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"Dal chi se ne frega alle foto della gogna", di Francesco Merlo

È un invito esplicito allo stalking, che è un reato ma anche una patologia. È un incitamento a molestare, che è un delitto punito dal codice ma anche un´ossessione.
Ieri il quotidiano Libero ha pubblicato le foto segnaletiche e gli indirizzi mail dei parlamentari di centrodestra che hanno deciso di non votare la fiducia a Berlusconi: «Scrivete ai traditori» è il titolone di prima pagina che suona come uno spasmo bilioso e come un ordine al plotone di esecuzione: “puntate!”. Di sicuro nella sollecitazione all´offesa persecutoria contro i traditori c´è il tradimento (ops), anzi il naufragio del giornalismo, ben oltre la faziosità che è legittima e può essere persino una risorsa, il capitale vivo dell´informazione.
Ed è un naufragio professionale confessato e certificato dallo stesso direttore Maurizio Belpietro che mette le mani avanti perché sa bene che sta usando, come scrive nelle prime righe, «la carta stampata come un manganello». E infatti arriva al “chi se ne frega” che del manganello è appunto lo storico, sodale camerata: «Dite quel che vi pare: a noi importa un fico secco». Ecco: chi se ne frega. Ieri lo ha detto anche Denis Verdini a proposito – nientemeno – del capo dello Stato. Evidentemente c´è un confine che è stato definitivamente superato, una soglia di non ritorno: il chi se ne frega è diventato una linea politica e una trincea. E non è inutile ricordare che “me ne frego” è stata la parola del violento. Seguirono i fatti.
Che cos´è questa prima pagina di Libero? Di sicuro non è più il mestiere di informare, non c´entrano nulla le notizie, i commenti e le opinioni che, per quanto fegatose ed espresse con linguaggio maleducato o smodato, sono comunque lecite e qualche volta necessarie. La polemica, l´azzardo e la provocazione intellettuale sono ricchezze che i maestri del giornalismo ci hanno insegnato a maneggiare, da Piovene a Montanelli, da Pannunzio ad Alfio Russo, da Fortebraccio ad Achille Campanile. Perché la critica, anche quando aspramente accende, turba e frastorna, è il sale dell´intelligenza, la molla della democrazia. Persino le bricconate, l´eccesso goliardico, la prosa vitale e sanguigna sono ancora tollerabili, benché fuori ordinanza, perché a volte è necessario ricorrere all´irriverenza. Se ne dissero di tutti i colori Montanelli e Malaparte. Furono spietate le dispute tra Sciascia e i comunisti. Vale anche nel giornalismo il detto popolare quanno ce vo´ ce vo´… Ma a Libero vogliono fare del male a quelli che non la pensano come loro, propongono la punizione collettiva, suggeriscono l´agguato, stanno cercando lo scontro fisico.
La prima pagina di ieri è infatti il tentativo di mettere in piedi una gogna. Le foto segnaletiche, la richiesta ai propri lettori di insultare via mail, la caccia al traditore, il wanted, il “prendeteli” non sono polemiche corrosive e provocatorie, ma sono materie da confidenti di polizia, da sbirraglia, da squadraccia nera o da volante rossa, sono i metodi del triangolo della morte, quegli stessi che ha denunziato nei suoi fortunati libri proprio Gianpaolo Pansa che, ahilui, su Libero ora scrive. È un traditore Gianpaolo Pansa? Ma va…
E però qui non si tratta nemmeno di contestare l´uso improprio del concetto di traditore. Secondo Fini e i finiani è Berlusconi che ha tradito le promesse fatte agli elettori e secondo Berlusconi sono invece quegli altri che hanno tradito. Ciascuno è libero di pensarla come gli pare anche se la parola traditori, che nella polemica accesa può comunque essere usata, non è in realtà né precisa né adatta. Sono traditori i socialisti che militano con Berlusconi, da Brunetta a Cicchitto a Sacconi? Cosa direbbe Nenni di loro? O sono traditori di Craxi i socialisti che militano nel centrosinistra? E l´ex comunista Sandro Bondi? Abbiamo scritto tante volte che spesso nel traditore si annida il futuro, Marx tradì Hegel, Cristo gli ebrei, Sacharov tradì Breznev… Fini sottrae a Berlusconi i classici valori della destra – toga, cattedra e caserma – e li riporta a casa: la toga dell´eroe Borsellino contro l´eroe Mangano, la cattedra di Gentile contro la Gelmini, la caserma dei carabinieri contro le ronde. E Fini difende l´Italia-nazione minacciata dall´eversione padana. Pensa di riprendersi il marchio orginario che l´altro ha tradito. E tradire viene da tradere che significa portare altrove. Come si vede in politica tutti possono essere accusati di tradimento. Da secoli il dibattito è aperto. Ma il punto non è questo.
In quelle foto segnaletiche, nell´incitamento alla lapidazione, nella voglia di colpire le singole persone c´è purtroppo di peggio. C´è il bruttissimo scivolone di un giornale verso i metodi della guerra civile. Più che alla Chiesa che vorrebbe ancora bruciare gli eretici, più che ai comunisti di un volta che li annientavano diffamandoli, più che alla mafia che li ammazza, Libero somiglia ai naufraghi di Salò e mentre picchia sui traditori scoperti avverte quelli coperti, minaccia gli incerti, ne colpisce 41 per educare tutti gli altri.
Ci pare infine di riconoscere in questa svolta selvaggia un trucco che conosciamo: temono di avere perso la partita e buttano in aria il tavolo, cercano la rissa dentro cui legittimare lo scacco. Ma attenzione: la malattia è contagiosa. È un metodo che ha assoluto bisogno dell´antagonista e evoca l´arditismo perché, come vuole il terzo principio della fisica, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

La Repubblica 05.12.10

Il mio nome è Bondi. La mia missione: tagliare la cultura

Il ministro Bondi forse riuscirà a non essere sfiduciato. Ma il suo fallimento è davanti agli occhi di tutti. A guardarlo sembra così innocuo, forse troppo sensibile da risultare indifeso. Chi è veramente il ministro Bondi? Un ministro che ha disastrato la Cultura italiana o un poeta che si è trovato al posto sbagliato, nel momento sbagliato ed è riuscito a salvare il salvabile? L’apparenza inganna questo è poco ma sicuro.

Chissà se il Parlamento procederà a votare il voto di sfiducia contro il ministro dei Beni culturali. Programmato per il 29 novembre scorso, è slittato per far approvare la distruzione dell’università pubblica e quindi rinviato alle calende greche dopo che la maggioranza ha deciso di anticipare le vacanze di Natale della Camera dei deputati per non essere sconfitto prima della prossima richiesta di fiducia fissata al 14 dicembre.

Insomma per Bondi una vera boccata d’ossigeno che potrebbe essere davvero salutare nel caso in cui Giove pluvio si dimenticasse dell’Italia e facesse smettere di piovere. Pompei abbandonata all’incuria, mal gestita dal ministero e dalla Protezione civile sta crollando a pezzi giorno dopo giorno. I teatri sono senza fondi così come lo è l’industria cinematografica. E mentre i tagli indiscriminati hanno portato al collasso la Cultura italiana, il ministro Bondi si permette il lusso di aiutare parenti, amici o possibili futuribili starlette.

Ma non è tutto. Va in televisione e dà retta agli artisti che condannano la sua gestione. Poi ammette che la gestione di Pompei è stata pessima rimediando agli insuccessi della Protezione civile conferendo ex novo la soprintendenza autonoma di Pompei e autorizzando un piano straordinario di manutenzione. Sarà aumentato il personale tecnico e inviata una task force composta da archeologi, architetti e operai specializzati per realizzare tutti gli interventi necessari. Della serie “curare è meglio che prevenire”. Il progetto Pompei sarà legato ad eventuali (sempre eventuali) studi per la costituzione di un’eventuale Fondazione, strumento essenziale per l’apporto di capitali privati.

Come con le università la soluzione alle carenze e malfunzionamenti si risolve con l’utilizzo di
fondazioni e di capitali privati. Insomma si risolve non risolvendo. Si pensa di dare soluzioni non dando soluzioni.

Su questo aspetto è intervenuto Matteo Orfini, della segreteria Pd, responsabile Cultura e Informazione. “Aspettiamo di conoscere nel merito l’ennesimo progetto annunciato dal ministro Bondi, che speriamo vada nella direzione del rafforzamento del potere della Soprintendenza e della valorizzazione delle risorse tecniche e scientifiche, che meglio di chiunque altro possono occuparsi della tutela di un sito delicato come Pompei” ha dichiarato Orfini.

“Naturalmente – ha aggiunto – è fondamentale che il progetto della Fondazione sia completamente abbandonato, come ripetutamente auspicato dal Partito Democratico, e che si ragioni su regole trasparenti e su investimenti più sostanziosi per la tutela del nostro patrimonio”.

Infine un ultimo piccolo rammarico sulla fallimentare gestione Bondi. Da qualche giorno è venuto a mancare uno, se non il più grande, tra i maestri della commedia
all’italiana: Mario Monicelli. Il suicidio del regista e la sua feroce critica contro i tagli indiscriminati alla cultura forse sono stati un deterrente troppo evidente per far esporre il ministro Bondi più del minimo necessario.

“Con la scomparsa di Mario
Monicelli – ha dichiarato Bondi – se ne va un protagonista disincantato e intelligente del cinema italiano. Lo ricorderemo
attraverso le sue opere che vivono in noi. Il suo talento, fino all’ultimo carico di quella passione civile senza età che traspariva
in ogni suo film, lo ha portato nel corso di tutta la vita, e soprattutto negli ultimi anni, a essere vicino ai giovani incitandoli a tenere sempre alti i valori della nostra cultura”. Dal ministro dei Beni culturali ci si aspettava molto di più che una semplice dichiarazione di circostanza.

A.Drawww.partitodemocratico.it

Bologna – Il ricercatore perduto? Tra presente e futuro dell'Università italiana

Villa Paradiso, via Emilia Levante 138 – Bologna

Michele Filippini- Coordinamento Ricercatori Precari
Luciano Forlani- Professore Associato – Università di Bologna
Manuela Ghizzoni- Deputata PD -Capogruppo Comm. Cultura,
Scienza e Istruzione
Sarà presente:
Virginio Merola- Candidato del Partito Democratico alle Primarie
del Centro-Sinistra del 23 gennaio 2011

Moderano

Davide Grilli e Tullia Moretto

"Cinque? No, uno per mille", di Andrea Olivero

Da oggi possiamo chiamarlo “Uno per mille”. Come temevamo, al senato non è stato presentato nessun emendamento alla legge di stabilità, malgrado le promesse e le rassicurazioni. Il fondo stanziato per quello che fu il 5 per mille passa da 400 a 100 milioni, con una riduzione del 75% delle risorse, pari all’1,25 per mille.
Praticamente, un’elemosina.
Le residue speranze per il reintegro dei fondi sottratti sono affidate – ed è tutto dire – alla tenuta del governo, che il 14 dicembre chiederà la fiducia nei due rami del parlamento. L’ultima spiaggia per il recupero delle risorse è infatti rappresentata dal decreto “Milleproroghe” di fine anno.
Ma già si parla di uno slittamento alla prossima primavera. E intanto, le oltre 30mila organizzazioni sociali che hanno raccolto in questi anni la fiducia di più di 15 milioni di contribuenti, dovranno ridimensionare le loro attività – in tempo di crisi e dunque di maggiori bisogni – perché non si può progettare e pianificare sulle promesse, ci vogliono certezze e stabilità.
Il 5 per mille poi, anzi l’1 per mille, è solo una parte del problema. Il Fondo per le politiche sociali passa da 435 a 75 milioni. Le risorse per le politiche familiari – altro cavallo di battaglia di questo governo – si riducono da 185 a 52 milioni di euro. Il Fondo per la non autosufficienza – 400 milioni – viene completamente azzerato. Tagli al Servizio civile e alle politiche giovanili. Mancato ri-finanziamento della social card.
Non è chiaro a questo punto su cosa dovrebbero basarsi e sostenersi le politiche sociali nel nostro paese. Nei mesi scorsi si è parlato tanto e autorevolmente anche in Italia di “Big Society”, il progetto del premier inglese David Cameron di incoraggiare le organizzazioni di cittadini a prendere in mano la gestione dei servizi locali, scuole e servizi sociali. “Più società, meno stato” è l’idea sostenuta nel Libro Bianco del ministero Sacconi.
“Aiuta l’Italia che aiuta” è uno slogan lanciato mesi fa dallo stesso ministro. E ancora: “antropologia positiva e responsabilità diffusa”. Espressioni molto belle e ragionamenti convincenti, che vanno ad indicare con chiarezza nella sussidiarietà il valore su cui fondare il nuovo modello sociale. Benissimo. Ma a patto che alle parole seguano i fatti. Peccato che i fatti di queste settimane vanno in tutt’altra direzione. Per non dire degli ultimi mesi: il prelievo forzoso compiuto a luglio sui patronati, finanziati direttamente dai lavoratori; la soppressione delle agevolazioni per le spedizioni postali del terzo settore, ad aprile.
Non si costruisce una Big Society, una “grande società”, tagliando le gambe al Terzo settore. Togliendo l’ossigeno a quelle organizzazioni di cittadini che si adoperano ogni giorno per rispondere proprio a quelle emergenze sociali provocate o alimentate dalla crisi economica e finanziaria. Tagliando i fondi destinati agli enti locali che di quelle organizzazioni sono i principali interlocutori.
La sussidiarietà non è elemosina, né può essere ridotta a beneficenza. Il 5 per mille prima di essere un costo è stato in questi anni un investimento, un moltiplicatore di risorse – umane ed economiche –, un volano per la solidarietà. Queste cose il ministro Tremonti le sa bene, perché è stato lui – gli va riconosciuto – ad inventare e introdurre questo strumento di finanziamento diretto delle organizzazioni sociali più meritevoli da parte dei contribuenti.
È per questo che appare incomprensibile, contraddittorio e inaccettabile quanto sta avvenendo con questa legge di stabilità. Paradossalmente nell’anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale e in previsione dell’anno europeo del 2011 dedicato proprio al volontariato. Le organizzazioni sociali e le associazioni di volontariato non smetteranno certo fare il loro lavoro, fondato sul dono e la gratuità, ma non potranno guardare da oggi troppo lontano. Si sentono tradite, ma non staranno a guardare.
Faranno sentire ancora e forte la loro voce al governo, racconteranno quanto sta accadendo ai cittadini italiani.

da Europa Quotidiano 04.12.10

"Niente fondi alla maratona tanto vincono sempre i neri", di Filippo Tosatto

Padova, nuovo caso di razzismo dopo i rom. Polemica sul consigliere leghista. «Smettiamola di finanziare con soldi pubblici la Maratona del Santo, tanto vincono sempre africani ed extracomunitari in mutande». Al consigliere provinciale della Lega Pietro Giovannoni non va proprio giù il predominio del continente nero nella manifestazione sportiva di Padova ma le sue parole, pronunciate durante la discussione in Provincia sul tracciato della gara, hanno suscitato un vespaio anche alla luce delle invettive contro i rom scagliate, appena 24 ore prima via Facebook, da un altro politico padovano vicino al Pdl, il consigliere comunale Vittorio Aliprandi. Giovannoni, imprenditore titolare di un´azienda dolciaria, nega di essere razzista – «Gli atleti di colore costano di più, ecco il problema. So di cosa parlo, ho organizzato la Stramilano e la StraBelluno» – ma non è nuovo a provocazioni pesanti: mesi fa, commentando una mozione contro l´omofobia, parlò di «culattoni e lesbiche», giustificando l´espressione volgare col fatto che «in Veneto si dice così».
Tant´è, le reazioni non si sono fatte attendere. «Nel centrodestra è in corso una sfida odiosa e vergognosa a chi lancia gli insulti più razzisti, forse in vista di una campagna elettorale giocata sull´odio e sulla paura del diverso», accusa il dirigente del Pd Paolo Giacon «quella di Giovannoni è una proposta assurda e xenofoba, e contraria allo spirito stesso dello sport dove è il migliore che vince, indipendentemente dal colore della pelle. Lo invitiamo a dimettersi immediatamente perché‚ ha calpestato la nostra Costituzione che impone il rispetto dei diritti dell´uomo e bandisce ogni discriminazione».
Duro il commento del vicesindaco Ivo Rossi: «L´attacco ai rom, le offese ai maratoneti africani, la passeggiata leghista col maiale contro una sala di preghiera islamica, gli insulti continui al Sud… questo crescendo di idiozia sta provocando danni d´immagine incalcolabili al Veneto. Tra la gente che non ha ancora portato la testa all´ammasso, sento crescere l´insofferenza verso questi personaggi della Lega e della Destra, che ci fanno passare tutti come persone incivili, grossolane, razziste, rendendoci, quando va bene, antipatici al resto del Paese». In serata, la presa di distanza del presidente della Provincia: «Quelle del consigliere Giovannoni sono opinioni strettamente personali che non possono coinvolgere nel modo più assoluto la giunta provinciale‚ tanto meno la presidenza», afferma la pidiellina Barbara Degani. Per la cronaca: la maratona di Padova, dedicata a Sant´Antonio, si correrà il 17 aprile 2011 e vedrà, ancora una volta, i campioni africani grandi favoriti: l´edizione di quest´anno si è conclusa col successo di Gilbert Chepkwoni tra gli uomini e di Rael Kiyara tra le donne. Entrambi di nazionalità keniota.

La Repubblica 04.12.10