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«L’Italia, paradiso per gli abusivi», di Vittorio Emiliani

Il governo sfibra la rete delle Soprintendenze invidiata e imitata anche all’estero. Tagli feroci perché lavorino il peggio possibile.

Il governo Berlusconi non fa nulla di positivo per il Paese. In compenso procede risoluto nello svuotamento di quel po’ di Stato residuale. Adesso sfibra ancor più la rete delle Soprintendenze invidiata e imitata all’estero (prima di Urbani e Bondi). Tagli feroci l’hanno intaccata e messa in condizione di lavorare il peggio possibile. Come la giustizia, la cultura, l’arte, la musica, il teatro, il cinema di qualità, la scuola di ogni grado, la difesa idro-geologica, la sanità, o i treni dei pendolari, e così via.
Da oggi le Soprintendenze tutrici del paesaggio (spesso straordinario, malgrado tutto), gravate di compiti e impoverite di tecnici, patiranno nuove difficoltà: per “semplificare” le procedure, il duo Berlusconi-Bondi impone loro di dare – per ora nelle Regioni a statuto ordinario, fra sei mesi nelle altre – il previsto parere su 39 interventi privati “di lieve entità” in appena 25 giorni di tempo. Il che equivale dire ai privati “fate quello che vi pare”: si calcola infatti che, già prima di questa misura (che riguarda l’installazione di pannelli solari, di antenne paraboliche, di tettoie o di porticati, cose tutt’altro che minime), architetti e ingegneri pubblici avessero ben 4-5 pratiche al giorno da sbrigare. Da oggi si rovescia sui loro tavoli un’altra marea di carte, di progetti spesso scadenti e insidiosi. Mentre più aggressivi risultano i “ladri di paesaggio”.
Nel contempo Lombardia, Veneto e altre Regioni (la Lega è per una totale “deregulation”) si sono date norme urbanistiche molto permissive grazie alle quali si finirà di cementificare la più devastata delle pedemontane italiane, quella che corre dalla collina, ieri meravigliosa, delle Ville venete a quella, non meno splendida un tempo, della Bergamasca, della Brianza e dei laghi. Un massacro. Difatti rischia di chiudere per mancanza di fondi il Parco regionale dell’azzurro Ticino istituito nel ‘74 con una legge d’iniziativa popolare. Dov’è finita la civiltà lombarda?
Da mesi il Ministero nega ai suoi tecnici i rimborsi (modestissimi) per le missioni sul territorio dove visitano cantieri, realizzano o seguono nuovi scavi archeologici. Non ci sono auto di servizio e però il mezzo privato non viene più consentito. Niente missioni, niente controlli, niente scavi. Un paradiso per abusivi, criminali, tombaroli. Tocco finale: il decreto Brunetta sui 40 anni di anzianità manda in pensione – spesso a 62 anni – i Soprintendenti più preparati, moltiplica gli “interim”, cioè indebolisce tutela, ricerca, promozione di attività. Di contro trionfa il feticcio, l’uso sfrenatamente commerciale dei capolavori, il “mostrificio”, un quadro singolo esposto per pochi giorni magari con pornostar (a Venezia per Giorgione). Festa, forca (o meglio, sorca) e farina.

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«Paesaggio, l’ennesimo assalto. Una legge a misura dei privati», di Stefano Miliani
Beni culturali: da oggi si semplifica la procedura per i permessi ai lavori esterni delle case.
25 giorni: è il tempo in cui devono rispondere le soprintendenze. Ma non hanno le forze.
La norma è nel Dpr 139/2010. In Lombardia nel 2009 hanno sbrigato 38mila pratiche. Bologna ha 10 architetti per 3 province e migliaia di richieste. La Toscana – e non solo lì – ha più soprintendenti a interim.

Tettoie, antenne paraboliche, un balcone da sistemare, il box auto, pannelli fotovoltaici. Piccoli lavori, non sempre tanto lievi. Per chi vuole eseguirli a casa o nella villetta tutto diventa più semplice. Anche in zone paesaggistiche che scatenano la retorica del Belpaese dalla bellezza ormai sempre più compromessa e attaccata. Entra in vigore oggi 10 settembre la «semplificazione» per piccoli interventi. Lo fissa il Dpr numero 139 di questo 2010. Un provvedimento che non in teoria ma in sostanza bypassa – scusate il verbo – chi ha in carico i beni culturali. Proviamo a spiegare perché. Per richiedere il permesso per una quarantina di interventi – ci sono anche i serbatoi Gpl in superficie, ovviamente nelle campagne – che cambiano l’aspetto esterno da oggi servono meno documenti: la procedura per il sì o il no si assottiglia.
Non si parla di beni vincolati: nessuno potrà mettere un balcone sul palazzo storico. Si tratta però di interventi in zone incluse nei piani paesistici (piani tuttora mancanti), queste sì vincolate, cioè di pregio, per le quali ci vuole un’autorizzazione speciale. Da ora in poi un privato non deve più superare lo scoglio della conferenza dei servizi; chiede l’autorizzazione al Comune il quale – se acconsente – passa la pratica alla locale soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici e se la risposta – vincolante – è sì, il Comune autorizza. Ma qui sta il nocciolo della faccenda. Il privato deve avere risposta entro 60 giorni di cui appena 25 a disposizione della soprintendenza. Altrimenti non scatta automaticamente il «sì» (il famigerato – per i beni culturali – silenzio- assenso), scattano sanzioni su funzionari e dirigenti.
Si parla di lavori all’esterno su case e villette. Converrà rammentare che l’ultima manovra finanziaria vieta ai dipendenti dei beni culturali di usare la propria auto con rimborso spese (il 22 ci sarà una protesta ma al ministero studiano come ottenere una deroga analoga a quella strappata dal Demanio), perciò i sopralluoghi restano, spesso, una chimera o prendono giornate. E con le soprintendenze a corto di persone 25 giorni sono una beffa.
Paola Grifoni, soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici di Bologna, Modena e Reggio Emilia, descrive bene una situazione-tipo: «Con 10 architetti su3 province e un territorio immensamente tutelato nel mese scorso abbiamo avuto 1.200-1.400 richieste. Abbiamo5 geometri e una totale carenza di personale amministrativo. Tanti funzionari portano il lavoro a casa: c’è già una miriade di interventi da controllare al di là delle nostre forze. Questa semplificazione è fatta per il privato, 25 giorni è un tempo semplicemente impossibile. E non è vero che la norma riguarda solo interventi piccoli: gli impianti fotovoltaici non lo sono.
Aggiungo che se annulliamo l’intervento del privato dobbiamo avvisarlo che è iniziato il procedimento e dirgli perché, lui ha 10 giorni per replicare, se ilComunenonrisponde il cittadino si rivolge direttamente a noi per cui, anche se spesso vediamo le cose in modo diverso dai Comuni, non c’è neppure quel filtro della commissione edilizia comunale. È un nubifragio per il nostro territorio, siamo sconcertati».
Caterina Bon Valsassina, direttore regionale ai beni culturali della Lombardia, vanta esperienze da soprintendente in più zone d’Italia: «Questa norma non va letta isolatamente. Ad esempio una modifica del 3 luglio scorso, fatta dal ministro Brunetta, riduce a 30 giorni le scadenze per procedure non indicate precisamente nel Codice dei Beni culturali. E non potendo andare in macchina nei luoghi vuol dire non poter fare tutela. La sola Lombardia ha 1500 Comuni. E un architetto della soprintendenza milanese da solo deve affrontare 100 pratiche al mese. Non può. Non abbiamo le forze per affrontare questa incombenza. Il provvedimento è un modo per mantenere le norme del codice dei beni culturali ma svuotarle». Basti segnalare che la soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Milano (copre l’intera Lombardia escluse solo Brescia, Cremona e Mantova) ha 14 architetti (di cui 6 nuovi arrivati di fresco), 2capi tecnici e unassistente tecnico geometra. La mole di lavoro? Nel 2009 ha sbrigato 24mila pratiche di tutela paesaggastica e 14mila di tutela architettonica. Fate voi…
Il consiglio superiore dei beni culturale valutò negativamente questa semplificazione. E il Codice è un buonimpianto. Il guaio è che mancano i piani paesaggistici regionali. E non rischiano i luoghi sotto i riflettori – nessuno monterà una parabolica in piazza del Campo a Siena o in San Marco a Venezia – ma il resto.
MANCANO ANCHE SOPRINTENDENTI
Anna Marson è l’assessore regionale all’urbanistica in Toscana. Ha già dimostrato di avere a cuore l’ambiente e di non accettare scempi. «Qui, come altrove, nemmeno tutte le sedi provinciali delle soprintendenze hanno un soprintendente proprio ma a interim. Dalle prime richieste dei Comuni – che sono 287 – sembra non esserci sufficiente chiarezza sulla procedura, se serva modificare la legge regionale o se c’è solo obbligo di sentire le soprintendenze. I Comuni sono in allarme e provvedimenti come questi, se non inseriti in modo chiaro nel contesto normativo, rischiano produrre l’effetto opposto.
Magari per non rischiare sanzioni i professionisti locali preferiranno procedimenti più lunghi e costosi».
La semplificazione per ora non investe le regioni a statuto autonomo.
Avverrà dopo aver verificato com’è andata altrove. In Sardegna, a Cagliari in tre mesi (stima di luglio) avevano ricevuto 4mila progetti per valutazioni paesaggistiche con un solo addetto per acquisire i documenti da consegnare agli architetti. Gabriele Tola, ingegnere, soprintendente ai beni architettonici di Cagliari, Oristano, Sassari e Nuoro, osserva: «Se slegata a una verifica degli organici questa riduzione dei tempi diventa una favola. Potevano mettere anche 10 giorni, le soprintendenze non sono in grado di farcela. Per tutta la Sardegna riceviamo 12-13 richieste di nulla osta all’anno con 7 tecnici che si occupano del paesaggio». Regioni come la Liguria non se la passano meglio. E non è per aggiungere sale alla ferita…

da l’Unità

Rom, il Parlamento europeo censura Sarkozy

ll Parlamento europeo ha approvato la risoluzione sui Rom che censura la politica di Sarkozy, presentata dal centrosinistra, con 337 voti a favore contro 245 e 51 astensioni. Lo riferiscono oggi (9 settembre) fonti di agenzia. Il documento, che è stato presentato da socialdemocratici (S&D), liberaldemocratici (Alde), Verdi e sinistra radicale (Gue), chiede la sospensione immediata delle espulsioni del governo di Parigi.
Fermare subito le espulsioni da parte “delle autorità francesi e di altri paesi”, e “profonda preoccupazione” per “la retorica incendiaria e discriminatoria che ha caratterizzato il dibattito politico durante i rimpatri dei Rom, che ha dato credibilità a dichiarazioni razziste e azioni dei gruppi dell’estrema destra”. Questi i punti centrali del documento.

La risoluzione, inoltre, ricorda che “le espulsioni di massa sono vietate dalla Carta dei diritti fondamentali e dalla Convenzione europea per la protezione dei diritti umani e delle Libertà fondamentali, quindi tali misure sono in violazione dei trattati e delle leggi della Ue, visto che (le espulsioni) sono una discriminazione su base razziale ed etnica che viola la Direttiva 38 del 2004 sulla libertà di libera circolazione”.

Il testo poi chiarisce che “la raccolta delle impronte digitali dei Rom espulsi è illegale ed è contraria alla Carta dei diritti fondamentali (art. 21, commi 1 e 2) e comporta una discriminazione su base etnica o di origine nazionale”. Viene criticata anche la Commissione europea, per la “tardiva e limitata risposta in qualità di guardiana dei Trattati”.

La Commissione, accusa il Parlamento di Strasburgo, aveva il “dovere di verificare l’aderenza delle azioni degli Stati membri alle leggi primarie della Ue, in particolare alle direttive sulla non-discriminazione della libertà di movimento e il diritto di protezione dei dati personali”. Grande preoccupazione per i rimpatri forzati dei Rom, infine, anche “nei paesi dei Balcani occidentali dove essi sono sottoposti a discriminazioni”.

da www.rassegna.it

Cento scuole in tre settimane, parte la campagna Pd

Mobilitazione straordinaria del Partito democratico in vista dell’apertura dell’anno scolastico. Si parte domani alla Festa con un punto informativo.
Cento scuole in tre settimane. Questo l’obiettivo della nuova campagna di mobilitazione del Partito democratico in vista della riapertura dell’anno scolastico che quest’anno si annuncia particolarmente problematica a causa dei tagli del governo.

Domani, sabato 11 settembre, si parte alla Festa del Pd a Ponte Alto con l’apertura di un punto informativo e di ascolto sui problemi della scuola. Parlamentari, consiglieri comunali e amministratori saranno a disposizione dei visitatori della festa, domani e domenica, per rispondere alle loro domande e raccogliere informazioni e testimonianze sulla situazione delle scuole modenesi.

La prossima settimana prenderà il via la mobilitazione vera e propria in tutti i Comuni della provincia, a partire da martedì 14 settembre, primo giorno di scuola, con volantinaggi organizzati dai giovani democratici davanti alle scuole superiori. L’obiettivo è quello di contattare studenti, insegnanti e genitori di almeno cento scuole di ogni ordine e grado in provincia di Modena per denunciare l’attacco durissimo sferrato dal ministro Gelmini alla scuola pubblica e, al tempo stesso, raccogliere opinioni e informazioni dal mondo della scuola.

“L’Italia – spiega l’on. Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione Istruzione e Cultura della Camera – è il fanalino di coda in Europa in termini di spesa pubblica per istruzione ed è sotto la media anche tra i paesi Ocse. Spendiamo 7.948 dollari per studente contro gli 8.932 della Francia, gli 8270 della Germania, gli 8440 della Finlandia, gli 8.618 della Spagna, i 10.262 della Svezia, i 13 mila della Svizzera, i 14.269 degli Stati Uniti. Per non parlare della situazione drammatica dell’insegnamento universitario e post universitario dove il nostro paese spende cifre irrisorie: 8.673 dollari all’anno per studente rispetto ad una media Ocse di 12.907 dollari”.

Non lasciamoli soli

Oggi ci sono stati i funerali di Angelo Vassallo sindaco di Pollica ucciso domenica scorsa in un agguato della camorra. In piazza davanti alla Chiesa Santissima Annunziata di Pollica, tra i numerosi striscioni, spicca quello che recita “Ora ci chiamiamo tutti Angelo Vassallo, sei e sarai sempre vivo in mezzo a noi”. Bersani: “Non abbiamo bisogno di eroi ma di bravi amministratori. Ho sentito troppe banalità di vero c’è che ci sono dei bravi amministratori che non dobbiamo lasciare soli”

Oggi è stato il giorno dei funerali, dell’ultimo saluto a Angelo Vassallo, sindaco di Pollica barbaramente ucciso da sicari mafiosi la scorsa domenica. Lutto nazionale con bandiere a mezz’asta in tutti i comuni siciliani. La camera ardente aperta tutta la notte, è stata visitata da centinaia di persone, tra cui il segretario del Pd Pier Luigi Bersani che ha incontrato la moglie, Angela Amendola e i figli Giusi e Antonio.

In piazza davanti alla Chiesa Santissima Annunziata di Pollica, tra i numerosi, striscioni, spicca quello che recita “Ora ci chiamiamo tutti Angelo Vassallo, sei e sarai sempre vivo in mezzo a noi”. L’Anci Sicilia, accogliendo l’invito di Sergio Chiamparino, presidente dell’Anci nazionale, ha invitato tutte le amministrazioni comunali dell’Isola a partecipare al lutto nazionale per ricordare il primo cittadino.

“Ci sono bestie criminali ma anche gente per bene. È agli amministratori onesti che deve andare il nostro aiuto”. Questo è stato il primo commento di Pier Luigi Bersani arrivando ai funerali del sindaco di Pollica.

“Bisogna dare – ha proseguito Bersani – una mano agli amministratori per bene e capire come possiamo aiutarli perché non abbiamo bisogno di eroi ma di bravi amministratori. Ho sentito troppe banalità di vero c’è che ci sono dei bravi amministratori che non dobbiamo lasciare soli”. Per Bersani è evidente che “esiste una questione Mezzogiorno di cui non si parla, è giusto invece che sia rilanciata”.

Presente ai funerali anche Antonio Bassolino, ex governatore della Campania. “Angelo Vassallo è stato uno dei migliori sindaci che io abbia mai conosciuto e il suo è uno dei comuni meglio amministrati d’Italia. Chi lo ha ucciso voleva mandare un messaggio. Ecco perché è necessario attivarsi e magari realizzare un osservatorio di valore nazionale per contrastare la camorra e intitolarlo ad Angelo Vassallo. Un osservatorio nel Cilento per respingere l’eventuale attacco da parte della criminalità organizzata”.

Commovente la prima pagina del sito del Comune di Pollica, da cui riproponiamo il saluto dei colleghi:
“Eccoci, Maestro. Siamo tutti qui a fare quello che abbiamo imparato da te. Tenere la testa alta. Perché tutti sappiamo che non basta una vile pistola ad uccidere chi ha insegnato agli altri a vivere. E noi siamo tutti qui, tutti, perché tu ci hai spiegato cos’è il coraggio, cos’è il rifiuto di qualsiasi prevaricazione, cos’è la bellezza, l’amore, la vita. E tu sei la vita che non può morire mai. Quella che fa paura ai vigliacchi. Quella che rimane dentro e diventa lezione, tesoro, insegnamento. Per tutti. Eccoci, Maestro. Grazie a te ora sappiamo, come si fa a vivere”. – I tuoi compagni amministratori

A.Dra

www.partitodemocratico.it

"Impiccioni", di Massimo Gramellini

Emilio Alessandrini, magistrato. Giorgio Ambrosoli, avvocato. Vittorio Bachelet, magistrato. Marco Biagi, professore. Paolo Borsellino, magistrato. Bruno Caccia, magistrato. Luigi Calabresi, poliziotto. Rocco Chinnici, magistrato. Carlo Casalegno, giornalista. Nini Cassarà, poliziotto. Francesco Coco, magistrato. Fulvio Croce, avvocato. Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale. Massimo D’Antona, professore. Mauro De Mauro, giornalista. Giuseppe Diana, sacerdote. Giovanni Falcone, magistrato. Francesco Fortugno, medico e politico. Boris Giuliano, poliziotto. Peppino Impastato, conduttore radiofonico. Pio La Torre, politico. Rosario Livatino, magistrato. Oreste Leonardi e con lui tutti gli agenti di scorta caduti sul lavoro. Giorgiana Masi, studentessa. Piersanti Mattarella, politico. Aldo Moro, politico. Francesca Morvillo, magistrato. Emanuele Notarbartolo, banchiere. Vittorio Occorsio, magistrato. Giuseppe «Joe» Petrosino, poliziotto. Pino Puglisi, sacerdote. Guido Rossa, sindacalista. Roberto Ruffilli, professore. Giancarlo Siani, giornalista. Antonino Scopelliti, magistrato. Giovanni Spampinato, giornalista. Ezio Tarantelli, professore. Walter Tobagi, giornalista. Angelo Vassallo, sindaco. E tanti, tanti altri.
Grazie, perché ve la siete andata a cercare. («Senatore Andreotti, come mai Ambrosoli, l’avvocato che indagava sugli illeciti di Sindona, fu ucciso da un killer nel 1979?». «Non voglio sostituirmi a polizia e giudici, certo è una persona che in termini romaneschi se l’andava cercando». Da La storia siamo noi, in onda ieri su Raitre).

La Stampa 10.09.10

"Il testamento di Berselli per una società più giusta", di Ilvo Diamanti

In questi tempi pesanti senza ironia e senza vergogna ci mancano il suo sguardo leggero il suo anticonformismo.
Uno stile inimitabile dove nulla è divagazione e tutto lo è. Perché in questo paese provvisorio nulla è essenziale.
Prima di lasciarci, pochi mesi fa, Edmondo Berselli ha scritto questo saggio, denso e acuminato. Diverso, in qualche misura, diverso dai suoi libri precedenti. Dagli articoli che ha continuato a pubblicare, fino alla fine. Diverso, perché “essenziale”, nello stile e nei contenuti. Mentre Berselli ha coltivato – per metodo e filosofia – l´essenzialità dell´inessenziale. Occupandosi di sport, musica, gossip, vita quotidiana. In modo strettamente contestuale alla cultura (sedicente) alta, alla politica, all´economia, alle imprese, agli affari. Scivolando fra Liga (bue) e Lega, tra i Post-italiani e Forza Italia, fra “il più mancino dei tiri” (di Mariolino Corso) e gli svarioni dei “sinistrati” (politici). Attraverso uno stile in-imitabile. Dove, appunto, nulla è divagazione. E tutto lo è. Perché, in questo “paese provvisorio”, nulla è essenziale. Quanto il fatuo. Ebbene, in questo saggio Berselli sceglie uno stile asciutto. Ma, come sempre, vitale. Forse perché la vita, mentre scriveva, lo stava lasciando. E lui lo sapeva, anche se mai – mai – si è arreso. E mai – mai – ha rinunciato a vivere. Cioè a scrivere. Fino in fondo. Ma il tempo stringeva e, complice (come sempre) sua moglie Marzia, ha colpito al cuore una questione che gli stava a cuore – da sempre. L´economia giusta, che distribuisce le risorse in modo “equo”. Dove le differenze di reddito e di condizione non sono abissali come adesso. «Nella società fordista veniva considerato equo che il presidente o l´amministratore delegato di una grande impresa guadagnasse trenta volte lo stipendio di un usciere. Oggi, o soltanto fino a ieri, si considerava normale che il reddito del grande manager ammontasse da tre a quattrocento volte la retribuzione di un impiegato di basso livello». Berselli ricostruisce – con approfondita cura analitica, bibliografica e critica – l´ascesa e il declino dell´”economia giusta”, come ideale e progetto. Partendo da Marx e Leone XIII per giungere fino ad oggi. Ma traccia anche la parabola – molto più rapida – della “economia libera” (e iniqua). Una superstizione di successo. All´origine di leggende, fiorite e sfiorite in fretta. Con esiti devastanti, per le borse, le banche e i mercati globali. E per una moltitudine di poveretti, divenuti ancor più poveri.
Il saggio di Berselli è un atto di accusa spietato. Verso il liberismo monetarista che ha venduto illusioni, spacciando superstizioni per verità («i soldi che generano soldi», a prescindere dall´economia). Ma anche verso il riformismo socialdemocratico e democratico-cristiano. Verso i soggetti – politici e culturali – che hanno immaginato la “società giusta”, cercando di progettare e di realizzare l´economia sociale di mercato, che lega insieme impresa, individuo, comunità. E Stato. Ma poi si sono arresi al “pensiero unico” del monetarismo, quasi senza combattere. Oggi il turbo-capitalismo e il globalismo finanziario sono bersaglio di critiche spietate. Da parte della sinistra, della Chiesa (Berselli cita, al proposito, i ripetuti interventi di Benedetto XVI). E perfino di esponenti della destra (?) di governo (si pensi a Tremonti). Le alternative, però, non si vedono. I profeti dell´economia sociale e i critici della superstizione monetarista oggi appaiono disarmati.
Berselli offre, al proposito, due spiegazioni controcorrente. E impopolari. Come nel suo stile.
La prima è “culturale”. «I maestri latitano, di questi tempi. Sono dispersi anche gli ideologi, quegli intellettuali che avevano la formula per tutto, per qualsiasi problema e soluzione di problema». Cioé: mancano le idee e gli idealisti. Manca, in altri termini, la “cultura politica”. Senza la quale la politica stessa diventa sterile.
La seconda spiegazione è conseguente. Per progettare un´alternativa occorre mettere in discussione una convinzione comune alle socialdemocrazie e al neoliberismo. A Confindustria e a molti esponenti della sinistra. L´idea della “crescita”, condizione irrinunciabile di sviluppo e benessere. Ebbene, scandisce Berselli, a conclusione del saggio, non è “più” così. Al contrario: «Dovremo abituarci ad avere meno risorse. Meno soldi in tasca. Essere più poveri. Ecco la parola maledetta: povertà. Ma dovremo farci l´abitudine». D´altronde, l´alternativa è tra impoverirsi senza ammetterlo, peggio: senza accorgersene. Oppure affrontare il declino del benessere, l´impoverimento (se vogliamo usare una formula meno aspra, la “minore ricchezza”) in modo consapevole. In modo “giusto”.
È l´ultima lezione di un intellettuale vero (che sentendosi definire tale si ritrarrebbe inorridito). Edmondo Berselli. Non ha mai temuto di sfidare le convenzioni e i luoghi comuni. In questi tempi pesanti, senza ironia e senza vergogna, ci mancano (personalmente: molto) il suo sguardo leggero, il suo anticonformismo ironico e autoironico. Le sue idee, destinate a far discutere a lungo. Come questo saggio, che non va considerato una “eredità”. Un lascito postumo. Ma un contributo “vivo” e attuale al dibattito sul nostro futuro.

La Repubblica 10.09.10

"Dal governo brutte notizie per i disabili", di Augusto Battaglia

Nuove nubi all’orizzonte per i disabili. Non bastava il penoso e goffo tentativo del decreto Tremonti di tagliare indennità di accompagnamento ed assegni di invalidità civile, sventato dalla grande mobilitazione delle associazioni dei disabili e delle loro famiglie. Ora è arrivato il Decreto 102 che rischia di compromettere irrimediabilmente il diritto al lavoro.
L’articolo 5, infatti, al punto 7, mescolate alle misure sulle missioni militari internazionali, recita quattro righe destinate a determinare conseguenze drammatiche sul collocamento obbligatorio dei disabili. D’ora in poi gli avviamenti al lavoro di orfani e vedove di vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, e di soggetti equiparati come i superstiti delle vittime sul lavoro, avranno precedenza su ogni altra categoria, non saranno contenuti entro la quota di legge dell’1 per cento ed andranno inevitabilmente ad occupare i posti riservati ai disabili. Con quattro righe il governo Berlusconi assesta un durissimo colpo ad una norma di civiltà, la legge 68 del 1999, frutto di un lungo lavoro parlamentare e per la quale i disabili italiani hanno lottato per più di vent’anni.
C’è da augurarsi che il tutto sia l’esito indesiderato del “combinato- disposto” di più norme, fra tutte la 407 del 1998 e la 244 del 2007, nate dal lodevole e condiviso intento di tutelare persone pesantemente colpite da eventi drammatici. Ma il diritto di queste non è pensabile possa fondarsi sulla negazione di quello, altrettanto legittimo, dei disabili, per i quali le possibilità di lavoro sono limitate di fatto al solo collocamento obbligatorio. Andrebbe allora precisato che la nuova disposizione non intacca il 7 per cento di posti ad essi riservati.
Se invece la decisione è consapevole, difficile fugare i sospetti su una malcelata volontà di limitare il diritto al lavoro dei disabili. D’altra parte questo Governo ha già abrogato il certificato di ottemperanza al collocamento obbligatorio, previsto, pena esclusione, per le imprese che operano con la pubblica amministrazione, sostituito da una più vaga autocertificazione. Ha ridotto al lumicino le ispezioni in materia. Ritarda la relazione al Parlamento sull’attuazione del collocamento obbligatorio.
Il governo chiarisca. È quanto già chiedono i servizi per l’impiego, palesemente disorientati dalla nuova norma. E, soprattutto, lo faccia presto, perché in mancanza di chiarimenti non si farebbe attendere la reazione delle associazioni dei disabili, che non sono certo disposte a subire passivamente l’ennesimo, inaccettabile, attacco ad un sacrosanto diritto costituzionale: il lavoro.

Da Europa Quotidiano 10.09.10