anni che vi diciamo che è la nave che non va (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
Avete perso i contatti con la realtà! Ve l’abbiamo detto: vi è uno scarto tra parole e fatti. Avete sacrificato le esigenze del Paese a quelle della vostra propaganda, vi siete avvitati sul problema del capo, mentre il Paese si allontanava, sfiduciato e rabbioso. Questo è il punto! D’altronde, anche ieri lo abbiamo visto: Presidente Berlusconi, mai una parola! Ma vuole dire una parola, una volta, sulla realtà della vita comune? Guardi che non sono mica tutti miliardari in questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Italia dei Valori). Vuole dire una parola?
Ma lei lo sa che, dal 10 gennaio 2011, per i tagli che avete fatto, in metà delle regioni italiane una corsa su un autobus costerà un euro e mezzo? Lo sa lei (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Unione di Centro)? Lo sa cosa costa, in questo momento, un litro di benzina? Lo sa come campano 600 mila cassintegrati? Lo sa cosa stanno pensando i piccoli imprenditori che saltano perché i pagamenti non girano? Ma queste cose le conosce?
Non vi dico di fare dei fatti – sarebbe chiedervi troppo -, ma una parola volete dirla a questa gente? È questo che vi ha rovinanti, è questo il ribaltone! Voi vi siete ribaltati, voi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
È curioso questo dibattito.
Vi è un sacco di moderati in giro e sento un sacco di urla. Io non lo so. Io non so più cosa voglia dire questa parola, francamente. Io propongo una cosa: chiamiamo «moderato» quello che riesce a tirare avanti la famiglia con mille euro al mese, tira la carretta e sta zitto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), e smettiamola di chiamare moderati quelli che portano i soldi all’estero e che voi condonate (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) e quelli che coi trattori difendono i truffatori delle quote latte! Va bene (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)?
Qui è la povera gente che è moderata in questo Paese! È la povera gente che è moderata in questo Paese, che porta pazienza oltre il segno. E quindi, vi siete ribaltati voi. Adesso il problema è che non si ribalti anche l’Italia. Questo è quello che sta davanti alle nostre responsabilità, cari colleghi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Questo è un Governo che vuol portarci allo scontro elettorale, a far perdere un altro giro (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Il Paese ha bisogno di una governabilità vera e ha bisogno di una transizione che lo porti ad un confronto elettorale che possa guardare avanti. Di questo ha bisogno il Paese, cari colleghi.
Lo dico e mi rivolgo ai colleghi della maggioranza come a quelli dell’opposizione. Questa giornata passerà, questa giornata passerà, ma noi non possiamo non vedere in questa giornata i bagliori di un tramonto che non è solo il tramonto di un Governo. Saremo di fronte a questo problema. Qui sta passando una fase. L’idea illusoria di delegare tutto ad una persona sola, che venga da Arcore o da Canicattì, non risolve i problemi di questo Paese, che è un Paese malato nei suoi assetti democratici, che non riesce a crescere e quando riusciremo a ragionare da italiani, fuori da una fase che ci ha divisi, ci ha spaccati in due, peggio che nella guerra fredda – caro Lupi, non è noi che siamo antiberlusconiani, è il meccanismo che ha spaccato in due l’Italia come una mela! – quando usciremo da questo, da italiani, sul tavolo ci saranno le cose che diciamo noi: una riforma repubblicana e una grande alleanza per la crescita e il lavoro. E attenzione, lo dico agli incerti, ai colleghi incerti: non diamo troppo tempo a questo tramonto, non diamogli troppo tempo, può solo fare del male al Paese. Cerchiamo assieme una strada nuova, perché fuori da qui c’è un Paese che vuole cambiare, che è stanco e vuole cambiare (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia dei Valori e Unione di Centro – Congratulazioni).