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Scandalosa la compravendita dei parlamentari

Bersani: Scandalosa, questa compravendita di deputati che finora ha dato risultati piuttosto scarsi: spero per i milanisti che quella dei calciatori sia più fortunata di quella in Parlamento. Scandalosa, questa compravendita di deputati che finora ha dato risultati piuttosto scarsi: spero per i milanisti che quella dei calciatori sia più fortunata di quella in Parlamento. Resta il problema di fondo, cioé dare l’idea che si è veramente in grado di governare. Invece vanno in Parlamento con un documento di cinque punti, tutti d’accordo e poi si ricomincia.

Ci vogliono esecutivi capaci di governare: se non lo sono passino la mano, perché stiamo vivendo la crisi più acuta dal Dopoguerra ad oggi ed i problemi sono tantissimi, ma non riusciamo a parlarne. Serve un sussulto di dignità.
Voglio credere che la frase della presidente Marcegaglia rappresenti davvero una presa di coscienza della situazione e che non sia solo una battuta, per quanto condivisibile.

In questi due anni non c’è stato solo il governo a negare l’evidenza ed a dire che tutto andava bene mentre l’Italia perdeva quasi il doppio rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea.

Credo che l’Italia sia molto meglio di ciò che ci capita e quindi se questa frase viene confermata come linea di consapevolezza della classe politica, sociale ed economica è veramente la benvenuta.

La mancata nomina del ministro del ministro dello Sviluppo Economico è uno dei più grandi disastri della politica italiana.

Berlusconi, il ministro ad interim, in 4 mesi, è andato il primo giorno a salutare i dipendenti e non si è più fatto vedere, non mi risulta neanche una telefonata e neanche una cartolina.

Quel ministero non c’è più e mi piange il cuore perché era stato strutturato sul modello tedesco, ossia un ministero delle finanze che controlli i conti pubblici per garantire lo sviluppo della ricerca ed innovazione per sostenere l’economia reale, attorno alla quale, invece, vi è un totale disinteresse.

www.partitodemocratico.it

"Lotta alla povertà: nel 2008 metà dei fondi andata ai ricchi", di Bianca Di Giovanni

Dove vanno i soldi pubblici? In questa Italia governata dal duo Berlusconi- Tremonti prendono sempre la stessa direzione: dai poveri verso i ricchi. Con l’arrivo della crisi i soldi del sud sono andati al nord. E non solo. Le risorse destinate ai più poveri sono finite nelle tasche della classe media o addirittura dei ricchi. STUDIO Da uno studio effettuato dallo Spi Cgil che elabora i dati della Commissione di indagine sull’esclusione sociale emergono numeri disarmanti. Sui circa 4,6 miliardi di euro destinati attraverso varie misure alle famiglie meno abbienti, solo un terzo è andato a quelle che ne avevano davvero bisogno. La metà è finito nei bilanci delle famiglie ricche e del ceto benestante. «la politica sociale di questo governo ha tolto ai poveri per dare ai ricchi – dichiara Carla Cantone, segretario generale Spi Cgil – La via maestra per redistribuire la ricchezza resta quella fiscale. Lotta all’evasione e tassazione delle rendite più elevate per reperire le risorse necessarie a contrastare la povertà e aumentare il reddito di lavoro e pensioni». Le voci prese in esame dallo studio sono: social card, bonus famiglia, bonus elettrico e abolizione Ici sulla prima casa. Dei due miliardi di euro spesi per l’abolizione dell’ici, solo 23 milioni sono finiti ai cosiddetti «poveri assoluti», e 132 milioni a quelli «relativi », mentre ben 725 milioni (il 36% del totale) sono andati a vantaggio dei ricchi. Ma il grosso è andato alla classe media, con 855 milioni (pari al 43% del totale). Le famiglie medie e ricche sono state avvantaggiate anche dal bonus famiglia, la misura studiata nella manovra 2008 per aiutare i nuclei in difficoltà. Una quota del 25% del miliardo e 900 milioni destinato al bonus è finito nelle famiglie che di difficoltà non ne hanno proprio. Addirittura persino la social card, anche se per una quota minima (il 2%) è stata dirottata verso le famiglie benestanti, così come il 5% dei 282 milioni di euro spesi per il bonus elettrico. La Commissione prende in esame anche il rapporto tra bisogni e risorse stanziate. Servirebbero 4 miliardi di euro all’anno per sconfiggere la povertà assoluta: sarebbe stato utile mantenere l’ici prima casa, che, come detto, viene pagata dal ceto medio-alto. Il governo finora ha investito 182 milioni di euro (escluso il bonus famiglie che era una tantum), il5%di quanto sarebbe necessario. Ancora molti meno del presvisto risultano i beneficiari della social card. Si è lontani da quel milione e 300mila persone indicato dal governo, soprattutto per i criteri troppo stringenti che sono stati imposti. «L’effetto della carta sulla povertà assoluta è significativo, ma inferiore alle attese – scrive la commissione – L’8o% dei poveri assoluti non ottiene quel trasferimento ».

L’Unità 16.09.10

"Adro e Varese: Pd alla riconquista del Nord", di Gianni Del Vecchio

Le regioni settentrionali non sono esclusivo appannaggio della Lega, il partito di Bersani si muove.
Si comincia da Adro. Il paesino bresciano di seimila anime può diventare il luogo dove ha inizio la campagna di riconquista del Nord lanciata dal Partito democratico. Qui infatti la Lega ha passato il segno, arrogandosi il diritto di entrare in una scuola pubblica con i propri simboli. L’istituto “Gianfranco Miglio” è infatti tappezzato in ogni dove con il verde “Sole delle Alpi”, dall’ingresso al tetto, passando per banchi e panchine. Con il sindaco del Carroccio, Oscar Lancini, che rivendica con orgoglio una scelta stilistica quanto meno di parte.
Ad Adro, appunto, il Pd locale ha organizzato per sabato un presidio dalle 9 alle 12, assieme al popolo viola, all’Idv e altre associazioni, ma soprattutto assieme a tanti cittadini che non hanno tessere di partito in tasca. Un modo per difendere quel che rimane della scuola e della laicità delle istituzioni, a cui guardano con un certo interesse anche i finiani lombardi, che nei giorni scorsi hanno bollato come inaccettabile una scuola a marchio leghista.
La protesta democratica tuttavia non si esaurisce con la manifestazione di dopodomani ma continua anche a livello istituzionale, a Roma come in Lombardia. Un gruppo di senatori dem lombardi ha già presentato un’interrogazione urgente ai ministri Gelmini e Maroni, in cui si chiede «se non ritengano di dover fermare un pericoloso precedente che autorizzerebbe di fatto tutti i comuni, a seconda delle diverse maggioranze che li amministrano, a esporre simboli di partito o identitari nelle scuole o in altri edifici pubblici». Dello stesso tenore, poi, la lettera indirizzata al presidente Giorgio Napolitano dal consigliere regionale Gian Antonio Girelli, che confida in un intervento del Quirinale a difesa delle istituzioni e della libertà di tutti i cittadini. Senza dimenticare la provocazione lanciata dal gruppo democratico della provincia di Bergamo: «Allora mettiamo il Sole delle Alpi su tutti gli edifici pubblici».
Il profluvio di iniziative rivela quanto sia importante per il Pd contrastare la Lega prima di tutto sul piano culturale. «Ben vengano queste iniziative, perché dobbiamo cominciare a metterla in difficoltà con i nostri valori, che sono uguali ad Adro come a Napoli», spiega Daniele Marantelli, deputato democratico di Varese. «Ma questa è solo una parte della strategia necessaria a riconquistare dei territori che ci vedono soccombere elettoralmente dal 1995. Bisogna anche sottolineare tutte le incongruenze e le contraddizioni di un partito che vuole essere di governo a Roma e di lotta sul territorio.
Un partito che non è riuscito a mantenere le promesse fatte ai propri elettori: il federalismo attuale è solo aria fritta, i comuni sono stati messi in ginocchio da Tremonti, le opere per l’Expo non partono, le piccole imprese non ce la fanno ad andare avanti, si sono persi 100mila posti di lavoro solo in Lombardia». Tutte cose di cui si discuterà all’assemblea nazionale dem che si svolgerà l’8 e il 9 ottobre proprio a Varese. Una scelta da un forte valore simbolico, come conferma Marantelli: «In politica i simboli sono importanti, come dimostra la vicenda del Corano bruciato. Quindi quella di Varese è un’occasione che non va sprecata per far capire che la Lega si può battere, non è invincibile. Nella mia Varese, ad esempio, ha preso quattro punti percentuali meno del Pd».

da Europa Quotidiano 16.09.10

"La donna dell'Onorevole", di Natalia Aspesi

È vero: non hanno tempo; han mogli che li tengono d´occhio; sono quasi sempre bruttini o bruttissimi; ce ne è che sono anche alquanto impacciati; poi non sempre la sposa legittima ha voglia di frustarli, oppure coglie l´occasione per farlo però con troppa foga.
Ma non basta una collanina, qualche bigliettone, un bilocale, una boutique? È proprio necessaria una carica partitica, politica, istituzionale, parlamentare, governativa? Sono così mal ridotti gli uomini di potere da dover acquistare sesso a un prezzo così esagerato? Esagerato non per loro, certo, che anzi se la cavano gratis: diciamo per il Paese che già ne paga anche troppi. È probabile che le poche signore inserite nella vasta rete dei (quasi sempre) piccoli poteri pubblici, siano del tutto irreprensibili e che le leggende a loro riservate di vite precedentemente porchissime siano dovute all´invidia di quelle che, pur affrontando stoicamente gli sbandamenti sessuali di ingordi e frettolosi boss, a loro volta messi lì per meriti speciali tipo servilismo, più che una comparsata in una brutta fiction non hanno ottenuto: dopo tanta fatica!
Comunque l´insultante constatazione della puttaneria femminile è partita dal Parlamento stesso, addirittura dalla maggioranza; l´onorevole finiana Napoli per non escludere addirittura che «senatrici o deputate siano state elette dopo essersi prostituite» (seguono furibonde proteste); l´onorevole berlusconissimo Stracquadanio per sostenere, legittimamente, che «è assolutamente legittimo usare il proprio corpo per fare carriera».
E qui non si capisce tanto clamore sdegnato, visto che almeno per quel che riguarda le donne, per secoli non hanno avuto altra merce di scambio, non solo per ottenere prebende, ma anche solo per sopravvivere, che la loro bellezza e giovinezza, più l´intelligenza, tenuta ben nascosta, per potersene servire al meglio. Non si vorrebbe fare cultura, si sa quanto antipatica, ma come non citare (da “Amanti e regine”, di Benedetta Craveri) il giurista francese Jean Bodin che nel 1586 riteneva che le donne «dovessero essere tenute lontane da tutte le magistrature, i luoghi di comando, i giudizi, le assemblee pubbliche e i consigli, perché si occupassero solo delle loro faccende donnesche e domestiche»?
Tra la fine dell´800 e l´inizio del ‘900, quando l´Italia era nata da poco, la scienza fu chiamata a sancire l´inferiorità delle donne perché la smettessero di avere pretese e volersi immischiare in cose da uomini. Il progressista Lombroso nel suo immenso saggio (1893) «La donna delinquente, la prostituta e la donna normale» sosteneva che quella normale «ha molti caratteri che l´avvicinano al selvaggio, al fanciullo e quindi al criminale: irosità, vendetta, gelosia, vanità». D´altra parte, essendo buona parte delle nuove ragazze della politica molto carine, si potrebbe dubitare della loro probità, visto che avendo Lombroso attentamente studiato un gruppo di donne oneste, «io ne rinvenni 37 con nei e barba, 34 con mandibole voluminose, 9 con il tipo completo degenerativo». Anni fa Repubblica fece una inchiesta molto ardita, intitolata “Belle e Intelligenti”, in tempi in cui ancora le belle dovevano essere oche e in compenso alle brutte era accordata l´intelligenza. Si scoprì che una moltitudine di bruttine erano anche sciocche e che certe belle erano intelligentissime, tanto da apparire oche per potersi aggiudicare uomini importanti che temevano qualsiasi pensiero dentro una bella testa di capelli.
Adesso forse si esagera pensando che le belle del Parlamento o altro luogo di potere debbano anche per forza essere intelligenti. Basta che siano femmine ubbidienti e devote, come dimostrano quotidianamente, soprattutto quando tutte carine cianciano in televisione. Però il problema è che la massa maschile che si è intrufolata ovunque ci siano bottoni da manovrare, non sarà andata a letto con chi conta (Mah?), ma oltre ad essere ubbidiente e devota, e spesso tonta, è anche orribile, puro Cafonal!

La Repubblica 16.09.10

"Precariato piaga sociale? Il ministro non sa quel che dice", di Pippo Frisone

“Il precariato è una piaga sociale…ereditata dal passato” e via sproloquiando. Così la Gelmini all’ultima conferenza stampa. Ancora una volta il Ministro non sa quel che dice, mostra di avere una memoria corta anzi cortissima. Ma tanto è in malafede quanto maldestra, prontissima a scaricare ogni colpa sui sindacati e sui governi di centro-sinistra, colpevoli di aver alimentato un precariato senza futuro.
Ma dov’era la Gelmini in tutti questi anni? Il centro-destra ha governato dal 94 ad oggi per 2.575 giorni, vale a dire per 7 anni e 2 mesi.
Cosa ha fatto la Gelmini e i governi di centro-destra in tutti questi anni per eliminare la piaga del precariato?
Leggine e sanatorie per fronteggiare l’emergenza.

Hanno varato delle riforme a costo zero che di epocale hanno soltanto tagli per 132mila posti.
Hanno cancellato quanto di positivo avevano fatto sulla scuola i governi di centro-sinistra.
Per ultimo hanno cancellato anche quel piano triennale di stabilizzazione dei precari varato dal Governo Prodi che prevedeva 150mila assunzioni in tre anni.
Le ultime assunzioni in ruolo non coprono neanche la metà del turn-over!
Eppure i precari son lì nonostante i tagli, chiamati a far funzionare una scuola deprivata sempre più di risorse e di personale.
Nel 2009/10 erano 117.265 i docenti precari e 69.320 gli ATA con incarico annuale.
Per non parlare degli altri 250mila precari saltuari e temporanei, chiamati a coprire le supplenze brevi e brevissime ma che servono a far funzionare le scuole, spesso bistrattati e pagati con mesi e mesi di ritardo.
E’ a tutti costoro, vera e propria “piaga sociale” secondo la Gelmini che bisogna invece esser grati.
A loro devono andare le scuse del ministro.
La Gelmini ha offerto invece la miseria di 10mila assunzioni in ruolo.
Poi si vedrà e per farsi perdonare di averla sparata grossa, promette la stabilizzazione di tutti i 200mila precari delle graduatorie ad esaurimento in sette anni. Parola di ministro!
Più o meno quanti si prevedono che andranno in pensione in quel periodo.
Niente di nuovo sotto il cielo. Normale turn-over e sempre Tremonti permettendo!
Per i precari un lungo calvario di attesa.
Un calvario, se tutto va bene, che sarà ancora lungo sette anni

Da ScuolaOggi 16.09.10

"Napolitano. Miopi i tagli indifferenziati alla scuola", di Marcella Ciarnelli

Contro la «miopia» di chi non investe nella cultura e nella scuola e fa «tagli in modo indifferenziato senza fare scelte». A favore di un rilancio della moralità in politica e della capacità di collaborazione, anche se si milita su fronti opposti, indicando come essenziale per riuscirci la scelta di «obbiettivi comuni spogliandosi degli eccessi di partigianeria, rinunciando ad egoismi e meschinità». Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che di buon grado si è sottoposto alle domande, quasi “un interrogatorio” da parte di otto ragazzi, loro per tutti gli altri, che lo hanno accolto a Giffoni, la cittadella del cinema a pochi chilometri da Salerno dove da quaranta anni si svolge il Festival che vede i giovani come protagonisti. Vittoria, Arianna, Roberta, Gianmaria, Giuseppe, Giacomo, Cristian, Eleonora, i giovani, con le loro curiosità, le speranze, le preoccupazioni, a far le domande. Giorgio, il presidente, a rispondere, lasciandosi poi andare ad un «come state crescendo bene» che per lui è un risultato del festival: «qualcosa di irripetibile e fecondissimo, un esempio di come si possa investire sulla cultura per far crescere il territorio e la coscienza civile dei giovani». Il richiamo va alle responsabilità di tutti i soggetti in campo. «Servono più risorse per la scuola ma anche più qualità in termini di attività formative e impegno a produrre buoni risultati, e questo dipende dagli insegnanti da un lato e dagli studenti dall’altro» ma resta il fatto che «bisogna investire di più nella cultura e nella scuola. L’ho ripetuto più volte ma non posso prescrivere al governo come e quanto deve investire». Certo c’è la crisi. Bisogna fare scelte, ma non possono essere fatte «in modo indifferenziato» anche se è più facile accontentarsi «dei risultati nell’immediato piuttosto che guardare lontano». Ha citato la Germania il presidente che «ha annunciato tagli alla spesa sociale ma in contemporanea si impegnerà di più in ricerca e formazione. E questo lo si può fare anche in Italia». Anche per evitare che i giovani vadano all’estero e non tornino perché «studiare all’estero è importante» ma bisogna che ci sia sempre la possibilità di ritornare .

PRESIDENTE SUPER PARTES Preme la politica. Il possibile peso di un’antica appartenenza. Le contrapposizioni che avvelenano il clima nel Paese. «Da qualunque parte politica si provenga e da qualunque parte si sia eletti bisogna sentire di essere il presidente di tutti gli italiani: questo è lo sforzo che continuerò a fare fino all’ultimo giorno del mio mandato», ha detto Napolitano ribadendo la possibilità di conciliare convinzioni e ruolo istituzionale e ricordando che tutti i presidenti della Repubblica hanno avuto un passato politico ma che c’è un tempo in cui gareggiare e un altro in cui essere garanti. «Io ho il dovere di essere fuori dalla mischia perché chi ha scritto la Costituzione ha voluto che fosse così per il presidente della Repubblica ». D’altronde, ricorda, anche quando nel ’92 fu chiamato alla presidenza della Camera già testimoniò che ricoprire un ruolo istituzionale ha in sé l’imperativo di essere al di sopra delle parti. E sulla politica il monito è «ricostruire un clima di rilancio culturale e morale. Perché se la politica è ricerca delle soluzioni non devono mancare spessore culturale e moralità» in uno spirito di rinnovata collaborazione come quella dell’Italia appena uscita dall’ultima guerra. «Scegliere gli obbiettivi e cercare di raggiungerli insieme » allora, anche se si fa parte di schieramenti diversi, anche contrapposti. Giffoni, quindi cinema. I film preferiti del presidente, che rivela di averne “tantissimi” ma cita “Roma città aperta” e “Vincitori e vinti” e si commuove parlando di “20 sigarette” il film su Nassiriya del regista Aureliano Amadei che ha appena visto quale sera fa.

L’Unità 16.09.10

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Napolitano: “Più risorse per la scuola”, di UMBERTO ROSSO

Dal presidente un appello contro i risparmi indiscriminati. Fini: monito da recepire. Il capo dello Stato indica la Germania come modello: lì investono sulla formazione
Martedì il ministro Gelmini sarà al Quirinale per l´avvio dell´anno scolastico
GIFFONI VALLE PIANA (SALERNO) – «Servono più risorse per la scuola. Non tocca a me dire al governo come fare, ma i tagli indiscriminati non sono la soluzione giusta». Dalla cittadella del cinema di Giffoni, quasi travolto dall´entusiasmo e dalla passione della folla di ragazzi che festeggiano i 40 anni del Festival cinematografico a loro dedicato, Giorgio Napolitano lancia il suo appello a investire di più nella formazione e nella ricerca. In nome di una «scuola di qualità, dove possano contare sempre di più il merito e la capacità, come recita anche la nostra Costituzione che incoraggia appunto chi si applica di più e a produrre buoni risultati». Un obiettivo che dipende molto anche dagli insegnanti e dagli studenti, ha ricordato il capo dello Stato, ma certamente il nodo delle risorse e dei tagli sta pesantemente condizionando tutta l´attività scolastica. Un appello raccolto, subito, dal presidente della Camera, dal centrosinistra, dal partito di Casini, dai verdi. In attesa che martedì Napolitano apra le porte del Quirinale al ministro Gelmini e agli studenti per rivolgere il tradizionale messaggio di apertura dell´anno scolastico. «Il monito di Napolitano – commenta Gianfranco Fini – è di grande attualità per tutte le istituzioni, va recepito, perché è un investimento sul futuro dei nostri figli e quindi del nostro Paese». Il Pd, con il capogruppo al Senato Anna Finocchiaro, si riconosce nelle parole del presidente della Repubblica, «semplicemente perfetto», e chiede che il ministro Gelmini vada a riferire in aula. Anche perché, accusano i dipietristi, mentre il Colle punta il dito in commissione Bilancio si preparano nuovi tagli all´istruzione.
I problemi di bilancio esistono, sono reali, conviene Napolitano, ma bisogna orientare le sforbiciate al deficit, «non dire: via, tagliamo il dieci per cento, in modo indiscriminato in tutti quanti i settori della spesa pubblica». Il modello che il capo dello Stato indica è quello della Germania, «dove hanno anche deciso tagli alla sanità e alla spesa sociale ma al contempo aumentando gli investimenti per la ricerca e la formazione. Insomma, bisogna fare delle scelte. E questo è possibile anche da noi in Italia». Incalzato dalle domande di una decina di ragazzi, nella multimedia valley salernitana destinata a diventare il nuovo cuore del Giffoni Film Festival, Napolitano ha bacchettato forze politiche e governi «spesso un po´ miopi: è più facile guardare vicino che lontano. Forse succede anche perché i partiti sono oppressi da tante esigenze quotidiane. Ma se si guarda in prospettiva si capisce benissimo quanto sia importante investire in cultura e formazione». Non si produce così, gli chiedono i ragazzi, la fuga dei cervelli all´estero? «Andare all´estero a studiare – risponde Napolitano – è una cosa molto importante, positiva ed essenziale per la crescita della comunità. Molto spesso sono brevi fughe d´amore, poi si rientra. Non credo che i giovani talenti vadano via perché non stanno bene nel nostro Paese. Come dimostrano tanti ritorni, anche recenti, di nostri bravi giovani ricercatori».

La Repubblica 16.09.10

"Il tempo della Gelmini e il tempo dei precari", di Dario Missaglia

“Anno che inizia, protesta che trovi”, annuncia il Ministro Gelmini, quasi ad esorcizzare l’inizio di un anno scolastico che pochi scorderanno. Non lo scorderanno certo gli studenti delle classi dei licei che si ritroveranno in 30 ed oltre per classe, a seguito di una norma bizzarra che non tiene conto delle loro scelte di indirizzo; gli studenti delle classi intermedie di tecnici e professionali che si ritroveranno con meno materie ed ore senza che lo abbiano chiesto; i genitori dei bambini delle scuole elementari che dopo tanta retorica sul maestro unico si ritroveranno (senza offesa, s’intende) con le maestre “ad ore”, rubacchiate da un orario sempre più frammentato. E di certo non dimenticheranno questo anno le migliaia di precari che hanno ben compreso la drammaticità di uno scenario chiuso e con poche, pochissime prospettive.

Le proteste dunque non sono un rito di stagione e certo il Ministro deve avere avuto le sue sofferenze quando l’OCSE ha impietosamente collocato l’Italia al penultimo posto della classifica relativa alla spesa per investimenti nella scuola in rapporto al Pil ( 4,5% contro una media del 5,7%). Qualche notorio “esperto” ha cercato di argomentare come dietro questa apparenza si celino verità nascoste ( docenti che lavorano meno ore, ecc) ma la verità non si cancella: il Ministro Gelmini in due anni ha prodotto il taglio lineare di spesa più imponente della storia della scuola italiana . Se il Ministro andava in cerca di un risultato epocale, eccolo, senza alcun dubbio e senza concorrenza di altri pretendenti.
Come ciò sia stato possibile, come questa “terapia” sia stata somministrata senza irresistibili e condivise reazioni “di massa”, è argomento politico che giriamo volentieri ai diversi attori. Se hanno parole e pensieri, le dicano e in fretta perché sino ad oggi non abbiamo avuto il piacere di letture impegnative.
Di epocale invece, salvo la riduzione della spesa, non c’è altro neppure dove i nuovi regolamenti sulle superiori introducono qualche modifica di buon senso nella frammentata ( ex) galassia del sistema. Il riordino e ancor più una riforma non è fatta dalle carte ma è un processo e che il nuovo anno sia iniziato senza neppure un segno di risorse alle scuole e ai docenti per praticare ciò che di nuovo è stato normato, ci conferma che il cuore del riordino sta tutto nella contrazione della spesa e non nella possibile qualità di nuovi percorsi di istruzione.
In cerca di una via di uscita, qualche esperto consigliere ha suggerito al Ministro la ricetta magica: entro sette-otto anni, gli oltre 200.000 precari della scuola saranno “riassorbiti”. C’è del vero in questo annuncio ma non perché esso sia l’esito di scelte lungimiranti ma per l’avverarsi di una facile previsione malthusiana. Nel corso della metà degli anni settanta e fin verso i primi anni ’80 la scuola italiana è stata caratterizzata da una massiccia dose di immissioni in ruolo e poiché siamo quasi al quarantennio di quell’evento, è scontato prevedere un esodo di massa del personale della scuola. ( sempre che resti fermo il requisito dei 40 anni di anzianità). Alcuni studi delineano addirittura uno scenario di penuria di docenti, in particolare nelle materie scientifiche. Incredibile: nel volgere di pochi anni passeremo dalle graduatorie dei precari alla ricerca di docenti stranieri. Ma se questo è davvero lo scenario prossimo venturo, il Ministro avrebbe di che pensare. Come preparare la scuola a questo evento che muterà il cuore del sistema ? ( cioè l’età media dei docenti); come preparare, dal punto di vista pedagogico e didattico i nuovi docenti? Come programmare per tempo il ricambio di intere generazioni di docenti?
Non c’è in vista un graduale riassorbimento di una parte ma un radicale mutamento del corpo centrale degli insegnanti e questa è questione strategica che non dovrebbe trovare un vuoto, Dentro questo processo si giocherà anche la soluzione del precariato avendo chiaro che se per i più giovani ( addirittura per coloro che si accingono a completare ora l’università) le prospettive si fanno rosee, c’è una fetta di precariato, quella oltre i 30 anni, che rischia di rimanere fuori. E’ per loro che bisognerebbe lavorare per trovare soluzioni utili ed ammortizzatori efficaci. Senza una politica lungimirante, non c’è soluzione malthusiana che tenga.

da ScuolaOggi 16.09.10