Latest Posts

Tre punti fermi per la riforma fiscale

La mozione del Pd per una riforma fiscale basata su tre capisaldi: l’aumento dell’aliquota per le rendite finanziarie al 20%; la diminuzione del primo scaglione di aliquota al 20%; il tetto al 20% al reddito da impresa, per poi passare alla normale aliquota Irpef per la parte eccedente.
“Il fisco è un’urgenza. Non è tema su cui girare attorno per anni. Questo governo non è in grado di fare riforme e allora la proponiamo noi al Parlamento”. Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha introdotto la presentazione della riforma fiscale messa a punto dal Pd in una conferenza stampa alla Camera con Dario Franceschini, Francesco Boccia, Michele Ventura e Stefano Fassina.

Per il leader del Pd si tratta di “un’operazione tesa anche a rilanciare l’attività del Parlamento che è stato totalmente privato della materia economico-finanziaria”. Una piccola rivoluzione perché “in questo testo ci sono novità radicali anche rispetto alla nostra esperienza. Il senso è quello di arricchire l’impresa più che l’imprenditore e inserire criteri di equità”.

La riforma fiscale che il Pd propone si basa sui cosiddetti tre 20. “Possiamo sintetizzarla – ha spiegato il capogruppo Franceschini – come i ‘tre 20’: primo, la riduzione al 20% dell’aliquota sul primo scaglione; secondo, portare dal 12,5 al 20% la tassazione dei redditi da capitale ad esclusione dei titoli di Stato; terzo, applicazione dell’aliquota del 20 % al reddito d’impresa e da lavoro autonomo”. La riforma arriverà al voto il 23 novembre e ha continuato Franceschini. “potremo anche votarla per parti separate in modo che la maggioranza possa esprimersi sui singoli punti”.

Nel testo della mozione presentata dal Pd si legge: “I principali settori d’intervento sono le famiglie, le attività autonome e professionali, le imprese e i redditi da capitale, l’innovazione ‘verde’, l’evasione fiscale, il coordinamento sovranazionale delle politiche fiscale”. Sul bonus si spiega: “unificazione delle detrazioni fiscali e degli assegni familiari al nucleo familiare nel ‘bonus per i figli, un istituto unico, generalizzato”.

Durante la conferenza stampa Bersani non ha risparmiato dure critiche nei confronti del ministro dell’Economia. “Tremonti non dica che vogliamo tassare le vecchiette, perché anche noi preserviamo i bot. Ma non è possibile che un lavoratore dipendente paghi di più di chi ha le rendite. Di cose così invereconde, non ne possiamo più”. E sulla copertura finanziaria che si dovrebbe ottenere soprattutto dalla lotta all’evasione fiscale, Bersani ha ribadito che “Tremonti dice che è come mettere il carro davanti ai buoi. Ma se lui ha messo una decina di miliardi a sostegno dell’equilibrio di bilancio indicandoli come previsione di lotta all’evasione: ha messo una carovana davanti ai buoi. E poi non si capisce da dove arrivano questi soldi visto che questo governo la lotta all’evasione è chiaro che non la vuole fare. Tremonti è quello che ha fatto il più vergognoso condono della storia e negli ultimi due anni il rapporto tra il recupero dell’evasione ex-post e la perdita di gettito dovuto alla riduzione della fedeltà fiscale è stato di 1 a 10: per ogni miliardo di euro di maggior recupero dai controlli, si è avuto un aumento di evasione di 10 miliardi di euro”.

Il leader democratico ha voluto anche rispondere alla proposta di tagliare 300mila posti di lavoro nella Pubblica Amministrazione. “Tutto si può fare – ha detto il segretario del Pd – persino una riduzione del turn over nella Pubblica amministrazione. Anzi, io sono per una razionalizzazione. Ma va fatto prima un progetto industriale, bisogna indicare nuove missioni, cosa un ministero non deve più fare e cosa invece deve fare. Se mandiamo a casa così, alla carlona…”
Per Bersani, “questo è il limite del brunettismo, che gioca sui comportamenti, sui fannulloni. Ma non raccontiamo miracoli, basta chiedere alle imprese per capire che c’è stato un aumento delle pratiche”.

In allegato la mozione del Pd per la riforma fiscale

A.Dra

www.partitodemocratico.it

"Fondi Fas: sulla delibera Cipe governo battuto alla Camera", di Marco Mobili

Altro piccolo incidente per la maggioranza alla Camera. Il segno del malessere arriva ancora una volta sul Fas, il fondo per le aree sottoutilizzate che da due anni provoca tensione e rapporti difficilissimi all’interno del governo e fra maggioranza ed esecutivo. La commissione bilancio di Montecitorio ha bocciato ieri, con 19 no e 17 sì, il parere che avrebbe dovuto dare il via libera alla delibera Cipe del 13 maggio 2010: si tratta del provvedimento che quantifica i residui Fas in 1.424,2 milioni e li blindava fissando le priorità. Proprio su quel residuo avevano più volte posto le proprie mire diversi ministri rimasti esclusi dalla ripartizione dei mesi passati. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e Palazzo Chigi, aveva però sempre rispedito al mittente le richieste in arrivo dai Beni culturali, dallo Sviluppo economico, dagli Interni, dall’Istruzione sull’assegnazione di questi fondi e aveva deciso di tenerli a disposizione del fondo per la politica economica istituito presso la presidenza del consiglio. Con la delibera del 13 maggio venivano inoltre premiate alcune infrastrutture come il Mose e la manutenzione di Anas e Fs. Il parere della Bilancio non è, comunque, vincolante ma certamente non aiuta l’accelerazione sulla politica delle infrastrutture.
È con queste premesse che la maggioranza ora va in cerca di “stabilità” proprio sulla nuova legge finanziaria. Lo stesso parere formulato in sede referente dalla commissione Finanze sul Ddl stabilità e quello di Bilancio ha ottenuto il via libera per il rotto della cuffia: il parere favorevole è passato per un solo voto (17 a 16) e a fare la differenza è stato il presidente di turno Cosimo Ventucci (Pdl). Un via libera non solo sofferto, ma anche con alcune richieste specifiche formulate al governo soprattutto per aiutare imprese e famiglie strette nella morsa della crisi, a partire dalla disciplina sulla riscossione dei tributi. Non solo, la commissione sottolinea l’esigenza che la lotta all’evasione fiscale non sia concentrata soprattutto sulle piccole imprese ed evidenzia l’opportunità di intervenire sui rimborsi Iva. Occorre evitare «che le modifiche apportate alla disciplina sulla territorialità delle operazioni imponibili determinino conseguenze finanziarie negative per molte imprese italiane, che hanno visto ridursi la possibilità di compensare» l’imposta sugli acquisti e ora sono costrette a recuperare i crediti d’imposta in tempi molto più lunghi.

Altro rilievo mosso al governo riguarda la non poco contestata ritenuta del 10% sui bonifici disposti dalle imprese artigiane con le ristrutturazioni edilizie o di riqualificazione energetiche per i quali spettano le detrazioni Irpef del 36 e 55 per cento. Anche in questo caso l’intervento correttivo potrebbe evitare di dover anticipare il prelievo tributario su queste somme, «obbligando le stesse imprese a maggiori disponibilità di cassa» che in questo periodo congiunturale non sono sempre presenti.
Dalla commissione Lavoro, con il parere favorevole ai due Ddl, arriva l’invito a realizzare «ogni possibile sforzo per l’incremento del fondo per l’occupazione». Inoltre, viene sottolineata l’importanza di ampliare le deroghe rispetto al nuovo regime delle finestre pensionistiche ai casi di «prosecuzione volontaria» (cioè chi ha lasciato il lavoro ma versa volontariamente i contributi per arrivare ai requisiti), ai disoccupati o a chi abbia concordato la “extra-liquidazione”. Con il decreto di fine anno “priorità” agli interventi sulla banda larga. A chiederlo la commissione Trasporti della Camera nel parere girato alla commissione Bilancio. Parere “favorevole”, ma con rammarico dalla commissione Attività produttive: nelle tabelle A e B relative ai fondi speciali di parte corrente e in conto capitale, non sono previste nuove risorse e nuove finalizzazioni rispetto a quelle iscritte nel bilancio a legislazione vigente, con particolare riferimento alle aspettative del sistema produttivo e, in particolare, delle Pmi.
La discussione sulla legge di stabilità comincerà nell’aula della Camera lunedì 8 novembre, secondo quanto deciso dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Riflettori già accesi sulla possibile richiesta di fiducia sulla quale il Pd ha manifestato piena contrarietà. «Anche Fini è d’accordo con noi» dice il capogruppo alla Camera Dario Franceschini.

Il Sole 24 Ore 28.10.10

“Manovra correttiva” del governo: l’ennesimo slogan

Finanziaria, Fassina: “Arriva la manovra correttiva, l’ennesima pezza”. Passa all’unanimità l’ emendamento del Pd per la promozione del turismo. Della Seta: “Vergogna Tremonti, quasi dimezzati i fondi al museo nazionale della Shoah”. Per ovviare alle proteste contro i tagli, inferti indistintamente dalla Finanziaria in tutti i settori dell’economia italiana, il ministro Tremonti ha lanciato un nuovo slogan che ora a buon dire si può definire elettorale. Si tratta del ‘Decreto Sviluppo’, un buon titolo, ma che di fatto nasconde dei contenuti pressappoco inesistenti. Secondo questa “Manovra Correttiva”, che dovrebbe ribaltare le sorti del nostro Paese, verranno erogati dei nuovi finanziamenti per rilanciare l’economia italiana.

Di fatto si tratta di una ‘legge mancia’, così è stata definita dal Pd e dalle altre opposizioni, perché riguarda dei vecchi fondi già stanziati che sono stati sbloccati, con l’aggravante che questa ‘manovra correttiva’non dispone di un piano organico nazionale, ma finanzierà piccoli progetti scollegati tra loro con il risultato di spercare delle risorse utili.

Mentre in Commissione Bilancio si cominciava a discutere della Finanziaria, le agenzie hanno annunciato l’arrivo a breve di un decreto di 7 miliardi che ne cambia la natura e i contenuti. Secondo Pierpaolo Baretta, Capogruppo Pd della Commissione Bilancio della Camera ‘siamo di fronte al caos e a una totale mancanza di rispetto non solo del Parlamento, ma anche degli italiani ai quali è stato detto che tutto era stato fatto e che tutto era sotto controllo’.

“Questa è un ulteriore prova della crisi nella quale versa la maggioranza e del commissariamento del Governo da parte del ministro dell’Economia – ha concluso Baretta -. Se si prevede un decreto economico lo si presenti immediatamente e diventi parte integrante della discussione sulla Finanziaria”.

“Siamo oramai al ridicolo”, ha dichiarato Stefano Fassina, responsabile economico del Pd. “La Camera ha appena iniziato a discutere la cosiddetta finanziaria tabellare, l’undicesimo provvedimento di finanza pubblica in poco più di due anni, mentre è in arrivo una ulteriore manovra. Non ha nulla per lo sviluppo, mette soltanto pezze sui buchi lasciati aperti dalla manovra correttiva di giugno, la decima. Quella che con interventi per 25 mld avrebbe messo a posto i conti pubblici”.

Inoltre, ha aggiunto il responsabile economico del Partito democratico, ‘il ministro Tremonti dopo aver ironizzato sulle proposte di copertura avanzate dal Pd, ora copia la vendita delle frequenze digitali per recuperare risorse. E’ l’ennesima conferma che il governo ed il ministro dell’economia sono confusi e sbandati da insormontabili problemi politici nella maggioranza”.

L’Italia ha bisogno di una svolta di politica economica che punti al risanamento della finanza pubblica attraverso la crescita e l’equità, e secondo il Partito democratico, che ascolta il grave scontento generale degli italiani, non è di certo questa la via.

Ha analizzato i dati sul risparmio nel nostro Paese, Manuela Ghizzoni, Capogruppo Pd in Commissione Cultura della Camera. Tali dati, ha dichiarato la deputata, ‘indicano ancora una volta che l’Italia avrebbe bisogno di una politica economica che poggi l’indispensabile risanamento della finanza pubblica su una strategia di riforme per la crescita, il lavoro, l’equità’.

“Invece – ha detto Ghizzoni – è in arrivo l’ennesimo intervento di correzione dei conti che soltanto la propaganda può definire ‘Decreto Sviluppo’. Si tratta, in realtà, di altre toppe improvvisate per tentare di chiudere i buchi aperti con le manovre precedenti. Tagli alla cieca e lotterie per approfittare della disperazione della povera gente”.

E parlando in particolare del comparto culturale italiano, tanto apprezzato in tutto il mondo, ma totalmente ignorato dal governo, la deputata democratica, ha denunciato ciò che è accaduto in Commissione Cultura alla Camera in questi giorni. Situazione che rivela una maggioranza allo sbando che ubbidisce al Governo ma litiga al suo interno.

“Ad una Finanziaria che taglia scuola, università, cultura ed editoria la maggioranza risponde con un silenzio imbarazzato e il nervosismo della Lega, mentre la Presidente della Commissione Cultura, Aprea declassa gli emendamenti del Pd a pure intenzioni. Intenzioni che comunque vengono bocciate dall’ ubbidiente maggioranza: no alle borse di studio, no al fondo unico per lo spettacolo, no agli incentivi fiscali per il cinema”.

Il Partito democratico però cercando di arginare le gravi mancanze del governo, continua a presentare numerosi emendamenti alla Finanziaria, per cercare di migliorarne in parte i contenuti. Solo sporadicamente, purtroppo, le proposte del Pd vengono accolte.

Una vittoria del Pd alla Camera è della scorsa settimana, quando è stato approvato all’unanimità e con il parere favorevole del governo, un emendamento del Partito a prima firma Elisa Marchioni, che stanzia 45 milioni di euro per il rilancio del turismo attraverso la promozione del marchio ‘Italia nel mondo’.

Lo ha reso noto la stessa deputata democratica, componente della Commissione Attività produttive di Montecitorio, che ha fatto presente che “grazie a questa modifica della tabella C della finanziaria, il Governo dovrà dare 45 milioni (10 milioni nel 2011, 15 milioni nel 2012 e 20 milioni nel 2013) all’Enit, l’Agenzia nazionale del turismo per metterla nelle condizioni di operare per le proprie finalità all’estero”.

L’attuale finanziamento – ha sottolineato Marchioni – è una presa in giro perché non permette la funzionalità dell’ente visto che i 25 milioni assegnati dal Governo servono solo a finanziare le spese di esistenza dell’Enit. Se non ci fosse stato il nostro intervento, il turismo italiano sarebbe stato fortemente penalizzato. E meno male che il ministro Brambilla non perde occasione per fare annunci fantasmagorici per il rilancio dell’industria turistica italiana. Difenderemo questo emendamento per evitare che nel corso dell’esame in commissione Bilancio alla Camera, la maggioranza o il governo stesso ci ripensino”.

‘Un’autentica vergogna’, invece, come l’ha definita a buon dire il Senatore del Pd Roberto Della Seta, riguarda il fatto che, ‘Berlusconi e Tremonti con l’ultima Finanziaria riducono di oltre il 30% i fondi destinati al Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara, l’unica istituzione museale italiana che si occupi di coltivare e trasmettere la memoria degli ebrei italiani e del prezzo che pagarono all’Olocausto”.

“Si tratta di un altro bel regalo della logica tremontiana dei tagli lineari, che colpisce indiscriminatamente senza badare all’utilità sociale e culturale dei diversi destinatari di finanziamenti pubblici. In questo caso la scelta è particolarmente inaccettabile: decurtare uno stanziamento che ammontava a poche centinaia di migliaia di euro significa zero per le finanze pubbliche e invece pesa moltissimo sulla vita e l’attività del solo museo nazionale italiano dedicato alla Shoah-ha dichiarato Della Seta, con grande sdegno-. Mi auguro che il Ministro Bondi, al quale ho rivolto un’interrogazione urgente, intervenga quanto prima per riparare a questo errore evidente”.

Anto.Pro.

www.partitodemocratico.it

Poca sinistra o poco centro? Il sondaggio di Ballarò scuote il Pd", di Maria Zegarelli

Rilevazione Ipsos: Partito democratico al 24%. Franceschini:
«Colpa delle divisioni». I veltroniani all’attacco. In un clima da pre-vacanza lunga, causa paralisi del varo delle leggi per mancanza di fondi, a Montecitorio il tema del giorno tra i democratici è quel sondaggio dell’Ipsos illustrato martedì sera
a Ballarò che blocca il Pd al 24,2%, il Pdl al 29%, Sel di Vendola poco sopra il 6% ma comunque avanti all’Udc che quella cifra la centra in pieno e l’Idv all’8,3%. Se la maggioranza è al chiodo perché il Pd non avanza? è la domanda delle domande.
A stemperare il dato che positivo non è arriva un sondaggio Swg, a cuimhanno risposto 20mila persone, che fotografa l’umore interno agli iscritti Pd dopo un anno di segreteria Bersani:
i favorevoli alla nascita del partito nuovo sono il 94%, un balzo in
avanti notevole rispetto all’87% di un anno fa, più che dimezzati gli sfavorevoli che sono passati dal 13% al 6%.Restano da convincere tutti coloro che oggi non saprebbero a chi dare il proprio voto in caso di elezioni.
Le reazioni al sondaggio Dario Franceschini davanti ai dati Ipsos invita alla calma, «non si possono inseguire i sondaggi tutte le settimane», anche perché, osserva Antonello Giacomelli, «al voto la gente rifletterà e credo che il Pd faccia bene a tenere
questa linea». Franceschini annota che il dato, finora, ha riguardato «tre segreterie», nessuno escluso. «È un ordine di grandezza che va avanti dadue anni – dice -, come confermano i
risultati delle europee e delle regionali e che dimostra che bisogna lavorare sodo. La base per crescere è un partito che non si divide al suo interno e lavora come una squadra». Il pensiero va al documento dei 75 di Veltroni- Gentiloni-Fioroni da cui è nata la rottura dentro Areademocratica. E infatti, il veltroniano Stefano Ceccanti prende le distanze dalla maggioranza: «La progressiva erosione è il prodotto della scelta di concentrare il dibattito sulle alleanze e la coalizione disperdendo la nostra capacità propositiva.
Oggi – aggiunge – si sta creando un sistema simile a quello dei Ds, alleati a destra con la Margherita e a sinistra con Rifondazione e siamo a percentuali da Ds». Antonello Soro,
Areadem, torna a chiedere un cambio della classe dirigente: «Il segretario deve accompagnare lo sforzo delle ultime settimane con un generoso rinnovamento». Niente a che vedere con la rottamazione che propone il sindaco di Firenze Renzi, che ieri è tornato a invitare Veltroni e D’Alema a non ripresentarsi più
alle elezioni e a ripiegare sulle rispettive Fondazioni, «quelle sono
tutte sciocchezze», liquida Soro, secondo il quale, però, un partito che vuole guidare una coalizione non può attestarsi al 24%. «Idee nuove e teste nuove», chiede Alessandro Maran, tra i 75, mentre Beppe Fioroni, annota un calo di 10 punti dal 2008: «Dobbiamo lavorare su quel 40% di indecisi avendo il coraggio di essere un soggetto riformatore di centrosinistra, senza essere ossessionati da quei consensi che alla nostra sinistra si frammentano e non si ampliano».
Dialogo a sinistra, si o no?
Idem Marco Follini vede nello sbilanciamento del dialogo a sinistra
una delle cause del mancato balzo in avanti del Pd. «È evidente che la spinta a sinistra non fa lievitare il consenso al Pd. Non vorrei che in questi numeri si stesse scontando l’effetto Vendola». Dal Senato commenta anche Nicola Latorre: «Inviterei
a fare analisi con maggiore serenità senza cercare di tirare i sondaggi a sostegno delle proprie tesi.
Il Pd deve assumere come centrali le questioni che più riguardano i cittadini con una propria prospettiva per il Paese, come abbiamo iniziato a fare a Varese e come dovremo fare con maggiore forza all’Assemblea nazionale di Napoli». Michele
Meta, vicino a Ignazio Marino, ritiene «opportuno, invece di puntare il dito e tirare ognuno fuori dal cassetto una ricetta infallibile, lavorare agli ingredienti per dare corpo ad una proposta riconoscibile e credibile».

L’Unità 28.10.10

Rai, Bersani chiede le dimissioni di Masi

“Masi deve prendere atto che la sua esperienza in Rai è finita”. E’ netta la richiesta contenuta nella dichiarazione che il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani, rilascia nel pomeriggio chiedendo che il Parlamento affronti la riforma del servizio pubblico: “Con la lettera di tre consiglieri d’amministrazione della Rai al presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, “il caso Rai” è arrivato a un punto di una gravità inaudita. Siamo davvero al capolinea.
Per ripartire è necessario che l’attuale direttore generale, Mauro Masi, prenda atto che la sua esperienza è finita. E il parlamento si faccia carico da subito di un provvedimento di riforma della governance del servizio
pubblico. Non è più il momento di temporeggiare. Qualsiasi ulteriore ritardo rischia di far precipitare la Rai in una crisi irreversibile. Non vogliamo che un bene collettivo come il servizio pubblico radiotelevisivo sia lasciato andare fuori controllo.
La vicenda della Rai è l’ennesima dimostrazione che questo governo lascia marcire i problemi anziché affrontarli e risolverli”.

LA LETTERA DEI CONSIGLIERI DI OPPOSIZIONE RAI A ZAVOLI.
I consiglieri di amministrazione RAI Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten indicati dal PD e Rodolfo De Laurentiis indicato dall’Udc hannos critto una lettera al presidente della Commissione di Viglanza sul servizi radiotelevisivi, ils enatore democratico Sergio Zavoli:

”Siamo molto preoccupati per lo stato di salute della Rai e la situazione e’ arrivata ad un punto tale che non possiamo limitare solo alla nostra attivita’ in consiglio di amministrazione l’azione di controllo, vigilanza e di denuncia. Il servizio pubblico e’ un patrimonio dell’intero paese e per difenderlo e’ venuto il tempo di rendere tutti consapevoli che rischia una crisi irreversibile”. Inizia cosi’ una lettera inviata dai tre consiglieri Rai di opposizione, Nino Rizzo Nervo, Giorgio Van Straten e Rodolfo De Laurentiis al presidente della Commissione di Vigilanza, Sergio Zavoli. ”Se da un lato – scrivono i consiglieri – assistiamo ad un’invadenza impropria per condizionare i contenuti della programmazione che non ha precedenti, dall’altro gli indicatori economici mettono a forte rischio la stessa continuita’ aziendale, mentre sul tema delle nomine confusione e dilettantismo regnano sovrani determinando a tutti i livelli aziendali incertezza e sconcerto. La rottura delle trattative con i sindacati, l’inedito referendum sul direttore generale deciso dall’Usigrai oltre ad essere un sintomo delle difficolta’ del momento sono il segno della inadeguatezza nel saper gestire anche le relazioni industriali”.
”E’ vero la Rai ha bisogno di una riforma – proseguono i consiglieri – affinche’ la politica resti fuori dalla gestione e l’azienda possa operare come una normale societa’ per azioni regolata soltanto dalle norme del codice civile, ma ha soprattutto bisogno da subito di risposte da parte delle istituzioni competenti sui temi piu’ volte sollevati e, conseguentemente, di una guida in grado di lavorare nell’interesse esclusivo dell’azienda e per rafforzare il suo ruolo di servizio pubblico”.
”Valutiamo, Signor Presidente – si legge ancora nella lettera -, la situazione grave e delicata e per questo riteniamo che sia da parte nostra doveroso informare Lei e la Commissione Parlamentare di vigilanza che ci ha nominato in consiglio di amministrazione”.

www.partitodemocratico.it

PDL, piccole cricche crescono

a nord a sud la corruzione dilaga tra gli amministratori locali PDL: succede a Milano, Parma, Larino, nel Lazio e in Campania. Il PD campano annuncia interpellanze urgenti a Maroni. Cosa hanno in comune Milano, Parma, Larino, la regione Lazio e la Campania? Ieri gli amministratori locali del PDL hanno invaso le pagine dei quotidiani con le notizie di casi di vera e propria corruzione che si riflettono subito nella gestione anomala di fondi destinati al bene comune. Insomma politici che scendono in campo e fanno prevalere gli interessi personali sulla cosa pubblica. Dimenticandosi dei voti dei cittadini onesti, che hanno dato loro fiducia ed appoggio.

Sembra quasi che l’imprinting valga in natura quanto in politica. La ‘grande cricca’, smascherata, ma non punita, nel Parlamento nazionale, ha figliato e si iniziano a veder crescere i piccoli della ‘cricca’, anche nei parlamentini regionali e provinciali: da Milano, come a Larino (Campobasso), dalla Regione Lazio, alla Regione Campania, a Parma. Ogni caso è a se ovviamente, ma con un unico denominatore comune che li caratterizza: l’uso privato e la gestione personalistica di soldi pubblici.

Iniziamo dal caso più ‘leggero’, ironizzando ovviamente l’aggettivo ‘leggero’: quello di Milano. Come nel film: “I mitici – colpo gobbo a Milano” è stata organizzata una vera e propria truffa ai danni del Comune di Milano. E’ stato finanziato un progetto con oltre 470.000 euro, per costituire una associazione, Alkeos, di mediazione culturale con la comunità cinese, ma che di fatto non ne aveva i requisiti opportuni. Gli organizzatori? Tutti del Pdl, eletti o nominati. Il Vicepresidente del Consiglio comunale, Stefano Martino, il Consigliere comunale ed ex assessore alla Sicurezza, Guido Manca, il direttore del settore sicurezza, Gabriella Romagnoli e la presidente della Alkeos, Emanuela Troisi.

Ora sono tutti accusati e rinviati a giudizio per i reati di truffa aggravata e e abuso d’ufficio, avendo usato ben 80.000 euro per dei viaggi in Cina, senza giustificazione. E cosa ancora più grave le delibere per erogare il finanziamento sono state presentate in giunta già nel 2004, quando la onlus, non era ancora costituita!

In Molise nel Comune di Larino, si parla addirittura di concussione. Ancora più grave perché il Capogruppo del Pdl Aldo Carafa è stato proprio arrestato in quanto colto in flagrante, mentre si metteva in tasca una mazzetta di 5.000 euro in contanti estorta ad un operaio al quale aveva promesso di far proseguire il suo rapporto di lavoro con lo Zuccherificio di Termoli. Squallore assoluto e contraddizione sociale imbarazzante! Prendere soldi da un lavoratore che vuole garantirsi il lavoro, in ogni modo purtroppo, anche comprandolo.

Ma non finisce qui, anche dove l’insediamento è recente la corruzione è endemica. Nel Lazio, il Consigliere del Pdl alla Regione, Romolo Del Balzo, nominato dalla governatrice Polverini Presidente della Commissione Lavori pubblici è agli arresti per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla frode in appalto pubblico.
Oggetto d’accusa: aver pilotato l’assegnazione degli appalti e delle forniture ad una ditta che smaltisce rifiuti che erogava fatture gonfiate, mentre era presidente del consiglio comunale di Minturno in provincia di Frosinone. Non entriamo nel dettaglio, ma la società dal buffo nome ”Ego Eco”, tra il 2006 e il 2010 ha fatturato milioni di euro relativi a servizi mai resi alla città.

E come se non bastasse è esplosa la questione morale nel Pdl campano, come ha denunciato Enzo Amendola, Segretario regionale del Pd Campania. “Ci sono i casi di amministratori del Pd indagati a Casal di Principe (Ce) e San Cipriano d’Aversa(Ce) e nella provincia di Napoli a Gragnano e Sant’Antimo. I casi giudiziari che hanno coinvolto i Consiglieri regionali di centrodestra Roberto Conte e Alberico Gambino. E ancora: le cronache della P3, gli scandali che hanno travolto Nicola Cosentino, coordinatore campano del Pdl, e le inchieste giornalistiche su Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli e coordinatore provinciale del Pdl Napoli”, ha detto Amendola.

“Questo lungo elenco, sicuramente ancora incompleto è la dimostrazione dell’inadeguatezza della classe dirigente del Pdl campano e di una questione morale di livello nazionale che ha svelato gli affari e le ambiguità di un intero gruppo di amministratori del centrodestra” ha concluso il Segretario regionale Pd Campania.

Il Partito Democratico in Campania, per questo si sta mobilitando. Ha chiesto l’intervento immediato dei Prefetti, del Ministero dell’Interno e di tutte le autorità’ competenti per avviare immediatamente una verifica, anche con Commissioni d’accesso, su quanto sta accadendo nelle provincie di Napoli e Caserta. La politica nel Mezzogiorno, soprattutto in Campania, in questo momento di crisi occupazione ed economica non deve dare adito ad ambiguità e segnali di debolezza, ma è necessario rialzare un muro tra politica e illegalità.

La deputata del Pd, Luisa Bossa ha chiesto in Parlamento l’invio di una Commissione d’accesso a Torre del Greco (Na). Lo stesso ha fatto la parlamentare democratica, Pina Picierno per i Comuni di Afragola (NA) e Giugliano (NA) in un’interpellanza urgente al Ministro dell’Interno, Roberto Maroni.

Da ultimo, ma non per importanza, il complesso caso di Parma. Un vero e proprio scandalo sta per travolgere il Sindaco di Parma, Pietro Vignali del Pdl e la sua giunta. Infatti nelle casse della azienda municipale dei trasporti, la Tep, mancano ben 7,6 milioni di euro, risultati poi in depositato presso un conto corrente di una piccola banca di Milano, la Mb. Una vicenda inziata con il suo predecessore, Elvio Ubaldi, che riuscì a scalzare la sinistra al governo di Parma nel ’98, insediando una amministrazione di centrodestra che non aveva avuto spazio nella città addirittura dal dopoguerra. Come è risaputo le nomine presso le aziende municipalizzate, sono politiche, quindi come è possibile che il Sindaco di centrodestra Vignali, non si accorgesse di questi strani movimenti monetari? Saranno le autorità a raccontarcelo.

Intanto non possiamo che segnalare queste perle di “buongoverno” del PDL, perché quando si dice che i Partiti sono tutti uguali si ottiene un applauso facile, ma poi quando la corruzione sta da una parte sola lo si dimentica con troppa facilità.www.partitodemocratico.it

"Tagli ai partigiani", di Alessandra Longo

Che i partigiani non siano nel cuore di questo esecutivo è fatto noto. Una conferma arriva anche dal taglio dei fondi destinati all´Anpi per il 2010. In una nota ufficiale le cifre: i 165 mila euro del 2009, attribuiti per legge alle 16 Associazioni combattentistiche e partigiane, sono diventati per quest´anno 73.500. «Drastica riduzione» dovuta alla crisi? Nient´affatto, dice l´Anpi, che accusa «il governo delle destre e della Lega Nord» di «odiosa discriminazione»: «Hanno manomesso il numero dei nostri iscritti 2009 attribuendocene 44 mila contro i 105 mila reali. Pur avendo quasi la metà di tutti gli iscritti alle 16 Associazioni, ci siamo visti assegnare solo il 10 per cento del totale dei finanziamenti». La reazione è battagliera: «Ci vogliono ridurre al silenzio ma non ci faranno morire».

La Repubblica 28.10.10