Latest Posts

"Accampati sul tetto per salvare il nostro futuro", di Maurizio Crosetti

“In un paese civile quando si pensa a una riforma si ascoltano anche i diretti interessati”. Tazebao e tende da campeggio. E il computer sempre collegato al sito della Camera.
Quassù ci sono nuvole rosa e biscottini, pasta fredda e neve sulle montagne vicinissime. Tira vento, quassù. E tra una chitarra e un computer collegato al sito della Camera, tra un precipizio di cemento senza parapetto (paura!) e una tenda da campeggio, con la Mole proprio in faccia e il futuro di lato, gli universitari senza Università lottano e aspettano, parlano e bivaccano, mangiano e dormono.
I ricercatori. I precari. Gli studenti. Gli associati. Gli occupanti e i disoccupati. Quelli che ancora non sono scappati. «Abbiamo un sogno normale, da paese civile: essere ascoltati quando si pensa una riforma. Noi che lavoriamo qui e siamo i primi a volerla, ‘sta riforma». Alessandro Ferretti, ricercatore al dipartimento di fisica sperimentale, ci accompagna sul tetto di Palazzo Nuovo che nuovo non è più da un pezzo, l´orrendo palazzo color topo dove hanno sede le facoltà umanistiche di Torino. Da un murale precipitano allegri goccioloni di pioggia colorata. Una scritta cubitale: “Balle volant, tagli manent” (vedi che fare il classico serve?). Un corridoio deserto, con passi felpati da linoleum e tazebao Anni Settanta (c´è pure il picchetto, pura archeologia), diciotto rampe di scale (“E io dico non può essere vero”, è scritto su un muro con un pastello a cera), gli ultimi gradini ripidi e stretti, infine il cielo.
«C´è saldatura tra docenti e studenti, e questa saldatura si chiama idea di Università». Bruno Maida, ricercatore a Scienze della formazione, si è fatto la notte qui. «Se piove siamo fregati, però non pioverà, dai. Il nostro movimento è l´unico che tiene duro veramente, è un interesse pubblico, non un fatto privato». I ragazzi annuiscono e fanno la spola, portano parole e pintoni di rosso. «Adesso arrivano un casino di viveri!», annuncia una tizia spalancando le braccia per contenere, chissà, l´idea platonica di una lasagna al forno.
Ma è mai possibile che si venga ascoltati solo scalando gru, bloccando treni, arrampicandosi come spazzacamini su questo meccano arrugginito? Non esiste altra dialettica, in Italia, se non l´apoteosi da telecamera? «Diciamo che sono le regole: noi conosciamo la comunicazione e la usiamo», ammette Marta Margotti, ricercatrice a Scienze politiche. «Facciamo cose straordinarie solo per tornare alla normalità, anche se bloccare la stazione è sbagliatissimo: si fa il gioco di chi ci ostacola, si mette in crisi la gente che si sposta col treno. Chiediamo di poter lavorare, perché l´Università sia un motore di sviluppo. Ormai scappano all´estero non solo docenti o studenti delle facoltà scientifiche, lo fanno pure gli umanisti e in cambio non arriva nessuno, perché l´Italia non sa attrarre».
Un ragazzo si avvicina un po´ troppo al margine del tetto, mica è prevista una ringhiera, questo non è un attico. «Cerca di non cadere!» gli gridano, poi lo acchiappano per il giubbone imbottito. L´attrezzatura è da montagna, visto che l´arrampicata sul palazzo coincide con la picchiata del termometro, e la notte si va allegramente sotto zero. Goretex e barbera diventano parole d´ordine, gli alleati contro il freddo dentro e fuori.
Forse è peggio il freddo dentro. «Stiamo qui fino a quando non si sblocca qualcosa», promette Alessandro Ferretti. La seconda notte sotto le stelle è anche un problema di turni da organizzare, perché è giusto battere i denti un po´ per uno. A fine novembre, il pomeriggio torinese è brevissimo, il pallido riverbero del sole sparisce di colpo. La Mole, da rosa che era, si fa grigia e densa come un fantasmone di pietra.
Oggi in programma: ore 15, “merenda col ricercatore di Lingue e lettere”, ore 16 incontro con Gianni Amelio e Davide Ferrario. «Spero che questa non sia la classica mezza giornata che fa notizia», dice Elana Ochse, professoressa associata di Linguistica inglese. Dal Sudafrica al tetto, ecco il suo viaggio. «Io sono tra i fortunati che hanno un posto sicuro, però sto qui per i miei nipoti, per il loro sacrosanto diritto a un´Università pubblica».
Qualcuno porta uno scatolone di biscotti, e coperte. Ragazzi puliscono per terra, vanno e vengono con palette e scope. Altri, sotto, presidiano, puntini rossi in fondo al precipizio, minuscole braci di sigaretta dove finisce il buio. Finisce?

La Repubblica 25.11.10

******

“Studenti, assalto al Senato sit-in e cortei in tutta Italia”, di Marina Cavallieri

Cariche della polizia a Padova, ricercatori sui tetti da Trieste a Messina. A Roma scontri, 18 feriti e due arresti. Sicurezza, è polemica.
Unanime condanna del tentativo di violare Palazzo Madama. Schifani: momento amaro
Fermati dalla polizia si rivolgono poi a palazzo Grazioli, sede del premier e a Montecitorio per una manifestazione autorizzata. Studenti che cercano di entrare al Senato, ricercatori che imitano gli operai e salgono sui tetti, e poi cortei, lanci di fumogeni e uova. In un clima rabbioso e imprevedibile è iniziato l´autunno dell´Università. A Roma la giornata più difficile con scontri ad alta tensione ma mobilitazioni ci sono state ovunque. E mentre il governo era in Parlamento cercando di chiudere al più presto con la riforma Gelmini, studenti e ricercatori, distanti dai riti e dalle polemiche della politica, bloccavano le lezioni.
A Torino è stato occupato Palazzo Nuovo e fermata la didattica. Proteste a Padova seguite da cariche della polizia, dura la reazione anche a Pisa dove sono state bloccate diverse facoltà e, per alcune ore, la stazione ferroviaria e l´aeroporto. Anche a Siena ostruiti i binari mentre a Trieste, Salerno, Messina, Palermo, Perugia, studenti e ricercatori sono saliti sui tetti. A Roma un gruppo di manifestanti ha tentato di entrare a Palazzo Madama lanciando uova contro le vetrate del secondo ingresso gridando “Dimissioni dimissioni». Gli studenti bloccati dalla polizia si sono diretti poi a Palazzo Grazioli, sede del premier, e a Montecitorio dove era stato autorizzato un sit in. Al termine della giornata si contano diciotto feriti.
E i fatti di Roma sono quelli che scuotono i Palazzi della politica. «Oggi le istituzioni hanno vissuto un momento amaro. É la prima volta, da moltissimi anni, che si aggredisce in modo violento, riuscendo sia pur per pochi istanti a penetrare la sede della rappresentanza popolare imbrattandola con uova ed altri oggetti». È solenne e preoccupato il presidente del Senato Schifani quando riferisce in aula quello che è accaduto. Prima aveva detto «ci scappa il morto». Il tentativo di irruzione a Palazzo Madama, dice Schifani, impone una messa a punto dei sistemi di prevenzione. «Sicuramente dobbiamo migliorare i sistemi di sicurezza perché non vi è dubbio che quello che è successo poteva essere evitato». Una “ferita” alle istituzioni sottolineata dal senatore dell´Idv Francesco Pardi. «C´è stato un momento in cui il Senato non era protetto dalle forze di polizia. Abbiamo delle immagini riprese dalle finestre». Sulla mancanza di sicurezza non sono d´accordo però gli agenti: «É stato detto che non c´era il servizio d´ordine e chi ha impedito a circa duecento violenti di assalire il Senato?». É bene ricordare, dice un agente, «che noi abbiamo fatto scudo con le nostre persone altrimenti sarebbero entrati».
Non sono però le solite polemiche rituali, c´è preoccupazione e il timore diffuso che per caso o per scelta qualcosa di peggio possa accadere. «Non esiste una protesta legittima che sfocia in un atto di violenza. É evidente che si è trattato di provocatori ma credo che nessuno possa permettersi di minimizzare quanto è accaduto», dice il presidente della Camera Gianfranco Fini. Ed è dura la senatrice del Pd Anna Finocchiaro quando risponde al Pdl che aveva criticato la sinistra: «Il tentativo di mettere insieme l´attacco di un gruppo di violenti nei confronti del Senato, gesto che noi abbiamo condannato esplicitamente, con l´iniziativa di solidarietà presa dal segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, nei confronti dei ricercatori universitari è da irresponsabili».
E oggi si preannuncia un´altra giornata di mobilitazioni. Previste proteste al Polo di scienze sociali di Firenze dove saranno ospiti di un dibattito sull´immigrazione il sottosegretario Daniela Santanchè e il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato

La Repubblica 25.11.10

"Il re dello show", di Lietta Tornabuoni

Che spettacolo, l’altra sera, la telefonata nervosissima di Berlusconi a «Ballarò». Non era la prima volta: è già successo al presidente del Consiglio di mettere bocca in modo imprevisto durante trasmissioni televisive, e in particolare a «Ballarò» deve aver identificato un punto di debolezza, di passività, oppure una smania di visibilità. Più in generale, magari non s’è ancora abituato all’idea che la televisione (qualsiasi tipo di televisione) non sia di sua proprietà, che qualcuno possa parlare di lui (non bene) senza che lui lo rimbecchi o lo metta a tacere: eppure sono diversi anni ormai che frequenta la politica. L’altra sera insolenze, accuse, rinfacci, paroloni («mistificatori»), telefono chiuso in faccia: in ogni caso lo spettacolo non è mancato, e ha permesso di sperare in altre esibizioni.

Ci è già stato raccontato che Berlusconi sta adesso nuotando in un mare di nuova grafica: nuovi loghi, nuovi nomi, nuovi slogan per un nuovo partito in vista di prossime elezioni. Pare ce ne siano alcuni che non prevedono altri nomi o bandiere, soltanto «Berlusconi presidente», come nei referendum: ma forse non basta. Sarebbe spettacolarmente interessante vederlo saltar fuori in costumino da una maxitorta; ammirarlo in panni rossi da Babbo Natale in nuovi spot partitici; ascoltarlo cantare canzoni politiche, come quando da ragazzo intratteneva i croceristi con melodie francesi o napoletane; apprezzarlo nella improvvisazione di sketch comici, magari avendo come spalla Salemme, Schifani o Banfi, tutti alti come lui; sentirlo recitare poesie politiche, o addirittura alcune scene di fiction commoventi con bambini piccoli, cani e nonni. Sarebbe interessante che il presidente del Consiglio si abbandonasse ai propri gusti o alle proprie abilità, che saziasse la sua segreta rivalità per la gente di spettacolo.

Almeno, gli elettori capirebbero alla fine con la massima chiarezza la sua autentica natura, e ne terrebbero forse conto al momento del voto.

La Stampa 25.11.10

Università, governo battuto su emendamento

Il Governo è stato battuto su un emendamento dell’Udc sull’articolo 6 della riforma dell’università. I finiani hanno votato con Udc, Pd, Idv e Api. Sull’emendamento il Governo aveva espresso parere contrario.

L’emendamento ha ottenuto 284 sì, 254 no, mentre cinque sono gli astenuti, tra cui il deputato Massimo Calearo. Scorrendo i numeri delle presenze in aula alla Camera, si rileva che il Pd in quanto a presenze batte il Pdl (che ha 45 assenti) di nove deputati (199 contro 190).

«È la dimostrazione che la maggioranza non è autonoma e che ormai su ogni votazione possono arrivare grandi sorprese», annota la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni. La maggioranza è stata sconfitta alla Camera per la 60esima volta anche grazie al gruppo del Pd che è stato il più presente sia in termini percentuali (96,6%) sia in termini assoluti. «Peccato – conclude Ghizzoni – che, ancora una volta, il governo e la maggioranza abbiano bocciato i nostri emendamenti per un piano di assunzione di 3.000 nuovi posti di professori associati aperto anche a ricercatori di ruolo e precari».

L’Unità 24.11.10

La riforma Gelmini: un disastro omeopatico

l segretario del Pd, Pier Luigi Bersani sui tetti della facoltà di Architettura a Roma per condividere la protesta dei ricercatori colpiti dai tagli del ddl Gelmini. Il leader democratico ha affrontato due rampe di scale a pioli per raggiungere il sit in dei dottori di ricerca che si trovano sui tetti del palazzo accademico in Piazza Fontanella Borghese.
La riforma Gelmini è “un disastro omeopatico, smantella l’università pezzo a pezzo”, ha dichiarato il leader democratico ai ricercatori della facoltà di Architettura che da diversi giorni occupano la terrazza del palazzo di Piazza Fontanella Borghese.

È stato un lungo colloquio quello con cui Bersani si è intrattenuto con i nuovi precari dell’Università. Nell’esprimere il pieno sostegno da parte del Partito democratico, Bersani ha ricordato che “anche noi abbiamo avuto delle carenze ma di cose come queste non ne abbiamo mai viste. Loro girano a proprio vantaggio i principi costituzionali, per cui seppure riconoscono i diritti, poi non li finanziano e non li fanno funzionare”.

“Il centrodestra dice una cosa e poi fa l’esatto contrario – spiega un dottore di ricerca della Statale di Milano- questa legge non è la lotta alle baronie. Dà invece una mano ai privati. Ed è grave quanto le leggi ad personam, quanto il falso in bilancio”. Bersani concorda e rilancia: “è un disastro omeopatico che noi vogliamo cancellare quando toccherà a noi. Vogliamo riprendere il contatto con il paese reale, per questo vi chiediamo una mano, perché le riforme senza popolo non si possono fare”.

“Perfino la Grecia – ha concluso il leader democratico – coi problemi che ha, sta facendo riforme sociali e per la conoscenza. Prima o poi ci arriveremo anche noi, se ci date una mano riprenderemo la riforma perché noi siamo un partito reale e facciamo le riforme di cui la gente ha bisogno. Arriverà il momento che bisognerà chiedere di scomodarsi anche a chi finora non lo ha fatto.
Perché agli operai – ha concluso Bersani – pi§ di 18 turni quanti ne vuoi chiedere?”.

Nel frattempo continua in tutta Italia la protesta degli studenti contro il ddl Gelmini. A Roma davanti alle due Camere, a Torino con l’occupazione di Palazzo Nuovo sede della Facoltà umanistiche, dai tetti dell’Università di Perugia e di Salerno, a Pisa dove sono stati bloccati i cinque principali ponti sull’Arno e a Palermo con l’occupazione della Facoltà di Lettere e Filosofia di sedici istituti superiori.

“Dopo il sit-in a Montecitorio ci siamo recati presso la Facoltà di Architettura a Roma per portare il nostro sostegno e la nostra solidarietà ai ricercatori che stanno occupando il tetto” hanno dichiarato Michele Grimaldi, responsabile saperi dei Giovani Democratici, e Federico Nastasi, coordinatore RUN-Rete Universitaria Nazionale.

“Abbiamo partecipato all’incontro tenuto con il segretario nazionale del PD, Pierluigi Bersani, e ne abbiamo condiviso le affermazioni e le proposte. Ha ragione: il ddl Gelmini non è una riforma, una riforma non si approva con un blitz e senza uno straccio di risorsa. E’ importante essere chiari da subito: una volta al Governo il centrosinistra dovrà annullare questo ammasso di norme inutili e dannose e procedere ad una vera riforma del sistema dei saperi, partendo dagli studenti e dai ricercatori, dal diritto allo studio e dalla lotta alla precarietà, dal miglioramento dei servizi e
della didattica”.

“La Gelmini – concludono i due commentando le ultime dichiarazioni del Ministro dell’istruzione – continua, sino alla fine, a raccontare bugie: gli studenti in piazza difendono e reclamano diritti e opportunità, il ddl che porta il suo nome difende i baroni, la cristallizzazione sociale, le disuguaglianze. Non è un caso che gli unici due soggetti a sostenerlo siano la CRUI e Confindustria”.

A.Dra

www.partitodemocratico.it

Università, Pd: Ddl torni in Commissione Ghizzoni: non ci sono condizioni politiche ed economiche per continuare esame

“I nodi sono arrivati al pettine: non ci sono le condiziono politiche ed economiche per continuare ad esaminare il Ddl Gelmini”. Così la capogruppo del Pd della commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni, commenta la richiesta del gruppo di Fli di un ritorno in Commissione del provvedimento. Del resto – sottolinea – è più di una settimana che il partito democratico sta denunciando in Parlamento che siamo davanti ad un grande “bluff” che serve al governo solo per distrarre l’opinione pubblica dai suoi fallimenti. Nel merito delle questioni economiche è sufficiente leggere i pareri che la commissione Bilancio ha dato questa mattina per capire che sul tema delle risorse il governo sta facendo il gioco delle tre carte e cerca di imbrogliare il Parlamento”.

******

UNIVERSITA’: VENTURA (PD), “Basta balletti, la riforma è senza soldi”

Il vicepresidente vicario intervenendo in aula: fondi nella legge di Stabilità? Non è vero

“Abbiamo detto fin dall’inizio che sarebbe stato impossibile esaminare e votare il decreto Università prima che il Parlamento avesse licenziato la legge di Bilancio. La commissione Bilancio della Camera ha fatto ben 32 osservazioni sul decreto e avevamo colto da parte dei colleghi di Futuro e Libertà un soprassalto di saggezza e che finalmente si ponevano i problemi di ricercatori e associati scoprendo che non c’è alcuna copertura. Quanto alla risposta che ora il ministro ha dato all’aula, non se la prenda ministro, ma non dice niente. I soldi, onorevole Gelmini della legge di Bilancio serviranno al funzionamento normale dell’università, non c’è un euro in più per la riforma, non ci sono soldi per i ricercatori. E non ci si venga a dire che con questa legge si premia il merito. Lei, ministro, ha da due anni lo strumento per premiare il merito dei docenti, ma si è dimenticata di attivarlo. Concederemo la sospensione per un’ora, ma sia chiaro che l’opposizione non può assistere a questo balletto dentro la maggioranza”.

Così Michele Ventura, vicepresidente vicario dei deputati del PD intervenendo nell’aula di Montecitorio sulla richiesta di sospensione della discussione del decreto sulla riforma universitaria.

In arrivo 55 milioni per la formazione integrata. Li ha stanziati la Regione Emilia-Romagna

Pronti 55 milioni di euro per i percorsi formativi biennali integrati. Li mette a disposizione la Regione Emilia-Romagna per l’anno formativo 2010-2011 e serviranno per realizzare percorsi integrati di istruzione e formazione professionale e percorsi biennali di completamento nella formazione professionale dopo un primo anno di scuola superiore.
Lo ha deciso la Giunta regionale, che ha già deliberato il trasferimento alle amministrazioni provinciali, le azioni, che fanno riferimento a quanto previsto dalla legge regionale 12 del 2003, interessano in Emilia-Romagna oltre 8 mila ragazzi che devono assolvere l’obbligo di istruzione e l’obbligo formativo.

“I percorsi integrati erano stati individuati dalla legge 12 come strumento contro la dispersione scolastica, per sostenere i ragazzi nel delicato momento della maturazione delle proprie scelte formative – spiega l’assessore regionale alla scuola e formazione Patrizio Bianchi – Oggi, nell’ottica del riordino dell’istruzione secondaria, questa esperienza consente di andare oltre e di pensare ad un sistema unitario dell’istruzione e della formazione”.

Del finanziamento complessivo, pari a 55 milioni, 45 milioni e 900 mila euro serviranno a finanziare i 186 bienni avviati nell’anno formativo 2010/2011. Questi percorsi coinvolgono i 3.697 alunni impegnati a conseguire una delle 21 qualifiche del sistema regionale delle qualifiche.
I restanti 9 milioni e 100 mila euro saranno destinati alla prosecuzione e conclusione dei percorsi triennali già avviati negli anni passati presso gli istituti professionali e tecnici della regione, che interessano 4.700 studenti iscritti in 114 classi seconde e in 87 classi terze.

da www.ermes.regione.emilia-romagna.it

Montagne di rifiuti e di bugie

Una storia di ordinaria follia. Quella di ieri è stata la giornata più surreale e significativa su come il governo pensa di risolvere il problema dei rifiuti a Napoli. Un escalation di mediocrità, approssimazione e falsità iniziate già all’apertura del Parlamento. Questa una sintesi cronologica.

La politica italiana si è svegliata con l’amara diagnosi fatta dagli ispettori della Ue sulle condizioni della spazzatura a Napoli. Un giudizio semplice e impietoso: la situazione è la stessa registrata due anni fa nel massimo dell’emergenza. Ma come? Ben 7 volte Berlusconi aveva dichiarato di aver fatto il miracolo e di aver risolto il problema dei rifiuti già nel primo Consiglio dei ministri che, per la gioia dei media, si era svolto a Napoli. Cosa è successo nel frattempo? Cosa è successo mentre Bertolaso si affrettava a nascondere la spazzatura sotto il tappeto?

Napoli è stata abbandonata. Napoli ha acquisito la nomea mondiale di sporcizia e di degrado. Insomma Napoli, grazie alla politica del ghe pensi mì è diventata una discarica di munnezz’. Complimenti.

L’allarme riproposto con forza nell’ultimo mese è stato affrontato dalla premiata ditta B&B (Berlusconi e Bertolaso) come una vicenda ordinaria: nessuna emergenza entro 10 giorni tutto ritornerà pulito. Così mentre il Pdl campano si prendeva a mazzate tra le diversi fronde di potere locale, il ministro Carfagna attaccava la Mussolini sulla gestione napoletana chiedendo l’intervento del coordinatore Denis Verdini e il sottosegretario Cosentino pontificava soluzioni dall’alto della sua lungimiranza politica. Ma tutti si potevano vantare di aver raggiunto un nuovo miracolo al termine del nono giorno quando Berlusconi decretava finita l’emergenza con l’accordo siglato con gli amministratori locali.

Ma se sulla carta tutto sembrava risolto nella pratica l’emergenza si aggravava. Gli scontri tra manifestanti e le forze dell’ordine portavano ancora scompiglio mentre l’immondizia continuava ad accumularsi nelle strade. Tutto peggiorava fino a ieri, giornata campale della mediocrità di questo governo. L’esecutivo annunciava la presenza di un decreto per l’emergenza rifiuti. Ma il testo di questo decreto nessuno aveva la possibilità di poter visionare. La strategia del governo era quella di presentare una traccia, una bozza di disposizioni da approvare subito per poi completare il decreto più tardi. Insomma si votava su un testo non completo che poteva essere stravolto a piacimento ex post. Alla faccia del rispetto delle regole!!! Il presidente dei deputati del Pd lanciava l’allarme dai banchi di Montecitorio con un intervento molto duro di denuncia.
I deputati campani Pd chiedevano un incontro immediato con il sottosegretario Letta per avere chiarimenti sul decreto. L’incontro veniva organizzato per le ore 20 ma non era più necessario nel momento in cui il decreto, come un coniglio dal cilindro del mago, compariva, nello stupore generale, nelle mani del Capo di Stato, Giorgio Napolitano. “La vergogna istituzionale della mancata definizione del decreto sui rifiuti in Campania si è chiusa, a quanto si apprende, con un colpevole e ingiustificabile ritardo” dichiaravano i parlamentari campani. “A questo punto – continuavano in una nota – è ovviamente superata la necessità dell’incontro con il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta. Speriamo di poter verificare al più presto il reale contenuto del provvedimento per esprimere la nostra valutazione sulla base di quello che in questi giorni abbiamo ripetuto con chiarezza. La situazione a Napoli e in Campania è intollerabile, la rabbia per le promesse, ancorché annunciate solennemente, puntualmente mancate da parte di Berlusconi e del suo governo è purtroppo un sentimento ampiamente diffuso tra i cittadini. Noi ci auguriamo che le misure previste siano quelle necessarie altrimenti continuerà la nostra opposizione basata su proposte concrete e realizzabili”.

Ma aveva da passa’ a nuttata perché alle furbizie non c’era ancora un limite. Durante la trasmissione Ballarò veniva presentato un reportage sulla situazione a Napoli sommersa dai rifiuti. Era il turno del capo in persona a interrompere la trasmissione con una telefonata di accusa per “mistificazione” dell’informazione. Berlusconi come al solito imponeva il suo monologo con la promessa di accettare qualche domanda da Floris. Alla controinformazione di Berlusconi non corrispondeva poi nessuna risposta alle domande del conduttore della trasmissione.

“Purtroppo per il Paese, Berlusconi insiste a raccontare un Governo che non c’è. Vive sulle nuvole, mentre i cittadini sono ormai a terra, con i piedi nell’acqua o sommersi dai rifiuti, alle prese con una crisi economica che non sa o non vuole affrontare”. Lo ha dichiarato Rosy Bindi, presidente del Pd, presente durante Ballarò. “Il decreto sui rifiuti – elenca l’ex ministro della famiglia – fino a ieri era un fantasma; quello sulla sicurezza va contro le normative Ue sulla circolazione dei cittadini comunitari e, con gli emendamenti Pdl, smonta le norme antimafia sugli appalti; la riforma fiscale è per ora solo un annuncio, e intanto con i tagli agli enti locali la pressione su famiglie e imprese negli ultimi due anni e mezzo è cresciuta; la legge di stabilità finanziaria si basa su previsioni sbagliate”. “Berlusconi – ha concluso – non ha più la percezione di ciò che accade nel Paese e, sembra, nemmeno all’interno del suo partito che richiama, senza pudore, alla sobrietà dei comportamenti. Per questo prima va a casa, meglio sarà per gli italiani”

Nonostante la caduta sarà piena di contraccolpi e di falsità, Berlusconi vede il suo impero sgretolarsi addosso. Prossima fermata per il berlusconismo? Il capolinea.

A.Dra

*****

“Nessuno l’ha visto, nessuno ne conosce le linee generali. Insomma del decreto sui rifiuti tanto propagandato dal governo per risolvere definitivamente la grave emergenza in Campania se ne è persa traccia. Sembra di essere in piena commedia degli equivoci e invece siamo nel pieno di una crisi politica e di potere tutta all’interno del Pdl che si ripercuote senza ritegno e con ferocia sulla
cittadinanza campana esponendola ormai a rischio sanitario”. Lo ha affermato Anna Finocchiaro, Presidente del gruppo Pd a Palazzo Madama.
“La Campania – ha sottolineato la Presidente – sta vivendo dei momenti drammatici come hanno denunciato anche i commissari europei e il centrodestra continua a coprire con gli annunci di un decreto fantasma le violente contrapposizioni che dilaniano il Pdl campano”.
“A tutto questo il Partito democratico risponde con azioni concrete, la presentazione di un disegno di legge che prevede disposizioni precise per superare l’emergenza rifiuti in Campania a partire dallo stop del commissariamento e riaffidando agli Enti locali le competenze previste dalle normali leggi. La maggioranza e il governo – ha concluso Anna Finocchiaro – dimostrino responsabilità istituzionale e discutano nel merito le proposte avanzate”.
Per Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Pd “a sei giorni di distanza dal Consiglio dei ministri che lo ha approvato, il fantomatico decreto legge sull’emergenza rifiuti in Campania sembra essere
arrivato all’esame del Quirinale. Continuiamo a non conoscerne il contenuto, ma ci auguriamo vivamente che al primo posto ci sia l’individuazione di criteri e procedure per selezionare i siti idonei a sversare i rifiuti che continuano ad accumularsi nelle strade di Napoli e della provincia. La nostra più grande preoccupazione è che il governo e la Regione in primo luogo continuino a non fare nulla per risolvere la situazione drammatica che è sotto gli occhi di tutto il mondo e che espone i cittadini a rischi per la propria salute.
Per evitare che la crisi precipiti in un’emergenza ambientale, il governo e la Regione prendano provvedimenti immediatamente operativi nel pieno rispetto dei vincoli ambientali e della tutela del Parco nazionale del Vesuvio, per evitare che quanto sta accadendo in queste settimane sia solo l’anticipo di quanto può succedere tra pochi mesi, quando le discariche in funzione saranno completamente esaurite.
Assieme a queste misure, va avviato un percorso che consenta finalmente di superare una gestione emergenziale per avviare una ordinaria gestione del ciclo dei rifiuti anche in Campania. Questo è il cuore delle proposte che abbiamo presentato giovedì alla Camera e al Senato e sulle quali speriamo di poter avere interlocutori attenti nella maggioranza.

www.partitodemocratico.it