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"Se la vita diventa una deroga", di Bruno Ugolini

Nessun diritto è violato e tantomeno la democrazia sindacale». Così ha scritto Gianni Riotta sul Sole 24 ore commentando l’intesa separata per i metalmeccanici. Quella che prevede deroghe quasi illimitate al contratto nazionale. Democrazia sindacale non violata? E allora perché non è stato permesso ai lavoratori di esprimere un parere? Certo non rimarranno entusiasti i giovani precari, quelli in bilico tra contratti a termine, contratti in affitto, contratti d’inserimento. Il contratto nazionale del 2008 aveva fissato alcuni limiti per la loro permanenza in un limbo indefinito, prima del passaggio al possibile “paradiso” della stabilità. Ora qualche padrone (pardon imprenditore, vista l’oramai acquisita parità tra capitale e lavoro) potrà invocare la deroga ovverosia la cancellazione di quei laccioli che non permettevano il prolungarsi del ricorso al lavoro instabile. Per fortuna in numerose fabbriche metalmeccaniche la Fiom è maggioranza. E quindi quella trappola sarà evitata e comunque farà fatica a imporsi ovunque. Esistono aziende, come la Lottomachina – lo ha spiegato Paolo Andruccioli in un bella inchiesta su Rassegna Sindacale – dove è stata appena conquistata la stabilizzazione dei precari. Però così facendo, sostengono Cisl e Uil, cioé derogando, si da impulso a investimenti, occupazione. Ma davvero si pensa che il tessuto delle aziende invochi le deroghe per far fronte alla crisi? Quel che si è combinato sembra un pasticcio. Lo dimostra il fatto che dove alcune deroghe sono state stabilite, come per i chimici, non sono mai state applicate. L’ultimo accordo separato appare come un atto politico più che sindacale, un aiuto a un governo morente e a una Confindustria dalla doppia faccia. A Genova aveva mostrato la faccia benevola aprendo al dialogo con la Cgil, annunciando una verifica seria sui contratti fatti e sul modello che li ha prodotti. Quella verifica forse porterebbe a stabilire che i metalmeccanici della Cisl e della Uil hanno voluto fare i primi della classe. Bisogna sapere però che i veri sabotatori di quel dialogo sono i falchi del governo e della Confindustria. E che servono argomenti e non uova disperate, dirette contro chi rappresenta milioni di lavoratori. Sapendo, certo, che i “cattivi maestri” son coloro che han portato a questo stato di cose, lavorando tenacemente per la rottura sindacale. Nervi saldi, dunque, per una battaglia che si intreccia con quella in Parlamento dove, in polemica con gli ammonimenti di Napolitano, si è stabilito che un giovane quando si troverà di fronte al gestore delle risorse umane per il colloquio di assunzione dovrà scegliere. In caso di future controversie si rivolgerà al giudice del lavoro o al cosiddetto arbitrato? Quel ragazzo secondo voi sarà in grado di compiere uno sgarbo nei confronti dell’interlocutore e optare per il giudice del lavoro?

L’Unità 04.10.10

"Alla sinistra della delusione", di Ilvo Diamanti

A sinistra del centrosinistra i consensi crescono. Ormai si aggirano intorno all´11%. Più che di una novità, si tratta di un ritorno. Alle elezioni politiche del 2006, infatti, le formazioni a sinistra della sinistra (da qui: Sinistra) avevano, infatti, superato il 10%. In termini assoluti: circa 3 milioni e 900mila voti. Alle consultazioni del 2008, però, quest´area si riduce al 3%. Tutti compresi: Rc, Comunisti Italiani, Verdi, più le nuove formazioni uscite dai Ds dopo la nascita del (e la confluenza nel) Pd.
Il che significa: 7 punti percentuali e 2 milioni e settecentomila voti meno del 2006. Più che un calo: un tracollo. Le cui ragioni sono diverse e, in parte, note.
1. In primo luogo, la strategia del Pd di Veltroni, che – come Berlusconi – interpreta il bipolarismo in senso bipartitico – o quasi. Da un lato il Pdl insieme alla Lega, dall´altro il Pd alleato con l´Idv di Antonio Di Pietro. La legge elettorale, che premia la coalizione vincente, spinge molti elettori della Sinistra – per non “sprecare” il voto – a scegliere il Pd e (in maggior numero) l´Idv. Ma, soprattutto, ad astenersi.
2. La Sinistra, inoltre, paga la posizione ambigua assunta durante il governo Prodi. Sempre in bilico tra maggioranza e defezione.
Rispetto al 2006, il Pd cresce di 2 punti e, in termini assoluti, di neppure 200 mila voti. Mentre l´Idv supera il 4% e aumenta di 700 mila voti. In sintesi: dal bacino elettorale di centrosinistra scompaiono circa 2 milioni di elettori di Sinistra.
Oggi, due anni dopo, la Sinistra sembra ritornata oltre il 10%. Rifondazione e i Comunisti Italiani, in realtà, non vanno oltre il 2%. Ma Sinistra e Libertà (Sel), guidata da Nichi Vendola, raggiunge il 5%. E il Movimento 5 Stelle, ispirato da Beppe Grillo, supera il 4%. Si tratta di tendenze rilevate dai principali istituti demoscopici. Parallelamente, i maggiori partiti di centrosinistra appaiono in difficoltà. Il Pd sembra sceso sotto la soglia critica del 26%. Anche l´Idv, però, ha smesso di crescere e si è attestata intorno al 6-7%.
Il ritorno della Sinistra, trainato da SeL e dal Movimento 5 Stelle, sembra favorito, soprattutto, da due motivi.
a. Hanno, entrambi, una (sola) leadership: forte e personalizzata, anche se espressa da figure molto diverse. Nichi Vendola ha una lunga storia politica e di partito. Viene dalla Figc, ha militato nel Pci e in Rc. È presidente di Regione. Mentre Beppe Grillo è un outsider della politica. Uomo di spettacolo, anch´egli una lunga esperienza alle spalle. Entrambi figure di “rottura”. Vendola, comunista e omosessuale, ha fatto della sua diversità un elemento “normale”, perché non esibito. Ma per questo più provocatorio, politicamente. Ha ulteriormente legittimato la sua “diversità” sfidando il gruppo dirigente del Pd che non lo voleva candidato alla guida della Puglia. Grillo, da tempo, agisce “in proprio”. Al tempo stesso attore e predicatore, riempie le piazze e i teatri, mettendo in scena la denuncia all´establishment politico, economico e finanziario. È un grande comunicatore. Come Nichi Vendola, in grado di parlare al “popolo”. Non solo di sinistra.
b. Entrambi dispongono di un´efficiente comunicazione post-politica (per citare Berselli). Condotta attraverso Internet, accompagnata da mobilitazioni tematiche. Grillo: riferimento di una rete di blog e MeetUp tra le più frequentate al mondo. Promuove manifestazioni affollate e di grande visibilità. Da ultimo, la Woodstock 5 Stelle che si è svolta a Cesena una settimana fa. Vendola: a sua volta, ispiratore di una lunghissima e frequentatissima catena di blog e di pagine su Facebook. La sua Fabbrica (echeggia quella di Prodi) è diffusa sul territorio nazionale.
c. Entrambi interpretano la personalizzazione mediatica della politica, imposta da Berlusconi. In modo, ovviamente, antagonista. Non indulgono alle mediazioni politiche e linguistiche. Non ne hanno bisogno (per ora).
d. Entrambi i partiti dispongono di una base di militanti e di elettori molto diversa da quella del Pd e di Idv. Più giovane e istruita, maggiormente addensata nei centri urbani. Quanto a Sel: spostata a Sud.
Peraltro, le differenze tra i due soggetti sono significative. Nichi Vendola considera il centrosinistra la sua “casa”. Il Pd l´interlocutore naturale. E gli elettori del Pd, peraltro, lo guardano, a loro volta, come un possibile leader della coalizione. Mentre il Movimento 5 Stelle ha, come riferimenti, i comitati del No (Tav, Dal Molin, Global, ecc…). Oltre a settori sociali apertamente anti-politici (ammesso che il termine abbia un significato). Non a caso, quasi un terzo dei suoi simpatizzanti si pone “fuori” dallo spazio Destra/Sinistra. Non a caso, peraltro, alcuni “militanti” di 5 Stelle si sono resi protagonisti di contestazioni clamorose durante la Festa nazionale del Pd, a Torino.
Questo scenario pone, peraltro, significativi problemi: ai principali partiti di Centrosinistra ma anche a quelli della Sinistra.
1. Sel e 5 Stelle appaiono pericolosi concorrenti per l´Idv. A sua volta, un partito personale – o, almeno, molto personalizzato. Che ha fatto dell´antagonismo a Berlusconi il distintivo.
2. Al Pd, invece, l´esempio della Sinistra rammenta ciò che gli manca, in questa fase difficile. Anzitutto, una – “una” – leadership personale forte e condivisa. Poi: temi chiari – “chiari” – intorno a cui comunicare la proposta politica. (Per comunicare in modo efficace, occorre sapere “cosa” comunicare.) Ancora: un´organizzazione aperta e flessibile. In grado di mobilitare. Perché “personalizzazione” non significa scomparsa delle persone e della società.
3. Quanto alla Sinistra, il problema principale riguarda la “tenuta”. 5 Stelle viaggia sulla rete. Sel è strutturata per esperienze diffuse, ma ancora poco radicate. E presenti soprattutto nel Sud. Per garantirsi stabilità, però, occorre stare sul territorio. Le mobilitazioni fondate sul No (-B) non bastano. Talora (come quella Viola, di sabato) neppure mobilitano troppo.
4. C´è, infine, la questione delle alleanze. Riguarda tutti: Sinistra e Centrosinistra. Oggi e soprattutto domani. Quando (presto, immaginiamo) si andrà a nuove elezioni. Con quali alleanze? Perché se il Centrodestra è diviso, il resto dello spazio politico rischia di esserlo molto di più. Con questa legge elettorale: premessa di sconfitta sicura. Gli spazi – e i seggi – rischiano di ridursi per tutti. Anzitutto per il Pd. Ma il Centrosinistra e la Sinistra sono disponibili a cercare e a costruire alleanze, tra loro e, se necessario, con i partiti di Centro e la “Cosa” di Fini? La questione, probabilmente, non interessa Grillo e 5 Stelle. Ma avrebbe conseguenze anche per loro. Fare – comunque, apparire – un´opposizione sterile, come il Pd in questa fase, è frustrante. Ma la tentazione – diffusa nella Sinistra – di fare opposizione “a prescindere”, non per vincere e governare. Alla lunga – e forse anche alla breve – logora. E rischia di fare apparire la Sinistra – ai suoi stessi elettori – “inutile”.

La Repubblica 04.10.10

Le critiche spaventano Palazzo Chigi il premier accelera sul "piano per la vita", di Francesco Bei

L’articolo dell’Osservatore Romano, quelle critiche pungenti alle “deplorevoli battute” del premier, hanno fatto suonare l’allarme a palazzo Chigi. È la prima volta che l’organo della Santa Sede, non Famiglia Cristiana o l’Avvenire, prende le distanze dalla leadership di Silvio Berlusconi, criticandolo in maniera diretta. E questo nonostante Gianni Letta, fin dal giorno prima, avesse chiamato il cardinal Bertone per provare ad attutire l’impatto della notizia. Spendendosi anche con Berlusconi per offrire alla controparte un comunicato di (timide) scuse.

Nelle stanze vaticane non si fa mistero della “amarezza” suscitata dalla barzelletta di Berlusconi, con quella bestemmia finale. “Non potevamo fare altrimenti, era inevitabile reagire”, dicono fonti vicine alla segreteria di Stato. Anche per non apparire reticenti rispetto all’Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, che già dal mattino si era scagliato con molta durezza contro Berlusconi. Tanto che, in questa micidiale serie di colpi al premier, qualcuno ci legge anche l’esito di una partita interna alle gerarchie, con la Cei di Bagnasco – più fredda con il Pdl e favorevole al disegno di Casini – che detta la linea e costringe la segreteria di Bertone a inseguire.

Ma l’incidente del video apparso sul sito de l’Espresso è soltanto l’ultimo pezzo del mosaico. Altre considerazioni, più politiche e meno contingenti, emergono alla superficie. Giacché anche l’ala della Chiesa vicina a Bertone, quella che finora è stata più benevola verso il governo, inizia a considerare il Cavaliere con freddezza. Non è ostilità, certo. Ma nelle conversazioni su questo tema, sul futuro della politica italiana, non si fa mistero di considerare Berlusconi un leader dall’immagine ormai “appannata”, superato. Il problema semmai è la mancanza di un forte interlocutore alternativo sulla scena. Così, ragionano nella segreteria vaticana, se le cose dovessero precipitare verso il voto anticipato, dalla Chiesa oggi ci si dovrebbe attendere un atteggiamento “neutrale” e Berlusconi non si dovrebbe aspettare alcun aiuto. Se poi spuntasse un leader credibile in campo, un cattolico doc, allora la scelta di campo a suo favore sarebbe netta.

Consapevole del rischio di una frattura con la Chiesa, Berlusconi cerca da giorni di recuperare. Da quando la prolusione del cardinal Bagnasco contro “i conflitti personali che bloccano il Paese” ha reso evidente l’irritazione dei vescovi per lo scontro infinito con Fini. Il premier giocherà tutte le sue carte nelle prossime settimane, quando verrà rilanciato in grande stile il “Piano della Vita”. “Risponderemo con i fatti – ha spiegato ai suoi il Cavaliere – e dimostreremo che non c’è mai stato in Italia un governo così amico dei cattolici. Stiamo facendo molto di più di qualsiasi governo democristiano del passato”.

Non a caso Berlusconi in Parlamento ha insistito molto sull’agenda vaticana: quoziente famigliare, norme a tutela della vita, biotestamento, spingendosi fino a parlare di “sostegno diretto alla libertà di educazione”, ovvero soldi alle famiglie che mandano i figli alle private. In questo modo è sicuro di risalire la china. “In serata – racconta il capogruppo Pdl Maurizio Gasparri – ci sono stati contatti con autorevoli esponenti della Chiesa. E ci hanno detto chiaramente che le battute, seppur non encomiabili, non cambiano la sostanza delle cose: per la Chiesa contano i fatti”. Sul “Piano per la Vita” – campagna contro la RU486, aiuti alle nascite, norme restrittive sulla biopolitica – Berlusconi ha messo al lavoro i ministri Fazio (Salute) e Sacconi (Welfare), che hanno preparato un programma in cinque punti. Mentre sul quoziente famigliare e il sostegno alle scuole ha preteso da Tremonti un allentamento del rigore.

Il premier intanto si consola con le indiscrezioni che gli giungono dal Vaticano sul gradimento dei concorrenti. La Cei, su questo d’accordo con la segreteria di Stato, vede di buon occhio il progetto centrista di Pier Ferdinando Casini, l’ambizione di allargare i confini del piccolo partito cattolico. Ma è fredda (a dire poco) rispetto a Gianfranco Fini, uno dei possibili futuri partner del terzo polo. Per questo il premier intende portare al più presto in Parlamento l’agenda vaticana, tradotta in disegni di legge (il biotestamento è già in calendario alla Camera). “Siamo convinti – spiega Maurizio Lupi – che dentro Futuro e libertà solo in pochi condividano il laicismo di Fini. Ci potrebbero essere convergenze significative anche con l’Udc”. Insomma, sulla biopolitica Berlusconi è convinto di poter spaccare Fli e attirare di nuovo l’Udc nella sua orbita. E persino l’ala cattolica del Pd, da tempo insofferente rispetto alla linea di Bersani.

La Repubblica 03.10.10

Marzabotto: Napolitano, ideali Resistenza vivi e attuali

Messaggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del 66° anniversario dell’eccidio di Marzabotto.
”Gli ideali che ispirarono allora quanti scelsero consapevolmente di partecipare alla Resistenza contro la dittatura fascista e condussero alla rinascita delle istituzioni democratiche -si legge tra l’ altro nella lettera alla comunita’ di Marzabotto- conservano intatta la loro attualita’ e sono alla base dei valori di pace, liberta’ e giustizia solennemente sanciti dalla Costituzione repubblicana”
Ansa 03.10.10

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l presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del 66esimo anniversario dell’eccidio di Marzabotto, ha inviato un messaggio in cui esprime “profonda commozione al dolore dei familiari delle tante vittime innocenti della barbarie nazifascista”. “Gli ideali che ispirarono allora quanti scelsero consapevolmente di partecipare alla resistenza conservano intatta la loro attualità”, ha aggiunto il capo dello Stato.

Quegli stessi ideali “sono alla base dei valori di pace, libertà e giustizia solennemente sanciti dalla Costituzione repubblicana”.

Napolitano ha indirizzato il messaggio al sindaco Di Marzabotto, Romano Franchi, al Comitato promotore e a
tutti i partecipanti, per il tramite del Segretario Generale della presidenza della Repubblica Donato Marra.

“La comunità di Marzabotto – sottolinea Napolitano – ha il merito di perpetuare, specialmente tra i giovani, il ricordo di quella immane tragedia che ha inferto una grave ferita all’intero Paese”.

tgcom 03.10.10

Bersani: "Subito al Quirinale. Basta cricche e barzellette"

Il governo «va avanti traccheggiando». Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, prima di intervenire alla scuola di politica del Pd replica al ministro Maroni: «a vedere la situazione bastano 3 minuti, non c’è bisogno di 3 settimane». «Con la fiducia hanno fatto una operazione non onesta perchè il paese non ha bisogno di traccheggiamenti».
«Questo governo – afferma il leader Pd – non è in condizione di governare. Davanti ad un Paese che ha un milione di problemi sarebbero stati onesti a dirlo in Parlamento. E invece cercano di traccheggiare. Si rimettano al Capo dello Stato perchè così non si può andare avanti». Bersani assicura che il Pd «è assolutamente pronto al voto». «Siamo un partito europeo e come i laburisti inglesi si sono divisi al congresso e poi riuniti». Funziona così, spiega Bersani, «nei partiti che non hanno un padrone».

Basta barzellette
Il Paese «è stato deformato da elementi di corruttela le leggi speciali hanno generato cricche perchè le leggi le hanno fatte le cricche. Basta barzellette, ci vogliono regole, onestà, legalità e noi sui temi del lavoro e della legalità ci dobbiamo essere con le proposte, ma anche fisicamente». Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, nel suo intervento alla Scuola di politica a Cortona, indica nella difesa della legalità uno dei cardini dell’azione dei democratici.

Il Partito è unito
«Il partito è unito, discutiamo ma non abbiamo un padrone e quando è ora di combattere siamo uniti perchè bisogna riprendere la strada della riscossa di questo Paese». Così Bersani, durante il suo intervento alla Scuola di politica, garantisce sull’unità del partito e ribadisce che «il Pd deve dare al Paese un sogno con le gambe».

«Serve un sogno con le gambe – afferma Bersani – altrimenti è una favola e noi non possiamo sostituire la favola di Berlusconi con un’altra favola». L’Italia «va chiamata ad uno sforzo di cambiamento, di riforme, ad uno sforzo comune in cui chi ha di più deve dare di più». In occasione dell’assemblea del Pd della prossima settimana, i democratici indicheranno la strada della riscossa mettendo in campo – sostiene il Leader Pd – le proposte su fisco, politica industrial, Sud, rilanciando la crescita e il lavoro«. Dal Pd deve partire »un messaggio di concretezza perchè qui la gente continua a sentire barzellette e ville, mentre noi dobbiamo mettere in campo pensiero, azione e simpatia per la gente«. I tratti, conclude Bersani, »di un partito popolare, perchè a noi la Lega ci fa un baffo«.

«È già da un pò che stiamo in questa situazione. Adesso se ne rendono conto gli imprenditori mentre a noi era già chiaro da due anni che non si stava imbroccando la ricetta, che la politica prendeva pieghe e strade che non centravano nulla con l’opinione della gente». Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, commenta le analisi sulla situazione politica ed economica da parte di Luca Cordero di Montezemolo e di Sergio Marchionne.

L’Unità 03.10.10

"Urne anticipate, un elettore su tre verso l’astensione", di Renato Mannheimer

Il 56% ha un’opinione negativa della politica, il 28 prova addirittura «disgusto». Come ogni settimana, abbiamo effettuato nei giorni scorsi un sondaggio sulle intenzioni di voto degli italiani. La distribuzione delle preferenze non differisce molto dalle ricerche precedenti, salvo la conferma della tendenza ad abbandonare il consenso per i due partiti maggiori (sia il Pdl, sia il Pd) per dirigerlo verso le forze più piccole. Ma l’esito più significativo non riguarda tanto il voto, quanto il non voto. Rispetto al passato, infatti, si sono di molto accresciute le risposte «non so cosa votare», «non so se andare a votare» e similari. L’insieme di queste espressioni di indecisione, se non di rifiuto dell’intera offerta elettorale attuale, si avvicina oggi al 33% (era il 25% prima dell’estate). Insomma, più di un italiano su tre non vuole o non riesce a prendere posizione sul partito da votare.
È un altro indicatore del processo di sfiducia verso la politica e le sue istituzioni che, di nuovo, si sta manifestando nel nostro Paese. Gli avvenimenti che hanno connotato lo scenario politico di questi ultimi mesi hanno rafforzato questo andamento. I litigi interni, sia nel centrodestra, sia nel centrosinistra, l’attenzione talvolta esagerata a tematiche che poco riguardano gli interessi reali dei cittadini (ad esempio, la vicenda della casa di Montecarlo) hanno favorito l’allargarsi degli atteggiamenti di disaffezione.
Se ne ha conferma anche dai dati di molte altre ricerche di questo periodo. Ad esempio, dai risultati dell’osservatorio trimestrale che Ispo conduce per Confesercenti, si rileva come la percentuale di chi ritiene che le principali istituzioni (il governo, l’opposizione, ma anche i sindacati) «abbiano promosso misure concrete per aiutare le famiglie italiane in questi mesi di crisi economica» sia assai poco elevata e, per di più, in forte diminuzione. Oggi, solo il 23% (era il 31 l’anno scorso) pensa che l’esecutivo abbia agito in tal senso. E solo l’11% (era il 21 sei mesi fa) attribuisce questi comportamenti all’opposizione.
Tutto ciò si traduce in un ancor più accentuato distacco dalla politica nel suo insieme e dalle sue vicende quotidiane. Interrogata sulla «prima espressione che viene in mente pensando alla politica», la maggioranza relativa degli italiani (27,8%) dice, senza esitazione, «disgusto». Una quota sostanzial menteanaloga (27,6%) dichiara «noia» o «indifferenza». Tra gli altri, prevalgono le risposte «rabbia» (20,7%) o «diffidenza» (8,1%). Solo il 6,3% esprime «interesse» e una percentuale ancora inferiore (2,4%) manifesta «passione». Nel loro insieme, gli atteggiamenti positivi verso la politica coinvolgono il 16% del campione, quelli negativi il 56%, quelli di indifferenza il 28%.
Ma il risultato più interessante si rileva dal confronto col passato. Rispetto al 2007, quando fu posta agli italiani la stessa domanda, infatti, calano significativamente le risposte che mostrano un qualche coinvolgimento, positivo o negativo, e si accrescono notevolmente le manifestazioni di noia e di indifferenza. Insomma, si accentua, in misura ancora maggiore del passato, il distacco dalla politica, specie nell’elettorato di centrosinistra. «Affari loro», sembrano dire gli italiani, di fronte al penoso scenario offerto dai partiti in questi mesi.
In questa situazione, se permane l’attuale offerta da parte delle forze politiche, è ragionevole pensare, in caso di nuove elezioni, ad un ulteriore aumento delle astensioni, accompagnato forse da un incremento dei voti per le forze che più si lanciano sui temi dell’antipolitica (dalla Lega a Grillo, a Di Pietro). Tutti indicatori della crescente distanza del dibattito politico attuale dalla vita e dai problemi più sentiti del Paese.

Il Corriere della Sera 03.10.10

Degrado e sprechi, Pompei senza guida da 6 mesi", di Stella Cervasio e Alberto Custodero

Salta di nuovo la nomina del sovrintendente: l´unico candidato è sotto inchiesta. Altre indagini riguardano l´abusivismo. Dubbi sul bilancio firmato dal commissario. Da sei mesi senza vertice il parco archeologico più importante del mondo, quello degli scavi pompeiani. Il ministero dei Beni culturali non ha ancora nominato il responsabile definitivo della soprintendenza unificata di Napoli e Pompei.
È giallo sulla mancata nomina: il 29 settembre il ministero avrebbe dovuto incaricare un responsabile definitivo, Angelo Maria Ardovino, ex dirigente generale per i Beni Archeologici. Ma il ministro Sandro Bondi all´ultimo momento non ha firmato il decreto, senza un perché ufficiale. C´è, sulla vicenda, solo un retroscena molto riservato: il candidato risulta infatti indagato dalla procura Salerno nell´ambito dell´inchiesta sui fondi europei insieme a Giuseppe Proietti (ex capo di gabinetto del Ministero e ad interim da aprile a settembre a Pompei), all´ex soprintendente regionale Stefano De Caro, alla sua collega di Paestum Giuliana Tocco Sciarelli, a Giuseppe Bilardi, ex dirigente del settore Bilancio del Ministero, all´archeologa di Velia Giuseppina Bisogno e alla ex soprintendente di Salerno, Maria Luisa Nava.
La scorsa settimana la nomina di Ardovino salta, viene annullato il relativo bando. Mentre l´incarico viene affidato a un reggente provvisorio, Jeanette Papadopoulos, funzionaria ministeriale. Va detto che sugli scavi di Pompei, gestiti dal giugno del 2009 al giugno 2010 dal commissario della Protezione Civile Marcello Fiori, è in corso un´indagine della magistratura, in particolare sull´abusivismo per i materiali e i metodi con i quali si è proceduto al restauro del Teatro Grande inaugurato nell´estate scorso da Riccardo Muti. Il procurare di Torre Annunziata, Diego Marmo, ha incaricato la Guardia di finanza di sequestrare anche il bilancio dell´anno di gestione di Fiori. Gli archeologi di Pompei raccontano che per questi interventi, alle spalle del quadriportico per costruire gli spogliatoi è stata distrutta un´area inesplorata dalla quale si aspettavano scoperte significative per la storia della città distrutta nel ´79 dopo Cristo. L´addio di Fiori lascia sul campo dubbi e contraddizioni. Su 79 milioni disponibili per rimettere in sesto Pompei, tolti i 30 che erano già stati impiegati dal predecessore di Fiori, Profili, altri 20 il commissario della Protezione civile li ha spesi per attività di servizio, che, con l´emergenza, non hanno niente a che vedere. E ne ha impegnati altri 21 che dovevano essere resi disponibili dalla Regione, che non l´ha ancora fatto. Altri 13 milioni del portafoglio di Pompei sono andati alla Wind. O meglio, dovrebbero andare, perché in queste pratiche se in soprintendenza manca il “Rup”, responsabile unico del procedimento che attesta la qualità scientifica dell´intervento da saldare, il pagamento non avviene. L´indagine della procura vesuviana è tesa anche ad accertare per quale motivo la Protezione civile abbia agito in deroga alle norme, come è sua facoltà in caso di emergenza, anche se non ce n´era motivo. Ma i primi a volersi rendere conto dello stato dell´arte sono a Roma: prima di andar via, Proietti ha ricevuto una lettera di Bertolaso che annunciava un´ispezione sul bilancio del commissariamento Fiori. Che la priorità non è stata la conservazione e il restauro, lo dice l´ultima spesa, di pochi giorni fa: alla prima pioggia ha ceduto una trave del tetto della Casa di Polibio: sono stati chiesti lavori di somma urgenza per 50 mila euro. Sfortunato un altro capitolo di spesa voluto da Fiori stanziato a favore della onlus “Co2” che avrebbe dovuto promuovere l´immagine di Pompei. L´iniziativa più pubblicizzata, “(C)Ave Canem”, per favorire l´adozione dei randagi degli Scavi. I cani non hanno trovato padroni, in compenso, sono aumentati di numero perché chi voleva disfarsi di un animale, attirato dalla pubblicità, l´ha portato a Pompei.

La Repubblica 03.10.10