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Il cinema fa la festa a Bondi

La protesta sul red carpet. Sembrava di essere a piazza San Giovanni per la manifestazione nazionale della Fiom. E invece era viale De Coubertin, Festival del cinema di Roma. Chissà a cosa pensavano le forze dell’ordine, schierate addirittura in assetto antisommossa ieri davanti ai cancelli dell’Auditorium della musica in attesa dell’inaugurazione del festival, attese Keira Knightley ed Eva Mendes per Last night. Ma la passerella non c’è stata, perché il red carpet è diventato rosso della protesta molto pacifica dei lavoratori dello spettacolo, registi, sceneggiatori, attori, montatori, operatori, tutti uniti dietro lo slogan comenciniano Tutti a casa. Nella storia della repubblica forse non c’è mai stato un ministro così poco amato dal mondo del cinema come Sandro Bondi, che anche ieri aveva provato fino all’ultimo a scongiurare una protesta che ora rischia di fare il giro del mondo. Solo promesse e parole, secondo copione.
In serata Sergio Castellito, presidente della giuria internazionale del festival, si è sdoppiato nel leader della protesta leggendo un comunicato molto duro con il governo. Un governo che, va detto, se l’è cercata. «Parassiti » e «assistiti» sono stati in questi anni i migliori complimenti rivolti dal duo Bondi & Brunetta a “quelli del cinema” prima durante e dopo i festival.
I cartelli che si leggevano ieri davanti all’Auditorium possono più o meno piacere ma avevano le idee chiare: “Bondi, rispondi o scrivi solo poesie?”, “Nei titoli di coda c’è gente che lavora”, “Delocalizziamo Bondi”.
Ora ci sarà chi cercherà di minimizzare quel che è successo dicendo che chi lavora nel cinema resta un’élite. E chi azzarderà paralleli con il Sessantotto, la Biennale occupata, il Lido occupato dai cappelloni. Sarà. Ma da ieri sappiamo che non c’è solo la Fiom, gli operai sui tetti, i pastori sardi: anche il mondo del cinema, nel suo piccolo, s’incazza.

da Europa Quotidiano 29.10.10

"L´abuso di potere", di Giuseppe D'Avanzo

«Ho buon cuore» dice. Silvio Berlusconi ammette di essere intervenuto con la sua autorità di capo del governo sulla polizia di Milano per favorire una giovane amica in stato di fermo con sul groppo un´accusa di furto. Ha un buon cuore e, se può, una mano la dà, dice. C´è un non trascurabile requisito. Si deve essere suoi amici o dipendenti o familiari o protetti o corifei e il soccorso, la tutela, la salvaguardia arriverà.
Non scopriamo oggi che, nel regime berlusconiano, il potere statale protegge se stesso e i suoi interessi economici. Senza scrupoli e apertamente. Con l´intervento a favore della giovanissima Karima Keyek, in arte Ruby; quel potere che sempre privatizza la funzione pubblica muove un altro passo verso un catastrofico degrado rendendo “pubblica” finanche la sfera privatissima dell´Eletto. In un altro Paese appena rispettoso del canone occidentale il premier già avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni. Siamo nell´infelice Italia e quel che la scena mostra ancora una volta non può sorprenderci perché l´abuso di potere è il sigillo più autentico del dispositivo politico di Silvio Berlusconi. È un atteggiamento ordinario, un movimento automatico, una coazione meccanica.
Il Cavaliere non accetta critiche, travolge ogni misura istituzionale. Non conosce il raziocinio politico che gli dovrebbe consigliare discrezione, affidabilità, trasparenza, equilibrio per onorare la responsabilità e rispettare il decoro della funzione. Attese sublunari per l´Eletto. Conquistato il bottino dei voti sufficienti per governare, invece di sentire gli oneri dell´incarico, se ne sente liberato. Fino al punto di non avvertire alcun disagio nell´esigere in una notte di maggio che i poliziotti facciano in fretta ad affidare una ragazzina che frequenta la sua villa e le sue cerimonie notturne a una persona di sua fiducia (una venticinquenne soubrette e igienista dentale trasformata in eletta del popolo).
In uno “Stato legislativo”, dove quel che conta è la legalità e chi esercita il potere agisce “in nome della legge”, le burocrazie sono “neutrali”, uno strumento puramente tecnico che serve orientamenti politici diversi e anche opposti. Berlusconi che non vuole essere l´anonimo esecutore di leggi e non intende governare in nome della legge, ma in nome di ciò che ritiene necessario a se stesso, pretende ora che la burocrazia dello Stato si trasformi in ufficio ubbidiente e sottomesso. Anche qui si misura un altro passo verso il precipizio perché fino a ieri – è sufficiente prendere atto del ruolo di Guido Bertolaso – il capo del governo pretendeva che le burocrazie condividessero la capacità di assumersi il suo stesso rischio politico, come fossero un´élite politica e non istituzionale. Oggi anche questo standard scolora, trasformando con un abuso di potere l´ufficio pubblico in un obbligo servile.
È soltanto una delle “violenze” che abbiamo sotto gli occhi.
Era già un abuso di potere telefonare in un pomeriggio di autunno del 2008, da un palazzo di Roma e senza conoscerla, a una ragazzina (Noemi Letizia) che sta facendo i compiti nella sua «cameretta» per sussurrarle ammirazione per «il volto angelico» e inviti a conservare la sua «purezza». Era un abuso di potere ancora maggiore imporre ai genitori della ragazza di confermare la fiaba di «una decennale amicizia» con il premier, nata invece soltanto qualche tempo prima grazie a un book fotografico abbandonato da Emilio Fede sullo scrittoio presidenziale. È un abuso di potere – disonorevole per un uomo di Stato – trascurare la fragilità di una giovanissima ragazza, il suo evidente disagio umano e sociale, per afferrare soltanto la vitalità, la bellezza sfruttandone il bisogno e le ambiziosissime smanie. L´abuso di potere per Berlusconi ne annuncia sempre altri. Non occorre un mago Merlino per sapere che, nei prossimi giorni, una nuova “violenza” si scatenerà sulla ragazza. La poveretta, come è accaduto anche per Noemi Letizia, dovrà rettificare, correggere, negare, contraddirsi, smentire ciò che è scritto nero su bianco in un pugno di interrogatori che raccontano quanto disordinati siano tornati ad essere i comportamenti del capo del governo.
C´è qualcosa di notturno e patologico nel declino di una leadership sempre più affannosa e affannata. Nel suo crepuscolo se ne intravede il macroscopico deficit. È l´incapacità di interpretare una politica all´interno delle regole, costretta a adulterarsi in una perenne violenza istituzionale che non assicura alcun governo al Paese ma soltanto più tempo a chi governa. Già era arduo rassegnarsi a questo destino. Ora appare difficile accettare la cristallina inadeguatezza di Berlusconi. Il capo del governo appare incapace non solo di rispettare il livello di onore che la sua responsabilità dovrebbe imporgli, ma addirittura se stesso. Una previsione non può essere che cupa. L´Io ipertrofico di Berlusconi non ammette interlocutori, consigli, regole, critiche, equilibrio istituzionale, saggezza politica. Incapace di guardare in faccia la realtà che si cucina da solo, trascinerà irresponsabilmente il Paese nella sua caduta. Impedire questa rovina non può essere un dovere soltanto per le opposizioni.

La Repubblica 29.10.10

Bonaccini: “No alla realizzazione della centrale nucleare di Caorso”

Nella seduta del 26 ottobre 2010 l’Assemblea Regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato una risoluzione che afferma l’indisponibilità dell’Emilia-Romagna ad ospitare una centrale nucleare all’interno del proprio territorio. La risoluzione, presentata dalla maggioranza, prima firmataria Roberta Mori (PD), è stata approvata con il voto favorevole del Movimento 5 Stelle. Durante la discussione è intervenuto in aula il segretario regionale del Partito Democratico Stefano Bonaccini.

“In Italia – afferma Bonaccini – si vuole imporre il ritorno al nucleare, tutta l’Europa sta andando nel verso opposto. Tutti devono sapere che se ora iniziassimo davvero a costruire nuove centrali, tra qualche anno, quando sarebbero pronte, avremo centrali superate tecnologicamente.”

“Il Partito Democratico è una forza di governo – prosegue Bonaccini – e per questo, mentre diciamo un chiaro NO al ritorno al nucleare e contemporaneamente affermiamo con forza il bisogno di voltare pagina per investire decisamente nella Green Economy. Possiamo dire con orgoglio che l’Emilia Romagna è forse l’unica regione italiana ad avere un assessorato dedicato alla Green Economy, e con i sui 140 milioni di euro negli ultimi tre anni è tra le prime nel campo degli ‘investimenti in questo settore. In una crisi come quella attuale, in cui sarà difficilissimo recuperare i posti di lavoro perduti, in Emilia-Romagna sono nate circa 2000 imprese che operano nel settore e che hanno creato posti di lavoro. Come ha ricordato il Presidente Errani nella prima assemblea di questa legislatura, dobbiamo costruire un ambiente pulito.”

“Ai nostri colleghi della Lega Nord dell’Emilia-Romagna – dice ancora Bonaccini – chiediamo coerenza: da una parte accettano le istanze dei cittadini di Caorso che non vogliono la centrale nucleare in casa loro, e poi non smentiscono quanto dice il loro collega di partito Castelli, che afferma che sulla centrale piacentina il Governo nazionale vuole andare avanti. Tutti i presidenti governatori delle maggiori regioni del nord, Formigoni, Zaia, Cota, hanno affermato la stessa cosa: “siamo favorevoli al nucleare ma non lo vogliamo nella nostra regione”. Credo che si tratti di un chiaro caso di quella che negli Stati Uniti viene chiamata sindrome Nimby, “Not in my back yard”, ovvero, “non nel mio giardino”. Chiedo scusa, presidenti del centrodestra, non vi pare di prendere in giro i cittadini?””Apprezziamo che il Movimento 5 Stelle – conclude Bonaccini – abbia deciso di votare insieme a noi questa risoluzione. E’ la prova che anche su questioni importanti come quelle dell’ambiente e del futuro delle nostre comunità possiamo trovare occasioni di convergenza. Noi, come si sente dire troppo spesso, non siamo il PD meno L, perché se governasse il centrodestra in questa regione si direbbe si alla centrale, mentre con il PD e il centrosinistra al governo ci opporremo al nucleare con tutte le nostre forze.

Bollette da 5000 euro all'anno

Dal dossier delle associazioni dei consumatori emergono dati allarmanti sull’aumento delle bollette per i cittadini. Solo le polizze rc-auto sono aumentate del 25%. Lirosi: “Si ha il sospetto che volutamente si sono chiusi gli occhi nei riguardi degli aumenti tariffari”. Le bollette sono sempre più care. Questa è l’amara conclusione che si legge dal dossier svolto da tre associazioni di consumatori: Adiconsum, Adoc e Cittadinanzattiva. E mentre le persone vengono salassate ogni mese, il governo si diverte ad annunciare riforme che non vengono fatte e a preparare leggine ad personam per immunizzare il Presidente del Consiglio.

Escluse le spese telefoniche, ogni anno una famiglia di tre persone (con bimbo piccolo) spende 5.349 euro pari 445,75 euro al mese solo per pagare le bollette. Oltre trecento euro in più rispetto al 2006. Cifre allarmanti che variano da città a città e da Nord a Sud.

A farla da padrone sono sempre “luce e gas” che impegnano il 27% dei pagamenti delle utenze. A questi fanno seguito i rifiuti che occupano una spesa significativa non solo in termini di consenso politico per il governo ma soprattutto per le famiglie.

I rifiuti sono più cari a Napoli dove costano ben 453 euro a famiglia l’anno, contro una media nazionale di 233 euro e un minimo, a Firenze, di 175. Un vero paradosso: i rifiuti costano di più laddove il servizio è maggiormente carente. Il capoluogo toscano scende di classifica nel costo dell’acqua, essendo la città più cara d’Italia con 421 euro l’anno; il primato della città dove l’acqua costa meno è Milano con 106 euro l’anno. Ritornando poi alle notizie paradossali c’è da segnalare come anche a Catania l’acqua costa poco (188 euro) ma non è detto che ci sia sempre quando se ha bisogno. La stessa cosa succede a Palermo ma qui costa abbastanza (319 euro).

Dagli asili nido ai mezzi di trasporto, l’aumento dei prezzi diventa sempre più evidente. Colpa della crisi economica, dell’inefficienza delle amministrazioni o della paralisi governativa? Difficile a dirsi. Ciò che si nota però è che la crisi è stata affrontata con superficialità, come se fosse solo psicologica e solo dopo elaborata come “resistete che tra poco passa”. E a farne le spese sono state proprio le amministrazioni locali che dovendo sopperire ai tagli indiscriminati del governo sono state costrette ad aumentare il prezzo dei servizi e a fare i conti con il Patto di stabilità.

Pochi giorni fa è stato firmato un protocollo di intesa tra Confservizi e le associazioni dei consumatori per monitorare sette servizi pubblici essenziali in 14 città. Nel frattempo la parola federalismo diventa una scusa per non affrontare i veri problemi.

Dulcis in fundo si registra un clamoroso aumento delle polizze rc-auto. A dirlo è Quattroruote che denuncia come le tariffe nel 2010 hanno avuto un incremento pari al 25% e almeno 10 volte rispetto al tasso di inflazione.

Per Antonio Lirosi, responsabile Consumatori del Pd, “il Governo Berlusconi sta aggravando le difficoltà del cittadino utente dei servizi pubblici, scaricando oneri aggiuntivi rispetto a quanto già pesa sulle famiglie la grave crisi economica. Il governo, oltre a non realizzare politiche redistributive, a non occuparsi di tutela del potere di acquisto dei lavoratori, ha abbandonato ogni politica e iniziativa per salvaguardare gli interessi economici dei consumatori. Si ha il sospetto che volutamente si sono chiusi gli occhi nei riguardi degli aumenti tariffari che da quasi due anni, e in modo molto pesante, vengono praticati nei campi dei trasporti, in particolare quello ferroviario, delle autostrade, dei rifiuti, del servizio idrico e di quello postale, così come non si è occupato minimamente riguardo al caso delle migliaia di bollette pazze di conguaglio sul gas arrivate in queste ultimi mesi.

Dal momento che prevale la politica dei tagli lineari nei trasferimenti agli enti locali e ai gestori dei servizi pubblici, il Governo ha evidentemente valutato di lasciare libertà di manovra dal lato delle tariffe. E infine va denunciato l’abbandono delle politiche per la rc-auto e per le liberalizzazioni di competenza del Ministero dello sviluppo economico, peraltro lasciato per cinque mesi senza guida politica. E neanche l’arrivo del Ministro Romani ha prodotto l’assunzione di un’immediata iniziativa, quale la convocazione di un tavolo con l’Ania, per affrontare la grave vicenda delle disdette di massa operate da compagnie assicurative nei confronti dei clienti di diverse regioni del sud che rischiano di restare senza copertura assicurativa date le ingenti richieste di aumento del costo delle polizze rc-auto, che va detto risulta in vertiginoso e silenzioso aumento in tutta Italia”.

www.partitodemocratico.it

Brunetta: "300mila tagli tra gli statali", di Roberto Petrini

La cura-Brunetta si abbatte sugli statali e scoppia la polemica. Secondo i dati forniti ieri dallo stesso ministro, dal 2008 al 2013, per effetto delle misure relative al blocco del turn-over «si può prevedere una riduzione dell´occupazione nel pubblico impiego di oltre 300 mila unità (-8,4 per cento)». Già nel biennio 2008-2009, ha spiegato Brunetta, il personale pubblico si è ridotto di circa 72 mila occupati scendendo a circa 3,5 milioni di unità. Il ministro della Funzione pubblica ha rivendicato un contributo della pubblica amministrazione alle manovre di correzione dei conti pubblici, nel periodo 2008-2013, pari a circa 62 miliardi. Brunetta ha anche annunciato l´arrivo, a breve e per decreto, di nuove misure: la mobilità dei dipendenti pubblici, ha detto, non può essere solo «volontaria» e ha detto che appalterà a soggetti esterni la gestione delle cosiddette «auto blu».
Dure le reazioni di opposizione e sindacati. «Brunetta racconta miracoli, perché il “brunettismo” manca di un progetto industriale: così si va avanti alla carlona», ha osservato il segretario del Pd Bersani. «Il “bersanismo” sta diventando stucchevole», ha controreplicato il portavoce del ministro. Ma anche la Cisl è scesa in campo con accenti critici: «La riforma non si può fare con tagli casuali, ci rimetteranno anche i servizi», ha detto il segretario confederale Gianni Baratta. «Per cortesia non scimmiotti Camerun», ha polemizzato il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. «Mecelleria sociale con i precari», ha tagliato corto Sergio D´Antoni (Pd).
Mentre la polemica sui tagli agli statali tiene la scena prosegue lo scontro sulle severe sforbiciate praticate alle spese dei ministeri con la Finanziaria 2011. L´esame della legge di Stabilità è proseguito ieri presso la Commissione Bilancio della Camera e per oggi si attendono gli emendamenti che tuttavia la nuova normativa circoscrive a pochi casi specifici. Di riflesso al malcontento di tutti i settori penalizzati, e in attesa del decreto di novembre per 7 miliardi dove si scaricheranno le richieste, le rimostranze da parte dei ministri di spesa ieri hanno trovato eco nei documenti elaborati dalle varie Commissioni che hanno esaminato il testo.
La Commissione Affari costituzionali, nel proprio parere ha parlato di risorse «di gran lunga insufficienti» per coprire spese di un lungo e dettagliato elenco: gestione degli automezzi della Polizia, acquisto dei carbolubrificanti, copertura assicurativa e spese di immatricolazione; spese per missioni sul territorio nazionale per il contrasto dell´immigrazione clandestina, controllo del territorio ed alla lotta alla mafia; realizzazione e al funzionamento della banca dati nazionale del dna, in applicazione del trattato di Prum. La Commissione Cultura chiede più risorse per editoria e sport, mentre la Commissione Ambiente reclama un «rafforzamento delle politiche abitative, a partire dall´integrazione del fondo sostegno affitti». «Mi rendo conto che in alcuni settori i tagli di spesa sono molto dolorosi», ha ammesso il viceministro dell´Economia, Giuseppe Vegas che ha aggiunto che «sarebbe suicida ridurre pressione fiscale in deficit».

La Repubblica 29.10.10

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Brunetta si crede Cameron: «Taglierò 300mila statali», di Laura Matteucci

Il ministro dà i numeri del quinquennio 2008-2013.
I numeri di Brunetta: 300mila posti di lavoro in meno (-8,4%) nel pubblico impiego tra il 2008 e il 2013, e già nel biennio 2008-2009 il personale si è ridotto di circa 72mila unità, scendendo ad un totale di 3,5 milioni. Un’emorragia che è «l’effetto delle misure in materia di blocco del turn over, contratti di lavoro flessibile e collocamento a riposo». E che nel quinquennio significherebbe «un contributo alle manovre di correzione dei conti pubblici di circa 62 miliardi, oltre il 4% della spesa annuale per personale e consumi intermedi». Lui, il ministro alla Pubblica amministrazione, ne parla tutto soddisfatto come della «sua» riforma, presentando i dati ad un convegno. Tralascia il fatto che, in realtà, sia stato il collega Tremonti ad imporgli blocchi e risparmi. E ci mette del suo: quanto alla ricollocazione del personale, la mobilità «non può essere solo volontaria – dice – perché le esigenze della pubblica amministrazione deve avere la prevalenza su quelle del lavoratore ». A breve, dunque, «ci saranno novità», perchè «questo è l’altro mio sogno che cercherò di realizzare nelle prossime settimane».

BRUNETTISMI Il leader del Pd Pierluigi Bersani parla di taglio all’occupazione «alla carlona». Nel senso: «Io stesso sarei per un ragionevole lavoro di razionalizzazione – spiega – ma sulla base di progetti industriali. È questo il grande limite del brunettismo, che gioca molto sulle parole, sui “fannulloni”, ma non immette il concetto di missione industriale nell’amministrazione ». Bersani propone, ad esempio, «un piano che se manda qualcuno in pensione, preveda assunzioni dei giovani ». Aggiunge il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani: «Se il problema è l’occupazione, dare il numero di tutte le persone fuori dal lavoro non è un buon viatico: non scimmiottiamo Cameron per cortesia», il premier della Gran Bretagna dove, peraltro, in rapporto alla popolazione ci sono più dipendenti pubblici che in Italia. Dello stesso tenore il commento di Rossana Dettori, segretaria dellaFp Cgil: «Dichiarazioni di un ministro che ha l’obiettivo di smantellare la pubblica amministrazione, non di migliorarla o renderla più efficiente ». Ma anche quello di Gianni Baratta, segretario confederale Cisl, che sottolinea quanto sia «preoccupante » la «disarmante superficialità con cui il ministro parla dei tagli». «Tagliare organici – continua – in maniera casuale può servire forse a presentare una lista di risparmi, ma sicuramente inaridirà la capacità del mondo pubblico di erogare servizi al cittadino e alle imprese ». Manon è finita. Secondo Brunetta le misure di contrasto all’assenteismo «hanno comportato una riduzione media delle assenze per malattia pro capite dei dipendenti pubblici di circa il 35%», ovvero «65mila dipendenti in più ogni anno sul posto di lavoro». Ovviamente, il ministro assicura che non verranno pregiudicati «volume e qualità dei servizi pubblici offerti». Prossimi passi: dal 2011 i supplenti non saranno chiamati più via telefono, fax o telegramma dalle scuole, ma via sms ed e-mail «con costi zero per lo Stato». Poi, le auto blu: «Tra qualche giorno», dice sempre il ministro, sarà varato un decreto legge per tagliare 4 miliardi di costi. «Se le compriamo sul mercato dimezzeremo i costi». Brunetta lascia aperta una speranza: la riforma ha «troppi nemici – lamenta – vi dico a cuore aperto che da solo non ce la faccio, e la riforma non andrà avanti».

L’Unità 29.10.10

"La spazzatura della classe dirigente", di Michele Brambilla

Quando uno dei suoi giornalisti si accingeva a scrivere un editoriale, Montanelli lo istruiva così: «Se il tuo soggetto è una persona, scrivi che è un incapace; se è un Paese, scrivi che è un Paese allo sbando. Parlare male è sempre più efficace che parlare bene». Tornasse in vita – e magari ci tornasse: avrebbe di che divertirsi, e di far divertire noi – il grande Indro non avrebbe bisogno di ripetere quei suggerimenti, tanto la realtà ha superato, e da un pezzo, ogni più tragicomica immaginazione.

Non occorre neppure far ricorso alla satira per mettere alla berlina la nostra classe dirigente: basta ahimè la cronaca. Proviamo a sfogliare a ritroso le raccolte dei giornali, e ricordiamo quali sono stati i grandi temi di dibattito in questo ultimo anno e mezzo. Alla fine di aprile del 2009 è scoppiato il «caso Noemi», preceduto dal «caso Veronica», che della vicenda della minorenne di Casoria è stato in qualche modo anticipatore. Poi il «caso D’Addario»: diverso dai precedenti solo per il soggetto, non per il tema, trattandosi sempre di pecoreccio.

Passata l’estate, il dibattito politico s’è incentrato tutto sul «caso Boffo», cioè sulla crocifissione dell’incolpevole direttore di «Avvenire», considerato reo di aver fatto del moralismo sul presidente del Consiglio, e accusato di essere «attenzionato» dalla polizia come «noto omosessuale» in base a un documento risultato poi falso. Boffo è stato tardivamente riabilitato, quando ormai le coltellate lo avevano ferito per sempre. Nel frattempo la maggioranza di governo, che appariva granitica dopo il risultato elettorale, ha cominciato a diventare fragile per i dissensi fra Berlusconi e Fini. Questi, colpevole di dissentire su alcune questioni (o di fare la fronda per interessi personali, a seconda dei punti di vista) è stato di fatto buttato fuori dal partito. Dopo di che è cominciato il tormentone sulla casa di Montecarlo che avrebbe fatto comperare al cognato a prezzo di favore.

Ora – ammesso che non abbiamo dimenticato nulla, il che è probabile – è scoppiato il «caso Ruby», una diciassettenne marocchina la quale ha raccontato una storia che, se fosse vera anche solo per la metà, basterebbe per far saltare sulla seggiola tutti gli italiani. A parte i presunti festini ad Arcore, pare certo che questa ragazzina, fermata per furto dalla polizia, sia stata rilasciata su pressioni di Palazzo Chigi. L’ex questore di Milano, intervistato dal nostro Paolo Colonnello, ha confermato l’episodio. Silvio Berlusconi ieri ha evitato l’argomento ma ha buttato lì una battuta che pare anch’essa una conferma: «Sono una persona di cuore, mi muovo per aiutare le persone che hanno bisogno». Probabilmente oggi il premier smentirà, dirà che non si riferiva al rilascio della ragazza, ma avrebbe fatto meglio a chiarirlo ieri perché, così com’è è stata sentita, la sua frase è stata percepita come una conferma. E se davvero Palazzo Chigi ha fatto pressioni per far rilasciare una persona arrestata per furto, beh: in qualunque Paese normale sarebbe sufficiente per far cadere il governo.

Chiariamo: della miserevole storia del «bunga bunga», dei gioielli regalati a una minorenne e delle donnine facili scortate ad Arcore dai carabinieri, non sappiamo quanto ci sia di vero, e ci auguriamo che di vero non ci sia niente. Vogliamo solo dire che è un fatto che ancora una volta si sia costretti a parlare di vicende per cui noi italiani ci stiamo facendo ridere dietro da mezzo mondo, mentre il Paese avrebbe problemi ben più seri di cui occuparsi: solo per fare un esempio, ieri il governatore della Banca d’Italia ha lanciato l’allarme disoccupazione, dicendo che i senza lavoro sono l’undici per cento; e il ministro Tremonti ha confermato.

A questo punto uno potrebbe dire che è colpa dei giornali: sono loro che danno tanto spazio a gossip, dossier, killeraggi. Berlusconi ha detto ieri che tutto ciò è «spazzatura», e non c’è dubbio che lo sia. Ma resta da vedere se è spazzatura mediatica, o spazzatura prodotta da una classe dirigente che non ha altri spunti di discussione da offrire ai giornali. Siamo noi giornalisti che perdiamo tempo appresso a stupidaggini, o è una certa classe dirigente a essere responsabile di un degrado da basso impero? Non ci convince neppure chi dice che «certe questioni riguardano la sfera privata, al massimo la morale, ma non la politica». A parte il fatto che gli uomini con responsabilità pubblica hanno diritto alla privacy solo fino a un certo punto, saremmo curiosi di sapere se gli elettori sono davvero disinteressati di ciò che gli eletti fanno nel tempo libero.

E poi non è che nella sfera pubblica si dia prova di occuparsi di problemi più seri. Il partito di maggioranza è ormai logorato da una crisi che nemmeno un Bondi può più nascondere: l’esodo dal Pdl verso Futuro e Libertà sta assumendo numeri impensabili fino a poco tempo fa. Quanto ai lavori parlamentari, sono paralizzati – tanto per cambiare – dalla questione giustizia, cioè da come evitare che il presidente del Consiglio venga perseguito dalla magistratura. E così il Paese è fermo, mentre i problemi corrono. Ecco, Montanelli avrebbe detto che non c’era nulla da inventare, né da colorire.

La Stampa 29.10.10

“Mentre il Governo taglia, la Regione investe sugli Enti Locali"

Dichiarazione di Marco Lombardelli, coordinatore dell’esecutivo del PD dell’Emilia-Romagna: “Bossi e Tremonti puniscono imprese e territori; la Regione valorizza il nostro tessuto economico”.
“L’Emilia-Romagna si conferma un esempio di buon governo: come comunicato ieri all’Assemblea regionale dalla vicepresidente Saliera, la scelta della giunta Errani di ‘girare’ al sistema delle Autonomie Locali 92 milioni di euro di potenzialità di spesa della Regione per superare le rigidità del patto di stabilità, ha già liberato ingenti risorse a vantaggio del nostro tessuto economico. Si tratta di una presa di posizione importante, che dovrebbe illuminare anche il Governo. Tremonti e Bossi non fanno altro che parlare di federalismo ma, in realtà, puniscono le imprese e i territori”.