attualità, lavoro, politica italiana

Brunetta: "300mila tagli tra gli statali", di Roberto Petrini

La cura-Brunetta si abbatte sugli statali e scoppia la polemica. Secondo i dati forniti ieri dallo stesso ministro, dal 2008 al 2013, per effetto delle misure relative al blocco del turn-over «si può prevedere una riduzione dell´occupazione nel pubblico impiego di oltre 300 mila unità (-8,4 per cento)». Già nel biennio 2008-2009, ha spiegato Brunetta, il personale pubblico si è ridotto di circa 72 mila occupati scendendo a circa 3,5 milioni di unità. Il ministro della Funzione pubblica ha rivendicato un contributo della pubblica amministrazione alle manovre di correzione dei conti pubblici, nel periodo 2008-2013, pari a circa 62 miliardi. Brunetta ha anche annunciato l´arrivo, a breve e per decreto, di nuove misure: la mobilità dei dipendenti pubblici, ha detto, non può essere solo «volontaria» e ha detto che appalterà a soggetti esterni la gestione delle cosiddette «auto blu».
Dure le reazioni di opposizione e sindacati. «Brunetta racconta miracoli, perché il “brunettismo” manca di un progetto industriale: così si va avanti alla carlona», ha osservato il segretario del Pd Bersani. «Il “bersanismo” sta diventando stucchevole», ha controreplicato il portavoce del ministro. Ma anche la Cisl è scesa in campo con accenti critici: «La riforma non si può fare con tagli casuali, ci rimetteranno anche i servizi», ha detto il segretario confederale Gianni Baratta. «Per cortesia non scimmiotti Camerun», ha polemizzato il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. «Mecelleria sociale con i precari», ha tagliato corto Sergio D´Antoni (Pd).
Mentre la polemica sui tagli agli statali tiene la scena prosegue lo scontro sulle severe sforbiciate praticate alle spese dei ministeri con la Finanziaria 2011. L´esame della legge di Stabilità è proseguito ieri presso la Commissione Bilancio della Camera e per oggi si attendono gli emendamenti che tuttavia la nuova normativa circoscrive a pochi casi specifici. Di riflesso al malcontento di tutti i settori penalizzati, e in attesa del decreto di novembre per 7 miliardi dove si scaricheranno le richieste, le rimostranze da parte dei ministri di spesa ieri hanno trovato eco nei documenti elaborati dalle varie Commissioni che hanno esaminato il testo.
La Commissione Affari costituzionali, nel proprio parere ha parlato di risorse «di gran lunga insufficienti» per coprire spese di un lungo e dettagliato elenco: gestione degli automezzi della Polizia, acquisto dei carbolubrificanti, copertura assicurativa e spese di immatricolazione; spese per missioni sul territorio nazionale per il contrasto dell´immigrazione clandestina, controllo del territorio ed alla lotta alla mafia; realizzazione e al funzionamento della banca dati nazionale del dna, in applicazione del trattato di Prum. La Commissione Cultura chiede più risorse per editoria e sport, mentre la Commissione Ambiente reclama un «rafforzamento delle politiche abitative, a partire dall´integrazione del fondo sostegno affitti». «Mi rendo conto che in alcuni settori i tagli di spesa sono molto dolorosi», ha ammesso il viceministro dell´Economia, Giuseppe Vegas che ha aggiunto che «sarebbe suicida ridurre pressione fiscale in deficit».

La Repubblica 29.10.10

******

Brunetta si crede Cameron: «Taglierò 300mila statali», di Laura Matteucci

Il ministro dà i numeri del quinquennio 2008-2013.
I numeri di Brunetta: 300mila posti di lavoro in meno (-8,4%) nel pubblico impiego tra il 2008 e il 2013, e già nel biennio 2008-2009 il personale si è ridotto di circa 72mila unità, scendendo ad un totale di 3,5 milioni. Un’emorragia che è «l’effetto delle misure in materia di blocco del turn over, contratti di lavoro flessibile e collocamento a riposo». E che nel quinquennio significherebbe «un contributo alle manovre di correzione dei conti pubblici di circa 62 miliardi, oltre il 4% della spesa annuale per personale e consumi intermedi». Lui, il ministro alla Pubblica amministrazione, ne parla tutto soddisfatto come della «sua» riforma, presentando i dati ad un convegno. Tralascia il fatto che, in realtà, sia stato il collega Tremonti ad imporgli blocchi e risparmi. E ci mette del suo: quanto alla ricollocazione del personale, la mobilità «non può essere solo volontaria – dice – perché le esigenze della pubblica amministrazione deve avere la prevalenza su quelle del lavoratore ». A breve, dunque, «ci saranno novità», perchè «questo è l’altro mio sogno che cercherò di realizzare nelle prossime settimane».

BRUNETTISMI Il leader del Pd Pierluigi Bersani parla di taglio all’occupazione «alla carlona». Nel senso: «Io stesso sarei per un ragionevole lavoro di razionalizzazione – spiega – ma sulla base di progetti industriali. È questo il grande limite del brunettismo, che gioca molto sulle parole, sui “fannulloni”, ma non immette il concetto di missione industriale nell’amministrazione ». Bersani propone, ad esempio, «un piano che se manda qualcuno in pensione, preveda assunzioni dei giovani ». Aggiunge il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani: «Se il problema è l’occupazione, dare il numero di tutte le persone fuori dal lavoro non è un buon viatico: non scimmiottiamo Cameron per cortesia», il premier della Gran Bretagna dove, peraltro, in rapporto alla popolazione ci sono più dipendenti pubblici che in Italia. Dello stesso tenore il commento di Rossana Dettori, segretaria dellaFp Cgil: «Dichiarazioni di un ministro che ha l’obiettivo di smantellare la pubblica amministrazione, non di migliorarla o renderla più efficiente ». Ma anche quello di Gianni Baratta, segretario confederale Cisl, che sottolinea quanto sia «preoccupante » la «disarmante superficialità con cui il ministro parla dei tagli». «Tagliare organici – continua – in maniera casuale può servire forse a presentare una lista di risparmi, ma sicuramente inaridirà la capacità del mondo pubblico di erogare servizi al cittadino e alle imprese ». Manon è finita. Secondo Brunetta le misure di contrasto all’assenteismo «hanno comportato una riduzione media delle assenze per malattia pro capite dei dipendenti pubblici di circa il 35%», ovvero «65mila dipendenti in più ogni anno sul posto di lavoro». Ovviamente, il ministro assicura che non verranno pregiudicati «volume e qualità dei servizi pubblici offerti». Prossimi passi: dal 2011 i supplenti non saranno chiamati più via telefono, fax o telegramma dalle scuole, ma via sms ed e-mail «con costi zero per lo Stato». Poi, le auto blu: «Tra qualche giorno», dice sempre il ministro, sarà varato un decreto legge per tagliare 4 miliardi di costi. «Se le compriamo sul mercato dimezzeremo i costi». Brunetta lascia aperta una speranza: la riforma ha «troppi nemici – lamenta – vi dico a cuore aperto che da solo non ce la faccio, e la riforma non andrà avanti».

L’Unità 29.10.10

2 Commenti

  1. Giulio dice

    @Cipollitti

    da quello che leggo, lei propone di tagliare i numeri di deputati, senatori, consiglieri regionali comunali provinciali, circoscrizioni, aggiungo io e via così……insomma un ritorno ad una dittatura? Oppure una totale anarchia?
    Io sono consigliere comunale, da 7 anni, e sono convinto che vadano ritarati compensi e benefit ma non sono assolutamente d’accordo nel ridurre i numeri.
    Ne risentirebbe in modo sostanziale la nostra democrazia.

  2. CIL:Brunetta tagli la metà dei politici e licenzi gli assenteisti ———
    La Confederazione Intercategoriale Lavoratori (CIL) lo scorso 19ottobre ha manifestato a Montecitorio contro lo spreco del denaro pubblico e contro la classe politica indifferente ad intervenire nella crisi sociale,economica e dello scollamento del tessuto di rappresentanza delle istanze dei cittadini,dei giovani e dei pensionati. La Cil ha messo in evidenza come lo Stato potrebbe risparmiare circa 5oomilioni di euri al mese tagliando la quantità dei politici che gestiscono il nostro paese tra deputati,senatori,consiglieri regionali,provinciali,comunali e degli enti controllati; passando dagli attuali 185.000 esponenti politici a circa 90mila.
    Alla luce anche della chiusura di 2o giorni di tutte le attività parlamentari che non consentono minimamente di assolvere alle loro funzioni istituzionali considerando che vi sono oltre 1647 disegni di legge fermi in Parlamento. E’ una vegnogna mai vista nella lunga storia della Repubblica.
    Pino Cipollitti -presidente CIL

I commenti sono chiusi.