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"Le tre crisi della democrazia", di Carlo Galli

È la riforma della legge elettorale il passaggio cruciale che ora si apre per l´intera politica italiana. Non si tratta né di un noioso tecnicismo da politologi, né di una materia riservata agli uomini del Palazzo.La riforma della legge elettorale è piuttosto l´unico strumento ora praticabile (anche se non è per nulla a portata di mano) per quanti vogliano tentare di rifondare la politica in Italia. I motivi per cui i finiani potrebbero far cadere l´esecutivo certo non mancano: dalla legge-scudo per Silvio Berlusconi a una riforma iniqua del processo civile, dalla riproposizione del provvedimento sulle intercettazioni agli stessi numerosi progetti di riforma della legge elettorale già presentati.
E un governo tecnico che nascesse dalla crisi dell´attuale maggioranza non sarebbe per nulla, contrariamente a quanto sostiene il ministro Alfano, un´ipotesi parafascista: sarebbe anzi il gesto di responsabilità di un ceto politico finalmente consapevole del baratro in cui sta sprofondando il Paese.
Un sistema politico che oggi all´unisono – tranne i due partiti più apertamente populisti – teme le elezioni perché sa che i cittadini guardano alla politica, com´è raccontata e praticata oggi in Italia, con un misto di disinteresse, disgusto e disperazione. Il che dimostra che siamo ormai in presenza di una crisi della democrazia repubblicana, di cui la legge elettorale è insieme prodotto, causa, e manifestazione.
Questa legge si fonda infatti su un premio di maggioranza che trasforma gli asini in cavalli, e le coalizioni minoritarie in maggioritarie; e si fonda al tempo stesso sulle liste bloccate, ossia sulla cooptazione dell´intero Parlamento a opera delle segreterie dei partiti. Il mandato libero – che, certo, a norma di Costituzione garantisce l´indipendenza dell´eletto ma che lo obbliga anche a essere credibile agli occhi dei cittadini per potere, appunto, essere eletto – si trasforma, grazie a questa legge, in irresponsabilità politica e morale davanti agli elettori, in supina obbedienza alle segreterie di partito e, eventualmente, in occasione, per il deputato o il senatore, di passare all´obbedienza della segreteria di un altro partito, che gli offra qualcosa di più. Oligarchie e trasformismo infettano così la rappresentanza, delegittimandola radicalmente; e infatti non a caso è scavalcata dal caudillismo populista e megalomane del capo del governo.
La legge elettorale vigente, inoltre, alimenta, col premio di maggioranza, la tendenza (già presente nel nostro Paese) a dar vita a mega-partiti dotati di nessuna identità e di scarsa coerenza interna, costruiti come sono per rispondere a una domanda di aggregazione bipolare a tutti i costi; è infatti figlia dell´illusione che il bipolarismo (che in realtà c´è sempre, nella misura in cui ci sono maggioranza e opposizione, orientamenti di destra e di sinistra) debba essere anche bipartitismo (quasi perfetto), prodotto forzosamente da meccanismi elettorali.
I partiti acquistano, grazie a questa legge, enorme potere e al contempo pochissima capacità di azione, e si espongono continuamente a defezioni, scissioni – nobili o trasformistiche che siano – che rendono di fatto impossibile l´attività governare nel medio periodo. E questo vale tanto per la destra quanto per la sinistra.
Questa legge, insomma, condensa in sé tutta la retorica semplificatoria e antipolitica con cui l´Italia reagì alla degenerazione della democrazia parlamentare della prima repubblica in partitocrazia e in tangentocrazia. Reazione tardiva e infantile, che pretese di ridare serietà alla politica col negare la sua essenza di mediazione, che si deve confrontare con la complessità dei problemi della società di oggi. Si pretese di eleggere, di fatto, il governo e di rendere superfluo il Legislativo; si teorizzò la centralità – come se fosse un patto giurato – del programma elettorale, che a destra non era che un insieme di slogan e a sinistra una monografia accademica che pretendeva di elencare minuziosamente i mali del mondo e di dettarne la cura; ci si illuse sui benefici effetti dell´alternanza, che non ci sono stati. Anziché rafforzare la sovranità del popolo – che, in ogni caso, in un regime parlamentare, è sempre destinata a essere rappresentata – , la pretesa semplificazione e la vantata immediatezza hanno reso la politica più artificiosa, manipolatoria, autoreferenziale, arcana. Che il governo abbia ricevuto una fiducia che è una sfiducia ne è il frutto più paradossale e più vero.
È importante che si dibattano i pregi e i difetti dei sistemi elettorali che dovrebbero sostituire il Porcellum: proporzionale alla tedesca, doppio turno alla francese, Mattarellum, estensione nazionale del sistema provinciale, e così via. Ma ancora più importante è che la nuova legge elettorale consenta al partito di essere votato per la sua proposta politica, e al candidato di essere eletto per la sua credibilità; che consenta alle forze politiche di emergere nella loro reale consistenza e articolazione secondo le esigenze e la storia del Paese, e di fare politica attraverso le alleanze tra diversi e non attraverso le ammucchiate. E soprattutto che consenta al Paese di sperare che possano essere battute la politica populistica, la retorica aggressiva e la prepotenza sovrana di Bossi e Berlusconi – gli avversari strutturali della riforma della legge elettorale –, e di accettare che la politica sia quello che deve essere: analisi, riflessione, azione, e non «una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla».

La Repubblica 02.10.10

La fine del miracolo

Si assiste un realtà drammatica dove nessun ciclo strutturale è stato realizzato. Questa è la fine del miracolo dei rifiuti di Berlusconi. È l’ora di risolvere veramente questo problema senza nessun colpo di immagine
Bersani presenta video-denuncia di YouDem Tv sul fallimento del governo a Napoli e Provincia nella gestione dell’emergenza rifiuti: il video è stato realizzato da Stella Bianchi, responsabile ambiente e componente la segreteria nazionale del Pd, e Raffaele Del Giudice, direttore Lega Ambiente della Campania.

Nel videomessaggio di presentazione il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani, afferma: “Il filmato dà conto di una situazione che resta drammatica. La gestione di Berlusconi e Bertolaso non ha preso misure strutturali in grado di risolvere l’emergenza. E’ la fine del miracolo dei rifiuti. Non abbiamo bisogno di miracoli, né a Napoli né a L’Aquila: dalle emergenze non si esce in un giorno e con un colpo d’immagine. Problemi del genere – conclude Bersani – non possono essere gestiti con la propaganda e per il tornaconto politico del giorno dopo”.

La fine del miracolo: il reportage Regia di Carlo Boni, montaggio di Roberto Ceccanese.

Andando ancora più a sud il 1° ottobre è un anno dall’alluvione di Giampileri. Ve la ricordate? Il governo no come denuncia Stella Bianchi: “Per una volta il governo non fa propaganda o annunci, ma lascia che i problemi
finiscano direttamente nel dimenticatoio. È quello che accade a Giampilieri, dove a un anno dalla tragica frana ancora non sono state effettuate le opere per la messa in sicurezza dell’area, per far tornare gli abitanti nelle loro
case. È sempre più urgente sbloccare i fondi Fas e farli destinare dalla Regione a Giampilieri. Così come accade in provincia di Messina, in Italia sono tanti i luoghi in
pericolo, per colpa dell’uso irresponsabile del territorio, della cementificazione, dell’abusivismo. Come dicevamo un anno fa e in ogni occasione, come a Ventotene, in cui il Paese è stato colpito da lutti terribili anche perché evitabili, non è più prorogabile un piano nazionale di messa in sicurezza del territorio e un’azione di monitoraggio delle aree a rischio idrogeologico”. La Bianchi ricorda come “il nostro allarme è rimasto finora inascoltato, molti degli enti locali attendono fondi dallo Stato per affrontare le calamità, ma il ministero dell’Ambiente e il governo continuano a perdere tempo”.

"Barzellette del premier contro ebrei e Rosy Bindi. Pd: «Si vergogni e chieda scusa»", di Roberto Arduini

Due Barzellette. Una platea che ride. E la frase: «Nessuno di voi mi tradisca». Potrebbe essere la base perfetta per una scena di un film, o al massimo lo schema di un siparietto di Zelig. Purtroppo, è la realtà politica di questo paese. E il protagonista non è Checco Zalone o Serena Guzzanti, ma Silvio Berlusconi. Del resto, lo stesso premier non fa mistero del suo passato di cabarettista sulle navi da crociera e il suoi “pezzi forti” verranno sicuramente tutti da lì.

Ma veniamo ai fatti. Prima il video con la barzelletta sugli ebrei, poi un altro che immortala sempre Silvio Berlusconi che racconta una barzelletta su Rosy Bindi con bestemmia finale.

Barzelletta sugli ebrei
Nel primo video, che si riferisce a un improvvisato comizio di Berlusconi sotto palazzo Grazioli a beneficio di alcuni simpatizzanti PDL che mercoledì sera volevano festeggiare il compleanno del premier, c’è l’ennesima barzelletta sugli ebrei. Eccola secondo il testo riportato da vari siti web: «Un ebreo racconta a un suo familiare…
Ai tempi dei campi di sterminio un nostro connazionale venne da noi e chiese alla nostra famiglia di nasconderlo, e noi lo accogliemmo. Lo mettemmo in cantina, lo abbiamo curato, però gli abbiamo fatto pagare una diaria…
E quanto era, in moneta attuale?
Tremila euro…
Al mese?
No al giorno…
Ah, però…
Beh, siamo ebrei, e poi ha pagato perché aveva i soldi, quindi lasciami in pace… Scusa un’ultima domanda… tu pensi che glielo dobbiamo dire che Hitler è morto e che la guerra è finita?…». «Carina eh?», chiosa gongolante il premier.

Barzelletta su Rosy Bindi
Il sito dell’Espresso pubblica il secondo filmato, 32 secondi, del presidente del Consiglio che, in visita in Abruzzo dopo il terremoto e prima del G8 – quindi tra aprile e luglio del 2009 – incontra alcuni militari. Nel video manca l’inizio della barzelletta, ma si capisce comunque la situazione, ovvero una serata danzante:
«Il cavaliere va dalla ragazza» scelta per ballare, «lei si presenta con il nome di un fiore al femminile», e l’uomo «risponde con il nome del fiore al maschile e si balla». Quindi, racconta Berlusconi, «un uomo si avvicina a una ragazza, “Margherita”. E lui “Margherito”, poi un altro si avvicina a un’altra ragazza, “Roso” e lui “Roso”. Un altro va verso Rosy Bindi, un po’ coperta nell’ombra, lei dice “Orchidea” e si tira in avanti, lui la guarda e dice “Orcod…”», con Berlusconi che simula lo spavento dell’uomo alla vista di Bindi, tra le risate dei presenti.
Al termine della barzelletta, Berlusconi rivolge un invito ai presenti: «Oh, nessuno mi tradisca…».
Invito non raccolto.

Le reazioni
«Prima di recuperare antichi stereotipi antisemiti di discutibile gusto – si indigna Amos Luzzatto, presidente della Comunità ebraica di Venezia ed ex responsabile dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, – un uomo pubblico farebbe bene ad usare una certa cautela. È in base a quei pregiudizi che nel corso dei secoli sono state giustificate le peggiori discriminazioni, persecuzioni e violenze».

«Penso che questa volta il presidente del Consiglio, prima che a me, debba chiedere scusa a tutti i credenti di questo paese, alla chiesa e quella stampa cattolica di cui ieri si è vantato di avere l’attenzione». Ha detto subito Rosy Bindi, vicepresidente della camera dei deputati e presidente dell’assemblea nazionale del Pd.

«Con la volgarità che lo contraddistingue Berlusconi offende in un colpo solo la vicepresidente della Camera, la presidente del Partito Democratico, le donne che acquistano ruoli importanti per l`intelligenza, l`impegno, la passione», fa sapere Marina Sereni, vicepresidente dell`Assemblea nazionale del Partito democratico. «Il premier si ripete, aggiungendo alla sua predilezione per le barzellette, una bestemmia che offende i cattolici. In un solo giorno una barzelletta anti-semita e un`imprecazione. Ecco il capo del governo al lavoro». «Solidarietà e vicinanza a Rosy – conclude – Inutile chiedere a Berlusconi che si vergogni. Non lo farà. Si dimetta».

«Invece di vergognarsi per la sua totale incapacità di risolvere i drammatici problemi economico-sociali in cui si dibatte l’Italia – ha detto Walter Veltroni – il presidente del Consiglio perde il suo tempo raccontando storielle indegne e blasfeme che rappresentano indistintamente un insulto a tutte le italiane e gli italiani, alla loro cultura e alle loro tradizioni». «Nessuno liquidi queste volgarità – conclude Veltroni – con la semplice e insopportabile derubricazione a battuta. È invece qualcosa che tradisce inquietanti luoghi comuni e pregiudizi. Berlusconi non si deve permettere di fare ironie sulla tragedia degli ebrei della quale non conosce nulla».

«Non mi stupisco», dice subito Michele Ventura, vicepresidente vicario dei deputati PD, «ma gli italiani che hanno votato Berlusconi e che non arrivano a fine mese, sono sommersi dai rifiuti, vivono a l’Aquila, perdono il lavoro, pagano la carta igienica delle scuole dei loro figli dovrebbero guardare il video online. Attacchi ai giudici, barzellette anti-semite, pavoneggiamenti sulla propria prestanza fisica. Gli interessa soltanto questo, con buona pace del Paese e e dei suoi problemi». «Alla sua gente, al Paese, Berlusconi ha parlato di una associazione a delinquere nella Magistratura pronta a sovvertire il voto, ha spiegato che per questo serve una commissione d’inchiesta, ha raccontato una barzelletta sugli ebrei e ha confidato che lui ha una ragazza al giorno. L’Italia guardi il video e decida se è questo quello che si merita», conclude.

«Il video pubblicato da L’Espresso è la conferma della doppia etica del presidente Berlusconi», scrive in un comunicato il deputato del Pd Enrico Gasbarra. «Credo che, proprio colui che ama definirsi “unto dal Signore” debba immediatamente chiedere scusa». Commenta Gasbarra: «Berlusconi viene in Parlamento a dare lezioni, si fa paladino dei valori etici, non perde occasione per dichiararsi espressione del mondo cattolico. Poi in privato – conclude Gasbarra – offende le donne, bestemmia senza alcun riguardo né per quei valori che in pubblico sbandiera, né per l’istituzione che rappresenta, e ancor meno per gli italiani».

«Tutta la mia solidarietà a Rosi Bindi, ma anche un pò di ammirazione visto che per il Caimano è diventata una vera ossessione. D’altronde, lui è abituato ad altri tipi di donne, più utili a ‘svagarlò che a tenerne desta l’attenzione», ha detto Manuela Palermi, dell’ufficio politico del PdCI-FdS. «Rosi Bindi è una donna intelligente e colta, troppo diversa dagli standard di Berlusconi. Non riuscendo ad avere la sua attenzione e il suo rispetto – conclude Palermi – la insulta. È la tipica arma di difesa machista, vecchia e stantia».

«Berlusconi si vergogni. La barzelletta sull`onorevole Bindi, conclusa da una bestemmia, è indegna. Alla collega parlamentare va tutta la nostra solidarietà», ha detto il portavoce dell`Italia dei Valori, Leoluca Orlando che aggiunge «il presidente del Consiglio dimostra per l`ennesima volta di non essere all`altezza dell`incarico che ricopre. E` evidentemente ossessionato da una visione sessista e maschilista del mondo, ha una sola concezione della donna ed è cattolico solo a parole. L`Italia si vergogna del suo presidente del Consiglio».

«La storia ci dovrebbe insegnare che dovremmo essere tutti molto più rispettosi nei confronti degli ebrei», dice infine il capogruppo a Montecitorio di Fli Italo Bocchino.

da ww.unita.it

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“In privato o no, lui è il premier per questo deve chiedere scusa”, di ORAZIO LA ROCCA

CITTÀ DEL VATICANO – «Ha bestemmiato Dio? Se è vero, il premier Berlusconi dovrebbe chiedere scusa a tutti gli italiani, ed in primo luogo ai credenti nel nostro Signore». Non vorrebbe crederci, l´arcivescovo Velasio De Paolis, “ministro” delle finanze vaticane. Ma quando si rende conto che il premier si è lasciato veramente scappare un´imprecazione tanto grave non nasconde la propria delusione. «A nessuno è lecito bestemmiare, nemmeno per scherzo, ed i primi a saperlo dovrebbero essere proprio i rappresentanti delle istituzioni».
Monsignor De Paolis, che giudizio può dare sull´espressione blasfema pronunziata da Berlusconi?
«Di fronte a certe espressioni e a determinati atteggiamenti si resta allibiti, sorpresi, perplessi. Non ci si vorrebbe credere perchè è una cosa veramente grave. Ma forse tutto questo è il frutto di un degrado morale che non può che essere destinato a fare danni irreparabili, specialmente ai giovani, ai bambini, che avrebbero bisogno di ben altre forme educative».
Bestemmiare Dio per i cristiani è il peccato più grande.
«Certamente. Spiace e fa veramente male constatare che, però, ormai sembra una cosa quasi normale tirare in ballo il nostro Signore in qualsiasi occasione. Ma quando questo peccato viene commesso ai livelli più alti delle nostre istituzioni, la preoccupazione non può che aumentare. Ecco perchè, secondo me, il premier a questo punto, oltre a capire di aver commesso un peccato gravissimo, dovrebbe chiedere scusa a tutti gli italiani, credenti e non credenti, perchè il capo del governo non è una persona qualsiasi e tutti i suoi gesti ed espressioni, manifestate sia in pubblico che in privato, non possono mai passare inosservate. Ed i danni possono essere irreparabili».

La Repubblica 02.10.10

Saperi, welfare e green economy al centro delle nostre proposte

Franceschini interviene alla scuola politica del PD. E ammonisce: “Non ripetiamo gli errori del passato, uniti per parlare a tutti gli italiani”

Per anni il terreno dello scontro politico e le sue regole in Parlamento sono stati condivisi da tutti. ma con Berlusconi quel terreno è stato messo in discussione e paradossalmente “la nostra opposizione deve difendere le regole, sottraendo energie e tempo all’opposizione ai temi di governo. Siamo trascinati all’emergenza continua. Oggi Berlusconi propone una commissione d’inchiesta contro i magistrati che vogliono delegittimarlo. E’ la confusione totale, l’idea che vincendo le elezioni si è sopra tutto il resto. Siamo antiberlusconiani perché parliamo sempre di questo? E’ complicato non parlarne. Dobbiamo rassegnarci a lavorare su due piani tenendoli distinti: i contenuti e le alleanze, su entrambi come se la legislatura durasse fino al 2013, sapendo che quella è la ragione sociale del PD, e dicendo chiaramente che se ci trovassimo di fronte a un’emergenza elezioni anticipate con il porcellum e il premio di maggioranza senza soglia minima per farlo scattare”. Parte dall’attualità il capogruppo democratico alla Camera, dario Franceschini, per poi ricordare che “siamo nati con un progetto ambiziosissimo di cambiamento della società italiana, un grande disegno di cambiamento progressista che superi logiche di appartenenza e blocchi sociali di riferimento, un grande partito nazionale ha dentro tutto il paese, non un blocco sociale, un partito riformista deve riscrivere le categorie individuali del Novecento, tutto con una missione ambiziosissima di cambiamento, quello è il nostro collante. Siamo un partito giovane e non emerge l’appartenenza ed è surreale ma così quando c’è un leader che non ci piace o un tema sgradito diciamo facciamo un’altra cosa. non va, non siamo insieme per l’orgoglio di una storia, abbiamo storie diverse tra noi no? Stiamo insieme per una storia nuova, anche scomponendo vecchi legami con forze sociali di riferimento, parlando a mondi che abbiamo colpevolmente lasciato alla destra, usiamo le straordinarie opportunità che offre fare un partito nuovo in un tempo nuovo, pieno di rischi e opportunità formidabili per la politica. la globalizzazione è questo , pensate a come è messo in discussione il concetto di sovranità nazionale. La globalizzazione attraversa la politica e dobbiamo buttarci in fretta. Pensate alle famiglie politiche europee, se sappiamo di stare dalla stessa parte al di là dello strumento con cui coniugano con uno o più partiti quest’appartenenza nello stesso stato devono aver urgentemente luoghi di riflessione comuni, noi, in Europa e poi i democratici americani, i progressisti di Lula e dell’India”.
E l’altro grande tema su cui insiste a sorpresa è quello dell’allungamento della vita media: “La nostra risposta è pigra, si pensa che allunga solo al vecchiaia invece allunga tutte le fasi. Se si allunga la vita media la scuola non dovrebbe cominciare più tardi? Pensate agli anni ’90, dicevamo che non ci sarebbero più state differenze. Una cretinata solenne, la globalizzazione richiede valori, regole, meccanismi di solidarietà, bisogna sfidare la destra sui valori, non inseguirla con semplici correttivi come è successo in Europa dove si continua a perdere. Tranne che in Spagna e Grecia abbiamo perso ovunque perché abbiamo rinunciato a sfidare la destra su valori alternativi, non sul giorno dopo ma sulla società che vogliamo costruire. Obama ha vinto su questo. Ma se la gente vota a destra oggi sa cosa vota: lega, il nucleo culturale è lo stesso nel PDL, individuazione delle paure reali, loro alimentazione e incasso dei consensi. Poi al governo la faccio sparire dalla comunicazione. Dobbiamo ricostruire la missione collettiva e un identità nazionale spiegando a tutti che si può usare il cambiamento per migliorarci. Facciamolo rendendoci riconoscibili perché noi tendiamo a dire cose buone su tutto ma non abbiamo tratti distintivi, non facciamo capire qual è il messaggio”.
Per il messaggio del PD Franceschini suggerisce tre temi: conoscenza, welfare, ambiente e green economy, e li rivendica come dati di fondo non solo contrastando i tagli di Tremonti a questi settori. Spiega che “dentro l’investimento su cervelli e saperi c’è l’unica chiave che possiamo giocare nel mondo e tanti destini individuali che si vedono passare davanti i meno bravi con le conoscenze giuste. Qui abbiamo lasciato la parola merito alla destra, come se fosse un’alternativa all’eguaglianza, invece bisogna dare le stesse possibilità di partenza a tutti per mandare avanti chi è più bravo. La nostra storia è arrivata ai punti di eccellenza quando è arrivato l e bruciare il sistema formativo brucia la prima risorsa italiana nella battaglia globale.
La seconda non può continuare a farci presentare come un campo che ha il modello del mercato del lavoro con il posto fisso uguale e garantito nella stessa città tutta la vita. Perché all’estero le società sono dinamiche, fanno integrare chi ha un colore diverso, il futuro è riprofessionalizzarsi, cambiare lavoro e città, io farei un’Erasmus interno mandando 50.000 giovani del sud a studiare al nord e viceversa. Che il paese si conosci, si integri, mobilità sociale! Spostiamo le risorse per aiutare gli affitti.
Pensate al Servizio Sanitario Nazionale che sembrava una follia ed è una realtà bellissima, da noi quando incontri la malattia non contano ceto e reddito, in America provare a farlo sarebbe una rivoluzione. Dobbiamo rivoluzionare il lavoro dicendo: quando lo perdi lo Stato non ti abbandona. Basterebbe recuperare il 15% dell’evasione fiscale, con le buone o le cattive, per garantire che nessuno si trovi a zero euro con il dramma della povertà che gli piomba nella vita.
La terza grande battaglia è la green economy non solo per l’approvvigionamento energetico ma perché fa crescere la nostra economia. Anche qui eravamo davanti e poi ci siamo persi, investiamo non solo perché è giusto ma per il territorio e le potenzialità che abbiamo. A destra parlano di nucleare come soluzione di tutti i problemi mentre tutto il mondo cerca di superarlo”.
per questo invita tutti a fare “una battaglie contro la destra sui contenuti, con comportamenti personali coerenti da chi quelle storie le pronuncia. Prima di parlare di alleanze chiediamoci in prospettiva: chi ci sta con noi su queste idee? Quando vedo tutti questi che si candidano alle primarie 2012 senza sapere con chi ci alleeremo resto stupefatto, che cosa stanno facendo? Usiamo tutto quel che abbiamo, difendiamo le regole con un partito unito, senza ripetere gli errori che ci hanno fatto tanto male dal ’96. Si elegge un leader e poi si comincia a parlarne male, a indebolirlo. E’ sempre stato così, vorrei essere l’ultimo di quella fila. I nostri elettori non sopportano più quel difetto, quando ci siamo presentati alle primarie in una prova di formidabile maturità collettiva con più di 3 milioni di persone a votare ci siamo detti: dal giorno dopo comunque vada sosterremo lealmente chi vincerà. Un patto più forte delle storie personali e delle amicizie che vuol dire non rinunciare alle proprie idee ma difenderle accettando che diventino un contributo per arricchire la linea del PD e non per dividerlo. Su quel che riusciremo a fare è affidato il futuro del paese, noi democratici dobbiamo tornare alla guida del paese per cambiarlo. Dimostriamolo non solo con le scelte collettive ma con i comportamenti individuali perché il PD è il partito che abbiamo aspettato tutta la vita”.

di Marco Laudonio per www.partitodemocratico.it

«Fs, treni gratis per le donne. Ma soltanto se accompagnate», di Felicia Masocco

Meglio accompagnate (anche male) che sole. Sarà così, a partire da oggi, per le donne che saliranno sui treni a lunga e media percorrenza di Ferrovie dello Stato che per tutto il mese potranno viaggiare gratis ma soltanto se con la famiglia (ogni giorno, con almeno un bimbo nel gruppo) oppure con un compagno pagante (il sabato). L’iniziativa prende il nome di «Frecciarosa» ed è stata presentata ieri dall’amministratore delegato del Gruppo Fs, Mauro Moretti. Si inquadra nel mese della prevenzione della salute della donna a cui l’azienda ha voluto aderire con un pacchetto di iniziative che vanno dalla presenza, su alcuni convogli, di equipe di medici che informeranno sulla salute e la prevenzione, al potenziamento dei controlli a salvaguardia della sicurezza nelle stazioni e sui treni assicurata da poliziotte della Polfer. Poi consigli per una sana alimentazione, fino ai «menù rosa» serviti a bordo e a cioccolatini offerti in partnership con note aziende del settore.

Operazione di marketing per intercettare il pubblico femminile? «No, non credo proprio – afferma Moretti – l’iniziativa è stata pensata dalle donne di Fs con lo scopo preciso di sensibilizzare sui temi della prevenzione e della salute».

Incluse ed escluse
Sensibilità, sconti e cioccolatini sono sempre bene accetti. Tantopiù che le Frecce di vario colore dimostrano di essere – per prezzo e velocità – appetibili alternative ai voli nei tragitti interni allo Stivale. Non è un caso che moltissime donne le usino per andare e venire per lavoro: sui treni a lunga e media percorrenza la clientela femminile supera il 47%, il 38% si muove per lavoro. La percentuale sale al 54% sui Frecciarossa. Sarà difficile, per loro, approfittare dell’offerta commerciale a meno che non vogliano portarsi dietro mariti e figli. E se il sabato vogliono un posto gratis dovranno essere in coppia, con un accompagnatore munito di biglietto che, a questo punto, già che c’è potrebbe pagare anche il loro come ai vecchi tempi. Vale lo stesso se si vuole entrare gratis ai poli museali di Roma, Firenze, Venezia e Napoli: il ministero dei Beni culturali è entrato nell’iniziativa con la promozione di un 2 per 1. Non si paga, ma solo se in compagnia.

Un mese passa in fretta: resteranno invece gli impegni assunti da Mauro Moretti con la firma della «Carta per le pari opportunità» per l’uguaglianza sul lavoro che in un settore come quello ferroviario, tradizionalmente maschile, non deve essere proprio una passeggiata. «Il Gruppo Fs è la più grande azienda italiana a firmare – ha commentato l’ad – L’auspicio è che il nostro esempio venga seguito».

«Frecciarosa» non è stata l’unico evento che ha tenuto impegnato il manager. È di ieri mattina è la notizia che il Tar ha respinto la richiesta di sospensione proposta da Alstom, la società che aveva partecipato, perdendola, alla gara per la fornitura a Trenitalia di 50 treni ad altissima velocità vinta dal consorzio Ansaldo Breda (Finmeccanica)-Bombardier. La controllata di Fs ha quindi proceduto, immediatamente, alla firma del contratto per più di 1 miliardo e mezzo con il consorzio italo-canadese. «I tempi delle Fs sono solerti», ha detto Moretti, aggiungendo che quelli per la consegna dei treni saranno «rapidi».

da www.unità.it

«Precari, posto fisso per sentenza», di Alessandra Ricciardi

Il ministro Gelmini condannato ad assumere una docente

Sono 94 mila i supplenti con contratto fino al 30 giugno, oltre 20 mila quelli che lavorano ogni anno fino al 30 agosto. Per non parlare di bidelli e assistenti: 60 mila solo i precari impegnati a coprire i posti vacanti nell’organico. È l’esercito degli aspiranti a un posto fisso nella scuola, quelli che ci lavorano già da anni e con contratti di lunga durata, quelli che a ogni inizio anno animano le piazze della protesta.

Un giudice li farebbe assumere tutti in pianta stabile, e gli farebbe dare dal ministro dell’istruzione pure il risarcimento dei danni subiti per l’attesa. È il giudice del lavoro del tribunale di Siena, Diego Cammarosano, che ha decretato la trasformazione automatica del contratto di una docente da tempo determinato a tempo indeterminato. Il motivo? La docente aveva sforato il tetto dei tre contratti reiterabili presso uno stesso datore di lavoro. L’insegnante in questione infatti per ben 6 volte di seguito era stata assunta a inizio anno e poi licenziata alla fine delle lezioni. Un comportamento vietato dalla legge nel settore privato e che nel pubblico impiego è invece consentito, per fronteggiare situazione emergenziali. Normalmente accade che i contratti siano reiterati per decenni, Ma il problema, ha ragionato il magistrato, è che la docente lavorava con continuità perché il posto era sempre vuoto, era un vuoto fisiologico e non eccezionale. E nessun risarcimento avrebbe mai potuto ristorarla del bene della mancata assunzione così come nessuna sanzione potrebbe dissuadare il ministero dal reiterare il comportamento illegittimo. Ecco perché Mariastella Gelmini, ministro dell’istruzione, è stata condannata ad assumere l’insegnante e a risarcirla per l’attesa. La notizia della sentenza ha messo in subbuglio gli uffici scolastici e sindacali locali. L’interpretazione offerta dal magistrato chiude quella porta di eccezioni che finora anche la Corte di giustizia europea aveva concesso all’Italia. Se confermata in secondo grado, la decisione aprirebbe nei conti pubblici una voragine dalle dimensioni ciclopiche, visto che a lavorare ogni anno con contratti di durata annuale sono 180 mila persone. È vero che la sentenza ha effetti solo per i ricorrenti, ma è facilmente pronosticabile che gli altri interessati si rivolgeranno dal giudice per chiedere analogo trattamento. Se tutti dovessero entrare, l’organico della scuola salire da 1,2 milioni a 1,38 milioni. Al momento è una situazione solo teorica. È prevedibile che il ministero si appellerà in giudizio, questa volta con il coltello tra i denti per veder rispettare quel divieto previsto dal collega dell’economia, Giulio Tremonti con il decreto 134/2009: «I contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze…, in quanto necessari per garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo, non possono in alcun caso trasformarsi in rapporti di lavoro a tempo indeterminato e consentire la maturazione di anzianità utile ai fini retributivi prima della immissione in ruolo».

Divieti che secondo il giudice sono facilmente disapplicabili a vantaggio delle più garantiste previsioni della direttiva 1990/70 CE e delle varie pronunce in materia della Corte di giustizia. Con buona pace delle ragioni di cassa dello stato italiano.

da www.italiaoggi.it

Cern: Lhc, guida italiana per tutti i 4 grandi esperimenti

Poker italiano alla guida dei 4 principali esperimenti del piu’ grande acceleratore di particelle del mondo.Al Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra e’ infatti italiano anche il coordinatore dell’esperimento LHCb: e’ Pierluigi Campana, dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Frascati, ed entrera’ in carica a maggio 2011. La fisica italiana coglie cosi’ un altro riconoscimento a livello mondiale.

(Ansa) 28.09.10

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“Quattro per quattro” dal blog di Marco Cattaneo direttore de Le Scienze e Mente e cervello

Quando sento dire che l’Italia fa “meglio degli altri” non so se ridere o piangere. Viaggio molto, per lavoro e per piacere, e incontro luoghi di civiltà al cospetto dei quali sembriamo saldamente ancorati al Medioevo. È patetico continuare a pensare che il nostro livello di sviluppo sia pari ai grandi della Terra, quando stiamo perdendo terreno anche rispetto ai medi e ai mediocri.

Però ogni tanto questo paese sorprende. Sorprende davvero. In positivo. (E in negativo, naturalmente, visto che la notizia è passata in sordina su tutti i mezzi di comunicazione, troppo impegnati a occuparsi di miniappartamenti a Montecarlo… Eppure quando circolava la panzana del buco nero di LHC che avrebbe inghiottito la Terra le paginate di immondizia si sono sprecate…)

Insomma, la notizia c’era, è c’è. Annunciata l’altroieri dal CERN e rilanciata dall’ANSA. Dal maggio del prossimo anno Pierluigi Campana, dirigente di ricerca del Laboratorio Nazionale di Frascati dell’INFN, è stato eletto al coordinamento internazionale di LHCb. Con Fabiola Gianotti (ATLAS), Guido Tonelli (CMS) e Paolo Giubellino (ALICE), tutti – e dico TUTTI – i coordinatori dei quattro esperimenti di LHC sono italiani.

È vero, abbiamo una storica, grande scuola di fisica delle particelle. È vero, siamo molto impegnati sia economicamente che in termini di numero di ricercatori, nell’immenso collisore di Ginevra. Ma non è ovvio che questo impegno si rifletta in un’eccellenza così straordinaria, ed evidentemente riconosciuta da tutti i partner internazionali. Dietro queste imprese collettive ci sono anche interessi locali, e il fatto che tutti e quattro i coordinatori siano italiani dovrebbe far saltare sulle sedie.

Qui da noi, invece, il silenzio è assordante. Eppure una notizia del genere dovrebbe scatenare anche gli opinionisti da prima pagina, quelli che hanno soluzioni per tutte le stagioni economiche e finanziarie. Magari farli riflettere sul fatto che, se il mondo ci riconosce una supremazia così schiacciante in una materia così avanzata (LHC è un prototipo senza uguali al mondo, in nessun campo), forse allora l’università italiana non è quella fucina di nullafacenti e baroni che qualche ministro (che in università ha avuto scarso successo) vuole farci credere. O magari anche sul fatto che questi talenti (o altri, ce ne saranno pure altri, mica saranno tutti finiti in Svizzera…) potrebbero essere seriamente sfruttati per creare know-how e nuove tecnologie e rilanciare un’economia asfittica e low-tech che non ha più una chance di successo.

Ma fermiamoci qui. Se la Francia avesse quattro fisici su quattro alla guida degli esperimenti di LHC, potete scommettere su una prima pagina di “Le Monde”, con gli altri quotidiani appresso. Forse è anche in questa totale incapacità di valorizzare le nostre qualità che siamo perdenti.